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"I maremoti" sintesi, Dispense di Geografia

Sintesi del fenomeno naturale "i maremoti"

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 23/09/2021

nevaviezzi
nevaviezzi 🇮🇹

4.8

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I MAREMOTI
Il maremoto, in giapponese tsunami, è una serie di onde marine prodotte dal
rapido spostamento
di una grande massa d’acqua. In mare aperto le onde si espandono molto
velocemente percorrendo grandi distanze, con altezze quasi irrilevanti, ma con
lunghezze d’onda che possono raggiungere alcune decine di chilometri.
Avvicinandosi alla costa, la velocità dell’onda diminuisce mentre la sua altezza
aumenta rapidamente.
Le onde di maremoto si distinguono dalle comuni onde del mare per alcune
caratteristiche. Le comuni onde marine, prodotte dal vento, muovono solo la
parte più superficiale dell’acqua, non provocando alcun movimento in
profondità. Le onde di maremoto, invece,
muovono tutta la colonna d’acqua, dal fondale
alla superficie. Per questo, a differenza delle
altre onde, hanno una forte energia capace di
spingerle a gran velocità per molte centinaia di
metri nell’entroterra e il loro impatto sulla costa
è, quindi, molto più forte.
La prima onda può non essere la più grande e
tra l’arrivo di un’onda e la successiva possono
passare diversi minuti.
I maremoti sono una calamità particolarmente
frequente nel Pacifico, ma si verificano anche in altre zone. Forti terremoti che
si verificano lungo i bordi del Pacifico o presso isole o fosse oceaniche, oppure
eruzioni vulcaniche possono determinare, se di intensità sufficiente, movimenti
sottomarini e quindi un moto ondoso violento.
Le onde del maremoto si propagano con velocità straordinariamente grande,
circa 800 km/h.
La prima descrizione di un maremoto storicamente accertata è reperibile nella
Bibbia, dove si cita il passaggio degli Ebrei attraverso il Mare di Giunco.
L'attraversata degli Ebrei del braccio di mare fu favorita, secondo alcuni storici,
dal ritiro improvviso delle acque indotto dall'esplosione del vulcano sull'isola
greca di Thera, attuale Santorini, attorno al 1627 a.C., ed anche il successivo
fronte ondoso di ritorno che travolse gli Egizi sarebbe stato conseguenza del
medesimo evento.
I danni e le stragi possono essere
di enormi proporzioni, come nel
caso del catastrofico tsunami
avvenuto nel 1877 che ebbe
origine presso la corte del Perù.
La massa d’acqua investì le isole
del Pacifico causando gravissimi danni e molte vittime, demolendo addirittura
alcuni atolli, che scomparvero sotto l’azione delle ondate.
Un maremoto, susseguente alla celebre esplosione del vulcano Krakatoa, in
Indonesia, nel 1883, spazzò letteralmente le coste di Giava, Sumatra ed isole
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I MAREMOTI

Il maremoto, in giapponese tsunami, è una serie di onde marine prodotte dal rapido spostamento di una grande massa d’acqua. In mare aperto le onde si espandono molto velocemente percorrendo grandi distanze, con altezze quasi irrilevanti, ma con lunghezze d’onda che possono raggiungere alcune decine di chilometri. Avvicinandosi alla costa, la velocità dell’onda diminuisce mentre la sua altezza aumenta rapidamente. Le onde di maremoto si distinguono dalle comuni onde del mare per alcune caratteristiche. Le comuni onde marine, prodotte dal vento, muovono solo la parte più superficiale dell’acqua, non provocando alcun movimento in profondità. Le onde di maremoto, invece, muovono tutta la colonna d’acqua, dal fondale alla superficie. Per questo, a differenza delle altre onde, hanno una forte energia capace di spingerle a gran velocità per molte centinaia di metri nell’entroterra e il loro impatto sulla costa è, quindi, molto più forte. La prima onda può non essere la più grande e tra l’arrivo di un’onda e la successiva possono passare diversi minuti. I maremoti sono una calamità particolarmente frequente nel Pacifico, ma si verificano anche in altre zone. Forti terremoti che si verificano lungo i bordi del Pacifico o presso isole o fosse oceaniche, oppure eruzioni vulcaniche possono determinare, se di intensità sufficiente, movimenti sottomarini e quindi un moto ondoso violento. Le onde del maremoto si propagano con velocità straordinariamente grande, circa 800 km/h. La prima descrizione di un maremoto storicamente accertata è reperibile nella Bibbia, dove si cita il passaggio degli Ebrei attraverso il Mare di Giunco. L'attraversata degli Ebrei del braccio di mare fu favorita, secondo alcuni storici, dal ritiro improvviso delle acque indotto dall'esplosione del vulcano sull'isola greca di Thera, attuale Santorini, attorno al 1627 a.C., ed anche il successivo fronte ondoso di ritorno che travolse gli Egizi sarebbe stato conseguenza del medesimo evento. I danni e le stragi possono essere di enormi proporzioni, come nel caso del catastrofico tsunami avvenuto nel 1877 che ebbe origine presso la corte del Perù. La massa d’acqua investì le isole del Pacifico causando gravissimi danni e molte vittime, demolendo addirittura alcuni atolli, che scomparvero sotto l’azione delle ondate. Un maremoto, susseguente alla celebre esplosione del vulcano Krakatoa, in Indonesia, nel 1883, spazzò letteralmente le coste di Giava, Sumatra ed isole

circostanti provocando oltre 35000 vittime; Il 26 dicembre 2004 uno tsunami colpì il sud-est dell'Asia e causò almeno 230.000 morti, numerosi feriti e senzatetto. L'11 marzo 2011 alcuni tsunami hanno devastato il Giappone in seguito ad un terremoto di magnitudo 9. Tutto questo dimostra quanto pesante sia il bilancio in danni ed in morti umane di simili calamità naturali. Da ciò deriva la ricerca di mezzi, se non di prevenzione, almeno di previsione degli eventi catastrofici. Uno dei compiti della moderna ricerca oceanografica è proprio quello dello studio di mezzi strumentali e teorici per la previsione delle tempeste, delle acque alte e degli tsunami. Si può cercare di prevedere i tempi di arrivo degli tsunami: nel Pacifico esiste un servizio, in base alla barimetria, la quale determina la velocità di propagazione, che fornisce i tempi di arrivo sulle varie coste a seconda delle posizioni epicentrali di eventi sismici che si verificano in qualche punto dell’oceano. Tuttavia, nessun sistema difensivo può risultare sufficientemente valido per arrestare una montagna d’acqua alta 30 metri, larga 100 chilometri e lunga migliaia che si sposta a velocità di 800 chilometri orari.