Anteprima parziale del testo
Scarica Stare con ragazzi in difficoltà e più Appunti in PDF di Pedagogia solo su Docsity!
STARE CON RAGAZZE E RAGAZZI IN DIFFICOLTÀ LA VIA EDUCATIVA NEI TERRITORI DI FRANCO SANTAMARIA Introduzione di Franco Santamaria Prima i ragazzi. Questi ragazzi. Da che parte stiamo noi che siamo adulti? In un articolo Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, osservava che i giovani politicamente non contano praticamente a nulla. Questa grave affermazione richiama la categoria dell'oblio usata da Valerio Belotti. L'oblio evoca la dimenticanza come fattore cognitivo ma anche l'abbandono di un legame emotivo e affettivo con l'infanzia e con l'adolescenza. Siamo realmente giunti a questa forma di negligenza nei rapporti con le giovani generazioni? Le vicende riguardanti il diritto alla cittadinanza che avrebbe dovuto essere riconosciuta ai bambini e agli adolescenti stranieri residenti in Italia rappresentano un altro segnale di indifferenza e dell'ipocrisia con cui si affrontano le tematiche inerenti all'infanzia e all'adolescenza. Tutto ciò rivela un'assenza di responsabilità e di politiche specifiche capaci di tutelare i diritti di tutti i bambini e adolescenti presenti nel nostro Paese. Recentemente è stato preso in esame dal Parlamento un grave provvedimento: la proposta di riforma della giustizia minorile che prevede la scomparsa dei Tribunali per minorenni in favore di Tribunali ordinari con il rischio di negare le competenze di una magistratura specializzata e molto attiva nei territori. Per contrastare questa scelta si sono mossi giudici, avvocati, psicologi, pediatri, pedagogisti e il Garante nazionale per l'infanzia. Il rischio è quello di far emergere interventi basati sulla logica dell'emergenza e della spettacolarizzazione da parte dei media di vicende che riguardano i minori di età. Un esempio è il fenomeno delle baby gang che viene proposto dai media al pubblico soprattutto con il desiderio di alimentare un dibattito che presto si esaurirà lasciando aperte molte questioni e rischiando di condurre l'intervento alla militarizzazione del problema. Uno sguardo pedagogico, invece, riconosce la responsabilità dei ragazzi di quanto fatto e la loro soggettività intesa anche come la possibilità di modificare i loro agiti intervenendo sulla loro coscienza intenzionale. Se così non fosse toglieremmo ogni spazio al lavoro educativo degli educatori, come afferma Bertolini. Secondo il filosofo Roberto Mancini per contrastare un pericolo del genere potrebbe essere il risveglio delle coscienze dei singoli che si attua nell'azione collettiva per far rinascere cittadini portatori di pensiero critico e progettuale e per giungere al risanamento delle istituzioni e dei governanti. Come afferma Duccio Demetrio, chi si occupa di educazione ha il dovere di dichiarare da che parte sta, quali sono i suoi riferimenti valoriali e teorici, le priorità sul piano pedagogico, le metodologie. Si guarda prioritariamente a questi ragazzi in difficoltà ma non esclusivamente poiché non si possono fare parti uguali fra disuguali (citazione di don Milani e dei ragazzi di Barbiana in Lettera a una professoressa). Ciò significa adottare un punto di vista partigiano tipico di coloro che si schierano con le persone che necessitano e hanno diritto di fruire di opportunità educative adeguate per superare i vari ostacoli di vita e per ritrovare la strada che li conduce a un positivo reinserimento nella società. È uno sguardo adulto che evita di generalizzare, stigmatizzare e svalutare la persona, Usare la categoria pedagogica della difficoltà significa proprio evitare stigmatizzazioni e svalutazioni della persona. Il lavoro rieducativo ha lo scopo di dare ai soggetti in difficoltà l'opportunità di rivedere la loro debole e distorta visione di sé e del mondo e di impostare un nuovo progetto di vita. Il libro si riferisce agli adolescenti autori di reati o coinvolti nei circuiti della criminalità, ragazzi che abbandonano definitivamente i percorsi di istruzione e formazione, ragazzi attratti dal gioco d'azzardo, ragazzi a rischio di dipendenza alcolica o che abusano di sostanze, ragazzi vittime di pedofilia e di pedopornografia, bambini e ragazzi usati come arma di ricatto dai propri genitori nelle cause di divorzio. È importante citare il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati che arrivano nel nostro Paese e spesso si allontanano dai centri di accoglienza (queste persone sono state definite “invisibili” da Save the Children). Questo libro si sofferma anche sull'importanza del contatto diretto con la natura da parte dei bambini. Il rapporto con la natura è terapeutico e permette di esplorare i limiti dell'ambiente e di se stessi. I bambini che giocano all'aria aperta hanno migliori capacità motorie, di coordinazione, agilità, equilibrio, osservazione, ragionamento, sono meno inclini al bullismo e stress. Al giorno d'oggi, seconda i dati ISTAT, solo 1 bambino su 10 ha la possibilità di giocare all'aria aperta e ben 4 soggetti su 10 non praticano attività motoria. Tutto ciò comporta il “sequestro” dell'infanzia e adolescenza e la mancanza di spazi e luoghi in cui inventare e organizzare giochi, scaricare tensioni ed energie. Molti ragazzi in difficoltà necessitano di approcci come quello del linguaggio delle cose concrete, ovvero apprendere facendo esperienze coinvolgenti e rielaborame i significati per poi appropriarsene. Infine, nel 2016 sono 134mila i ragazzi che hanno interrotto prematuramente i percorsi di istruzione e formazione professionale. Si tratta di adolescenti con bassi livelli di istruzione e con una formazione professionale inesistente e si ritrovano costretti ad affrontare enormi difficoltà nella costruzione di un progetto di vita. Un'esperienza del genere lascia tracce profonde che possono riguardare anche aspetti come la relazione con se stessi e i livelli di partecipazione