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Imposte Dirette e Indirette e Funzione di Benessere Sociale, Appunti di Diritto dei Mercati Finanziari

Breve riassunto riguardante le imposte dirette e indirette.

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 05/01/2016

MattiaSerrenti
MattiaSerrenti 🇮🇹

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11 documenti

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IMPOSTE DIRETTE E INDIRETTE:
L'imposta è un tributo, ovvero una delle voci di entrata del bilancio dello Stato. Consiste in un prelievo
coattivo di ricchezza dal cittadino contribuente, non è connesso ad una prestazione da parte dello Stato o
degli altri enti pubblici per servizi resi al cittadino ed è destinata alla copertura della spesa pubblica.
Nei paesi eredi del diritto romano è distinto dalla tassa, che è invece legata ad una prestazione. La parte delle
entrate statali costituita dalle imposte è detta gettito fiscale. Il livello di imposizione e la ripartizione delle
imposte tra le fasce della popolazione sono oggetto di studio della scienza delle finanze e sono attuati
mediante misure di politica fiscale. Il livello di imposizione fiscale - impropriamente detta tassazione -
medio di un paese si chiama pressione fiscale apparente.
Sul piano della scienza delle finanze, l'imposta si caratterizza per il fatto di essere espressione del potere
d'imperio attribuito agli enti che operano il prelievo e per il fatto di essere finalizzata a finanziare pubblici
servizi indivisibili.
Gli elementi costitutivi delle imposte sono:
il presupposto: fatto giuridico che determina, in modo diretto o indiretto, il sorgere dell'obbligazione
tributaria
la base imponibile: espressione quantitativa del presupposto (può coincidere o meno col presupposto
stesso)
l'Aliquota: tasso applicato alla base imponibile per liquidare l'imposta.
L'imposta si basa sui seguenti elementi:
il presupposto d'imposta, che consiste nel fatto economico, o fattispecie imponibile, il cui
verificarsi fa sorgere obblighi tributari formali e sostanziali.
il soggetto attivo è lo Stato o altro Ente pubblico che, in base alla legge, ha la possibilità di istituire
tributi e riscuoterli;
il soggetto passivo è la persona fisica o giuridica ovvero l'Ente che si trova in condizione di dover
pagare l'imposta;
l'oggetto è la ricchezza colpita dall'imposta;
la base imponibile è la quantità di ricchezza, espressa in denaro (imposta ad valorem) o in termini
fisici (imposta specifica), su cui viene calcolata l'imposta;
l'aliquota è la percentuale della base imponibile che con la base imponibile stessa determina
l'imposta;
la fonte è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l'imposta. Normalmente l'imposta,
sia che colpisca il reddito, sia che colpisca il patrimonio, viene pagata con il reddito.
Le imposte dirette colpiscono direttamente la ricchezza nel momento in cui essa viene prodotta, come il
reddito o i beni posseduti dai singoli cittadini, per cui sono differenti da persona a persona. Un esempio è
l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che colpisce i redditi fondiari, di capitale ecc. Anche
l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, è considerata un’imposta indiretta.
Le imposte indirette colpiscono la ricchezza nel momento in cui essa viene spesa o consumata, come avviene
nel caso di acquisti, trasferimenti e consumo di determinati beni economici; ad esempio l’IVA, l’imposta sul
valore aggiunto, che colpisce lo scambio di merci tra operatori economici o le accise che gravano sul costo
della benzina. in questo caso l’imposta è considerata indiretta proprio perché viene trasferita da chi dovrebbe
pagarla a chi consuma in modo indiretto e il prezzo che il consumatore deve pagare comprende già
l’aggiunta dell’imposta.
BENESSERE SOCIALE
Concetto centrale nell’economia del b., tale funzione (Social Welfare Function, SWF) consiste nel costruire
uno strumento analitico che consenta l’aggregazione delle preferenze individuali in preferenze collettive, al
fine di guidare le scelte pubbliche, tra i diversi equilibri di ottimo paretiano possibile ( Pareto, ottimo di),
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IMPOSTE DIRETTE E INDIRETTE:

L' imposta è un tributo, ovvero una delle voci di entrata del bilancio dello Stato. Consiste in un prelievo coattivo di ricchezza dal cittadino contribuente, non è connesso ad una prestazione da parte dello Stato o degli altri enti pubblici per servizi resi al cittadino ed è destinata alla copertura della spesa pubblica. Nei paesi eredi del diritto romano è distinto dalla tassa, che è invece legata ad una prestazione. La parte delle entrate statali costituita dalle imposte è detta gettito fiscale. Il livello di imposizione e la ripartizione delle imposte tra le fasce della popolazione sono oggetto di studio della scienza delle finanze e sono attuati mediante misure di politica fiscale. Il livello di imposizione fiscale - impropriamente detta tassazione - medio di un paese si chiama pressione fiscale apparente. Sul piano della scienza delle finanze, l'imposta si caratterizza per il fatto di essere espressione del potere d'imperio attribuito agli enti che operano il prelievo e per il fatto di essere finalizzata a finanziare pubblici servizi indivisibili. Gli elementi costitutivi delle imposte sono:

• il presupposto : fatto giuridico che determina, in modo diretto o indiretto, il sorgere dell'obbligazione

tributaria

• la base imponibile : espressione quantitativa del presupposto (può coincidere o meno col presupposto

stesso)

• l' Aliquota : tasso applicato alla base imponibile per liquidare l'imposta.

L'imposta si basa sui seguenti elementi:

  • il presupposto d'imposta , che consiste nel fatto economico, o fattispecie imponibile, il cui verificarsi fa sorgere obblighi tributari formali e sostanziali.
  • il soggetto attivo è lo Stato o altro Ente pubblico che, in base alla legge, ha la possibilità di istituire tributi e riscuoterli;
  • il soggetto passivo è la persona fisica o giuridica ovvero l'Ente che si trova in condizione di dover pagare l'imposta;
  • l' oggetto è la ricchezza colpita dall'imposta;
  • la base imponibile è la quantità di ricchezza, espressa in denaro (imposta ad valorem) o in termini fisici (imposta specifica), su cui viene calcolata l'imposta;
  • l' aliquota è la percentuale della base imponibile che con la base imponibile stessa determina l'imposta;
  • la fonte è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l'imposta. Normalmente l'imposta, sia che colpisca il reddito, sia che colpisca il patrimonio, viene pagata con il reddito.

Le imposte dirette colpiscono direttamente la ricchezza nel momento in cui essa viene prodotta, come il reddito o i beni posseduti dai singoli cittadini, per cui sono differenti da persona a persona. Un esempio è l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che colpisce i redditi fondiari, di capitale ecc. Anche l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, è considerata un’imposta indiretta.

Le imposte indirette colpiscono la ricchezza nel momento in cui essa viene spesa o consumata, come avviene nel caso di acquisti, trasferimenti e consumo di determinati beni economici; ad esempio l’IVA, l’imposta sul valore aggiunto, che colpisce lo scambio di merci tra operatori economici o le accise che gravano sul costo della benzina. in questo caso l’imposta è considerata indiretta proprio perché viene trasferita da chi dovrebbe pagarla a chi consuma in modo indiretto e il prezzo che il consumatore deve pagare comprende già l’aggiunta dell’imposta.

BENESSERE SOCIALE

Concetto centrale nell’economia del b., tale funzione ( Social Welfare Function , SWF) consiste nel costruire uno strumento analitico che consenta l’aggregazione delle preferenze individuali in preferenze collettive, al fine di guidare le scelte pubbliche, tra i diversi equilibri di ottimo paretiano possibile (➔ Pareto, ottimo di),

verso quello ritenuto socialmente ottimo. Seppure rintracciabile in nuce nelle argomentazioni di J. Bentham (1789), J.S. Mill (1859), F.Y. Edgeworth (1925) e A.C. Pigou (1920), il concetto fu dapprima introdotto, nel quadro dell’analisi paretiana, da A. Bergson (1938) e poi, successivamente, approfondito da P.A. Samuelson (1947). Le curve di indifferenza. Il sottostante delle funzioni del b. s. è rappresentato dalle curve di indifferenza individuali dei consumatori (rispetto a due beni x (^) 1 e x (^) 2 ), rappresentative delle funzioni di utilità individuali, U = f ( x (^) 1 , x (^) 2 ). Tramite la mappa delle curve di indifferenza si ottiene, per ogni consumatore, un ordinamento completo di preferenze che, dato il vincolo di bilancio, lo orienta verso la scelta economica a più elevata utilità. Allo stesso modo, per una collettività di due individui ( A e B ), si possono avere infinite situazioni di ottimo paretiano, con diversi livelli di utilità individuale ( U (^) a , Ub ), tutte potenzialmente raggiungibili e tra loro indifferenti sotto il profilo dell’efficienza.

La funzione di benessere sociale Bergson–Samuelson. Il quesito, analogamente a quello affrontato per il singolo consumatore, risiede nell’esigenza di ottenere, dati gli ordinamenti completi di preferenza individuale, un ordinamento altrettanto completo di preferenze sociali (collettive). Questo passaggio fa assumere allo strumento analitico il nome di funzione del b. s. Bergson–Samuelson, esprimibile con: W = f ( U (^) 1 , U (^) 2 , …, U (^) n ), riferita a una collettività di 1 , 2, …, n individui, dove W indica l’utilità sociale, U (^) i l’utilità dell’ i- esimo individuo, con dW/dUi > 0 la variazione di b. s. correlata positivamente alla variazioni dell’utilità individuale. La ‘variante individualista’, introdotta da Samuelson (1947), consiste nella specificazione del giudizio di valore per cui il b. s. ( W ) è determinato solo dalle preferenze individuali dei singoli cittadini che compongono la società. Con l’introduzione di un ordinamento completo delle preferenze collettive, la funzione del b. s. di Bergson-Samuelson è ordinalista e può, a ben vedere, essere interpretata come il punto di arrivo delle critiche degli ordinalisti degli anni 1930 (Robbins, 1932) all’impostazione cardinalista della vecchia economia del b. (Pigou, 1920). L’andamento della funzione esprime importanti implicazioni di ‘giustizia’ sociale. Nel caso della funzione Bergson-Samuelson, infatti, la pendenza della funzione (Tasso Marginale di Sostituzione sociale, TMS), ossia il rapporto incrementale tra le variazioni di utilità dei due individui, che lascia la collettività indifferente, è sempre decrescente e la funzione rappresentativa è pertanto convessa. Il TMS, che indica di quanto, al diminuire dell’utilità di un individuo, si deve incrementare l’utilità dell’altro, al fine di rimanere socialmente indifferenti, realizza il principio della compensazione (o indennizzo), che permette il confronto interpersonale fra perdite e guadagni di utilità. La convessità di tale funzione del b. s. implica che la disuguaglianza tra le utilità individuali sia socialmente indesiderabile. Maggiore è la convessità, maggiore sarà l’intollerabilità sociale alla disuguaglianza tra i due individui. Così impostato, il quadro analitico tracciato consente di recuperare e di esporre il pensiero di alcuni filosofi ed economisti che hanno affrontato questi temi. In particolare, tra le funzioni del b. s. è possibile inserire l’impostazione utilitaristica (cardinalistica) di Bentham (1789) e il neo-contrattualismo di J. Rawls (1971). L’impostazione utilitaristica di J. Bentham. Lo scopo dell’azione sociale, per Bentham (➔), è quello di promuovere la maggiore felicità del maggior numero di cittadini. La funzione cosiddetta benthamiana, considerato che l’utilità di ciascun individuo vale quanto quella dell’altro, è data dalla somma delle utilità individuali, ovvero: W = U (^) i , dove i =1 , 2 ,…, n individui. La funzione è lineare e il TMS è negativo e costante (−1). L’assenza di convessità implica che le utilità individuali abbiano lo stesso peso e che vi sia totale assenza di avversione alla disuguaglianza (fatte salve le considerazioni sull’utilità marginale decrescente del reddito). Il neo-contrattualismo di J. Rawls. Rawls, in A theory of justice (1971), reinterpreta i confronti interpersonali. Egli argomenta che «la giustizia è il primo requisito delle istituzioni sociali, così come la verità lo è dei sistemi di pensiero». Il principio dell’uguale libertà degli individui e il principio di differenza (una distribuzione eguale è sempre da preferirsi, a meno che non ne esista un’altra che faccia stare meglio entrambi) devono guidare le scelte sociali. La funzione sociale di Rawls assume la forma di una curva a squadra e, in termini analitici, rispetta la condizione del maximin (massimizzare l’utilità di chi sta relativamente peggio), esprimendosi come massimizzazione di W = min ( U (^) a, U (^) b ). La funzione alla Rawls esprime il grado più elevato di avversione alla disuguaglianza: ogni incremento nell’utilità di un solo individuo non determina mai un incremento di b. s., a meno che non si tratti di quello che sta peggio nella società.