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Salute Pubblica: Definizione, Determinanti e Profilassi Infettive, Sintesi del corso di Medicina Preventiva

lineamenti di medicina preventiva; epidemiologia e profilassi delle malattie infettive; vaccinazioni obbligatorie e raccomandate in Italia; profilassi diretta, indiretta e specifica; lavaggio delle mani; disinfezione, sterilizzazione e disinfestazione.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 16/05/2022

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martina-mussari-1 🇮🇹

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IGIENE GENERALE E APPLICATA
PROF. AIDA BIANCO
A. LINEAMENTI DI MEDICINA PREVENTIVA:
1. DEFINIZIONE DI SALUTE E I SUOI DETERMINANTI
- ‘Stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o
infermità’. (OMS)
- Determinanti della salute sono i fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo, di una
comunità o di una popolazione: determinanti non modificabili come sesso, età, patrimonio
genetico; determinanti modificabili quali contesto politico e socio-economico; e determinanti
intermedi quali condizioni materiali (disponibilità di acqua potabile, cibo adeguato, riscaldamento,
strutture igieniche), condizioni socio-ambientali e psicosociali (stress dovuto al lavoro che a lungo
termine può infuire sulle gapacità della stessa persona di gestire situazioni difficili), comportamenti
individuali (fumo, alcol, droghe, attività fisica), coesione sociale (relazioni sociali reciproche di
fiducia e rispetto all’interno della stessa comunità) e sistema sanitario (distanza, possibilità di
accedere alle cure per una questione economica).
2. LA PROMOZIONE DELLA SALUTE: si sviluppa mediante l’educazione sanitaria, avviene
attraverso l’acquisizione di conoscenze e lo sviluppo di abilità orientate alla salute individuale e
collettiva. Si svolge in 5 approcci:
- approccio MEDICO-SANITARIO: imposizione da parte del servizio sanitario di sottoporsi ad una
determinata pratica o procedura, come screening di massa e/o vaccini obbligatori, al fine di
aumentare il tasso di copertura e di protezione della salute, sia per il singolo che per la popolazione;
-approccio COGNITIVO: fornisce informazioni su cause e fattori di rischio di una malattia con lo
scopo di modificare comportamenti nocivi, promuovendo uno stile di vita sano, sia per il singolo
che per la popolazione;
- approccio EDUCATIVO: fornisce conoscenze, in modo neutrale, su rischi o benefici di un
determinato comportamento, con lo scopo da parte delle persone di analizzare i prorpi atteggiamenti
e assumere comportamenti corretti;
- approccio centrato sul DESTINATARIO: si prefigge di aiutare il destinatario ad individuare i
propri bisogni sulla base di uno stile di vita sano.;
- approccio mirato ai CAMBIAMENTI SOCIALI: attraverso comportamenti imposti da parte del
servizio sanitario come divieti di fumo nei luoghi pubblici, cinture di sicurezza, uso del casco, rende
più facile la scelta di salute degli individui.
Metodi per promuovere la salute:
a. comportamenti finalizzati alla salute: immunizzazioni, screening, controllo nascite
b. comportamenti correlati alla salute: abitudine al fumo, all’alcol, dieta, attività fisica, condizioni
correlate allo stress.
Fattori che influenzano il comportamento verso un sano stile di vita:
I. Fattori PREDISPONENTI: precedono il comportamento e forniscono una motivazione.
Conoscenza fornita da educazione sanitaria (es. Frasi sui pacchi di sigarette); valori, conoscenze
elaborate e condivise in gruppo (il fumo fa male); attitudini, atteggiamento che l’individuo sviluppa
a seguito di conoscenza.
II. Fattori FACILITANTI: contesto sociale-ambientale ( facilitano o ostacolano l’adozione di
comportamenti finalizzati alla salute) e abilità ( capacità di compiere azioni che facilitano la
modificazione di comportamenti.
III. Fattori SUPPORTANTI: conseguenza dal comportamento, il miglioramento conseguente alla
modifica comportamentale favorisce la prosecuzione del comportamento sano.
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IGIENE GENERALE E APPLICATA

PROF. AIDA BIANCO

A. LINEAMENTI DI MEDICINA PREVENTIVA:

1. DEFINIZIONE DI SALUTE E I SUOI DETERMINANTI

  • ‘Stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o infermità’. (OMS)
  • Determinanti della salute sono i fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo, di una comunità o di una popolazione: determinanti non modificabili come sesso, età, patrimonio genetico; determinanti modificabili quali contesto politico e socio-economico; e determinanti intermedi quali condizioni materiali (disponibilità di acqua potabile, cibo adeguato, riscaldamento, strutture igieniche), condizioni socio-ambientali e psicosociali (stress dovuto al lavoro che a lungo termine può infuire sulle gapacità della stessa persona di gestire situazioni difficili), comportamenti individuali (fumo, alcol, droghe, attività fisica), coesione sociale (relazioni sociali reciproche di fiducia e rispetto all’interno della stessa comunità) e sistema sanitario (distanza, possibilità di accedere alle cure per una questione economica).
  1. LA PROMOZIONE DELLA SALUTE: si sviluppa mediante l’educazione sanitaria, avviene attraverso l’acquisizione di conoscenze e lo sviluppo di abilità orientate alla salute individuale e collettiva. Si svolge in 5 approcci:
  • approccio MEDICO-SANITARIO: imposizione da parte del servizio sanitario di sottoporsi ad una determinata pratica o procedura, come screening di massa e/o vaccini obbligatori, al fine di aumentare il tasso di copertura e di protezione della salute, sia per il singolo che per la popolazione; -approccio COGNITIVO: fornisce informazioni su cause e fattori di rischio di una malattia con lo scopo di modificare comportamenti nocivi, promuovendo uno stile di vita sano, sia per il singolo che per la popolazione;
  • approccio EDUCATIVO: fornisce conoscenze, in modo neutrale, su rischi o benefici di un determinato comportamento, con lo scopo da parte delle persone di analizzare i prorpi atteggiamenti e assumere comportamenti corretti;
  • approccio centrato sul DESTINATARIO: si prefigge di aiutare il destinatario ad individuare i propri bisogni sulla base di uno stile di vita sano.;
  • approccio mirato ai CAMBIAMENTI SOCIALI: attraverso comportamenti imposti da parte del servizio sanitario come divieti di fumo nei luoghi pubblici, cinture di sicurezza, uso del casco, rende più facile la scelta di salute degli individui. Metodi per promuovere la salute: a. comportamenti finalizzati alla salute: immunizzazioni, screening, controllo nascite b. comportamenti correlati alla salute: abitudine al fumo, all’alcol, dieta, attività fisica, condizioni correlate allo stress. Fattori che influenzano il comportamento verso un sano stile di vita: I. Fattori PREDISPONENTI: precedono il comportamento e forniscono una motivazione. Conoscenza fornita da educazione sanitaria (es. Frasi sui pacchi di sigarette); valori, conoscenze elaborate e condivise in gruppo (il fumo fa male); attitudini, atteggiamento che l’individuo sviluppa a seguito di conoscenza. II. Fattori FACILITANTI: contesto sociale-ambientale ( facilitano o ostacolano l’adozione di comportamenti finalizzati alla salute) e abilità ( capacità di compiere azioni che facilitano la modificazione di comportamenti. III. Fattori SUPPORTANTI: conseguenza dal comportamento, il miglioramento conseguente alla modifica comportamentale favorisce la prosecuzione del comportamento sano.

3. PREVENZIONE PRIMARIA, SECONDARIA E TERZIARIA :

  • Primaria: volta ad impedire che il soggetto sano si ammali riducendo l’esposizione a fattori di rischio. Agisce nello stadio della SUSCETTIBILITÀ’ della malattia, nella quale l’individuo non ha ancora sviluppato la malattia ma è esposto a fattori che ne favoriscono l’insorgenza. Si attua con progetti di educazione alla salute e campagne di sensibilizzazione/informazione dirette verso la popolazione, profilassi immunitaria, interventi sull’ambiente per eliminare o correggere le possibili cause delle malattie, interventi sull’uomo per rilevare e correggere errate abitudini di vita, individuazione e correzione delle situazioni che predispongono alla malattia.
  • Secondaria: ha come obiettivo l’individuazione precoce dei soggetti malati o ad alto rischio per poter ottenere una guarigione o impedire l’insorgenza e la progressione della palattia. Agisce nello stadio SUBCLINICO della malattia, nella quale non si è ancora manifestata clinicamente ma vi sono dei cambiamenti patogenetici. Si attua attraverso test di screening di massa quali, pap-test effettuato dai 25 ai 64 anni nelle donne, previene il cancro alla cervice uterina; mammografia, si effettua dai 50 anni nelle donne e previene il cancro alle mammelle.
  • Terziaria: rivolto a ridurre la gravità e le complicanze di malattie ormai instaurate e sconfina spesso nella terapia. Agisce nello stadio CLINICO nella quale la malattia si evidenza clinicamente, o nello stadio della DISABILITA’ che ha come unico scopo, attraverso la fisioterapia, quello di reinserire il soggetto malato all’interno della società in una condizione vicina a quella prima della malattia. B. EPIDEMIOLOGIA E PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE
  1. EPIDEMIOLOGIA GENERALE DELLE MALATTIE INFETTIVE : Una malattia infettiva è una patologia causata da agenti microbici che entrano in contatto con un individuo, si riproducono e causano un’alterazione funzionale: la malattia è quindi il risultato della complessa interazione tra il sistema immunitario e l'organismo estraneo. I germi che causano le malattie infettive possono sono principalmente a virus, batteri o funghi. Il rapporto che il germe instaura con l’ospite è generalmente di tipo parassitario, per sopravvivere e moltiplicarsi sfrutta alcune funzioni vitali dell’ospite. Il corpo umano, quando viene a contatto con un germe si difende adottando sistemi di mantenimento del proprio equilibrio interno. La prima barriera è costituita dalla cute e dalle mucose, che resistono alla penetrazione dei microrganismi con un’azione antimicrobica in parte di natura meccanica (lacrime, saliva, urine), in parte di natura chimico-fisica (basso ph, acido gastrico). Successivamente il sistema immunitario provvede alle difese contro gli agenti microbici. Il tempo che intercorre tra il contatto tra un microbo e il corpo umano fino all’apparire dei sintomi viene chiamato “periodo di incubazione”, che è diverso a seconda della malattia infettiva e dipende dai rapporti che si instaurano tra il germe e l’ospite. Durante il periodo di incubazione si parla anche di “infezione”, ovvero della presenza di agenti microbici che si riproducono all’interno dell’organismo. L’infezione può decorrere senza sintomi e in quel caso si parla di “infezione asintomatica”. Se invece compaiono dei sintomi, si instaura una “malattia”. Dal punto di vista epidemiologico, le malattie infettive hanno caratteristiche diverse di diffusione, in base alla suscettibilità della popolazione e alla circolazione del germe, una malattie infettiva può manifestarsi in una popolazione in forma:
  • SPORADICA: microrganismo stabilmente prensenti in un territorio confinati nei serbatoi naturali che solo raramente penetrano in un ospite umano dando luogo alla malattia, es.tetano;
  • ENDEMICA: quando l’agente responsabile è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi più o meno uniformemente distribuito nel tempo, es.anemia mediterranea;
  • EPIDEMIA: si verifica quando un soggetto malato contagia più persone ed il numero di casi aumenta rapidamente in breve tempo in un area circoscritta, es.sars-covid2 inizialmente in cina;
  • DISINFEZIONE : eliminazione di microrganismi patogeni presenti su un substrato o in una determinato ambiente, può essere ottenuta chimicamente tramite disinfettanti oppure fisicamente mediante l’uso di calore o radiazioni UV. L’efficacia del disinfettante dipende:
  1. dal tipo di superficie, oggetto o ambiente; in ambito ospedaliero si parla di valutazione del rischio infettivo attraverso la classificazione di Spaulding (1917) per materiali: a) non critici: entrano in contatto con la cute integra, come termometri, manicotti per la PA o elettrodi per ECG, prevede detersione o basso livello di disinfezione; b) semi-critici: entrano in contatto con mucosa o cute non integra, come ad esempio endoscopi, broncoscopi, fibre ottiche o ventilatori meccanici, prevedono la disinfezione chimica di alto livello; c) critici: penetrano in tessuti o cavità normalmente sterili, come strumenti chirurgici, cateteri o protesi, prevedono la sterilizzazione.
  2. dal tipo di microrganismo ed in base allo stesso si stabilisce il grado di disinfezione
  3. dalla concentrazione del disinfettante e dai tempi di contatto
  4. dalla corretta detersione dei materiali da disinfettare
  5. dai fattori ambientali come temperatura
  6. dalla corretta conservazione del prodotto
  7. il disinfettante ideale dovrebbe possedere un’attività rapida, spettro d’azione esteso, attività battericida e germicida, assenza di resistenza o tossicità, non irritante, non corrosivo, facile da usare e possibilmente flaconi monouso. I diversi livelli di disinfezione sono: basso attivo sulla maggior parte dei batteri, virus e funghi, ma non su TBC e spore, es. S. Aureus; medio attivo su tutto lo spettro microbico, tranne che sulle spore, es. Candida; alto attivo su tutto lo spettro microbico anche le spore, es. TBC. Per la disinfezione di basso/medio livello possono essere utilizzati: gli alcoli (alcol etilico e alcol isopropilico) concentrazioni tra il 60% e il 75% efficaci per disinfezione superfici, piano di lavoro, monitor ECG, termometri, questi prodotti non vanno diluiti, applicare con un panno e lasciare agire senza risciacquo, caratteristiche tossicologiche sono corrosivi e irritanti; composti alogenati (fenolo e sodio ipoclorito) efficaci per culle termostatiche, incubatrici, laringoscopi. Per la disinfezione di alto livello vengono utilizzati: aldeidi (formaldeide e glutaraldeide) utile per strumentazione chirurgica e medica, per quei materiali termolabili come sonde, maschere, apparecchiatura per emodialisi, non sono adatti a superfici e piani di lavoro e la loro caratteristica tossicologica prevede irritazione e sensibilizzazione; acido peracetico a basse concentrazioni si può immergere direttamente la strumentazione in un recipiente, al 35% viene utilizzato con un apparecchiatura che gestisce automaticamente le fasi della disinfezione, è adatto per endoscopi e broncoscopi, attivo contro E. Coli, Stafilococchi e Pseudomonas Aeruginosa, caratteristiche tossicologiche corrosivo e irritante.
  • DISINFESTAZIONE : l’insieme di operazioni tendenti alla eliminazione o alla limitazione dei parassiti (artropodi, muridi e malerbe) e dei loro danni.
  • STERILIZZAZIONE : distruzione di tutte le forme viventi, comprese le spore, su un determinato substrato o in un ambiente. Può avvenire mediante: I. mezzi FISICI: calore, radiazione e filtrazione. Il calore è il mezzo più utilizzato per la sterilizzazione, è limitata ai materiali termostabili e può essere utilizzata sotto forma di calore secco o umido. Calore umido è più efficace, prevede l’utilizzo di vapore saturo sotto pressione, agisce provocando reazioni di idrolisi e denaturazione a livello del substrato, il più utilizzato è l’ autoclave camera a pressione che utilizza vapore saturo per ottenere elevate temperature, l’aria viene rimossa per gravità o tramite pre-vuoto, il ciclo classico prevede 121°C per 15 minuti alla pressione di 1atm, è adatta per oggetti in gomma o plastica non termolabile, materiale in tessuto, strumentario chirurgico, oggetti in vetro o metalli

materiali termostabili e terreni di coltura. Calore secco meno efficace, prevede l’utilizzo di aria calda e agisce provocando reazioni di ossidazione i più conosciuti sono il forno Pasteur, l’inceneritore e il becco Bunsen, tutti agiscono per distruzione ossidativa delle proteine, richiedono tempi e temperature maggiori rispetto a quello umido, utile per materiali termolabili che vengono danneggiati dal calore (olii, poveri, oggetti taglienti). Filtrazione rimozione meccanica attraverso filtri dotati di pori, di particelle microscopiche da gas e soluzioni. Radiazioni elettromagnetiche, mediante raggi UV o radiazioni ionizzanti, viene utilizzato per materiale plastico termolabile. II. mezzi CHIMICI: acido peracetico e glutaraldeide. III. mezzi FISICI-CHIMICI: ossido di etilene (per materiale di laboratorio termosensibile come la plastica) e formaldeide vapori (sistema di filtrazione di particelle nocive per la salute).

  • PROFILASSI SPECIFICA : interventi relativi al soggetto sano mediante vaccinoprofilassi o sieroprofilassi.
    • IMMUNOPROFILASSI ATTIVA o Vaccinoprofilassi: prevenzione diretta delle malattie infettive, volta al conferimento di uno stato di resistenza specifica verso i singoli agenti eziologici. I vaccini sono costituiti da microorganismi o da loro parti, privati della capacità patogena ma in grado di stimolare la risposta immunitaria da parte del nostro organismo. Sono oltre venti le malattie infettive che possono essere prevenute con i vaccini. A). Oggi esistono diverse tipologie di vaccini: inattivati, contengono virus o batteri uccisi con il calore o con sostanze chimiche, non si moltiplicano e non causano malattia, i loro antigeni stimolano le difese immunitarie (polio iniettabile, epatite A); vivi attenuati,sono prodotti a partire da agenti infettanti resi non patogeni generalmente con passaggi successivi in colture cellulari, mantengono la capacità di moltiplicarsi nell’organismo ma non sono in grado di causare malattia (MPRV, febbre gialla, TBC, polio orale); a sub-unità, una specifica componente del virus viene rimossa dal microrganismo ed utilizzata per allestire il vaccino (influenzali, meningococco, pneumococco); tossoidi, allestiti inattivando chimicamente la tossina prodotta dai batteri capace di provocare un processo morboso, trasformata in anatossina (difterite, tetano); DNA ricombinante, viene individuata una proteina del microrganismo patogeno, sequenziato il suo genoma ed isolato il frammento di DNA che codifica per la proteina di interesse immunologico, successivamente inserito in un microrganismo non patogeno (E.Coli) per consentire la replicazione del DNA e la conseguente produzione di grandi quantità dell’antigene di interesse (epatite B); reverse vaccinology, sperimentato da Ruoppoli negli anni 90, prevede il sequenziamento dell’intero genoma di un microrganismo patogeno, successivamente i geni codificati vengono sottoposti, mediante software, ad un’analisi che identifica le proteine secrete o espresse sulla superficie esterna del microbo, ovvero quelle facilmente riconoscibili dal sistema immunitario, eliminando le proteine innocue, come ad esempio quelle coinvolte nei processi metabolici, questo processo porta all’identificazione di poche centinaia di geni (600) i quali vengono successivamente clonati, esaminati in provetta o in modelli animali per verificare la capacità di provocare risposta immunitaria ed infine allestito il vaccino, tramite questo processo si riesce ad isolare poche dozzine di antigeni candidati da sottoporre ad ulteriore analisi per lo sviluppo del vaccino non partendo più da una proteina ma dal genoma dei patogeni (meningococco B). B). Le vie di somministrazione dei vaccini: via intramuscolare nel deltoide per l’adulto, nel quadricipite femorale per i neonati. C). Le somministrazioni possono essere singolare o combinati tra loro, il sistema immunitario è in grado di riconoscere ed agire contemporaneamente contro più antigeni.

VACCINAZIONI RACCOMANDATE IN ITALIA SONO 4

3. ANTI-MENINGOCOCCO B :

1° dose dopo 15gg dalla somministrazione dell’esavalente (76°gg di vita), 2° dose dopo un mese dalla prima (106°gg di vita), 3° dose ad inizio sesto mese di vita (151°gg di vita) e 4° dose al 13° mese di vita. Questa vaccinazione non va somministrata insieme ad altri vaccini. Se la vaccinazione viene iniziata dopo il 6° mese di vita è possibile concludere il ciclo con solo 2 dosi, rispettivamente al 7° e al 9° mese. In entrambi i casi è previsto un richiamo dopo il compimento dell’anno di età. I bambini di età compresa tra i 2 e i 10 anni, gli adolescenti dagli 11 anni in su e gli adulti non precedentemente vaccinati ricevono 2 dosi. 3.1 ANTI-MENINGOCOCCO C : 1 sola dose tra il 13° e il 15° mese di vita. 3.2 TETRAVALENTE CONIUGATO ACWY : protegge da 4 diversi sierotipi, viene somministrato nell’adolescenza tra i 12 e i 18 anni di età sia come richiamo per chi è stato già vaccinato contro meningococco C, sia per chi non lo è mai stato.

  1. ANTI-PNEUMOCOCCICA: 3 dosi: 3 mesi, 5 mesi e 11 mesi. E’ raccomandata la somministrazione simultanea con il vaccino esavalente, ma in sede anatomica diversa. In un soggetto sano non si prevedono richiami fino al compimento del 65° anno di vita, in un soggetto ad alto rischio d’infezione da Streptococcus pneumoniae invece, il vaccino potrebbe prevedere un richiamo ogni 5 anni.
  2. ANTI-ROTAVIRUS 3 dosi: la 1° dalla sesta settimana di vita, la 2° entro le 24 settimane e la 3° entro le 32 settimane di vita. Viene somministrata per via orale ed è raccomandata a tutti i bambini; è co-somministrabile con altre vaccinazioni previste per quell’età.
  3. ANTI-PAPILLOMAVIRUS (HPV) Il vaccino contro il virus HPV contiene una sola proteina virale, comune a numerosi ceppi diversi. La sua azione è sostenuta da un sale di alluminio (Gardasil 9) o da un adiuvante (Cervarix). La vaccinazione prevede 2 dosi se avviene prima del compimento del 15° anno di età, in seguito sono necessarie 3 dosi. Vaccino bivalente:
  • da i 9 e 14 anni inclusi, 2 dosi: 1° dose al tempo 0 e 2° dai 5 ai 7 mesi dopo la prima dose;
  • 14 anni, 3 dosi: 1° tempo 0, la 2° dose da 1 a 2,5 mesi dopo la 1° dose e la 3° dose da 5 a 12 mesi dopo la 1° dose. Vaccino quadrivalente:

  • da i 9 ai 13 anni inclusi, 2 dosi: la 1° tempo 0 e la 2° dopo 6 mesi dalla 1°; se la 2° dose viene somministrata prima dei 6 mesi dalla 1° dose, una 3° dose deve essere sempre somministrata. Può essere somministrato anche secondo 3 dosi, la 1° tempo 0, la 2° dose almeno 1 mese dalla 1° dose e la 3° dose almeno 3 mesi dopo la 2° dose (le tre dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno).
  • ≥ a 14 anni, 3 dosi: la 1° a tempo 0, la 2° dose almeno 1 mese dopo la 1° e la 3° dose almeno 3 mesi dopo la 2° dose (le tre dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno).

Vaccino nonavalente:

  • da 9 a 14 anni di età inclusi, 2 dosi: 1° a tempo 0 e la 2° va somministrata tra i 5 e 13 mesi dopo la 1° dose, se la 2° dose viene somministrata prima dei 5 mesi dalla 1° deve essere somministrata una 3° dose. Può essere somministrato anche secondo 3 dosi: la 1° a tempo 0, la 2° dose 1 mese dopo la 1° e la 3° dose almeno 3 mesi dopo la 2° dose (le tre le dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno).
  • ≥ 15 anni, 3 dosi: la 1° a tempo 0, la 2° dose almeno 1 mese dopo la 1° e la 3° dose almeno 3 mesi dopo la 2° dose (le tre le dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno). La protezione immunologica del vaccino supera i 10 anni e pertanto non è attualmente prevista alcuna dose di richiamo. L'infezione da HPV viene facilmente acquisita e per questo motivo è importante somministrare il vaccino prima dell'inizio dell'attività sessuale, anche se la precedente attività sessuale non è una controindicazione alla vaccinazione. Attualmente in Italia il vaccino è raccomandato a tutte le ragazze e i ragazzi nel corso del 12° anno di età.
  • IMMUNOPROFILASSI PASSIVA o Sieroprofilassi: stimolazione della risposta immunitaria attraverso la somministrazione di anticorpi preformati (sostanze simili alle immunoglobuline); questi sieri vengono definiti omologhi se sono ottenuti da sangue umano o eterologhi se ottenuti da sangue animale. È una tecnica che prevede una protezione artificiale immediata di durata limitata, nella quale l’immunità si instaura immediatamente ma la sua protezione dura all’incirca un mese.
  • PROFILASSI INDIRETTA : non si rivolge ad un determinato agente eziologico specifico, ma ricopre la sfera ambientale e quella rivolta alla persona, attraverso interventi generici e non specifici.
  • profilassi indiretta ambientale: indirizzata all’ambiente fisico (mediante depurazione delle acqua e bonifica terreni) oppure all’ambiente sociale (miglioramento socio-assistenziale per gli anziani);
  • profilassi indiretta per la persona: comprende pratiche di educazione, formazione e informazione sanitaria che possono aiutare la persona a prevenire malattie e comportamenti che determinano un elevato rischio di malattia, ad esempio insegnare il lavaggio delle mani (informazione sanitaria) e successivamente spiegare il metodo migliore per lavarseli (formazione sanitaria).
  • LAVAGGIO DELLE MANI : Le diverse metodologie per il lavaggio delle mani sono riferite a situazioni operative differenti:
  • lavaggio sociale: finalizzato alla rimozione dello sporco e della flora microbica transitoria composta da microrganismi che si raccolgono con le mani a seguito del contatto con oggetti o superfici o durante il contatto con il pz. Svolto con l’utilizzo di un normale sapone detergente e acqua di rubinetto, deve durare dai 40 ai 60 secondi. Alternativamente può essere utilizzato il frizionamento delle mani con gel a soluzione alcolica;
  • lavaggio antisettico: serve a debellare rapidamente tutta la flora batterica e infettiva transitoria presente sulle manie e a ridurre ad un livello accettabile i microbi presenti, seppur potenzialmente innocui, della flora residente; generalmente si utilizzano soluzioni a base di Clorexidina o Iodiopovidone, in base ai protocolli aziendali, la procedura deve essere eseguita da 1 a 3 minuti e non deve durare meno di 30 secondi, in modo da permettere all’antisettico di agire in maniera efficace
  • lavaggio chirurgico: ha come obiettivo la riduzione del rilascio di batteri cutanei dalle mani dell’equipe chirurgica per tutta la durata della procedura, in modo che, in caso di ipotetica