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Il Ruolo del Case Manager: Un Modulo Didattico per la Formazione Sanitaria, Tesine universitarie di Project Management

Tesina primo modulo master in managenent sanitario univeritá Lum

Tipologia: Tesine universitarie

2020/2021

Caricato il 27/02/2021

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Tiziana Tognotti
Modulo didattico n° 1
IL ruolo del Case Manager
31.1.2021
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Tiziana Tognotti

Modulo didattico n° 1

IL ruolo del Case Manager

31.1.

INTRODUZIONE

“Prendere in carico significa seguire nel tempo i problemi dei pazienti, garantire la continuità tra ospedale e territorio, farsi carico anche dei problemi emotivi e non solo di quelli clinici, fornire un riferimento continuo” (Haggerty, 2003)

L’assistenza infermieristica nel corso degli ultimi anni ha gradualmente definito la cura come processo che risponde ai bisogni fondamentali dell’uomo, non solo dal punto di vista del funzionamento organico ma anche da quello delle relazioni interpersonali, in un’ottica di presa in carico globale.

Basti pensare alle situazioni di pazienti definiti “cronici”, dove l’intervento di aiuto non è finalizzato alla guarigione perché si ha a che fare con ostacoli (malattie, handicap, ecc.) che non possono essere eliminati.

In quest’ottica il case manager si inserisce come una figura professionale in grado di dare un apporto decisivo, in quanto i suoi compiti includono l’effettiva valutazione dei bisogni dell’assistito, in una visione olistica; la pianificazione dei supporti, delle risorse e dei servizi necessari; la messa in rete delle risorse e degli interventi; il coordinamento dei processi; la garanzia della continuità della presa in carico; in definitiva, è l’operatore che si fa carico, nell’ottica del caring, di tutte le esigenze della persona assistita, evitando quella presa in carico frammentata e parcellizzata, inefficace e antieconomica, evitando che le persone siano rimbalzate fra un servizio e l’altro.

IL CASE MANAGEMENT

La necessità di coniugare la clinica con la presa in carico comporta necessariamente una modifica radicale della cultura, non solo organizzativa ma anche medico-assistenziale.

Il modello organizzativo assistenziale del Case Management si propone come lo strumento più efficace per controllare i costi attraverso la massima individualizzazione delle risposte ai bisogni assistenziali.

Nel corso degli anni molti sono stati gli autori che hanno provato a dare una definizione a questo modello organizzativo:

  • Sistema di accertamento, pianificazione, fornitura, erogazione, coordinamento di servizi e monitoraggio dei bisogni multipli del paziente (Zender 1990).

Il Case Manager è una figura professionale estremamente importante nella pratica clinica avanzata: si tratta infatti di un professionista che fornisce e/o coordina i servizi sociali e sanitari, al fine di ottimizzare la gestione clinica di un determinato target di popolazione di utenti (ad es. pz. terminali ed anziani) dall’ammissione alla dimissione, dando vita ad un modello unico di assistenza centrato sul singolo paziente, in maniera tale da garantire la continuità delle cure.

Di conseguenza per lo svolgimento di questo ruolo essenziale deve essere richiesta una formazione di tipo avanzato. In Italia da molti anni, presso alcune tra le più importanti Università sono attivi Master di primo livello della durata di un anno con l’acquisizione di 60 CFU, che forniscono le necessarie competenze in materia di assistenza, di dinamiche organizzative, di finanza e risorse comunitarie.

Per quanto riguarda le competenze del Case Manager, queste spaziano dalla comprensione, l’organizzazione e la gestione del modello organizzativo assistenziale, alla conoscenza di una specifica popolazione di pazienti di cui si deve fare carico, dalla corretta interpretazione delle diagnosi cliniche e dei trattamenti medici necessari, alla conoscenze sulla gestione delle risorse, sull’uso dei piani di assistenza, dei protocolli e delle linee Guida; tutto al fine di garantire una corretta continuità assistenziale.

Il ruolo clinico del Case Manager consiste essenzialmente nell’accertamento dei problemi dei pazienti e delle loro famiglie ogni qualvolta questi si presentino, classificandoli in problemi reali o potenziali e valutando le condizioni fisiche, psicosociali ed emotive dei pazienti.

Il Case Manager rimuove gli ostacoli, pianifica, attua, monitora e valuta tutte le opzioni per soddisfare i bisogni di benessere dell’assistito, cercando di gestire al meglio la comunicazione, promuovendo la realizzazione e la qualità degli obiettivi prefissati, al fine di realizzare interventi precisi sulla persona evitando un’assistenza disgregata che risulta sempre antieconomica e frustrante sia per il paziente ed i familiari, ma anche per gli operatori coinvolti in questo processo

Per questo il Case Manager deve dimostrarsi abile a valutare i bisogni dei pazienti di cui si è preso carico, pianificare l’assistenza ed i servizi in risposta ai bisogni individuali, coordinare e organizzare le risorse disponibili, imponendosi come tramite tra società ed istituzioni. Di conseguenza questo ruolo si configura come un importante “agente di cambiamento” all’interno della struttura assistenziale, in quanto ha il compito di implementare e diffondere un nuovo sistema di assistenza essendo egli al tempo stesso non solo responsabile del caso e garante della persona, ma anche coordinatore degli interventi e attivatore e manutentore della rete formale ed informale.

Infatti il Case Manager garantisce il coordinamento delle cure lungo un continuum che include la salute, la prevenzione, la fase acuta, la riabilitazione, le cure a lungo termine e quelle erogate negli hospice, sia alla persona che ai gruppi di popolazione

L’aspetto relazionale, inteso non solo come aiuto alla persona, ma anche e soprattutto come cura dei rapporti interpersonali, è fondamentale per il Case Manager, che deve sapersi identificare come sostegno e guida per il paziente e per i Caregiver, come gestore dei percorsi assistenziali intra ed extra ospedalieri; inoltre deve collaborare con il team ospedaliero e farsi riconoscere come punto di riferimento per le strutture territoriali, ed infine agevolare il mantenimento di un buon clima con il paziente ed i familiari.

Sempre all’interno di questa ottica, il Case Manager deve fare in modo che si instauri e resti integro nel tempo un buon clima di gruppo con l'equipe e con gli utenti: infatti il clima è una variabile informale che si colloca nella parte emotiva del team e determina la percezione del suo funzionamento. Possiamo definire il clima di gruppo come l’insieme delle percezioni, dei vissuti, dei sentimenti dei membri del gruppo che si determina attraverso l’osservazione del modo in cui il gruppo lavora, o come dovrebbe lavorare, e la percezione della soddisfazione che si prova nel lavorare nel gruppo

Per ottenere un risultato soddisfacente il Case Manager quindi dovrà monitorare nel reparto la qualità del gruppo di lavoro, che si evince dalla capacità di lavorare in team, dalla competenza dei membri dell’equipe, da un sistema di relazioni sane e adeguate al tipo di lavoro svolto.

È di fondamentale importanza che il Case Manager dedichi, quale esperto clinico, parte del proprio tempo al giro visita, in quanto questa pratica consente il mantenimento delle abilità cliniche, permette di migliorare direttamente l’integrazione dei servizi e una migliore realizzazione degli obiettivi e dei bisogni dei pazienti descritti nel piano assistenziale.

Nel suo ruolo manageriale, Il Case Manager ha la responsabilità di facilitare e coordinare l’assistenza dei pazienti durante la loro presa in carico. Questo implica necessariamente che il Case Manager gestisca direttamente l’assistenza pianificando le modalità di trattamento e gli interventi necessari per soddisfare le necessità dei pazienti e delle loro famiglie, preoccupandosi anche di definire in maniera il più possibile precisa, in collaborazione con il team interdisciplinare, gli obiettivi del trattamento e la durata del soggiorno o della degenza.

Per rendere efficacie il proprio intervento deve individuare non più di tre obiettivi prioritari e determinare quando i membri del team dovrebbero essere presenti, considerando la specificità del caso

realizza attraverso una relazione basata sulla fiducia, proteggendo il paziente e agendo una funzione tutoriale.

Ruolo professionale del Case Manager

Il case manager non deve essere necessariamente un infermiere; tuttavia, diversi autori sostengono che gli infermieri sono i candidati più adatti a ricoprire questo ruolo, poiché le sue funzioni si avvicinano molto a quelle del processo di nursing: accertamento, pianificazione, implementazione e l’identificazione delle risorse, compresi i costi, la qualità e lo status del cliente.

Lamb ne 1992 descrisse tre modelli di esercizio del Case Management infermieristico distinti in base al setting:

1) Modello ospedaliero: è quello in cui gli infermieri coordinano i servizi agli utenti e facilitano lo spostamento tra le Unità all’interno dell’ospedale. Gli Infermieri Case Manager in questo modello solitamente non seguono i pazienti all’esterno della struttura ospedaliera.

2) Modello dall’ospedale alla comunità: gli Infermieri Case Manager si occupano di persone ad alto rischio, dal ricovero per acuti all’assistenza continua nel territorio.

3) Modello territoriale: gli Infermieri Case Manager assistono gli individui principalmente a domicilio o in setting di comunità.

Le abilità qualificanti per un Case Manager sono:

  • abilità interpersonali: comunicazione, diplomazia, assertività, collaborazione, negoziazione
  • abilità professionali: saper trasmettere, saper accettare.
  • abilità personali: saper porre in ordine di priorità, saper delegare (o meglio attribuzione di responsabilità), creatività, autodisciplina.
  • abilità basate sulle conoscenze: pensiero critico, problem solving, saper ricercare

La Promozione del cambiamento da parte del Case Manager

Un ulteriore ruolo fondamentale del Case Manager è quello di creare a stimoli e realizzare le condizioni che portino, all'interno della organizzazione che coordina, un vitale processo di rinnovamento delle dinamiche quotidiane che egli ritiene o improduttive o addirittura dannose, mantenendo la concentrazione sulle relazioni e sul clima interno.

Il Case Manager deve essere in grado di valutare le risorse ma anche le resistenze ed i meccanismi di difesa che gli operatori, i colleghi e l'organizzazione possono mettere in atto.

Uno strumento importante che deve necessariamente fare parte del bagaglio di conoscenze del case manager è rappresentato dall’analisi del campo delle forze, secondo il modello di Kurt Lewin, che può fornire strumenti efficaci per la soluzione dei problemi e per ottenere un cambiamento pianificato. Il Case Manager deve individuare per ogni situazione da modificare quali sono le forze trainanti, cioè quelle che incentivano il cambiamento, e le forze frenanti, ovvero quelle che ostacolano il cambiamento e le spinte innovative

Le forze trainanti possono essere la presenza attiva del Case Manager, la migliore autostima, la gratificazione delle risorse, il miglioramento organizzativo, mentre quelle frenanti invece sono la ricerca del conformismo, la ricerca della sicurezza, la paura del rischio economico, la paura della perdita di privilegi.

Per dare luogo ad un cambiamento efficace governato e gestito dal Case Manager è necessario conoscere e controllare le forze in gioco, quindi è fondamentale capire e domandarsi quali sono i fattori che vanno in direzione del cambiamento e quelli che oppongono resistenza; e di conseguenza sviluppare alcune strategie che riducano le forze frenanti e che sviluppino quelle trainanti.

CONCLUSIONI

In futuro sarebbe auspicabile l’adozione e il riconoscimento della figura del Case Manager in tutte le realtà del servizio sanitario nazionale, in modo da garantire non solo un nuovo modello di organizzazione che accompagni e valorizzi l’assistito nel suo percorso di salute e in qualsiasi setting assistenziale soprattutto nell’assistenza domiciliare, ma anche un nuovo modo di pensare, concepire e realizzare l’assistenza e le cure ai cittadini, secondo un approccio multidisciplinare e di cooperazione fra le varie figure professionali con la condivisione di obiettivi quali la qualità delle cure, l’efficienza e l’efficacia delle prestazioni fornite e il contenimento dei costi, in un’ottica di appropriatezza delle cure.