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Tipologia: Panieri
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La fissazione di un prezzo predatorio mira a far uscire dal settore una o più imprese, con lo scopo di aumentare i prezzi quando il mercato diventa più concentrato. Una strategia simile è quella di proliferazione delle marche: si occupa il mercato con marche simili in modo da rendere molto difficile l’affermazione dei rivali. È una strategia di falsa differenziazione del prodotto.
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della domanda. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti.
L’oligopolio è caratterizzato dalla presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, che realizzano un bene omogeneo o differenziato, anche solo formalmente. Visto che le imprese presenti sul mercato sono poche, esiste una forte interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti.
I settori a maggiore intensità di lavoro tendono a localizzarli nelle regioni dove il costo del lavoro più basso. Per questi motivi emergono aggregazioni di imprese definite cluster dove le imprese collaborano tra loro. L’economia italiana si è sviluppata sulla base di un determinato modello di cluster chiamato distretto industriale. La differenza tra cluster e distretto consiste che il primo si presenta come una particolare forma di sviluppo locale con elevata specializzazione delle imprese, mentre il secondo è un sistema dove le imprese sono radicati sul territorio.
Schumpeter parte dall’idea che i sistemi economici non sono statici, come assume, invece, l’élite degli intellettuali neoclassici, forti sostenitori della teoria dell’equilibrio economico generale. Egli interpreta l’arena economica come un qualcosa di dinamico ed evolutivo e ritiene che per poter ben comprendere il fenomeno sia necessario analizzarlo in relazione ad un altro concetto: l’Invenzione. In linea generale, l’Invenzione consiste nella realizzazione, ex novo, di qualcosa che non esisteva già, frutto della forza creativa di uno o più individui, mentre, l’Innovazione si realizza quando si fa qualcosa di nuovo nel sistema economico e, pertanto, è possibile anche quando non sia legata ad una vera e propria invenzione.
La diffusione di internet ha sicuramente avuto effetto sulla dispersione dei prezzi: laddove sono presenti siti web dedicati al confronto tra prezzi diversi, annullandosi o riducendosi fortemente i costi di reperimento d’informazioni, la dispersione si è notevolmente ridotta, portando i consumatori ad orientarsi in modo più consapevole verso i fornitori che praticano prezzi più bassi.
Molto spesso le imprese cooperano tra loro per ridurre il rischio d’impresa: innovare, differenziare, specializzarsi è meno costoso se si opera in gruppo. L’incertezza, quindi, è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione di colludere. La collusione spesso è indirizzata al miglioramento dell’informa- zione: tutte le imprese hanno necessità di conoscere il mercato di riferimento, quindi hanno bisogno d’informazioni, che riescono ad ottenere più facilmente se riunite in cartello. La forte tensione competitiva sfianca: produce scarsa redditività e alti costi di difesa delle posizioni, che spingono le imprese a cercare di cooperare piuttosto che farsi guerra ad oltranza.
A supporto della posizione schumpeteriana la realtà ci mostra come le imprese di grandi dimensioni sostengano progetti di R&S, finanziati in parte con quell’extraprofitto che si realizza esercitando potere di mercato, e in parte con finanziamenti esterni fondati, in larga misura, sulla percezione di solvibilità dei finanziatori. Nella letteratura economica si parla di ipotesi schumpeteriana proprio con riferimento alla correlazione positiva tra potere di mercato e capacità di sviluppare innovazione. Soltanto le imprese che godono di potere di mercato possono affrontare le incertezze, e sostenere gli oneri, del processo di innovazione; e l’innovazione a sua volta genera potere di mercato.
Quando un’innovazione viene ad esistenza, essa è adottata da poche imprese, con una lenta diffusione. In questa fase i costi sono molto elevati. Con il passare del tempo, e con la presa di coscienza delle reali possibilità d’applicazione, aumenta la velocità di divulgazione. Studi empirici dimostrano che il tasso di diffusione è correlato positivamente con la redditività media dell’innovazione e negativamente con l’investimento iniziale richiesto: in altre parole, tanto più è alto il beneficio che si ritrae dall’innovazione, tanto maggiore sarà la velocità di diffusione. Tanto più è consistente l’investimento da affrontare e tanto minore sarà la diffusione.
In altre parole, il cost plus pricing è equivalente alla regola di massimizzazione del profitto solo se il costo
medio è costante e il mark up è posto uguale a 1/( ε-1). La regola del mark up produce valore positivo solo se il valore assoluto dell’elasticità della domanda rispetto al prezzo è maggiore dell’unità: quanto più è rigida rispetto al prezzo la domanda dell’impresa, tanto maggiore sarà il mark up richiesto per la massimizzazione del profitto. In mercati fortemente competitivi il valore dell’elasticità è alto, con un mark up relativamente contenuto.
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. Si parla di concentrazione settoriale con riferimento alla popolosità di una determinata industria, situata in un’area geografica definita. Viene misurata con il rapporto di concentrazione RCn= ΣSi l’indice, anche se di semplice determinazione, presenta il limite diSi l’indice, anche se di semplice determinazione, presenta il limite di non tener conto della numerosità degli operatori e della distribuzione dimensionale delle imprese non considerate.
Si tratta di un modello di discriminazione di prezzo basato sul momento del consumo del bene, o meglio del servizio. In altri termini si praticano tariffe più elevate nei momenti di maggior congestione, per poi abbassarle nei momenti di minor richiesta. Il peak load pricing è una forma di discriminazione intertemporale, che permette di differenziare i prezzi sulla base delle disponibilità a pagare dei soggetti, espresse attraverso le preferenze in ordine al momento di fruizione del servizio.
Èdimostrato che in un mercato oligopolistico la quantità venduta in condizioni di equilibrio è pari ai due terzi di quella venduta in concorrenza perfetta. Nel modello individuiamo una sequenza di azioni:
quantità, in corrispondenza dell’uguaglianza tra costo e ricavo marginale;
L’ingresso di questa seconda impresa sul mercato provoca un abbassamento del prezzo;
all’equilibrio illustrato di seguito.
Èdeterminato dall'intersezione delle curve di mercato di lungo periodo di domanda e di offerta. Il profitto è nullo per le imprese concorrenziali nel lungo periodo. Le imprese concorrenziali realizzano un profitto nullo nel lungo periodo a prescindere dalla libertà di entrata. Se alcune imprese del mercato realizzano un profitto economico di breve periodo grazie all'utilizzo di un input scarso, le altre imprese del mercato si contenderanno tale input, facendone aumentare il prezzo finché tutte le imprese realizzano un prodotto di lungo periodo nullo. In un mercato di questo tipo la curva di offerta è piana perché tutte le imprese hanno lo stesso costo medio minimo di lungo periodo. Quindi per sopravvivere in un mercato concorrenziale un'impresa deve massimizzare il proprio profitto.
L’impresa è governata da una serie di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra loro: l’attività più complessa del governo d’impresa è proprio quella di comporre i potenziali conflitti. Risulta, quindi, decisiva l’opera di contrattazione tra le parti in causa. Spesso la risoluzione del conflitto tra gruppi di portatori d’interessi si raggiunge con meccanismi di compensazione finanziaria. Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza organizzativa.
Èpossibile stimare il potere di mercato attraverso l’indice di Lerner. Questo è definito come media ponderata dei margini di profitto di ciascuna impresa, dove i pesi sono rappresentati dalle rispettive quote di mercato: L= ∑ si (p-MC)/p dove s è la quota di mercato dell’impresa i. Ovviamente, se le imprese hanno gli stessi costi marginali allora l’indice di Lerner si riduce al margine di profitto (uguale per tutti) delle imprese. L’indice è pari a zero (P=MC) per le imprese di un’industria in concorrenza perfetta, ed è tanto più grande quanto più un’impresa opera in condizioni lontane dalla concorrenza perfetta. In altre parole, maggiore è L maggiore è il potere di mercato.
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della domanda. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti. Per misurare il grado di concentrazione di un mercato è spesso utilizzato il test SSNIP, secondo cui se un unico venditore ha convenienza ad aumentare il prezzo entro un range dal 5 al 10% il bene non ha sostituti prossimi.
Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare
all'asse dell'ascisse, sono quelle con un livello di profitto maggiore. Come si può notare, l'equilibrio di Cournot non è un punto di ottima allocazione per l'impresa A (leader), poiché quest'ultima potrebbe aumentare il profitto collocandosi sul punto di tangenza (ES) tra la curva di isoprofitto dell'impresa A (leader) con la curva di reazione dell'impresa B (follower). Nell'equilibrio di Stackelberg (ES) l'impresa leader massimizza il profitto in quanto si colloca sulla curva di isoprofitto più bassa (profitto più alto). L'equilibrio di Stackelberg è un equilibrio stabile poiché, trovandosi sulla curva di reazione dell'impresa follower, quest'ultima non ha più alcun incentivo a modificare il proprio output di produzione. In conclusione, nel modello di Stackelberg l'impresa follower si adegua alla strategia dell'impresa leader.
Si tratta di un modello di discriminazione di prezzo basato sul momento del consumo del bene, o meglio del servizio. In altri termini si praticano tariffe più elevate nei momenti di maggior congestione, per poi abbassarle nei momenti di minor richiesta. Il peak load pricing è una forma di discriminazione intertemporale, che permette di differenziare i prezzi sulla base delle disponibilità a pagare dei soggetti, espresse attraverso le preferenze in ordine al momento di fruizione del servizio.
Secondo questo metodo, una volta calcolato il costo variabile medio, si stabilisce il prezzo applicando una percentuale di ricarico che assicuri la copertura dei costi fissi e un margine di profitto. Prezzo = AVC + mark up %. Il metodo in parola è di semplice applicazione, in quanto richiede solo la conoscenza, o la stima, del costo medio variabile, e la determinazione di una congrua percentuale di profitto. Inoltre non è necessario modificare i prezzi ogni volta che si verificano variazioni di domanda, soprattutto quando queste sono poco rilevanti; e la stabilità dei prezzi è un elemento estremamente gradito dai consumatori.
di lungo periodo del mercato di concorrenza monopolistica In concorrenza monopolistica sono presenti numerosi compratori e venditori atomistici, non esistono rilevanti barriere all’ingresso e/o all’entrata del mercato, i beni offerti sono percepiti come non perfettamente omogenei (differenziazione del prodotto), possono essere presenti asimmetrie informative (o può esserci informazione perfetta). Le imprese che operano in questo mercato hanno una dimensione così limitata da poter trascurare l’interdipendenza. Dato che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste una funzione di domanda di mercato. L’impresa massimizza il profitto producendo la quantità q, in corrispondenza del punto MC e MR. L’impresa nel lungo periodo, può realizzare solo un profitto normale. La riduzione del prezzo dovuta all’incremento della numerosità degli operatori d’offerta ha annullato l’extra profitto. Nel lungo periodo, quindi, ogni impresa produce un output inferiore a quello registrato nel breve periodo.
breve periodo del mercato di concorrenza monopolistica In concorrenza monopolistica sono presenti numerosi compratori e venditori atomistici, non esistono rilevanti barriere all’ingresso e/o all’entrata del mercato, i beni offerti sono percepiti come non perfettamente omogenei (differenziazione del prodotto), possono essere presenti asimmetrie informative (o può esserci informazione perfetta). Le imprese che operano in questo mercato hanno una dimensione così limitata da poter trascurare l’interdipendenza Dato che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste una funzione di domanda di mercato. L’impresa massimizza il profitto producendo la quantità q1, in corrispondenza del punto di tangenziale tra MC e MR. Si realizza così un extra profitto che corrisponde all‘area C1, P1, B, D. Questa circostanza attrae potenziali entranti, accrescendo il numero d’imprese presenti sul mercato, spostando a sinistra le funzioni D e MR.
periodo Per riscontrare la differenza fra concorrenza perfetta e monopolio, andiamo ad analizzare l’effettiva desiderabilità dell’uno rispetto all’altro. Il grafico ci mostra un confronto tra l’equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta e in monopolio, sotto l’ipotesi di rendimenti di scala costanti, in cui le funzioni LRATC e
LRMC sono orizzontali e coincidenti. In concorrenza perfetta il prezzo e la produzione a livello di settore sono rispettivamente pc e qc, in corrispondenza dei quali il prezzo è uguale al costo medio di lungo periodo e l’extraprofitto è nullo. In condizioni di monopolio, invece, il prezzo e la produzione che massimizzano il profitto è pm e qm. Il grafico mostra come in monopolio il prezzo praticato sia superiore rispetto alla concorrenza perfetta, mentre la quantità prodotta sia inferiore rispetto al mercato concorrenziale: per questo motivo la struttura monopolistica è peggiore in termini di benessere. In concorrenza perfetta il surplus del consumatore è pari ad A + B
Un’impresa già presente nel mercato ha un vantaggio assoluto di costo se la sua funzione LRATC si colloca più in basso rispetto a quella del potenziale entrante, come rappresentato nel grafico successivo. Questa situazione può verificarsi quando l’incumbent è più efficiente del potenziale entrante, o detiene brevetti. I brevetti o varianti di brevetti vengono creati dalle aziende per creare una rete di protezione che nega l’opportunità d’ingresso ad altri competitors.
Il cambiamento tecnologico permette di introdurre nuovi prodotti, nuovi standard per prodotti esistenti, o nuovi processi produttivi. I detrattori della tesi schumpeteriana, come Arrow, ritengono che solo un’elevata pressione concorrenziale possa incentivare la ricerca e, quindi, l’innovazione. Come accennato l’eccezionale onerosità del processo di innovazione porta a sostenere che solo le imprese che riescono a sfruttare le economie di scala in questo processo possono accedere all’innovazione.
Il cambiamento tecnologico permette di introdurre nuovi prodotti, nuovi standard per prodotti esistenti, o nuovi processi produttivi. I detrattori della tesi schumpeteriana, come Arrow, ritengono che solo un’elevata pressione concorrenziale possa incentivare la ricerca e, quindi, l’innovazione. Come accennato l’eccezionale onerosità del processo di innovazione porta a sostenere che solo le imprese che riescono a sfruttare le economie di scala in questo processo possono accedere all’innovazione.
Le barriere normative sono rappresentate da vincoli imposti per legge e che rendono difficile, o addirittura impossibile, l’accesso di nuove imprese al mercato. Sono esempi di questo tipo la registrazione, certificazione e autorizzazione allo svolgimento di determinate attività, come nel caso degli esercizi pubblici, dei taxi, delle compagnie aree; i diritti di monopolio garantiti per legge; i brevetti, di cui ci occuperemo più avanti.
Se i consumatori devono sostenere dei costi per modificare l’impresa di fornitura, i cosiddetti costi di cambiamento (switching costs), ciò creerà una barriera all’ingresso nel mercato. I costi in parola riguardano l’acquisizione di informazioni sui nuovi prodotti, oneri di installazione, tempi d’apprendimento dei metodi di utilizzo del nuovo prodotto. Attualmente troviamo molti esempi di switching costs nel momento in cui si decide di modificare la banca di riferimento, forniture di gas ed elettricità.
Il surplus (o rendita) del consumatore è la differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene. Il massimo che un consumatore è disposto a pagare viene detto "prezzo di riserva". Ad esempio: se un individuo è disposto a pagare 100 euro per un determinato bene, ma ottiene infine lo stesso bene a 70 euro, avrà un surplus (totalmente psicologico) di 30 euro.
Le barriere normative sono rappresentate da vincoli imposti per legge e che rendono difficile, o addirittura impossibile, l’accesso di nuove imprese al mercato. Sono esempi di questo tipo la registrazione, certificazione e autorizzazione allo svolgimento di determinate attività, come nel caso degli esercizi pubblici, dei taxi, delle compagnie aree; i diritti di monopolio garantiti per legge; i brevetti, di cui ci occuperemo più avanti.
La collusione è uno degli strumenti più utilizzati nei mercati oligopoli- stici per superare incertezze e instabilità derivanti dall’interdipendenza La collusione spesso alleggerisce la pressione concorrenziale, anche
vendita, sottrarre clienti all’incumbent e, a seguito delle reazioni di questo, abbandonare l’attività. Il successo della concorrenza “hit and run” dipende dalla possibilità di prevenire le reazioni dell’impresa già presente, uscendo dal settore solo realizzando profitti.
Consideriamo il caso estremo di un brevetto riguardante un prodotto assolutamente nuovo e senza sostituti. Il brevettante potrà ottenere i profitti di monopolio per “t” anni: allo scadere del brevetto perderà il suo potere di mercato con l’arrivo degli imitatori. Per i primi “t” anni, il prezzo del prodotto sarà quello di un qualunque mercato monopolistico, pM. L’innovatore realizza il profitto di monopolio C, i consumatori godono di un surplus pari ad A, e la perdita netta di benessere è pari a B. Allo scadere del brevetto, il prezzo del prodotto sarà quello praticato in un mercato di concorrenza perfetta, pc, mentre il surplus dei consumatori sarà pari alla somma delle aree A+B+C. Data l’innovazione con profitto di monopolio pari a C, si può dimostrare che la durata ottima del brevetto sia più elevata quanto più estesa è l’area di surplus del consumatore (area A), quanto più èridotta la perdita netta di benessere (area B) e quanto più sono elevati i costi di ricerca.
durata del brevetto? Le invenzioni sono oggetto di tutela attraverso la brevettazione che assegna all’inventore il diritto di sfruttamento economico della sua ‘scoperta’. Per essere brevettabile un’invenzione deve essere nuova, originale, industriale e lecita. Secondo l’ordinamento statunitense il brevetto opera come volano di sviluppo tecnologico. Il brevetto attribuisce un potere monopolistico, anche se limitato nel tempo. Per questo motivo per il periodo di esclusiva attribuito dal brevetto il prezzo del prodotto oggetto di tutela sarà quello praticato in qualunque mercato monopolistico. Maggiore è la durata del brevetto e maggiore sarà l’incentivo ad innovare ed investire in ricerca.
Il grafico sotto mostra la situazione di breve periodo in cui il prezzo è maggiore al costo medio totale (P > ATC), con la realizzazione di un extra- profitto per l’impresa. La parte della curva al di sopra del livello in cui MC = ATC (segnata in neretto) rappresenta la funzione di offerta dell’impresa. In effetti, questa è disposta ad accettare come prezzo minimo un valore che sia in ogni caso superiore a p1.
Il cartello è una delle forme più conosciute di collusione, e rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese. Si possono avere cartelli che controllano le condizioni di vendita, che controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva. Nella maggioranza dei casi il cartello nasce perché le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità massima che ognuna deve produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo marginale. Il cartello è la forma estrema di collusione esplicita.
Quando la domanda e/o l’offerta sono eterogenee si può creare dispersione dei prezzi, cioè estrema variabilità tra un operatore e un suo concorrente. Questa situazione si presenta, in particolare, nei mercati in cui il reperimento di informazioni è difficile e costoso. Anche l’esistenza di switching costs determina la dispersione, legata, in certa misura, al potere di mercato che le singole imprese possono esercitare.
L'efficienza allocativa è una condizione di efficienza che riguarda la distribuzione ottimale di beni e servizi all'interno dell'economia. In particolare, la condizione che garantisce l'efficienza allocativa è che tutti i beni siano venduti al loro costo marginale di produzione di modo che coloro i quali siano disposti a pagare almeno il costo di produzione di quell'unità di quel dato bene possano consumarlo. L'efficienza produttiva (detta anche Paretiana, in nome dell'economista e matematico) riguarda l'efficienza in termini economici. Se una cerca combinazione porta alla massima produttività si ha efficienza produttiva, quindi lo sfruttamento in maniera ottimale degli input.
L'elasticità della domanda al prezzo misura la reattività della quantità di domanda a cambiamenti del prezzo del bene stesso. Se la variazione percentuale della quantità domandata è maggiore rispetto alla variazione percentuale del prezzo la domanda è elastica. Se la variazione percentuale della quantità domandata è inferiore
rispetto alla variazione percentuale del prezzo la domanda è inelastica. Se la variazione percentuale della quantità domandata è uguale alla variazione percentuale del prezzo la domanda è ad elasticità unitaria.
Si dice che un’industria è caratterizzata da monopolio naturale quando una sola impresa riesce a produrre il quantitativo di prodotto richiesto dal mercato a un costo inferiore a quello ottenibile qualora esso fosse realizzato da due o più imprese. Un monopolio naturale tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa quantità, da parte di una sola impresa, è inferiore alla somma dei costi che potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori. È chiaro che questo avviene quando il bene in parola presenta costi medi decrescenti per l’intero tratto rilevante della domanda. Questi caratteri spesso si presentano nel caso di imprese mono prodotto caratterizzate da economie di scala. È vero anche che la presenza di un monopolio naturale può dipendere dal livello della domanda: tanto più questa è elevata, tanto più è probabile che il monopolio naturale cessi di esistere. La presenza di un monopolio naturale rappresenta un caso in cui è auspicabile l’intervento del potere pubblico, per impedire l’ingresso di nuove imprese che lo renderebbe inefficiente, e per promuovere un adeguato livello di offerta.
Il monopolio naturale è una forma di mercato di monopolio in cui un'unica impresa riesce a gestire l'intera offerta sul mercato a un costo inferiore rispetto alle altre. L'impresa monopolista è generalmente di grandi dimensioni e beneficia di costi medi molto bassi per effetto dell'economia di scala e dei rendimenti di scala crescenti. Quanto maggiore è la produzione/offerta del bene, tanto minore è il costo medio di produzione e, quindi, il prezzo di offerta del bene/servizio da parte della singola impresa monopolista. Si ha monopolio puro quando il mercato è caratterizzato dalla massima concentrazione dell’offerta nelle mani di un solo venditore e dall’impossibilità per altri venditori di entrare sul mercato stesso offrendo l’identico bene o servizio o beni e servizi a esso sostituibili. In questa ipotesi il monopolista cercherà di massimizzare il suo profitto manovrando la quantità o il prezzo e scegliendo la soluzione più conveniente dati la domanda del mercato e l’andamento dei suoi costi di produzione.
Si ha discriminazione di prezzo quando un’impresa pratica prezzi diversi a clienti diversi. La discriminazione dei prezzi si dice perfetta se il venditore riesce a far pagare ad ogni cliente un prezzo diverso, vale a dire se riesce a far pagare per ciascuna unità il prezzo massimo che un potenziale acquirente è disposto a pagare. Una discriminazione di prezzo efficace si realizza se:
il prezzo per alcuni acquirenti, senza uscire dal mercato. Quindi, l’impresa in concorrenza perfetta non può operare questa scelta. Monopolio e concorrenza monopolistica, invece, soddisfano sempre la condizione richiesta;
prodotto a coloro che hanno maggiore disponibilità a pagare. Deve, in altre parole, essere impossibile l’arbitraggio.
L'indice di Lerner misura il potere di mercato di un'impresa L'indice viene elaborato dall'economista Abba Lerner nella prima metà del Novecento, da cui prende il nome. È calcolato dalla differenza tra prezzo (P) e costo marginale di produzione (MC) in rapporto al prezzo stesso L= P – MC / P. L'indice di Lerner ha valori compresi tra 0 e 1. L'indice di Lerner pari a 0 indica una situazione di concorrenza perfetta in cui il prezzo (p) eguaglia il costo marginale (MC) e l'impresa non possiede alcun potere di mercato, in quanto non può nemmeno decidere il prezzo di vendita del bene. Quanto più l'indice di Lerner si avvicina a 1, tanto maggiore èil potere di mercato dell'impresa. L'indice di Lerner è generalmente elevato nel mercato di monopolio.
Èparticolarmente interessante, nell’ambito della teoria dei mercati contendibili, l’analisi della concorrenza hit and run, cioè della possibilità di entrare nel mercato applicando un prezzo inferiore a quello dell’operatore presente e uscire prima che lo stesso possa reagire: questa possibilità è realizzabile se i consumatori reagiscono immediatamente alle variazioni di prezzo, permettendo, così, al nuovo entrante di servire tutta la domanda, se l’accesso al mercato non prevede il sostenimento di costi irrecuperabili e se è impossibile per le imprese presenti operare un repentino cambiamento di prezzo.
Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot, anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio Nobel nell'anno 1994 John Nash, le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L'equilibrio di Cournot, quindi, è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista.
Si ha discriminazione di prezzo quando un’impresa pratica prezzi diversi a clienti diversi, secondo la “categoria” in cui li colloca. Con la discriminazione di prezzo di primo grado (o perfetta), il prezzo praticato
che si fondano su aggressive azioni di marketing, sono molto costose, e provocano un aumento esponenziale dei costi (irrecuperabili) per il potenziale entrante.
modello Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due sole imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie, nell’ipotesi che il concorrente non modifichi il proprio piano di produzione: si presume, di conseguenza, che l’aggiustamento quantitativo del concorrente sia nullo. Si ipotizza una funzione di domanda di mercato lineare, e un livello di prezzo definito dalla curva di domanda. Il modello ha subito forti critiche perché si basa sull’ipotesi, assai remota, che i concorrenti non modifichino le proprie mosse in risposta alle azioni dell’incumbent. Inoltre il modello trascura completamente le decisioni inerenti il prezzo. Nonostante questi ‘difetti’ lo studio del modello è ancora attuale perché giunge alla realistica conclusione che il mercato oligopolistico può essere visto, in termini di benessere, come una soluzione intermedia tra monopolio concorrenza perfetta.
Nel modello di Bertrand l’impresa si preoccupa di fissare il prezzo di vendita, senza che ciò importi cambiamenti di strategia da parte dei concorrenti. I consumatori effettuano le scelte di acquisto solo sulla base del prezzo. Attraverso una serie di fasi di aggiustamento del prezzo, le imprese arrivano a fissare un prezzo pari al costo marginale, con successiva divisione del mercato, come è ben visibile nel grafico successivo.
Nel modello di Bertrand l’impresa si preoccupa di fissare il prezzo di vendita, senza che ciò importi cambiamenti di strategia da parte dei concorrenti. I consumatori effettuano le scelte di acquisto solo sulla base del prezzo. Attraverso una serie di fasi di aggiustamento del prezzo, le imprese arrivano a fissare un prezzo pari al costo marginale, con successiva divisione del mercato, come è ben visibile nel grafico successivo.
Secondo Bertrand a entrambe le imprese conviene ridurre il prezzo di vendita (strategia aggressiva) per conquistare l'intera domanda di mercato. Qualsiasi promessa di accordo è , pertanto, una promessa non credibile. Il risultato finale è una competizione di prezzo che porta all'azzeramento dei profitti per entrambe le imprese (paradosso di Bertrand). Il processo di aggiustamento dinamico termina quando i prezzi di vendita (p1 e p2) convergono verso il costo marginale. L'equilibrio di Bertrand è stabile quando il prezzo di mercato del bene eguaglia il costo marginale. Avendo il medesimo costo marginale, nell'equilibrio di Bertrand le due imprese duopoliste si dividono il mercato al 50%. Il profitto delle due imprese è nullo.
grado è difficile da realizzare Si ha discriminazione di prezzo quando un’impresa pratica prezzi diversi a clienti diversi. Con la discriminazione di prezzo perfetta (di primo grado) si fissa un prezzo diverso per ogni acquirente. Attraverso questo tipo di discriminazione il monopolista riesce ad imporre un prezzo esattamente uguale alla disponibilità a pagare di ogni individuo. Il medesimo risultato si può realizzare imponendo una tariffa in due parti: una parte fissa e una parte variabile. In questo caso il consumatore paga una somma fissa per avere la disponibilità del bene, e una somma variabile in base alla quantità di consumo. È una politica molto difficile da realizzare in pratica, ma rappresenta un’importante astrazione teorica che ci mostra l’esistenza di un meccanismo d’allocazione delle risorse diverso dalla concorrenza perfetta, ma efficiente in senso paretiano.
La tecnologia open source è una tecnologia resa disponibile a chiunque voglia utilizzarla. La filosofia alla base di questo comportamento è quella che la cooperazione migliora e affina continuamente i contenuti tecnologici: in altre parole, evitando brevettazioni e protezioni simili, si genera un progresso continuo e a basso costo d’innovazione. Sono esempi di open source Firefox e Android.
Ogni impresa estende la produzione fino al punto in cui il costo marginale è uguale al prezzo di mercato, e poiché quest’ultimo, in regime di libera concorrenza, è unico per tutte le imprese, se ne può dedurre anche che in un mercato concorrenziale tutte le imprese tendono ad avere un uguale costo marginale. In che cosa differiscono la discriminazione di primo e secondo grado. Fornire degli esempi a tal proposito Con la discriminazione di prezzo di secondo grado (prezzo non lineare), il prezzo dipende dal numero di unità acquistate: gli sconti per acquisti all’ingrosso sono esempi di questa forma di discriminazione. In questo caso il monopolista conosce la disponibilità a pagare dei diversi soggetti, ma non è in grado di distinguerli al momento dell’acquisto. A differenza della discriminazione di primo grado, tutti gli acquirenti partecipano alla copertura dei costi fissi.
Nonostante molta ricerca di base e applicata sia svolta nei centri universitari, gli atenei europei brevettano molto meno rispetto a quelli statunitensi, sicuramente più autonomi rispetto a quelli europei. In Italia la maggior parte dei brevetti university-unented sono detenuti dal CNR. A differenza di quanto avviene nelle
aziende, nel mondo scientifico in generale, e nel mondo accademico in particolare, gli incentivi alla ricerca dipendono dalla reputazione del/degli inventori. Attraverso la pubblicazione dei propri lavori, la comunità accademica verifica la qualità dell’invenzione e ne assicura la diffusione.
terzo grado. In un secondo momento faccia degli esempi Con la discriminazione di prezzo di primo grado (o perfetta), il prezzo praticato dipende dall’acquirente e dalle unità acquistate. In questo caso l’impresa conosce perfettamente la disponibilità a pagare del cliente. Si parla anche di discriminazione perfetta in quanto permette al monopolista di estrarre per intero il surplus, producendo ad un livello identico a quello di concorrenza perfetta. Le società telefoniche, ad esempio, fanno pagare un canone fisso periodico e un canone d’uso proporzionato al consumo. Si ha discriminazione di prezzo di secondo grado quando il venditore pratica un prezzo diverso a seconda della quantità acquistata. In questo caso il monopolista conosce la disponibilità a pagare dei diversi soggetti, ma non è in grado di distinguerli al momento dell’acquisto. In questo caso tutti i soggetti che acquistano il bene partecipano alla copertura dei costi fissi. Gli sconti per acquisti all’ingrosso sono esempi di questa forma di discriminazione. Con la discriminazione di terzo grado (prezzo non uniforme), infine, il prezzo praticato dipende dalla categoria d’appartenenza del cliente. In altri termini, il mercato viene segmentato in conformità ad alcuni caratteri, e in ogni segmento si applica un prezzo diverso: è il caso degli sconti agli studenti, o agli anziani.
hit and run riporti degli esempi. In altri termini, possiamo parlare di competizione hit and run quando, in un mercato contendibile, le imprese presenti realizzano un extra profitto e un potenziale concorrente può entrare nel mercato, ridurre il prezzo di vendita, sottrarre clienti all’incumbent e, a seguito delle reazioni di questo, abbandonare l’attività. Questa possibilità è realizzabile se i consumatori reagiscono immediatamente alle variazioni di prezzo, permettendo, così, al nuovo entrante di servire tutta la domanda, se l’accesso al mercato non prevede il sostenimento di costi irrecuperabili e se è impossibile per le imprese presenti operare un repentino cambiamento di prezzo. Le compagnie aree, e i servizi di trasporto su strada per percorsi specifici, sono stati considerati terreni fertili per una verifica delle condizioni della teoria dei mercati contendibili. La costruzione di un aeroporto è molto onerosa, con una rilevante componente di sunk costs, mentre l’acquisto di una flotta di aerei è oneroso, ma non presenta molti costi irrecuperabili. Queste attività possono essere facilmente trasferite da una rotta all’altra, rendendo possibile la concorrenza hit and run.
anche di un grafico Per riscontrare la differenza fra concorrenza perfetta e monopolio, andiamo ad analizzare l’effettiva desiderabilità dell’uno rispetto all’altro. Il grafico ci mostra un confronto tra l’equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta e in monopolio, sotto l’ipotesi di rendimenti di scala costanti, in cui le funzioni LRATC e LRMC sono orizzontali e coincidenti. In concorrenza perfetta il prezzo e la produzione a livello di settore sono rispettivamente pc e qc, in corrispondenza dei quali il prezzo è uguale al costo medio di lungo periodo e l’extraprofitto è nullo. In condizioni di monopolio, invece, il prezzo e la produzione che massimizzano il profitto è pm e qm. Il grafico mostra come in monopolio il prezzo praticato sia superiore rispetto alla concorrenza perfetta, mentre la quantità prodotta sia inferiore rispetto al mercato concorrenziale: per questo motivo la struttura monopolistica è peggiore in termini di benessere. In concorrenza perfetta il surplus del consumatore è pari ad A + B + C, e il surplus del produttore è nullo. In regime di monopolio il surplus del consumatore è A e il surplus del produttore è B. L’area del triangolo C è nota come perdita secca di benessere associata al monopolio. In concorrenza perfetta P = MC, mentre in monopolio P > MC: proprio la misura di questo divario può essere utile per valutare il grado di potere di mercato.
rappresentazione grafica di lungo periodo Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composta da molti compratori e un solo venditore: quindi la funzione di domanda del mercato e dell’impresa coincidono. Esistono notevoli barriere all’entrata e/o all’uscita del mercato, il bene o servizio è unico e non ha sostituti. Queste condizioni permettono al monopolista di determinare una delle due variabili della transazione, prezzo o quantità, garantendo la realizzazione di un extra profitto. Nel grafico sottostante si mostra l’equilibrio di lungo periodo di monopolio. Il livello di produzione che massimizza il profitto del monopolista, q* è situato in corrispondenza del punto d’incontro tra MC e MR; per determinare il prezzo, p* è necessario andare a “leggerlo” sulla curva di domanda del mercato (D).
derivazione grafica. Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto da molti compratori e un solo venditore: quindi la
all’interno del distretto sono di piccole medie dimensioni, quindi molto flessibili. Sulla base dell’autonomia strategica che possiedono possiamo distinguere le imprese del distretto in:
sbocco con conoscenze tecnologiche e un maggiore potere contrattuale. Le stesse accentrano le fasi strategiche del processo produttivo mentre decentrano le fasi meramente tecnico produttive ad altre imprese sia interne che esterne al distretto. In sostanza fungono da forze motrici dello sviluppo locale attivano quasi spontaneamente la distribuzione tecnica del lavoro fra le unità operative interne ed assumono il coordinamento dell'intera filiera produttiva distrettuale e ne promuove politiche di marchio e di immagine:
che, a differenza delle precedenti, non hanno competenze progettuali significative né capacità innovative. Inoltre, esse in genere non hanno un marchio proprio caratterizzato da buona visibilità sul mercato. Tali imprese hanno una catena del valore generalmente meno completa rispetto alle imprese guida, in termini di attività di progettazione, marketing e comunicazione e le loro competenze sono più concentrate, limitandosi all'abilità nel coordinamento dei flussi produttivi con altre imprese locali. Esse, quindi, hanno competenze molto specifiche nella fase produttiva che presidiamo, mentre non dispongono di adeguate competenze nelle altre attività, incluse quelle a contatto col mercato finale;
posseggono un elevato livello di know-how riguardo alle tecnologie, alla gestione dei processi e all'innovazione inerenti la fase produttiva che presidiano. Le catene del valore di queste imprese sono focalizzate su poche attività, appartenenti alla fase su cui si è fondato il loro percorso di specializzazione;
a disposizione la propria capacità produttiva. Sono queste le imprese di piccole, piccolissime dimensioni, la cui sopravvivenza è strettamente legata al cliente. Tali imprese devono garantire costi bassi, affidabilità e rispetto degli standard prefissati dal proprio committente. Il loro vantaggio è essenzialmente un vantaggio di costo, per assicurare il quale esse devono essere in grado di sfruttare pienamente la propria capacità produttiva. La formula imprenditoriale di queste imprese è fragile, in ragione dello scarso potere contrattuale e della bassa autonomia strategica determinare il prezzo, p* è necessario andare a “leggerlo” sulla curva di domanda del mercato (D).
Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due sole imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie, nell’ipotesi che il concorrente non modifichi il proprio piano di produzione: si presume, di conseguenza, che l’aggiustamento quantitativo del concorrente sia nullo. Si ipotizza una funzione di domanda di mercato lineare, e un livello di prezzo definito dalla curva di domanda. Nel grafico sotto si rappresenta la funzione di domanda, di ricavo marginale e di costo marginale. Avendo ipotizzato che la domanda sia lineare, anche MR èlineare e interseca l’asse orizzontale nel punto intermedio tra origine e intersezione dell’asse con la funzione di domanda. In accordo con un valore nullo del costo marginale, la funzione MC è tracciata orizzontalmente all’asse delle ascisse.
Nel modello della leadership di prezzo dominante, si assume che il settore sia dominato da una sola impresa, molto più efficiente delle altre, e con strategie particolarmente aggressive. Siamo nell’ipotesi in cui vi sia una grande impresa dominante insieme a molte piccole imprese che seguono le indicazioni di prezzo del leader. Si crea così il modello leader-follower, nel quale le imprese gregarie si confrontano con una funzione di domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo stabilito dal leader. In altri termini, nel modello in parola l’impresa leader fissa il prezzo tenendo in considerazione la propria domanda di mercato, comportandosi come se fosse monopolista per la sua quota. Le altre imprese si adeguano al prezzo praticato dal leader, dividendosi la quota residuale del mercato. I follower non hanno interesse a cambiare strategia per paura di ritorsioni.
Si può proporre una classificazione delle imprese distrettuali sulla base dell’autonomia strategica e dello sviluppo delle competenze, individuando quattro tipi ideali (Visconti, 1996):
riesce a presenziare il mercato in modo autonomo, avendo sviluppato competenze in tutti i campi d’interesse;
che imita i concorrenti o, al limite si adatta alle strategie che questi impostano. Si tratta di imprese che non hanno sviluppato capacità d’innovazione, né una propria identità a livello di commercializzazione del prodotto;
imprese è presente un elevato know-how, ma con riferimento a poche attività;
sostanzialmente imprese di subfornitura, che sopravvivono seguendo le sorti dei loro clienti. Godono di un vantaggio di costo per cui il cliente preferisce esternalizzare la parti- colare lavorazione dove quest’impresa è efficiente.
Il coefficiente di entropia è una ponderazione sulla base delle quote di mercato delle imprese. Con il termine entropia s'intende che l'economia aziendale senza un governo efficiente, tende inesorabilmente al caos ed alla disorganizzazione. Limitare l'entropia quindi, significa influenzare positivamente l'organizzazione aziendale nell'attuare il processo decisionale.
L’oligopolio è una forma di mercato caratterizzata dalla presenza di poche imprese che producono un bene omogeneo o differenziato, per soddisfare una domanda di tipo atomistico. L'oligopolio è caratterizzato da: poche imprese, prodotti omogenei oppure differenziati, barriere all’entrata, naturali (innocenti): economie di scala, pubblicità, ricerca e sviluppo e strategiche: controllo degli input essenziali, capacità produttiva in eccesso.
Il distretto agroalimentare si presenta, invece, come un sistema produttivo locale con una rilevante presenza economica e di interdipendenza tra imprese agricole e agroalimentari, e di una o più produzioni certificate e tutelate. In sintesi, possiamo individuare i seguenti elementi di caratterizzazione del distretto: presenza di economie esterne locali, rendimenti di scala crescenti, riduzione dei costi di transazione, riduzione dei costi di apprendimento, sviluppo tecnologico e innovativo grazie all’interazione tra imprese del medesimo settore.
Nel caso del distretto rurale ci troviamo di fronte ad un sistema produttivo locale con identità storica e territoriale omogenea, in cui si ha integrazione tra attività agricola e altre attività. In sintesi, possiamo individuare i seguenti elementi di caratterizzazione del distretto: presenza di economie esterne locali, rendimenti di scala crescenti, riduzione dei costi di transazione, riduzione dei costi di apprendimento, sviluppo tecnologico e innovativo grazie all’interazione tra imprese del medesimo settore.
Nell’analisi dell’oligopolio non cooperativo possiamo individuare: modelli statici , che analizzano le interazioni senza considerare la dinamicità del processo competitivo (come ad esempio i modelli di Cournot, Bertrand, Stackelberg), e modelli dinamici , che analizzano le interazioni tenendo conto delle azioni passate e delle prospettive future.
Il distretto industriale è definibile come un sistema produttivo caratterizzato dalla presenza di molte imprese specializzate nella realizzazione di un bene omogeneo. Ognuna delle imprese occupa una o più fasi della filiera produttiva. Nel 2001 il decreto legislativo 228 ha identificato due nuove tipologie di distretto: il distretto rurale , in cui si ha una forte integrazione tra attività agricola e attività connesse, e il distretto agroalimentare , sistema produttivo con un’elevata interdipendenza tra le imprese agricole presenti. Elementi distintivi di qualunque distretto sono: la prossimità spaziale delle attività produttive e l’elevata specializzazione.
Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot, anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio Nobel nell'anno 1994 John Nash, le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L'equilibrio di Cournot, quindi, è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista. Il punto CN, equilibrio di Cournot-Nash, rappresentato nella Figura 3.5, indica il punto in cui le imprese sono simultaneamente collocate sulle rispettive curve di reazione, ed è il punto in cui le due funzioni di reazione (RA e RB) si intersecano.
L'indice di Lerner misura il potere di mercato di un'impresa L'indice viene elaborato dall'economista Abba Lerner nella prima metà del Novecento, da cui prende il nome. È calcolato dalla differenza tra prezzo (P) e costo marginale di produzione (MC) in rapporto al prezzo stesso L= P – MC / P. L'indice di Lerner ha valori compresi tra 0 e 1. L'indice di Lerner pari a 0 indica una situazione di concorrenza perfetta in cui il prezzo (p) eguaglia il costo marginale (MC) e l'impresa non possiede alcun potere di mercato, in quanto non può nemmeno decidere il prezzo di vendita del bene. Quanto più l'indice di Lerner si avvicina a 1, tanto maggiore èil potere di mercato dell'impresa. L'indice di Lerner è generalmente elevato nel mercato di monopolio.
L’indice detto HH, che prende il nome da Herfindhal e Hirschman, dipende sia dalla disuguaglianza delle quote di mercato che dal numero delle imprese (N). Il suddetto indice si calcola sommando i quadrati dei valori che esprimono la dimensione di ogni singola unità considerata. È complesso da determinare perché richiede la disponibilità della ripartizione per dimensione di tutte le imprese del settore.
In base all’evoluzione che li caratterizza è stata elaborata la seguente classificazione dei distretti:
caratterizzano per la forte cooperazione tra imprese interdipendenti. Le imprese leader sviluppano la ricerca e l’innovazione e trascinano le altre imprese;
considerate. Le determinanti della concentrazione sono: economie di scala, barriere all’entrata, regolazione e ciclo di vita dell’impresa. In ordine allo stadio di vita dell’industria si rileva una più elevata concentrazione nella fase di maturità, in cui le imprese presenti sono già stabilizzate.
l monopolio è un mercato in cui è presente un unico venditore e molti compratori: funzione di domanda dell’impresa e del mercato coincidono. Date queste condizioni, il monopolista può decidere il prezzo a cui vendere il prodotto o la quantità, realizzando un extraprofitto, cioè un profitto superiore a quello normale proprio del mercato di concorrenza perfetta Il prezzo praticato in monopolio è superiore rispetto a quello riscontrabile in un mercato di concorrenza perfetta ma al contrario, la quantità prodotta è inferiore nel monopolio. Da ciò ne conviene che il monopolio non è efficiente né dal punto di vista produttivo, né dal punto di vista allocativo.
Date due imprese operanti nel mercato di duopolio che offrono un bene omogeneo allo stesso prezzo di mercato, nel modello di Stackelberg una impresa (impresa leader) si trova in una posizione dominante e detiene una forza di mercato superiore all'altra Impresa (impresa follower o impresa satellite).
mercato? Le barriere all’entrata sono circostanze che permettono alle imprese già presenti nel mercato di ottenere extra profitti impedendo l’ingresso di nuovi concorrenti (Bain, 1959). Queste sono percepite come un costo di produzione aggiuntivo che si trova a sostenere un’impresa per entrare in un mercato, quindi si presenta come un vantaggio competitivo per le imprese già presenti (Stigler, 1964).
più desiderabile tra le strutture di mercato? Secondo la teoria neoclassica la struttura di concorrenza perfetta è la più desiderabile tra le strutture di mercato, perché permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente anche per il consumatore.
Si realizzano economie di scala quando si ottiene un costo medio unitario della produzione che diminuisce al crescere delle dimensioni dell’impianto, fermi restando i prezzi dei fattori produttivi (macchine, immobili, lavoro, altri input di produzione) e ipotizzando che ogni impianto è utilizzato alla sua capacità ottima. Cosa diversa sono le economie di scala monetarie (o pecuniarie) che un’impresa realizza quando ottiene di acquistare risorse di beni e servizi a prezzo minore aumentandone la domanda o semplicemente avvantaggiandosi di una sua posizione di monopsonio ovvero la presenza di un solo acquirente a fronte di una pluralità di venditori.
Il raggiungimento di un accordo di questo tipo è molto difficile perché si potrebbe dover ridurre la produzione di alcune imprese ed espandere quella di al- tre: le prime si troverebbero con asset non utilizzati, le seconde dovrebbero affrontare nuovi investimenti. In definitiva si tratta di imporre alle imprese cambi strutturali rilevanti che riducono l’incentivo alla cooperazione.
Si parla di prezzo limite con riferimento alla pratica, da parte del monopolista, di fissare un prezzo che scoraggi l’ingresso di nuove imprese nel settore. Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare un prezzo non più profittevole: questo lo spinge a credere che non sia possibile entrare nel mercato a meno di sopportare ingenti perdite.
In concorrenza perfetta gli operatori sono price-taker, e, al prezzo determinato dal mercato non esiste eccesso di offerta o di domanda. Per questo motivo l’impresa che opera in concorrenza perfetta si confronta con una domanda perfettamente elastica.
Il monopolio è un mercato in cui è presente un unico venditore e molti compratori: funzione di domanda dell’impresa e del mercato coincidono. Date queste condizioni, il monopolista può decidere il prezzo a cui vendere il prodotto o la quantità, realizzando un extra profitto, cioè un profitto superiore a quello normale proprio del mercato di concorrenza perfetta. Il prezzo praticato in monopolio è superiore rispetto a quello riscontrabile in un mercato di concorrenza perfetta ma al contrario, la quantità prodotta è inferiore nel monopolio. Da ciò ne conviene che il monopolio non è efficiente né dal punto di vista produttivo, né dal punto di vista allocativo.
Sono proprio i mercati di concorrenza ‘imperfetta’, come ad esempio l’oligopolio, le strutture più favorevoli al cambiamento tecnologico. In questa struttura di mercato si può avere extraprofitto, ma è anche presente una certa concorrenzialità tra imprese. Il riconoscimento dell’interdipendenza, poi, ci conferma che la pressione competitiva è percepita come molto forte. Per questo motivo gli oligopolisti hanno mezzi e stimoli per investire in R&S, in modo da distinguersi, anche se solo temporaneamente dai competitor. L’idea che il
cambiamento tecnologico sia guidato da imprese di grandi dimensioni si basa sulla rilevanza che le economie di scala hanno in questo processo, e sulla diversificazione che comporta.
In effetti, l’impresa indipendente, produce una quota maggiore della ti- pica impresa che partecipa al cartello, ottenendo un profitto più alto. L’impresa che aderisce al cartello riduce volontariamente il proprio livello di produzione per far aumentare il prezzo, ma anche l’impresa “esterna” beneficia di questo incremento di prezzo, senza nessun onere in termini di rinuncia la profitto. Emerge un problema di free riding che può compromettere la stabilità del cartello, o addirittura la sua formazione.
nel momento in cui le due imprese raggiungono un equilibrio, questo non è stabile, perché una delle due potrebbe tentare un incremento di prezzo, senza peraltro perdere completa- mente il suo mercato, visto che non tutti i clienti potranno “migrare” verso l’altra impresa, data la limitata capacità produttiva di questa. In altri termini, una delle due imprese potrebbe decidere di servire solo la parte di mercato che il concorrente non può servire (data la limitata capa- cità produttiva), praticando un prezzo superiore a quello del rivale. A questo punto, però, anche l’impresa rivale può aumentare il prezzo praticato, senza perdere neanche uno dei suoi clienti; ma questo induce il first mover a ridurre il prezzo per sottrarre clienti al follower. In definitiva, l’elemento importante del modello è la dimostrazione che non esiste stabilità nell’equilibrio di duopolio con capacità produttiva limitata.
Per superare l’instabilità dei mercati oligopolistici le imprese sono portate a colludere. Il cartello è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre. L’elemento interessante del modello Edgeworth, quindi, è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata. Nel modello di Edgeworth, infatti, si introduce un vincolo di capacità produttiva poiché prezzi particolarmente bassi con conseguente limitazione a poter soddisfare l’intero mercato. Una volta raggiunto l'equilibrio, pertanto, questo è particolarmente instabile vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo senza perdere tutti i clienti.
contesta in dottrina questa argomentazione? L’impresa che aderisce al cartello riduce volontariamente il proprio livello di produzione per far aumentare il prezzo, ma anche l’impresa “esterna” beneficia di questo incremento di prezzo, senza nessun onere in termini di rinuncia la profitto. Emerge un problema di free riding che può compromettere la stabilità del cartello, o addirittura la sua formazione. In realtà il problema è mal posto: il confronto deve essere effettuato non tra i profitti correnti dell’impresa che ha intenzione di “tradire” il cartello e i profitti di un’impresa indipendente, ma tra profitto corrente e profitto post defezione. Infatti, nel caso l’impresa decidesse di non prestare più fede all’accordo, il prezzo si ridurrebbe (con l’incremento della quantità da essa prodotta), con successiva riduzione dei profitti per tutte le imprese.
Secondo la teoria in parola, l’impresa è governata da una serie di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra loro: l’attività più complessa del governo d’impresa è proprio quella di comporre i potenziali conflitti. Risulta, quindi, decisiva l’opera di contrattazione tra le parti in causa. In altri termini, gli obiettivi sono sempre frutto di un compromesso, e spesso volutamente sono definiti in modo vago e approssimativo, per evitare contestazioni e irrigidimenti di posizioni. In un ambiente così complesso, con informazione imperfetta e incertezza, i manager possono accontentarsi di un profitto soddisfacente a far sì che gli azionisti continuino a finanziare l’impresa, mantenendo intatta la fiducia nel loro operato. Questo modo di agire è l’unico razionale in condizioni di incertezza.
La fissazione di un prezzo predatorio mira a far uscire dal settore una o più imprese, con lo scopo di aumentare i prezzi quando il mercato diventa più concentrato. Una strategia simile è quella di proliferazione delle marche: si occupa il mercato con marche simili in modo da rendere molto difficile l’affermazione dei rivali. È una strategia di falsa differenziazione del prodotto.
Dal punto di vista grafico il ricavo totale può essere rappresentato su un diagramma cartesiano, indicando il ricavo totale (RT) sull'asse delle ordinate e le quantità del prodotto (q) sull'asse delle ascisse. In un mercato di concorrenza perfetta il ricavo totale si presenta sotto forma di una retta crescente con una inclinazione pari al prezzo (p). La retta dei ricavi totali parte dall'origine degli assi poiché in assenza di quantità venduta (q=0) il ricavo totale dell'impresa (RT) è nullo. È una funzione crescente in quanto all'aumentare della quantità venduta (ΔQ) aumenta il ricavo totale (ΔRT).Q) aumenta il ricavo totale (ΔQ) aumenta il ricavo totale (ΔRT).RT).
La protezione normativa dell’innovazione attraverso la brevettazione è essenziale per promuovere la ricerca, perché solo tale garanzia permette all’innovatore di godere di un vantaggio competitivo, anche se temporaneo. Tale protezione garantisce all’innovatore di potersi sottrarre, anche se per un periodo limitato alla concorrenza, garantendo allo stesso una rendita. Questo processo, inoltre, è portatore di benefici effetti dovuti all’accrescimento della conoscenza, che si riversano su tutta la collettività. A differenza di quanto
scientifiche, i metodi matematici, i metodi di trattamento chirurgico;
Nel modello di Edgeworth si introduce un vincolo di capacità produttiva: nel caso di prezzi particolarmente bassi, questa limitazione impedisce di soddisfare l’intero mercato riducendo ulteriormente il prezzo. Sotto le ipotesi del modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo, senza perdere tutti i clienti.
Se confrontiamo il modello di Bertrand e quello di Cournot vediamo come quest’ultimo arrivi a dimostrare che un piccolo aumento della quantità venduta non ha effetti sul profitto. In altri termini, la competizione sul prezzo sembra costringere le imprese a ridurre continuamente il prezzo di vendita, fino ad un valore pari al costo marginale.
L’oligopolio è una forma di mercato caratterizzata dalla presenza di poche imprese che producono un bene omogeneo o differenziato, per soddisfare una domanda di tipo atomistico. Le imprese che operano in un oligopolio non cooperativo sono coscienti della reciproca influenza, ma scelgono le strategie di mercato l’una indipendentemente dall’altra, a differenza di quanto avviene nell’oligopolio cooperativo, dove la strategia è unica e frutto di un accordo.
Nel modello di Stackelberg una impresa (impresa leader) si trova in una posizione dominante e detiene una forza di mercato superiore all'altra impresa (impresa follower o impresa satellite). L'impresa leader (A) è sempre la prima a decidere la quantità di produzione mentre l'impresa follower (B) si adegua. Pur essendo la prima a decidere, l'impresa leader non può scegliere il proprio livello di produzione (QA) senza considerare la reazione dell'impresa follower (QB). Per massimizzare il profitto l'impresa leader deve conoscere l'offerta complessiva del bene sul mercato ossia la quantità di produzione del bene da parte di entrambe le imprese duopoliste (QA+QB). L'impresa leader conosce già la reazione (risposta) dell'impresa follower per ciascun livello di produzione e, di conseguenza, può decidere la quantità di produzione (QA) che gli consente di massimizzare il profitto. In tal modo l'impresa leader decide indirettamente anche la produzione dell'impresa follower (QB). Nel modello di Stackelberg le imprese determinano la propria quantità ottimale di produzione per massimizzare il profitto (massimizzazione di profitto) tenendo conto della reazione dell'altra impresa.
Il distretto industriale è definibile come un sistema produttivo caratterizzato dalla presenza di molte imprese specializzate nella realizzazione di un bene omogeneo. Ognuna delle imprese occupa una o più fasi della filiera produttiva. I primi due elementi di distinzione del distretto sono: la prossimità spaziale delle imprese e l’elevata specializzazione produttiva. A queste possiamo aggiungere la formazione di un unico mercato del lavoro e una rete di fitti contatti tra imprese.
Il distretto industriale è definito come un sistema caratterizzato da molte imprese specializzate in determinate produzioni. Con il decreto legislativo 228 vengono identificati due nuove tipologie di distretto: il distretto rurale , in cui si ha una forte integrazione tra attività agricola e attività connesse, e il distretto agroalimentare , sistema produttivo con un’elevata interdipendenza tra le imprese agricole presenti. In sintesi sono elementi caratterizzanti il distretto: presenza di economie esterne locali, rendimenti di scala crescenti, riduzione dei costi di transazione, riduzione dei costi di apprendimento e sviluppo tecnologico.
L’attività di ricerca e sviluppo, base fondante di qualunque innovazione, è una delle modalità più rilevanti di concorrenza tra imprese. Sulla scorta delle diverse teorizzazioni effettuate possiamo riconoscere i seguenti stadi dell’attività di R&S:
un’idea e realizzazione iniziale: è una ricerca molto onerosa e dall’esito incerto, per questo motivo difficilmente è sviluppata dalle imprese. Più spesso è appannaggio di università o centri di ricerca di natura pubblica;
massiccio impiego di mezzi;
di un processo imitativo da parte delle imprese concorrenti.
Il mercato di concorrenza monopolistica è un mercato in cui sono presenti molti compratori e venditori, non esistono barriere all’ingresso e all’uscita dal mercato, i beni offerti dono differenziati. La funzione di domanda
si presenta più elastica di quella del monopolista. L’impresa che opera in concorrenza monopolistica nel lungo periodo realizza un profitto normale, come le imprese in concorrenza perfetta, anche se pratica un prezzo superiore al costo marginale. Per questo motivo anche questo mercato è inefficiente dal punto di vista allocativo.
Il cartello si forma quando nell’industria le imprese hanno strutture di costo simili, produzioni omogenee, e sono molto concentrate. Il cartello, quindi, è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre. Secondo Williamson la possibilità di colludere dipende da: capacità di predisporre contratti chiari e completi, possibilità di raggiungere un accordo sui profitti, incertezza e variabilità ambientale, controllo sul cartello e sanzioni. In ordine al controllo va precisato che spesso l’opportunità di sviluppare concorrenze non di prezzo, spinge a non tener fede al cartello ed agli accordi individuati. In merito alle sanzioni, quindi, il cartello è quasi universalmente avversato dalle normative nazionali e, quindi, in caso di mancato rispetto dell’accordo non esistono strumenti di giustizia esperibili da parte dei membri ‘traditi’.
A livello empirico si è riscontrato come i cartelli siano di breve durata e spesso poco profittevoli nel processo di massimizzazione del profitto, per- ché, spesso, gli obiettivi del gruppo non risultano così vantaggiosi se valutati con riferimento alla singola impresa (Marquez, 1992). Si è visto come l’alta concentrazione dei venditori spesso favorisca la formazione del cartello: la medesima condizione sembra anche fornire stabilità all’accordo, perché il ridotto numero d’imprese esistenti rende più agevole il controllo e l’eventuale impostazione di politiche di repressione di comportamenti elusivi delle regole poste dal cartello stesso.
La capacità di comminare sanzioni ai soggetti che non rispettano il cartello è un altro fattore di grande importanza per n la stabilità, tenendo presente che il cartello, in quanto accordo non palese, non prevede la tutela ordinaria attraverso la giustizia statale. Una sanzione spesso utilizzata è quella della riduzione del prezzo da parte di tutte le imprese aderenti all’accordo in modo da colpire pesantemente il concorrente sleale, arrivando, talvolta a provocarne l’uscita dal mercato.
Tuttavia, in alcuni casi, la regola del mark up è criticabile. In altre parole, il cost plus pricing è equivalente alla regola di massimizzazione del profitto solo se il costo medio è costante e il mark up è posto uguale a 1/(ε-1). La regola del mark up produce valore positivo solo se il valore assoluto dell’elasticità della domanda rispetto al prezzo è maggiore dell’unità: quanto più è rigida rispetto al prezzo la domanda dell’impresa, tanto maggiore sarà il mark up richiesto per la massimizzazione del profitto. In mercati fortemente competitivi il valore dell’elasticità è alto, con un mark up relativamente contenuto.
Secondo la teoria neoclassica la struttura di concorrenza perfetta è la più desiderabile tra le strutture di mercato, perché permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente anche per il consumatore. Numerose sono le critiche mosse alla teoria in parola:
La teoria neoclassica dell’impresa analizza la struttura di mercato della concorrenza perfetta, del monopolio e della concorrenza monopolistica. Le ipotesi alla base della teoria sono: perfetta razionalità degli operatori, coincidenza tra proprietà e gestione e completezza dei contratti e informazioni simmetrica.
Il mercato di concorrenza monopolistica è un mercato in cui sono presenti molti compratori e venditori, non esistono barriere all’ingresso e all’uscita dal mercato, i beni offerti dono differenziati. La funzione di domanda si presenta più elastica di quella del monopolista. L’impresa che opera in concorrenza monopolistica nel lungo periodo realizza un profitto normale, come le imprese in concorrenza perfetta, anche se pratica un prezzo superiore al costo marginale. Per questo motivo anche questo mercato è inefficiente dal punto di vista allocativo.
Il modello ha subito forti critiche perché si basa sull’ipotesi, assai remota, che i concorrenti non modifichino le proprie mosse in risposta alle azioni dell’incumbent. Inoltre il modello trascura completamente le decisioni inerenti il prezzo. Nonostante questi ‘difetti’ lo studio del modello è ancora attuale perché giunge alla realistica conclusione che il mercato oligopolistico può essere visto, in termini di benessere, come una soluzione intermedia tra monopolio e concorrenza perfetta.