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-Riassunto Completo del libro.
Tipologia: Appunti
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Il gioco è un elemento fondamentale per formare il bambino nell’aspetto cognitivo, sociale, affettivo e comunicativo. L’attività ludica permette di sviluppare determinate attività nella scuola e fuori dalla scuola. Il gioco è in grado di:
Altri fattori che determinano il gioco simbolico dipendono da componenti biologiche e psicologiche (età, genere, maturazione, abilità motorie, linguistiche, condizioni fisiche.) Il risultato della combinazione di questi elementi dà vita al gioco simbolico che porta il bambino a trovarsi in una realtà sospesa la quale porta il bambino che fa gioco simbolico ad entrare a conoscere il mondo reale. Anche la presenza degli adulti è un fattore importante, essi portano nel gioco dei bambini modelli, idee ed esperienze. Gli studi portano a conclusioni interessanti:
tra le caratteristiche dell’ambiente in cui questa persona vive e le caratteristiche personali. Ci spiega come ognuno di noi funziona bene se è in interazione positiva con l’ambiente in cui vive. Quindi il bambino funziona bene se l’interazione tra lui, le sue caratteristiche e l’ambiente in cui vive è positivo. I comportamenti specifici cambiano notevolmente in funzione delle caratteristiche dell’ambiente, il contesto dunque non è un fattore esterno al gioco, ma ne costituisce una componente intrinseca. Definendo il gioco come una serie di comportamenti osservabili, diversi psicologi si interrogano sul come i bambini attivino questo gioco simbolico e si sviluppano diverse teorie. Il primo esempio di questa strategia di definizione è stata fornita da PIAGET, il quale ha classificato i giochi secondo uno schema evolutivo, tratta del gioco all’interno delle sue teorie delle tappe di sviluppo del bambino perché afferma che il gioco E’ UN’ATTIVITA’ MENTALE. PERCHE’ PIAGET CONSIDERA IL GIOCO UN’ATTIVITA’ MENTALE? Mentre gioca il bambino sviluppa le sue attività cognitive, per questo il gioco deve essere inserito nella scuola, perché lo aiuta nel suo percorso di crescita e maturazione.
L’allievo quindi mentre gioca ASSIMILA l’attività esterna e poi la ACCOMODA (se la aggiusta) cioè la adatta alle sue motivazioni e al suo mondo interiore. Piaget dice che il gioco si evolve, si affina, cambia. Il gioco serve al bambino per passare dalla fase della teoria di Piaget che chiama FASE DEL CONCRETO (Ciò che vedo, tocco e sento) alla FASE DELL’ASTRATTO. Il gioco ha anche la funzione di permettere al bambino di passare dal suo egocentrismo totalizzante dei primi anni di vita alla socialità (non prima dei 5 anni).