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Handicap e Pregiudizio: Le Radici Culturali, Sintesi del corso di Pedagogia

riassunto libro Handicap e Pregiudizio di A. Lascioli

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 27/03/2021

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A. Lascioli
HANDICAP E PREGIUDIZIO
LE RADICI CULTURALI
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Scarica Handicap e Pregiudizio: Le Radici Culturali e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

A. Lascioli

HANDICAP E PREGIUDIZIO

LE RADICI CULTURALI

I: IL PREGIUDIZIO

SIAMO TUTTI NON VEDENTI

Il potere del pregiudizio Il pregiudizio è un potere agito e subito:

  • Chi lo agisce lo subisci in termini di riduzione della possibilità di comprendere la realtà.
  • Chi lo subisce lo agisce portandone il peso e deformandosi. Il pregiudizio limita le possibilità di conoscere la realtà, è una forma di “non vedere” e siamo tutti non vedenti. Il pregiudizio è la maschera della ragione quando la diversità non è compresa e scartata. Uno sguardo alla letteratura sul pregiudizio La maggior parte della letteratura sull'argomento si orienta con la definizione di PREGIUDIZIO come giudizio anticipato, avventato, approssimativo, come un giudizio preventivo privo di giustificazione razionale → si rifà al concetto latino di OPINIO PRAEIUDICATA (opinione preconcetta) = congettura o ragionamento inconsistente in quanto non si fonda sui fatti o sulla loro analisi, bensì su pensieri e logiche date a priori. È effetto del giudizio anticipato ( prae-iudicum ) che ne giustifica le affermazioni. Solitamente si studia il pregiudizio pensando che a pregiudizio risponde pregiudizio MA nel caso di abili e disabili il pregiudizio è a senso unico. L'autore vuole risolvere le difficoltà che impediscono di capire quali siano le strutture di significato che incanalano la riflessione e il pensiero nella direzione della formulazione dei pregiudizi e perché operino in tal senso. Se la causa del pregiudizio fosse il modo frettoloso e avventato di giudicare senza conoscere, basterebbe modificare questa modalità, ma il pregiudizio non è solo un problema di conoscenza o di pensiero → lo sfondo di senso antecedente al pregiudizio sfugge alla consapevolezza e al controllo di chi lo pensa, poiché riguarda le radici culturali che ne alimentano i contenuti. QUINDI il pregiudizio viene preso come valido. Il pregiudizio influenza la soggettività e il modus operandi di ognuno QUINDI lo studio del pregiudizio implica lo studio dei rapporti umani, dei meccanismi che li regolano e dei problemi che favoriscono la nascita e la crescita del pregiudizio stesso. La letteratura scientifica individua:
  1. Un piano individuale che si concentra sul funzionamento dell'essere umano psicologico e biologico
  2. Un piano che comprende i processo eccezionali e anormali che spingono gli individui ad essere ostili nei giudizi e nelle azioni nei confronti dei diversi
  3. Un piano storico-sociale in cui i comportamenti verso alcune persone sono decisi storicamente Componenti intrinseche del pregiudizio secondo la psicologia sociale (Allport, The Nature Of Prejudice ):
  • Motivazionale
  • Cognitiva
  • Comportamentale PREGIUDIZIO (etnico) = antipatia basata su una generalizzazione irreversibile e in mala fede, intimamente avvertita o anche dichiarata. Secondo Allport la mente umana semplifica la complessità dell’ambiente sociale in realtà utili per una comprensione cognitiva (semplificazione, economicità). Sistema eterogeneo, alta mobilità sociale, rapidi cambiamenti sociali e culturali, ignoranza, limitati scambi comunicativi, competizione e conflitto, etnocentrismo, sono elementi che fanno aumentare il pregiudizio. Inoltre, ciò che è diverso, sconosciuto, fa paura, va indebolito. Anche l'antropologo Tentori spiega che il pregiudizio serve per semplificare la società e individuare “noi e loro”, il giusto e il sbagliato. Ci dà la sicurezza di essere nel giusto. Sherif e Cox sono d'accordo nell'attribuire al conflitto, soprattutto tra dominanti e dominati nella società, la causa maggiore del pregiudizio.

Rose riconduce il pregiudizio al senso d'intimo disagio e all'isolamento dell'uomo contemporaneo → il disagio sociale personale viene proiettato sulle minoranze che fanno da capro espiatorio dell'insoddisfazione e del senso di colpa. Calegari osserva che il pregiudizio consente una vita sociale basata su percezioni condivise. Tuttavia, è anche vero che il pregiudizio contribuisce a limitare e snaturare il funzionamento dei gruppi e delle relazioni interpersonali. Psicologia dinamica e Moscato → l'aggregato primario costituisce una determinante inconscia della struttura cognitiva e della coscienza, in cui confluiscono esperienze sociali e culturali, la cui interiorizzazione molto precoce giustificherebbe la posteriore resistenza cognitiva dell'adulto alle novità. Paura, istinto, desiderio di stima sono i sintomi del pregiudizio che è indicativo di uno stato di sofferenza. Dollard, teoria frustrazione-aggressività → la frustrazione viene proiettata dal sé a qualcuno di più debole, da questa frustrazione deriva l'aggressività dei comportamenti e del pregiudizio. Adorno e altri ( La personalità autoritaria ) → gli individui sviluppano atteggiamenti politici e sociali, tra cui il pregiudizio, in dipendenza da un modello coerente (pattern), espressione di tendenze profonde della personalità. La personalità autoritaria è il risultato di un disequilibrio tra disciplina e autoespressione, la cui responsabile è l’educazione ricevuta → un'educazione rigida crea deferenza per l'autorità (genitori) MA ostilità per gli outgroups (gruppi esterni) QUINDI lo spostamento dell'aggressività naturale dai genitori ad un obiettivo alternativo (fatti oggetti di pregiudizi) trova spiegazione nella biografia del soggetto. La ricerca filosofica si concentra sul pregiudizio come Weltanschaung = rappresentazione del mondo → il pregiudizio è considerato come un ostacolo, un errore. Idola mentis di Bacone → allontanano l'uomo dalla conoscenza. Secondo Bacone, la contaminazione della ragione ad opera dei pregiudizi avviene ad un livello non cosciente attraverso le parole e il linguaggio, mezzo di corruzione (idola fori, errori derivanti dall'uso del linguaggio). Habermas, teoria dell'agire comunicativo → problema del linguaggio e del suo uso distorto, che provoca falsa coscienza. Il sistema denaro-potere è un'espressione della razionalità organizzativa e strumentale della società capitalistica → spesso questa ragione strumentale usa in modo distorto il linguaggio, usandolo a suo favore per ottenere libero consenso. Occorre una terapia semantica per rendere coscienti le persone del potere del linguaggio e del potere che il suo uso distorto operano nell' intersoggettività e nel libero consenso. Nel processo di astrazione e categorizzazione della realtà si attua il dominio della ragione strumentale su quella discorsiva. Rawls ( A Theory Of Justice ) → il pregiudizio è una minaccia alla razionalità del processo decisionale, sostenuta dagli interessi consolidati di una classe dominante. Il medium linguistico è lo strumento del processo di concettualizzazione dell'esperienza, ne determina le rappresentazioni → ogni limitazione al linguaggio rappresenta una minaccia alla reale possibilità di comprensione da parte del soggetto della realtà e di sé stesso. Il pregiudizio è una malattia del dialogo. Azione coordinata di pregiudizi e stereotipi sociali Lo stereotipo è il nucleo cognitivo del pregiudizio. Il pregiudizio è la tendenza a pensare e agire in modo sfavorevole nei confronti di un gruppo, che poggia sula convinzione che quel gruppo possieda in maniera abbastanza omogenea tratti che si giudicano negativi. Il nucleo cognitivo funziona come lo schema mentale, stabile e coerente (non variano nel tempo) che dà vita ad un meccanismo di valutazione → STEREOTIPI sono immagini molto semplificate riguardanti una categoria di persone, trasformano l'ignoto nel noto, evitando l'ansia del giudizio ponderato e del cambiamento. Caratteristiche fondamentali:

  • Origine sociale, in quanto giudizio di gruppo

la bugia e il suo pensatore sono inseparabili; il pensatore non ha importanza per la verità poiché essa è logicamente necessaria al pensiero. L'utilità del pensatore è di farsi interprete del vero. Il processo tramite cui la realtà si pone alla coscienza, necessita dell'umiltà del pensatore per manifestare a sé stessa e all'uomo i propri contenuti di verità. Abbagnano, Dizionario di filosofia → cinque modi di intendere la verità :

  1. Verità come corrispondenza tra pensiero e realtà e/o tra pensiero ed essere
  2. Verità come rivelazione (religione)
  3. Verità come conformità a una regola (diritto)
  4. Verità come coerenza (logica)
  5. Verità come utilità (pragmatismo) Pregiudizi e schemi mentali Cencini e Manenti: come c'è in noi la tendenza a dare un significato agli stimoli sensoriali, c'è la stessa tendenza nei confronti della nostra situazione esistenziale → abbiamo bisogno di dare un senso alla vita. Il modo di esserci nella realtà dell'uomo, sia a livello corporeo-fisiologico che a livello mentale-psicologico, è determinato da molteplici condizionamenti (bisogni fisiologici, relazionali, affettivi, difese psicologiche, leggi della percezione, …) → sono dovuti alla struttura fisiologica e psichica, all'educazione, ai processi evolutivi e selettivi di adattamento all'ambiente. Conoscere ciò che ci condiziona permette di educare ad ulteriori prospettive disviluppo. L'organizzazione percettiva si connota come evento che riguarda la persona, seppur in presenza di condizionamenti; il dato percettivo è personale e privato. L'uomo elabora in sistemi percettivi gli stimoli sensoriali → questa organizzazione percettiva è il risultato della sua evoluzione e dell'adattamento all'ambiente. Questo vale sia a livello di percezione sensoriale, sia a livello di percezione esistenziale. Quale logica presiede alla costruzione di soluzioni esistenziali di senso, personali o collettive, che implicano il rifiuto o lo scarto di altri esseri umani, costretti a vivere senza senso o da emarginati? Il pregiudizio risente della riduzione di senso e di prospettiva che caratterizza l'esperienza percettiva. È significativo che anche in diverse situazioni esistenziali non si diano soluzioni che prevedono scarti, salvo incorrere in gravi conseguenze. La soluzione consiste nella capacità di guardare al problema oltre il limite dato dalla propria visione del problema stesso.

II: LE RADICI CULTURALI

LA CULTURA DELLO SCARTO

Radici del pregiudizio sull’handicap La radici hanno il compito di nutrire e trattenere. Chi educa, prepara all'autonomia, al distacco, alla conquista dell’autonomia. La radice assimila ciò che è diverso e neutralizza l'alterità, ciò che resiste all’assimilazione è scarto MA il nutrimento avviene grazie alla diversità. Lo scarto culturale Hans von Balthasar: ogni frammento di un pezzo di ceramica (persona) suggerisce la totalità del vaso (umanità). Nel frammento si trova in sé costituito il richiamo all'ulteriorità di cui egli si avverte parte disintegrata. Ogni frammento (uomo) ha un valore universale perché parte dell'umanità, ma ha un valore particolare perché unico e irripetibile. Frankl: non chiediamo più il senso della vita, ma sentiamo di essere sempre interrogati e rispondiamo con azioni e comportamenti. Vivere è avere la responsabilità di rispondere a compiti vitali. Il pregiudizio sull'handicap è espressione di un sistema simbolico che alimenta la cultura dello scarto , tipico della rigidità di pensiero di fronte a ciò che è nuovo e inatteso. Non si riesce a vedere oltre l'handicap la dignità della persona umana che, seppur frammentata, mantiene integro il proprio valore. L'integrazione può avvenire solo ad un livello superficiale (architettonico ad esempio) e non ad un livello culturale, politico, sociale. QUINDI la cultura dello scarto fa riferimento a un'errata interpretazione del significato di frammento e di integrazione. Ogni frammento, sia questo un pezzo di umanità (ogni uomo) o un residuo di vita (caso di handicap grave) ha in sé l'intero valore di ciò a cui appartiene e rinvia. Il pregiudizio si fonda anche su un meccanismo estetico (l'handicap non è bello). C'è sempre una parte di noi che è scarto e che va recuperata al nostro Io in nome di una maggiore autenticità di ciò che siamo. La vera integrazione dello scarto consiste nello scartare lo scarto  Integrare non significa assimilare ciò che è imperfetto e renderlo perfetto e simile a noi, ma accettare il dono dell'alterità. La società consumistica non produce solo scarti materiali, ma anche scarti umani (il disadattato, l'emarginato, l'anziano, l'extracomunitario, il disabile). Vangelo: “ La pietra che costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo ” → la capacità di recuperare e reintegrare gli scarti, sia a livello materiale che culturale, può aprire a nuove prospettive di sviluppo umano e sociale. Lo scarto è ciò che va assolutamente recuperato perché contiene un dover essere dell'umanità non ancora esplorato. Il contesto in cui si insedia la cultura dello scarto si basa sulla logica dell'indifferenza (l'altro diventa strumento di affermazione dell'io e tutto ha lo stesso valore) e dell'insofferenza (non esiste il dover essere, non c'è una dimensione etica), in cui tutto è relativo, opinabile. Ci sono concezioni di realtà che riducono l'esistente, racchiudono in sé solo ciò che è conforme all'ideologia ereditata culturalmente. Ladriere: la cultura offre una forma di vita nella quale e per mezzo della quale la sua esistenza individuale si forma. La cattiva coscienza si mostra sia nella discrepanza tra un progetto culturale secolare destinato alla democrazia e la realtà, sia nella diffusa indifferenza per la sofferenza altrui, nella perdita del sentimento di reciprocità. Lo scarto della crisi Ci troviamo non tanto di fronte ad una crisi di civiltà, ma ad una civiltà della crisi → se da un lato la civiltà intesa come progresso scientifico, qualità della vita avanza in modo costante e positivo, dall’altro la crisi non è considerabile esterna alla civiltà e al progresso MA è interna, è una modalità stabile sempre presente del

Kierkegaard: stimola alcune riflessioni attuali sul valore insondabile e intraducibile dell'esistenza umana, il problema del vero che ha senso solo se posto in relazione al soggetto, l'interesse dell'uomo per la realtà. È opportuno domandarsi se il desiderio che muove l'uomo verso il computer venga mediato dalla consapevolezza che il computer non rappresenti la realtà, bensì una sua astrazione. Lo scarto di senso messo in atto dal sapere scientifico è tale che si può prospettare la possibilità di una nuova filosofia che proprio dallo scarto scientifico rigeneri un nuovo e ulteriore senso per l'umanità postmoderna →la scienza dovrà dialogare con gli altri saperi. Razionalità non scientifiche Esistono diversi tipi di razionalità, legati a diversi tipi di ragione → può essere intesa come medium per intendersi, argomentare, parlarsi o come strumento di manipolazione e controllo dell’altro. È attraverso gli scambi linguistici finalizzati all'intesa e al consenso che l'uomo sviluppa argomentativamente la coscienza di sé, della società, del mondo. La razionalità strumentale, determinante per l'azione dell'uomo sulle cose, non può né contrapporsi né sottrarsi alla razionalità comunicativa. Habermas afferma che nella società agiscono due distinti processi di integrazione:

  1. Quello del sistema (normativo)
  2. Quello del modo della vita (sociale) Il riferimento dell'analisi sociologica non è il soggetto singolo, ma l'intersoggettività, come trama di significati e di azioni. Egli ritiene che per analizzare i fenomeni sociali non si deve ricercare nell'intimo psichico dei soggetti, ma nella comunicazione, nella relazione. L'agire comunicativo è dato dall'intenzionalità comunicativa e dal linguaggio; l'agire non comunicativo dall'autoaffermazione e subordinazione del linguaggio a tale obiettivo. Il linguaggio non è più un medium, ma un dominio di potere.

III: L’HANDICAP

“VEDERE” L’UOMO AL DI LÀ DELL’HANDICAP

Handicap visto da vicino Il termine deriva da Hand In Cap (mano nel berretto), usato nell'ambito delle scommesse clandestine. Nelle corse dei cavalli significava lo svantaggio imposto ai cavalli migliori → situazione di difficoltà in cui ci si trova a seguito di un problema. Dal punto di vista della pedagogia speciale, HANDICAP = condizione di svantaggio sociale, nonché uno stato di bisogno derivante da specifiche difficoltà che il soggetto incontra nell'ambiente e nei confronti delle quali è possibile e auspicabile intervenite attraverso l'educazione. Handicap è solitamente attribuito a una persona con deficit ma nella pedagogia speciale è necessario distinguere i concetti. DEFICIT = perdita, alterazione, anomalia a carico di strutture e funzioni psicologiche, fisiologiche e anatomiche; può essere permanente o transitorio, il cui prodotto sociale più nocivo è la situazione di handicap. La Cattaneo riassume in una tabella la situazione: DISABILE HANDICAP INDOTTO DEFICIT/ MENOMAZIONI NORMALE (UTOPIA) HANDICAP ✓ ✓ ✗ ✗ DEFICIT ✓ ✗ ✓ ✗ Teoria degli insiemi e pregiudizio sull'handicap INSIEME = aggregato o gruppo di oggetti di qualsiasi natura. due fondamentali principi di organizzazione di un qualsiasi insieme:

  1. Ordinamenti (dal più grande al più piccolo ad esempio) e
  2. Ripartizione in classi, dette anche relazioni di equivalenza (vegetale, animale, …) Sono:  riflessive (ogni elemento dell'insieme è in relazione con sé stesso),  simmetriche (se a è in relazione con b, b è in relazione con a),  transitive (a è con b, b è con c, a è con c). Grazie alla ripartizione si possono creare dei sottoinsiemi, detti insiemi quozienti. Le regole che presiedono alla formazione degli insiemi stabiliscono che su un insieme costituito da elementi equivalenti non si possano fare specificazioni, ma solo ulteriori divisioni (donne e uomini). Se assumiamo che l'insieme Uomini (costituito da elementi equivalenti), possa essere specificato tramite la ripartizione genere-abili e specie-disabili, compiamo un grave errore logico. Il nuovo insieme quoziente Disabili, per formarsi legittimamente, dovrebbe essere costituito da elementi equivalenti fra loro ma diversi (non equivalenti) rispetto all'insieme di derivazione → la disabilità così concepita significherebbe riduzione ontologica, separazione, da una parte gli uomini e dall'altra i quasi uomini. L'uso del termine Diverso per indicare il disabile è logicamente scorretto. La diversità implica cambiamento di genere, varietà qualitativa e sostanziale, non accidentale. C'è il meccanismo per cui la diversità, predicato fondamentale della molteplicità (siamo tutti diversi), laddove c'è handicap, diventa elemento sostanziale con cui contraddistingue una nuova categoria dell'umano. Lo stereotipo poi trasforma informazioni parziali in immagini coerenti e stabili. È necessario analizzare perché pregiudizi e stereotipi abbiano determinato la separazione tra normali e diversi per cui, laddove c'è continuità e uguaglianza ontologica si sono frapposti, dapprima la diversità e poi lo scarto. La concezione dell'altro come handicappato perché percepito diverso a causa del deficit è ciò che caratterizza la natura di questo stigma. Il pregiudizio sull'handicap fa riferimento ad un sistema simbolico (la cultura dello scarto) che scarta, in
  1. Confusione tra concetto di causa e concetto di probabilità.
  2. Effetto certezza : assegniamo un peso maggiore ai risultati certi rispetto a quelli incerti.
  3. Effetto incertezza, prudenza irrazionale : rimaniamo bloccati se non sappiamo cosa è più probabile che accada. La difficoltà nel trovare soluzioni dipende in parte anche da pigrizia mentale. Molte scelte che riguardano il mondo dell’handicap risentono della tendenza psicologica al tipico, anche se spesso la soluzione al problema è dove non la si cerca perché fuori dal consueto. Il pregiudizio delle vittime: la zona grigia Concetto tratto da “I sommersi e i salvati” di P. Levi Zona grigia → stratagemma per far cogliere al lettore una realtà complessa, espressione dell'irriducibilità del complesso. Levi spiega che è normale che venga spiegata l’esperienza dei sopravvissuti nei lager facendo una distinzione tra “bianco” e “nero” (buono-cattivo) MA quando si crede di avere due distinzioni nette, troviamo sempre una zona grigia → in questa zona c’è chi collabora con gli oppressori (ad esempio si univa alle SS). Anche nell’handicap avviene di imbattersi nella “zona grigia” → è un pregiudizio sull'handicap anche l'idea che ci sia sempre solidarietà tra gli oppressi, tra i sofferenti. Avvicinarsi alla disabilità con l’idea che dove c’è sofferenza c’è anche solidarietà significa non conoscere o non riuscire a cogliere appieno la realtà. L'umanità del disabile che sta dietro alla disabilità, cresce e si sviluppa grazie all'educazione → ciò che educa sono essenzialmente le relazioni umane. Il male più grande di chi ha una disabilità è sentire di dover vivere isolatamente il proprio dolore, e spesso si decide di sottrarsi alle relazioni umane → in questo caso il pregiudizio sull'handicap non è solo una cappa che impedisce di vedere l'altro al di là del limite, ma è proprio ciò di cui si è intrisa l'anima. Il deficit: un muro per l'handicap Superare il pregiudizio nei confronti di chi vive una condizione di disabilità comporta studiare la sua immagine sociale e i significati culturali, morali e scientifici ed economici che si attribuiscono alla sua figura, in quanto rafforzano e organizzano i processi di stereotipizzazione del fenomeno. Paura, difesa dal processo meccanico di identificazione e proiezione non bastano per spiegare la radice profonda del pregiudizio. Pregiudizi e stereotipi rinforzano la mentalità dell'assistenzialismo, della compassione, della dipendenza, a scapito dell'integrazione. Inoltre, creano sempre distanza e offrono un'intercapedine psicologica e sociale funzionale a chi la genera per la conservazione di un'immagine personale che soddisfi l'esigenza psicologica di sentirsi sani e integri. Taguief, razzismo differenzialista : rinuncia a conoscere l'altro assolutizzandone l'alterità, facendolo divenire qualcosa che per definizione è separato da noi.

IV: OLTRE IL PREGIUDIZIO SULL’HANDICAP

RECUPERARE LA VISTA

Superare la cultura del pregiudizio sull’handicap CONTESTO = ciò che accompagna sempre il testo, è la cultura del tempo storico in cui si vive; è l'io di fronte al tu → per cambiare il testo occorre agire anche sul contesto; non si può cambiare il Tu senza cambiare l'Io. Allport, teoria strutturale → azione educativa idonea a contrastare il pregiudizio sull’handicap richiede interventi globali, ovvero capaci di incidere sulla visione della vita dei soggetti, intervenendo sia sul contesto sociale di appartenenza, sia sul sistema di significati e valori. Resistenza al cambiamento Il pregiudizio fondamentale della cultura dello scarto consiste nel non riconoscere valore all'alterità e al limite, eppure l'apertura al Tu è fondamento del dialogo, delle relazioni. Uno studio riportato da Janice Gibson in Psicologia per la classe mostra come il pregiudizio per l'handicap si costituisce e si sviluppa nei fanciulli a prescindere dalla conoscenza diretta del problema e dalle esperienze personali. QUINDI origine del pregiudizio non sta nelle relazioni interpersonali con l'handicap → non sono le esperienze di incontro e/o conoscenza diretta di persone che cha hanno deficit o minorazioni a generare il pregiudizio MA il pregiudizio precede l'esperienza. Per quanto la possibilità dell'incontro con l' alterità sia data originariamente, tuttavia le forme i modi di tale incontro sono dati dall'educazione → compito di abbattere il muro del pregiudizio è dell'educazione, che deve lottare contro la resistenza sociale e civile che si annida nelle pieghe della cultura. Occorre un approccio sistemico a lungo termine, tenendo conto del fatto che l'apprendimento è fortemente condizionato dalle difese dell'io → è più difficile disimparare che non apprendere. Il nostro ego mette in atto meccanismi inconsci di assopimento della ragione pur di non cancellare un pregiudizio anche di fronte all'evidenza. Calegari → la difesa dell'idea pregiudiziale è una difesa dell'io. Esperienze di riduzione del pregiudizio a confronto Ipotesi del contatto , Allport → il contatto di gruppi con idee pregiudiziali riduce il pregiudizio e gli effetti negativi, con le conseguenti condizioni:

  • azioni di contatto sostenute a livello sociale e istituzionale
  • durata e frequenza adeguate a far nascere relazioni significative
  • stesso status sociale dei membri
  • stato di reciproca dipendenza rispetto all'acquisizione di obiettivi comuni Limiti: i miglioramenti non sopravvivevano fuori dal contesto → principio della regressione degli atteggiamenti = le opinioni tendono a regredire verso il punto di vista originario. Questa ipotesi si rifà alla teoria dell'identità sociale → essendo le appartenenze di gruppo ad alimentare le rappresentazioni del sé, tramite i processi di identificazione, in base al tipo di appartenenza vissuta dal soggetto si producono importanti conseguenze per ciò che riguarda la sua condotta.  Gli atteggiamenti pregiudiziali trovano radice nelle differenti appartenenze sociali, e quindi nelle sub culture dei differenti gruppi in conflitto. MA il pregiudizio non nasce dal conflitto. Quando ci sono pregiudizi sono necessari interventi politici e legislativi a sostegno della convivenza civile. È necessario proteggere chi è più debole e non ignorare le condizioni di partenza diverse per una pseudo eguaglianza. Una serie di film per la televisione – Feeling Free – aumentò sia il grado di conoscenza della realtà dell'handicap, sia a livello di sensibilità verso i disabili. I risultati ottenuti però non durarono nel tempo e non riuscirono a influenzare il gruppo di appartenenza. I programmi televisivi per adulti hanno invece il limite della superficialità e della sensazionalità. L'aspetto del disabile come un caso eccezionale, televisivo, di cronaca. Mezzi di comunicazione e masse si stimolano l'un l'altro in un ciclo di iper-realtà, separato da

la percezione dello scarto tra ciò che si è nel potere di conoscere e ciò che a tale possibilità si sottrae a causa dei limiti del sapere stesso. Ma ciò che risulta straordinario è che, proprio dalla percezione di quest'abisso nasce la meraviglia. Cartesio: non teme l'ignoto perché accetta di meravigliarsi. La meraviglia e lo stupore nascono dalla disponibilità a lasciarsi interrogare da ciò che per altri è scontato. Husserl: cogliere il senso della realtà, a prescindere dall'azione classificante e categorizzante di ragione e scienza; vuole accedere alla realtà così com'è data originariamente all'intuizione. “Preferisco di no”: l’epochè per il dialogo creativo EPOCHÈ = La sospensione del giudizio → la caratteristica fondamentale dell'atteggiamento tollerante. I significati di fenomenologia e di epochè così come sono stati esposti da Husserl nella rilettura operata da Heidegger hanno alcuni punti fragili → Il processo che ha inizio con l'epochè non porta solo alla sospensione del giudizio ma anche al disvelamento del modo di essere di quell'ente che è l'uomo. Il compito dell'educazione è di progettare l'uomo nell'originario, perché l'uomo sia capace di dialogare con l'uomo, con il vero, con l'assoluto. Quando si dialoga, si dialoga per un logos (o verità) che è al di là delle verità particolari dei due dialoganti. Parliamo tra noi soltanto se speriamo di raggiungere qualche cosa che non abbiamo. La pedagogia speciale, si pone l'obiettivo del superamento del limite, che rappresenta l'apertura originaria dell'essere all'ulteriorità, possibilità di dialogo creativo con ciò che essa rappresenta per l'umana esistenza. Nel riconoscere in sé stessi i propri scarti, le proprie disabilità e nel saperli integrare grazie alla propria autoeducazione, si pongono le basi per l'integrazione. Essere uomo vuol dire essere sempre rivolto verso qualcosa o qualcuno, offrirsi e dedicarsi pienamente. Se non si vuole fallire, deve essere la prospettiva all'auto-trascendenza a guidare le azioni che mirano al superamento del pregiudizio sull'handicap.

V: PROSPETTIVE D’EDUCAZIONE

NEL DIALOGO CREATIVO DEL CON-ESSERE

L’ANTIDOTO AL PREGIUDIZIO SULL’HANDICAP

Prospettive d’educazione Conviene assumere l'educazione alla libertà e al dialogo creativo come fine di ogni e qualsiasi prospettiva → dove manca obiettività sono proprio libertà e dialogo creativo a restituire alla ricerca e all’azione nuove e ulteriori prospettive. La soddisfazione dei bisogni umani fondamentali Pettigrew → fattori situazionali e socioculturali che limitano la soddisfazione dei bisogni fondamentali possono causare atteggiamenti pregiudiziali anche in assenza di disfunzioni della personalità. L'analisi del rapporto tra fattori personali e pregiudizio ha evidenziato la presenza di relazioni costanti tra frustrazione dei bisogni fondamentali e sviluppo di atteggiamenti pregiudiziali. L'atteggiamento pregiudiziale così scatenato colpisce coloro che vivono le medesime situazioni di carenza e deprivazione, perché rappresenta la situazione che si vuole più di tutte rifiutare e allontanare. La percezione di somiglianza è una difesa estrema della propria fragilità sociale. Dal punto di vista pedagogico per quanto salute e autonomia possano essere i bisogni fondamentali, non è corretto ritenere che essi siano anche fondanti dell'umanità → bisogno di senso (appannaggio esclusivo dell'educazione) è ciò che sostanzia come umano ogni altro bisogno. L'uomo ha bisogno di essere aiutato con l'educazione a orientare la propria intenzionalità verso la ricerca dei valori trascendenti, ovvero quegli ornamenti di senso da cui derivare il significato profondo della propria umana esistenza, al fine di realizzare in modo unico e irripetibile la propria umanità. La ricerca e il desiderio di trovare un senso alla propria vita è causa di felicità e creatività. Lo studio di Doyal e Ghough dimostra che la deprivazione rispetto alla soddisfazione dei bisogni di salute e autonomia, generi allo stesso tempo un processo di disumanizzazione. BISOGNO FONDAMENTALE = tutto ciò che in mancanza di una risposta nell'ambiente sociale può provocare nel soggetto un danno serio, che non va calcolato astrattamente ma con precisa attenzione al progetto di vita della persona e a ciò che per la singola persona rappresentava l'ulteriorità possibile che non è stata conseguita. Dal punto di vista di chi deve essere integrato, l'assunzione di qualsiasi tipo di dovere non è possibile finché non siano soddisfatti i bisogni fondamentali per agire conformemente ai propri obblighi. Ogni programma, politico, legislativo o sociale, rivolto alle persone con disabilità deve necessariamente coinvolgerle nella stesura dall'inizio alla fine. Si punta alla creazione di condizioni sociali per cui lo stato di disabilità vissuto dal soggetto non comprometta l'esercizio dei propri bisogni-diritti in modo uguale a tutti gli altri.

  • Tutti i partecipanti dovrebbero possedere la migliore conoscenza disponibile dei problemi tecnici
  • La loro soluzione razionale richiederà specifiche competenze metodologiche e comunicative
  • La comunicazione deve essere la più democratica possibile La conoscenza codificata di cui sono portatori gli esperti deve essere posta a confronto con il mondo di vita razionalizzato, la conoscenza basata sull'esperienza. La maggiore espressione dell'autonomia è il lavoro e l'indipendenza → migliori indicatori di autonomia sono quelli che misurano la qualità delle relazioni e l'ampiezza di opportunità di selezionare le proprie relazioni. Barrington Moore → la partecipazione volontaria alla divisione complessiva del lavoro nella propria società è una componente cruciale nelle auto percezione dei propri meriti. Non ci sono prospettive di educazione laddove non ci sia anche una volontà politica, saggiamente interpretata, di soddisfare i bisogni umani fondamentali di tutte le persone senza esclusioni.

Erikson: fasi psicorelazionali = capacità di contrastare creativamente le inevitabili esperienze di frustrazione. Metafora della forbice per funzione dell’io nella relazione di autostima: L’io ideale e l’io reale entrano in relazione solo dove c'è un Io forte, capace di reggere la tensione intrapsichica derivante dal cogliersi diversi rispetto a come si desidererebbe essere. L'autostima è la capacità di cambiare, di ridurre la distanza tra io reale e io ideale → l'educazione dell'autostima comporta il supporto del soggetto, l'accompagnamento educativo nella direzione della costruzione e dello sviluppo di un ideale del sé autentico e adeguato. Prevenire la frustrazione Allport → il bambino non costretto a reprimere i suoi impulsi è meno propenso a proiettarli sugli altri, a sviluppare sospetti, paure o a gerarchizzare le relazioni umane. L'incapacità di gestire l'esperienza di frustrazione e l'eccessiva esposizione a frustrazioni danno conseguenze di aggressività, senso di colpa, ansia. Le circostanze dipendono dall'ambiente educativo famigliare. Scuola e famiglia devono rendere positive le frustrazioni per non minacciare l'autostima con atteggiamenti rinforzanti:

  • Distinguere il fare dall'essere: ciò che fai è sbagliato ma tu sei un valore comunque per me
  • Investire il bambino di aspettative positive: effetto pigmalione
  • Evidenziare progressi e qualità
  • Aiutare il bambino a giudicarsi rappresentativamente e non percettivamente: ciò che conta è l'impegno, l'intenzione, la volontà più che il risultato
  • Graduare le mete
  • Differenziare le proposte
  • Offrire spazi e tempi adeguati
  • Dotarsi di rituali e rispettarli
  • Avere pazienza e rispetto per i tempi di risposta del bambino Educare all’altro La propria immagine interiore è accessibile attraverso la relazione con gli altri. Anche la cultura è strumento attraverso cui portare oltre il limite dato dalla contingenza → lo spirito creativo umano nella cultura si

esprime e concretizza l'intenzionalità umana. Il superamento di confine, soprattutto mentale, è indicatore del livello di civiltà e cultura di un popolo → per operare in tal senso si può favorire il confronto, promuovere il dialogo, insegnare a lavorare insieme, anche quando nella classe sono presenti studenti con difficoltà di apprendimento. Esperimento di Brown: scuola per bambini con gravi disturbi dell'apprendimento coinvolta in un programma di scambio con una scuola elementare per soggetti non disabili → i bambini coinvolti nell’iniziativa mostravano una riduzione progressiva della differenza percepita fra loro e i compagni disabili in termini di abilità + il positivo cambiamento di atteggiamento nei confronti dei bambini disabili si verifica anche nei confronti di bambini disabili sconosciuti → EFFETTO DI GENERALIZZAZIONE DEL RISULTATO. INTELLIGENZA → dal latino intus-legere = andare al cuore delle cose; è ciò attraverso cui è possibile e doveroso superare le barriere, in primis nel pregiudizio, che impediscono di cogliere l'essenza delle cose e di sé stessi. L’invisibile dell’azione educativa Ciò che rende un'azione educativa è di fatto invisibile → le intenzioni, i retropensieri, le teorie implicite, i livelli di maturazione interiore, l' intenzionalità educativa. Ogni azione si riferisce sempre a qualche significato. Inoltre, il significato è diverso per chi compie l'azione e per chi la riceve. L'intenzionalità è in sé stessa tutt'altro che univoca, è aperta alle molteplici dimensioni dell'io, quali l'emotività e l'affettività, ma anche la sua struttura logica. Altro elemento educativo fondamentale è il non evento → quello che non succede, che manca, come la mancanza di affettività, un vuoto di valori, oppure ciò che deve mancare perché nocivo. Ciò che deve esserci e che non deve esserci va progettato con cura. Anche l' osservazione è educativa perché osservando si scarta, si privilegia, si ignora, mette in moto delle reazioni nell'osservato. Tenere presente i reali bisogni educativi e non cedere ad ogni richiesta. Il nodo di Salomone: necessario intreccio tra teoria e azione Il nodo di Salomone rappresenta l'intrinseca intimità tra mezzo e fine, pensare e fare, credere e volere, risolvere e spiegare, teoria e azione. L'azione precede la riflessione, ma la motivazione è già dentro l'azione stessa più di quanto non appaia. L'intervento nella realtà (= azione) genera riflessione ulteriore conoscenza. Quando la ricerca si propone il cambiamento, è proprio l'intervento nella realtà che offre il materiale da cui si generano le riflessioni funzionali a produrre le conoscenze adeguate a comprendere, interpretare e trasformare la realtà su cui intervenire. L'analisi dell'azione in atto è ciò che consente l'effettiva esplorazione del come e del cosa l'azione stessa produce. L'intima relazione tra azione e teoria sul campo si fa ricerca-azione → EPISTEMOLOGIA PRASSIOLOGICA. L’occulto: il divorzio tra dispositivo funzionale e valori L'educazione è invisibile nelle cause e visibile negli effetti → laddove il dispositivo funzionale non sia fondato su un sistema di valori positivi, risulta fuorviante rispetto ai fini dell'educazione. Il potere della tecnica nelle mani di educatori senza valori determina la nascita di agenzie educative occulte, che, avvalendosi del potenziale evocativo del dispositivo di educazione, provocano domande esistenziali senza saper offrire risposte di senso.