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il prisma del crimine, Appunti di Sociologia della devianza

il prisma del crimine- HENRY e LANIER

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 03/06/2022

serena..343
serena..343 🇮🇹

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La classificazione del crimine è stata elaborata dal sociologo americano Hagan e integrato da Henry e
Lanier.
Hagan – Piramide del crimine: Hagan parte dalle affermazioni di Sutherland, secondo il quale nel concetto
di criminalità vanno comprese anche quelle azioni che di fatto producono danni sociali, spesso anche gravi,
a volte puniti solo con provvedimenti amministrativi o civili. Allo stesso modo Hagan ritiene che il concetto
di criminalità in gran parte coincida con quello che lo Stato ritiene criminale e punisce come tale, ma in
parte è più vasto e coinvolge anche quegli atti che sono o potrebbero essere passibili di sanzione
penale, perché produttivi di danni ingenti e sofferenza. Quindi sostiene che vi sia una continuità tra una
serie di comportamenti che violano regole sociali, la devianza sociale e la criminalità. Il crimine può, quindi,
essere classificato lungo 3 dimensioni che ne definiscono la maggiore o minore gravità sociale:
- Valutazione di certi atti come più o meno devianti o criminali. Individua il grado di accordo che in un
gruppo sociale, comunità o società si ha sulla definizione di determinati comportamenti che violano regole
sociali o giuridiche.
- Severità della reazione sociale. Varia dall’indifferenza per sanzioni sociali come derisione,
ostracismo, espulsione dal gruppo, fino a sanzioni estreme come il carcere, la tortura o la pena di morte;
più la reazione sociale a un certo atto criminale è severa e sostenuta socialmente, tanto più quell’atto sarà
considerato grave.
- Percezione del danno sociale prodotto da atti criminali. Alcuni comportamenti vengono considerati
relativamente poco dannosi socialmente e vengono chiamati ‘reati senza vittimie’, anche se a volte
producono danni significativi a chi li pratica; altri atti criminali hanno, invece, un forte impatto sociale.
Hagan si riferisce alla percezione soggettiva del danno, quindi ci sono crimini che, pur producendo danni
seri, possono essere considerati, nella percezione pubblica, relativamente poco dannosi.
Nella piramide di Hagel, in alto sono collocati i reati più gravi e sui quali è condivisa l’attribuzione di
pericolosità e gravità, mentre in basso vi sono reati sempre meno definibili come criminali e sempre
più orientati verso la devianza sociale. La piramide può essere suddivisa orizzontalmente in 4 categorie:
crimini consensuali, conflittuali, devianze sociali e diversioni sociali. Siamo in presenza di consenso
quando una popolazione è d’accordo nel giudicare negativamente certi atti, indipendentemente dalla
collocazione sociale degli individui che la compongono. Siamo in situazione di conflitto quando
l’atteggiamento di una popolazione rispetto a un certo comportamento criminale è poco univoca e
omogenea, lasciando prevalere posizioni diverse condizionate dall’appartenenza di classe o a determinati
gruppi sociali. La classificazione proposta da Hagan ha comunque dei limiti. Infatti, sull’accordo sulla
valutazione di un atto come deviante, dimentica il fatto che questa valutazione non è mai assoluta, ma
ognuno considera un determinato comportamento come giusto o sbagliato a seconda della situazione in cui
il fatto è inserito e degli attori che ne sono protagonisti.
Henry e Lanier – Prisma del crimine: criticano lo schema di Hagan dicendo che esso non tiene conto della
dimensione del potere. Infatti, Hagan non considera i processi di criminalizzazione e decriminalizzazione
e come essi siano l’esito dell’azione di attori che detengono il potere di definire solo determinati
comportamenti come gravi, dannosi e degni di alta sanzione penale. Hagan, nel suo modello, sottovaluta 3
aspetti:
- Visibilità del crimine  è legata alla costruzione sociale della vittimizzazione, ma è assente nello
schema Hagan. La percezione di serietà del crimine dipendo dalla costruzione del problema criminale da
parte dei media e dalle campagne di criminalizzazione e panico morale che tenderanno ad
evidenziare alcuni crimini e a sottovalutarne altri. Di solito i gruppi selezionati come oggetto di panico
morale sono chiamati ‘nemici opportuni’, cioè gruppi sociali che hanno poca possibilità di controbattere e
di difendersi rispetto all’immagine proposta dai media, ma che nello stesso tempo colpiscono l’attenzione
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La classificazione del crimine è stata elaborata dal sociologo americano Hagan e integrato da Henry e Lanier. Hagan – Piramide del crimine : Hagan parte dalle affermazioni di Sutherland, secondo il quale nel concetto di criminalità vanno comprese anche quelle azioni che di fatto producono danni sociali, spesso anche gravi, a volte puniti solo con provvedimenti amministrativi o civili. Allo stesso modo Hagan ritiene che il concetto di criminalità in gran parte coincida con quello che lo Stato ritiene criminale e punisce come tale, ma in parte è più vasto e coinvolge anche quegli atti che sono o potrebbero essere passibili di sanzione penale, perché produttivi di danni ingenti e sofferenza. Quindi sostiene che vi sia una continuità tra una serie di comportamenti che violano regole sociali, la devianza sociale e la criminalità. Il crimine può, quindi, essere classificato lungo 3 dimensioni che ne definiscono la maggiore o minore gravità sociale:

  • Valutazione di certi atti come più o meno devianti o criminali. Individua il grado di accordo che in un gruppo sociale, comunità o società si ha sulla definizione di determinati comportamenti che violano regole sociali o giuridiche.
  • Severità della reazione sociale. Varia dall’indifferenza per sanzioni sociali come derisione, ostracismo, espulsione dal gruppo, fino a sanzioni estreme come il carcere, la tortura o la pena di morte; più la reazione sociale a un certo atto criminale è severa e sostenuta socialmente, tanto più quell’atto sarà considerato grave.
  • Percezione del danno sociale prodotto da atti criminali. Alcuni comportamenti vengono considerati relativamente poco dannosi socialmente e vengono chiamati ‘reati senza vittimie’, anche se a volte producono danni significativi a chi li pratica; altri atti criminali hanno, invece, un forte impatto sociale. Hagan si riferisce alla percezione soggettiva del danno, quindi ci sono crimini che, pur producendo danni seri, possono essere considerati, nella percezione pubblica, relativamente poco dannosi. Nella piramide di Hagel, in alto sono collocati i reati più gravi e sui quali è condivisa l’attribuzione di pericolosità e gravità, mentre in basso vi sono reati sempre meno definibili come criminali e sempre più orientati verso la devianza sociale. La piramide può essere suddivisa orizzontalmente in 4 categorie: crimini consensuali, conflittuali, devianze sociali e diversioni sociali. Siamo in presenza di consenso quando una popolazione è d’accordo nel giudicare negativamente certi atti, indipendentemente dalla collocazione sociale degli individui che la compongono. Siamo in situazione di conflitto quando l’atteggiamento di una popolazione rispetto a un certo comportamento criminale è poco univoca e omogenea, lasciando prevalere posizioni diverse condizionate dall’appartenenza di classe o a determinati gruppi sociali. La classificazione proposta da Hagan ha comunque dei limiti. Infatti, sull’accordo sulla valutazione di un atto come deviante, dimentica il fatto che questa valutazione non è mai assoluta, ma ognuno considera un determinato comportamento come giusto o sbagliato a seconda della situazione in cui il fatto è inserito e degli attori che ne sono protagonisti. Henry e Lanier – Prisma del crimine : criticano lo schema di Hagan dicendo che esso non tiene conto della dimensione del potere. Infatti, Hagan non considera i processi di criminalizzazione e decriminalizzazione e come essi siano l’esito dell’azione di attori che detengono il potere di definire solo determinati comportamenti come gravi, dannosi e degni di alta sanzione penale. Hagan, nel suo modello, sottovaluta 3 aspetti:
  • Visibilità del crimine  è legata alla costruzione sociale della vittimizzazione, ma è assente nello schema Hagan. La percezione di serietà del crimine dipendo dalla costruzione del problema criminale da parte dei media e dalle campagne di criminalizzazione e panico morale che tenderanno ad evidenziare alcuni crimini e a sottovalutarne altri. Di solito i gruppi selezionati come oggetto di panico morale sono chiamati ‘nemici opportuni’, cioè gruppi sociali che hanno poca possibilità di controbattere e di difendersi rispetto all’immagine proposta dai media, ma che nello stesso tempo colpiscono l’attenzione

dell’opinione pubblica diffondendo nella popolazione sufficienza ansia e paura. La conseguenza di questa campagne è la costruzione sociale di stereotipi e l’amplificazione di problemi sociali, ai quali si accompagna quasi sempre la richiesta di maggiore severità nell’esercizio del controllo e della repressine sociale e penale.

  • Estensione della vittimizzazione  legata alla visibilità; più un crimine è diffuso, più dovrebbe essere considerato grave e preoccupante dalla popolazione. In realtà di solito accade il contrario: colpisce di più un evento che coinvolge una persona del nostro quartiere che non le migliaia di truffe esercitate dalle imprese ai danni di singoli cittadini. La percezione della severità dipende, allora, dallo status della vittima e dal rapporto e dalla distanza sociale tra cittadinanza e vittima.
  • Severità della risposta sociale al crimine  che è selettiva; inoltre, il processo di criminalizzazione seleziona determinati eventi e non altri in base alla classe, all’appartenenza etnica e al genere di chi compie reati. Per queste ragioni, secondo Henry e Lanier, alla piramide di Hagan dovrebbe essere aggiunta una seconda piramide sottostante così da formare un prisma: la piramide in alto rappresenta i crimini visibili, compiuti in prevalenza da persone con meno potere; la piramide in basso racchiude crimini relativamente invisibili, compiuti essenzialmente, ma non esclusivamente, dallo Stato, da imprese e organizzazioni in genere, ma anche forme di non rispetto dei diritti umani, di sessismo, omofobia che difficilmente vengono tematizzati come criminali. Quindi, sono 4 le dimensioni costitutive del prisma del crimine:
  1. accordo sulla valutazione di un atto come più o meno criminale;
  2. severità della risposta sociale diventa una reazione moderata e selettiva nella parte inferiore del prisma;
  3. nella parte superiore si va da danni individuali e sociali gravissimi, a quelli che incidono sui beni delle persone e quindi meno gravi, a quelli più lievi che offendono la sensibilità morale; nella parte nascosta i danni sono meno diretti verso individui singoli e la loro gravità passa da lieve a grave;
  4. estensione della vittimizzazione, cioè il numero di persone colpite dal crimine; nella parte superiore le vittime sono numerose e non appartengono a categorie sociali particolari, scendendo le vittime del crimine si riducono. Il modello del prisma consente di studiare le traiettorie che determinate azioni criminali possono percorrere al suo interno. Possono essere individuati 4 processi principali:
  • Criminalizzazione -> tutti quei processi interni alla sezione della criminalità visibile del prisma attraverso cui determinati comportamenti collocabili alla sua base, nell’ambito della categoria della devianza, vengono definiti crimini, proibiti, sanzionati dalla agenzie di controllo e puniti.
  • Decriminalizzazione -> è l’altra faccia del processo di criminalizzazione e riguarda tutti quei processi, interni alla sezione della criminalità invisibile, attraverso cui determinati tipi di criminalità vengono criticati, controllati e puniti.
  • Emersione -> è la traiettoria del crimine seguita dal lato invisibile del prisma a quello visibile. Riguarda tutti quei comportamenti illegali che con il tempo diventano oggetto di dibattito pubblico, criticati e ritenuti degni di punizione e le cui vittime vengono riconosciute e legittimate.
  • Nascondimento -> processo inverso a quello di emersione, in quanto crimini che erano situati nell’ambito della criminalità ufficiale, pur continuando a rimanere tali, vengono progressivamente resi invisibili. L’invisibilità è data dalla mancanza di dibattito pubblico su questi reati, le vittime non hanno voce, si tende a negare il loro status.