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Il miracolo di San Marco (Tintoretto), Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Descrizione dell'opera "Il miracolo di San Marco" del Tintoretto

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 09/11/2020

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IL MIRACOLO DI SAN MARCO DI TINTORETTO (JACOPO ROBUSTI)
L’autore è Jacopo Robusti, meglio conosciuto con il soprannome di Tintoretto.
Quest’opera ha due titoli: «il Miracolo dello schiavo» oppure «il Miracolo di San Marco». Jacopo ottenne
questo incarico nel 1547 grazie all’aiuto di Marco Episcopi, suo futuro suocero, il quale suggerì il suo nome
ai committenti. Così si mise al lavoro e nel 1548 completò l’enorme tela.
Una volta sposta in pubblico, l’opera scatenò diverse reazioni: alcuni ammiravano con stupore il quadro e
altri ridevano. Jacopo, stanco della situazione, decise di riportare il capolavoro nel suo studio.
Dopo poco tempo anche coloro che disprezzavano la tela cambiarono idea e pregarono il pittore di porla
nuovamente al suo posto.
Così il Miracolo dello schiavo ritornò alla Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco.
Dunque non era stato un privato a richiedere la realizzazione della tela, di conseguenza tutti potevano
ammirare il talento di Tintoretto.
Nel 1797 la gigantesca tela venne rubata da Napoleone ed è arrivata a Parigi.
Il lavoro del pittore veneziano rimane qui fino al 1815 per poi essere riportata nuovamente a Venezia.
LA STORIA RAPPRESENTATA
Un vassallo disobbedì al suo padrone, decidendo di andare in pellegrinaggio alla
tomba di San Marco a Venezia. Dopo aver concluso il viaggio, ritornato in città, il
padrone per punire la sua mancanza di rispetto decise di fargli cavare gli occhi, ma
inspiegabilmente accecarlo sembrava impossibile. Così ordinò che gli venissero
tagliate le gambe con un’ascia, ma l’ascia si spezzò. Furioso, voleva che gli venisse
rotta la bocca con un martello, ma anche il martello si ruppe. Il vassallo era protetto
da San Marco. Il padrone riconobbe il suo errore e chiese perdono al vassallo e a San
Marco.
Il Tintoretto è riuscito a riassumere l’intera vicenda in una singola scena:
1.In primo piano ci sono le armi per la tortura rotte e questo vuol dire che il miracolo
è già accaduto;
2.Attorno ai protagonisti c’è il popolo che guarda con stupore la scena;
3.Uno degli aguzzini solleva il martello e lo mostra al padrone, dimostrando che lo
schiavo è protetto;
4. San Marco plana per salvare il vassallo.
I PERSONAGGI
Posto un po’ più in alto rispetto agli altri, sulla destra, si sta alzando in piedi un uomo
stupito.
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IL MIRACOLO DI SAN MARCO DI TINTORETTO (JACOPO ROBUSTI)

L’autore è Jacopo Robusti, meglio conosciuto con il soprannome di Tintoretto. Quest’opera ha due titoli: «il Miracolo dello schiavo» oppure «il Miracolo di San Marco». Jacopo ottenne questo incarico nel 1547 grazie all’aiuto di Marco Episcopi, suo futuro suocero, il quale suggerì il suo nome ai committenti. Così si mise al lavoro e nel 1548 completò l’enorme tela. Una volta sposta in pubblico, l’opera scatenò diverse reazioni: alcuni ammiravano con stupore il quadro e altri ridevano. Jacopo, stanco della situazione, decise di riportare il capolavoro nel suo studio. Dopo poco tempo anche coloro che disprezzavano la tela cambiarono idea e pregarono il pittore di porla nuovamente al suo posto. Così il Miracolo dello schiavo ritornò alla Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco. Dunque non era stato un privato a richiedere la realizzazione della tela, di conseguenza tutti potevano ammirare il talento di Tintoretto. Nel 1797 la gigantesca tela venne rubata da Napoleone ed è arrivata a Parigi. Il lavoro del pittore veneziano rimane qui fino al 1815 per poi essere riportata nuovamente a Venezia.

LA STORIA RAPPRESENTATA

Un vassallo disobbedì al suo padrone, decidendo di andare in pellegrinaggio alla tomba di San Marco a Venezia. Dopo aver concluso il viaggio, ritornato in città, il padrone per punire la sua mancanza di rispetto decise di fargli cavare gli occhi, ma inspiegabilmente accecarlo sembrava impossibile. Così ordinò che gli venissero tagliate le gambe con un’ascia, ma l’ascia si spezzò. Furioso, voleva che gli venisse rotta la bocca con un martello, ma anche il martello si ruppe. Il vassallo era protetto da San Marco. Il padrone riconobbe il suo errore e chiese perdono al vassallo e a San Marco. Il Tintoretto è riuscito a riassumere l’intera vicenda in una singola scena: 1.In primo piano ci sono le armi per la tortura rotte e questo vuol dire che il miracolo è già accaduto; 2.Attorno ai protagonisti c’è il popolo che guarda con stupore la scena; 3.Uno degli aguzzini solleva il martello e lo mostra al padrone, dimostrando che lo schiavo è protetto;

  1. San Marco plana per salvare il vassallo.

I PERSONAGGI

Posto un po’ più in alto rispetto agli altri, sulla destra, si sta alzando in piedi un uomo stupito.

Si tratta del padrone che vuole punire il vassallo, ma si sta rendendo conto che è impossibile. A dimostrarlo è il torturatore posto al centro, che gli mostra il martello spezzato. In primo piano vi sono tutti i frammenti degli strumenti con cui hanno provato a fare del male allo schiavo. Sempre lì, altri uomini cercano inutilmente di ferire il vassallo, spogliato e privo di sensi. La figura che più attira è sicuramente San Marco che dall’alto sta arrivando a salvare il suo protetto. Per rendere tutto più reale il pittore si focalizza sui dettagli e aggiunge una folla, che assiste incredula all’evento miracoloso. Guardando i volti di questi personaggi si impiega poco a che siamo davanti ad un evento straordinario.

AMBIENTAZIONE

Il pittore ha deciso di allontanarsi dalle rappresentazioni in cui paradiso e mondo terrestre appaiono staccati. Qui, infatti, i due regni sono talmente vicini da sembrare che si tocchino. Ma Jacopo ha un altro segreto: il teatro, di cui ama gli artifici. Così introduce San Marco che plana dall’alto. Noi vediamo senza problemi la figura celeste, ma sembra che nessuno dei presenti lo abbia notato. Gli artisti precedenti hanno rappresentato scene miracolose in modo completamente diverso. Tintoretto ha:

  • Unito il regno terrestre e quello divino in un’unica, spettacolare scena;
  • Trasformato il popolo in un gruppo di persone che partecipa attivamente alla scena, diventandone protagonista.

TECNICHE: LUCE, COLORI E DETTAGLI

LA LUCE: Lavorando con attenzione riesce a dar vita a dei magnifici effetti chiaroscurali. Tintoretto si serve non di una, ma di 3 fonti di luce differenti:

  1. La luce calda e naturale che proviene dallo sfondo;
  2. La luce emanata dall’aureola del santo;