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L'Educatore Professionale: Ruolo, Competenze e Interventi, Dispense di Pedagogia

Appunti e schemi di Pedagogia Generale per il corso di Scienze dell'educazione

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 28/02/2018

ELISAF3
ELISAF3 🇮🇹

4.3

(6)

8 documenti

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17 novembre
EDUCATORE PROFESSIONALE
Il profilo dell’educatore
Chi è?
AGENTE DI CAMBIAMENTO (anche se non deve introdurre ulteriori
cambiamenti nel soggetto)
Figura liquida, complessa, in costante via di definizione,
poco riconosciuta ed incerta: debolezze essenziali che
paradossalmente rappresentano la forza intrinseca propria
dell’educatore, spinto a (ri)cercare il senso dell’agire
educativo; aperto a nuove possibilità, orizzonti, obiettivi e
finalità educative in cui l’educatore è co-costruttore insieme
ai destinatari.
Professionista con ruolo di coordinatore di progetti educativi
integrati, creando reti di partecipazione e collaborazione
nella condivisione di info., saperi e risorse.
Con chi lavora?
In équipe: gruppo di lavoro nel quale si instaura confronto
tra diversi punti di vista in interazione, ricercando saperi
e competenze comuni d’interpretazione dei problemi sociali,
individuando modalità progettuali condivise e coerenti…
cosicché si possano negoziare proposte e si possa interloquire
con le istituzioni che a volte non sono consapevoli delle aree
e delle contraddizioni da presidiare.
Équipe educativa= spazio meta riflessivo che favorisce
confronto critico sulla professionalità educativa trattandone
gli aspetti espliciti ma anche quelli latenti in modo che
assieme non compromettano l’operato
Dove? (pp.120-125)
In ambiti e contesti formali, informali, non formali: servizi
pubblici, privati e privati sociali (servizi residenziali,
semiresidenziali, territoriali, domiciliari*), terzo settore
(cooperative), fondazioni, associazioni.
Il servizio pubblico, che si basa su un assetto preciso e su
un welfare, “garantisce” una certa qualità e finanziamenti
pubblici. Attraverso un mandato sociale si opera in un quadro
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Scarica L'Educatore Professionale: Ruolo, Competenze e Interventi e più Dispense in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

17 novembre

EDUCATORE PROFESSIONALE

Il profilo dell’educatore

Chi è?

AGENTE DI CAMBIAMENTO (anche se non deve introdurre ulteriori cambiamenti nel soggetto)

Figura liquida, complessa, in costante via di definizione, poco riconosciuta ed incerta: debolezze essenziali che paradossalmente rappresentano la forza intrinseca propria dell’educatore, spinto a (ri)cercare il senso dell’agire educativo; aperto a nuove possibilità, orizzonti, obiettivi e finalità educative in cui l’educatore è co-costruttore insieme ai destinatari.

Professionista con ruolo di coordinatore di progetti educativi integrati, creando reti di partecipazione e collaborazione nella condivisione di info., saperi e risorse.

Con chi lavora?

In équipe: gruppo di lavoro nel quale si instaura confronto tra diversi punti di vista in interazione, ricercando saperi e competenze comuni d’interpretazione dei problemi sociali, individuando modalità progettuali condivise e coerenti… cosicché si possano negoziare proposte e si possa interloquire con le istituzioni che a volte non sono consapevoli delle aree e delle contraddizioni da presidiare.

Équipe educativa= spazio meta riflessivo che favorisce confronto critico sulla professionalità educativa trattandone gli aspetti espliciti ma anche quelli latenti in modo che assieme non compromettano l’operato

Dove? (pp.120-125)

In ambiti e contesti formali, informali, non formali: servizi pubblici, privati e privati sociali (servizi residenziali, semiresidenziali, territoriali, domiciliari*), terzo settore (cooperative), fondazioni, associazioni.

Il servizio pubblico, che si basa su un assetto preciso e su un welfare, “garantisce” una certa qualità e finanziamenti pubblici. Attraverso un mandato sociale si opera in un quadro

normativo, nazionale, regionale e locale. Nel contesto lavorativo si opera con figure apicali/istituzionali dell’organizzazione.

*I servizi sono di 3 tipi

1. Residenziali (RSA, carceri, comunità) con educatori: contesto in cui i soggetti vengono diseredati dalle loro vecchie abitudini e dalla loro dimora, e conseguentemente “inseriti” in un contesto che diventa casa nuova: si intrecciano storie di vita ed attività sociali nella condivisione di responsabilità, di una quotidianità problematica che richiede l’instaurazione di compiti ed il rispetto di nuove regole. La quotidianità diventa il piano d’esperienza e si incrocia con la dimensione della domesticità come strumento che tenta una (re)integrazione di-con se stessi e con il mondo. All’interno dei servizi residenziali si collocano anche quelli di 2. Residenzialità leggera: la dimensione educativa individuale degli interventi si coniuga con una residenzialità territoriale che sostiene processi di inclusione e di reinserimento sociale. L’educatore ha un ruolo che sembra contradditorio perché deve sostenere un progetto volto all’autonomia attraverso però la privazione temporanea della stessa autonomia, stimolando gli utenti a sperimentare nuovi modi di pensare, comunicare, agire ed immaginare. La residenzialità viene definita leggera non perché sono flebili gli obiettivi ma perché la presenza della figura educativa non è costante e totalizzante, infatti il loro operato consiste nel lavoro sul contesto per far abituare l’utente ad essere autonomo. 3. Domiciliari (progetti educativi condivisi con équipe): l’utente subisce azioni educative nel suo spazio di vita (dimora perosonale). L’educatore entra in scena “in punta di piedi” affiancando ed assistendo con ruolo osservativo, con forte capacità di negoziazione per introdurre nuove regole. Inoltre l’educatore non si sostituisce a loro ma con loro ricerca, riconosce e tutela le risorse cercando di potenziarle. La variabile in gioco è il fatto che ci può essere un rifiuto da parte dei destinatari=espressione di difesa dei propri spazi, tempi ed affetti, e un atteggiamento di diffidenza da

Parole chiave: normalità, vulnerabilità, difficoltà sostenibile, povertà economica ed educativa, disagio, marginalità (soggetti che non hanno risorse per indirizzarsi verso qualche servizio, mirato per le loro necessità), diritti (leggi), migrazioni

Con quali strumenti

Costanti educative

  1. LOGICA PROGETTUALE [appunti quaderno]
  2. RELAZIONE EDUCATIVA [+schemi Intr. alla peda.]
  • STRUMENTO attraverso cui si compie il lavoro educativo che comprende dinamiche, variabili e contenuti educativi frammentari aventi il FINE di sostenere lo sviluppo dell’autonomia giungendo ad una condizione adulta auspicata
  • fa parte degli effetti prodotti dall’azione educativa perché la relazione accade grazie alle intenzioni edu.
  • fattore attraverso cui è possibile l’apprendimento tramite il confronto tra educando ed educatore, il quale propone e permette di esplorare nuovi territori -> l’educatore spinge il soggetto al cambiamento e lo sorregge durante questo percorso
  • può definirsi ASIMMETRICA: il livello relazionale è diverso a seconda dei ruoli definiti, della logica progettuale (che parte dall’operato dell’educatore, il quale crea un progetto condivisibile e che abbia finalità educative/formative), della responsabilità

definizioni:

secondo Bartolini

  • Strumento attraverso cui le intenzioni educative diventano concreto agire, lavoro e risultato educativo con finalità auspicate…è a partire dalla relazione interpersonale che nascono le intenzioni-intenzionalità aspirando ad un conseguente cambiamento qualitativo della persona con cui agiamo
  • Base su cui si fonda l’atto educativo -> esso si fonda sulla prospettiva della

Globalità: sistema globale di persone

Operatività: motivare, stimolare, animare, confortare, sorreggere e “stare con”

Integrazione individuo-società: sviluppo dell’autonomia per integrarsi nelle dimensioni collettive

  • Luogo comunicativo dell’intenzionalità che viene esplicitata = ambito dove l’educazione è ricercata e strutturata
  • Identificata e costruita a seconda delle variabili nell’utenza, nei luoghi e nei tempi, nella negoziazione -

    fattori che determinano l’esperienza educativa

Secondo Santerini

  • la relazione educativa comprende una dimensione affettiva (pensieri e sentimenti) vista come partecipazione emotiva e realizzazione dell’incontro umano
  1. OSSERVAZIONE: pp.

Sguardo osservativo come “modus” di fare e di stare all’interno della relazione educativa, volto a

  • Definire l’altro: SGUARDO DIAGNOSTICO e VALUTATIVO
  • Riconoscere l’altro: SGUARDO APERTO che indaga
  • Riconoscersi nel rapporto con l’altro
  • per progettare: postura di ricerca=porsi continuamente nuove domande con atteggiamento curioso
  • per comunicare e decidere i modi di operare
  • per descrivere le problematiche interne da dover affrontare
  • NO sguardo VALUTATIVO e DIAGNOSTICO
  • NO CATEGORIZZAZIONE e NORMALIZZAZIONE

VALORI della RELAZIONE EDUCATIVA

STRUMENTI

• INDAGINE FENOMENI

  • DESCRIZIONE come rappresentazione dettagliata
  • INTERPRETAZIONE dei dati raccolti attraverso un’attribuzione di senso
  • SPIEGAZIONE
  • COMPRENSIONE dei fenomeni osservati nella loro globalità
  • (^) Possibilità di PREVISIONE di eventi e comportamento rispetto ai quali è pensabile la formulazione di ipotesi d’intervento secondo logiche preventive
  • COMPARAZIONE tra casi e modalità d’intervento per valutarne l’efficacia

FINALITA’

  • maggior consapevolezza
  • rafforzare le competenze
  • aumentare l’efficacia degli interventi

ADOTTARE UNA LOGICA PROGETTUALE

  • PENSARE a COSA FARE: pensare ad azioni desinate a introdurre un cambiamento nella situazione esistente
  • INTENZIONALITA’: esplicitare un’intenzionalità consapevole e responsabile
  • CONSAPEVOLEZZA e ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’:
  • (AUTO)VALUTAZIONE
  • OBIETTIVI
  • Prefigurazione di POSSIBILITA’ TRASFORMATIVE

PROCESSUALITA’ CIRCOLARE DELLA PROGETTAZIONE

  1. ANALIZZARE la situazione
  2. Riconoscere VINCOLI E RISORSE del soggetto e del contesto
  3. (^) Fissare OBIETTIVI REALIZZABILI, PERSEGUIBILI, MISURABILI
  1. NEGOZIONARE E CO-PROGETTARE coinvolgendo i soggetti individuali e collettivi
  2. MONITORARE I PROCESSI gestendo imprevisti, incoerenze, resistenze ed APPORTARE MODIFICHE
  3. VALUTARE
  4. RICONOSCERE l’eventualità DI RI-PROGETTARE

RIFLESSIVITA’ sulla PROFESSIONALITA EDUCATIVA

IMPOSTAZIONE degli INTERVENTI secondo una LOGICA PROGETTUALE!

  • Luoghi formali: équipe educative, supervisione, comunità di pratica
  • Luoghi informali: confronto con i colleghi e con gli utenti in situazione destrutturate, auto riflessività (controllando le emozioni, esternando sensazioni e sentimenti nocivi in contesti fuori da quello lavorativo… per non perdere le redini del lavoro, il senno e per non essere frustrata!)

Perché?

Per far sviluppare autonomia secondo un percorso di crescita individuale, far conoscere i diritti di cittadinanza e per far avvicinare gli utenti (infanti o adulti stessi) ad una CONDIZIONE ADULTA AUSPICABILE.

Questa condizione è

  • (^) raggiungibile attraverso sostegni educativi e sociali (delle politiche sociali e delle istituzioni)
  • contrassegnata dal possesso di alcuni diritti, doveri, beni materiali ed immateriali
  • finalizzata a far avvicinare a dei tratti propri della fase adulta, cioè
  1. Disporre di un reddito: in grado di consentire di acquisire beni che superino la soglia di sopravvivenza.
  2. Accedere ai servizi sanitari e scolastici. Il problema è che ci si chiede se si può accedere ai servizi solo per
  • CARENZA EDUCATIVE : l’esperienza (educativa) NON è ritenuta in grado di RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI AUSPICABILI che le sono stati assegnati o si è prefissata; il soggetto non è coinvolto
  • ECCESSO EDUCATIVO : l’esperienza è educativa ma orientata verso OBIETTIVI considerati NON AUSPICABILI
  • CONFLITTO EDUCATIVO : all’interno del sistema di esperienze si presentano DIVERSITA NON CONCILIABILI di intenti, obiettivi e prassi educative

INTERVENTI EDUCATIVI

L’educatore è un operatore che all’interno di un servizio o di un progetto può entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi nella quale è inserito l’individuo o la collettività.

CRISI => INTERVENTO EDUCATIVO

  • la a crisi supera la soglia ritenuta dell’accettabilità da un osservatore interno e/o esterno all’esperienza interessata dalla crisi
  • la notizia della crisi deve arrivare (in)direttamente a chi è istituzionalmente preposto a conoscerla, analizzarla ed eventualmente affrontarla (es: violenza domestica e conseguente denuncia per essere entrata senza mandato e permesso per entrare legittimamente nella dimensione domestica in cui è avvenuta la violenza)

chi è istituzionalmente preposto : chi può intervenire a pieno titolo di legittimità per modificare le esperienze educative, indipendentemente dall’esistenza o meno dell’umanità dei consensi

  • la crisi viene riconosciuta in quanto tale; la CRISI CONCRETA (=caso specifico) deve quindi rientrare all’interno di quelle CRISI TIPO che comportano la conseguente attivazione di un intervento educativo
  • (^) l’INTERVENTO avviene se esistono e sono attivabili le RISORSE FINANZIARIE, PROFESSIONALI, METODOLOGICHE ritenute più idonee ad affrontare/risolvere la crisi

Al fronte di una crisi educativa l’educatore interviene quando:

La crisi supera la soglia -> La notizia della crisi giunge a chi è istituzionalmente idoneo -> La crisi viene riconosciuta come tale da chi ne è preposto -> Esistono e sono attivabili le risorse finanziarie, professionale e metodologiche idonee -> l’e ducatore professionale all’interno dei progetti e dei servizi, quando è presente una crisi educativa può attiva re diversi interventi :

  • (^) INTERVENTI SOSTITUTIVI : quando gli ambiti educativi “naturali” (famiglia) non sono in grado di consentire un “normale” percorso di crescita dei minori o di componenti in difficoltà (comunità per i minori, comunità per tossicodipendenti, istituti di ricovero per anziani). Questi interventi possono essere a breve periodo (dopo aver risolto la crisi acuta, il soggetto torna alla sua situazione originaria idonea), a medio periodo (interventi finalizzati a promuovere nel soggetto il cambiamento per consentirgli di ritornare al suo ambiente originario) e a lungo periodo (interventi che non prevedono il ritorno dei soggetti in contesti famigliari)
  • (^) INTERVENTI AGGIUNTIVI : sono azioni che si affiancano ad altre per rafforzarle (interventi di sostegno affiancati alla scuola, l’assistenza domiciliare e i centri diurni). Questi interventi possono essere a breve periodo (sostenere il soggetto in particolari difficoltà), a medio periodo (interventi rivolti a soggetti portatori di disagio psicofisico e relazionale) e a lungo periodo (interventi che accompagnano il soggetto per tutta la vita)
  • INTERVENTI COMPENSATIVI : quando gli ambienti educativi vengono percepiti come devianti, si devono preferire altri ambienti in grado di controbilanciare i processi educativi in atti. Nei luoghi chiusi come il carcere, le azioni educative intenzionali tendono a compensare la cultura dell’illegalità a quella della legalità e in luoghi aperti come per esempio la strada nella quale si strutturano ambienti per gli adolescenti ma anche per i soggetti marginali. Questi interventi possono essere a breve periodo (azioni collocate in un tempo limitato e finalizzato a fornire stimoli esempio le campagne informative/preventive), a medio periodo (interventi che riguardano soggetti che presentano problemi come per esempio i “progetti giovani”), e a lungo periodo (interventi che devono accompagnare i soggetti per tutta la vita).