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Il ‘68 tra illusione e realtà, Tesine di Maturità di Storia

Tesina di maturità e ricerca storica

Tipologia: Tesine di Maturità

2018/2019

Caricato il 16/10/2019

Ra.B
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Tra realtà e immaginazione
“Siamo realisti, pretendiamo l'impossibile”
Rachele Bezzini
VAE Liceo E. Fermi
2017/2018
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Tra realtà e immaginazione

“Siamo realisti, pretendiamo l'impossibile”

Rachele Bezzini

VAE Liceo E. Fermi

Indice:

_1. Introduzione

  1. Il movimento socio-politico
  2. La nascita della protesta studentesca
  3. La contestazione studentesca in Italia
  4. La contestazione arriva nelle fabbriche
  5. Era Maggio a Parigi
  6. Che cosa resta del '68?
  7. Sitografia_

2. Il movimento socio-politico del sessantotto

Il termine Sessantotto non si riferisce solo all’anno 1968, ma a una più ampia stagione (tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta) di ribellione delle giovani generazioni, attratte dall’ideale di rivoluzionare la società e la politica. Questo movimento di studenti e operai esplose alla fine degli anni Sessanta del Novecento contemporaneamente dagli Stati Uniti alla Francia, dall’Italia alla Polonia, alla Cecoslovacchia, alla Spagna franchista, investendo persino la Svizzera. Occupando le università, le scuole, le fabbriche e le piazze, contestando i valori tradizionali e le istituzioni. Tale contestazione prese di mira sia la società occidentale – e dunque il capitalismo – sia quella di tipo sovietico – e dunque il socialismo nella sua realizzazione storica. Le generazioni nate tra gli anni ’40 e ’50 si formarono nella consapevolezza di una percezione del mondo del tutto diversa rispetto a quella delle generazioni precedenti: dalla fine degli anni 50, i Paesi occidentali hanno avuto uno sviluppo economico straordinario. Lussi impensabili fino a pochi anni prima entrarono nelle case di molti. Le famiglie potevano permettersi di far studiare i figli così migliaia di giovani affollarono le università, che fino a pochi anni prima erano un privilegio per pochi. La terra risultava essere un globo dove gli antichi riferimenti locali, le precedenti divisioni per confini apparivano superate da una realtà passata. Lo sviluppo di un nuovo sistema di telecomunicazioni mondiali, ha permesso una circolazione delle informazioni e delle immagini più veloce e immediata (in quello che viene definito ‘villaggio globale’). La tecnologia ha creato gli strumenti per “rimpicciolire” il mondo, consentendo di concepire l’uomo non più come fortemente legato alla realtà locale, ma come membro della specie umana. La diffusione del benessere nelle società ha spostato l’attenzione sulle questioni connesse alla qualità della vita. Si è passati da rivendicazioni di tipo materialistico a quelle di tipo post- materialistico, e questo è uno dei tratti che differenzia questi nuovi movimenti sociali da quelli

precedenti. 3.La nascita della protesta studentesca I movimenti di protesta studentesca videro l'alba negli Stati Uniti nel 1964 con l'occupazione dell'università di Berkeley da parte degli studenti che contestavano il divieto imposto di fare politica nelle università. Nasce così nelle turbolente settimane di autunno il “Free Speech Movement” (Fsm); San Francisco diventa il laboratorio della nuova “sinistra americana”. Le lotte degli studenti erano contro la guerra del Vietnam, un sanguinoso conflitto che dal 1962 vedeva impegnati gli Stati Uniti, che combattevano l'unificazione tra Vietnam del nord e Vietnam del sud, poiché al Nord vi era un governo comunista, mentre al Sud vi era un governo filoamericano; nacquero molti movimenti femministi i quali richiedevano pari diritti e opportunità per le donne, in oltre erano a favore dei diritti civili dei neri con la formazione del Black Power e quando nel ‘68 fu ucciso Martin Luther King, esponente di questa battaglia, scoppiarono delle vere e proprie rivolte. Il movimento studentesco americano, fu alle sue origini profondamente influenzato dal pensiero socialista e comunista, ma con grandi differenze rispetto a ciò che sarebbe accaduto successivamente in Europa. Con l’ escalation del conflitto nel Vietnam, col crescente invio di truppe regolari a partire dal 1965, ci fu anche un mutamento nelle finalità, sempre molto confuse, dei

passare della furia del momento. Queste contestazioni diedero vita alla Beat Generation , ovvero un movimento artistico, letterario e musicale nato negli anni '50 a San Francisco e New York. Erano ragazzi accomunati dalla scrittura e musica infatti molti di loro pubblicarono libri, poesie e canzoni dove denunciavano l’orrore della guerra del Vietnam e criticavano quelle istituzioni nelle quali non si riconoscevano più. Inoltre consideravano il viaggio come elemento dirompente della monotonia della vita, e strumento per confrontarsi con nuove realtà dell’esistenza. Il viaggio non è inteso solo nella forma materiale di spostamento fisico, ma anche come viaggio "spirituale" tramite l'uso di sostanze stupefacenti e l'abbandono ai piaceri. Gli elementi centrali della cultura "Beat" consistono nel rifiuto di norme, nelle innovazioni dello stile di vita, nella sperimentazione delle droghe, nella pratica dell'amore libero, nell'interesse per la religione orientale e nel rifiuto della vita come puro materialismo e consumismo. Questo gruppo di ragazzi organizzò, anche il concerto di Woodstock tre giorni di musica rock tenutosi nell’Agosto del 1969, in un piccolo paese, Bethel nello stato di New York. Si stima che 500.000 mila ragazzi, cogliendo impreparati gli organizzatori, siano arrivati per sentire i grandi del rock. Ma la cosa più sconvolgente fu che in questi tre giorni si attuò una vera e proprio comunità basata sugli ideali di peace and love” poichè in una situazione che avrebbe permesso saccheggi e risse non avvenne niente.

4.La contestazione studentesca in Italia

In Italia la contestazione studentesca, influenzata dai movimenti emersi in America ma con differenti risvolti, cominciò a Pisa nel Febbraio del 1967 e nel mese di Novembre dello stesso anno si sviluppò a Trento, nel prestigioso istituto di scienze sociali con un grande sit-in da cui scaturì il documento intitolato “L’università è uno strumento di classe” e dove praticamente non si riuscì a tenere nessun corso, perché i suoi locali erano permanentemente occupati. In seguito furono sgomberate e rioccupate anche Palazzo Campana a Torino, la Cattolica di Milano e poi Architettura a Milano, Roma, Napoli. Il movimento di contestazione creò i suoi miti e i suoi leader. Tra i più noti ci furono: Mario Capanna, Salvatore Toscano e Luca Cafiero a Milano, Luigi Bobbio e Guido Viale a Torino; Massimo Cacciari, Toni Negri ed Emilio Vesce a Padova; Franco Piperno e Oreste Scalzone a Roma; Gian Mario Cazzaniga e Adriano Sofri a Pisa. La contestazione Italiana riprende la battaglia contro la guerra del Vietnam e la connotazione classista del sistema dell'istruzione. Nacquero movimenti femministi che richiedevano gli stessi diritti e opportunità dell'altro sesso. L'Università necessitava di una ventata rinnovatrice: nel 1956- gli iscritti ai corsi di laurea erano circa 212.000, mentre dieci anni dopo erano saliti a quota 425.000, per cui quella che era l'Università d'elite diventò Università di massa. L'insegnamento era in mano ai docenti dei corsi importanti e si rivolgevano a una calca di allievi che a stento ne percepivano la voce, era sottovalutata o ignorata l'esigenza di laboratori e seminari che preparassero gli studenti all'attività professionale. Molti professori comparivano solo per le lezioni e con i ragazzi non avevano nessun rapporto umano. Per la soluzione di questi problemi gli studenti si battevano e il governo avrebbe dovuto provvedere (con Università serie in cui gli studenti poveri e bravi fossero stipendiati ed esentati da ogni tassa, con laboratori, biblioteche e aule Milano, Università Cattolica

incontro da cui nacque una “costituente studentesca” aperta a tutti i giovani di sinistra. Così Roma per un mese diventò il centro della contestazione. Mentre la sinistra occupava lettere, i neofascisti si raggrupparono nell’università di giurisprudenza. Di qui attaccavano frequentemente i gruppi di sinistra e questi, per la prima volta, reagirono contrattaccando. Il primo Marzo si arrivò alla Battaglia di Valle Giulia” così chiamata, perché nella sede della facoltà di architettura, avvenne il primo scontro fra studenti e polizia. Dopo un'assemblea notturna il movimento studentesco decise di riunirsi a Valle Giulia il giorno dopo. Quando arrivò si trovò di fronte i blocchi di polizia, così iniziarono gli scontri che durarono per ore, con centinaia di feriti, 228 fermi e 10 arresti. Questa battaglia traumatizzò l’opinione pubblica e divise la stessa sinistra. Pier Paolo Pasolini con una celebre poesia provocatoria si schierò con i poliziotti proletari contro gli studenti borghesi, scrisse: “Avete facce di figli di papà. Vi odio, come odio i vostri papà: buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo, siete pavidi, incerti, disperati. Benissimo; ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte con i poliziotti io simpatizzavo con i poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia, ma prendetevela con la magistratura e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi, per sacro teppismo, di eletta tradizione risorgimentale di figli di papà, avete bastonato, appartengono all'altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe e voi, cari, benché dalla parte della ragione, eravate i ricchi; mentre i poliziotti, che erano dalla parte del torto, erano i poveri.”

La vampata delle prime occupazioni e di Valle Giulia si spense rapidamente e il centro della rivolta universitaria si spostò nei primi di Marzo a Milano. Gli scontri con la polizia furono subito duri e cruenti, si iniziarono a creare i primi comitati di base. Al Politecnico di Milano il preside di Architettura Paolo Portoghesi acconsentì gli esami di gruppo, l'autovalutazione e il 27 sempre garantito. Sempre a Milano, il 12 aprile 1968, il “Corriere della sera” fu assalito da un gruppo di giovani che alzarono le barricate e si scontrarono contro la polizia. Nove giorni dopo "Eugenio Scalfari” prese posizione su “l'Espresso” : “ Questi giovani insegnano qualcosa anche in termini operativi. L'assedio alle tipografie di Springer per bloccare l'uscita dei suoi giornali è un mezzo nuovo di lotta molto più sofisticato ed efficace delle barricate ottocentesche o degli scioperi generali. Ad un sistema "raffinato" si risponde con rappresaglie "raffinate". L'esempio è contagioso. Venerdì sera a Milano un corteo di studenti in marcia per dimostrare sotto il consolato tedesco si fermò a lungo e tumultuando sotto il palazzo del Corriere della Sera. Può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate ormai da lunghissimo tempo a nascondere le informazioni e a manipolare l'opinione pubblica. Ammesso che sia mai esistita, la società ad una dimensione sta dunque facendo naufragio. Chi ama la libertà ricca e piena non può che rallegrarsene e trarne felici presagi per l'avvenire». Nel maggio 1968 tutte le Università, esclusa la Bocconi, erano occupate: nello stesso mese la contestazione si estese, uscendo dall'ambito universitario, a un centinaio di artisti, fra cui Giò Pomodoro, Arnaldo Pomodoro, Ernesto Treccani e Gianni Dova. Occuparono per 15 giorni il "Palazzo della triennale”, ove era stata appena inaugurata l'esposizione triennale, chiedendo la gestione democratica diretta delle istituzioni culturali e dei pubblici luoghi di cultura. Negli stessi giorni gli studenti si avvicinarono al mondo operaio, così che iniziarono a cavalcare l’onda delle contestazione operaie.

dell'agricoltura uccide 12 persone. Il 21 dicembre, con una mediazione, furono accolte quasi tutte le richieste dei sindacati e ritornò una calma apparente. Ma gli operai ottennero alcuni risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, diminuzione delle ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica e gettarono le basi dello Statuto dei lavoratori (siglato poi nel 1970). Sarà l'inizio della strategia della tensione, una sanguinosa catena di stragi che si ripeteranno per tutti gli anni '70 e i cui colpevoli non verranno mai scoperti. Sull'onda della strage di Milano, della quale viene accusato un gruppo di anarchici poi assolti, i contratti vengono firmati prima della fine dell'anno. Lo scontro sociale però non si interrompe neppure così. Negli anni '70 si allargherà ulteriormente, sino a coinvolgere oltre agli operai e agli studenti, praticamente tutti i settori della società civile.

6. Era Maggio a Parigi

Il termine Maggio francese designa in maniera globale l'insieme dei movimenti di rivolta verificatisi in Francia nel maggio-giugno 1968. Questi eventi costituiscono un periodo ed una cesura significativi nella storia contemporanea francese, caratterizzati da una vasta rivolta spontanea, di natura insieme sociale, politica e anche filosofica, indirizzata contro la società tradizionale, il capitalismo, l'imperialismo e, in prima battuta, contro il potere gollista allora dominante. Scatenati da una rivolta della gioventù studentesca di Parigi che si estese al mondo operaio e praticamente a tutte le categorie della popolazione sull'intero territorio nazionale. Il 3 Maggio il cortile della Sorbona viene occupato da 400 manifestanti che si riuniscono senza alcuna violenza. L’Università viene sgomberata con un aggressivo intervento della polizia, che arresta qualche centinaio di studenti. L’intervento delle forze dell’ordine è vissuto assai male dagli studenti, che si credono garantiti dagli statuti universitari. La reazione è immediata e violenta (lanci di sampietrini e poi barricate). Le manifestazioni riprendono dopo l’annuncio delle condanne al carcere degli arrestati, e cominciano a fiorire gli slogan libertari. Ebbe così inizio il Maggio Francese, una quasi-rivoluzione, che dalle università si estese alle fabbriche, facendo scricchiolare la Quinta Repubblica. La situazione precipitò subito: il 7 e l’8 grandi cortei attraversarono Parigi; il 10 nel Quartiere

7. Tragica illusione o vera rivoluzione?

A mezzo secolo dalla contestazione che ha fatto il giro del mondo si continua a discutere di quello che ha significato, di quello che ha lasciato. Una rivoluzione senza precedenti: riuscita? o fallita? Molti storici e intellettuali parlano di una “Finta rivoluzione” senza dei risvolti effettivi a livello politico. In effetti tutto il movimento, ebbe scarso influsso sulle politiche reali seguite dai governi. Il ‘68 sul piano elettorale italiano fu del tutto inconsistente: si formarono dei piccoli gruppi extraparlamentari, ma che si esclusero quasi subito dalla sinistra di maggioranza. In pratica tutti si aspettavano quella mitica rivoluzione che avrebbe spazzato via la falsa democrazia, ma che non arrivò. In America le dimostrazioni contro la guerra del Vietnam non produssero alcun effetto immediato, ma proprio negli anni seguenti aumentò il numero delle truppe e la fine della guerra fu gestita dal repubblicano Nixon e non ebbe niente a che fare con la contestazione del ‘68. Molti giornalisti parlano di un crollo del principio di autorità col pretesto di abbattere l’autoritarismo, lo sfilacciamento della responsabilità per cui vale più un’idea fantasiosa ma sconclusionata, che non la serietà di un progetto. Anni di violenze e rivolte che hanno solamente portato un sistema di contro-valori che abolisce il merito, rinnega la tradizione, denigra la competenza. Altri invece non credano che sia stato tutto cosi spregevole, in effetti più che di una rivoluzione politica parlerei di una rivoluzione culturale e che ad oggi possiamo sempre vedere gli effetti nelle nostre vite. Credo che molto spesso si tenda a ricercare una sola causa e rendere i fatti molto lineari quando invece questo particolare momento storico sia stato caratterizzato da passaggi contraddittori e ineguali. In effetti possiamo analizzare diversi tipi di ‘68, in Italia inizia nel ‘67, in America ci sono accenni già nel ‘64 e in Francia solamente nel Maggio del ‘68 senza prendere in esame tutto ciò che è accaduto nel resto del mondo. Ma in ogni paese e ancor di più in ogni città ha avuto svolte diverse. La mancanza di questo movimento è stata nel riproporsi effettivamente alle vecchie istituzioni, al cercare effettivi programmi politici, ha eliminato sistemi autoritari ha lavorato contro l’autorità, contro il potere. Ma il potere è ineliminabile, ma non sopporta il vuoto, può variare il modo di esercitarlo, ma non essere abolito per decreto. Il '68 sicuramente ha cambiato l'Italia in profondità, ha perso politicamente, ma la radice profonda del '68 che era una rivoluzione totale dei costumi, era spazzare via la tradizione di un popolo ha vinto. A questa considerazione alcuni rispondono che tutto ciò sarebbe successo comunque, tutto

ciò si è però concretizzato e incarnato attraverso quel fenomeno che è stato il ’68. Alla fine è riuscito a cancellare in parte quel vecchio mondo che reclamava la fine del colonialismo, della segregazione razziale, dell’ineguaglianza a ovest e dell’oppressione a est. Il modo di intendere il rapporto con gli altri e con noi stessi, quelli che oggi si chiamano “processi di soggettivazione” sono cambiati. In Italia solo dopo il ‘68 è possibile divorziare e abortire. Grazie all’attività dei movimenti femministi, la legge sul divorzio venne approvata il 1° Dicembre n. 898 - “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” ; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n.352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l'introduzione del divorzio. La legge sull’aborto viene introdotta solamente nel 1978 chiamata "Legge 22 maggio 1978, n.194 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza” , meglio nota come Legge 194, è la legge in vigore in Italia che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'aborto. In oltre come dimenticare le grandi modifiche in ambito lavorativo con la legge del 20 maggio 1970, n. 300, meglio conosciuta come statuto dei lavoratori ; contenente “norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Introdusse importanti e notevoli modifiche ad oggi di fatto costituisce, a seguito di minori integrazioni e modifiche, l'ossatura e la base di molte previsioni ordinamentali in materia di diritto del lavoro in Italia. Credo sia doveroso affermare che il ‘68 ha cambiato le nostre vite e credo anche in meglio, un’occasione, avrebbe potuto costituire il sessantotto, non solo per la riscossa di quelle classi più disagiate che videro i propri diritti riconosciuti, ma anche per creare un senso aggregativo maggiore, che durasse nel tempo, oltre le divisioni politiche e geografiche. Lo spirito di quell’anno, tuttavia, non durò e la radicalizzazione dei conflitti di parte portò alle conseguenze nefaste che tutti conosciamo. E di cui, forse, la nostra Unità paga le conseguenze ancora adesso, se pensiamo alla fine che hanno fatto i famosi “sessantottini” che ad oggi sono immersi in quel sistema tanto criticato da loro. In effetti la fine del vecchio mondo, in tutto l’Occidente, non ne inaugurava uno nuovo. In questo senso ha ragione chi vede nel Sessantotto più l’esaurimento di qualcosa che la nascita di un’altra. Ma di quell’anno, di quel tempo, restano gli spazi di libertà conquistati e mantenuti: se adesso la minigonna può tornare e andarsene, anno dopo anno, secondo il capriccio degli stilisti, ma nell’indifferenza generale, è perché la provocazione sessantottesca vinse.