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Riasusnto del libro devianze e crimine mancante solo dei capitoli 43,47,48,53 e 58
Tipologia: Sintesi del corso
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I sociologi classici sono interessati al problema della coesione e del consenso sociale e si domandano in che modo una società “sta insieme”, cosa determina l’aggregazione delle società e, eventualmente, la disgregazione. Durkheim distingue due tipologie di aggregazione che stanno alla base del legame sociale: solidarietà meccanica e solidarietà organica. La prima è espressione del legame sociale delle forme tradizionali di aggregazione sociale, in cui gli individui sono simili tra
membri della società e una maggiore divisione di ruoli. Durkheim teorizza il concetto di rappresentazione collettiva al fine di indicare il “collante” di cui si dota una società p er fare in modo che i propri membri non si individualizzino a tal punto da minacciare l’esistenza stessa della società; le rappresentazioni collettive devono permettere l'espressione dei bisogni individuali nella misura in cui questi non mettano a rischio però la legittimità del sistema sociale e devono, inoltre, fare in modo che i soggetti abbiano una completa identificazione nelle norme, una condivisione di esse insieme ai sistemi di valori che la stessa società produce, al fine di darsi un ordine e di orientare le azioni dei suoi componenti. Le rappresentazioni collettive sono dotate di una particolare forma di coercizione sociale, che assume varie gradazioni rispetto all'intensità dell'azione trasgressiva e dunque vario grado di potere sanzionatorio. Durkheim considera il crimine come un fenomeno normale, talora necessario, poiché questo contribuisce a creare un senso di solidarietà tra i membri i cui legami sono rafforzati dall’individuazione del colpevole; il crimine può anche mettere in guardia la società rispetto alla necessità di fare qualcosa. Il sociologo afferma che l’atto criminoso non esiste di per sé , ma viene definito tale dalla coscienza comune: quest’ultima si modifica e si adegua agli standard che di volta in volta vengono stabiliti e imp osti. Durkheim considera il suicidio come fatto sociale e come tale lo studia. Attraverso l’analisi comparata dei tassi di suicidio esistenti in varie società europee, egli individua 4 tipi di suicidio: 1) il suicidio egoistico , che dipende da bassi livell i di integrazione sociale e deriva dall’isolamento e dall’eccessivo individualismo; 2) il suicidio altruistico , che deriva dalla troppa integrazione; 3) il suicidio anomico , che si verifica nel caso in cui venga meno la regolazione sociale: esso deriva dagli squilibri sociali e dai momenti di crisi; 4) il suicidio fatalistico che si verifica nei casi di regolazione eccessiva.
Merton analizza il comportamento deviante quale risultato di pressioni e tensioni che la struttura sociale esercita sugli individui e concentrandosi sulle reazioni di questi ultimi come particolari forme di adattamento. Merton individua due elementi essenziali che definiscono la struttura culturale di una società che sono: le mete , ovvero obiettivi culturali socialmente definiti, gli scopi dichiarati legittimi, su cui si fondano le aspirazioni dei membri del gruppo sociale, e gerarchicamente ordinati secondo una scala valoriale condivisa; le norme istituzionalizzate , cioè la regolamentazione che il gruppo si dà per ottenere tali obiettivi e i mezzi per raggiungere i fini culturali. I vari gruppi sociali, a seconda della posizione che occupano nel contesto sociale e dei
mezzi istituzionali di cui dispongono, sono influenzati differentemente dalle pressioni. Merton individua delle forme di adattamento degli individui al contesto sociale: il conformismo , che prevede l’accettazione sia delle mete culturali che dei mezz i legittimi; l’innovazione, che coincide con la devianza criminale e prevede il rifiuto dei mezzi istituzionalizzati per raggiugere le mete (è la forma di adattamento delle classi inferiori); la rinuncia , cioè la forma di adattamento di coloro i quali rifiutano mezzi e mete, ossia i disadattati della società (es: tossicodipendenti); la ribellione, che corrisponde all’adattamento del “rinnegato”, colui che mette in discussione i valori prevalenti e le norme stesse della società. I ragazzi di classe inferiore non dispongono dei mezzi legittimi né delle competenze per raggiungere in modo legittimo le mete decise dalla classe media, pertanto saranno sottoposti a forme di tensione e sperimentano la “frustrazione di status”. I giovani delle classi inferiori potranno seguire tre soluzioni ai loro problemi di adattamento: possono scegliere il successo scolastico per aderire pienamente ai valori dominanti; se la prima soluzione fallisce possono ripiegare su una soluzione lavorativa di classe inferiore; chi respinge apertamente i valori della classe media ed entra in conflitto con questa sceglie di adottare la soluzione delinquente, entrando a far parte della vita delle gang. CAPITOLO 2-REGOLE PER LA DISTINZIONE DEL NORMALE E DEL PATOLOGICO Il crimine si riscontra in tutte le società di tutti i tipi. Fare del crimine una malattia sociale, vuol dire ammettere che la malattia non è qualche cosa di accidentale e significherebbe cancellare ogni distinzione tra il normale e il patologico. Senza dubbio può accadere che il crimine stesso presenti delle forme anormali; è quello che capita quando raggiunge un tasso esagerato. Quello che è normale è semplicemente che si abbia una criminalità, purché questa raggiunga e non oltrepassi un certo livello che è impossibile fissare. Classificare il crimine tra i fenomeni della sociologia normale non significa soltanto dire che, anche se deplorevole, è un fenomeno inevitabile, collegato alla cattiveria degli uomini, ma significa affermare che è una parte integrante di tutta la società sana, che è necessario perché svolge una funzione utile per quanto riguarda l’evoluzione e il cambiamento della società. Il criminale non va considerato una specie di elemento parassitario, estraneo alla società, ma come un agente regolare della vita sociale; di conseguenza, il reato non deve essere considerato come un male che non potrebbe mai essere contenuto. Nello stesso tempo la teoria della pena si ritrova rinnovata. Se il reato è una malattia, la pena ne è il rimedio e non può essere concepita in modo diverso, ma se il crimine non ha nulla di morboso, la pena non può avere lo scopo di guarirlo e la sua vera funzione deve essere ricercata altrove. CAPITOLO 3-IL SUICIDIO ANOMICO È noto che le crisi economiche hanno un’influenza aggravante sulla tendenza suicida. Si è visto infatti come le crisi industriali o finanziarie aumentano i suicidi; tale aumento però non è dovuto all'impoverimento degli individui, ma al fatto che questi eventi in sé sono crisi, cioè delle perturbazioni dell'ordine collettivo, e ogni qualvolta si verifichino gravi rimaneggiamenti sociali, l'uomo si uccide più facilmente. Dunque, lo stato di crisi è costante e normale in quanto si ha sete di cose nuove, di godimenti, di sensazioni senza nome che, appena conosciute, perdono ogni sapore. A questo punto, al minimo rovescio che sopravvenga, non si ha la forza di sopportarlo. L'anomia economica non è l'unica a generare il suicidio. La crisi vedovile provoca capovolgimento della famiglia, di cui il sopravvissuto risente le conseguenze; il vedovo infatti non è adatto alla situazione sopravvenuta e dunque si uccide più facilmente.
questo codice, che è un codice delinquente; questa tradizione delinquente viene tramandata e mantenuta dalle seguenti generazioni. La sottocultura delinquente non è solo un complesso di regole, è un modello di vita diverso dalle norme della società adulta "rispettabile", e prende le proprie norme dalla più vasta cultura circostante. Distribuzione della sottocultura delinquente nella classe La delinquenza sottoculturale è prettamente giovanile e si concentra nel settore maschile della gioventù della classe operaia. Distribuzione della sottocultura delinquente nei sessi La delinquenza sottoculturale è predominante tra la categoria maschile. Il rubare, il vandalismo e il provocare gravi disordini sono in genere azioni fondamentalmente maschili. La soluzione delinquente. Che cosa ha da offrire la sottocultura delinquente La sottocultura delinquente è un modo di affrontare i problemi di adattamento e di collocazione sociale in quanto a certi giovani si nega una posizione nella società rispettabile, perché essi non sono in grado di soddisfare i criteri del sistema di qualificazione sociale. È plausibile ammettere che se un ragazzo di classe operaia viene collocato in una posizione sociale bassa all’interno della società , tale posizione lo metta di fronte a un autentico problema di adattamento. Per questo problema di adattamento sono concepibili varie risposte, una delle quali consiste nel partecipare alla creazione e alla osservazione della sottocultura delinquente. Un ’altra modalità di risposta è il disertare il modo di vivere del ragazzo di strada per quello del ragazzo di college. Da queste considerazioni è possibile trarre due conclusioni: in primo luogo i problemi di adattamento e per i quali la sottocultura delinquente è per così dire una soluzione "tagliata su misura”, sono principalmente problemi del ruolo maschile ; in secondo luogo, il tipo di comportamento, diffuso nella sottocultura delinquente, è decisamente inadeguato come risposta ai problemi di fatto insorgenti nel ruolo femminile. Ciò non significa negare che la delinquenza esista anche fra le ragazze, poiché tale delinquenza, sviluppata fra le ragazze, sarà motivata da problemi del tutto diversi da quelli in gioco nella delinquenza maschile, e che la forma da essa assunta sarà diversa. Delinquenza a livello della classe media Parsons ha offerto una prospettiva interessante, e argomenta che nella nostra società l'agente più importante per la socializzazione e trasmissione dei canoni tradizionali di buon comportamento sia la madre. Data la struttura della famiglia moderna e la natura del nostro sistema di occupazione di lavoro, i figli, di entrambi i sessi, tendono precocemente a identificarsi con un modello femminile; in un secondo tempo però il ragazzo, a differenza della ragazza, subisce una forte pressione sociale che spinge a fondare la sua mascolinità e la sua differenza dalle figure femminili. Poiché la madre è l'oggetto dell'identificazione femminile, il ragazzo tende a reagire in senso distruttivo a quelle norme di condotta che sono state associate alla madre e che pertanto hanno acquisito un significato femminile. Dal momento che la madre è stata l'agente principale d'insegnamento e predicazione della "buona" condotta rispettabile, la "bontà" viene a simbolizzare la femminilità, e l'impegnarsi in un comportamento
"cattivo" acquista la funzione di negare la presunta femminilità per affermare la propria mascolinità; questa è la motivazione che porta alla delinquenza giovanile. CAPITOLO 6 - LE TEORIE DELLE OPPORTUNITA’ DIFFERENZIALI DI RICHARD CLOWARD E LLOYD OHLIN Cloward sostiene che i ragazzi della working class non rifiutano del tutto i valori della classe media e che sono razionali e orientati verso il successo economico. Egli indica la presenza di una struttura illegittima differ enziale delle opportunità nell’accesso al raggiungimento delle mete culturali. Cloward e Ohlin sostengono che anche il sistema di opportunità illegittime presenta accessi strutturati, limitati e differenziali e provano che le diverse aree urbane presentano risorse e strutture di opportunità disponibili, legittime e illegittime, differenziate. Secondo Cloward e Ohlin, affinché si formino le subculture, è necessario che siano soddisfatte alcune condizioni: i giovani della working class devono unirsi ad altri per trovare soluzioni ai propri problemi di adattamento; essi non devono trovare ostacoli nella possibilità di risolvere i problemi. I due autori sottolineano che la formazione delle subculture dipende fortemente dalla reazione della comunità degli adulti al comportamento dei membri della subcultura. Gli atti dei membri del gruppo e gli stessi giovani infatti, sono spesso bollati come malvagi e i giovani entrano in un circolo vizioso di violazione delle norme, di repressione, di risentimento e di nuove e più gravi violazioni. Questi processi accelerano l’alienazione e la distanza tra trasgressore e adulti favorendo “la banda dei pari”. Gli adolescenti maschi della classe inferiore si trovano in svantaggio nella competizione per accedere alle strade legittime che portano al successo e molti di loro non riescono a raggiungere la meta perché non sono in grado. Una volta attribuita al sistema sociale la colpa dei loro guai, per questi giovani diviene possibile lo sviluppo di norme delinquenziali e di qualche subcultura delinquenziale. Le subculture delinquenti sono tre: la subcultura criminale, la subcultura conflittuale e la subcultura astensionista. La subcultura criminale Presenta alti livelli di integrazione tra soggetti di età diversa e tra criminali e non criminali. All’interno di questa subcultura si instaurano modelli di imitazione da parte dei giovani nei confronti del criminale adulto e gli adulti controllano i giovani e ne limitano le manifestazioni espressive. Essa richiede un ambiente specializzato per poter prosperare. Ruolo modelli criminali Il criminale affermato può essere una figura familiare nel tessuto della zona abitata della classe inferiore. Pertanto, una delle forze che portano alla delinquenza può essere rappresentata dalla disponibilità di modelli di successo criminali. Integrazione dei valori Il criminale deve stabilire rapporti con altre categorie di persone, le quali contribuiscono alla riuscita della sua attività delittuosa. Il ricettatore ad esempio è il trafficante di merce che
La TGT afferma che le persone compiono attività criminali perché fanno esperienza di forme di tensione. Queste tensioni possono portare ad una serie di emozioni negative come la rabbia, la frustrazione e la depressione. Alcuni possono scegliere di reagire alla tensione facendo ricorso al crimine perché non hanno le abilità e le risorse necessarie per fronteggiare le tensioni in modo legale. Che tipo di tensioni generalmente causano il crimine? Le tensioni si riferiscono a eventi e a condizioni avverse agli individui e si dividono in tre categorie generali: gli individui possono perdere qualcosa a cui tengono e a cui attribuiscono valore; possono essere trattati da altri in modo negativo o riluttante e infine possono non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi. La TGT fa una distinzione tra tensioni oggettive e soggettive. Le prime si riferiscono a eventi e condizioni mal sopportati dalla maggior parte delle persone in un dato gruppo. Le tensioni di tipo soggettivo invece sono ritenute spiacevoli dagli stessi soggetti che ne fanno esperienza. Secondo la teoria non tutte le tensioni determinano il crimine e dovrebbero essere le tensioni soggettive quelle più connesse al crimine rispetto a quelle oggettive. Le tensioni che causano più verosimilmente il crimine posseggono quattro caratteristiche: sono di vasta entità o fortemente spiacevoli, sono considerate come ingiuste, sono associate a basso controllo sociale e creano pressione o incentiv i per l’adozione di strategie di coping di tipo criminale. Le tensioni di vasta entità tendono ad essere gravi, sono di lunga durata e minacciano i valori dell’individuo. Le tensioni considerate ingiuste implicano violazioni volontarie e intenzionali delle norme prevalenti. Le tensioni associate a basso controllo sociale comprendono il rifiuto da parte dei genitori o il fallimento scolastico. Non tutte le tensioni possono essere risolte con atti criminali; la tensione che implica un disperato bisogno di denaro ad esempio può essere risolta per mezzo di attività criminali come i furti, mentre quella derivante dalla morte di un genitore non viene risolta ricorrendo al crimine. La TGT è stata sviluppata e largamente diffusa negli Stati Uniti, ma sono state condotte applicazioni anche in Europa e in Asia e sono state riscontrate delle differenze. Per esempio, alcuni dati provano che la rigida disciplina familiare delle società asiatiche sortisce una minore influenza sulla possibilità di compiere atti criminali, probabilmente perché in queste comunità si presta maggiore attenzione al rispetto e all’obbedienza nei confronti dei genitori. Perché alcune persone hanno maggiori probabilità di risolvere le tensioni con il crimine rispetto ad altre? Molta gente che fa esperienza di tensioni non fa ricorso al crimine per fronteggiarle, ma preferisce meccanismi legali. La TGT afferma che il coping criminale si verifica con maggiore probabilità tra coloro che presentano scarse risorse, scarse abilità sociali, basso livello economico, bassi livelli di sostegno sociale convenzionale (incluso il supporto da parte di insegnanti, figure religiose, istituzioni), esposizione a situazioni in cui i costi connessi al crimine sono bassi e i benefici invece elevati. In che modo la TGT spiega le differenze di gruppo rispetto al compimento di attività criminali? La TGT è stata utilizzata per spiegare il ruolo svolto nell’azione criminale da genere, da razza/etnia, dalle differenze di età, di classe sociale e per spiegare la presenza di crimine in
sottogruppi specifici. I dati dimostrano che i maschi sono maggiormente propensi a compiere azioni criminali rispetto alle femmine perché vivono più spesso quelle tensioni criminogene che comprendono una disciplina e un’educazione violente o esperienze scolastiche negative. Ciò non vuol dire che le femmine presentano dei livelli di tensione minori. Maschi e femmine hanno livelli di tensione simili, ma gran parte della tensione vissuta dalle femmine non favorisce il crimine. Vi sono anche delle differenze di genere nelle reazioni emotive alle tensioni. Ad esempio, la rabbia femminile è accompagnata da emozioni quali depressione, senso di colpa e ansia. Queste emozioni specifiche riducono la possibilità che si verifichino azioni criminali a danno degli altri. Esse piuttosto potrebbero favorire forme di devianza auto-lesioniste, come i tentativi di suicidio. CAPITOLO 9. “DA CHICAGO IN POI”: LO SVILUPPO DELLE TEORIE ECOLOGICHE E CULTURALI NELLA SPIEGAZIONE DELLA DEVIANZA E DEL CRIMINE La scuola di Chicago ha come oggetto di indagine realtà e dinamiche sociali fino a prima di allora marginalizzate. I sociologi di Chicago cercavano di individuare una corrispondenza tra il fenomeno sociale e la sua collocazione nell’ambiente. L’analisi della scuola di Chicago sposta l’attenzione dalla patologia individuale alle forme di patologia sociale, all’individuazione e alla risoluzione di problemi sociali. Viene utilizzato da Shae e Mckay il concetto di trasmissione culturale. Con tale trasmissione culturale i giovani che vivono in zone disgregate possono entrare in contatto maggiormente con gruppi e con valori devianti, sviluppando tradizioni delinquenziali. Negli anni ‘ 70 del XX secolo inizia a svilupparsi la seconda scuola di Chicago, che identifica un gruppo di studiosi non omogeneo, diversificato per approcci, metodologie e prospettive teoriche adottate, che svolge un ruolo fondamentale per la definizione delle teorie della reazione sociale della devianza. CAPITOLO 10-DISORGANIZZAZIONE E RIORGANIZZAZIONE SOCIALE Il concetto di disorganizzazione sociale Possiamo definire il concetto di disorganizzazione sociale come una diminuzione dell’influenza delle regole sociali di comportamento esistenti, sui membri del gruppo. Questa diminuzione può avere vari gradi che vanno dall’infrazione isolata di una particolare regola da parte di un individuo, fino a una decadenza generale di tutte le istituzioni del gruppo. La disorganizzazione sociale intesa in questo senso non ha una connessione diretta con la disorganizzazione individuale, la quale consiste in una diminuzione della capacità dell’individuo di organizzare tutta la propria vita in vista della realizzazione efficiente, progressiva e continua dei suoi interessi fondamentali. La disorganizzazione sociale non costituisce un fenomeno eccezionale, limitato a certi periodi o certe società, essa si riscontra sempre e ovunque, poiché sempre e ovunque si verificano casi individuali di infrazione delle regole sociali; queste infrazioni esercitano un’influenza disorganizzatrice sulle istituzioni del gruppo e, se non vengono neutralizzati, possono moltiplicarsi e condurre ad una decadenza completa delle istituzioni stesse. Nei periodi di stabilità sociale, questa continua disorganizzazione viene costantemente neutralizzata dalle attività del gruppo che rafforzano, con l’aiuto delle sanzioni sociali, il potere delle regole esistenti. Quando i processi di disorganizzazione non possono più essere controllati
abitata dagli operai dell’industria, desiderosi di abitare a breve distanza dal luogo di lavoro. Oltre questa zona vi è l’area residenziale, occupata da edifici con appartamenti di lusso. Al di là dei confini della città vi è la zona dei lavoratori pendolari, costituita ad esempio da città satelliti e situata a mezz’ora o un’ora di viaggio dal quartie re commerciale centrale. Questo tipo di rappresentazione è utile a mostrare la tendenza di ogni zona interna ad estendere la sua superficie invadendo la zona immediatamente successiva; questo aspetto dell’espansione può essere chiamato successione. Bisogna precisare però che nessuna città corrisponde perfettamente a questo schema ideale, in quanto possono insorgere delle complicazioni date dalla presenza di laghi o fiumi, dalle linee ferroviarie, etc. Oltre all’estensione e alla successione vi sono altri due processi, opposti ma complementari, che riguardano lo sviluppo urbano: il decentramento e l’accentramento. In tutte le città vi è la tendenza dei mezzi di trasporto a convergere verso il quartiere commerciale centrale e sempre qui si possono trovare grandi magazzini, grattacieli adibiti ad uffici, stazioni ferroviarie, grandi alberghi, musei, teatri; la conseguenza naturale di ciò è che la vita economica, culturale e politica abbia qui il suo centro. Il processo di espansione può essere studiato non soltanto nello sviluppo fisico e commerciale, ma anche nei mutamenti che derivano da questo all’interno dell’organizzazione sociale. L’organizzazione e la disorganizzazione sociale come processi di metabolismo Normalmente i processi di disorganizzazione e organizzazione possono essere concepiti in rapporto reciproco e come cooperanti all’equilibrio dell’ordine sociale verso un fine considerato progressivo. Quando la disorganizzazione tende alla riorganizzazione e porta ad un buon adattam ento del soggetto, essa non viene più considerata patologica all’interno della società, ma come un processo normale, che accompagna ogni nuovo individuo che inizia a vivere in città. Nell’espansione delle città si verifica spesso un processo di distribuzio ne che setaccia, classifica e ricolloca gli individui e i gruppi all’interno della città stessa, secondo la residenza e l’occupazione. La zona che circonda il quartiere commerciale centrale è caratterizzata dai bassifondi, luoghi di povertà, degradazione e malattia, delitti e vizi della malavita. La zona successiva è abitata in prevalenza da lavoratori della piccola e grande industria, specializzati e benestanti; questa è la zona di evasione dai bassifondi. La differenziazione in gruppi economici e culturali imprime una forma e un carattere alla città, poiché questa separazione assegna al gruppo e agli individui che ne fanno parte un posto e un ruolo nell’organizzazione generale della vita cittadina. Queste aree poi tendono ad accentuare al loro interno alcune caratteristiche, a sviluppare i loro tipi di individui e quindi a differenziarsi ulteriormente l’una dall’altra. In questa molteplicità di gruppi con modi di vita diversi gli uni dagli altri, chiunque può trovare l’ambiente sociale a cui si sente di app artenere maggiormente, e può muoversi e vivere in mondi separati e, a volte, in conflitto tra loro. La mobilità come polso della comunità Di per sé il movimento non costituisce una prova di mutamento o di sviluppo; infatti il movimento può essere una successione di azioni prestabilita, adibita al controllo di una situazione che si ripete continuamente. Il movimento diventa indice di sviluppo quando porta ad un mutamento di esso stesso, come risposta a nuovi stimoli o a nuove situazioni; in questo
caso il movimento che si verifica prende il nome di mobilità. Alcune indagini hanno dimostrato che le aree delle grandi città in cui si verifica una forte mobilità, sono anche le aree in cui si sviluppa una grande percentuale di delinquenza minorile, di delitti, di miseria, di divorzi e di vizi. Da queste conclusioni è possibile affermare che la mobilità può essere considerata un processo che riflette e indica tutti i mutamenti che avvengono nella comunità. Essa è composta da vari elementi, che si possono suddividere in due categorie principali: lo stato di mutabilità della persona e il numero e il tipo di contatti o di stimoli che il soggetto ha nel suo ambiente. La mutabilità della popolazione urbana varia secondo il sesso, l’età e il grado di indipendenza della persona dalla famiglia e da altri gruppi; tutti questi fattori possono essere espressi numericamente. ( continuare a correggere da qua) CAPITOLO 12-GANGLAND L’impero delle bande L’organizzazione dei territori appartenenti alle bande è di tipo feudale e medievale; in queste aree, e tra queste bande, vi è uno stato di guerra continuo. Per alcuni aspetti queste regioni vengono considerate una sorta di frontiera, per altri come “terra di nessuno”, senza legge, selvaggia. La terra delle bande come area interstiziale Il territorio delle bande rappresenta, all’interno della città, un’area geografica e sociale interstiziale, cioè uno spazio che si colloca tra una cosa ed un’altra. L’impero delle bande infatti occupa spesso quella che viene definita “la cintura della povertà”, cioè una regione caratterizzata da quartieri degradati, mobilità, abbandonata da coloro che cercano casa in quartieri residenziali migliori, che rimane isolata rispetto alla cultura del resto della comunità. Localizzazione della terra delle bande a Chicago all’interno dell’ecologia urbana Le terre e le linee di confine tra le aree residenziali e quelle degli affari, tra le comunità di immigrati o di gruppi etnici, tra le città e le campagne o tra il centro e le periferie, diventano frontiera. Gli alberghi che circondano la città o che si trovano nei quartieri disordinati della città, rappresentano una via di fuga dalla città e diventano fattori importanti nel mantenimento del potere e delle attività della banda. La città è solo vagamente consapevole di questa grande e animata attività delle sue aree scarsamente organizzate perché il conflitto e il crimine della banda arrivano occasionalmente alla conoscenza pubblica. CAPITOLO 13-CHE COS’E’ UNA BANDA? L’individualità delle bande Non esistono bande identiche. Esse possono diversificarsi quanto agli adepti, al tipo di leader, alle modalità organizzative, alle attività, alla posizione che occupano all’interno della comunità. Definizione e descrizione della banda La Sporca Dozzina si può considerare un esempio abbastanza tipico di banda. Essa ebbe origine dagli incontri casuali di una dozzina o più ragazzi che erano per lo più fannulloni, passavano il
risalgono ai primi anni di vita. In molti casi è possibile descrivere il processo che ha determinato la formazione e il consolidamento della tendenza al comportamento delinquenziale. CAPITOLO 15-TEORIE DEL CONFLITTO CULTURALE E NORME DI CONDOTTA: WIRTH E SELLIN Wirth L’attenzione nei confronti dello scontro tra codici viene riconferm ata da un importante contributo di Louis Wirth. Esso individua la presenza di conflitto culturale come fattore che può spiegare la delinquenza, soprattutto nelle famiglie immigrate, in quanto nelle seconde generazioni di immigrati si ha una propensione a delinquere superiore, e ciò si deve al conflitto di culture. L’attenzione nei confronti del dato della criminalità deve tener conto delle forme di disappartenenza dei soggetti i quali, privati dei loro legami tradizionali o sottoposti alle tensioni della società ospite, sono costretti a relazioni passeggere, transitorie, impersonali. L’atto delinquente o criminale è sintomatico della comparsa di una serie caratteristica di atteggiamenti nei confronti delle norme sociali. Il conflitto culturale può sfociare in delinquenza nelle seguenti situazioni:
CAPITOLO 16- “LUOGHI DEVIANTI”: GLI ASSUNTI DI UNA TEORIA ECOLOGICA DEL CRIMINE Alcuni autori hanno evidenziato una stretta dipendenza esistente non soltanto tra i soggetti che abitano e si trovano in determinati luoghi, ma anche tra individui e luoghi stessi. Nello specifico il lavoro di Stark cerca di comprendere in che modo alcuni quartieri continuano ad avere alti tassi di criminalità nonostante la popolazione sia sottoposta a mobilità. L’autore individua nelle caratteristiche dei luoghi devianti le principali cause dei tassi di criminalità; in particolare Stark individua dei fattori che influenzano la devianza: densità, povertà, transitorietà dei residenti, disgregazione e sfacelo. Queste caratteristiche creano dei tratti individuali nelle persone che reagiscono: il cinismo morale, l’aumento delle opportunità di commettere attività criminali, lo sviluppo di motivazioni per commettere questi atti e la diminuzione del controllo sociale. Una critica a questo approccio consiste nel fatto che nonostante molte persone vivano nei quartieri poveri, la maggior parte di esse non diventa necessariamente delinquente, criminale, alcolista o tossicodipendente; infatti il legame tra gli esseri umani possono resistere ai livelli di stress di queste aree della città tanto da continuare a mantenere l’ordine pubblico. CAPITOLO 17-COME SI DIVENTA MEMBRI DI UNA GANG Una serie di studi ha offerto risposte in merito alle motivazioni che spingono una persona a divenire membro di una gang o su quelle che inducono un gruppo di individui a formarne una. Queste ricerche possono essere suddivise in raggruppamenti principali: Il primo propone il punto di vista dell’associazione naturale, ossia la possibilità che la gente aderisca alle gang attraverso un processo naturale di associazione. È ciò che avviene, ad esempio, quando un gruppo di ragazzi, legati tra loro, decidono di formalizzare il proprio legame. Il secondo gruppo di studi spiega la formazione delle gang secondo i caratteri della “subcultura delle opportunità bloccate”. Secondo questi studi le gang si sviluppano perché i giovani maschi incontrano continui problemi nel l’ottenimento di un impiego o nel raggiungimento di uno status e quindi decidono di compensare la propria deprivazione socioeconomica aderendo alla gang e definiscono una subcultura che li separa dalla cultura della società più vasta. Il terzo gruppo focal izza l’attenzione sui problemi relativi alla costruzione dell’identità. Per questi studi gli individui partecipano alle gang in un momento specifico all’interno del processo di costruzione dell’identità personale o come risultato dell’interruzione di que sto processo. I limiti di queste teorie sono tre: esse collegano il processo di ingresso nelle gang alla delinquenza, combinando tra loro due temi distinti, utilizzano spiegazioni monodimensionali, n on riescono a considerare l’accesso alle gang come frutto d i una decisione razionale finalizzata a massimizzare gli interessi personali. Invece, le gang sono composte di individui che vi si aggregano per varie ragioni. In aggiunta, sebbene gli individui calcolino di diventare membri di una gang oppure di non prend ervi parte, questo non è l’unico fattore decisivo, bisogna considerare anche se la gang stessa voglia ammettere dei nuovi membri al suo interno.
incentivi: i l primo è che i membri della gang sono rispettati all’interno della comunità, ciò significa che la comunità fornisce loro protezione nel caso di difficoltà con la polizia; il secondo incentivo consiste nel fatto che alcuni membri della comunità possano aiutare i componenti della gang a trovare un impiego; il terzo è la possibilità di disporre di donne. Oltre a questi 3 incentivi positivi ne esiste uno negativo, ossia quello di non essere rispettato dalla comunità nel caso in cui un soggetto scelga di non entrare nella gang.; il timore che la gente (inclusa la famiglia) ne sarà delusa è un efficace elemento manipolativo. Questo metodo permette alle gang di reclutare un numero di individui sufficiente per permettere ad essa di continuare ad operare. La terza modalità di reclutamento consiste nell’applicazione di una serie di forme di coercizione. È utilizzata nei casi in cui l e gang hanno l’esigenza di aumentare i propri membri in tempi stretti. Ad esempio, quando la gang decide di espandere le proprie attività in un’altra area geografica e necessita di nuovi membri. Ci sono due tipi di tattiche coercitive: l’intimidazione fisica e quella psicologica. Quest’ultima è la più utilizzata dal momento che rischia in misura minore di creare risentimento nella recluta potenziale (I soggetti vengono ad esempio minacciati di violenza fisica) (int. psic). L’intimidazione fisica include la violenza fisica sia ai membri potenziali che ai loro familiari e la distruzione di beni individuali. Tra coloro che non vengono coinvolti nelle gang vi sono individui che non ritengono vantaggioso parteciparvi e individui che, oltre a questo svantaggio, individuano svantaggi significativi, quali il rischio di essere uccisi o arrestati. Inoltre, le gang non accettano tutti coloro che vogliono entrare. Qual è il futuro dei membri delle gang? Vi sono sette possibili esiti per chi appartiene ad una gang, alcuni dei quali non escludono gli altri: alcuni soggetti restano nella gang, altri fuoriescono, alcuni aderiscono ad altre organizzazioni, alcuni diventano membri di gruppi più circoscritti, come le “crews” , alcuni saranno sottoposti a detenzione per un periodo considerevole della loro vita, alcuni moriranno, alcuni svolgeranno lavori e vivranno una vita convenzionale. CAPITOLO 19-IL CODICE DELLA STRADA L'inclinazione alla violenza scaturisce dalle circostanze della vita del ghetto povero. Per la sola ragione di vivere in un ambiente del genere, i giovani sono posti in una condizione di grave rischio di essere vittime di un comportamento aggressivo. Si è diffusa la cultura della strada, le cui norme sono spesso consapevolmente in contrasto con quelle della società dominante. nel cuore del codice della strada c'è il rispetto; tuttavia in questa cultura, fra i giovani, il rispetto è visto come una risorsa difficile da conquistare, ma facile da perdere, che va quindi costantemente difesa. Il codice della strada è un adattamento culturale a una profonda mancanza di fiducia nella polizia e nel sistema giuridico; perciò questo codice ha origini dove finisce l'influenza della polizia e dove si crede cominci la responsabilità personale per la propria incolumità. Le famiglie per bene e le famiglie di strada
Le etichette "per bene" e "di strada" costituiscono giudizi di valore che conferiscono uno status ai residenti locali. Le cosiddette famiglie per bene tendono ad accettare i valori dominanti in maniera piena e tentano di insegnarli ai loro figli, danno valore al lavoro duro e all'indipedenza economica e sono disposte a sacrificarsi per i propri figli. Le cosiddette famiglie di strada, al contrario, dimostrano una mancanza di considerazione per gli altri e hanno un senso della famiglia superficiale; tali famiglie possono socializzare i bambini al codice di strada in maniera aggressiva e sono piene di rabbia, diverbi e aggressioni verbali. La battaglia per il rispetto Il bambino appartenente ad una famiglia per bene devi farsi rispettare dal bambino che appartiene ad una famiglia di strada; in questo i genitori lo aiutano dicendo ad esempio: "Guardati le spalle", "Difenditi" ecc. L'immagine di sé basata sul rispetto Raggiunta l'adolescenza molti giovani hanno interiorizzato il codice della strada. Tale codice ruota intorno alla presentazione del s: il soggetto deve far passare ad un altro soggetto il messaggio che egli è capace di violenza e di offesa e che sa cavarsela da solo. La prova di virilità Fra i maschi di strada, le preoccupazioni relative all'identità sono espresse tramite il concetto di virilità. Rispetto e considerazione sono associati al concetto di virilità. Centrale nella questione della virilità è la diffusa credenza che un modo per ottenere rispetto sia quello di manifestare sfacciataggine; u n’esibizione di sfacciataggine costituisce un'espressione potente di mancanza di rispetto verso la persona che subisce. La vera sfacciataggine dimostra il non avere paura di morire e di non avere rimorsi nel sottrarre la vita altrui. CAPITOLO 20. PROCESSI E CONTENUTI DELLA SOCIALIZZAZIONE DEVIANTE E CRIMINALE: LE TEORIE DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE I teorici che si rifanno all’apprendimento sociale non considerano i soggetti devianti e criminali diversi dai “convenzionali” in termini bio - psico-fisiologici o dotati di strutture cognitive e, conseguentemente, di processi di apprendimento differenti, in quanto sia i convenzionali che i criminali apprendono allo stesso modo e possono apprendere comportamenti e valori devianti e criminali o convenzionali. Le teorie dell’apprendimento sociale affermano che i soggetti apprendono condotte devianti e criminali a ll’interno di gruppi con i cui i membri hanno relazioni intime. Siegel sostiene che la teoria dell’apprendimento sociale afferma che la gente nasca buona e che impari a diventare cattiva. Shuterland, criminologo americano legato all’Università di Chicago, evidenziò il rapporto esistente tra comportamento criminale, apprendimento sociale e ambiente sociale. La teoria dell’associazione differenziale pone attenzione agli elementi della trasmissione culturale, al conflitto culturale e spiega il comportamento criminale a partire da tre dimensioni: apprendimento, interazione e comunicazione. Questa teoria spiega il comportamento criminale attraverso nove punti, i quali specificano che il comportamento criminale è appreso attraverso l’interazione con altre persone in un processo di comunicazione, che il processo di apprendimento del comportamento criminale avviene all’interno di gruppi di persone in stretto rapporto fra loro , che si apprendono
sulla legislazione, sull’attività degli amministratori pubbl ici, limitando gli stanziamenti destinati all’attuazione di leggi che li possono intaccare, mentre quando si parla di organizzazione informale invece si fa riferimento al consenso su cui gli uomini d’affari possono contare tra colleghi, pronti ad appoggiar li nell’attuazione di pratiche volte a sfavorire e limitare la concorrenza. Tra il crimine dei colletti bianchi e il furto professionale esistono anche delle differenze; le più significative sono il concetto che il reo ha di sé stesso e l’opinione che la collettività ha di lui. Il ladro si considera a tutti gli effetti un criminale e tale lo considera anche la società, inoltre, egli va fiero della sua condizione. L’uomo d’affari invece si considera ed è considerato dalla collettività un cittadino rispettabile, e anche quando viola la legge non si considera un criminale; questo perché non riflette lo stereotipo del criminale. Molti individui non si identificano come criminale. I fattori che influiscono sul processo di identificazione sono: il trattamento giudiziario e la stretta associazione personale con individui che si considerano tali. Affinché gli uomini d’affari continuino ad essere considerati non criminali, occorre che in pubblico essi continuino a rispettare la legge per poi sottrarvisi di nascosto. CAPITOLO 23-LA TEORIA DELL’IDENTIFICAZIONE DIFFERENZIALE E LA TEORIA DELL’ANTICIPAZIONE DIFFERENZIALE: SVILUPPI DELLE TEORIE DELL’APPRENDIMENTO Il criminologo Daniel Glaser, tenendo conto del concetto di assunzione di ruolo, sottolineò come le associazioni fossero utili per comprendere il modo attraverso il quale ci identifichiamo con un'altra persona e ne arriviamo a condividere i valori. Dunque, secondo Glaser l’importanza delle associazioni dipende dall’identificazione con l’altro, dalla scelta di un alt ro, reale o immaginario, dalla cui prospettiva osserviamo il nostro stesso comportamento; per tanto il crimine o la sua assenza dipendono dalla misura in cui un soggetto si identifica con persone o gruppi di riferimento pro o anti-criminali. Glaser sostiene che nella nostra società si crede che molte persone si identifichino nel corso della loro vita sia con soggetti criminali, che con individui non criminali. L’i dentificazione criminale può verificarsi per mezzo di esperienze dirette, come l’appartenenza a gruppi delinquenti, oppure attraverso l’esempio positivo dei ruoli criminali rappresentati dai mass-media, o ancora come reazione negativa alle forze che combattono il crimine. La teoria dell’identificazione differenziale, afferma che sono più alte le probabilità che una persona metta in atto un comportamento criminale, quando sono maggiori le occasioni in cui si identifica con persone reali o immaginarie, per le quali il suo comportamento criminale è accettabile_. L’unica critica alla teoria dell’associazione differenziale è che essa non tiene conto dei crimini “accidentali”, in quanto considera il crimine come un atto_ volontario e non come un fatto fortuito o accidentale. Un'altra teoria sviluppata dallo stesso Glaser è quella dell’anticip azione differenziale, che sottolinea il ruolo svolto dall’apprendimento e dai legami sociali anti - criminali e non, ma anche delle opportunità che sono considerate le cause del comportamento in determinate situazioni. Infatti l’attività criminale o l’astens ione da questa possono essere spiegate dalle conseguenze derivanti dalle proprie azioni, anticipate dagli stessi soggetti che le mettono in atto; esse dipendono sia dai legami sociali che il soggetto sviluppa nel corso della propria vita che dell’apprendim ento differenziale, attraverso il quale acquistano gusti, abilità e modi di pensare
che influenzano la scelta di compiere attività criminali o alternative a queste. Le conseguenze però non dipendono soltanto da questi fattori, ma anche dalle opportunità percepite dall’ individuo, che si basano sulle sue osservazioni e valutazioni riguardo le circostanze, le possibilità e i rischi associati a comportamenti devianti o conformi. La teoria dell’anticipazione differenziale afferma quindi che una persona proverà a compiere un crimine ogni volta che le aspettative di una futura gratificazione saranno superiori rispetto alle anticipazioni sfavorevoli. Questa teoria può utilmente essere applicata per spiegare il crimine volontario e la delinquenza, meno per gli atti derivanti da negligenza o causati dalle condizioni mentali dei soggetti. CAPITOLO 24-LA TEORIA DELL’ASSOCIAZIONE-RINFORZO DIFFERENZIALE DI BURGESS e AKERS Burger e Akers sviluppano la teoria dell’associazione differenziale a partire da l condizionamento classico di Pavlov e del condizionamento operante di Skinner. L’approccio di Pavlov viene definito “versione comportamentista passiva della teoria dell’apprendimento” dal momento che egli sostiene che ogni stimolo produce un effetto che il soggetto si aspetta a seconda dell’ambiente in cui si ritrova. Per Pavlov gli individui sono attori passivi che ricevono stimoli e, con il passare del tempo, imparano ad associare a certi stimoli determinate risposte. La psicologia skinneriana invece, introduce il concetto di “condizionamento operante” e quello di “rinforzi”. Il soggetto skinneriano è un individuo in cerca di ricompense e non un soggetto passivo che riceve stimoli. Una prima formulazione che integrava le teorie skinneriane e la teoria dell’associazione differenziale è quella proposta da Jeffrey, il quale introduce la teoria del rinforzo differenziale. Per Jeffrey possono esservi soggetti che pur ricevendo ricompense minime dalle condotte criminali mettono in atto condotte sempre più devianti, e altri che, sebbene puniti, possono amplificare la propria condotta deviante. Secondo Jeffrey ogni stimolo avrà effetti diversi a seconda delle condizioni specifiche di un soggetto in momenti specifici. Il comportamento criminale è quindi un comportamento appreso. Burgess e Akers specificano che i meccanismi attraverso i quali vengono appresi il comportamento delinquente e quello criminale, dipendono dai rinforzi, dal comportamento operante e dal condizionamento operante. I due autori sostengono che la gente apprende comportamenti criminali attraverso il condizionamento operante, ma che tuttavia valuti le sue stesse condotte attraverso l’interazione con altre persone e con gruppi signific ativi. CAPITOLO 25-TECNICHE DI NEUTRALIZZAZIONE: UNA TEORIA DELLA DELINQUENZA Le norme sociali non sono degli imperativi categorici, ma piuttosto delle guide che condizionano un’azione. La loro applicabilità è vincolata da condizioni di tempo , spazio e circostanze. Il sistema normativo di una società può essere considerato flessibile in quanto esso non applica un corpo di regole vincolanti in ogni situazione. La flessibilità è parte integrante del diritto penale, che prevede “circostanze attenuanti del reato” come la minore età, la forza maggiore etc.; l’individuo può sottrarsi alla responsabilità penale ed evitare sanzioni negative , se riesce a dimostrare di non aver agito dolosamente. Un numero considerevole di atti delinquenziali si basa sull’ esistenza di attenuanti del reato, che assumono la forma di giustificazioni dell’atto stesso, ritenute valide dal delinquente, ma non dall’ordinamento