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riassunto libro Handicap e Pregiudizio di A. Lascioli
Tipologia: Sintesi del corso
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Il potere del pregiudizio Il pregiudizio è un potere agito e subito:
Rose riconduce il pregiudizio al senso d'intimo disagio e all'isolamento dell'uomo contemporaneo → il disagio sociale personale viene proiettato sulle minoranze che fanno da capro espiatorio dell'insoddisfazione e del senso di colpa. Calegari osserva che il pregiudizio consente una vita sociale basata su percezioni condivise. Tuttavia, è anche vero che il pregiudizio contribuisce a limitare e snaturare il funzionamento dei gruppi e delle relazioni interpersonali. Psicologia dinamica e Moscato → l'aggregato primario costituisce una determinante inconscia della struttura cognitiva e della coscienza, in cui confluiscono esperienze sociali e culturali, la cui interiorizzazione molto precoce giustificherebbe la posteriore resistenza cognitiva dell'adulto alle novità. Paura, istinto, desiderio di stima sono i sintomi del pregiudizio che è indicativo di uno stato di sofferenza. Dollard, teoria frustrazione-aggressività → la frustrazione viene proiettata dal sé a qualcuno di più debole, da questa frustrazione deriva l'aggressività dei comportamenti e del pregiudizio. Adorno e altri ( La personalità autoritaria ) → gli individui sviluppano atteggiamenti politici e sociali, tra cui il pregiudizio, in dipendenza da un modello coerente (pattern), espressione di tendenze profonde della personalità. La personalità autoritaria è il risultato di un disequilibrio tra disciplina e autoespressione, la cui responsabile è l’educazione ricevuta → un'educazione rigida crea deferenza per l'autorità (genitori) MA ostilità per gli outgroups (gruppi esterni) QUINDI lo spostamento dell'aggressività naturale dai genitori ad un obiettivo alternativo (fatti oggetti di pregiudizi) trova spiegazione nella biografia del soggetto. La ricerca filosofica si concentra sul pregiudizio come Weltanschaung = rappresentazione del mondo → il pregiudizio è considerato come un ostacolo, un errore. Idola mentis di Bacone → allontanano l'uomo dalla conoscenza. Secondo Bacone, la contaminazione della ragione ad opera dei pregiudizi avviene ad un livello non cosciente attraverso le parole e il linguaggio, mezzo di corruzione (idola fori, errori derivanti dall'uso del linguaggio). Habermas, teoria dell'agire comunicativo → problema del linguaggio e del suo uso distorto, che provoca falsa coscienza. Il sistema denaro-potere è un'espressione della razionalità organizzativa e strumentale della società capitalistica → spesso questa ragione strumentale usa in modo distorto il linguaggio, usandolo a suo favore per ottenere libero consenso. Occorre una terapia semantica per rendere coscienti le persone del potere del linguaggio e del potere che il suo uso distorto operano nell' intersoggettività e nel libero consenso. Nel processo di astrazione e categorizzazione della realtà si attua il dominio della ragione strumentale su quella discorsiva. Rawls ( A Theory Of Justice ) → il pregiudizio è una minaccia alla razionalità del processo decisionale, sostenuta dagli interessi consolidati di una classe dominante. Il medium linguistico è lo strumento del processo di concettualizzazione dell'esperienza, ne determina le rappresentazioni → ogni limitazione al linguaggio rappresenta una minaccia alla reale possibilità di comprensione da parte del soggetto della realtà e di sé stesso. Il pregiudizio è una malattia del dialogo. Azione coordinata di pregiudizi e stereotipi sociali Lo stereotipo è il nucleo cognitivo del pregiudizio. Il pregiudizio è la tendenza a pensare e agire in modo sfavorevole nei confronti di un gruppo, che poggia sula convinzione che quel gruppo possieda in maniera abbastanza omogenea tratti che si giudicano negativi. Il nucleo cognitivo funziona come lo schema mentale, stabile e coerente (non variano nel tempo) che dà vita ad un meccanismo di valutazione → STEREOTIPI sono immagini molto semplificate riguardanti una categoria di persone, trasformano l'ignoto nel noto, evitando l'ansia del giudizio ponderato e del cambiamento. Caratteristiche fondamentali:
la bugia e il suo pensatore sono inseparabili; il pensatore non ha importanza per la verità poiché essa è logicamente necessaria al pensiero. L'utilità del pensatore è di farsi interprete del vero. Il processo tramite cui la realtà si pone alla coscienza, necessita dell'umiltà del pensatore per manifestare a sé stessa e all'uomo i propri contenuti di verità. Abbagnano, Dizionario di filosofia → cinque modi di intendere la verità :
Radici del pregiudizio sull’handicap La radici hanno il compito di nutrire e trattenere. Chi educa, prepara all'autonomia, al distacco, alla conquista dell’autonomia. La radice assimila ciò che è diverso e neutralizza l'alterità, ciò che resiste all’assimilazione è scarto MA il nutrimento avviene grazie alla diversità. Lo scarto culturale Hans von Balthasar: ogni frammento di un pezzo di ceramica (persona) suggerisce la totalità del vaso (umanità). Nel frammento si trova in sé costituito il richiamo all'ulteriorità di cui egli si avverte parte disintegrata. Ogni frammento (uomo) ha un valore universale perché parte dell'umanità, ma ha un valore particolare perché unico e irripetibile. Frankl: non chiediamo più il senso della vita, ma sentiamo di essere sempre interrogati e rispondiamo con azioni e comportamenti. Vivere è avere la responsabilità di rispondere a compiti vitali. Il pregiudizio sull'handicap è espressione di un sistema simbolico che alimenta la cultura dello scarto , tipico della rigidità di pensiero di fronte a ciò che è nuovo e inatteso. Non si riesce a vedere oltre l'handicap la dignità della persona umana che, seppur frammentata, mantiene integro il proprio valore. L'integrazione può avvenire solo ad un livello superficiale (architettonico ad esempio) e non ad un livello culturale, politico, sociale. QUINDI la cultura dello scarto fa riferimento a un'errata interpretazione del significato di frammento e di integrazione. Ogni frammento, sia questo un pezzo di umanità (ogni uomo) o un residuo di vita (caso di handicap grave) ha in sé l'intero valore di ciò a cui appartiene e rinvia. Il pregiudizio si fonda anche su un meccanismo estetico (l'handicap non è bello). C'è sempre una parte di noi che è scarto e che va recuperata al nostro Io in nome di una maggiore autenticità di ciò che siamo. La vera integrazione dello scarto consiste nello scartare lo scarto Integrare non significa assimilare ciò che è imperfetto e renderlo perfetto e simile a noi, ma accettare il dono dell'alterità. La società consumistica non produce solo scarti materiali, ma anche scarti umani (il disadattato, l'emarginato, l'anziano, l'extracomunitario, il disabile). Vangelo: “ La pietra che costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo ” → la capacità di recuperare e reintegrare gli scarti, sia a livello materiale che culturale, può aprire a nuove prospettive di sviluppo umano e sociale. Lo scarto è ciò che va assolutamente recuperato perché contiene un dover essere dell'umanità non ancora esplorato. Il contesto in cui si insedia la cultura dello scarto si basa sulla logica dell'indifferenza (l'altro diventa strumento di affermazione dell'io e tutto ha lo stesso valore) e dell'insofferenza (non esiste il dover essere, non c'è una dimensione etica), in cui tutto è relativo, opinabile. Ci sono concezioni di realtà che riducono l'esistente, racchiudono in sé solo ciò che è conforme all'ideologia ereditata culturalmente. Ladriere: la cultura offre una forma di vita nella quale e per mezzo della quale la sua esistenza individuale si forma. La cattiva coscienza si mostra sia nella discrepanza tra un progetto culturale secolare destinato alla democrazia e la realtà, sia nella diffusa indifferenza per la sofferenza altrui, nella perdita del sentimento di reciprocità. Lo scarto della crisi Ci troviamo non tanto di fronte ad una crisi di civiltà, ma ad una civiltà della crisi → se da un lato la civiltà intesa come progresso scientifico, qualità della vita avanza in modo costante e positivo, dall’altro la crisi non è considerabile esterna alla civiltà e al progresso MA è interna, è una modalità stabile sempre presente del
Kierkegaard: stimola alcune riflessioni attuali sul valore insondabile e intraducibile dell'esistenza umana, il problema del vero che ha senso solo se posto in relazione al soggetto, l'interesse dell'uomo per la realtà. È opportuno domandarsi se il desiderio che muove l'uomo verso il computer venga mediato dalla consapevolezza che il computer non rappresenti la realtà, bensì una sua astrazione. Lo scarto di senso messo in atto dal sapere scientifico è tale che si può prospettare la possibilità di una nuova filosofia che proprio dallo scarto scientifico rigeneri un nuovo e ulteriore senso per l'umanità postmoderna →la scienza dovrà dialogare con gli altri saperi. Razionalità non scientifiche Esistono diversi tipi di razionalità, legati a diversi tipi di ragione → può essere intesa come medium per intendersi, argomentare, parlarsi o come strumento di manipolazione e controllo dell’altro. È attraverso gli scambi linguistici finalizzati all'intesa e al consenso che l'uomo sviluppa argomentativamente la coscienza di sé, della società, del mondo. La razionalità strumentale, determinante per l'azione dell'uomo sulle cose, non può né contrapporsi né sottrarsi alla razionalità comunicativa. Habermas afferma che nella società agiscono due distinti processi di integrazione:
Handicap visto da vicino Il termine deriva da Hand In Cap (mano nel berretto), usato nell'ambito delle scommesse clandestine. Nelle corse dei cavalli significava lo svantaggio imposto ai cavalli migliori → situazione di difficoltà in cui ci si trova a seguito di un problema. Dal punto di vista della pedagogia speciale, HANDICAP = condizione di svantaggio sociale, nonché uno stato di bisogno derivante da specifiche difficoltà che il soggetto incontra nell'ambiente e nei confronti delle quali è possibile e auspicabile intervenite attraverso l'educazione. Handicap è solitamente attribuito a una persona con deficit ma nella pedagogia speciale è necessario distinguere i concetti. DEFICIT = perdita, alterazione, anomalia a carico di strutture e funzioni psicologiche, fisiologiche e anatomiche; può essere permanente o transitorio, il cui prodotto sociale più nocivo è la situazione di handicap. La Cattaneo riassume in una tabella la situazione: DISABILE HANDICAP INDOTTO DEFICIT/ MENOMAZIONI NORMALE (UTOPIA) HANDICAP ✓ ✓ ✗ ✗ DEFICIT ✓ ✗ ✓ ✗ Teoria degli insiemi e pregiudizio sull'handicap INSIEME = aggregato o gruppo di oggetti di qualsiasi natura. due fondamentali principi di organizzazione di un qualsiasi insieme:
Superare la cultura del pregiudizio sull’handicap CONTESTO = ciò che accompagna sempre il testo, è la cultura del tempo storico in cui si vive; è l'io di fronte al tu → per cambiare il testo occorre agire anche sul contesto; non si può cambiare il Tu senza cambiare l'Io. Allport, teoria strutturale → azione educativa idonea a contrastare il pregiudizio sull’handicap richiede interventi globali, ovvero capaci di incidere sulla visione della vita dei soggetti, intervenendo sia sul contesto sociale di appartenenza, sia sul sistema di significati e valori. Resistenza al cambiamento Il pregiudizio fondamentale della cultura dello scarto consiste nel non riconoscere valore all'alterità e al limite, eppure l'apertura al Tu è fondamento del dialogo, delle relazioni. Uno studio riportato da Janice Gibson in Psicologia per la classe mostra come il pregiudizio per l'handicap si costituisce e si sviluppa nei fanciulli a prescindere dalla conoscenza diretta del problema e dalle esperienze personali. QUINDI origine del pregiudizio non sta nelle relazioni interpersonali con l'handicap → non sono le esperienze di incontro e/o conoscenza diretta di persone che cha hanno deficit o minorazioni a generare il pregiudizio MA il pregiudizio precede l'esperienza. Per quanto la possibilità dell'incontro con l' alterità sia data originariamente, tuttavia le forme i modi di tale incontro sono dati dall'educazione → compito di abbattere il muro del pregiudizio è dell'educazione, che deve lottare contro la resistenza sociale e civile che si annida nelle pieghe della cultura. Occorre un approccio sistemico a lungo termine, tenendo conto del fatto che l'apprendimento è fortemente condizionato dalle difese dell'io → è più difficile disimparare che non apprendere. Il nostro ego mette in atto meccanismi inconsci di assopimento della ragione pur di non cancellare un pregiudizio anche di fronte all'evidenza. Calegari → la difesa dell'idea pregiudiziale è una difesa dell'io. Esperienze di riduzione del pregiudizio a confronto Ipotesi del contatto , Allport → il contatto di gruppi con idee pregiudiziali riduce il pregiudizio e gli effetti negativi, con le conseguenti condizioni:
la percezione dello scarto tra ciò che si è nel potere di conoscere e ciò che a tale possibilità si sottrae a causa dei limiti del sapere stesso. Ma ciò che risulta straordinario è che, proprio dalla percezione di quest'abisso nasce la meraviglia. Cartesio: non teme l'ignoto perché accetta di meravigliarsi. La meraviglia e lo stupore nascono dalla disponibilità a lasciarsi interrogare da ciò che per altri è scontato. Husserl: cogliere il senso della realtà, a prescindere dall'azione classificante e categorizzante di ragione e scienza; vuole accedere alla realtà così com'è data originariamente all'intuizione. “Preferisco di no”: l’epochè per il dialogo creativo EPOCHÈ = La sospensione del giudizio → la caratteristica fondamentale dell'atteggiamento tollerante. I significati di fenomenologia e di epochè così come sono stati esposti da Husserl nella rilettura operata da Heidegger hanno alcuni punti fragili → Il processo che ha inizio con l'epochè non porta solo alla sospensione del giudizio ma anche al disvelamento del modo di essere di quell'ente che è l'uomo. Il compito dell'educazione è di progettare l'uomo nell'originario, perché l'uomo sia capace di dialogare con l'uomo, con il vero, con l'assoluto. Quando si dialoga, si dialoga per un logos (o verità) che è al di là delle verità particolari dei due dialoganti. Parliamo tra noi soltanto se speriamo di raggiungere qualche cosa che non abbiamo. La pedagogia speciale, si pone l'obiettivo del superamento del limite, che rappresenta l'apertura originaria dell'essere all'ulteriorità, possibilità di dialogo creativo con ciò che essa rappresenta per l'umana esistenza. Nel riconoscere in sé stessi i propri scarti, le proprie disabilità e nel saperli integrare grazie alla propria autoeducazione, si pongono le basi per l'integrazione. Essere uomo vuol dire essere sempre rivolto verso qualcosa o qualcuno, offrirsi e dedicarsi pienamente. Se non si vuole fallire, deve essere la prospettiva all'auto-trascendenza a guidare le azioni che mirano al superamento del pregiudizio sull'handicap.
Prospettive d’educazione Conviene assumere l'educazione alla libertà e al dialogo creativo come fine di ogni e qualsiasi prospettiva → dove manca obiettività sono proprio libertà e dialogo creativo a restituire alla ricerca e all’azione nuove e ulteriori prospettive. La soddisfazione dei bisogni umani fondamentali Pettigrew → fattori situazionali e socioculturali che limitano la soddisfazione dei bisogni fondamentali possono causare atteggiamenti pregiudiziali anche in assenza di disfunzioni della personalità. L'analisi del rapporto tra fattori personali e pregiudizio ha evidenziato la presenza di relazioni costanti tra frustrazione dei bisogni fondamentali e sviluppo di atteggiamenti pregiudiziali. L'atteggiamento pregiudiziale così scatenato colpisce coloro che vivono le medesime situazioni di carenza e deprivazione, perché rappresenta la situazione che si vuole più di tutte rifiutare e allontanare. La percezione di somiglianza è una difesa estrema della propria fragilità sociale. Dal punto di vista pedagogico per quanto salute e autonomia possano essere i bisogni fondamentali, non è corretto ritenere che essi siano anche fondanti dell'umanità → bisogno di senso (appannaggio esclusivo dell'educazione) è ciò che sostanzia come umano ogni altro bisogno. L'uomo ha bisogno di essere aiutato con l'educazione a orientare la propria intenzionalità verso la ricerca dei valori trascendenti, ovvero quegli ornamenti di senso da cui derivare il significato profondo della propria umana esistenza, al fine di realizzare in modo unico e irripetibile la propria umanità. La ricerca e il desiderio di trovare un senso alla propria vita è causa di felicità e creatività. Lo studio di Doyal e Ghough dimostra che la deprivazione rispetto alla soddisfazione dei bisogni di salute e autonomia, generi allo stesso tempo un processo di disumanizzazione. BISOGNO FONDAMENTALE = tutto ciò che in mancanza di una risposta nell'ambiente sociale può provocare nel soggetto un danno serio, che non va calcolato astrattamente ma con precisa attenzione al progetto di vita della persona e a ciò che per la singola persona rappresentava l'ulteriorità possibile che non è stata conseguita. Dal punto di vista di chi deve essere integrato, l'assunzione di qualsiasi tipo di dovere non è possibile finché non siano soddisfatti i bisogni fondamentali per agire conformemente ai propri obblighi. Ogni programma, politico, legislativo o sociale, rivolto alle persone con disabilità deve necessariamente coinvolgerle nella stesura dall'inizio alla fine. Si punta alla creazione di condizioni sociali per cui lo stato di disabilità vissuto dal soggetto non comprometta l'esercizio dei propri bisogni-diritti in modo uguale a tutti gli altri.
Erikson: fasi psicorelazionali = capacità di contrastare creativamente le inevitabili esperienze di frustrazione. Metafora della forbice per funzione dell’io nella relazione di autostima: L’io ideale e l’io reale entrano in relazione solo dove c'è un Io forte, capace di reggere la tensione intrapsichica derivante dal cogliersi diversi rispetto a come si desidererebbe essere. L'autostima è la capacità di cambiare, di ridurre la distanza tra io reale e io ideale → l'educazione dell'autostima comporta il supporto del soggetto, l'accompagnamento educativo nella direzione della costruzione e dello sviluppo di un ideale del sé autentico e adeguato. Prevenire la frustrazione Allport → il bambino non costretto a reprimere i suoi impulsi è meno propenso a proiettarli sugli altri, a sviluppare sospetti, paure o a gerarchizzare le relazioni umane. L'incapacità di gestire l'esperienza di frustrazione e l'eccessiva esposizione a frustrazioni danno conseguenze di aggressività, senso di colpa, ansia. Le circostanze dipendono dall'ambiente educativo famigliare. Scuola e famiglia devono rendere positive le frustrazioni per non minacciare l'autostima con atteggiamenti rinforzanti:
esprime e concretizza l'intenzionalità umana. Il superamento di confine, soprattutto mentale, è indicatore del livello di civiltà e cultura di un popolo → per operare in tal senso si può favorire il confronto, promuovere il dialogo, insegnare a lavorare insieme, anche quando nella classe sono presenti studenti con difficoltà di apprendimento. Esperimento di Brown: scuola per bambini con gravi disturbi dell'apprendimento coinvolta in un programma di scambio con una scuola elementare per soggetti non disabili → i bambini coinvolti nell’iniziativa mostravano una riduzione progressiva della differenza percepita fra loro e i compagni disabili in termini di abilità + il positivo cambiamento di atteggiamento nei confronti dei bambini disabili si verifica anche nei confronti di bambini disabili sconosciuti → EFFETTO DI GENERALIZZAZIONE DEL RISULTATO. INTELLIGENZA → dal latino intus-legere = andare al cuore delle cose; è ciò attraverso cui è possibile e doveroso superare le barriere, in primis nel pregiudizio, che impediscono di cogliere l'essenza delle cose e di sé stessi. L’invisibile dell’azione educativa Ciò che rende un'azione educativa è di fatto invisibile → le intenzioni, i retropensieri, le teorie implicite, i livelli di maturazione interiore, l' intenzionalità educativa. Ogni azione si riferisce sempre a qualche significato. Inoltre, il significato è diverso per chi compie l'azione e per chi la riceve. L'intenzionalità è in sé stessa tutt'altro che univoca, è aperta alle molteplici dimensioni dell'io, quali l'emotività e l'affettività, ma anche la sua struttura logica. Altro elemento educativo fondamentale è il non evento → quello che non succede, che manca, come la mancanza di affettività, un vuoto di valori, oppure ciò che deve mancare perché nocivo. Ciò che deve esserci e che non deve esserci va progettato con cura. Anche l' osservazione è educativa perché osservando si scarta, si privilegia, si ignora, mette in moto delle reazioni nell'osservato. Tenere presente i reali bisogni educativi e non cedere ad ogni richiesta. Il nodo di Salomone: necessario intreccio tra teoria e azione Il nodo di Salomone rappresenta l'intrinseca intimità tra mezzo e fine, pensare e fare, credere e volere, risolvere e spiegare, teoria e azione. L'azione precede la riflessione, ma la motivazione è già dentro l'azione stessa più di quanto non appaia. L'intervento nella realtà (= azione) genera riflessione ulteriore conoscenza. Quando la ricerca si propone il cambiamento, è proprio l'intervento nella realtà che offre il materiale da cui si generano le riflessioni funzionali a produrre le conoscenze adeguate a comprendere, interpretare e trasformare la realtà su cui intervenire. L'analisi dell'azione in atto è ciò che consente l'effettiva esplorazione del come e del cosa l'azione stessa produce. L'intima relazione tra azione e teoria sul campo si fa ricerca-azione → EPISTEMOLOGIA PRASSIOLOGICA. L’occulto: il divorzio tra dispositivo funzionale e valori L'educazione è invisibile nelle cause e visibile negli effetti → laddove il dispositivo funzionale non sia fondato su un sistema di valori positivi, risulta fuorviante rispetto ai fini dell'educazione. Il potere della tecnica nelle mani di educatori senza valori determina la nascita di agenzie educative occulte, che, avvalendosi del potenziale evocativo del dispositivo di educazione, provocano domande esistenziali senza saper offrire risposte di senso.