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Il gioco dei Bambini, Appunti di Metodologia del gioco

-Riassunto Completo del libro.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 04/03/2023

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marika-costa-1 🇮🇹

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IL GIOCO DEI BAMBINI
Il gioco è un elemento fondamentale per formare il
bambino nell’aspetto cognitivo, sociale, affettivo e
comunicativo.
L’attività ludica permette di sviluppare determinate
attività nella scuola e fuori dalla scuola.
Il gioco è in grado di:
- Sviluppare il pensiero
- Leggere i significati simbolici
- Da accesso alle abilità intellettive di astrazione:
permette di cogliere le inferenze (le cose non dette
espressamente).
Il gioco ha anche un valore PSICOLOGICO: attraverso il
gioco il bambino impara a gestire le proprie ansie,
frustrazioni e impara a gestire i propri desideri: cioè
capisce ciò che gli può piacere.
MODELLO ECOLOGICO DEL GIOCO: questo modello è stato
proposto da Bornstein ed è caratterizzato da un’elevata
variabilità individuale che si spiega tenendo conto
dell’interpretazione di diversi fattori, alcuni distali
(condizioni socio-economiche della famiglia, cultura di
appartenenza…), altri prossimali (caratteristiche personali
dei genitori).
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IL GIOCO DEI BAMBINI

Il gioco è un elemento fondamentale per formare il bambino nell’aspetto cognitivo, sociale, affettivo e comunicativo. L’attività ludica permette di sviluppare determinate attività nella scuola e fuori dalla scuola. Il gioco è in grado di:

  • Sviluppare il pensiero
  • Leggere i significati simbolici
  • Da accesso alle abilità intellettive di astrazione: permette di cogliere le inferenze (le cose non dette espressamente). Il gioco ha anche un valore PSICOLOGICO: attraverso il gioco il bambino impara a gestire le proprie ansie, frustrazioni e impara a gestire i propri desideri: cioè capisce ciò che gli può piacere. MODELLO ECOLOGICO DEL GIOCO: questo modello è stato proposto da Bornstein ed è caratterizzato da un’elevata variabilità individuale che si spiega tenendo conto dell’interpretazione di diversi fattori, alcuni distali (condizioni socio-economiche della famiglia, cultura di appartenenza…), altri prossimali (caratteristiche personali dei genitori).

Altri fattori che determinano il gioco simbolico dipendono da componenti biologiche e psicologiche (età, genere, maturazione, abilità motorie, linguistiche, condizioni fisiche.) Il risultato della combinazione di questi elementi dà vita al gioco simbolico che porta il bambino a trovarsi in una realtà sospesa la quale porta il bambino che fa gioco simbolico ad entrare a conoscere il mondo reale. Anche la presenza degli adulti è un fattore importante, essi portano nel gioco dei bambini modelli, idee ed esperienze. Gli studi portano a conclusioni interessanti:

  • Nel momento in cui io gioco se ho determinate abilità linguistiche, la qualità del gioco sarà più ricca.
  • Le bambine hanno un livello di gioco simbolico più avanzato.
  • Tutte le figure di riferimento con cui il bambino ha a che fare influenzano il gioco simbolico del bambino (genitori, pediatra, logopedista). Il gioco può essere definito sulla base di tre diversi caratteri distinti:
  • Disposizione psicologica
  • Insieme di comportamenti osservabili
  • Contesto all’interno del quale osservare il verificarsi di particolari fenomeni.
  1. NON LETTERALITA’: a differenza di altre attività, ancorate alle caratteristiche fisiche delle cose, nel gioco il bambino può esplorare nuovi possibili significati trattando gli oggetti COME SE FOSSERO QUALCOS’ALTRO, non si dà all’oggetto il suo significato letterario, i bambini quando giocano a “far finta di” sono consapevoli di agire a un doppio livello: reale e immaginario.
  2. LIBERTA’ DAI VINCOLI: le regole, se ci sono, non sono già date, ma vengono negoziate dai giocatori stessi, che si accordano su come giocare (il bambino le regole se le dà ma decide lui come darsele, se cambiarle in itinere…).
  3. COINVOLGIMENTO ATTIVO: ogni tipo di gioco richiede un impegno da parte del giocatore, il carattere attivo del gioco lo differenzia da altri stati passivi, come l’ozio, il fantasticare. Il bambino è partecipe quando è coinvolto nella partecipazione, nello svolgimento, nella motivazione. Citando l’ICF: la classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute elaborato dall’organizzazione mondiale della sanità nel 2001. Esso è un modello bio-psicichico-sociale che spiega come il costrutto di funzionamento umano è l’interazione positiva

tra le caratteristiche dell’ambiente in cui questa persona vive e le caratteristiche personali. Ci spiega come ognuno di noi funziona bene se è in interazione positiva con l’ambiente in cui vive. Quindi il bambino funziona bene se l’interazione tra lui, le sue caratteristiche e l’ambiente in cui vive è positivo. I comportamenti specifici cambiano notevolmente in funzione delle caratteristiche dell’ambiente, il contesto dunque non è un fattore esterno al gioco, ma ne costituisce una componente intrinseca. Definendo il gioco come una serie di comportamenti osservabili, diversi psicologi si interrogano sul come i bambini attivino questo gioco simbolico e si sviluppano diverse teorie. Il primo esempio di questa strategia di definizione è stata fornita da PIAGET, il quale ha classificato i giochi secondo uno schema evolutivo, tratta del gioco all’interno delle sue teorie delle tappe di sviluppo del bambino perché afferma che il gioco E’ UN’ATTIVITA’ MENTALE. PERCHE’ PIAGET CONSIDERA IL GIOCO UN’ATTIVITA’ MENTALE? Mentre gioca il bambino sviluppa le sue attività cognitive, per questo il gioco deve essere inserito nella scuola, perché lo aiuta nel suo percorso di crescita e maturazione.

L’allievo quindi mentre gioca ASSIMILA l’attività esterna e poi la ACCOMODA (se la aggiusta) cioè la adatta alle sue motivazioni e al suo mondo interiore. Piaget dice che il gioco si evolve, si affina, cambia. Il gioco serve al bambino per passare dalla fase della teoria di Piaget che chiama FASE DEL CONCRETO (Ciò che vedo, tocco e sento) alla FASE DELL’ASTRATTO. Il gioco ha anche la funzione di permettere al bambino di passare dal suo egocentrismo totalizzante dei primi anni di vita alla socialità (non prima dei 5 anni).