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Prime strutture assistenziali
per
rispondere alla situazione
precaria che
riguardava i bambini
Nascono nei primi dell’ orfani e le
moltissime madri che
lavoravano e
che avevano
bisogno di
aiuto da parte di
strutture
statali per rispondere a
questi
bisogni.
Ferrante Aporti
Primo autore che ha dato importanza alla realizzazione di
servizi educativi 0-3 anni. Realizzò ed apri nel 1830 un asilo
per l’infanzia.
facciamo riferimento anche a Ernesto Soncini iniziatore dell’Istituto per lattanti forme assistenziali per sostenere famiglie che vivevano in difficoltà economiche. 1
SOLO NEI PRIMI DEL CON
Luigi Credaro
si comprese l’importanza di avviare corsi di formazione per queste figure professionali (educatrici).
Nacque la prima casa dei bambini
GRAZIE A Maria Montessori
con la L. n. 1044 si passa da istituti di
natura
assistenziale a istituti educativi
cosiddetti nidi
moderni
strutture che ospitano i bambini da 3 mesi a 3 anni suddivisi in 3 sezioni: 1- piccoli; 2-medi; 3- grandi. Figure professionali al nido educatrici coordinatore pedagogico personale cucina personale addetto all’igiene psicologo
obiettivi FASE III la scelta dei metodi FASE IV verifica IMPORTANTE è l’organizzazione degli spazi: Spazio della lettura Spazio psicomotorio Spazio gioco simbolico Spazio del pranzo Spazio delle attività laboratoriali Spazio per il cambio.
All’ interno del nido abbiamo: Attività di routine=
sono quelle che si presentano tutti i giorni
Attività strutturate = quelle che
possono variare nel corso dei giorni LA SCALA SVANI scala di valutazione che consente di acquisire gli strumenti necessari a pianificare attività educative e a progettare interventi adeguati
per il benessere, la crescita e lo sviluppo dei bambini. La struttura della Scala Svani consta di 37 items divisi in 7 aree di interesse:
- Arredi e materiali (a disposizione dei bambini)
- Routine (cura)
- Ascoltare e parlare
- Attività
- Interazioni
- Organizzazione delle attività
- Bisogni degli adulti. Apprendimento musicale
Edwin Gordon musicista e didatta
americano sostiene che l’esposizione del bambino alla musica soltanto attraverso i mezzi musicali tendono a far diventare il bambino un ascoltatore passivo. È importante che vi siano altri stimoli musicali (strumenti musicali, voce) affinché il bambino non sia un ascoltatore passivo all’ interno della comunicazione musicale. Quindi per l’autore è importante il canto diretto di brani melodici e ritmici. Il canto per Gordon rappresenta il metodo più adatto per favorire la sensibilità musicale dei bambini. Gordon affianca al concetto di canto due concetti fondamentali: 1- la varietà dei brani che si propongono ai bambini; 2- la complessità. Attraverso queste due componenti si ottiene quello che rappresenta la parte più significativa della Teoria di Gordon L’ AUDIATION. fattore che determina la capacità di
appropriati e si fonda sull’ autoconsapevolezza.
- Motivazione di sé stessi che consiste nella capacità di dominare le emozioni per raggiungere un obiettivo. Rappresenta anche un’abilità fondamentale per analizzare l’attenzione.
- Riconoscimento delle emozioni altrui o empatia L’ empatia è fondamentale nella relazione con gli altri, costituisce un’ulteriore capacita basata sulla consapevolezza.
- Gestione delle relazioni Tra le attività relazionali rientra la capacità di gestire le emozioni. Condizione per entrare in sintonia con gli altri è una certa calma interiore i cui incerti segni emergono intorno ai due anni. Goleman sostiene che gli insegnamenti emozionali che apprendiamo da bambini plasmino i nostri circuiti emozionali rendendoci più o meno abili nella gestione degli elementi fondamentali dell’intelligenza emotiva. L’ infanzia è considerata come una tappa fondamentale per stabilire le essenziali inclinazioni emozionali. Diverse sono le funzioni delle emozioni. Possiamo parlare di: una funzione adattiva attraverso l’esperienza emotiva il soggetto può valutare la situazione modificata a livello ambientale riadattandosi a tali mutamenti.
una funzione cognitiva le emozioni positive o negative permettono una valutazione diversa delle situazioni ambientali. Solo le emozioni che compaiono nei primi mesi di vita sono indipendenti da una valutazione di tipo cognitivo. Altro contributo importante è quello di Arnold Gesell psicologo e pediatra americano, noto per le sue ricerche e contributi nel campo dello sviluppo del bambino. Intorno alle 4 settimane il bambino è relativamente stabile e calmo. Intorno alle 8 settimane compaiono i piani motivati. Intorno alle 16 settimane nei vocalizzi si osserva una certa contentezza. A 28 settimane appare il sentimento d’ affetto. A 44 settimane il bambino appare più timoroso e quindi piange più spesso. Intorno a 12 mesi appaiono i primi scambi sociali sottoforma di giochi. Intorno a 18 mesi diventa di solito più turbolento e più impulsivo e emotivamente instabile. Intorno ai 21 mesi invece dimostra per le sue cose un senso di proprietà. Intorno a 22 mesi il bambino assume una diversa posizione rispetto al gioco. Intorno a 24 mesi l’equilibrio affettivo del bambino invece migliora, la sua voce può assumere intonazioni diverse e comunicare dolcezza e tenerezza. Intorno ai 30 mesi il bambin diventa più esigente nelle manifestazioni degli affetti ed è egoista. Le prime esperienze di manipolazione
del nido è il raggiungimento di un’acquisizione il più possibile consapevole del proprio corpo nello spazio, nel tempo, nel movimento ecc. La psicomotricità funzionale lavora con il bambino, valorizzando ciò che egli sa fare. Lo sviluppo del linguaggio completa la percezione e l’azione, e l’evoluzione psicomotoria influenza la maturazione e l’evoluzione del linguaggio. Tra le varie motivazioni della psicomotricità funzionale vi è la “voglia” di movimento che esprimono i bambini, il bisogno di scaricare e contenere la loro naturale pulsionalità di passare dal vissuto al percepito. In psicomotricità funzionale è necessario porre delle regole che derivano dalla realizzazione di un patto tra adulto e bambino:
aiutare il bambino a mettersi al centro del proprio agire;
aiutare i bambini ad essere più coscienti delle proprie azioni; dare molta importanza all’ascolto di sé e degli altri. Il principio generale della psicomotricità funzionale è quello di sollecitare il bambino a disporre di un’immagine del corpo operativo.
Il mare delle meraviglie È una vasca di forma
particolare piena di palline piccole colorate. Essa può offrire una grande quantità di stimoli: -diventa un contesto relazionale e la pallina un oggetto da scambiare.
- La massa avvolgente delle palline diventa “l’abbraccio che contiene”.
- L’ambiente dove il bambino si rilassa e dove può stare anche da solo per elaborare le prime forme di pensiero.
- Per i bambini piccoli è la tana che dà senso di protezione e conforto.
- È una stimolazione sensoriale globale che induce alla distensione attraverso il massaggio prodotto dalle palline.
- Diventa un mediatore, facilitatore tra il bambino e il mondo esterno -> permette di differenziarsi dall’altro. L’educazione psicomotoria parte dal gioco spontaneo del bambino, cercando di fornire un ambiente che stimola diverse
possibilità esperienziali. Lo sviluppo di un’esperienza in psicomotricità funzionale va dalla fase iniziale sensomotoria (correre, saltare...), alla graduale formazione di giochi sempre più socializzati/socializzanti stimolati dai materiali a disposizione. Esperienze significative del nido
- IL COLORE E IL SEGNO;
- IL GIOCO DEL COLLAGE;
- GIOCHI DI CARTA;
- GIOCHI DI CUCINA;
- I BURATTINI AL NIDO;
- I LIBRI E LA LETTURA;
- L’ALFABETO DELL’IMMAGINE;
- le attività relative alla conoscenza e all’uso del linguaggio grafico e del colore rappresentano uno dei versanti significativi dell’esperienza dei bambini nel nido. I bambini devono avere la possibilità di conoscere ed usare i linguaggi, attraverso la sperimentazione autonoma e condivisa. In un gruppo di quattro-sei bambini è più facile osservare, sostenere gli apprendimenti e incoraggiare la libera espressione di ognuno. È poi evidente che in questa dimensione il bambino può essere davvero costruttore dei propri apprendimenti e farlo insieme agli altri. L’influenza reciproca stimola l’imitazione, ma anche la sperimentazione e la scoperta. I primi incontri con il colore devono mettere a disposizione del bambino un colore non solo da vedere, ma anche da toccare, spargere sul foglio e prima ancor addosso in quanto suscita nel bambino forte stupore e piacere sensoriale e motorio. Iniziare la conoscenza del colore con materiali naturali o con colori manipolabili e atossici, incoraggiando l’uso delle mani, Malaguzzi in “Nostalgia del futuro” racconta i diversi piaceri che il bambino trova nel disegnare: piacere motorio e cinetico, visivo, tattile, emotivo.
perché non sporca, è morbida, si bagna, si trasforma. L’uso di questo materiale facilita una spontanea espressione motoria del bambino, che va a sperimentare le possibilità che tale oggetto offre, dal manipolare, al modellare e all’uso che di questo si può fare per entrare in rapporto con gli altri. I progetti proposti sono stati:
- Giochi con rotoli di carta (sui cuscini, nel mare delle meraviglie) L’esperienza si è svolta in due diversi spazi del salone predisposto per il gioco -> Nel primo contesto ludico i bambini trovano in un angolo grandi cuscini colorati, sui quali sono stati posti vari rotoli di carta igienica. Inizialmente i bambini hanno avuto lo stesso atteggiamento: tutti si sono seduti sui cuscini, guardando con stupore l’educatrice e i rotoli di carta, dopo ne hanno preso uno, hanno iniziato a costruire delle torri e solo successivamente a svolgerlo, ricercando l’approvazione dell’adulto. Alcuni stappano il rotolo in piccoli pezzi, altri lo srotolano tirandolo in aria e così inizia il gioco che ha interessato tutto il gruppo. La seconda situazione di gioco si è svolta all’interno del mare delle meraviglie, riempito dalle educatrici con una grande quantità di carta igienica, in mezzo alla quale i bambini sono stati invitati ad entrare a piedi nudi. Subito alcuni hanno iniziato a giocare con essa lanciandola in aria, mente altri si divertivano a lanciarla l’uno contro l’altro. Tale esperienza termina con il gioco del cucù: le educatrici ricoprono il mare con larghe strisce di carta, sotto le quali i bambini devono stare seduti e in silenzio, fino al via dell’adulto. A questo punto si alzano e strappano la carta usando pugni, calci, teste...
- Carta bagnata In giardino i bambini trovano predisposti alcuni tavoli con sopra vari rotoli di carta igienica e una bacinella con l’acqua. Senza alcun suggerimento, iniziano a staccare dai rotoli dei pezzetti di carta e li mettono all’interno della bacinella. Di tanto in tanto si soffermano, lasciano il rotolo da parte ed immergono le mani nel contenitore. Giocano con grande impegno, in un silenzio quasi totale ed il loro interesse sembra rivolto solo a strappare, bagnare, immergere e strizzare il materiale. Quando la carta è ormai bagnata, manipolata, l’educatrice propone di fare con essa delle palle più o meno grandi, di
allinearle sul tavolo e poi lanciarle contro alcuni fogli appesi al muro esterno del nido. Prima vicino, poi più lontano e infine ancora di più, correndo al “tre” di un bambino, tra grida e risate tutti lanciano le palle. Durante il gioco si sono accorti che le palle rimanevano attaccate più a lungo se lanciate direttamente sul muro o sopra i vetri della finestra.
- Carta bruciata Al progetto “carta bruciata” partecipano contemporaneamente i tre gruppi dei bambini. Questa esperienza si svolge nel giardino del nido. A ciascuno viene dato un rotolo di carta igienica che, dietro suggerimento dell’educatrice, viene spezzettato dentro un braciere, fino a riempirlo del tutto. Un piccolo gruppo viene coinvolto nella costruzione di torce, che serviranno a dar fuoco alla carta. Solo pochi accettano di tenere in mano la “torcia infuocata”, mente gli altri in silenzio sembrano interessati. Quando le prime fiamme cominciano ad alzarsi, notiamo attimi di esitazione, ma la curiosità e l’entusiasmo hanno quasi subito il sopravvento sulla paura, e così tutti iniziano a ridere e battere le mani. Quando l’intensità delle fiamme è quasi scomparsa, ci riavviciniamo al braciere per vedere cosa è accaduto e alcuni notano subito che la carta non c’è più. Appena il materiale si è raffreddato, le educatrici invitano i bambini a toccarlo e quando vedono che le loro mani tingersi di nero e tutti si stupiscono. Usando quella sostanza, ci divertiamo a lasciare tracce ed impronte su dei fogli bianchi attaccati al muro esterno dell’edificio insieme ad uno specchio. Infine ci trucchiamo: ogni bambino si tinge il viso di nero guardando la propria immagine allo specchio. Sorgono spontaneamente interazioni ludiche tra coppie di bambini.
- I giochi in cucina offrono al bambino la possibilità di fare esperienze sensoriali, scientifiche, relazionali e sociali. Manipolare, annusare, assaggiare è conoscere le cose, è scoprire il cambiamento, è rapportarsi alla realtà. Far finta di essere la mamma che cucina, dar da mangiare alle bambole sono azioni che hanno grande importanza per l’acquisizione da parte dei bambini dei concetti, dei ruoli, delle regole del mondo.
nido, i burattini risultano strumenti di forte valenza simbolica. Il burattino da voce alla fantasia e aiuta a rappresentare la realtà per le sue caratteristiche di oggetto mezzo vero e mezzo finto. Grazie al gioco del “far finta” si può osservare come il bambino riviva le proprie esperienze, come interpreti ruoli adulti e come rivive situazioni, persone, oggetti che ci creano angoscia, riuscendo nel gioco a rispondere in maniera positiva alle difficoltà e sconfiggere le proprie paure. L’esperienza coinvolge una sezione dell’asilo nido, circa 10 bambini, e si è svolta nell’arco di due mesi. Come storia scelgono la fiaba russa “La Barbabietola gigante”, costruita con sei personaggi, figure umane e animali e una barbabietola. In una prima parte abbiamo letto la fiaba più volte insieme ai bambini e in momento e stili diversi. La seconda fase di realizzazione dell’esperienza ha previsto la costruzione dei burattini e che altri attori entrassero in gioco: i nonni. La fiaba è quindi stata ripresa con i nonni e raccontata così che, una volta nota a tutti, si è potuto passare alla costruzione dei personaggi, venendo aiutati da tre nonne sarte e una lettrice. Lo spettacolo ha avuto come spettatori i bambini del nido e i nonni che hanno realizzato l’esperienza. Successivamente lo spettacolo e tutta l’esperienza, documentata con fotografie e diapositive, sono stati condivisi con le famiglie.
- Le diverse attività riguardano anche l’uso dei libri, contenuti in apposite librerie a cui i bambini accedono autonomamente. Le educatrici hanno voluto fare un progetto che prevedesse l’uso del medesimo libro nei tre gruppi. Il testo è quello di “Arcobaleno il pesciolino più bello di tutti i mari”. La motivazione di questa scelta è determinata da più fattori:
- Il testo si trova in vari formati ed edizioni.
- Ogni formato presenta una diversa complessità del testo che peraltro non ne snatura il contenuto.
- Il testo è ricco di immagini.
- La congruità tra immagine e testo scritto.
- Il messaggio dato dall’autore è significativo perché vuol far capire ai bambini il valore della generosità. Per il gruppo dei piccoli, abbiamo acquistato due pesci rossi che sono stati osservati, curati e accuditi quotidianamente. Sono stati coinvolti diversi campi di esperienza attraverso specifici percorsi: I. IL LIBRO LETTO In piccolo gruppo sul tappeto dell’angolo della lettura l’adulto ha letto le immagini cercando di utilizzare un linguaggio semplice. L’adulto ha costruito attraverso il racconto il legame tra le immagini ed ha orientato i bambini a riconoscere e denominare gli elementi. II. IL LIBRO GIOCATO Utilizzando il lavandino rettangolare del bagno, riempito di acqua, vi abbiamo tuffato il libro plastificato del pesce arcobaleno. Abbiamo letto e commentato le immagini con il libro immerso nell’acqua. III. IL MARE DA TOCCARE Nella vasca della manipolazione è stato ricreato l’ambiente dove si svolge la storia di Arcobaleno. I bambini hanno giocato con i pesci di spugna colorata, preparati dalle educatrici, e con il polpo. Si è proposta una semplice rappresentazione della storia, orientando l’attenzione sulle caratteristiche dei personaggi. IV. UN MARE DI PITTURA Sempre con il sostegno del libro, abbiamo dipinto il mare di Arcobaleno con l’utilizzo di idropittura blu e bianca, manipolandola e stendendola su un cartoncino. V. METTIAMO I PESCI NEL MARE Con l’utilizzo della colla, i bambini hanno attaccato sul mare dipinto in precedenza delle sagome colorate di pesci e la sagoma blu scuro del polpo.
Abbiamo ripetuto l’esperienza anche nel gruppo dei grandi. I bambini hanno dimostrato interesse per la lettura e dopo hanno iniziato a fare domande sui personaggi della storia. Successivamente si sono proposte varie situazioni di esperienza che hanno coinvolto, oltre all’area linguistica e comunicativa, l’area corporea, l’area della comunicazione ed espressione visiva e manipolativa e il se e l’altro.
- Ne comune di Viareggio è stato creato Immagin@ria un laboratorio di educazione dell’immagine con i media. Ha l’obiettivo di offrire ai bambini dal nido alle scuole medie una base di partenza per affrontare l’educazione ai media. Le attività didattiche avvengono per fasce d’ età. La scansione della giornata al Laboratorio Immagin@ria è caratterizzata da: un momento iniziale di accoglienza e organizzazione del lavoro con i bambini e le loro educatrici; un momento centrale di svolgimento delle attività con i media e un momento conclusivo in cui, insieme al gruppo, è realizzato il prodotto mediale finito. Gli obiettivi del laboratorio sono quelli di sviluppare conoscenze, abilità e comportamenti in grado di guidare gli utenti e non solo alla comprensione dei linguaggi mediali, ma anche alla comprensione della loro funzione di rappresentazione. Il tele racconto, il disegno racconto, la scatola magica, il tunnel delle immagini sono in realtà tutte strategie di gioco attivo che arricchiscono l’abilità artigianale del bambino, ma anche la sua espressività individuale. Il tele racconto è la terza dimensione dell’intrattenimento d’autore e in questo caso a farsi autori in erba sono i più piccoli del nido e dei centri educativi, che dopo una prima fase di gioco e di scoperta con materiali inconsueti, passano a raccontare e raccontarsi davanti ad una telecamera posta in verticale (dall’alto).
Durante il tele racconto si alternano momenti di gioco e di scoperta a momenti di invenzione e produzione di parole e significa. Il bambino, durante il tele racconto, si espone completamente lasciandosi andare alle espressioni del proprio vissuto personale. Nel gruppo di bambini tra i 28 e i 38 mesi osserva durantedurante le attività del laboratorio didattico sono scaturiti effetti positivi di vario tipo:
- Aumento delle competenze linguistiche e ampliamento del vocabolario.
- Miglioramento delle capacità espressive.
- Aumentare della capacità di attenzione e di ascolto.
- Acquisizione della capacità di raccontarsi, anche di fronte ad un pubblico silenzioso e attento. Il tele racconto e il disegno racconto sono giochi di seduzione di parole a cui seguono immagini astratte, segni della fantasia e creatività del bambino.
Il tempo della clessidra orologio a
sabbia che rappresenta l’eterno scorrere del tempo. . metafora che prende forma e sostanza da una serie di esperienze, prima di vita e poi professionali, che Francesco Barone da moltissimi anni realizza soprattutto in Africa. La dimensione educativa dello scorrere del tempo trova la sua lectio magistralis attraverso la lentezza. .