Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Imprese e mercati - Risposte Aperte - AGGIORNATO!!, Panieri di Economia e Gestione Delle Imprese

Imprese e mercati - Risposte Aperte - AGGIORNATO!!

Tipologia: Panieri

2021/2022

In vendita dal 22/07/2022

ale467
ale467 🇮🇹

4.4

(2332)

4.4K documenti

1 / 45

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
10. quali sono le ipotesi alla base della teoria neoclassica dell'impresa?
Secondo la teoria neoclassica la struttura di concorrenza perfetta è lapi desiderabile tra le strutture di mercato, ù
perch permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente anche per il é
consumatore. I mercati teorizzati dai neoclassici inquadrano un modello statico di concorrenza, mentre Shumpeter e
la Scuola austriaca attribuiscono un ruolo centrale alla figura dell’imprenditore, che rappresenta la vera fora motrice
dell’impresa.
11. quali sono le critiche mosse alla teoria neoclassica dell'impresa?
A metà del XIX secolo l’idea che il valore di un bene dipenda dai costi di produzione viene seriamente contestata,
ritenendo più verosimile l’ipotesi che il valore, e quindi il prezzo di un bene, dipenda dalla domanda espressa per lo
stesso. In particolare, il valore che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’utilità marginale: visto che
questa decresce con l’aumento delle unità consumate, anche il prezzo deve ridursi per aumentare la quantità
domandata. Si spiega così l’inclinazione negativa della curva di domanda. Smith sostiene che il valore di un bene
dipende dal costo di produzione, che comprende anche il computo di un profitto per il proprietario dell’impresa:
quest’ultimo mira alla massimizzazione del profitto attraverso la minimizzazione dei costi.
12. per quale motivo secondo la teoria neoclassica la struttura di un mercato di concorrenza perfetta è la più
desiderabile tra le strutture di mercato?
La teoria neoclassica dell’impresa comprende i modelli di concorrenza perfetta, monopolio e concorrenza
monopolistica. La distinzione tra i modelli di mercato è effettuata sulla base della numerosità delle imprese,
sull’esistenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato e sul grado di differenziazione del prodotto. Secondo la
teoria in parola, l’impresa è uno strumento che permette di combinare tra loro i fattori della produzione: serve a
trasformare gli input in output. La teoria in esame prevede la determinazione del prezzo, e del prodotto, sulla base
dell’assunto di massimizzazione del profitto da parte della singola impresa.
31. Quale andamento assume la curva del ricavo totale in concorrenza perfetta
La curva di domanda dell'impresa in concorrenza perfetta è una retta orizzontale poiché la variazione della quantità
domandata non può influenzare il prezzo di mercato del bene ( price-taker ). La curva di domanda dell'impresa
eguaglia la curva del ricavo
32. Perché la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica ?
la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica perché Se il prezzo praticato dalla singola
impresa fosse più alto di quello praticato dal mercato, l’impresa realizzerebbe un volume di vendite pari a zero,
mentre l’applicazione di un prezzo inferiore a quello di mercato non avrebbe senso in quanto ad un prezzo più alto di
quello praticato l’impresa già venderebbe la quantità desiderata. P
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d

Anteprima parziale del testo

Scarica Imprese e mercati - Risposte Aperte - AGGIORNATO!! e più Panieri in PDF di Economia e Gestione Delle Imprese solo su Docsity!

  1. quali sono le ipotesi alla base della teoria neoclassica dell'impresa? Secondo la teoria neoclassica la struttura di concorrenza perfetta è lapi ù̀desiderabile tra le strutture di mercato, perch é́permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente anche per il consumatore. I mercati teorizzati dai neoclassici inquadrano un modello statico di concorrenza, mentre Shumpeter e la Scuola austriaca attribuiscono un ruolo centrale alla figura dell’imprenditore, che rappresenta la vera fora motrice dell’impresa.
  2. quali sono le critiche mosse alla teoria neoclassica dell'impresa? A metà del XIX secolo l’idea che il valore di un bene dipenda dai costi di produzione viene seriamente contestata, ritenendo più verosimile l’ipotesi che il valore, e quindi il prezzo di un bene, dipenda dalla domanda espressa per lo stesso. In particolare, il valore che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’utilità marginale: visto che questa decresce con l’aumento delle unità consumate, anche il prezzo deve ridursi per aumentare la quantità domandata. Si spiega così l’inclinazione negativa della curva di domanda. Smith sostiene che il valore di un bene dipende dal costo di produzione, che comprende anche il computo di un profitto per il proprietario dell’impresa: quest’ultimo mira alla massimizzazione del profitto attraverso la minimizzazione dei costi.
  3. per quale motivo secondo la teoria neoclassica la struttura di un mercato di concorrenza perfetta è la più desiderabile tra le strutture di mercato? La teoria neoclassica dell’impresa comprende i modelli di concorrenza perfetta, monopolio e concorrenza monopolistica. La distinzione tra i modelli di mercato è effettuata sulla base della numerosità delle imprese, sull’esistenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato e sul grado di differenziazione del prodotto. Secondo la teoria in parola, l’impresa è uno strumento che permette di combinare tra loro i fattori della produzione: serve a trasformare gli input in output. La teoria in esame prevede la determinazione del prezzo, e del prodotto, sulla base dell’assunto di massimizzazione del profitto da parte della singola impresa.
  4. Quale andamento assume la curva del ricavo totale in concorrenza perfetta La curva di domanda dell'impresa in concorrenza perfetta è una retta orizzontale poiché la variazione della quantità domandata non può influenzare il prezzo di mercato del bene ( price-taker ). La curva di domanda dell'impresa eguaglia la curva del ricavo
  5. Perché la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica? la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica perché Se il prezzo praticato dalla singola impresa fosse più alto di quello praticato dal mercato, l’impresa realizzerebbe un volume di vendite pari a zero, mentre l’applicazione di un prezzo inferiore a quello di mercato non avrebbe senso in quanto ad un prezzo più alto di quello praticato l’impresa già venderebbe la quantità desiderata. P
  1. rappresentare e commentare l'equilibrio di concorrenza perfetta di lungo periodo
  2. Come cambiano le condizioni dell'equilibrio concorrenziale nel lungo periodo? Nel lungo periodo un’impresa può adeguare la propria dotazione di capitale alle mutate condizioni di mercato. Sempre nel lungo periodo è possibile che nuove imprese decidano di entrare dal mercato qualora intravedano la possibilità di realizzare profitti. Imprese già operanti nel mercato possono decidere di uscire se non ottengono profitti positivi. Questi aggiustamenti fanno si che nel lungo periodo si determini una situazione nella quale: Il prezzo di equilibrio è pari al valore minimo della curva del costo medio di lungo periodo. L’output è prodotto al costo unitario più basso possibile. Al venditore è pagato solo il costo di produzione. Il profitto economico è nullo per tutte le imprese.
  3. Fino a quando conviene ad un' impresa aumentare la produzione?

Se#il#prezzo#fosse#su

periore#al#costo#marg

inale,#il#valore#attribu

ito#ad#una#unità#add

izionale#

di#prodotto#sarebbe#s

uperiore#al#costo#di#

di#prodotto#sarebbe#s

uperiore#al#costo#di#

produzione:#l'output#d

el#settore#è#troppo#b

asso#

per# soddisfare# la#

domanda.# Si#

potrebbe# accrescere#

il# benessere# sociale#

aumentando# la#

produzione.

Se il prezzo fosse superiore al costo marginale, il valore attribuito ad una unità addizionale di prodotto sarebbe superiore al costo di produzione:l’output del settore è troppo basso per soddisfare la domanda. si potrebbe accrescere il benessere sociale aumentando la produzione.

  1. nel mercato di concorrenza perfetta cosa provoca la disponibilità di un extraprofitto? L’extra profitto è il ricavo netto addizionale determinato dalla differenza tra il prezzo e il costo medio di produzione e consiste in un’eccedenza sul profitto normale. La presenza di extraprofitto attira sul mercato nuove imprese concorrenti. Non essendoci barriere d’ingresso o di uscita, qualsiasi impresa può decidere di entrare sul mercato in tempi rapidi e senza sostenere eccessivi costi.
  1. rappresentare e commentare l'equilibrio di concorrenza perfetta di breve periodo con equilibrio positivo
  2. Definire e rappresentare graficamente la curva di offerta dell'impresa in regime di concorrenza perfetta
  3. definire l'indice di Lerner Il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato attraverso l’indice di Lerner , che viene calcolato nel seguente modo: L = (P – MC )/ P L’indice assume valori compresi fra zero e uno:
    • in concorrenza perfetta L = 0

L’indice di Lerner, ci fornisce una misura del potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale. In altre parole, l’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta.

  1. Il candidato esponga quali sono le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta avvalendosi anche di un grafico La rappresentazione grafica ci mostra un confronto tra l’equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta e in monopolio, sotto l’ipotesi di rendimenti di scala costanti, in cui le funzioni LRATC e LRMC sono orizzontali e coincidenti.
  • In concorrenza perfetta il prezzo e la produzione a livello di settore sono rispettivamente pc e qc, in corrispondenza dei quali il prezzo è uguale al costo medio di lungo periodo e l’extraprofitto è nullo.
    • In condizioni di monopolio, invece, il prezzo e la produzione che massimizzano il profitto è pm e qm. Il grafico mostra come in monopolio il prezzo praticato sia superiore rispetto alla concorrenza perfetta, mentre la quantità prodotta sia inferiore rispetto al mercato concorrenziale: per questo motivo la struttura monopolistica è peggiore in termini di benessere.
  1. il candidato dopo aver esposto le caratteristiche di un mercato di monopolio proceda con il fornirne una rappresentazione grafica Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto da molti compratori e un solo venditore: quindi la funzione di domanda del mercato e dell’impresa coincidono. Esistono notevoli barriere all’entrata e/o all’uscita del mercato, il bene o servizio è unico e non ha sostituti. Queste condizioni permettono al monopolista di determinare una delle due variabili della transazione, prezzo o quantità, garantendo la realizzazione di un extra profitto. Nel grafico sottostante si mostra l’equilibrio di lungo periodo di monopolio. Il livello di produzione che massimizza il profitto del monopolista, q* è situato in corrispondenza del punto d’incontro tra MC e MR; per determinare il prezzo, p* è necessario andare a “leggerlo” sulla curva di domanda del mercato (D)
  1. commentare e rappresentare graficamente l'equilibrio di concorrenza perfetta e di monopolio nel lungo periodo Per riscontrare la differenza fra concorrenza perfetta e monopolio, andiamo ad analizzare l’effettiva desiderabilità dell’uno rispetto all’altro. Il grafico ci mostra un confronto tra l’equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta e in monopolio, sotto l’ipotesi di rendimenti di scala costanti, in cui le funzioni LRATC e LRMC sono orizzontali e coincidenti. In concorrenza perfetta il prezzo e la produzione a livello di settore sono rispettivamente pc e qc, in corrispondenza dei quali il prezzo è uguale al costo medio di lungo periodo e l’extraprofitto è nullo. In condizioni di monopolio, invece, il prezzo e la produzione che massimizzano il profitto è pm e qm. Il grafico mostra come in monopolio il prezzo praticato sia superiore rispetto alla concorrenza perfetta, mentre la quantità prodotta sia inferiore rispetto al mercato concorrenziale: per questo motivo la struttura monopolistica è peggiore in termini di benessere. In concorrenza perfetta il surplus del consumatore è pari ad A + B + C, e il surplus del produttore è nullo. In regime di monopolio il surplus del consumatore è A e il surplus del produttore è B. L’area del triangolo C è nota come perdita secca di benessere associata al monopolio. In concorrenza perfetta P = MC, mentre in monopolio P > MC: proprio la misura di questo divario può essere utile per valutare il grado di potere di mercato
  2. come può essere misurato il potere esercitato da un venditore sul mercato? Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto:
  • da molti compratori e un solo venditore esistono notevoli barriere all’entrata e/o all’uscita del mercato.
  • Il bene o servizio è unico e non ha sostituti. L

LA FUNZIONE DI DOMANDA DEL MERCATO E DELL’IMPRESA COINCIDONO. Queste condizioni permettono al monopolista di determinare una delle due variabili della transazione, prezzo o quantità, garantendo la realizzazione di un extraprofitto

  1. Quale mercato individua un indice di Lerner uguale a zero? E uguale a 1? Il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato attraverso l’indice di Lerner , che viene calcolato nel seguente modo: L = (P – MC )/ P L’indice assume valori compresi fra zero e uno:
    • in concorrenza perfetta L = 0
    • in monopolio 0 < L < 11 L’indice di Lerner, ci fornisce una misura del potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale. In altre parole, l’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta.
  2. Come si presenta l'elasticità della domanda in concorrenza monopolistica Il potere sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la differenziazione, reale o percepita che sia. In questo mercato, se l’impresa opera delle variazioni di prezzo non si modifica immediatamente la domanda dei consumatori, che effettueranno una valutazione sulle caratteristiche del prodotto offerto rispetto a quello dei concorrenti presenti sul mercato. La funzione di domandasi presenta più elastica di quella del monopolista. Inoltre le imprese che operano su questo mercato hanno una dimensione così limitata da poter trascurare l’interdipendenza.
  3. Quali sono le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica? Il mercato di concorrenza monopolistica mutua alcune caratteristiche dal monopolio e dalla concorrenza perfetta:
  • è un mercato in cui sono presenti molti compratori e venditori,
  • non esistono barriere all’ingresso e all’uscita dal mercato,
  • i beni offerti sono differenziati e possono essere presenti asimmetrie informative. Questa struttura permette alle imprese di esercitare potere di mercato grazie alla differenziazione del prodotto.
  1. Perché la concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo? L’impresa in concorrenza monopolistica potrebbe produrre in condizioni d’inefficienza tecnica ed economica, ma, a differenza di quello che accade in monopolio, è esposta alla competizione dei concorrenti e, quindi, l’inefficienza dovrà essere ben gestita per evitare che rappresenti una causa di esclusione dal mercato.
  2. Definire il concetto di efficienza allocativa e produttiva Si realizza efficienza allocativa quando una diversa allocazione non potrebbe migliorare la situazione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro. Si realizza efficienza produttiva quando si produce la quantità massima di output tecnologicamente possibile, data la quantità di input impiegata e al tempo stesso l’impresa ha combinato i fattori di produzione in modo da produrre il livello di output desiderato il minor costo possibile, dati i prezzi praticati per i fattori di produzione
  3. quali sono le principali caratteristiche di un mercato di concorrenza monopolistica?

i#necessarie#alla#reali

zzazione#

di#un#contratto#compl

eto#sono#semplici#da

#reperire#e#in#numer

o#esiguo.#Altrimenti#c

onviene#

ricorrere#ad#altre#for

mule#di#collaborazione

#fino#alla#forma#estr

ema#dell'impresa

Conviene#ricorrere#al

#mercato#tutte#le#vol

te#che#le#informazion

i#necessarie#alla#reali

zzazione#

di#un#contratto#compl

eto#sono#semplici#da

#reperire#e#in#numer

o#esiguo.#Altrimenti#c

onviene#

ricorrere#ad#altre#for

mule#di#collaborazione

#fino#alla#forma#estr

ema#dell'impresa

Conviene#ricorrere#al

#mercato#tutte#le#vol

te#che#le#informazion

i#necessarie#alla#reali

zzazione#

di#un#contratto#compl

eto#sono#semplici#da

#reperire#e#in#numer

o#esiguo.#Altrimenti#c

onviene#

ricorrere#ad#altre#for

mule#di#collaborazione

#fino#alla#forma#estr

ema#dell'impresa

Conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo sono semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione fino alla forma estrema dell’impresa.

  1. come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria? Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza organizzativa. ESEMPIO se gli azionisti percepiscono dividendi superiori a quanto necessario per trattenerli dal vendere azioni a fronte di condotte manageriali che non condividono, ci confrontiamo con una debolezza amministrativa. 09. qual è l'unico modo razionale di agire in condizioni di certezza?
  2. Come è possibile controllare l'operato dei manager nelle grandi imprese con capitale frammentato?

Nel caso di aumento delle dimensioni aziendali il proprietario può assumere un manager che lo aiuti a gestire l’impresa ma il controllo resta in campo al proprietario, per cui anche in questo caso il conflitto non emerge. Con la crescita sostenuta delle dimensioni aziendali, i proprietari però non sono più in grado di finanziare autonomamente l’impresa e quindi cercano nuovi soci, attuando così un progressivo frazionamento del capitale. L’impresa si trasforma da società di persona a società di capitali, con alcuni vantaggi (la possibilità dei proprietari di diversificare il portafoglio e la responsabilità limitata al patrimonio netto investito), ma anche con uno svantaggio rilevante: la necessità di dover ricorrere a un manager con capacità imprenditoriali che governi l’impresa al loro posto e che quindi prenda le decisioni in modo autonomo. Di conseguenza nell’impresa manageriale la proprietà è separata dal controllo , in quanto la parcellizzazione del capitale fra tanti azionisti impedisce a costoro di esercitarlo. Emerge quindi un conflitto di obiettivi:quelli del management (o del gruppo di controllo che lo esprime) in contrapposizione a quelli dei proprietari, i quali devono utilizzare strumenti volti ad allineare gli obiettivi a loro vantaggio.

  1. Quali parametri possono utilizzarsi per misurare la soddisfazione degli azionisti in ordine all'operato dei manager? Per misurare la soddisfazione degli azionisti si suggerisce di utilizzare il rapporto di valutazione, vale a dire il rapporto tra il valore di mercato del capitale azionario dell’impresa e il valore di bilancio delle sue attività. Il primo dei due valori riassume le valutazioni , le aspettative del mercato, sulle performance presenti e future delle imprese. Se gli investitori sono soddisfatti, tale valore sarà basso rispetto al valore di bilancio delle attività
  2. quali sono le differenze che sussistono tra i membri attivi e quelli passivi di un'organizzazione? All’interno di ogni coalizione vi sono membri attivi e membri passivi: i primi partecipano all’assunzione delle decisioni in quanto finalizzate al raggiungimento degli obiettivi; i secondi rinunciano ad un ruolo attivo in cambio di benefici monetari. Un esempio di membro attivo potrebbe essere un azionista di riferimento, un rappresentante sindacale. Mentre un esempio di membro passivo potrebbe essere un azionista di minoranza, che non partecipa in alcun modo alla vita “politica” della società, essendo interessato solo ad una congrua remunerazione del proprio investimento.
  3. in materia di teoria comportamentale dell'impresa cosa afferma Simon? La teoria comportamentale dell’impresa è frutto di uno sforzo congiunto tra la teoria economica classica e l’analisi organizzativa. Questa studia le modalit à̀di assunzione delle decisioni da parte degli individui, partendo dalla proposizione di Simon che li ritiene unici artefici della fissazione degli obiettivi. Secondo questa visione l’impresa è uno strumento per la realizzazione degli obiettivi, governata da soggetti che esprimono interessi diversi, anche conflittuali.
  4. cosa significa che l'assetto dell'impresa secondo Coase è definito sulla base dei contratti che essa stipula? La teoria economica dei costi di transazione si fonda sul pensiero di Coase, che ritiene che alcune delle transazioni tra gli attori economici avvengano nel mercato e alcune all’interno dell’impresa. Secondo Coase l’impresa esiste perché è economicamente più efficiente creare una struttura che svolga al suo intenro alcune transazioni piuttosto che al mercato. Imprese e mercato sono quindi due istituzioni alternativa. L’assetto d’impresa, quindi, è definito sulla base dei contratti che essa stipula. Mutuando il principio della razionalit à̀limitata di Simon, la teoria dei costi di transazione ammette che i soggetti assumono decisioni con deficit di informazioni. I contratti risultano complessi da comporre proprio per la presenza di razionalit à̀limitata e di opportunismo. In altre parole conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo sono semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema dell’impresa.
  5. Parlare dei costi di transazione antecedenti e successivi alla stipulazione del contratto.
  • presenza di poche imprese dal lato dell’offerta;
    • il bene prodotto è omogeneo o differenziato, anche solo formalmente;
    • La domanda che viene soddisfatta in funzione delle caratteristiche elencate è di tipo atomistico
  1. descrivere il modello di Cournot Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie.
  2. Quali sono le principali critiche mosse al modello di Cournot? Nel modello di Cournot è possibile individuare una sequenza di azioni:
  • l’impresa A, inizialmente monopolista, fissa il livello di produzione e il prezzo in corrispondenza di MR=MC=0. La quantità pro dotta è qA=1⁄2, e il prezzo è 1⁄2; ̀
    • l’impresa B entra nel mercato avendo la possibilit à̀di servire il segmento della funzione di domanda non servito da A, in pratica il segmento che giace alla destra di qA=1⁄2. Se B fissa p=1⁄2 non vende nessun’unità. In questa prima fase la funzione di domanda di B va da p=1⁄2 a q=1⁄2 e la funzione MR interseca l’asse orizzontale in corrispondenza di qB=1⁄4. Questo è il livello di produzione che permette a B di massimizzare il suo profitto (perch é́MC = MR). La produzione totale del mercato è pari a qA+qB=1⁄2+1⁄4=3⁄4, quindi il prezzo è p=1⁄4, come si evince nel grafico all’intenro dalla slide successiva (modello di Cournot fase 1)
  1. descrivere prima il modello di Cournot; in un secondo momento elencare le criticità che sono state mosse al modello Nel modello di Cournot è possibile individuare una sequenza di azioni:
  • l’impresa A, inizialmente monopolista, fissa il livello di produzione e il prezzo in corrispondenza di MR=MC=0. La quantità pro dotta è qA=1⁄2, e il prezzo è 1⁄2; ̀
    • l’impresa B entra nel mercato avendo la possibilit à̀di servire il segmento della funzione di domanda non servito da A, in pratica il segmento che giace alla destra di qA=1⁄2. Se B fissa p=1⁄2 non vende nessun’unità. In questa prima fase la funzione di domanda di B va da p=1⁄2 a q=1⁄2 e la funzione MR interseca l’asse orizzontale in corrispondenza di qB=1⁄4. Questo è il livello di produzione che permette a B di massimizzare il suo profitto (perch é́MC = MR). La produzione totale del mercato è pari a qA+qB=1⁄2+1⁄4=3⁄4, quindi il prezzo è p=1⁄4, come si evince nel grafico all’intenro dalla slide successiva (modello di Cournot fase 1)
  1. Illustrare l'equilibrio di Cournot-Nash
  1. come agiscono le imprese in relazione alle loro azioni nel modello di Cournot? Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese ( duopolio ) cercano di massimizzare il proprio profitto scegliendo la quantità di produzione. È un modello di analisi economica di un mercato non concorrenziale. Viene formalizzato nel 1838 dall'economista francese Augustin Carnout. Le due imprese producono lo stesso bene omogeneo e soddisfano la stessa domanda di mercato. Le decisioni di impresa sono prese senza alcun coordinamento ( duopolio non collusivo ). Ogni impresa elabora un'aspetta
  2. descrive l'equilibrio di Cournot-Nash Rielaboriamo il modello eliminando l’ipotesi di costi marginali nulli. L’assunto di partenza è sempre quello secondo il quale le imprese voglio massimizzare il proprio profitto, aspettandosi che l’impresa concorrente non modifichi la propria produzione. Questo significa che le imprese cercano di operare sulla propria funzione di reazione.
  3. illustrare graficamente e spiegare l'equilibrio di Cournot