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Il Verismo e Verga. Battistini, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunto capitolo del Battistini

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 27/06/2021

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Il Verismo fu un movimento letterario nato in Italia all'incirca fra il 1875 e il 1895 ad opera di
Giovanni Verga eLuigi Capuana con la collaborazione di altri scrittori.
Il Verismo nasce sotto l'influenza del clima positivista, quell'assoluta fiducia nella scienza e
nel metodo sperimentale che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del 19vesimo
secolo.
Il primo autore italiano a teorizzare il Verismo fu Luigi Capuana, il quale teorizzò la
"poesia del vero";
Un romanzo che forse tra i più veristi è proprio Giacinta scritto da Capuana che è il
racconto di un caso clinico, psichiatrico.
Altro scrittore è Federico de Roberto che è stato conosciuto con i Viceré ma in realtà
autore di un altro splendido romanzo che è L’illusione.
Giovanni Verga
Nato a Catania da una famiglia di proprietari terrieri, dopo aver fatto studi privati e aver
militato a sostegno di Garibaldi si dedica assiduamente alla scrittura.
Nel 1865 si trasferisce nella nuova capitale Firenze dove esordisce con:
-storia di una capinera del 1871 un romanzo epistolare che tratta di una
monacazione forzata.
Nel 1872 si sposta a Milano qui conosce e frequenta gli scapigliati e pubblica il romanzo:
- Eva che è la storia di un pittore catanese trasferitosi a Firenze in cerca di fortuna e
dal suo duplice fallimento nell’amore nell’arte che si chiude nella disillusione della
morte.
-
Verga si afferma come scrittore professionista, compose varie novelle tra cui Nedda
che riscuote molto successo.
Tra il 1878 e il 1880 si avvia verso una radicale svolta creativa. Inizia ad assumere e ricreare
le tecniche più all’avanguardia messe appunto dal romanzo Zoliano. Il confronto con Zola
spinge Verga a creare un’opera d’arte pura.
- Nei racconti La vita dei campi del 1880 parlano una serie di voci narranti che
impiegano un italiano comunicativo e scorrevole, moderno ma intriso di modi di dire,
metafore parole tipiche della parlata popolare del dialetto. L’eclissi del narratore
permette a Verga di ottenere effetti drammatici con pochi dettagli. Due esempi di
segno posto sono La Lupa che racconta il furioso trasporto erotico di una donna
matura per un uomo più giovane e Rosso Malpelo Che narra la breve vita e la morte
di un ragazzo di miniera ridotto dai suoi stessi compagni a bestia da soma ma ricco
di affetto e di solidarietà nella dura consapevolezza della propria condizione di atroce
sfruttamento.
L’approdo più radicale di queste sperimentazioni e i Malavoglia del 1881, romanzo
dedicato alle disgrazie di una famiglia di pescatori di Aci Trezza.
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Il Verismo fu un movimento letterario nato in Italia all'incirca fra il 1875 e il 1895 ad opera di Giovanni Verga e Luigi Capuana con la collaborazione di altri scrittori. Il Verismo nasce sotto l'influenza del clima positivista, quell'assoluta fiducia nella scienza e nel metodo sperimentale che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del 19vesimo secolo. Il primo autore italiano a teorizzare il Verismo fu Luigi Capuana, il quale teorizzò la "poesia del vero"; Un romanzo che forse tra i più veristi è proprio Giacinta scritto da Capuana che è il racconto di un caso clinico, psichiatrico. Altro scrittore è Federico de Roberto che è stato conosciuto con i Viceré ma in realtà autore di un altro splendido romanzo che è L’illusione. Giovanni Verga Nato a Catania da una famiglia di proprietari terrieri, dopo aver fatto studi privati e aver militato a sostegno di Garibaldi si dedica assiduamente alla scrittura. Nel 1865 si trasferisce nella nuova capitale Firenze dove esordisce con:

  • storia di una capinera del 1871 un romanzo epistolare che tratta di una monacazione forzata. Nel 1872 si sposta a Milano qui conosce e frequenta gli scapigliati e pubblica il romanzo: - Eva che è la storia di un pittore catanese trasferitosi a Firenze in cerca di fortuna e dal suo duplice fallimento nell’amore nell’arte che si chiude nella disillusione della morte.

Verga si a fferma come scrittore professionista, compose varie novelle tra cui Nedda che riscuote molto successo. Tra il 1878 e il 1880 si avvia verso una radicale svolta creativa. Inizia ad assumere e ricreare le tecniche più all’avanguardia messe appunto dal romanzo Zoliano. Il confronto con Zola spinge Verga a creare un’opera d’arte pura.

  • Nei racconti La vita dei campi del 1880 parlano una serie di voci narranti che impiegano un italiano comunicativo e scorrevole, moderno ma intriso di modi di dire, metafore parole tipiche della parlata popolare del dialetto. L’eclissi del narratore permette a Verga di ottenere effetti drammatici con pochi dettagli. Due esempi di segno posto sono La Lupa che racconta il furioso trasporto erotico di una donna matura per un uomo più giovane e Rosso Malpelo Che narra la breve vita e la morte di un ragazzo di miniera ridotto dai suoi stessi compagni a bestia da soma ma ricco di affetto e di solidarietà nella dura consapevolezza della propria condizione di atroce sfruttamento. L’approdo più radicale di queste sperimentazioni e i Malavoglia del 1881, romanzo dedicato alle disgrazie di una famiglia di pescatori di Aci Trezza.

Malavoglia è il soprannome popolare della famiglia che possiede una barca da pesca, la provvidenza e la casa del nespolo. Questo nucleo di pescatori ha resistito a tutte le burrasche grazie alla sua solidale coesione intorno al patriarca Patron Ntoni. Quando uno dei figli, il giovane Ntoni , viene chiamato al servizio militare, l’economia familiare va in crisi e il capofamiglia per rimediare tenta, acquistando un credito dei lupini per imbarcarli sulla provvidenza, di rivenderli nel porto vicino ma una tempesta travolge la barca guidata dall’altro figlio che muore e il carico va perduto. Inizia così la rovina economica della famiglia. La casa del nespolo viene venduta per saldare i debiti, il colera uccide la madre di Ntoni che è sostituito nel servizio militare dal fratello minore Luca ma non riesce più a rassegnarsi alla dura vita del pescatore perché ho intravisto i lussi della vita moderna. Tornato ad Acitrezza diventa contrabbandiere finisce in carcere per omicidio. Sua sorella Lia fugge e diventa una prostituta. Quando Luca perde la vita in battaglia Patron Ntoni si ammala e muore in solitudine nell’ospedale di Catania. Solo il nipote Alessi riesce con duri sacrifici a riscattare la casa del nespolo e a trasferirsi. Uscito dal carcere, Ntoni è invitato a riunirsi al nucleo familiare ricostruito ma è consapevole di aver portato il disonore sui suoi e sceglie di andarsene con amarezza e rimpianto. La trama ruota attorno allo scontro tra due universi differenti, la vecchia e la nuova generazione. Da una parte l’integrità etica del padre fondata sull’onore, il lavoro, il sacrificio e dall’altra la tensione all’ascesa sociale del figlio. In una lettera Verdu dice a Capuana che “i Malavoglia hanno fatto fiasco, fiasco pieno” poco dopo la pubblicazione. Intanto si dedica alle raccolte di novelle Per le vie e Novelle Rusticane e a un nuovo progetto teatrale. Verga pubta a realizzare un ciclo di tipo zoliano anche per il teatro e di cui il primo tassello è l’atto unico Cavalleria rusticana. Riscuote un clamoroso successo nelle maggiori città italiane anche sul piano internazionale ma dopo il fiasco della seconda opera il ciclo teatrale si interrompe e Verga si dedica al secondo romanzo dei vinti:

  • Il Mastro don Gesualdo. Nel 1820 a Vizzini, piccolo centro agricolo del catanese, un incendio divora la casa di due vecchi nobili. I paesani accorsi per placare le fiamme scoprono che la giovane nipote del proprietario è chiusa nella stanza con un uomo, si impongono così nozze riparatrici perché l’aristocratica Bianca è già incinta e viene così offerta un ex manovale, mastro Gesualdo Motta, diventato don cioè ricco proprietario terriero a forza di un duro lavoro. L’uomo accetta essendo in pieno declino economico ma gli aristocratici continuano a tenere le distanze dal parente acquisito. Per sposare Bianca, Gesualdo abbandona la sua serva amante Diodata a lui molto devota invece la moglie non lo capisce e non lo ama. Quando Gesualdo aderisce ai moti carbonari intanto Bianca ha partorito una bambina di nome Isabella che da grande si vergognerà delle umili origini del padre. Nel 48 si tiene lontano dai monti e ormai vedovo, odiato da tutti è circondato solo da pretendenti alle sue ricchezze, così finisce per ammalarsi di tumore incurabile. Per accaparrarsi i suoi beni suo genero, un duca, lo porta nel suo palazzo a Palermo, qui il vecchio muore solo, trascurato dalla figlia e guardato con disprezzo dei servitori. Verga mette a fuoco la storia di una famiglia solidale che entra in crisi. Difatti la fame di possesso è il motivo centrale del romanzo.