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Riassunto del testo di pedagogia sociale
Tipologia: Sintesi del corso
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INTRODUZIONE
DIRITTO ALLA CITTADINANZA avrebbe dovuto essere riconosciuto ai bambini e agli adolescenti “stranieri” residenti in Italia, rappresentano un segnale di indifferenza ed ipocrisia con il quale si affrontano le tematiche riguardanti infanzia e adolescenza. Mancanza di interventi e politiche capaci di tutelare i diritti dei bambini e ragazzi nel nostro Paese, rendendo tutto incomprensibile in quanto l’Italia, fin dal 1991 con la legge n. 176, ha recepito nel proprio ordinamento la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ci fu una proposta di riforma della giustizia minorile, con l’intenzione di rendere più efficacie l’iter giudiziario, prevede: ♦ Scomparsa dei Tribunali minorili ♦ Istituzione di una sezione speciale dedicata alla famiglia Il rischio di questo fenomeno è che vengano perse le specificità di una giustizia minorile, attenta ai diritti dei ragazzi accusati di reato, garantendo che essi abbiamo opportunità educative e rieducative, sia all’interno degli istituti penali per minorenni, sia attraverso le misure alternative di detenzione.
BABY GANG espressione giudicante e stigmatizzante della quale traspare non l’intento di affrontare il problema, quanto il desiderio di alimentare per qualche tempo un dibattito che lascerà irrisolte le problematiche questioni.
PRIORITA’ Noi soggetti guardiamo prioritariamente ma non esclusivamente a questi soggetti perchè non si possono fare parti uguali fra disuguali = significa collocarsi dalla parte di coloro che necessitano e hanno diritto di usufruire di opportunità educative per superare determinati ostacoli.
Usare la categoria pedagogica della difficoltà vuol dire:
Ciò che accomuna i ragazzi è una biografia tormentata, tempestosa, il cui esito è una distorta visione di sé, del proprio ambiente e dei fondamentali della vita
PROBLEMATICHE Tanti sono i ragazzi che incontrano difficoltà rilevanti nei loro cammini di crescita in famiglia, a scuola o in altri luoghi d'incontro, pertanto va ricordato che:
PRESSIONI le attese, che diventano pretese, da parte dei genitori ni confronti della riuscita scolastica dei figli, nel campo dello sport, della scuola, evidenziano ciò che i genitori stessi volevano per se e che loro vogliono per i propri figli.
I ragazzi in difficoltà necessitano di altri approcci quali il linguaggio delle cose concrete, l’apprendere attraverso esperienze concrete.
ABBANDONO Nel 2006 ci furono 134.000 ragazzi che abbandonarono gli studi prematuramente. Sono adolescenti e giovani che hanno un livello di istruzione basso, con una formazione professionale inesistente e quindi senza futuro, con enormi difficoltà davanti.
Le conseguenze di questo abbandono non sono facili da delineare.
Si deve stabilire se la scuola sia in grado di preparare i giovani ad un futuro di istruzione permanente e di aggiornamento continuo.
INDIFFERENZA CULTURALE, SOCIALE E POLITICA Responsabilità a livello sociale evitando di cadere nel tranello di attribuire tali responsabilità alla società e quindi non attribuirle a nessuno.
Nel nostro paese ci sono sostanziali differenze nei confronti delle giovani generazioni:
COSTRUZIONE DI COMUNITA’ Costruire reti di comunità che siano supportate da quadri di riferimento di matrice pedagogico-sociale. La costruzione della comunità necessita di una comune tensione a un centro vitale assiologico, ed è possibile se si individua un centro vitale intorno al quale sviluppare una comune tensione, cooperare con valenza valoriale, prendersi cura assieme delle giovani generazioni → metterle al centro del pensiero e dell'azione politica, perchè esigono un cambio della formae mentis, degli indirizzi politici, delle strategie e degli interventi economici.
“FARE” UN PEZZO DI PAESE Scuola, le vicende dei ragazzi che vivono delle difficoltà sono quel luogo sociale intorno al quale rigenerare e rafforzare relazioni reciproche, in quanto è in gioco il loro presente, perchè il loro futuro e quello degli adulti si costruisce nell'oggi. Paese si diventa investendo nelle giovani generazioni, ma giovani si diventa costruendo insieme un pezzo di paese
L'educazione è oggetto di semplificazione e svalutazione, tanto da rischiare l'insignificanza, un aspetto residuale dell'impegno di accompagnamento nei percorsi evolutivi.
È spesso sostituita da altri linguaggi: psicologico, assistenziale, psicoterapeuto e psichiatrico, criminologico.
l'educazione perchè, se fatta bene, è già prevenzione, se rafforza l'autostima dei ragazzi, li informa sui rischi e rafforza i fattori produttivi e protettivi della persona. L'educatore lavora sul positivo, deve diventare responsabile. Se si lavora entro questi termini allora c'è un lavoro con forte valenza preventiva, il ragazzo capisce da solo i rischi, ha lavorato sulla sua responsabilità, in autonomia, ha proprie capacità di scelta e quindi non serve parlare di prevenzione, ma di educazione. Il lavoro rieducativo va svolto in prossimità di un fattaccio.
definitivamente dall’esperienza. La motivazione nasce dall’imparare ad amare quello che si conosce, nasce da cooperare fattivamente con gli altri e dallo sperimentare il modo cooperativo.
a. Fase di transizione difficile nell’evolversi del fenomeno b. Rottura di un precedente equilibrio Viene valutata come opportunità e non come perdita, modello dell’ubbidienza, accompagnamento, mettersi affianco, orientare e aiutare a scegliere, freddezza, saldezza e costanza
considerare le prescrizioni normative come unico elemento determinante per regolare i rapporti di vita.
INTERVENTI SPECIALISTICI la tutela dei diritti si traduceva in iniziative collettive ben identificabili:
EQUIPE’ si va frammentando in diversi interventi specialistici ciascuno strutturato secondo impostazioni metodologiche e collocato entro gerarchie che riservano peso e importanza a chi ha posizioni professionali e istituzionali più forti ed elevate.
TUTELA DEI DIRITTI collegata al riconoscimento di ciascuno come soggetto, riconoscimento della diversità come alterità e può avvenire solo nella relazionalità e nella comunanza (riconoscere che è un bene per tutti fare in modo che si veda tutti degni di rispetto). Occorre una legittimazione orizzontale, processi che si sviluppano tra più attori sociali.
PASSIVITA’ i bambini sospetti di maltrattamento arrivano a scuola con segni di percosse e incurie. Gli insegnanti pensano di dover rivolgersi alla Procura, ma sono inqueti per le conseguenze. I tempi si allungano diffondendo un clima di ansia e timore.
A scuola nasce la convinzione che il bambino o la bambina non possa fare nulla, non abbia responsabilità se non quella di segnalare, invece ha il dovere di aspettare decisioni, alimentando così dipendenza e rivendicazione.
Per affrontare la violazione dei diritti si ricorre all’autorità istituzionale che induce a ritenere che siano i servizi pubblici in primis a dover farsene carico.
Delega responsabilità generali e specifiche per malesseri e disturbi, disfunzionalità che si riscontrano nei comportamenti dei singoli individui, di famiglie e sottogruppi “devianti”
Con-vocazione: ipotesi che per realizzare le condizioni in cui bambini e ragazzi possano essere tutelati nei processi di crescita e apprendimento, possono godere di quel benessere relazionale che permetta di incamminarsi nella vita e nella società.
FIGURE PROFESSIONALI diverse ed inserite nei servizi territoriali che si occupano di minori che vanno nel tempo ad affidare le competenze a neuropsichiatri o psicoterapeuti specializzati, ad animatori, educatori professionali, assistenti sociali… Le attese nei confronti degli specialisti si modellano sull’impostazione del rapporto che si ha nei confronti del medico a cui ci si rivolge per avere una diagnosi che definirà una terapia
COSTRUIRE CONVERGENZE Per tutelare i bambini e i loro diritti, per creare delle condizioni in cui possano vivere e crescere sviluppando le loro potenzialità dev’essere chiamata in causa la famiglia e la società.
Vanno costruite delle interazioni tra tanti adulti che in varie posizioni e con vari ruoli sono a contatto con le nuove generazioni o potrebbero esserlo.
Gli adulti che interagiscono intorno alle nuove generazioni tendono a irrigidirsi entro schieramenti corrispondenti ad appartenenze istituzionali, ideologiche, familiari e relazionali.
A. Riconoscere che nessuno da solo può fare un lavoro socioeducativo: assumere in modo forte l’idea che i servizi pubblici e privati non possono gestire da soli la complessità dei problemi educativi, problemi non attribuibili solo a comportamenti inaccettabili dei singoli, ma che riguardano la vita di un territorio. L’impostazione del lavoro parte dall’dea che ciascuno ha il proprio caso in carico e solo in estrema necessità si mette in accordo con altri. Bisogna invece impegnarsi con gli altri nel riconoscere e assumere i problemi da trattare per capire come articolare i processi riabilitativi, unici a quel caso. Riflessività: tornare indietro, ritornare sui propri passi per capire prima di intervenire.
B. Sostenere processi di co-costruzione sociale: co-costruzione significa co- progettazione dialogica, un’operazione che considera necessaria una continua interazione tra realtà esistenti e progettualità: sviluppare rinunciando a imporre modelli astratti. Significa investire realmente su una realtà che è altra, che accettiamo e ascoltiamo con curiosità. Condizioni: ▲ Istituire, costituire o re-istituire degli ambiti, spazi e luoghi in cui siamo contemporaneamente presenti più soggetti in vario modo collegati alle problematiche sociali ▲ Investire nella conoscenza-azione-conoscenza centrale perché nel sociale non possiamo a priori avere idee chiare su ciò che è bene o male, in modo certo e definitivo e nel quale la conoscenza è necessaria per operare
C. Cercare l’inusuale nello scontato: impegnarsi a ri-conoscere perché per ciascuno di noi non è vitale aprire il nostro sguardo e ricordarci che “non sappiamo tutto quel che sappiamo”. A livello di lavoro sociale ed educativo è la scoperta di qualche aspetto che risulta nuovo per tutti. Questo permette di rimettere in primo piano i significati dei vari attori e operatori, cercare di rendere espliciti noi stessi e gli altri, dare attenzione ai dettagli, dal considerare con cura e impegno degli elementi a cui si tende non dare importanza.
BAMBINI AL CENTRO per i servizi è possibile assumere una funzione significativa, permettere al territorio in cui bambini o nuove generazioni sono collocati di ricostruirsi dei codici socioeducativi.
Tutelare i diritti uscendo da un codice giuridico.
Richiede di creare le condizioni affinchè i bambini possano esercitare i loro diritti e quindi possono crescere come soggetti.
FAMIGLIE sono scarsamente coinvolte nel percorso di tutela, protezione e sostegno, rappresentano stereotipi negativi. È fondamentale l’interlocuzione degli operatori con le famiglie dei ragazzi perché il ragazzo, oltre a stare bene nel gruppo, deve trovare un equilibrio con la famiglia, la quale deve sostenere la crescita. Alcuni adulti sono diffidenti verso i genitori, fanno fatica ad aprirsi, rimangono sospettosi.
Per collaborare il coinvolgimento educativo necessita di una fase di conoscenza reciproca e della maturazione di un rapporto di fiducia tra adulti.
♦ Diventare giardinieri : i territori oggi sono fragili, ricchi di disuguaglianze e sofferenze, chiusure e intolleranze. C’è il rischio di chiudersi, di concentrare le relazioni tra gli educatori e i ragazzi sul minimale. Sentirsi come “giardinieri che coltivano il proprio giardino” ♦ Implodere : i gruppi socioeducativi lavorano in territori espulsivi nei confronti di adolescenza e disagio sociale.
RILANCIARE LA VIA EDUCATIVA bisogna capire come interagire con le resistenze del reale
l’educazione non può finire perché senza educazione non avremmo futuro, non si diventa uomini e donne, si rimane maschi e femmine
FAMILY AND CHILD WELFARE tutela dei minori. Un bambino non è proprietà privata della famiglia, ma è soggetto titolare di diritti che la famiglia, la società civile e le diverse articolazioni di stato hanno il dovere di rendere esigibili e qualora la famiglia non sia in grado di provvedere in maniera adeguata i bisogni di crescita del bambino, lo stato ha il dovere di sostenerla
Il comitato dell’ONU, fra le osservazioni conclusive sulla convenzione dei diritti sull’infanzia (CRC) ricorda che “al fine di supportare, rispettivamente, i genitori e i tutori legali nelle loro responsabilità di cura, il Comitato teme che tali risultati siano di natura economica e non affrontino l’esigenza dei genitori di migliorare le proprie capacità genitoriali”
DIRITTI DELL’INFANZIA diritto del minore a crescere in famiglia non è un diritto esigibile, in quanto le realizzazioni degli interventi previsti dalla legge è condizionata dalla disponibilità delle risorse dello stato
VUOTO INFORMATIVO L’intervento sembra una black box che non permette di comprendere come vengono condotti gli interventi. È un vuoto conoscitivo che ha importanti ricadute sui servizi, che operano alla cieca, senza conoscenza dell’impatto complessivo del lavoro sulla salute delle famiglie interessate.
SENTIRE COMUNE DIFFIDENTE VERSO I SERVIZI le famiglie che si rivolgono a questi servizi per chiedere aiuto non lo ricevono, rimangono intrappolate in un sistema di potere invece che di aiuto. Bisogna quindi mettere a fuoco delle questioni in gioco che possano chiarire la situazione: Le famiglie in carico ai servizi di protezione e tutela sono spesso definite “famiglie a rischio”, vulnerabili e manipolabili e sono oggi coinvolte in trasformazioni sociali, relazionali e culturali in quanto sono
Negligenza alimentare : insufficienza, inadeguatezza o assenza di cibo Negligenza nel vestiario : vestiti inadatti alla stagione, sporchi Negligenza medica : cure mediche non assicurate, trattamenti medici non effettuati Negligenza abitativa : esiguità degli spazi
Mancanza di calore o di attenzioni Indifferenza affettiva Distanza emotiva dal bambino
Supervisione debole delle attività scolastiche Assenza di stimolazioni educative Irregolarità nel percorso scolastico Incapacità dei genitori di costruire una relazione con la scuola Luoghi inadatti al bambino
La causa principale dell’allontanamento è la negligenza, la trascuratezza dei genitori o le carenze educative. Gli operatori decidono l’allontanamento non a causa di problemi dei bambini o di problematiche specifiche dei genitori, ma a causa di difficoltà che si situano nello spazio relazionale tra: Genitori e figli, figli e genitori e ambiente esterno
In realtà è questo spazio relazionale che va assunto a bersaglio dell’intervento, favorendo la riqualificazione delle competenze genitoriali e ricollegando i genitori all’ambiente esterno.
Come vengono realizzati?
L’allontanamento del bambino dalla famiglia può essere necessario per periodi determinati nel tempo secondo un approccio che considera in modo conflittuale i bisogni del bambino e quelli del genitore. Collocare un bambino in comunità residenziale o in famiglia affidataria vuol dire toglierlo dalla famiglia di origine, in realtà significa integrare fra loro una diversità di configurazioni familiari (affido condiviso tra famiglia accogliente e di origine) tale da tonificare il bambino, una combinazione tra diverse affiliazioni che il bambino intrattiene. L’elemento chiave del ben-essere è la qualità di queste appartenenze, delle relazioni fra adulti di famiglie diverse chiamati a giocare una partita di collaborazione e solidarietà.
Al nido Quando si vedono i bambini trascurati al nido è frequente che l’educatrice non sia in grado di riconoscere tali segnali o che non abbia delle conoscenze tali per rivolgersi ai servizi di riferimento oppure che questi non rispondano. Queste situazioni si trascinano nei primi anni di scuola con rimbalzi di responsabilità (è colpa dell’insegnante, è colpa del genitore..) quando la crisi si fa grave non si può più non vedere e si ricorre a provvedimenti di urgenza, quali l’allontanamento.
Identificare le famiglie negligenti è il primo passo per conoscerle, dare loro un nome e lasciarsi interpellare dai volti e dalle storie, senza etichettarle. La loro richiesta d’aiuto va letta, ri-nominata, de-codificata in modo tale da iniziare un percorso di-verso, capace di trovare soluzioni efficaci, creative ed innovative. Gli stereotipi negativi sono alla base del circuito (es. genitori con deficit intellettivo che induce a non creare le condizioni affinchè questi genitori possano migliorarsi).
GENITORI POTENZIALMENTE CAPACI DI APPRENDERE soddisfazione di bisogni evolutivi di ogni bambino, interrogando la capacità dei servizi di mettere in atto interventi non solo terapeutico-riabilitativi e assistenziali, ma anche educativi.
I genitori hanno voglia e possibilità di imparare, questo non dipende solo da loro, ma dalle capacità dei soggetti deputati alla tutela di costruire contesti di apprendimento.
L’abbandono della scuola è un evento doloroso, di rottura prematura di relazioni e scambi, apprendimenti e conoscenza. Si devono realizzare progetti di recupero dell’abbandono scolastico o di prevenzione della devianza, progetti elaborati che hanno suscitato riflessioni pedagogiche che vanno condivise in temi “generatori
APPROCCIO FENOMENOLOGICO recupera il punto di vista del soggetto, il suo essere-nel-mondo, il significato che gli attribuisce e i suoi vissuti, il valore e l’importanza che egli investe o ha investito nella realtà in cui è immerso. Consente di raccontare lo svolgersi nel tempo e nello spazio di processi di significazione incessante che accumula i ragazzi e le ragazze che vivono l’adolescenza in epoca complessa.
Elementi caratteristici:
proporre un’educazione che si liberi di queste angosce e recuperi l’ideale di progetto ♦ Responsabilità degli adulti : i politici devono prendere decisioni politiche, i colpevoli devono pagare, si deve rimettere al centro la parola adulto, superare il “non è problema mio” ♦ Valori per orientare la relazione : l’educatore è testimone degli stili di vita, relazioni e valori
Ri-abitare richiede coraggio di un racconto, che possa portare alla condivisione di alcune parole, condividere un lessico comune al di là delle generazioni, per ri- scoprire i significati. Significa riconoscere che l’educazione si basa su ruoli diversi con diverse responsabilità.
A. Realizzare un progetto educativo con ragazzi che hanno vissuto inciampi e sofferenze, portarne il peso sulle spalle, i fallimenti, le situazioni economiche difficili, le relazioni familiari carenti B. Diventa meno pesante se l’educatore non scade nel pietismo o paternalismo , se utilizza gli strumenti dell’umorismo e della fantasia. Che giochi d’azzardo ossia esce dalle risposte standardizzate C. Ha il compito di mostrare aspetti della loro identità , sconosciuti ai ragazzi stessi e agli adulti, per farli diventare re e regine
L‘azione educativa rimane tale quando considera l’essere umane come imprescindibile dal contesto socio-culturali, dalle relazioni e dalla società in cui vive.
L’educatore deve avere il coraggio di contaminare la sua azione facendo incontrare l’adolescente con le altre generazioni, mettendolo a confronto con altri linguaggi
EDUCARE AL BELLO scuoterli dalla noia o dall’esitazione del voler tutto e subito.
La scommessa dell’educatore è aiutare il passaggio dal pensiero illusorio al desiderio, e richiede impegno:
NORMALE/DISAGIO precauzioni nell’intendere:
I due termini sembrano intrecciarsi in una miscela che rende unico il percorso biografico di ciascuno
SERVIZI A SOGLIA BASSA servizi che si occupano di adolescente e preadolescenti che sperimentano l’abbandono, deve mettere in luce l’esigenza dei ragazzi di poter essere incontrati in un setting che privilegi la dimensione dell’ascolto e dell’accoglienza.
Un luogo facilmente accessibile come la strada, che possa creare narrazioni di benessere e inclusione, che metta al centro la dimensione del tempo che sappia:
✓ Dilatarsi: quando richiede l’ascolto dell’educatore ✓ Accelerare: cogliere l’attimo fugace di passione o di disagio che rischia di esprimersi nelle azioni ✓ Fermarsi: quando è necessario riflettere e capire cosa succede
Richiede capacità di resistere agli urti, alle sfide lanciate dagli adolescenti e che l’operatore abbia il tempo di costruire una relazione educativa al fine di raggiungere gli obbiettivi preposti. Messaggio da comunicare: «Tu per me esisti e hai dignità per quello che sei».
EDUCATIVA DOMICILIARE “servizio in terra straniera”, interventi educativi agiti all’interno di spazi di vita dell’utente, che non possono essere definiti dall’educatore, il quale, se vuole mantenere l’identità, deve segnare un confine, perché senza identità non c’è forma. Questo permette di strutturare una dialettica tra linguaggi e stili, portatori di luoghi o non luoghi, luoghi di transito e di sosta. Un luogo di frontiera ovvero una realtà di contorni e lineamenti che costituiscono l’identità personale. Confini: condizioni di possibilità per l’affermazione e il consolidamento di identità/ diversità, opportunità di sviluppo e di crescita, uno spazio di incontro, luogo di contatto e relazione. Luogo da abitare, spazio di conversazione.
NARRARE strumento irrinunciabile con cui gli esseri umani costruiscono significato, costituisce il miglior modo di rappresentare e comprendere l’esperienza. La pratica dell’educatore è esperienza e può essere raccontata per dar voce alla complessità dell’esistenza.
CASA l’immersione nella casa è l’esperienza dell’educatore domiciliare. Ci si misura col buio, con gli scarafaggi, con il silenzio o il frastuono, con eccesso di oggetti o con il vuoto, con regole, abitudini o fissazioni bizzarre, odori nauseanti di chiuso, muffa, animali o fumo. Stare all’interno di case sgradevoli è un’esperienza ricorrente, una fatica necessaria. All’educatore è chiesto di: ascoltare, guardare, entrare in relazione, conoscere e riconoscere. Ci dev’essere preparazione, un lavoro costante su di sé, un accompagnamento a rileggere i vissuti, le emozioni, le relazioni.
LAVORO CON I GENITORI Va costruita la motivazione dell’intervento educativo domiciliare, le motivazioni dell’intervento vanno esplicitare per essere accettate dai genitori, o che almeno non li metta in discussione.
Il risultato è il senso di colpa della bambina, a causa di una presenza di pensieri e rappresentazioni tra i vari operatori sociali coinvolti che non possono o non riescono a trattare con i genitori.
♦ Dilatare il campo dell’ aspettativa , mostrare varchi e possibilità di esistenze inedite, creare delle aperture che rendano possibili i cambiamenti attraverso il contatto con esperienze diverse. L’educatore sa che deve far da tramite, facilitare gli avvicinamenti e favorire le opportunità, deve intuire e ascoltare continuamente indicando la direzione, affiancando il ragazzo nel percorso ♦ Incontrare la violenza reggendo agli urti, dobbiamo essere persone capaci di reggere gli urti , di leggerlo come indizio di desiderio di vicinanza anche se sembra essere un segnale di rifiuto
È un’associazione per contrastare la dispersione di minori stranieri non accompagnati sul territorio, privi di assistenza e rappresentanza da parte dei loro tutori. Intento del progetto: evitare che questi ragazzi finiscano in circuiti illegali (spaccio, prostituzione, commercio di organi, essere invisibili).
SHUMEL uno dei fenomeni più difficili del Bangladesh è il cambiamento climatico e le tensioni politico-religiose, la sua famiglia è in miseria, che ha investito in lui in modo che potesse arrivare in Europa e mandare soldi Status: migrante economico e climatico Viaggio: ha dovuto versare 12 mila euro all’organizzazione di borkers (trafficanti di uomini) lasciando la casa della famiglia in pegno.
JOHN ragazzo nigeriano di 17 anni di etnia Eshan, un bellicoso gruppo tribale che a inizio 900 ha contrastato gli inglesi nel tentativo di colonizzazione, vive in Nigeria, paese ricco dal punto di vista economico per le sue risorse naturali, in forte crescita. Dal punto di vista religioso è diviso tra cristiani e musulmani, provocando violenti scontri nel Nord-est del Paese.
EBRIMA chiamato la “piccola faina”, più giovane ospite al centro (13 anni). Proviene dalla Guinea Conacry, piccolo e povero paese dell’Africa Orientale, paese ricco di risorse naturali ma in preda a dittature e tensioni tra i due ceppi etnici del posto.
Non si hanno più notizie
DAWDA ragazzo gambiano grande, grosso e maturo per i suoi 17 anni. Il Gambia è un paese dettato da dittature e repubbliche presidenziali. L’ultima sommossa fu ad aprile, con la cacciata dell’ex presidente che, perse le elezioni, non voleva rinunciare al potere.
Uno degli ospiti ruppe il vetro di una finestra con la mano, rischiando di tranciarsela, Dawda l’ha tenuto fermo e strappandosi la camicia ha bendato la ferita.
SAN MAURO il mandato impone di accertare l’età dei migranti, prenderli in carico dal punto di vista sanitario e far loro ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, dopo vengono trasferiti in un centro SPRAR sul territorio, fasi: