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I SOFISTI - Generali, Protagora e Gorgia., Appunti di Filosofia

Riassunto approfondito e dettagliato della filosofia dei sofisti e specificamente di Protagora e Gorgia, con mappe esplicative e ben fatte.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 07/02/2021

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I SOFISTI:
Il movimento filosofico dei sofisti ha come centro di riflessione l’uomo e nasce come un insieme di vari gruppi
eterogenei con idee e interessi diversi, ma metodi di discussione ed esposizione analoghi; si sviluppa ad Atene nel V
secolo, con Pericle in un contesto democratico e senza conflitti interni. Il termine sofista significa “sapiente” e
inizialmente deteneva una connotazione negativa, a causa dei giudizi negativi di Platone e Aristotele; difatti,
definirono i sofisti pseudo-filosofi per il fatto che il loro scopo primario NON era educativo o di ricerca della verità,
ma anzi era quello di approfittare e sfruttare la loro abile oratoria in cambio di ricompense o denaro, attraverso
discorsi persuasivi e convincenti con l’interlocutore. Le tecniche oratorie persuasive si basavano difatti sulla
retorica, ossia con l’utilizzo di termini astratti, e sull’eristica, ossia la discussione polemica con la tesi contraria: il
dialogo non ha più scopo educativo ma bensì diventa una vera e propria contesa la cui finalità era la vittoria della
propria tesi, sostenendola e screditando la tesi opposta (antilogia). La comunicazione prevedeva l’utilizzo di discorsi
lunghi e articolati, con lo scopo di anticipare le possibili obiezioni (macrologia) oppure discorsi brevi e pungenti,
con lo scopo di abbattere con stile la tesi avversaria (brachilogia).
La critica filosofica si è da tempo distaccata dai giudizi e dalle connotazioni negative assunte dai sofisti, rivalutando
difatti la loro componente illuministica, ovvero un vero e proprio incentivo all’emancipazione e all’autonomia
dell’individuo dalle influenze religiose e naturali, e la loro componente prometeica, cioè l’atteggiamento di orgoglio
e superbia, nati dalla concezione di dominio e superiorità sulla natura.
-PROTAGORA, (“l’uomo è misura di tutte le cose”, principio dell’utile):
Protagora nasce ad Abdera tra il 491 e il 481 a.C.; successivamente si trasferisce ad Atene dove riscuote un grande
successo per la sua abile oratoria basata perlopiù sull’antilogia, persino con Pericle, fino a quando però non fu esiliato
e accusato di empietà (iubris) per alcune sue affermazioni agnostiche, basate sull’impossibilità di conoscere il divino.
Punto focale della sua dottrina filosofica è una sua citazione celebre: “L’uomo è misura di tutte le cose”, citazione
che riassume la visione centralistica dell’uomo, dei sofisti. Protagora sostiene difatti che la conoscenza della realtà è il
risultato della percezione dell’uomo e quindi dal modo in cui i suoi sensi la percepiscono. Prima di analizzare il
senso e la concezione al di sotto della citazione, è bene specificare cosa si intende per “uomo” e per “cose”:
1. Una prima interpretazione fece intendere per uomo e per cose il senso di umanità e realtà in senso
universale, quindi da tale la frase racchiudeva un significato prettamente umanistico (umanismo), secondo la
quale tutto varia ed è nato, purché l’uomo possa percepirlo;
2. secondo l’epoca dell’antecedente Platone, “uomo” e “cose” erano intesi tuttavia come i singoli individui e gli
oggetti percepiti con i sensi, sostenendo che ciascuna persona avesse una personale percezione delle cose e
che quindi tale frase avesse un significato prettamente relativistico (relativismo gnoseologico);
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• I SOFISTI:

Il movimento filosofico dei sofisti ha come centro di riflessione l’uomo e nasce come un insieme di vari gruppi eterogenei con idee e interessi diversi , ma metodi di discussione ed esposizione analoghi; si sviluppa ad Atene nel V secolo, con Pericle in un contesto democratico e senza conflitti interni. Il termine sofista significa “ sapiente ” e inizialmente deteneva una connotazione negativa, a causa dei giudizi negativi di Platone e Aristotele; difatti, definirono i sofisti pseudo-filosofi per il fatto che il loro scopo primario NON era educativo o di ricerca della verità, ma anzi era quello di approfittare e sfruttare la loro abile oratoria in cambio di ricompense o denaro, attraverso discorsi persuasivi e convincenti con l’interlocutore. Le tecniche oratorie persuasive si basavano difatti sulla retorica , ossia con l’utilizzo di termini astratti, e sull’ eristica , ossia la discussione polemica con la tesi contraria: il dialogo non ha più scopo educativo ma bensì diventa una vera e propria contesa la cui finalità era la vittoria della propria tesi, sostenendola e screditando la tesi opposta (antilogia). La comunicazione prevedeva l’utilizzo di discorsi lunghi e articolati , con lo scopo di anticipare le possibili obiezioni (macrologia) oppure discorsi brevi e pungenti , con lo scopo di abbattere con stile la tesi avversaria (brachilogia). La critica filosofica si è da tempo distaccata dai giudizi e dalle connotazioni negative assunte dai sofisti, rivalutando difatti la loro componente illuministica , ovvero un vero e proprio incentivo all’emancipazione e all’autonomia dell’individuo dalle influenze religiose e naturali, e la loro componente prometeica , cioè l’atteggiamento di orgoglio e superbia, nati dalla concezione di dominio e superiorità sulla natura.

- PROTAGORA, (“l’uomo è misura di tutte le cose”, principio dell’utile):

Protagora nasce ad Abdera tra il 491 e il 481 a.C.; successivamente si trasferisce ad Atene dove riscuote un grande successo per la sua abile oratoria basata perlopiù sull’antilogia, persino con Pericle, fino a quando però non fu esiliato e accusato di empietà ( iubris ) per alcune sue affermazioni agnostiche, basate sull’impossibilità di conoscere il divino. Punto focale della sua dottrina filosofica è una sua citazione celebre: “ L’uomo è misura di tutte le cose ”, citazione che riassume la visione centralistica dell’uomo, dei sofisti. Protagora sostiene difatti che la conoscenza della realtà è il risultato della percezione dell’uomo e quindi dal modo in cui i suoi sensi la percepiscono. Prima di analizzare il senso e la concezione al di sotto della citazione, è bene specificare cosa si intende per “ uomo ” e per “ cose ”:

  1. Una prima interpretazione fece intendere per uomo e per cose il senso di umanità e realtà in senso universale, quindi da tale la frase racchiudeva un significato prettamente umanistico ( umanismo ), secondo la quale tutto varia ed è nato, purché l’uomo possa percepirlo;
  2. secondo l’epoca dell’antecedente Platone , “uomo” e “cose” erano intesi tuttavia come i singoli individui e gli oggetti percepiti con i sensi, sostenendo che ciascuna persona avesse una personale percezione delle cose e che quindi tale frase avesse un significato prettamente relativistico ( relativismo gnoseologico );
  1. il contemporaneo Nicola Abbagnano , invece, sostenne che “l’uomo” della citazione fosse l’individuo medio di una civiltà e che quindi la percezione della realtà circostante fosse relativa alla cultura di una determinata civiltà ( relativismo culturale ). Secondo la critica, Protagora si sarebbe riferito a una di tutte e 3 le interpretazioni in base al contesto del discorso, (difatti i sofisti insistevano sull’eterogeneità dei valori e delle concezioni che compongono l’Universo). Inoltre, il relativismo, poiché pone l’inesistenza di una verità assoluta e uguale per tutti, presupponeva quindi che tutte le opinioni sull’ etica e sulla condotta morale fossero relativamente vere e non dovessero essere mai messe in discussione. Tuttavia, Protagora credeva in un principio di scelta , che si basava sull’ utile : un’azione messa in dubbio va compiuta solo se utile all’individuo e a chi lo circonda. - GORGIA, (triplice assioma nichilistico, scetticismo metafisico); Gorgia nasce a Lentini tra il 485/480 a.C. dove ottiene un’enorme popolarità e successo per la sua grande eloquenza basata sulla retorica. La sua concezione filosofica sulla natura si basa sul nichilismo , ossia quella teoria che si fonda sull’ammissione che l’ essere non esiste e che quindi il nulla ( nihil ) esiste. Egli arriva a tali conclusioni partendo dalle controversie delle concezioni filosofiche dei suoi predecessori e quindi dalle affermazioni del triplice assioma nichilistico:
  2. nulla esiste;
  3. se qualcosa anche esistesse, non potrei conoscerlo;
  4. se anche lo conoscessi, non potrei comunicarlo.
  1. La prima affermazione dichiara l’inesistenza dell’essere, poiché Gorgia attesta: se l’essere esistesse, allora sarebbe o eterno o generato , o eterno e generato :
  • se fosse eterno, allora non esisterebbe perché sarebbe incontenibile e non esiste luogo tale da contenerlo;
  • se fosse generato, allora si presuppone già l’esistenza di un essere precedente tale da generarlo (contraddizione);
  • se fosse eterno e generato, allora non avrebbe principio perché ogni cosa ha sia un inizio che una fine (contraddizione).
  1. La seconda affermazione dichiara la scissione tra pensiero e realtà: il mondo filosofico e ontologico non può andare a ricercare l’origine dell’esistenza delle cose perché le cose del piano logico non esistono nel piano fisico e viceversa ;
  2. La terza affermazione dichiara l’impossibilità di comunicare la realtà e quindi di ricercarla poiché la comunicazione e la parola potevano indicare, rappresentare ma NON coincidere alla realtà esistente. Se sostituiamo il concetto essere con un concetto divino nelle 3 affermazioni, notiamo che ci troviamo davanti a due diversi tipi di scetticismo religioso: nella prima tesi, afferma l’inesistenza di un Dio ed esprime quindi la posizione di un ateista ; nella seconda e nella terza, tuttavia, lo scenario è diverso ed esprime una posizione di impossibilità di conoscerlo e verbalizzarlo e quindi di un agnostico ; tali due visioni del divino fanno parte dello scetticismo metafisico di Gorgia , per il quale si afferma noi esseri umani siamo fallaci e non siamo in grado di parlare dell’essere e di trovare un’origine ad esso e siccome la filosofia è fatta dall’uomo neanche la filosofia ci può riuscire.