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Stare con ragazze e ragazzi in difficoltà, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del testo di pedagogia sociale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 11/04/2019

NicoleOrlando
NicoleOrlando 🇮🇹

4.2

(28)

8 documenti

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PREGI
Linguaggio scorrevole
Racconta esperienze sul campo, di giovani maggiorenni che hanno
fatto un periodo da minorenni in comunità
Relazione è fatta di corpi e di persone
È concreto
Dichiara, come Tramma, da che parte sta
TEMI
Educazione, famiglia e comunità
Luoghi dell’educazione: domicilio, comunità (strutturale),
appartamento di sgancio, associazione di Trieste, territorio
Relazione educativa
Possibilità di futuro, strategia (direzione verso la quale andare), lavorare insieme (come educatori,
fra figure professionali, fra istituzioni del territorio)
INTRODUZIONE
DIRITTO ALLA CITTADINANZA avrebbe dovuto essere riconosciuto ai bambini e agli adolescenti
“stranieri” residenti in Italia, rappresentano un segnale di indifferenza ed ipocrisia con il quale si affrontano
le tematiche riguardanti infanzia e adolescenza.
Mancanza di interventi e politiche capaci di tutelare i diritti dei bambini e ragazzi nel nostro Paese, rendendo
tutto incomprensibile in quanto l’Italia, fin dal 1991 con la legge n. 176, ha recepito nel proprio ordinamento
la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ci fu una proposta di riforma della giustizia minorile, con l’intenzione di rendere più efficacie l’iter
giudiziario, prevede:
Scomparsa dei Tribunali minorili
Istituzione di una sezione speciale dedicata alla famiglia
Il rischio di questo fenomeno è che vengano perse le specificità di una giustizia minorile, attenta ai diritti dei
ragazzi accusati di reato, garantendo che essi abbiamo opportunità educative e rieducative, sia all’interno
degli istituti penali per minorenni, sia attraverso le misure alternative di detenzione.
BABY GANG espressione giudicante e stigmatizzante della quale traspare non l’intento di affrontare il
problema, quanto il desiderio di alimentare per qualche tempo un dibattito che lascerà irrisolte le
problematiche questioni.
Sono adolescenti e preadolescenti i cui comportamenti sono cinici e spietati alla ricerca di facili
vittime o azioni violente e gratuite.
Sono ragazzi dispersi dalla scuola e dall’educazione, segno di ambienti degradati, di contesti
familiari e sociali problematici.
PRIORITA Noi soggetti guardiamo prioritariamente ma non esclusivamente a questi soggetti perchè non si
possono fare parti uguali fra disuguali = significa collocarsi dalla parte di coloro che necessitano e hanno
diritto di usufruire di opportunità educative per superare determinati ostacoli.
Usare la categoria pedagogica della difficoltà vuol dire:
-far rifuggire da pericolosi processi di stigmatizzazione e svalutazione della persona
-riconoscere che le differenze di comportamento sul piano pedagogico non hanno motivo d'essere
Ciò che accomuna i ragazzi è una biografia tormentata, tempestosa, il cui esito è una distorta visione di sé,
del proprio ambiente e dei fondamentali della vita
PROBLEMATICHE Tanti sono i ragazzi che incontrano difficoltà rilevanti nei loro cammini di crescita in
famiglia, a scuola o in altri luoghi d'incontro, pertanto va ricordato che:
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PREGI

  • Linguaggio scorrevole
  • Racconta esperienze sul campo, di giovani maggiorenni che hanno fatto un periodo da minorenni in comunità
  • Relazione è fatta di corpi e di persone
  • È concreto
  • Dichiara, come Tramma, da che parte sta

TEMI

  • Educazione, famiglia e comunità
  • Luoghi dell’educazione: domicilio, comunità (strutturale), appartamento di sgancio, associazione di Trieste, territorio
  • Relazione educativa
  • Possibilità di futuro, strategia (direzione verso la quale andare), lavorare insieme (come educatori, fra figure professionali, fra istituzioni del territorio)

INTRODUZIONE

DIRITTO ALLA CITTADINANZA avrebbe dovuto essere riconosciuto ai bambini e agli adolescenti “stranieri” residenti in Italia, rappresentano un segnale di indifferenza ed ipocrisia con il quale si affrontano le tematiche riguardanti infanzia e adolescenza. Mancanza di interventi e politiche capaci di tutelare i diritti dei bambini e ragazzi nel nostro Paese, rendendo tutto incomprensibile in quanto l’Italia, fin dal 1991 con la legge n. 176, ha recepito nel proprio ordinamento la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ci fu una proposta di riforma della giustizia minorile, con l’intenzione di rendere più efficacie l’iter giudiziario, prevede: ♦ Scomparsa dei Tribunali minorili ♦ Istituzione di una sezione speciale dedicata alla famiglia Il rischio di questo fenomeno è che vengano perse le specificità di una giustizia minorile, attenta ai diritti dei ragazzi accusati di reato, garantendo che essi abbiamo opportunità educative e rieducative, sia all’interno degli istituti penali per minorenni, sia attraverso le misure alternative di detenzione.

BABY GANG espressione giudicante e stigmatizzante della quale traspare non l’intento di affrontare il problema, quanto il desiderio di alimentare per qualche tempo un dibattito che lascerà irrisolte le problematiche questioni.

  • Sono adolescenti e preadolescenti i cui comportamenti sono cinici e spietati alla ricerca di facili vittime o azioni violente e gratuite.
  • Sono ragazzi dispersi dalla scuola e dall’educazione, segno di ambienti degradati, di contesti familiari e sociali problematici.

PRIORITA’ Noi soggetti guardiamo prioritariamente ma non esclusivamente a questi soggetti perchè non si possono fare parti uguali fra disuguali = significa collocarsi dalla parte di coloro che necessitano e hanno diritto di usufruire di opportunità educative per superare determinati ostacoli.

Usare la categoria pedagogica della difficoltà vuol dire:

- far rifuggire da pericolosi processi di stigmatizzazione e svalutazione della persona

- riconoscere che le differenze di comportamento sul piano pedagogico non hanno motivo d'essere

Ciò che accomuna i ragazzi è una biografia tormentata, tempestosa, il cui esito è una distorta visione di sé, del proprio ambiente e dei fondamentali della vita

PROBLEMATICHE Tanti sono i ragazzi che incontrano difficoltà rilevanti nei loro cammini di crescita in famiglia, a scuola o in altri luoghi d'incontro, pertanto va ricordato che:

  1. Le criticità non si possono affrontare da soli → in riferimento agli impedimenti che tanti soggetti incontrano e che non sono in grado di affrontare e superare positivamente, con il rischio di pagare elevati prezzi nei percorsi di maturazione. Si pensi a:
    • (^) adolescenti autori di reati o coinvolti nella criminalità
    • fenomeni di abbandono definitivo dell'istruzione e della formazione → cosiddetti neet
    • dipendenza alcolica, l'abuso di sostanze, gioco d'azzardo
    • vittime di pedofilia e pedopornografia
    • bambini e ragazzi usati come arme di ricatto dai genitori nei divorzi
  2. I drammi “invisibili” dei ragazzi stranieri non accompagnatinel 2016 in Italia ne sono arrivati 17.864. sono per lo più adolescenti che non hanno cittadinanza italiana o di un altro paese dell'unione europea, un esercito di “invisibili” (definiti da Save the child) per definire la realtà di oltre 5000 ragazzi che hanno abbandonato i centri e di cui non si sa più nulla. Nel 2017 fu approvata una legge rivolta a questi minori che prova a superare l'approccio emergenziale di questo fenomeno e che predispone percorsi di accoglienza standard quantitativi e qualitativi
    • Il “sequestro” del tempo libero degli adolescenti → sulla base dei dati ISTAT nella fase d'età compresa tra i 6 e i 14 anni solo 1 ragazzo su 10 ha il privilegio di poter correre sul prato, arrampicarsi su un albero.. gli altri sono rinchiusi nelle mura domestiche o amicali e solo il 25% degli alunni si reca a scuola a piedi o in bicicletta
  • La mancanza di un contatto profondo con la natura → è terapeutico. I bambini e i preadolescenti hanno bisogno di vedere e toccare, sfiorare e annusare, per imparare veramente. I fanciulli che giocano all'aperto hanno migliori capacità motorie, di coordinazione, agilità…
  • Il non poter far sport senza dover essere campioni

PRESSIONI le attese, che diventano pretese, da parte dei genitori ni confronti della riuscita scolastica dei figli, nel campo dello sport, della scuola, evidenziano ciò che i genitori stessi volevano per se e che loro vogliono per i propri figli.

I ragazzi in difficoltà necessitano di altri approcci quali il linguaggio delle cose concrete, l’apprendere attraverso esperienze concrete.

ABBANDONO Nel 2006 ci furono 134.000 ragazzi che abbandonarono gli studi prematuramente. Sono adolescenti e giovani che hanno un livello di istruzione basso, con una formazione professionale inesistente e quindi senza futuro, con enormi difficoltà davanti.

Le conseguenze di questo abbandono non sono facili da delineare.

Si deve stabilire se la scuola sia in grado di preparare i giovani ad un futuro di istruzione permanente e di aggiornamento continuo.

INDIFFERENZA CULTURALE, SOCIALE E POLITICA Responsabilità a livello sociale evitando di cadere nel tranello di attribuire tali responsabilità alla società e quindi non attribuirle a nessuno.

Nel nostro paese ci sono sostanziali differenze nei confronti delle giovani generazioni:

  • azzeramento delle risorse economiche destinate sia al fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza sia al fondo per le politiche giovanili

COSTRUZIONE DI COMUNITA’ Costruire reti di comunità che siano supportate da quadri di riferimento di matrice pedagogico-sociale. La costruzione della comunità necessita di una comune tensione a un centro vitale assiologico, ed è possibile se si individua un centro vitale intorno al quale sviluppare una comune tensione, cooperare con valenza valoriale, prendersi cura assieme delle giovani generazioni → metterle al centro del pensiero e dell'azione politica, perchè esigono un cambio della formae mentis, degli indirizzi politici, delle strategie e degli interventi economici.

“FARE” UN PEZZO DI PAESE Scuola, le vicende dei ragazzi che vivono delle difficoltà sono quel luogo sociale intorno al quale rigenerare e rafforzare relazioni reciproche, in quanto è in gioco il loro presente, perchè il loro futuro e quello degli adulti si costruisce nell'oggi. Paese si diventa investendo nelle giovani generazioni, ma giovani si diventa costruendo insieme un pezzo di paese

DISCUTERE DI EDUCAZIONE

PER USCIRE DALL’INSIGNIFICANZA

L'educazione è oggetto di semplificazione e svalutazione, tanto da rischiare l'insignificanza, un aspetto residuale dell'impegno di accompagnamento nei percorsi evolutivi.

È spesso sostituita da altri linguaggi: psicologico, assistenziale, psicoterapeuto e psichiatrico, criminologico.

TRADIMENTI SU COME CONCEPIRE L’EDUCAZIONE

1. Educazione come prevenzione: termine di origine medico-sanitaria e non c'entra nulla con

l'educazione perchè, se fatta bene, è già prevenzione, se rafforza l'autostima dei ragazzi, li informa sui rischi e rafforza i fattori produttivi e protettivi della persona. L'educatore lavora sul positivo, deve diventare responsabile. Se si lavora entro questi termini allora c'è un lavoro con forte valenza preventiva, il ragazzo capisce da solo i rischi, ha lavorato sulla sua responsabilità, in autonomia, ha proprie capacità di scelta e quindi non serve parlare di prevenzione, ma di educazione. Il lavoro rieducativo va svolto in prossimità di un fattaccio.

  1. (^) Educazione privatizzata: spesso ricondotta ai confini del privato, rischia di porre l'esperienza educativa come esperienza interpersonale fra educatore ed educato e facendo dimenticare che l'educazione è da sempre un fatto sociale e quindi politico e riguarda la comunità. Dialettica fra:
    • storia individuale e collettiva
    • passato, presente e futuro
  2. Distorsioni dell’educazione meritocratica cultura dominante oggi è quella della prestazione, della competizione, del successo a tutti i costi.
    • (^) Merito = attribuzione di un riconoscimento concreto dopo aver compiuto un'azione buona.
    • Premio = incentivo pedagogicamente errato se si lavora in funzione di esso.
  3. Educazione competitiva: la competizione non aiuta a migliorare i risultati, ma contribuisce a mettere da parte molti ragazzi i quali si allontanano

definitivamente dall’esperienza. La motivazione nasce dall’imparare ad amare quello che si conosce, nasce da cooperare fattivamente con gli altri e dallo sperimentare il modo cooperativo.

  1. Educazione regolativa: le difficoltà del mondo adulto e di adolescenti ha accentuato la richiesta di regole capaci di imporre ai ragazzi la necessaria disciplina nei vari ambiti. Funzione regolativa: elemento imprescendibile intesa come impegno nel concordare e fare proprie delle norme di comportamento
  2. Educazione tecnicista: interpretazione dei fatti educativi come un insieme di tecniche e strumenti che le nuove tecnologie mettono abbondantemente a disposizione, capaci di sedurre, convincere e risolvere rapidamente i problemi dello sviluppo, dimenticando che l’educazione è un processo lento
  3. Educazione deterministica: il termine educazione viene associato a “crisi d’emergenza” e quindi risulta caricata di responsabilità e ritenuta in obbligo di fornire risposte risolutive ai problemi degli adulti nei confronti dei giovani
  4. Educazione marginale: il termine emergenza sta negativamente ad indicare un evento straordinario e imprevisto, anche se l’educazione non è mai imprevedibile. C’è il rischio di promuovere interventi emergenziali e semplificatori
  5. Lettura crisiologica: il termine crisi indica:

a. Fase di transizione difficile nell’evolversi del fenomeno b. Rottura di un precedente equilibrio Viene valutata come opportunità e non come perdita, modello dell’ubbidienza, accompagnamento, mettersi affianco, orientare e aiutare a scegliere, freddezza, saldezza e costanza

  1. (^) Educazione rinunciataria: rinunciare all’educazione come:
    • Sapere critico potenzialmente sovversivo
    • Autodisciplina del dovere di essere indisciplinati
    • Spinta a rivoltare il sapere, rovesciare le certezza e i miti della cultura educativa
  2. Educazione formativa: ad oggi sono aumentati gli allarmi sociali riguardanti comportamenti violenti da parte di adolescenti: Consumo di sostanze, abuso di alcol, bullismo, cyberbullismo. Per superarlo si ricorre alle forze dell’ordine, criminologi.. per informare i ragazzi sui rischi.
  3. Educazione pressopochista: non si può impostare un’azione educativa se essa non è sostenuta e accompagnata da un quadro teorico che si connetta alla pratica educativa. L’intervento rischia di rimanere fine a sé stesso, fare per il fare (attivismo sterile).
  4. Educazione a-profetica: l’educazione rischia di mettere da parte le specifiche dimensioni che in passato l’hanno caratterizzata per lo sviluppo del pensiero autonomo e dell’attitudine alla promozione di processi di cambiamento.

considerare le prescrizioni normative come unico elemento determinante per regolare i rapporti di vita.

INTERVENTI SPECIALISTICI la tutela dei diritti si traduceva in iniziative collettive ben identificabili:

  • Abolire le scuole speciali
  • Chiudere orfanotrofi e brefotrofi
  • Svuotare gli istituti
  • Instaurare modalità relazionali più aperte e simmetriche con famiglie e bambini

EQUIPE’ si va frammentando in diversi interventi specialistici ciascuno strutturato secondo impostazioni metodologiche e collocato entro gerarchie che riservano peso e importanza a chi ha posizioni professionali e istituzionali più forti ed elevate.

TUTELA DEI DIRITTI collegata al riconoscimento di ciascuno come soggetto, riconoscimento della diversità come alterità e può avvenire solo nella relazionalità e nella comunanza (riconoscere che è un bene per tutti fare in modo che si veda tutti degni di rispetto). Occorre una legittimazione orizzontale, processi che si sviluppano tra più attori sociali.

PASSIVITA’ i bambini sospetti di maltrattamento arrivano a scuola con segni di percosse e incurie. Gli insegnanti pensano di dover rivolgersi alla Procura, ma sono inqueti per le conseguenze. I tempi si allungano diffondendo un clima di ansia e timore.

A scuola nasce la convinzione che il bambino o la bambina non possa fare nulla, non abbia responsabilità se non quella di segnalare, invece ha il dovere di aspettare decisioni, alimentando così dipendenza e rivendicazione.

Per affrontare la violazione dei diritti si ricorre all’autorità istituzionale che induce a ritenere che siano i servizi pubblici in primis a dover farsene carico.

Delega responsabilità generali e specifiche per malesseri e disturbi, disfunzionalità che si riscontrano nei comportamenti dei singoli individui, di famiglie e sottogruppi “devianti”

Con-vocazione: ipotesi che per realizzare le condizioni in cui bambini e ragazzi possano essere tutelati nei processi di crescita e apprendimento, possono godere di quel benessere relazionale che permetta di incamminarsi nella vita e nella società.

FIGURE PROFESSIONALI diverse ed inserite nei servizi territoriali che si occupano di minori che vanno nel tempo ad affidare le competenze a neuropsichiatri o psicoterapeuti specializzati, ad animatori, educatori professionali, assistenti sociali… Le attese nei confronti degli specialisti si modellano sull’impostazione del rapporto che si ha nei confronti del medico a cui ci si rivolge per avere una diagnosi che definirà una terapia

COSTRUIRE CONVERGENZE Per tutelare i bambini e i loro diritti, per creare delle condizioni in cui possano vivere e crescere sviluppando le loro potenzialità dev’essere chiamata in causa la famiglia e la società.

Vanno costruite delle interazioni tra tanti adulti che in varie posizioni e con vari ruoli sono a contatto con le nuove generazioni o potrebbero esserlo.

Gli adulti che interagiscono intorno alle nuove generazioni tendono a irrigidirsi entro schieramenti corrispondenti ad appartenenze istituzionali, ideologiche, familiari e relazionali.

A. Riconoscere che nessuno da solo può fare un lavoro socioeducativo: assumere in modo forte l’idea che i servizi pubblici e privati non possono gestire da soli la complessità dei problemi educativi, problemi non attribuibili solo a comportamenti inaccettabili dei singoli, ma che riguardano la vita di un territorio. L’impostazione del lavoro parte dall’dea che ciascuno ha il proprio caso in carico e solo in estrema necessità si mette in accordo con altri. Bisogna invece impegnarsi con gli altri nel riconoscere e assumere i problemi da trattare per capire come articolare i processi riabilitativi, unici a quel caso. Riflessività: tornare indietro, ritornare sui propri passi per capire prima di intervenire.

B. Sostenere processi di co-costruzione sociale: co-costruzione significa co- progettazione dialogica, un’operazione che considera necessaria una continua interazione tra realtà esistenti e progettualità: sviluppare rinunciando a imporre modelli astratti. Significa investire realmente su una realtà che è altra, che accettiamo e ascoltiamo con curiosità. Condizioni: ▲ Istituire, costituire o re-istituire degli ambiti, spazi e luoghi in cui siamo contemporaneamente presenti più soggetti in vario modo collegati alle problematiche sociali ▲ Investire nella conoscenza-azione-conoscenza centrale perché nel sociale non possiamo a priori avere idee chiare su ciò che è bene o male, in modo certo e definitivo e nel quale la conoscenza è necessaria per operare

C. Cercare l’inusuale nello scontato: impegnarsi a ri-conoscere perché per ciascuno di noi non è vitale aprire il nostro sguardo e ricordarci che “non sappiamo tutto quel che sappiamo”. A livello di lavoro sociale ed educativo è la scoperta di qualche aspetto che risulta nuovo per tutti. Questo permette di rimettere in primo piano i significati dei vari attori e operatori, cercare di rendere espliciti noi stessi e gli altri, dare attenzione ai dettagli, dal considerare con cura e impegno degli elementi a cui si tende non dare importanza.

BAMBINI AL CENTRO per i servizi è possibile assumere una funzione significativa, permettere al territorio in cui bambini o nuove generazioni sono collocati di ricostruirsi dei codici socioeducativi.

Tutelare i diritti uscendo da un codice giuridico.

Richiede di creare le condizioni affinchè i bambini possano esercitare i loro diritti e quindi possono crescere come soggetti.

  1. Equipe educativa : sostenere la valorizzazione delle competenze individuali e degli interessi personali, un apprendimento di un pensiero autonomo, critico e creativo. L’equipe educativa assegna centralità all’esperienza diretta, alle attività laboratoriali per educare al rapporto col mondo. Il fine ultimo è l’elaborazione di apprendimento che nascono dall’esperienza. Il ruolo degli educatori è fondamentale, rimandano i ragazzi al loro agire e li guidano in una riflessione per rilanciare nuovi percorsi di ricerca.

FAMIGLIE sono scarsamente coinvolte nel percorso di tutela, protezione e sostegno, rappresentano stereotipi negativi. È fondamentale l’interlocuzione degli operatori con le famiglie dei ragazzi perché il ragazzo, oltre a stare bene nel gruppo, deve trovare un equilibrio con la famiglia, la quale deve sostenere la crescita. Alcuni adulti sono diffidenti verso i genitori, fanno fatica ad aprirsi, rimangono sospettosi.

Per collaborare il coinvolgimento educativo necessita di una fase di conoscenza reciproca e della maturazione di un rapporto di fiducia tra adulti.

  • L’operatore deve sostenere la famiglia rispetto alle problematiche del figlio e responsabilizzarla rendendola parte attiva del progetto.
  • Gli educatori devono lavorare con i genitori per renderli consapevoli che sono i protagonisti della relazione con i loro figli.

RISCHI DELLE ESPERIENZE SOCIOEDUCATIVE

Diventare giardinieri : i territori oggi sono fragili, ricchi di disuguaglianze e sofferenze, chiusure e intolleranze. C’è il rischio di chiudersi, di concentrare le relazioni tra gli educatori e i ragazzi sul minimale. Sentirsi come “giardinieri che coltivano il proprio giardino” ♦ Implodere : i gruppi socioeducativi lavorano in territori espulsivi nei confronti di adolescenza e disagio sociale.

RILANCIARE LA VIA EDUCATIVA bisogna capire come interagire con le resistenze del reale

  • Molti problemi dei ragazzi sono in relazione con la vita sociale e territoriale , per poter essere affrontati richiedono risorse sociali e territoriali. Per questo le esperienze socioeducative devono aprirsi nei confronti dei territori, contaminare le culture. Si devono tutelare i diritti alla crescita, alla partecipazione sociale e a un futuro non predeterminato dalle storie familiari. Gli educatori non hanno solo il compito di educare, ma dev’essere un mediatore tra mondi che parlano lingue diverse, dev’essere plurilinguista, in grado di usare differenti linguaggi.
  • Le esperienze socioeducative presentano oggi un “ deficit di visibilità ” in quanto il lavoro educativo e sociale riesce troppo poco a raccontarsi e rappresentarsi. Bisogna investire in dimensioni conoscitive, saper argomentare ipotesi educative per poi visualizzare gli esiti
  • Educare come “ problema massimo del mondo ”, bisogna rilanciare un discorso che da tempo è stato banalizzato e impoverito. Demetrio ricorda che

l’educazione non può finire perché senza educazione non avremmo futuro, non si diventa uomini e donne, si rimane maschi e femmine

  • Nella società di oggi il termine “ ben-trattare ” un bambino o un adolescente in difficoltà fa riferimento a più esitazioni che certezze. Per ben-trattare si fa riferimento al promuovere lo sviluppo umano e per fare ciò il bambino/ adolescente deve avere intorno a sé dei punti di riferimento, il cosiddetto “contesto educativo”.

IL DIRITTO DI CRESCERE

NELLA PROPRIA FAMIGLIA

FAMILY AND CHILD WELFARE tutela dei minori. Un bambino non è proprietà privata della famiglia, ma è soggetto titolare di diritti che la famiglia, la società civile e le diverse articolazioni di stato hanno il dovere di rendere esigibili e qualora la famiglia non sia in grado di provvedere in maniera adeguata i bisogni di crescita del bambino, lo stato ha il dovere di sostenerla

Il comitato dell’ONU, fra le osservazioni conclusive sulla convenzione dei diritti sull’infanzia (CRC) ricorda che “al fine di supportare, rispettivamente, i genitori e i tutori legali nelle loro responsabilità di cura, il Comitato teme che tali risultati siano di natura economica e non affrontino l’esigenza dei genitori di migliorare le proprie capacità genitoriali”

DIRITTI DELL’INFANZIA diritto del minore a crescere in famiglia non è un diritto esigibile, in quanto le realizzazioni degli interventi previsti dalla legge è condizionata dalla disponibilità delle risorse dello stato

VUOTO INFORMATIVO L’intervento sembra una black box che non permette di comprendere come vengono condotti gli interventi. È un vuoto conoscitivo che ha importanti ricadute sui servizi, che operano alla cieca, senza conoscenza dell’impatto complessivo del lavoro sulla salute delle famiglie interessate.

SENTIRE COMUNE DIFFIDENTE VERSO I SERVIZI le famiglie che si rivolgono a questi servizi per chiedere aiuto non lo ricevono, rimangono intrappolate in un sistema di potere invece che di aiuto. Bisogna quindi mettere a fuoco delle questioni in gioco che possano chiarire la situazione: Le famiglie in carico ai servizi di protezione e tutela sono spesso definite “famiglie a rischio”, vulnerabili e manipolabili e sono oggi coinvolte in trasformazioni sociali, relazionali e culturali in quanto sono

Negligenza alimentare : insufficienza, inadeguatezza o assenza di cibo Negligenza nel vestiario : vestiti inadatti alla stagione, sporchi Negligenza medica : cure mediche non assicurate, trattamenti medici non effettuati Negligenza abitativa : esiguità degli spazi

Mancanza di calore o di attenzioni Indifferenza affettiva Distanza emotiva dal bambino

Supervisione debole delle attività scolastiche Assenza di stimolazioni educative Irregolarità nel percorso scolastico Incapacità dei genitori di costruire una relazione con la scuola Luoghi inadatti al bambino

La causa principale dell’allontanamento è la negligenza, la trascuratezza dei genitori o le carenze educative. Gli operatori decidono l’allontanamento non a causa di problemi dei bambini o di problematiche specifiche dei genitori, ma a causa di difficoltà che si situano nello spazio relazionale tra: Genitori e figli, figli e genitori e ambiente esterno

In realtà è questo spazio relazionale che va assunto a bersaglio dell’intervento, favorendo la riqualificazione delle competenze genitoriali e ricollegando i genitori all’ambiente esterno.

Come vengono realizzati?

L’allontanamento del bambino dalla famiglia può essere necessario per periodi determinati nel tempo secondo un approccio che considera in modo conflittuale i bisogni del bambino e quelli del genitore. Collocare un bambino in comunità residenziale o in famiglia affidataria vuol dire toglierlo dalla famiglia di origine, in realtà significa integrare fra loro una diversità di configurazioni familiari (affido condiviso tra famiglia accogliente e di origine) tale da tonificare il bambino, una combinazione tra diverse affiliazioni che il bambino intrattiene. L’elemento chiave del ben-essere è la qualità di queste appartenenze, delle relazioni fra adulti di famiglie diverse chiamati a giocare una partita di collaborazione e solidarietà.

Al nido Quando si vedono i bambini trascurati al nido è frequente che l’educatrice non sia in grado di riconoscere tali segnali o che non abbia delle conoscenze tali per rivolgersi ai servizi di riferimento oppure che questi non rispondano. Queste situazioni si trascinano nei primi anni di scuola con rimbalzi di responsabilità (è colpa dell’insegnante, è colpa del genitore..) quando la crisi si fa grave non si può più non vedere e si ricorre a provvedimenti di urgenza, quali l’allontanamento.

Identificare le famiglie negligenti è il primo passo per conoscerle, dare loro un nome e lasciarsi interpellare dai volti e dalle storie, senza etichettarle. La loro richiesta d’aiuto va letta, ri-nominata, de-codificata in modo tale da iniziare un percorso di-verso, capace di trovare soluzioni efficaci, creative ed innovative. Gli stereotipi negativi sono alla base del circuito (es. genitori con deficit intellettivo che induce a non creare le condizioni affinchè questi genitori possano migliorarsi).

GENITORI POTENZIALMENTE CAPACI DI APPRENDERE soddisfazione di bisogni evolutivi di ogni bambino, interrogando la capacità dei servizi di mettere in atto interventi non solo terapeutico-riabilitativi e assistenziali, ma anche educativi.

I genitori hanno voglia e possibilità di imparare, questo non dipende solo da loro, ma dalle capacità dei soggetti deputati alla tutela di costruire contesti di apprendimento.

SECONDA PARTE – LUOGHI DELL’AGIRE

UN PEZZO DI STRADA

CON CHI FATICA A SCUOLA

L’abbandono della scuola è un evento doloroso, di rottura prematura di relazioni e scambi, apprendimenti e conoscenza. Si devono realizzare progetti di recupero dell’abbandono scolastico o di prevenzione della devianza, progetti elaborati che hanno suscitato riflessioni pedagogiche che vanno condivise in temi “generatori

APPROCCIO FENOMENOLOGICO recupera il punto di vista del soggetto, il suo essere-nel-mondo, il significato che gli attribuisce e i suoi vissuti, il valore e l’importanza che egli investe o ha investito nella realtà in cui è immerso. Consente di raccontare lo svolgersi nel tempo e nello spazio di processi di significazione incessante che accumula i ragazzi e le ragazze che vivono l’adolescenza in epoca complessa.

Elementi caratteristici:

  1. Domandare: fare una domanda ad un adolescente richiede coraggio per decifrare ciò che verrà detto. Le parole non arrivano e l’educatore deve cercare altri segnali per comprendere i significati che il ragazzo non dice ma esprime col corpo ( sede privilegiata delle comunicazioni degli adolescenti, la casa dell’adolescente, sede dell’affermazione dell’io, manipolazioni che il ragazzo compie appaiono affermazioni di autonomia e volontà, luogo elettivo dell’incontro con l’altro )
  2. (^) Abbandono: sempre più adolescenti e preadolescenti abbandonano la scuola prima di conseguire la licenza media. L’abbandono (dropping out) è un fenomeno che si delinea come l’esito di una serie di fallimenti nella carriera formativa, risultati scadenti. Abbandonare è la reazione dell’essere stati abbandonati da famiglie, insegnanti, coetani. Abbandonare la scuola è un comportamento inserito in “atteggiamento abbandonante”, l’abbandono dei luoghi d’aggregazione, del fare. Un abbandono che si traduce in isolamento in se stessi e si accompagna a stile di vita devianti e fughe da casa, si accompagna al sentimento della vergogna di ciò che sono, di essere mancati troppo da scuola, di essere stati bocciati troppe volte o dell’essere più grande degli altri compagni
  3. Navigare nei media : il rapporto degli adolescenti con i nuovi media è intenso tanto che la regola che più si trasgredisce è l’uso del cellulare, o le molte assenze dei giovani vengono giustificate dall’aver giocato fino a tardi online o aver chattato sui social. I social media rappresentano strumenti identitari per l’adolescente. Appena succede qualcosa ancora prima di guardarla con gli occhi la si riprende con il telefono, postata su facebook o youtube. La più grande paura vissuta dai ragazzi è la solitudine. C’è sempre qualcuno connesso con cui chattare vivendo così in confusione tra il reale e il virtuale, il quale consente di esprimere una personalità che nel reale non trova espressione. Grazie ai nuovi media gli adolescenti si innamorano, litigano senza l’imbarazzo di arrossire.

proporre un’educazione che si liberi di queste angosce e recuperi l’ideale di progetto ♦ Responsabilità degli adulti : i politici devono prendere decisioni politiche, i colpevoli devono pagare, si deve rimettere al centro la parola adulto, superare il “non è problema mio” ♦ Valori per orientare la relazione : l’educatore è testimone degli stili di vita, relazioni e valori

Ri-abitare richiede coraggio di un racconto, che possa portare alla condivisione di alcune parole, condividere un lessico comune al di là delle generazioni, per ri- scoprire i significati. Significa riconoscere che l’educazione si basa su ruoli diversi con diverse responsabilità.

AZIONI DELL’EDUCATORE

A. Realizzare un progetto educativo con ragazzi che hanno vissuto inciampi e sofferenze, portarne il peso sulle spalle, i fallimenti, le situazioni economiche difficili, le relazioni familiari carenti B. Diventa meno pesante se l’educatore non scade nel pietismo o paternalismo , se utilizza gli strumenti dell’umorismo e della fantasia. Che giochi d’azzardo ossia esce dalle risposte standardizzate C. Ha il compito di mostrare aspetti della loro identità , sconosciuti ai ragazzi stessi e agli adulti, per farli diventare re e regine

L‘azione educativa rimane tale quando considera l’essere umane come imprescindibile dal contesto socio-culturali, dalle relazioni e dalla società in cui vive.

L’educatore deve avere il coraggio di contaminare la sua azione facendo incontrare l’adolescente con le altre generazioni, mettendolo a confronto con altri linguaggi

EDUCARE AL BELLO scuoterli dalla noia o dall’esitazione del voler tutto e subito.

La scommessa dell’educatore è aiutare il passaggio dal pensiero illusorio al desiderio, e richiede impegno:

  • Aver cura di accendere la curiosità attraverso esperienze diverse
  • Sostenere la frustrazione degli errori per imparare nuove abilità
  • Acquisire reciprocamente la capacità di sostare

NORMALE/DISAGIO precauzioni nell’intendere:

  • Normale: nella sua accezione statica
  • Disagio: concetto sociologico e non giudizio morale

I due termini sembrano intrecciarsi in una miscela che rende unico il percorso biografico di ciascuno

SERVIZI A SOGLIA BASSA servizi che si occupano di adolescente e preadolescenti che sperimentano l’abbandono, deve mettere in luce l’esigenza dei ragazzi di poter essere incontrati in un setting che privilegi la dimensione dell’ascolto e dell’accoglienza.

Un luogo facilmente accessibile come la strada, che possa creare narrazioni di benessere e inclusione, che metta al centro la dimensione del tempo che sappia:

✓ Dilatarsi: quando richiede l’ascolto dell’educatore ✓ Accelerare: cogliere l’attimo fugace di passione o di disagio che rischia di esprimersi nelle azioni ✓ Fermarsi: quando è necessario riflettere e capire cosa succede

Richiede capacità di resistere agli urti, alle sfide lanciate dagli adolescenti e che l’operatore abbia il tempo di costruire una relazione educativa al fine di raggiungere gli obbiettivi preposti. Messaggio da comunicare: «Tu per me esisti e hai dignità per quello che sei».

IN «TERRA STRANIERA»

SERVE TEMPO

EDUCATIVA DOMICILIARE “servizio in terra straniera”, interventi educativi agiti all’interno di spazi di vita dell’utente, che non possono essere definiti dall’educatore, il quale, se vuole mantenere l’identità, deve segnare un confine, perché senza identità non c’è forma. Questo permette di strutturare una dialettica tra linguaggi e stili, portatori di luoghi o non luoghi, luoghi di transito e di sosta. Un luogo di frontiera ovvero una realtà di contorni e lineamenti che costituiscono l’identità personale. Confini: condizioni di possibilità per l’affermazione e il consolidamento di identità/ diversità, opportunità di sviluppo e di crescita, uno spazio di incontro, luogo di contatto e relazione. Luogo da abitare, spazio di conversazione.

NARRARE strumento irrinunciabile con cui gli esseri umani costruiscono significato, costituisce il miglior modo di rappresentare e comprendere l’esperienza. La pratica dell’educatore è esperienza e può essere raccontata per dar voce alla complessità dell’esistenza.

  • È un modo di acquisire nuove forme di conoscenza, attraverso l’attivazione di un processo riflessivo sulle proprie pratiche e azioni.
  • Il ritorno consente di riprendere il discorso che accompagna la propria esistenza “Chi sono io?”. Narrare la vita: si può incontrare la nostra storia, permette di ricostruire senso alla nostra vita, di cogliere e prendere coscienza di ciò che non ha avuto senso e ritrovare il tempo dell’errore.

CASA l’immersione nella casa è l’esperienza dell’educatore domiciliare. Ci si misura col buio, con gli scarafaggi, con il silenzio o il frastuono, con eccesso di oggetti o con il vuoto, con regole, abitudini o fissazioni bizzarre, odori nauseanti di chiuso, muffa, animali o fumo. Stare all’interno di case sgradevoli è un’esperienza ricorrente, una fatica necessaria. All’educatore è chiesto di: ascoltare, guardare, entrare in relazione, conoscere e riconoscere. Ci dev’essere preparazione, un lavoro costante su di sé, un accompagnamento a rileggere i vissuti, le emozioni, le relazioni.

LAVORO CON I GENITORI Va costruita la motivazione dell’intervento educativo domiciliare, le motivazioni dell’intervento vanno esplicitare per essere accettate dai genitori, o che almeno non li metta in discussione.

Il risultato è il senso di colpa della bambina, a causa di una presenza di pensieri e rappresentazioni tra i vari operatori sociali coinvolti che non possono o non riescono a trattare con i genitori.

  • (^) La presenza di una relazione di fiducia tra operatori e famiglia è un mediatore importante per il cambiamento di un fattore o per il successo dell’intervento.
  • È fondamentale riuscire a favorire la partecipazione e il coinvolgimento dei genitori nella definizione e attuazione del piano di intervento, promuovendo la comprensione dei punti di vista.

♦ Dilatare il campo dell’ aspettativa , mostrare varchi e possibilità di esistenze inedite, creare delle aperture che rendano possibili i cambiamenti attraverso il contatto con esperienze diverse. L’educatore sa che deve far da tramite, facilitare gli avvicinamenti e favorire le opportunità, deve intuire e ascoltare continuamente indicando la direzione, affiancando il ragazzo nel percorso ♦ Incontrare la violenza reggendo agli urti, dobbiamo essere persone capaci di reggere gli urti , di leggerlo come indizio di desiderio di vicinanza anche se sembra essere un segnale di rifiuto

ACCOGLIERE GIOVANI

VITE IN FUGA

FAMI/HOME

  • Fami (fondo asilo migrazioni e integrazioni)
  • Home (accoglienza che intende essere casa per questi ragazzi).

È un’associazione per contrastare la dispersione di minori stranieri non accompagnati sul territorio, privi di assistenza e rappresentanza da parte dei loro tutori. Intento del progetto: evitare che questi ragazzi finiscano in circuiti illegali (spaccio, prostituzione, commercio di organi, essere invisibili).

SHUMEL uno dei fenomeni più difficili del Bangladesh è il cambiamento climatico e le tensioni politico-religiose, la sua famiglia è in miseria, che ha investito in lui in modo che potesse arrivare in Europa e mandare soldi Status: migrante economico e climatico Viaggio: ha dovuto versare 12 mila euro all’organizzazione di borkers (trafficanti di uomini) lasciando la casa della famiglia in pegno.

  • Novembre 2015 è partito attraversando rapidamente l’India e rimase in Pakistan 50 giorni
  • Arrivò poi in Iran, dove rimase per 3 mesi in condizioni di schiavitù, lavorando 15-16 ore al giorno in una fabbrica dove era recluso la notte
  • Poi la fuga, un viaggio via terra e via mare verso la Libia, dove fu rapito e per sopravvivere dovette pagare una somma che non fece altro che aumentare i suoi debiti
  • Dopo tre mesi, nel luglio 2016 si imbarcò per l’Italia dove venne ospitato nel centro di accoglienza, una palestra adibita a dormitorio con altri 250 ragazzi
  • Inizio ottobre fu trasferito al San Mauro nel centro dove si è dimostrato un ragazzo brillante e sta prendendo il certificato della lingua italiana

JOHN ragazzo nigeriano di 17 anni di etnia Eshan, un bellicoso gruppo tribale che a inizio 900 ha contrastato gli inglesi nel tentativo di colonizzazione, vive in Nigeria, paese ricco dal punto di vista economico per le sue risorse naturali, in forte crescita. Dal punto di vista religioso è diviso tra cristiani e musulmani, provocando violenti scontri nel Nord-est del Paese.

  • Madre: sposata con un marito molto ricco, abitavano insieme, ma lui si invaghisce di un’altra donna e con una scusa ripudia moglie e disconosce i due figli, finiscono per strada e la madre inizia a prostituirsi.
  • I due ragazzi vengono affidati ad un pastore protestante, che maltratta John il quale scappa insieme ad un amico, decidendo di cercare fortuna in Libia, si impossessano di una macchina e attraversano il territorio.
  • Vengono fermati da una banda armata che li imprigiona in un compound per chiedere riscatto, ma impietositi da lui lo liberano in quanto capiscono che non ha una famiglia.
  • Un passante lo invita a stare a casa sua, ma l’ospitalità si traduce in schiavitù, deve lavorare gratis tutto il giorno, fugge. Ruba a quell’uomo del denaro per pagarsi il viaggio nel barcone.
  • Agosto 2016 arriva in Italia. Ospitato in uno SPRAR specializzato nella presa in carico di minori fragili

EBRIMA chiamato la “piccola faina”, più giovane ospite al centro (13 anni). Proviene dalla Guinea Conacry, piccolo e povero paese dell’Africa Orientale, paese ricco di risorse naturali ma in preda a dittature e tensioni tra i due ceppi etnici del posto.

  • Il padre fu assassinato e venne salvato dallo zio che lo portò a Mali e lo abbandonò
  • (^) Aiuto cuoco in Libia
  • Si imbarcò per l’Italia
  • Al San Mauro per farsi rispettare assunse un atteggiamento aggressivo e dispettoso
  • Un giorno di dicembre, dopo aver pranzato, si allontanò con un paio di mele, per raggiungere qualche paese in Inghilterra

Non si hanno più notizie

DAWDA ragazzo gambiano grande, grosso e maturo per i suoi 17 anni. Il Gambia è un paese dettato da dittature e repubbliche presidenziali. L’ultima sommossa fu ad aprile, con la cacciata dell’ex presidente che, perse le elezioni, non voleva rinunciare al potere.

  • Suo padre morì e sua madre sposò un altro uomo con cui lui aveva un pessimo rapporto e il patrigno lo cacciò di casa, dormì giorni davanti al portone di casa
  • Va a nord, in Libia per fare l’elettricista, viaggio duro
  • Nel deserto lui e altri migranti vennero cacciati dal pick-up sotto le minacce di un fucile, l’amico morì disidratato
  • Riuscì ad arrivare al San Mauro, ha mostrato sangue freddo

Uno degli ospiti ruppe il vetro di una finestra con la mano, rischiando di tranciarsela, Dawda l’ha tenuto fermo e strappandosi la camicia ha bendato la ferita.

SAN MAURO il mandato impone di accertare l’età dei migranti, prenderli in carico dal punto di vista sanitario e far loro ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, dopo vengono trasferiti in un centro SPRAR sul territorio, fasi:

  • Presa in carico sanitaria : grazie all’azione di advocacy del GRIS Piemonte, una rete pubblico, privato convenzionato a volontario sanitario che garantisce un diritto alla salute per i beneficiari del progetto
  • Accertamento dell’età : domanda alla questura di un procedimento di accertamento dell’età, su tre livelli: a. Questione scientifica : è possibile determinare l’età con un range di due anni, con una serie di esami sociosanitari che possono variare a seconda dei protocolli, influisce sullo status giuridico di una persona b. Questione etica : un minore, palesemente minore, deve essere posto ad un accertamento di età? c. Questione economica : sottoporre tutti i minori stranieri non accompagnati anche in condizioni palesemente minorenni