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Diversi tipi di microscopio, come ottico e elettronico, e descrive il loro funzionamento, inclusi l'ingrandimento, il potere risolutivo e la fonte luminosa. Viene inoltre discusso il concetto di colorazione in istologia e i diversi tipi di fissativi utilizzati per preservare i campioni. Il documento include anche informazioni sul microscopio a fluorescenza e microscopio confocale.
Tipologia: Sbobinature
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Lezione Palladino numero 2: Per vedere i tessuti, i campioni, abbiamo bisogno di uno strumento che è il microscopio. Esistono diversi tipi di microscopio. Infatti, la prima distinzione che si può fare è tra microscopio ottico e microscopio elettronico. Il nostro occhio arriva più o meno a 200 micrometri, ovvero lo spessore di un capello, la punta di uno spillo, ma oltre non riusciamo a vedere; ecco che quindi ci viene in soccorso il microscopio ottico che un potere di risoluzione di 200 nm, per vedere quindi un tessuto nella sua interezza, ma anche le cellule come un globulo rosso, ma anche delle strutture un po’ più piccole come un batterio li riusciamo a vedere, ma se ci volessimo spingere oltre, ovvero osservare le proteine o delle strutture interne alla cellula, ovvero tutto ciò che concerne la microscopia elettronica, con il microscopio ottico non riusciamo e quindi dobbiamo usare quello elettronico, che ha un potere risolutivo di 0,2 nm. Da cosa deriva questa differenza? L’ingrandimento è una delle caratteristiche fondamentali, l’altra cosa importante è il potere risolutivo ovvero la distanza minima, tra due oggetti sufficiente per distinguerli come separati. E dipende da questa formula la risoluzione: ovvero lampada che si trova al numeratore, fratto 2nxsena, questo dipende dall’obiettivo utilizzato. La cosa fondamentale è lampada, ovvero la lunghezza elettromagnetica utilizzata. Il nostro occhio cosa vede? La luce visibile, lo spettro elettromagnetico che vale circa 800 nm fino a 600, prima ci sono gli UV che noi esseri umani non riusciamo a vedere, ma esistono ad esempio gli insetti oppure i serpenti che riescono a captarli; dall’altro lato ci sono gli infrarossi che ugualmente non riusciamo a percepire mentre altri animali sì, come ad esempio i topi, i quali se vengono messi infatti in delle gabbiette rosse credono di essere al sicuro, perché per loro è come se fosse un muro, mentre per noi che non le vediamo è trasparente e possiamo osservarli. Riducendo la lunghezza d’onda si possono ottenere delle informazioni più risolute sul bersaglio che ci poniamo davanti. Il microscopio ottico ha una fonte luminosa, delle lenti che indirizzano il fascio luminoso che si sta aprendo sul nostro campione, il vetrino che arriva agli obiettivi e passa agli oculari e noi lo vedremo. A questo punto prima degli oculari potremo passarlo anche alla fotocamera in modo da non dover trascrivere ma semplicemente fare la foto. L’ingrandimento totale dipende da due porzioni del microscopio, uno è l’obiettivo e va da 4 a 100 bel e dall’altro componente del microscopio che è l’oculare il cui ingrandimento è fisso ed è di 10 bel (?). Dunque, un ingrandimento massimo ottenibile è di 1000 bel, moltiplicando i 10 bel dell’oculare con i 100 bel dell’obiettivo. Con questa modalità di illuminazione che si chiama campo chiaro; alcune strutture che sono trasparenti come le cellule, pertanto, non si vedono perché hanno poco contrasto e quindi si aggiunge una apertura centrale, questo foretto, che determina una diffrazione della luce che va fuori fase si dice e determina a seconda della rifrangenza delle strutture, un contrasto elevato. Questo tipo di osservazione si chiama campo scuro. Un batterio, ad esempio, con questo secondo tipo si riesce ad osservare. L’oculare del microscopio elettronico ed è quello che fornisce l’ingrandimento, al di sotto abbiamo c’è un revolver (perché è proprio come una pistola) con gli obiettivi, che ce ne sono di vari di tipi, quello piccolino è il 4 bel mentre l’altro il 10/20 ed infine quello da 100. A seconda se noi vogliamo aumentare o diminuire l’ingrandimento si gira questo revolver e si cambia l’obiettivo. Abbiamo un tavolino porta oggetti dove andremo a posizionare il vetrino, si blocca qui e per muoverlo c’è questa manopola che viene detta assiale; ci sono due manopole una sopra ed una sotta, c’è una rotella; si chiama assiale perché una permette di mettere a fuoco sul piano delle x e l’altro sul piano delle y. Quindi, si sposta. Una altra cosa fondamentale del microscopio ottico è la fonte luminosa, ovvero una lampada o una luce che ha una determinata lunghezza d’onda. Questa altra manopola che vediamo è quella più grande la macrometrica e quella più piccola la micrometrica e ci permettono di aggiustare, mettere a fuoco sul nostro campione, quindi mettere a fuoco diverse strutture: maggiore sarà la linea di ingrandimento e minore sarà lo spessore della nostra sezione che riusciremo a mettere a fuoco nello stesso momento. Dunque, più volte si dovrà cambiare. Un tessuto è tipicamente trasparente anche perché per essere visualizzate ad un microscopio ottico si deve mettere un vetro sottilissimo, ovvero 5 micrometri di spessore. Per aumentare il contrasto delle cellule dei tessuti o per visualizzarle, studiarle si utilizzano delle colorazioni e questo è fondamentale in istologia. I coloranti possono essere vitali o che richiedono la fissazione. Il colorante vitale è il trypan blue. La maggior parte dei coloranti utilizzati nei preparati istologici richiede che il campione sia fissato e
opportunatamente campionato. Vediamo quali sono i passaggi di un corretto preparato istologico: il primo punto è prendere il campione che ci interessa; quindi, il prelievo che deve essere fatto seguendo dei canoni cercando di non distruggere il campione, cercando di allontanare quanto più tessuto che non ci interessa e preservare il campione. Dopodiché si arriva ad un passaggio fondamentale che è la fissazione, la quale non è altro che il cercare di bloccare chimicamente il campione in quel momento, bloccando qualsiasi tipo di attività che può essere sia batterica che potrebbe comportare la distruzione del tessuto, ma anche divisi interi (?), infatti ad esempio la carne lasciato all’aria dopo un po’ va incontro ad una serie di lacerazioni tipiche sia di processi biologici della carne stessa, ma anche di processi di fermentazione batterica. Con il processo di fissazione noi blocchiamo in quel preciso istante; quindi, il tessuto resterà più o meno in eterno in quel modo. La formalina non è niente altro che un fissatore, usato per esempio per gli animali intagliati, ovvero bloccarli in quel modo. Esistono due tipi di fissativi: le aldeidi, di cui fa parte la formalina, formaldeide che creano dei legami crociati tra le varie proteine e quindi l’elemento è reso più indisponibile all’attacco di enzimi litici e all’attacco batterico; quindi, le proteine come sono in quel momento così resteranno. Infatti, un vetrino se visto tra cinquanta anni sarà esattamente nello stesso modo. Gli alcoli allo stesso modo fissano, come l’etanolo ed il metanolo, ma sono dei fissativi più blandi e creano la coagulazione delle proteine; quindi, se vogliamo andare a vedere in dettaglio un tessuto, questo tipo fissazione non è ottimale ed è da preferire quello con le aldeidi. Esistono poi delle miscele fissative che hanno dei pregi sia dell’uno che dell’altro e che sono quelle più comunemente utilizzate. Osservando questo campione vediamo che è giallo proprio perché il fissativo utilizzato, ovvero il fissativo di Bouin dà questo specifico tipo di colorazione che tende poi a scomparire. Dopo la fissazione il campione deve essere messo in condizioni, il campione deve essere tagliato in sezioni molto sottili, ovvero deve essere incluso in un supporto che dia una rigidità tale da poter esser tagliato poi. Uno dei supporti più utilizzati è la paraffina, ovvero una cera che è solida a temperatura ambiente, ma se riscaldata a 70° diventa liquida (come una candela); il pezzetto viene preso, messo in questo contenitore con della paraffina, che viene riscaldata e fatto raffreddare e così è pronto per essere tagliato. Il taglio viene effettuato per quanto riguarda questo tipo di sezioni ad uno strumento che viene chiamato microtono; si inserisce il blocchetto, c’è una parte mobile, c’è una manovella. Il campione è bloccato. Sezione molto fina di 10000, 10 micron. Sulla parte mobile una volta posizionato, poi incontra una lama e si taglia e la si può mettere sul vetrino ed una volta sul vetrino il campione va colorato e le colorazioni come detto sono diverse a seconda di cosa si vuole evidenziare. La colorazione base è l’ematossilina e anche l’eosina. Questa colorazione sfrutta questi due coloranti che hanno una affinità diversa ai componenti acidi o basici della cellula. Un componente acido, ad esempio, è presente nel nucleo, nei lisosomi. Nel nucleo proprio perché sono contenuti gli acidi nucleici. L’ematossilina che è un colorante acidofilo, cioè lega le sostanze acide, va a colorare le molecole acide che sono presenti nel nucleo, DNA e RNA, di viola/blu. L’eosina al contrario è un colorante basofilo che lega le sostanze cariche positivamente come, per esempio, tutte le proteine del citoscheletro e andrà a marcare il citosol. (Rosa, fucsia) Non c’è solo questo tipo di colorazione perché a seconda dell’affinità agli altri coloranti è possibile evidenziare altre strutture, come per esempio, la tricromica di Masson utilizzo di tre coloranti, ematossilina che dà una colorazione viola, la fucsina per ambienti come il citosol e il blu di anilina che colora le fibre di collagene, si avrà questo nuovo tipo di preparato in cui riusciremo a vedere la matrice extracellulare evidenziata in blu, tessuto connettivo etc., ma esistono anche colorazioni che vanno ad evidenziare la chimica dei componenti acide o neutre che vengono secrete dalla cellula; infatti, si utilizza la colorazione PAS, che sta per acido periodico di Schiff e questa reazione è specifica per le strutture mucipare, quindi è usata per gli epiteli specialmente, come anche nelle ghiandole endocrine o anche nelle porzioni dell’intestino e nel sistema nervoso andremo ad utilizzare anche questa colorazione. L’ematossilina da sola non riesce ad evidenziare il contenuto di una ghiandola e quindi si deve ricorrere al PAS, ma non esistono solo secreti di origine neutra, ma anche di natura acida e quindi con la Alcian si andranno ad evidenziare anche le mucine acide e glicosamminoglicani che sono delle componenti fondamentali del glicocalice e della matrice extracellulare. Poi abbiamo il * , un colorante base, perché immaginiamo che del tessuto vogliamo studiare una singola proteina e la vogliamo evidenziare per una serie di motivazione o un
bruciare il campione, perciò è molto importante, data l’energia molto forte potrebbe carbonizzarlo. Sia per renderlo più elettrondenso che per proteggerlo deve essere metallizzato. Prima viene tolta tutta l’acqua, poi viene fissato e poi viene cosparso uno strato sottile di metallo. Andiamo a vedere solo degli elettroni secondari, ovvero quelli riflessi dalle nostre strutture che vengono convogliati a questi detector e generano l’immagine. (immagine dell’esofago)