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Il concetto di pregiudizio e come si applica all'handicap, analizzando le sue radici culturali. la nozione di stereotipi e il loro ruolo nel mantenere il pregiudizio in vita, discutendo anche la teoria della frustrazione e l'idola mentis. Viene inoltre discusso il modo in cui la percezione non è sempre una fotografia obbligata della realtà, ma piuttosto una interpretazione del soggetto. La seconda parte del documento discute della necessità di superare la cultura del pregiudizio sull'handicap, attraverso l'azione educativa e la comprensione della complessità della realtà.
Tipologia: Sintesi del corso
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Siamo tutti “non vedenti” Il potere del pregiudizio
Pregiudizio = potere agito-subito -> chi lo agisce allo stesso tempo lo subisce nei termini di una riduzione della possibilità di comprendere la realtà. Chi lo subisce lo agisce portandone il peso, assumendone i contorni e le deformità. Potere dell’uomo sull’uomo. È anche una forma di non – vedere. Maschera che la ragione confeziona per se stessa o per l’altro quando la diversità non è compresa ma scartata. Uno sguardo alla letteratura sul pregiudizio
Pregiudizio = giudizio anticipato. Giudicare prima di conoscere bene qualcosa o qualcuno. Opinione pregiudicata (riflette su pensieri e logiche già date a priori);è l’effetto di un giudizio “anticipato”. Infatti non sono la stessa cosa. Psicologia sociale individua nel pregiudizio almeno 3 componenti intrinseche: motivazionale, cognitiva e comportamentale. Allport -> lo definisce come un’antipatia basata su una generalizzazione irreversibile e in mala fede. Può essere solo intimamente avvertita o anche dichiarata. Funzionamento della mente -> semplificazione e economicità , dunque il pregiudizio sarebbe il prodotto dell’interazione tra il sistema mente e il sistema sociale. Anche la paura di ciò che è sconosciuto ha un ruolo determinante nella costruzione mentale del pregiudizio. Soggetto sconosciuto, perché diverso da se. Scopo di indebolire l’oggetto temuto. Cox -> il pregiudizio trova la sua ragione nei “fattori utilitari e materiali” -> divisione della società in dominanti e dominati comporta che la classe dominante costruisca attorno ai dominati un’immagine di “inferiori”. -> perché strumentale allo sfruttamento. Rose -> fattori sociali alla base del pregiudizio. Disagio sociale innesca un meccanismo proiettivo per cui le minoranze funzionano da capro espiatorio dell’insoddisfazione e senso di colpa. Tentori -> pregiudizio semplifica le visioni del mondo. Moscato -> endocetto (= orientamento cognitivo, psichico e emotivo che diviene elemento motore e aggregante ai successivi aggregati primari. Dollard -> pregiudizio = sintomo, epifenomeno di un particolare modo di funzionare di personalità sofferenti. -> autore della teoria della frustrazione- aggressività in base alla quale l’origine del pregiudizio va ricercata nella reazione aggressiva a particolari situazioni di frustrazione vissuti dal soggetto. -> spostamento della frustrazione dalla sua fonte ad altro. Bacone -> idola mentis = errori o illusione dello spirito e del linguaggio che allontanano l’uomo da una conoscenza corretta della realtà. Pregiudizio -> ciò che si interpone tra soggetto conoscente e oggetto da conoscere, questa interferenza avviene a un livello non cosciente. Idola fori = errori che derivano dall’uso del linguaggio. + pericolosi per la filosofia. Habermas -> la distorsione linguistica provoca “falsa coscienza”. Ogni limitazione al linguaggio e al suo potere discorsivo rappresenta una minaccia alla reale possibilità di comprensione da parte del soggetto sia della realtà che di se stesso. Hoffman -> essere spossessati del linguaggio è un motivo sufficiente per reagire con violenza dal momento che ciò è vicino all’essere privati del proprio se. Pregiudizio -> malattia del discorso, dialogo. Azione coordinata di pregiudizi e stereotipi sociali
L’analisi del rapporto pregiudizio/stereotipo è necessaria per conoscerne il nesso che innesca l’azione dell’altro. Mazzara -> convinzione che quel gruppo che quel gruppo possieda tratti che si giudicano negativi. Stereotipo -> nucleo cognitivo del pregiudizio. Funziona come uno schema mentale -> sistema semplificato di elaborazione di informazioni, condiviso da un gruppo sociale e tendente a stigmatizzare specifici comportamenti. Stereotipo (solido e impronta) -> trasforma meccanicamente l’ignoto nel noto evitando così l’ansia del giudizio ponderato e quindi del cambiamento. Caratteristiche fondamentali: origine sociale (in quanto giudizio di gruppo); struttura supersemplificata del contenuto; non ha bisogno di essere verbalizzato. Definizione formale : rendono le cose immutabili, impartiscono loro una monotona regolarità. Definizione sociale : immagine mentale semplificata al massimo, riguardante una categoria di persone, un’istituzione o un evento, che è condiviso nei suoi tratti essenziali da grandi masse di persone. Brown -> come un’anticipazione degli eventi. Allport -> opinione esagerata in associazione a una categoria. Funzione di giustificare la nostra condotta in relazione a quella categoria. Favoriscono il senso di appartenenza del soggetto al proprio gruppo (omogenei, ingroup) e concorrono alla percezione di diversità degli altri (eterogenei, outgroup). Pregiudizio e stereotipo -> indicano concetti diversi. La percezione non è la fotografia obbligata della realtà ma ciò che da essa il soggetto percepisce elaborando quanto trasmessogli dagli apparati sensoriali. Rapporto pregiudizio/stereotipo si può interpretare similmente al meccanismo che regola l’articolazione sfondo- figura. Stereotipo (figura) che cattura l’attenzione; pregiudizio (sfondo) non opera in superficie. Il pregiudizio: una bugia “necessaria”?
Verità come :
Noi abbiamo bisogno di dare senso alla vita. Bisogna capire se il processo che porta alla costruzione di senso è libero o determinato da attori che ne condizionano lo sviluppo. Gioco del quadrato dei nove punti. -> è solo il punto di vista con il quale si guarda al problema che da a esso spessore e importanza. Concentrarsi nello sforzo di guardare le cose in forme disincantate, per poi sviluppare ragionamenti e pensieri non vincolati a priori da limiti che non esistono nella realtà ma solo nel pensiero. Per la pedagogia speciale il limite rappresentato dall’handicap si pone come sfida consistente nel riuscire a leggere il senso del vivere umano dentro la logica della possibilità di sviluppo offerta dall’educazione.
La cultura dello scarto Radici del pregiudizio sull’handicap
La radice assimila il ≠ nel processo di metabolizzazione: si tratta di portare l’altro dentro di sé annullandone l’alterità. Ma è proprio nella diversità dell’altro la causa prima del suo poter essere nutrimento e vita. Lo scarto culturale
L’uomo in quanto frammento per essere compreso ha bisogno di essere visto alla luce dell’intero, a cui si riferisce e a cui rinvia in se. -> unico suo vero handicap. Ex: automobile nel deserto. Due forme di violenza su ogni frammento : non essere utilizzato per lo scopo per cui è stato fatto; non essere riconosciuto come parte dell’intero a cui appartiene e rinvia. -> il frammento in questo senso è trascendenza che rinvia a ulteriore trascendenza. Modo di guardare al particolare può portare all’errore di concepire il particolare come universale.
Il pregiudizio sull’handicap è espressione di un sistema simbolico che alimenta la cultura dello scarto. -> rigidità di pensiero di fronte a tutto quello che è nuovo e percepito come ≠. -> diviene azione di scarto, processo di disintegrazione di quel frammento che è l’umanità di chi ha un handicap. “cultura dello scarto” quindi si riferisce a un’errata interpretazione del significato di frammento e d’integrazione.
Essere indifferente -> colui che esalta il valore in sé della soggettività per cui l’altro diviene strumento di affermazione dell’io. Tutto è sullo stesso piano di valore. Essere insofferente -> colui che non riconosce l’apertura ontologica dell’essere al dover essere e vive privo di una reale dimensione etica, senza la quale viene meno ogni senso di durata.
Tentori -> La cultura è realtà che segna di sé la sensibilità, la percezione, il pensiero, la coscienza della persona. L’interazione sociale è il luogo in cui è assorbita e metabolizzata. La cultura oltre che strumento indispensabile per gli esseri umani è anche occasione di svilupppo di mali sociali. -> strumento di oppressione e alienazione, specialmente per chi è + debole. “scarto culturale” = follia di chi vuole essere potente su chi è debole. Severino -> il prezzo del potere è la follia, sintomo di forte pregiudizio e di scarto. Inoltre è necessario che la follia rimanga nell’inconscio per illudersi della potenza. Lo scarto della crisi
Insieme = aggregato o gruppo di oggetti di qualsiasi natura. Ordinamento e ripartizione sono i due fondamentali principi di organizzazione di un qualsiasi insieme. Relazioni di equivalenza -> sono riflessive, simmetriche, transitive Ripartizione in classi -> tramite essa si possono determinare nuovi insiemi a partire da quello di partenza, ma da esso diversi. Ogni insieme derivato = Insieme quoziente. Nuovo insieme quoziente -> disabili = disabilità così concepita significherebbe la riduzione ontologica, separazione: da una parte gli uomini dall’altra i quasi uomini. Diversità -> implica cambiamento di genere, varietà qualitativa e sostanziale, non accidentale. Differenza -> non implica una diversità di specie ma solo una caratteristica individuale. Handicap, pregiudizio e scarto: due casi emblematici
Primo caso -> donna disabile per artrite reumatoide progressiva. Non le riconoscono il diritto di eutanasia. Rimanere indifferenti davanti a uomini condannati a non vivere. Riflettere sul fatto che la natura è qualcosa che contiene in se stessa limiti e ostacoli. Secondo caso -> bambina con sindrome di Down, a cui viene negato il trapianto di cuore perché gli handicappati non hanno una “qualità di vita” abbastanza buona, sarebbero un costo eccessivo per la comunità. Altro episodio. Disfunzione o responsabilità morale?
Studi di Pettigrew -> fattori situazionali e socioculturali possono determinare il pregiudizio anche in assenza di disfunzioni della personalità. Todorov -> l’azione violenta non sempre spiegata come disfunzione della personalità. Bauman -> i nazisti hanno generato e usato scientificamente pregiudizi e stereotipi contro gli ebrei, per inibire la responsabilità morale del popolo tedesco di fronte al crimine dello sterminio. L’umanità dell’ebreo è stata cancellata, trasformata in qualcosa in grado di non provocare la reazione della coscienza morale di chi ha visto e di chi ha compiuto lo sterminio. Perdita della sensazione di essere soggetti. Facendo leva sul pregiudizio culturale di inferiorità del disabile che Hitler poté sperimentare la sua macchina di morte prima di rivolgerla verso gli ebrei. Il pregiudizio sull’handicap funziona come anestetico della coscienza rispetto al proprio limite, affinché ci si possa prodigare a perseguitare nell’altro il proprio limite. L’altro per il “realismo ingenuo”
Recezione e percezione sono due cose diverse. L’evento percettivo ha come caratteristica la consapevolezza. La percezione è un fenomeno psichico che si distingue dalla mera sensazione. Percezione -> risultato automatico del funzionamento dei recettori sensoriali e che questi agiscano come una sorta di riproduttori fedeli della realtà. -> modo di pensare definito dalla psicologia della Gestalt “ realismo ingenuo ” = si fonda sull’ipotesi della costanza, secondo cui gli oggetti sono percepiti quali essi sono nella realtà oggettiva, fisica, cosicché l’esperienza soggettiva si caratterizza come copia della realtà. Quindi ritenere che vedere, toccare, udire sia uguale a conoscere la realtà così com’è è effetto del realismo ingenuo. La percezione quindi è un fenomeno mentale. Anche la percezione dell’altro come handicappato è una costruzione mentale, espressine di un apprendimento che ha radici nella cultura che ha caratterizzato il percorso educativo. La percezione è sempre il risultato di un processo mentale e quindi non riproduce mai la realtà così com’è ma ne media la conoscenza al soggetto. Calegari -> le persone che hanno dei pregiudizi vedono il mondo in coerenza e dipendenza dei loro pregiudizi. Quindi significa non vedere il mondo, la realtà, ma inventare un mondo e credere che sia reale. Un difetto di ragione: i “tunnel” della mente
Non ci passa mai per la mente che forse siamo noi nello sbagliato. Senza accorgerci, per istinto entriamo nei nostri “ tunnel della mente” = (Palmarini) sorta di nuovo inconscio che non è quello già esplorato dalla psicanalisi che coinvolge la sfera emotiva, bensì uno che coinvolge sempre a nostra insaputa la sfera “cognitiva”, cioè l’universo dei ragionamenti, dei giudizi, delle scelte tra diverse opportunità, dei contrasti ben ponderati tra ciò che è ritenuto probabile e improbabile. 8 tunnel della mente descritti da Palmarini:
Primo Levi -> Zona grigia = un’immagine, uno stratagemma, utile per far cogliere al lettore una realtà complessa, che non si presta alla semplificazione concettuale, alla divisione manichea delle cose in ciò che è bianco e in ciò che è nero in quanto, appunto, zona grigia. Anche quando ci si avvicina al mondo dell’handicap ci si imbatte nella zona grigia. È un pregiudizio sull’handicap anche l’idea che ci sia sempre solidarietà tra gli oppressi e i sofferenti. Il fenomeno della zona grigia di cui parla levi si ripete ovunque s’innalzino muri della segregazione, del rifiuto e dello scarto. L’umanità del disabile cresce e si sviluppa grazie all’educazione. Ciò che le educa essenzialmente sono le relazioni umane, la ricchezza delle relazioni e la loro attitudine ad aprire alla vita, coloro che rischiano di restarne esclusi. Male più grande per un disabili -> sentire di dover vivere il proprio dolore isolatamente. Il deficit: un muro per l’handicap
Superare il pregiudizio nei confronti di chi vive una condizione di disabilità comporta studiare la sua “immagine sociale” e i significati culturali, morali e scientifici ed economici che si attribuiscono alla sua figura in quanto rafforzano e organizzano i processi di stereotipizzazione del fenomeno. il muro del rifiuto del diverso impedisce a chi lo ha innalzato di vedere nell’handicap una realtà che attraversa trasversalmente l’umanità, e quindi ognuno in se stesso, in quanto indigenza cronica di senso, richiamo insaziabile d’ulteriorità.
PARTE QUARTA: Oltre il pregiudizio sull’handicap
Superare la cultura del pregiudizio sull’handicap
L’azione educativa è autentica se ha il potere di trasformare noi insieme a coloro verso cui è rivolta. Per superare la cultura del pregiudizio sull’handicap ci vuole un’azione educativa capace di modificare i testi e i contesti nei quali il pregiudizio si costituisce e agisce. L’azione educativa idonea a contrastare il pregiudizio sull’handicap -in base alla teoria strutturale di Allport- richiede interventi globali, intervenendo sia sul contesto sociale di appartenenza, sia sul sistema di significati e valori. Resistenza al cambiamento
La possibilità del superamento del pregiudizio sull’handicap dipende dalla struttura del nostro Io, originariamente aperto all’altro. Tale apertura caratterizza l’umano, come pure il suo limite. Le ragioni del rifiuto dell’altro
Allport-> Ipotesi del contatto -> protocollo d’azione per instaurare il contatto tra gruppi che fra loro hanno pregiudizio per cercare di smontare questo pregiudizio reciproco. Perché funzioni alcune condizioni:
Limiti:
Hoyt e Gibson -> provano un'altra strada : proiettano una serie di film per bambini non disabili con lo scopo di far vedere che i bambini disabili sono simili a loro. Ogni bambino disabile portava un modello positivo. 5 bambini che apparivano regolarmente.
Nel pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità -> agisce nella coscienza generando l’illusione di poter spostare fuori da sé il problema del limite, questione che riguarda l’altro e non me, anche se in fondo lo sappiamo, ma è meglio spostare nel tempo e nello spazio questo incontro e mi aiuta a non farne i conti prima. 2 modi di leggere il pregiudizio da educatore: Disagio causato dall’altro per com’è oppure lo leggo dentro di me ( cosa c’è nell’altro che mi appartiene?). -> professionalità. Ricoeur -> il pregiudizio porta un problema nell’essere umano che non richiede un pensare di + ma un pensare altrimenti.
PARTE QUINTA : Prospettive di educazione Nel dialogo educativo del con-essere l’antidoto al pregiudizio sull’handicap Prospettive d’educazione
La prospettiva è data dal pdv che l’osservatore ha della realtà; ed è a partire da essa che assume significato la scelta dell’azione da compiere. Libertà e dialogo creativo restituiscono alla ricerca e all’azione nuove e ulteriori prospettive. La soddisfazione dei bisogni umani fondamentali
Studi di Pettigrew -> sulle cause sociali del pregiudizio, evidenziano il fatto che fattoi situazionali e socioculturali determinanti forti limitazioni alla soddisfazione dei bisogni fondamentali, possono causare atteggiamenti pregiudiziali anche in assenza di disfunzioni della personalità. Presenza di relazioni costanti tra frustrazione dei bisogni fondamentali e sviluppo di atteggiamenti pregiudiziali. Dollard -> quanto + la frustrazione colpisce l’individuo nel tentativo di soddisfare i suoi bisogni fondamentali, tanto + forte sarà la sua risposta aggressiva e la sua personale propensione al pregiudizio. L’atteggiamento pregiudiziale così scatenato colpisce maggiormente coloro che vivono in condizioni di carenza e deprivazione. Destinatario -> chi ha le caratteristiche simili all’aggressore perché rappresenta la condizione che si vuole rifiutare, poiché causa della propria frustrazione. Inganno del pregiudizio -> incanalare l’aggressività da frustrazione verso un bersaglio che ha solo le caratteristiche simili all’aggressore. Doyal e Ghough: Bisogno fondamentale -> salute e autonomia, ma non corretto dire che sono anche fondanti l’umanità. Teoria dei bisogni -> evitare il rischio di perdersi nei relativismi. Frankl -> l’essere umano è motivato dalla ricerca e dalla possibilità di trovare il significato della propria esistenza. D e G -> bisogno fondamentale= tutto ciò che in mancanza di una risposta nell’ambuente sociale, può provocare nel soggetto un danno serio. In base alla teoria della soddisfazione dei bisogni, coloro che condividono la stessa cultura hanno diritto di raggiungere il livello minimo di soddisfazione dei bisogni. Non è possibile riconoscere un diritto in assenza di un potere. Autonomia ->implica l’opportunità di partecipare a qualche forma di attività umana. La forma di attività umana + significativa al fine di un’integrazione reale del disabile è il lavoro. Freud -> lavoro remunerato è il + importante legame con la realtà. Lavoro e relazioni umane significative sono basi fondamentali dell’autonomia personale. D e G -> senza una concezione universalizzabile del bisogno umano non è possibile costruire le condizioni politiche necessarie per realizzare un progresso durevole. Non ci sono prospettive di educazione laddove non ci sia neanche una volontà politica di soddisfare i bisogni umani fondamentali di tutte le persone, senza esclusioni. Soggettivizzazione
Marazzi -> è proprio il senso dell’alterità ciò che rende possibile il formarsi del senso d’identità; è dalla consapevolezza della nostra identità che possiamo considerare altro ciò che è esterno a noi. L’educazione della personalità è ben fatta quando funziona il processo dell’identicus = capacità del sogg di assumere l’altro senza perdersi in esso. Sta all’educazione la responsabilità dello sviluppo di quelle disposizioni che possono consentire anche ha chi ha una disabilità di raggiungere elevati livelli di sviluppo culturale e umano. L’azione articolata di stereotipo e pregiudizio da un lato celano alla coscienza le radici dello “scarto”, dall’altro impongono soluzioni ipersemplificate della realtà e dei problemi. Scuola -> luogo in cui si riconosce il significato a ciò che si fa e dov’è possibile la trasmissione dei valori che danno appartenenza, identità e passione. Desoggettivizzazione
L’educazione mira allo sviluppo dell’autonomia del soggetto, ovvero alla sua personale capacità di sapersi avvalere dei guadagni d’ogni funzione per lo sviluppo della sua intera personalità. L’azione educativa rivolta a costruire il ponte tra Io e mondo, concorre in modo essenziale alla costituzione dell’identità personale del soggetto e ne favorisce l’autentica crescita umana. L’autostima premessa d’apertura al Tu
La conquista della coscienza di possedere un proprio Io, con la + evoluta consapevolezza di se stessi costituiscono le basi di un’altra esperienza psichica fondamentale -> autostima. Concetto di se -> processo psichico che fa a capo da un lato al guadagno interiore della descrizione/percezione di se stessi, dall’altro all’ideale di se, inteso come l’insieme delle caratteristiche desiderate dal sogg in quanto non gli appartengono. La ricetta dell’autostima
Dal pdv della psicologia dello sviluppo, la costruzione di un Io capace di reggere la fatica della costruzione di una personalità autentica, dipende dal superamento positivo degli stadi dello sviluppo psicoaffettivo. Erikson -> percorso di costruzione dell’identità passa attraverso fasi caratterizzate da specifiche esperienze psicorelazionali, senza le quali diviene incerta la possibilità di altri traguardi di sviluppo. Fasi infanzia e fanciullezza: conquista della fiducia di base; autonomia; iniziativa e industriosità. Sviluppo dell’autostima è strettamente connesso con l’educazione. Infatti la costruzione del se del bambino è influenzata dalle relazioni che si instaurano con le figure affettive di riferimento, già dal periodo prenatale. Quando nel bambino si sviluppa una percezione del se parziale, incompleta, caratterizzata dalla svalutazione delle caratteristiche presenti in esso , anche l’io reale si tinge di negatività e autocritica eccessiva. Conseguenza -> sentirsi incapaci e inadeguati. L’io reale ha bisogno di realismo, l’io ideale ha bisogno di incontrare il valore positivo della possibilità e speranza. Prevenire la frustrazione
Allport -> il bambino che si sente sicuro e amato qualsiasi cosa egli faccia elabora idee improntate a uguaglianza e fiducia. Una causa di disistima È l’incapacità di gestire l’esperienza della frustrazione e l’eccessiva esposizione alle frustrazioni. -> in queste situazioni si genera uno stato d’ansia che aumenta insicurezza nel soggetto. Circolo vizioso -> incapacità di gestione della frustrazione, seguito da aggressività, senso di colpa e ansia; o esposizione a frustrazioni eccessive seguite da senso di inferiorità e ansia. Cattaneo -> insuccesso scolastico: se non trova una risposta adeguata da parte dell’adulto si può innestare nell’educando un malessere da incomprensione capace di alimentare successivi insuccessi. Scuola e famiglia devono cercare di far vivere positivamente le frustrazioni, altrimenti si minaccia lo sviluppo dell’autostima. Atteggiamenti per gestione positiva frustrazione:
La cultura tradisce perché nei mezzi con cui si espande impedisce l’incontro con l’alterità. Bisogna cercare di favorire il confronto, promuovere il dialogo a partire dalla scuola -> lavoro di gruppo. “Apprendimento cooperativo” -> non deriva solo dal lavoro personale ma dal reciproco confronto e dall’impegno con cui ognuno concorre al raggiungimento di un obiettivo comune. Interazione tra studenti. Armstrong -> dove sono presenti in classe studenti con disabilità tramite apprendimento cooperativo si producono cambiamenti significativi nella direzione del miglioramento del livello di accettazione e reciproca comprensione. Intelligenza = leggere dentro -> ciò attraverso cui è possibile superare le barriere che impediscono di cogliere l’essenza delle cose. Questa va educata, soprattutto nella scuola. L’ invisibile dell’azione educativa
È invisibile l’elemento che da spessore all’azione educativa. Le azioni educative, son supportate da intenzionalità che non sono visibili e talvolta neppure chiare. Altro elemento fondamentale dell’atto educativo è il “non-evento” = ciò che non è avvenuto durante l’azione educativa, è causa dell’esito dell’azione educativa alla stregua di ciò che è accaduto. Funziona come contro fatto-> a volte in modo coerente con gli obiettivi a volte in contrasto. L’azione educativa non è neutra -> perché l’educatore deve per forza scegliere. Il Nodo di Salomone: necessario intreccio tra teoria e azione
Teoria se non si avvale dell’azione rimane vana. L’azione senza la teoria resta insensata. La teoria educativa si esprime, si convalida e si genera e rigenera nell’azione con l’azione. Ciò che intuisce il dispositivo funzionale dell’educazione è la teoria insieme all’azione. Per le scienze dell’educazione è necessario individuare modelli epistemici funzionali al superamento della contrapposizione tra episteme e prassi, teoria e azione, nella prospettiva di una loro integrazione al servizio delle scienze dell’uomo. Quando la ricerca si propone il cambiamento è proprio l’intervento nella realtà che offre al ricercatore il materiale da cui si generano le riflessioni funzionali a produrre le conoscenze per comprendere, interpretare e trasformare la realtà su cui intervenire. L’azione educativa che si svolge sempre attraverso la relazione con l’altro, comporta la presenza non solo di valori e teorie ma anche di dispositivi funzionali in grado di attivarne i necessari processi. L’occulto: il divorzio tra dispositivo funzionale e valori
È nell’invisibile che opera tutto ciò che è in grado di suscitare le domande di senso a cui l’educazione, con i suoi interventi, cerca di dare risposte o ne favorisce la ricerca.