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Hannah Arendt, sintesi, Sintesi del corso di Filosofia

Appunti brevi sulla filosofia di Hannah Arendt.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 17/06/2021

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michs7 🇮🇹

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Hannah
Arendt
EDUCAZIONE CIVICA:
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Hannah

Arendt

EDUCAZIONE CIVICA:

L'inferno nel senso più letterale della parola era costituito da quei tipi di

campi perfezionati dai nazisti, in cui l'intera vita era sistematicamente

organizzata per infliggere il massimo tormento possibile.

Hannah Arendt

Nasce nel 1906 a Hannover da una famiglia ebrea. Verso gli anni ‘30 prova a scappare per sfuggire al nazismo e all’antisemitismo: si rifugerà inizialmente in Francia, ma, dopo l’arrivo delle segregazioni razziali, si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti insieme al marito. Qui diventerà una figura importante per i maggiori giornali. Alla base del suo pensiero c’è la volontà di rifondare la politica partendo dall’analisi della modernità e dell’esito più disatroso della stessa: il totalitarismo.

L’opera è divisa in tre parti: la sezione dedicata al totalitarismo viene

preceduta da due sezioni, l’una che tratta dell’antisemitismo e l’altra

dell’imperialismo.

La prima parte è dedicata allo studio dell’antisemitismo, ritenuto una delle anticipoazioni del totalitarismo; Hannah Arendt si concentra particolarmente alla condizione ebraica nella storia moderna. Nella seconda parte, invece, tratta del tema dell’imperialismo, documentandolo ampiamente. Secondo la filosofa, l’antisemitismo, insieme alla crisi dell’imperialismo successiva alla Prima Guerra Mondiale, è la causa del totalitarismo nella Germania nazista e nell’Unione Sovietica stanlinista. Ad esso ha sicuramente contribuito il fenomeno delle società di massa.

“LA BANALITÀ DEL MALE-EICHMANN A GERUSALEMME”: Hannah Arendt, dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, scrisse per i maggiori giornali; fu inviata a Gerusalemme, come corrisponde del giornale statunitense “The New Yorker”. Qui restò sorpresa dalla figura di Eichmann, un generale delle forze naziste che parlava di chlichè e di frasi fatte. Nell’opera “La banalità del male - Eichmann a Gerusalemme“, egli rappresenta la concezione di male radicale e banale:

  • radicale perché indica la dimensione assoluta del male, che non coinvolge l’individuo, ma la massa;
  • banale perché viene compiuto da “uomini normali”, che commettono il male solo per obbedire e lo fanno inconsapevolmente poiché non conoscono la differenza tra il bene e il male.