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Riassunto approfondito e dettagliato della filosofia dei sofisti e specificamente di Protagora e Gorgia, con mappe esplicative e ben fatte.
Tipologia: Appunti
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Il movimento filosofico dei sofisti ha come centro di riflessione l’uomo e nasce come un insieme di vari gruppi eterogenei con idee e interessi diversi , ma metodi di discussione ed esposizione analoghi; si sviluppa ad Atene nel V secolo, con Pericle in un contesto democratico e senza conflitti interni. Il termine sofista significa “ sapiente ” e inizialmente deteneva una connotazione negativa, a causa dei giudizi negativi di Platone e Aristotele; difatti, definirono i sofisti pseudo-filosofi per il fatto che il loro scopo primario NON era educativo o di ricerca della verità, ma anzi era quello di approfittare e sfruttare la loro abile oratoria in cambio di ricompense o denaro, attraverso discorsi persuasivi e convincenti con l’interlocutore. Le tecniche oratorie persuasive si basavano difatti sulla retorica , ossia con l’utilizzo di termini astratti, e sull’ eristica , ossia la discussione polemica con la tesi contraria: il dialogo non ha più scopo educativo ma bensì diventa una vera e propria contesa la cui finalità era la vittoria della propria tesi, sostenendola e screditando la tesi opposta (antilogia). La comunicazione prevedeva l’utilizzo di discorsi lunghi e articolati , con lo scopo di anticipare le possibili obiezioni (macrologia) oppure discorsi brevi e pungenti , con lo scopo di abbattere con stile la tesi avversaria (brachilogia). La critica filosofica si è da tempo distaccata dai giudizi e dalle connotazioni negative assunte dai sofisti, rivalutando difatti la loro componente illuministica , ovvero un vero e proprio incentivo all’emancipazione e all’autonomia dell’individuo dalle influenze religiose e naturali, e la loro componente prometeica , cioè l’atteggiamento di orgoglio e superbia, nati dalla concezione di dominio e superiorità sulla natura.
Protagora nasce ad Abdera tra il 491 e il 481 a.C.; successivamente si trasferisce ad Atene dove riscuote un grande successo per la sua abile oratoria basata perlopiù sull’antilogia, persino con Pericle, fino a quando però non fu esiliato e accusato di empietà ( iubris ) per alcune sue affermazioni agnostiche, basate sull’impossibilità di conoscere il divino. Punto focale della sua dottrina filosofica è una sua citazione celebre: “ L’uomo è misura di tutte le cose ”, citazione che riassume la visione centralistica dell’uomo, dei sofisti. Protagora sostiene difatti che la conoscenza della realtà è il risultato della percezione dell’uomo e quindi dal modo in cui i suoi sensi la percepiscono. Prima di analizzare il senso e la concezione al di sotto della citazione, è bene specificare cosa si intende per “ uomo ” e per “ cose ”: