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Appunti e schemi di Pedagogia Generale per il corso di Scienze dell'educazione
Tipologia: Dispense
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17 novembre
AGENTE DI CAMBIAMENTO (anche se non deve introdurre ulteriori cambiamenti nel soggetto)
Figura liquida, complessa, in costante via di definizione, poco riconosciuta ed incerta: debolezze essenziali che paradossalmente rappresentano la forza intrinseca propria dell’educatore, spinto a (ri)cercare il senso dell’agire educativo; aperto a nuove possibilità, orizzonti, obiettivi e finalità educative in cui l’educatore è co-costruttore insieme ai destinatari.
Professionista con ruolo di coordinatore di progetti educativi integrati, creando reti di partecipazione e collaborazione nella condivisione di info., saperi e risorse.
In équipe: gruppo di lavoro nel quale si instaura confronto tra diversi punti di vista in interazione, ricercando saperi e competenze comuni d’interpretazione dei problemi sociali, individuando modalità progettuali condivise e coerenti… cosicché si possano negoziare proposte e si possa interloquire con le istituzioni che a volte non sono consapevoli delle aree e delle contraddizioni da presidiare.
Équipe educativa= spazio meta riflessivo che favorisce confronto critico sulla professionalità educativa trattandone gli aspetti espliciti ma anche quelli latenti in modo che assieme non compromettano l’operato
In ambiti e contesti formali, informali, non formali: servizi pubblici, privati e privati sociali (servizi residenziali, semiresidenziali, territoriali, domiciliari*), terzo settore (cooperative), fondazioni, associazioni.
Il servizio pubblico, che si basa su un assetto preciso e su un welfare, “garantisce” una certa qualità e finanziamenti pubblici. Attraverso un mandato sociale si opera in un quadro
normativo, nazionale, regionale e locale. Nel contesto lavorativo si opera con figure apicali/istituzionali dell’organizzazione.
*I servizi sono di 3 tipi
1. Residenziali (RSA, carceri, comunità) con educatori: contesto in cui i soggetti vengono diseredati dalle loro vecchie abitudini e dalla loro dimora, e conseguentemente “inseriti” in un contesto che diventa casa nuova: si intrecciano storie di vita ed attività sociali nella condivisione di responsabilità, di una quotidianità problematica che richiede l’instaurazione di compiti ed il rispetto di nuove regole. La quotidianità diventa il piano d’esperienza e si incrocia con la dimensione della domesticità come strumento che tenta una (re)integrazione di-con se stessi e con il mondo. All’interno dei servizi residenziali si collocano anche quelli di 2. Residenzialità leggera: la dimensione educativa individuale degli interventi si coniuga con una residenzialità territoriale che sostiene processi di inclusione e di reinserimento sociale. L’educatore ha un ruolo che sembra contradditorio perché deve sostenere un progetto volto all’autonomia attraverso però la privazione temporanea della stessa autonomia, stimolando gli utenti a sperimentare nuovi modi di pensare, comunicare, agire ed immaginare. La residenzialità viene definita leggera non perché sono flebili gli obiettivi ma perché la presenza della figura educativa non è costante e totalizzante, infatti il loro operato consiste nel lavoro sul contesto per far abituare l’utente ad essere autonomo. 3. Domiciliari (progetti educativi condivisi con équipe): l’utente subisce azioni educative nel suo spazio di vita (dimora perosonale). L’educatore entra in scena “in punta di piedi” affiancando ed assistendo con ruolo osservativo, con forte capacità di negoziazione per introdurre nuove regole. Inoltre l’educatore non si sostituisce a loro ma con loro ricerca, riconosce e tutela le risorse cercando di potenziarle. La variabile in gioco è il fatto che ci può essere un rifiuto da parte dei destinatari=espressione di difesa dei propri spazi, tempi ed affetti, e un atteggiamento di diffidenza da
Parole chiave: normalità, vulnerabilità, difficoltà sostenibile, povertà economica ed educativa, disagio, marginalità (soggetti che non hanno risorse per indirizzarsi verso qualche servizio, mirato per le loro necessità), diritti (leggi), migrazioni
definizioni:
secondo Bartolini
Globalità: sistema globale di persone
Operatività: motivare, stimolare, animare, confortare, sorreggere e “stare con”
Integrazione individuo-società: sviluppo dell’autonomia per integrarsi nelle dimensioni collettive
fattori che determinano l’esperienza educativa
Secondo Santerini
Sguardo osservativo come “modus” di fare e di stare all’interno della relazione educativa, volto a
VALORI della RELAZIONE EDUCATIVA
FINALITA’
IMPOSTAZIONE degli INTERVENTI secondo una LOGICA PROGETTUALE!
Per far sviluppare autonomia secondo un percorso di crescita individuale, far conoscere i diritti di cittadinanza e per far avvicinare gli utenti (infanti o adulti stessi) ad una CONDIZIONE ADULTA AUSPICABILE.
Questa condizione è
L’educatore è un operatore che all’interno di un servizio o di un progetto può entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi nella quale è inserito l’individuo o la collettività.
CRISI => INTERVENTO EDUCATIVO
chi è istituzionalmente preposto : chi può intervenire a pieno titolo di legittimità per modificare le esperienze educative, indipendentemente dall’esistenza o meno dell’umanità dei consensi
Al fronte di una crisi educativa l’educatore interviene quando:
La crisi supera la soglia -> La notizia della crisi giunge a chi è istituzionalmente idoneo -> La crisi viene riconosciuta come tale da chi ne è preposto -> Esistono e sono attivabili le risorse finanziarie, professionale e metodologiche idonee -> l’e ducatore professionale all’interno dei progetti e dei servizi, quando è presente una crisi educativa può attiva re diversi interventi :