



















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Dispensa corso pedagogia della devianza. Chi sono i ragazzi in difficoltà. L'educatore che lavora con ragazzi in difficoltà
Tipologia: Dispense
1 / 27
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




















Dalla parte dei bambini e dei ragazzi, elementi di pedagogia, della marginalità e della devianza minorile
IN CAMMINO CON I RAGAZZI IN DIFFICOLTA'
Perchè li definiamo minori(di età) F 0E 0 l'utilizzo della parola “minore” risulta inopportuno in quanto ritenuto “politicamente scorretto” x l'accezione semantica (significato) negativa; si è cercato di temperarne il significato accompagnando la parola “minore” con la specifica “d'età”. E' la persona di età compresa tra i 0 e 18 anni. Minore di età: in accordo con l'art. 1 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1989 , è la persona che non ha compiuto il diciottesimo anno di età. In Italia fino al 1975 si diventava maggiorenni all'età di 21 anni. Gli aspetti più importanti dello status di minore F 0E 0 art. 1 codice civile : il minore di età è dotato di capacità giuridica,ossia può essere titolare di diritti e di doveri; capacità che si acquista con la nascita e si estingue con la morte. Il minore è titolare di diritti ma di norma non è in grado di esercitarli e quindi necessita di un rappresentante legale. Art. 320 codice civile : la rappresentanza compete ai genitori e solo qualora questi non ci siano,viene nominato un tutore legale. Art 3 costituzione : la capacità giuridica viene acquisita da tutti i cittadini senza alcuna discriminazione conformemente al principio di uguaglianza. Art 2 codice civile : con il conseguimento della maggiore età,il soggetto acquista la capacità di agire cioè l'idoneità a compiere atti giuridicamente rilevanti e incidenti sui propri interessi. Quindi il minore di età è soggetto di diritto però solo al raggiungimento dei 18anni acquista la capacità di determinare legalmente i propri interessi. 18 anni: età in cui il soggetto può essere considerato pienamente capace di intendere e di volere;è ovvio che la maggiore età è un traguardo stabilito convenzionalmente ma cmq la maturazione del soggetto è graduale. Il principio di riferimento è la capacità di discernimento(capacità di giudicare) legata da un lato all'età,dall'altro alla maturità. Art 147 codice civile : i genitori sono tenuti ad educare i figli tenendo conto delle loro capacità,inclinazioni naturali ed aspirazioni. Art 12 convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adol: riconosce al fanciullo,capace di discernimento,il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa,tenendo cmq conto dell'età e del grado di maturità. Ci sono atti che il minore può compiere autonomamente e validamente che definiscono una specie di semicapacità di agire. Il minore può chiedere la nomina di un curatore che lo rappresenti x promuovere certe azioni legali. Al quindicenne di età è riconosciuta la possibilità di lavorare con alcuni limiti imposti da esigenze di tutela. Il minore di età può acquisire la capacità di agire,contraendo matrimonio e coneguendo così lo stato di emancipazione; possibiltà di matrimonio è riconosciuta solo al minore ultrasedicenne e in casi particolari. Minori di età che commettono reato:la loro punibilità è subordinata alla condizione di imputabilità. Art 85 codice penale: nessuno può essere punito x aver commesso un fatto previsto dalla legge come reato se al momento del fatto non era imputabile. Imputabilità è uno status personale e dipende dalla capacità di intendere e volere posseduta al momento del fatto. La legge stabilisce che il minore di 14 in ragione della sua età debba sempre essere considerato non imputabile e quindi non possa essere punito x il reato commesso;x il minore ultraquattordicenne invece l'imputabilità è direttamente legata alla capacità di intendere e volere posseduta dal soggetto al momento del reato,ossia al suo grado di maturità. Un'attenzione specifica agli adolescenti F 0E 0 adolescenza: presenta molte complessità. E' in questo arco temporale che comprende la preadolescenza (11-14) e l'adolescenza (15-18,19)che si manifestano fenomeni legati alle questioni della marginalità e della devianza. L'adolescenza è un periodo di vita particolare e complesso ed è vista attualmente come una fase della vita in cui vengono affrontati compiti evolutivi specifici che interessano la sfera fisica, cognitiva, sociale; oggi l'adolescenza è un tempo dalla durata non chiara.
Le culture normative sembrano aver lasciato spazio sempre più a culture affettive; sempre più i luoghi educativi come la famiglia e la scuola, sembrano dedicarsi agli adolescenti con uno sguardo affettivo tralasciando quello regolativo. La ricerca di senso F 0E 0 secondo alcuni autori questa si trova all'interno del più ampio dinamismo della costruzione dell'identità. Le esperienze sono il primo luogo in cui l'adolescente attiva questa ricerca di senso; questa permette di attribuire significato a ciò che si vive. Dare senso vuol dire trovare il filo rosso che collega le esperienze della vita,poter capire chi si è e che cosa si desidera; se viene percepito come persona competente, l'adulto può essere garante di un percorso di crescita significativo. La competenza dell'adulto sembra essere la capacità di esserci, senza voler essere a tutti i costi un riferimento insostituibile. La competenza sta anche nella capacità di sostenere i ragazzi nella loro ricerca di significati (ricerca di senso). Una lettura pedagogica fenomenologica F 0E 0la relazione tra adulto ed adolescente è possibile nella misura in cui da entrambi le parti c'è disponibilità. Adulto deve essere competente: non vuol dire che deve essere l'esperto in materia; deve essere coerente e capace di ascoltare senza avere la presunzione di sapere già tutto riguardo a ciò che l'altra persona sta vivendo. Deve essere capace di ricercare senso e provare interesse in quanto a spaventare gli adolescenti è l'impossibilità di trovare significato alle cose e la sensazione di apatia che deriva dall'incapacità di provare interesse per le esperienze e di apprendere da queste. La dimensione dell'interesse è profondamente evolutiva ed è connessa al desiderio di conoscenza. Non è possibile interpretare l'agire di un adolescente sulla base di paradigmi deterministici e lineari. Il pensiero fenomenologico ha centrato l'attenzione sul fatto che le origini di un comportamento non risiedono solo nella lettura che il soggetto fa della situazione, poiché va chiamata in causa la componente soggettiva,dello scopo,del perchè finale di un'azione. Occorre guardare all'adolescente non come destinatario passivo di un'azione educativa pensata da altri: è necessario dargli una centralità come soggetto elaboratore di significati! Secondo Bertolini deve essere un soggetto capace di intenzionare la realtà, di attribuire significato alle esperienze vissute, ai bisogni che avverte. Il soggetto diviene dunque interlocutore del del percorso educativo,protagonista del suo sviluppo. Due sottolineature F 0E 0 Bertolini imposta la sua riflessione lungo 2 direzioni F 0E 0
Secondo Demetrio apprendere vuol dire comprendere progressivamente qualcosa di più su di se, sulle relazioni con gli altri e con il mondo e trasformare tale consapevolezza in comportamenti concreti. I
Secondo Demetrio l'esperienza è apprenditiva nel momento in cui il soggetto se ne è riappropriato in termini di consapevolezza rispetto a sé,agli altri e al mondo. Solo un'esperienza coinvolgente e trasformante, è autentica; l'adolescente che ha fatto esperienza,diventa un altro rispetto a quello che era prima! Le apicalità esperenziali F 0E 0 secondo Demetrio ,alcuni fatti possono essere attivatori di sguardi consapevoli inediti;sono le cosiddette apicalità esperenziali che si trasformano in pedagogiche quando il soggetto le scopre come luoghi natii e il suo interlocutore ha una parte significativa in questo processo. Le apicalità esperenziali sono per Demetrio: l'ECCEZIONE, REGOLA, ESEMPLARITA', SOGNO,TRASGRESSIONE,SUCCESSO, OSTACOLO. Eccezione: è l'esperienza del nuovo;solo se l'eccezionale consente al soggetto di ri-conoscersi e di interrogarsi su quanto sta vivendo, tale esperienza assume una valenza pedagogica. Regola : è la ripetizione,la costanza,il limite,il quotidiano;l'adolescente sicuramente si forma anche attraverso l'esperienza della noia. La consuetudine induce comportamenti che forniscono al soggetto il senso del limite e della norma sociale. L'adolescente oggi appare “defuturizzato” e dunque si rende ancora più urgente una mediazione pedagogica che lo aiuti ad avere fiducia nelle regole. Esemplarità : è un modello di riferimento;diventa un attivatore pedagogico quando “l'eroe” stimola forme di volontà di uguagliamento o di superamento. Sogno : è energia autorealizzativa,prefigurazione di un'altra età da raggiungere. Trasgressione : è porre una sfida alle regole sociali ;compito di sviluppo che non può essere programmato dall'educatore e c'è da augurarsi che non abbia esiti negativi ma che al contrario possa divenire un'occasione di sviluppo. Ostacolo e Successo : momenti che non possono mancare; quanto più l'adolescente ha la possibilità di pensare facendo,tanto più si confronta con ostacoli e successi come se operasse per emozioni oltre che per concetti. Minori stranieri non accompagnati F 0E 0 le scuole italiane sono il luogo più significativo per quanto riguarda la presenza di stranieri italiani. Il nostro paese è a tutti gli effetti multietnico e plurietnico. Ci sono minori stranieri che arrivano in Italia per ricongiungersi con dei familiari oppure che sono immigrati assieme ad essi; vi sono però moltissimi giovani stranieri che arrivano in maniera clandestina, soli e sprovvisti di documenti. Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di un altro stato dell'UE,che si trova x qualsiasi motivo nel territorio dello stato,privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti x lui legalmente responsabili. La presenza di questi minorenni nel nostro paese, è un fenomeno mutevole che va presentando nuove caratteristiche: -paese di provenienza F 0E 0 in passato molto forte era la presenza di raga rumeni;ora però si sono aggiunte altre nazionalità che sono molto presenti sul nostro territorio:albanese,marocchina,rumena,afgana. -regioni di insediamento F 0E 0 presenza significativa di stranieri nelle regioni del sud. -età F 0E 0 attualmente quasi la metà dei ragazzi stranieri ha 17anni. -motivi del viaggio F 0E 0 presenza di guerre,povertà,instabilità politico economica. Il viaggio migratorio viene visto come unica via x migliorare le condizioni di vita, x trovare un lavoro che consenta autonomia e indipendenza. -viaggio F 0E 0 nel programmarlo i raga possono ricorrere ad organizzazioni clandestine,correndo rischi molto alti. -arrivo in Italia F 0E 0all'arrivo incontrano moltissime difficoltà;non avendo i documenti vivono in una condizione di clandestinità e di invisibilità. E' comunque necessario distinguere i minori stranieri non accompagnati privi di un riferimento sicuro, dai minori stranieri che invece possono contare su una persona conoscente emigrata in precedenza. Il territorio si accorge della presenza di questi minorenni quando: vengono rintracciati dalle forze dell'ordine venendo poi accompagnati in strutture adeguate; quando compiono qualche reato; quando si presentano spontaneamente presso qualche servizio di accoglienza,su indicazione di altri connazionali. In genere è il Comune che in un primo momento offre sostegno materiale per poi predisporre interventi educativi e formativi,volti all'integrazione dei ragazzi nel territorio. COMUNITA' DI ACCOGLIENZA F 0E 0 sono strutture diurne o residenziali che accolgono sia raga italiani che stranieri;offrono diversi servizi finalizzati a soddisfare i bisogni materiali e si attivano x regolarizzare la presenza di questi minori nel territorio italiano elaborando assieme a loro una
progettualità futura. Per aiutare ed indirizzare questi ragazzi nel loro percorso di sviluppo, è nata la figura del tutore volontario di minori stranieri non accompagnati. Il minore straniero non accompagnato vive nella doppia condizione di adolescente migrante F 0E 0 l'adolescente straniero oltre a fare i conti con i mutamenti tipici del periodo adolescenziale,deve anche fare i conti con la sua condizione di migrante;la migrazione provoca un cambiamento profondo nelle vite di questi ragazzi e suscita dei sentimenti ambivalenti;i minori stranieri che affrontano il viaggio migratorio nella fase adolescenziale e che non sono accompagnati,rischiano di bruciare le tappe e di diventare prematuramente adulti assumendosi responsabilità troppo pesanti per la loro età. L'integrazione vera e propria si ha nel momento in cui le differenze vengono mantenute e fatte coesistere pacificamente; il processo di integrazione non è unidirezionale ma coinvolge l'intera società accogliente. I ragazzi stranieri saranno i cittadini di domani, portatori di una società multiculturale; affinchè ciò possa avvenire è necessario prestare attenzione ai bisogni che questi soggetti hanno. Andare a vivere in un altro paese F 0E 0la multiculturalità probabilmente rappresenta la sfida principale per chi si occupa di educazione. Il problema centrale per ogni minore straniero è dato dalla doppia identità;quando un individuo cresciuto in un certo ambiente,emigra in un altro paese,mette in atto delle strategie indentitarie adattive nel tentativo di farsi accettare, di farsi riconoscere ed essere valorizzato. Per gli immigrati la costruzione dell'identità è alquanto complessa e passa attraverso l'uso di strategie che riducano o annullino lo scarto tra l'immagine di sé e l'immagine di sé nell'ambiente. In genere gli immigrati giunti nel paese di accoglienza, si aggregano in gruppi spesso fondati da vincoli di parentela;se mancano contatti con i propri connazionali, si realizza una carenza che può non facilitare l'integrazione. Per i giovani immigrati,la frequentazione dei coetanei e l'assunzione dei loro modelli di vit,garantisce l'integrazione nel paese di immigrazione. Il gruppo dei pari si rivela lo strumento privilegiato x la costruzione identitaria soprattutto nell'adolescenza; quando questo manca,si viene a creare una condizione di isolamento e di ripiegamento su sé stessi.
2-METTIAMO GLI OCCHIALI DELLA PEDAGOGIA Che cos'è la Pedagogia F 0E 0 viene considerata come una scienza pratico-progettuale; è dotata di un corpus teorico,cioè un insieme di saperi concettuali che non vanno considerati come sterili ed inconcludenti;infatti se ci pensiamo bene,ognuno di noi nel quotidiano usa delle teorie ovvero dei punti di vista, dei criteri per fare delle scelte,prendere decisioni e per agire. In quanto scienza pratico- progettuale intende comprendere le problematiche della pratica educativa e individuarne le modalità di soluzione. Le teorie servono a orientare il pensare e l'agire dell'educatore e dell'insegnante. Sono una bussola senza la quale l'adulto opererebbe solo sulla base del buon senso,delle intuizioni ma queste raramente sono sufficienti e talvolta possono condurre ad errori grossolani e pericolosi per i minori. La Pedagogia Fenomenologica (soggettività) F 0E 0 il termine filosofico fenomenologia fu coniato dal pensatore tedesco Husserl ; il punto di partenza del suo pensiero consiste in una sorta di rivendicazione della SOGGETTIVITA' cioè del ruolo centrale dato al soggetto nel costruire il senso del mondo e quindi ogni processo conoscitivo. PIERO BERTOLINI è stato l'iniziatore di una corrente di pensiero in ambito pedagogico chiamata Pedagogia Fenomenologica; dal pensiero di Husserl, Bertolini ha fatto derivare alcune importanti conseguenze sul piano pedagogico,innanzitutto il fatto che è l'intervento del soggetto che da significato alla realtà! La sua capacità di significazione è indiscutibile. Tutto ciò vale anche x il minore d'età,sulla base della sua età e del grado di maturità; questo può avvenire tramite lo sforzo dell'educatore di comprendere il mondo del minore di età attraverso un movimento complessivo,emotivo,affettivo e intellettuale. Bertolini chiama tale movimento “ENTROPATIA”: movimento che ci consente di vedere nell'altro ciò che saremmo noi stessi se fossimo al suo posto,secondo una dinamica di reciprocità F 0E 0 atteggiamento esistenziale per realizzare autentica comprensione dell’altro e della sua visione mondo. I minori come soggetti F 0E 0 SOGGETTO è il vocabolo centrale nell'ambito della riflessione pedagogica sui ragazzi difficili. Il bambino/ragazzo non va visto solo come individuo,nel senso semplicistico del termine,ma anche come portatore di capacità di pensiero,di riflessione,di elaborazione delle esperienze,di interpretazione della vita. Anche un bambino è portatore di intenzionalità,di significazione delle esperienze fatte e delle emozioni vissute. L'agire di un soggetto non è mai casuale! E' bensì connesso alla sua personale
2-PRINCIPIO DEL BEST INTEREST ( ART 3 ) secondo cui in tutte le decisioni che riguardano il minore,l'interesse prevalente del fanciullo deve essere una considerazione preminente;non significa che le decisione attuate debbano essere orientate ad attuare la volontà del minore,anzi alle volte i bambini devono essere protetti dalla loro volontà che può essere lontana dal loro interesse. L'art 3 ha conferito dunque una dignità autonoma all'interesse del fanciullo. La valutazione del migliore interesse del minore non può che passare attraverso l'ascolto dello stesso. l’ART 12! → diritto del fanciullo di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa. 3- principio cardine è il DIRITTO DI PARTECIPAZIONE F 0E 0 viene sottolineato il ruolo attivo del ragazzo nel processo di protezione e tutela;il minore di età deve essere messo nelle condizioni di poter partecipare non come spettatore ma come protagonista nelle situazioni che lo coinvolgono direttamente, compatibilmente con la sua età e il grado di maturità. ...IL DIRITTO ALL'ASCOLTO! Il diritto del minore ad essere ascoltato F 0E 0 sancito dall'ART 12 della convenzione del 1989 che stabilisce pure il diritto del minore ad esprimere la propria opinione sulle questioni che lo riguardano;viene sottolineato il ruolo attivo attribuito al soggetto;dall'altra parte però il minore di età viene visto in una posizione passiva in quanto destinatario dell'attenzione dell'adulto. L'ascolto diviene lo strumento più importante x l'individuazione del miglior interesse del bambino. La corretta pratica dell'ascolto consente all'adulto-educatore di instaurare con il minore una relazione generativa nella quale le parti abbiano pari dignità,nel rispetto dei diversi ruoli e responsabilità. Solo in una relazione costitutivamente educativa si potrà realizzare quella giusta vicinanza che può vedere il realizzarsi di un equilibrio che consente all'adulto di accompagnare e non di sostituire,e al minore di imparare piano piano l'esercizio della sua responsabilità. L'ascolto del minore come valore sociale F 0E 0 è necessario promuovere il più possibile la diffusione dello spirito e della logica dell'ascolto autentico, affinchè diventi elemento centrale nella relazione educativa,a tutti i livelli,penetrando i diversi contesti di vita del minore! Le condizioni per implementare il diritto di ascolto F 0E 0 l'ascolto può richiedere diverse competenze tecnico professionali; vi sono alcuni elementi che dovrebbero caratterizzare ogni processo di ascolto,indicati dal Comitato sui diritti del bambino;questo comitato individua un processo di ascolto diviso in 5 fasi: 1)FASE PREPARATORIA: dedicata a fornire al minore tutte le info fondamentali su come si svolgerà l'ascolto,su che cosa succederà,chi ci sarà coinvolto. 2)FASE DELL'ASCOLTO VERO E PROPRIO: dovrebbe svolgersi in forma riservata ed essere quanto più possibile autentico. 3)VALUTARE LE OPINIONI DEL MINORE: verrà deciso quale peso attribuirvi sulla base del grado di maturità. 4)RESTITUZIONE AL MINORE: al minore dovrebbe essere riconosciuta la possibilità di contestare sia le interpretazioni che le implicazioni pratiche derivate. 5)RECLAMO AD UN'ISTANZA ESTERNA: qualora si ravvisi che il minore non è stato ascoltato oppure che la sua opinione non è stata presa in considerazione. Caratteristiche che dovrebbe avere l'ascolto per poterne valutare il grado di effettività F 0E 0 l'ascolto deve essere TRASPARENTE , cioè al minore deve essere chiaro il come e il perchè viene coinvolto; VOLONTARIO in quanto il minore non deve essere obbligato ad esprimersi; RISPETTOSO del punto di vista del bambino; SIGNIFICATIVO ai suoi occhi; CONDOTTO con modalità appropriate alla sua età; SOSTENUTO da adulti competenti e preparati; SICURO , cioè non suscettibile ad esporre il minore a rischi; VALUTABILE in termini di efficacia dei risultati prodotti.
Implementare la partecipazione dei minori di età F 0E 0 secondo l'ART 12 della convenzione, x il minore partecipare vuol dire poter portare all'attenzione dell'adulto il suo punto di vista sulle questioni che lo interessano e vedere tale opinione presa in considerazione. Più attenzione e più incoraggiamento ricever,tanto più sentita,desiderata sarà la sua partecipazione nei confronti degli altri e delle situazioni. Dalla partecipazione come condivisione di emozioni,esperienze,si passerà ad una partecipazione da protagonista con la possibilità di avere un ruolo nei processi decisionali;ad un livello successivo ci sarà la partecipazione come assunzione di responsabilità; progressivamente anche il contesto di partecipazione si estenderà (dalla famiglia fino al gruppo dei pari,alla scuola,alle associazioni,fino ad organismi di rappresentanza politica).
Nei paesi occidentali i bambini sempre più crescono in contesti chiusi;il fare qualcosa tipo leggere,scrivere,fare sport per acquisire competenze tecniche sempre più prevale sul fare qualcosa per alimentare le relazioni e lo sviluppo di un pensiero. Non conta il numero di esperienze fatte dal bambino, bensì la qualità delle stesse cioè la loro capacità di generare un reale coinvolgimento del ragazzo, di offrirgli concrete situazioni per esercitare i suoi diritti o per sperimentarsi come cittadino in crescita. Devono essere esperienze appaganti per la sua vita; partecipare richiede anche fatica,impegno,dedizione,investimento emotivo,esposizione personale e necessita anche di fiducia e stima in se stessi e negli altri. -Compito dell'adulto: creare condizioni generative che diano ai bambini/ragazzi la giusta spinta motivazionale. È nella vita quotidiana che devono essere create le condizioni per un apprendimento delle modalità partecipative e della cittadinanza attiva. Il corretto protagonismo è l'esercizio dei diritti finalizzato non alla pretesa di affermazione dei propri interessi ma al vivere democratico. La resistenza al riconoscimento della partecipazione dei minori F 0E 0 la società civile deve essere disponibile a far loro spazio, a interagire con loro e a coinvolgerli a vari livelli; primo rischio è quello di una resistenza da parte della società spaventata dal troppo potere che potrebbero avere i minori se messi nella condizione di partecipare;questa è la logica dell'adulto che teme la ribellione alla sua autorità e la messa in discussione del suo ruolo; altro rischio è l'eccessiva responsabilizzazione dei minori di età chiamati ad avere compiti per i quali non sono ancora adeguatamente preparati. L'antidoto è un forte investimento formativo che promuova la diffusione di una cultura dell'infanzia e dell'adolescenza che rispetti i bisogni e i diritti delle nuove generazioni e di nuove figure di adulti capaci di un reale agire pedagogico,adulti che siano autorevoli,credibili e disponibili all'ascolto. La partecipazione del minore di età nella Convenzione del 1989 F 0E 0 la convenzione delinea il profilo di un minore di età dotato di autonomia,con specifici interessi e con un sentire e un pensare individuali;questo minore nuovo necessita di essere affiancato da un adulto capace di dargli l'orientamento e i consigli adeguati all'esercizio dei diritti ( ART. 5 ). E' un accompagnamento che segue la crescita del bambino e lo incoraggia ad essere protagonista partecipando alle scelte che lo coinvolgono; man mano che il ragazzo acquisterà capacità di agire,l'adulto si farà sempre più marginale. La convenzione rafforza il ruolo educativo dell'adulto, la sua capacità di far spazio al minore,nella consapevolezza che la vera crescita di una persona avviene attraverso la concreta sperimentazione di sé. La partecipazione espressa nell'ART. 12 F 0E 0 di partecipazione se ne parla nell'ART 13 (LIBERTA' DI ESPRESSIONE) e nell'ART 15 (LIBERTA' DI ASSOCIAZIONE). Il concetto di partecipazione è esplicitamente richiamato con riferimento alla vita culturale e alle arti (ART 31), ai bambini disabili (ART 23),ai bambini di minoranze o popolazioni indigene (ART 30), ai minori coinvolti in procedimenti giudiziari (ART 40). E' però senza dubbio l'ART.12 a riassumere al meglio il diritto di partecipazione del minore. Questo articolo,considerato una delle chiavi interpretative dell'atto normativo,in realtà non parla di partecipazione ma del DIRITTO DEL BAMBINO/RAGA,CAPACE DI DISCERNIMENTO, DI ESPRIMERE LIBERAMENTE LA SUA OPINIONE SU OGNI QUESTIONE CHE LO INTERESSA E DI VEDERLA PRESA IN CONSIDERAZIONE,IN BASE ALLA SUA ETA' E AL SUO GRADO DI MATURITA'. La partecipazione viene intesa come possibilità che l'adulto da al bambino di interagire,essere coinvolto,di svolgere un ruolo da protagonista che richiede anche che l'opinione espressa produca effetti. ART. 2 della Convenzione F 0E 0 PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE: tutti i bambini/ragazzi hanno diritto di esprimere la loro opinione e di essere ascoltati;sta all'adulto attivarsi affinchè questo avvenga;il fatto che ai minori sia data la possibilità di esprimere la loro opinione non vuol dire che si debba esaudire la loro volontà. Il criterio di accesso all'esercizio di tale diritto è la capacità di discernimento del minore. ART. 3 della Convenzione F 0E 0PRINCIPIO DEL BEST INTEREST: l'esercizio del diritto di esprimere la propria opinione potrà essere negato al minore solo se ciò risultasse contrario al suo miglior interesse;si tratta di operare per un equo bilanciamento tra l'esigenza di protezione e quella di riconoscimento. ART. 12 della Convenzione F 0E 0 definisce anche il ruolo attivo per l'adulto,chiamato a considerare l'opinione del minore e a tenerne conto nel processo decisionale e ad attivarsi per un effettivo ascolto del minore soprattutto in riferimento alle procedure amministrative e giudiziarie.
assenza di intenzionalità è la tendenza ad unirsi ad altri coetanei mettendosi a loro completa
disposizione.
La distorsione dell’intenzionalità: la disperazione di voler essere se stessi
Per altri minori si tratta di una DISTORSIONE DELL’INTENZIONALITA’: un eccesso dell’io, una
volontà assoluta di affermare se stessi, con un posto centrale ed esclusivo nella costruzione della realtà
che rivela un’incapacità di comunicare con l’altro. Manca la capacità di riconoscere i limiti oggettivi
imposti dalle cose e dagli altri. Molti comportamenti centrati su manifestazioni di disobbedienza che
giungono alla ribellione, di aggressività che si trasforma in violenza, di assenza di autocontrollo e di
irresponsabilità. Secondo Bertolini le difficoltà cui questi ragazzi vanno incontro sono
fondamentalmente di due tipi: quando la realtà quotidiana contraddice quel senso di sicurezza e
onnipotenza il ragazzo si sente vacillare. Il mondo gli appare “contro”, ingiusto e ostile. Si tratta di una
vera e propria disperazione esistenziale che è pericolosa per chi la vive. Quando invece lo scarto tra
l’idea di onnipotenza e i limiti della realtà interessa adolescenti carichi di vitalità, allora può emergere
un vero e proprio desiderio di cambiamento. Tale latente desiderio di cambiamento deve incontrare F 0 tempestive e opportune azioni educative. Altro tipo di atteggiamento (^) E 0maturato da quei ragazzi che
stabiliscono mete troppo alte rispetto alle loro reali capacità. Lo scarto tra sé ideale e sé reale può
provocare una sorta di paralisi dell’agire: l’adolescente diventa incapace di perseverare nello sforzo
necessario a raggiungere quella meta. Come nei ragazzi privi di intenzionalità, anche questi
caratterizzati da una distorsione dell’intenzionalità cercano nella compagnia, nell’aggregazione con
altri coetanei una soluzione ai loro problemi.
Differenze di genere A creare preoccupazione generalmente sono più i ragazzi di sesso maschile rispetto alle femmine,
perché i loro comportamenti si manifestano maggiormente sul versante trasgressivo dell’attacco alla
norma. La sofferenza maschile tende ad essere espressa attraverso azioni; le ragazze costruiscono
silenziosamente, lentamente nel tempo le forme più insidiose della manifestazione del dolore (basti
pensare ai disturbi della condotta alimentare). Differente declinazione ed interpretazione che maschi e
femmine attribuiscono al processo di elaborazione della generatività, vale a dire all’acquisizione di
competenze materne e paterne, che nelle ragazze sono evidenti, spettacolari, producono molteplici
pensieri e fantasie, sogni e che nei ragazzi sono assolutamente silenziose e latenti perché essi non
pensano in modo così esplicito alla paternità. Maschi e femmine nella loro adolescenza seguono
percorsi diversi e producono modalità differenti di espressione della sofferenza e del disagio. Ciò che
il soggetto avverte in sé, nella sua dimensione endogena, è senza dubbio collegato a quanto egli
sperimenta nelle relazioni con l’altro da sé, prima di tutto con le figure genitoriali. Il giusto equilibrio
relazionale tra genitori e figli viene alterato sia dallo stabilirsi di una eccessiva distanza interpersonale,
sia dalla pratica di un’ iperprotettività invischiante.
3.2 La categoria della “difficoltà” La categoria pedagogica della DIFFICOLTA’ individua quelle condizioni di vita dei soggetti in cui la soglia della problematicità viene superata, provocando difficoltà tali da richiedere appropriate strategie di intervento; tali minori vengono definiti ragazzi difficili. Le difficoltà traggono origine da caratteristiche di personalità del soggetto, dalle esperienze familiari vissute, dagli ambienti di vita frequentati, dal contesto sociale, culturale, economico ma tutti questi fattori non hanno un carattere deterministico. Non è così, per cui ciò che è decisivo è la personale coscienza intenzionale, è la soggettiva elaborazione delle esperienze vissute; è l’insieme di significati attribuiti alle esperienze presenti e pregresse. La difficoltà è quindi la categoria chiave per comprendere pedagogicamente i fenomeni di marginalità e di devianza minorile. E’ la difficoltà a diventare soggetti. Quel ragazzo che si trova invischiato in una situazione dalla quale non è capace di sortirne da solo con le sue forze e neppure i genitori sono in grado di offrire un supporto utile: necessita quindi un aiuto di carattere educativo.
3.3 Alcuni concetti base
Devianza Nel linguaggio scientifico devianza si riferisce ad un insieme molto ampio di comportamenti che prevedono la violazione delle norme sociali in una direzione disapprovata dalla comunità. Il concetto di devianza è oggetto di studio delle scienze umane da molto tempo; nel passato sono state soprattutto la psichiatria e la sociologia, basandosi su linee interpretative diverse; attualmente anche la pedagogia. All’inizio è stata utilizzata per indicare quell’insieme di comportamenti che infrangono il complesso dei valori riconosciuti come validi e fondanti, ma che non ancora violano il codice penale; in seguito si è incominciato a comprendere con essa anche quelle infrazioni che violano una norma del codice penale. Si parla di comportamento deviante non solo quando esso si oppone alle norme del codice vero e proprio, ma anche quando esce dal quadro di riferimento culturale; perciò il concetto di devianza è relativo, correlato con le leggi ufficialmente codificate ma anche con il complesso di convincimenti morali, costumi, idealità, valori che caratterizzano l’orientamento esistenziale di quella società e che nel tempo sono destinate a mutare. Per questo motivo la devianza non è un comportamento definibile in modo assoluto, ma in funzione del contrasto tra determinati comportamenti e le regole sociali vigenti in una comunità. La condotta deviante varia quindi nel tempo e nello spazio. Andrebbe correlato al concetto di “normalità”, che a sua volta necessiterebbe di definizione: cosa è normale e chi lo definisce tale? I comportamenti devianti assolvono a svariate funzioni: di riconoscimento , di individuazione , di strutturazione del tempo , di senso. Essi rispondono cioè a dei bisogni, a delle esigenze che le persone avvertono. Gli studi sul tema della devianza hanno dato luogo a paradigmi interpretativi che utilizzano diversi approcci:
individuo marginale. Per la riflessione pedagogica l’accezione più interessante di marginalità concerne
l’esclusione dalla vita sociale, nel senso di non partecipazione alle decisioni importanti per la comunità
locale o nazionale. P. Bertolini affronta il tema della marginalità ricollegandosi al concetto di “non
partecipazione”; utilizza il termine “marginale” in riferimento a quegli individui che si trovano ai
bordi, agli estremi della società e che conseguentemente si sentono secondari, non importanti, esclusi
dai centri di interesse e di vita di una comunità. Afferma inoltre che lo stato di marginalità può essere
considerato anche rispetto alla posizione di un individuo nei confronti di un gruppo.
Rischio Il termine rischio esprime l’eventualità di un avvenimento che può causare un danno. Risulta necessario chiarire quale valore gli venga attribuito nell’ambito pedagogico. La nozione di rischio nasce in ambito epidemiologico per indicare quella circostanza in presenza della quale aumenta la probabilità che insorga una determinata patologia. In un secondo momento il concetto di rischio incomincia ad esser utilizzato in psicologia indicando l’aspetto negativo della possibilità F 0E 0 è definito come scelta in un’alternativa tra due o più possibili, a ciascuno dei quali sono associati esiti positivi o negativi. In ambito pedagogico, la nozione di rischio sottende 4 accezioni principali: A) Il rischio indica le condizioni di vita di alcuni soggetti che lasciano intravvedere una probabilità di scacco, di fallimento, di difficoltà di sviluppo. Si parla così di bambini o adolescenti a rischio per meglio dire: bambini o adolescenti con comportamenti a rischio. Ciò si verifica in genere in relazione a fattori: di ordine affettivo relazionale (maltrattamento, deprivazione, modelli genitoriali inadeguati); di ordine socioambientale (miseria, povertà…). Si suppone che quelle condizioni di vita accrescano la probabilità di uno sviluppo contrassegnato dalla difficoltà. I soggetti a rischio, dovrebbero essere destinatari di interventi educativi volti ad interrompere la catena di determinazioni e a prevenire l’insorgenza di quei problemi. B) Il rischio indica le normali situazioni di crescita di un bambino o di un ragazzo, i cui percorsi evolutivi necessariamente attraversano condizioni e contesti in cui il soggetto si trova di fronte a opportunità inedite, è attratto dalla possibilità di sperimentare e di sperimentarsi in situazioni sconosciute: rischio evolutivo. C) Il rischio definisce le normali situazioni di lavoro educativo, il cui esito non può mai essere dato per scontato: rischio dell’insuccesso educativo. D) Il rischio si riferisce all’impreparazione degli educatori, la cui inadeguatezza accresce la probabilità di agire in modo non corretto.
Disagio Si può in sintesi far riferimento a due approcci con cui può essere analizzato e definito il disagio. Il primo, di tipo soggettivo , richiama i vissuti esistenziali espressi mediante termini quali malessere, irrequietezza, insicurezza, frustrazione, senso di impotenza; ciò presuppone l’autopercezione di sé come di persone inadeguate. Il secondo approccio è di tipo oggettivo e riconduce il disagio a una serie di condizioni di vita che in qualche modo sono designate (attribuite) come presupposto o causa dei vissuti soggettivi. C’è comunque la necessità di utilizzarli entrambi. P. Bertolini parla del DISAGIO come di uno stato di sofferenza e di difficoltà in cui si trova una persona con riferimento sia al proprio stato interiore che alle sue relazioni sociali. Attualmente il disagio viene considerato una componente “normale” dell’adolescenza. Il malessere dei ragazzi è una condizione diffusa, trasversale alla struttura sociale e alla configurazione territoriale. Il disagio costituisce infatti una condizione quasi costitutiva dell’adolescente odierno, in quanto manifestazione presso le nuove generazioni delle difficoltà di assolvere i compiti evolutivi che vengono loro richiesti dal contesto sociale per il conseguimento dell’identità personale. Caratteristiche di questa interpretazione nel cosiddetto “DISAGIO NORMALE”:
Trasgressione Trasgredire significa avanzare, spingersi oltre, eccedere i limiti posti da una norma; in essa è implicita la possibilità di commettere degli errori e regredire, ma solo affrontando questi rischi il soggetto afferma la sua individualità, sviluppa la sua autonomia. La trasgressione non sta solo nella volontà di superare un confine o di violare un divieto, né è dettata dall’insoddisfazione, bensì sta nel bisogno di proiettarsi di continuo oltre. Adolescenza e trasgressione sono strettamente legate: un ragazzo per crescere deve mettere in discussione le regole che gli adulti gli hanno insegnato, per poterle fare proprie o rifiutarle. Le trasgressioni sono un insieme eterogeneo di comportamenti di diversa gravità: mentire, disobbedire, avere comportamenti sessuali precoci, usare droghe, compiere atti di vandalismo, rubare, commettere atti di violenza contro le persone_._ Il preadolescente e l’adolescente avvertono una forte spinta motivazionale a dotarsi di nuovi strumenti di lavoro mentale che consentono loro di realizzare i nuovi compiti evolutivi. Tutto ciò che piaceva ora deve essere rigettato;a cominciare dal linguaggio della propria infanzia, il dolce dialetto domestico… Quindi, attraverso la trasgressione l’adolescente può mettere in atto quella sperimentazione di sé attraverso la quale prende vita il processo di esplorazione del suo mondo interno e di quello esterno. Il “vecchio”, ciò che caratterizza il periodo dell’infanzia, è per l’adolescente il confine, il limite, la regola. Il limite F 0E 0 può essere il confine tra la propria individualità e le norme dei genitori; può essere un confine corporeo da percepire; può essere il proprio ruolo all’interno del gruppo dei pari; può essere una sfida con se stessi. Trasgressione e Adolescenza:
L’esperienza comunitaria è molto importante per l’intervento educativo: lo scambio comunicativo intenso e regolamentato da norme, il feed back che ogni ospite può ricevere dagli altri, garantisce un continuo rispecchiamento, percepirsi “guardandosi con gli occhi degli altri”.
4.3 L’Istituto penale per minorenni Sono 19 gli Istituti penali per i minorenni (IPM), assicurano l'esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria quali la custodia cautelare o l'espiazione di pena nei confronti di minorenni autori di reato. Quello che si trova più vicino a noi è a Treviso. I destinatari F 0E 0 ragazzi e ragazze che in età compresa fra i 14 e i 18 anni hanno infranto il codice penale. L'esecuzione della pena negli IPM però può prolungarsi, ed il caso è molto frequente, fino ai 21 anni. Il sistema della giustizia penale minorile oggi è incardinato attorno al Codice di procedura penale per i minorenni. Sono molte le innovazioni introdotte al fine di garantire un processo che davvero risponda a quanto sancito dall’ art. 40 della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, che riconosce a ciascun minore sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di un reato il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età nonché della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società. A ciò risponde l’introduzione di misure cautelari volte a tutelare i legami sociali e i percorsi educativi (collocamento in comunità, permanenza in casa, prescrizioni). L’esito è un processo orientato, in ogni sua fase, alla sua preminente finalità rieducativa. Anche il carcere minorile può essere in grado di assumere una valenza educativa e non semplicemente segregante; in realtà è latente, nascosto ma presente. In carcere, dunque, è possibile apprendere una modalità di progettazione della propria vita adeguata alle variabili contestuali, senza che ciò implichi rinunciare ai propri desideri. L’Istituto Penale Minorile detiene la funzione di “contenimento emancipativo”, poiché - anche se si presenta come contesto di limitazione del movimento mentale e fisico - consente di imparare a convivere con i vincoli, a rispettarli e ad utilizzarli a proprio favore e beneficio. Infatti la dimensione del limite è fondamentale nella vita di ognuno, perché è in essa che il soggetto può accedere a una dimensione individuale, di indipendenza, di autorealizzazione e di definizione della propria identità.
4.4 La strada Se ne parla ampiamente nel testo “In strada con bambini e ragazzi”, facente parte del programma d’esame.
4.5 Una rete di protezione e tutela La protezione e la tutela dei minori di età compete a vari soggetti - istituzionali e non - che sono chiamati ad agire in rete e a integrare così le loro diverse competenze, nell’adempimento delle responsabilità che la legge attribuisce loro. Il principale riferimento normativo è la legge n. 328 del 2000, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali , che promuove il passaggio da una programmazione dominata da un soggetto pubblico decisore centralizzato, a una prospettiva in cui il governo si realizza attraverso la mobilitazione di una serie di soggetti (pubblici, di privato sociale e della società civile), che agiscono in modo integrato. Alla base di questo nuovo modo di agire nel sociale vi è una precisa idea di cittadino: non portatore di una richiesta specialistica, ma di una molteplicità di bisogni; destinatario di una protezione sociale attiva, cui egli stesso partecipa F 0E 0 soggetto appartenente a più reti (rete primaria o personale, rete sociale, rete dei servizi). La programmazione e organizzazione del sistema di interventi e servizi sociali si realizza secondo il principio di sussidiarietà , (“sussidiarietà verticale” F 0E 0criterio di distribuzione delle competenze tra lo Stato e le autonomie locali, in base al quale l’ente gerarchicamente superiore interviene solo per surrogarne l'attività dell’ente inferiore; e “sussidiarietà orizzontale” F 0E 0si ha quando attività proprie dei pubblici poteri vengono svolte da soggetti privati, in un’ottica di collaborazione alla costruzione di una rete di servizi alla persona). Ai professionisti del mondo pubblico e privato è quindi richiesto di maturare nuove capacità, (prima fra tutte quella di lavorare in rete ), di mobilitarsi attorno a problemi e di agire in modo integrato e coordinato sia per la programmazione degli interventi che per la loro attuazione. Il lavoro di rete non è solo un approccio, ma una precisa metodologia che richiede lo sviluppo di adeguate attitudini e
competenze, poiché ai vari soggetti, diversi per funzione, è richiesto di realizzare un progetto unico e comune. Presuppone inoltre la creazione di un sistema strutturato e visibile, poiché la rete va costruita sia tra i soggetti che tra le singole persone che li animano.
I principali attori della rete di protezione e tutela del minore di età. La rete sociale che si attiva per la tutela degli interessi dei minori di età, e in particolare di quelli che vivono situazioni di difficoltà, è molto articolata: soggetti del privato sociale, del mondo pubblico amministrativo e giudiziario: 1- bambino o ragazzo che vive la situazione di disagio: il minore è il protagonista dell’intervento di protezione, che deve essere costruito a sua misura e con la sua imprescindibile collaborazione. Egli è la risorsa prima e più importante da attivare per il ristabilimento di una situazione di benessere. 2- Fondamentale è anche il coinvolgimento della sua famiglia , sia per la piena comprensione della situazione vissuta dal minore, sia per la progettazione e realizzazione dell’intervento di aiuto. Salvo i casi di particolare gravità, ogni intervento deve essere realizzato con il consenso degli esercenti la responsabilità genitoriale. 3- Vi sono poi i soggetti territoriali : gli enti locali e le Aziende sanitarie o sociosanitarie. La titolarità della tutela dei minori spetta al Comune, che può però delegare alle Aziende le funzioni in campo sociale. Sono di competenza dell’Azienda Ulss gli interventi sanitari e sociosanitari di diagnosi e cura rivolti sia al minore che alla sua famiglia. L’Azienda Ulss assicura, inoltre, la programmazione, la progettazione e la gestione dei servizi sociali. Quando un bambino o un adolescente viene temporaneamente allontanato dalla sua famiglia, la legge prevede che sia accolto da una famiglia affidataria ; quando ciò non è possibile, dispone il suo inserimento in una comunità di accoglienza. I rapporti del minore con la famiglia d’origine, salvo precisa diversa disposizione non vengono interrotti e devono essere favoriti. La famiglia affidataria che accoglie il minore deve provvedere alla sua cura, educazione e istruzione e accompagnare il minore nella quotidianità della vita sociale e scolastica. La comunità di accoglienza svolge le medesime funzioni della famiglia affidataria. Sono, pertanto, gli operatori/educatori della comunità che mantengono i rapporti ordinari con la scuola e con i servizi. Le comunità devono essere autorizzate e accreditate sulla base dei requisiti e degli standard stabiliti dalla Regione. (La normativa regionale del Veneto prevede varie tipologie di comunità: comunità educativa per minori, per minori con pronta accoglienza, diurna per minori/adolescenti, educativo-riabilitativa, educativa mamma-bambino…). Il minore che non ha più i genitori o i cui genitori sono stati privati della potestà genitoriale o non possono esercitarla, è rappresentato da un tutore legale (di solito si tratta di un parente del minore). Il tutore è responsabile della cura del minore d’età, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni. Tra le competenze del tutore non rientra invece l’accudimento quotidiano del minore, che spetta alla famiglia affidataria o alla comunità di accoglienza. Il tutore fa partecipare il minore d’età alle decisioni che lo riguardano, in modi adeguati alla sua età e maturità, e si fa suo portavoce per tutelarne gli interessi e difenderne i diritti. Le principali funzioni della Regione in materia di protezione e cura dei minori: A) stabilire la programmazione dei servizi sociali; B) garantire la qualità dell’assistenza sociale e sociosanitaria; C) effettuare il monitoraggio sulle comunità di accoglienza. In alcune Regioni la rete di tutela è arricchita dalla presenza del Pubblico Tutore dei minori, un’istituzione indipendente di garanzia, che opera per la promozione e tutela dei diritti dei minori di età. Il Pubblico Tutore forma i tutori legali volontari; vigila sull’assistenza prestata ai minori d’età che vivono fuori della propria famiglia; promuove la cultura; “ascolta” di situazioni segnalate da singoli, associazioni, servizi territoriali, scuole, ecc., riguardanti situazioni di violazione dei diritti dei minori, sulle quali fornisce orientamento.
L’Autorità giudiziaria :
L'educatore professionale Educatore professionale come colui che:
Si può quindi comprendere come la figura dell'educatore sia dotata di grande complessità e poliedricità, e quanto egli assuma la responsabilità verso le persone che accompagna, verso le organizzazioni, verso se stesso e verso la società. All'educatore è, inoltre richiesto, lo sguardo su di sé dopo aver ascoltato i minori. S. Tramma → educatore = figura costitutivamente incerta, alle volte quasi sfuggente, costantemente in via di definizione, restia a qualsiasi tentativo di stabilizzazione all'interno di una rassegna esaustiva di compiti e di funzioni. Quella dell'educatore è una debolezza essenziale e salutare che rappresenta la sua intrinseca forza se interpretata come apertura di possibilità, ricerca costante sul senso dell'agire educativo, costante messa in discussione degli obiettivi, dei soggetti e delle esperienze di vita destinatari e/o co-costruttori dell'azione educativa. Quindi ripensare l'accompagnamento come funzione chiave dell'educare xchè gli educatori sono “costretti” a rivedere continuamente il loro linguaggio, inteso come attribuzione di significati alle cose.
Accompagnamento = compagni di strada, fare un pezzo di strada insieme. Accompagnare gli adolescenti significa invece metterli nelle condizioni di trovare la propria camminata, il passo con cui procedere e di individuare la direzione del cammino che essi intendono percorrere.
Le consegne per ogni educatore E' opportuno rilanciare alcuni “punti fermi”:
L'intreccio tra competenze e la passione A chi opera nel sociale è sempre stato richiesto elevate competenze professionali intrecciate con competenze personali. Il rischio è quello di riferirsi all'educatore come una persona dotata di “bontà innata” che gli garantisce il saper essere empatico, saper ascoltare, saper sospendere il giudizio e sapere ciò che è giusto e sbagliato. E' evidente che le competenze di un educatore non sono date da una “bontà innata”, ma si evolvono da una capacità base definita come curiosità****. Essere curiosi, genuinamente curiosi, conduce alla possibilità di porsi domande innanzitutto a se stessi. Interrogarsi su ciò che avviene all'interno della relazione permette di differenziare tra ciò che sono i bisogni propri e ciò che sono i bisogni dell'altro. Emerge che l'educatore è dotato di grande professionalità e questo dà per scontato che l'educatore sia fornito di strumenti teorici e metodologici che gli permettono di operare in campo. Ciò che va a caratterizzare sul piano degli atteggiamenti l'agire dell'educatore è di fatto la passione. Passione rappresenta un fattore costitutivo della professionalità, richiama modi di porsi nei confronti dei ragazzi improntati a curiosità, interesse, dedizione, affetto. Esprime il desiderio di essere al loro fianco in modo non neutrale, non distaccato ma appassionato. La capacità di accoglienza incondizionata e di accompagnamento, il non giudizio, la tolleranza, l'apertura, la capacità di promuovere processi, di introdurre punti di vista differenti, di proporre valori alti sono solo alcuni degli aspetti. Tutte queste abilità, che riguardano la sfera personale e individuale, vanno poi calate all'interno di un contesto di equièe.
L'apprendere a tenere il setting in mente A tutto questo vanno aggiunti i processi di consapevolizzazione del proprio agire nelle relazioni. Si vanno a mettere in discussione tanto il significato del proprio agire quanto il significato del proprio pensarsi in quella relazione educativa e all'interno di un determinato ambito istituzionale. Un altro aspetto che viene toccato riguarda la rete dei rapporti con i soggetti del territorio con i quali si opera e con i quali si intrattengono importanti relazioni. A volte si viene percepiti dall'esterno come informatori, salvatori di situazioni critiche, controllori dei ragazzi devianti o difficili, organizzatori di eventi. A ciò va aggiunto anche che la professionalità dell'educatore non sempre è chiara e definita agli occhi di chi educatore non è, in quanto rappresenta un incrocio di competenze di matrice diversa.
Più che le tecniche, lo sguardo sulle proprie vulnerabilità In un contesto educativo e quindi relazionale, ciò che siamo in grado di fare con gli altri è quasi sempre ciò che siamo riusciti a fare prima con noi stessi. Oggi la tecnica non è più un mezzo perchè, essendo diventata la condizione universale x realizzare qualsiasi scopo essa diventa il primo scopo: ciò cui ci si rivolge, innanzitutto, e alla cui conquista tutti gli uomini tendono. Tale condizione sembra essersi manifestata anche in ambito educativo. Tecniche di ascolto, tecniche di comunicazione, tecniche di relazione sembrano aver preso il sopravvento. Come se fosse necessario a ogni domanda avere sempre lo strumento giusto al momento giusto, con il rischio di non dare spazio ai pensieri che da quella domanda possono nascere. L'aspetto cruciale, è la necessità di elaborare le tematiche relative alle funzioni educative e all'intenzionalità educativa. Avere chiarezza rispetto ai propri obiettivi espliciti ed impliciti, alle proprie rappresentazioni del sé professionale, dell'altro e del luogo su cui si va a lavorare, alle proprie competenze teoriche, è forse il metodo che permette maggiormente di individuare la tecnica necessaria nel qui e ora della relazione sulla strada. Costruire una relazione con un minore significa accogliere,