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in prima persona, vendemiati. riassunto di 15 paginma non sostitutivo a testo
Tipologia: Prove d'esame
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L’etica filosofica viene intesa come la scienza che indica ciò che l’uomo deve fare per essere buono, cioè degno della propria umanità. Da un lato la filosofia scopre alcune verità che facilitano l’accoglienza del Vangelo e dall’altro lato la filosofia smaschera alcuni errori che impediscono l’accoglienza del Vangelo. Fare filosofia significa indagare con la ragione sull’uomo, sul mondo e su Dio, per cercare di conoscere la verità. La verità conosciuta apre la strada ad altre verità ma è anche vero che l’errore invece sbarra la strada. La fede non sostituisce la ragione ma la completa e l’eleva. Alcuni pensatori laici negano ai cristiani di proclamarsi filosofi, altri concedono ai cristiani il diritto di essere filosofi a atto che mettano tra parentesi la propria fede e che facciano una filosofia neutrale. Il filosofo è colui che cerca di fondare razionalmente i propri giudizi senza fare appello a miti o a false credenze. I giudizi sono fondati su argomenti razionali per cui il suo discorso è scientifico. L’etica filosofica è una disciplina autonoma dalla teologia morale; può essere integrata in quest’ultima ma possiede una propria validità. Dobbiamo considerare in primo luogo gli atteggiamenti di fondo delle virtù che ci consentono di disporci in modo consono al lavoro filosofico-morale.
la realtà e non prescrive nulla. L’etica non dice come ci si deve comportare ma come la gente si comporta. Il pensiero debole invece è un movimento recentissimo e non ha nulla a che fare con il positivismo. Secondo loro il ruolo del filosofo sarebbe quello di descrivere i diversi modelli di comportamento. Vuole facilitare il dialogo tra i diversi modelli. Loro dicono che gli uomini sono tutti uguali e formano una sorta di democrazia che in realtà è solo fittizia. Si sono dichiarati libertari, ossia che la libertà individuale sia il sommo valore. Per loro ogni etica normativa viene definita come liberticida proprio perché impone delle norme alle quali la libertà dei singoli deve sottomettersi. Tutte e due gli stili di pensiero negano la possibilità di costruire un’etica normativa. Critica : i positivisti dicono:
razionalità è quella differenza specifica che ci rende uomini e non animali. Ciò significa che abbiamo intelligenza e volontà e quindi siamo capaci di intendere e di volere. Un’azione accompagnata da intelligenze e volontà è un atto umano e quindi un atto morale. Il bene è ciò a cui si aspira e questo aspirare è detto intenzionalità. Un bene è qualcosa giudicato tale dal soggetto. Aspirare è volontà, giudicare è intelligenza. Un atto non può essere voluto se prima non si conosce. La scienza è la conoscenza dell’atto nella sua consistenza fisica e nel suo fine. Si contrappone l’ignoranza. L’avvertenza è la consapevolezza di stare a compiere un determinato atto. Si contrappone l’inavvertenza. L’atto umano è unione di scienza e avvertenza. Si può definire un atto morale e quindi umano solo se esso è VOLONTARIO. La volontà fa si che l’atto scaturisca da me stesso e dal mio intento, sono autore e protagonista del mio atto. Un atto è volontario quando è causato dalla volontà del soggetto. E’ voluto ciò che è approvato dalla volontà anche quando non è causato da essa. E’ involontario quando si compie contro dalla volontà del soggetto. E’ non volontario ciò che si compie senza la volontà del soggetto. A volte si può aderire in pieno ad un’azione o solo limitatamente. Un atto volontario semplice è un atto che costituisce in se stesso l’oggetto di tendenza della volontà del soggetto. Un atto volontario relativo o limitato è un atto a cui la volontà del soggetto tende suo malgrado per far fronte ad una specifica situazione. Un atto volontario diretto ha un’effetto che costituisce il vero scopo della volontà. E’ voluto. Un atto volontario indiretto ha la volontà che tende ad un altro fine e si limita a tollerare gli effetti collaterali dell’azione. Noi non siamo solo unione di intelligenza e volontà ma abbiamo anche dei sentimenti che influiscono di molto nell’azione. Interazione tra vita sensibile, corporea e vita dello spirito è detta psichismo e le sue componenti sono i sentimenti o le emozioni.le emozioni principali sono amore e odio. L’amore si rivolge verso ciò che si presenta come bene. L’odio verso qualcosa che si presenta come male. Con questi sentimenti si articolano diverse forme di passioni che non sempre sono volontarie. A volte lo sono perchè sono comandate dalla volontà o perchè la volontà non vi resiste. Quando le passioni insorgono senza la volontà o contro la volontà sono atti semi- volontario o addirittura involontari. Quando le passioni sono comandate dalla volontà l’atto è volontario al 100%. L’importante distinzione tra volere umano e quello animale è che il primo può essere sottoposto a riflessione. Questa capacità di riflessione è il fondamento della libertà umana. L’atto umano è sempre libero e può essere in modo più o meno libero. Il grado di libertà deriva direttamente dalla lucidità dell’intelligenza e dal dominio della volontà. La libertà implica responsabilità che può essere in atto o in causa. L’agire morale è realizzazione di ciò che possiamo essere, realizzazione del proprio essere umano. L’atto umano lascia in noi una traccia che può modificare la nostra personalità in meglio o in peggio. Gli atti hanno una sorta di retroazione, un feedback che modella l’io. Le modificazioni sono inevitabili e indispensabili per la nostra esistenza. Vengono comunemente chiamate abitudini, atti ripetuti che preparano ad atti successivi simili e facili da compiere. La psicologia contemporanea preferisce chiamarle attitudini. In termini classici parliamo di habitus. L’habitus è un’attitudine o disposizione stabile delle facoltà del soggetto verso degli atti. Gli habitus si acquisiscono mediante la ripetizione di atti di un determinato tipo. Perfezionano la nostra personalità. La virtù è un’abitudine che sviluppa la nostra personalità in modo degno dell’essere umano. Il vizio è il suo opposto. Capitolo 4 : Le virtù in genere Per realizzare pienamente la nostra personalità dobbiamo essere virtuosi. La virtù è come un habitus che sviluppa la nostra personalità in modo degno dell’essere umano. Il comportamento è tanto più degno quando risponde all’intelletto e alla volontà. Gli atti umani non possono essere studiati isolati dal contesto in cui il soggetto agisce. L’agire manifesta l’essere. Noi come dice Aristotele ci comportiamo in un determinato modo perchè crediamo che alcuni valori hanno la precedenza su di altri. L’uomo buono conosce il valore per connaturalità : essendo buono riconosce il bene quando lo vede. Scegliere di comportarsi in un modo non è la stessa cosa di compierlo. Per realizzare il bene conosciuto c’è bisogno di una grande forza interiore, di tenacia. Le nostre migliori o peggiori disposizioni dipendono da come siamo dentro , dagli habitus buoni o cattivi che abbiamo acquistato. Le disposizioni interne abituali le denominiamo virtù. Il termine virtù ha intorno a se delle scorrette visioni. Si dice che una persona virtuosa è colei che “ non..” una sorta di freno. Invece il termine virtù deriva dal latino virtus vis che significa forza e quindi è motore dell’azione
morale non freno. E solitamente è identificata come possesso di qualcosa ma in realtà è solo una disposizione , un modo di essere. Le virtù prendono in considerazione il passato e il futuro; possiamo agire in un certo modo perchè siamo diventati così e noi ci disponiamo a diventare in un certo modo e quindi a compiere ancora un certo tipo di azioni. Esistono habitus buoni e cattivi. La virtù è un habitus che perfeziona le nostre facoltà operative orientandole verso il bene, è un’inclinazione. Il vizio le orienta verso il male e lo rende più attraente e facile.il compito della virtù è mettere la ragione e la volontà in grado di governare le passioni e la sfera sensitiva nonostante il comportamento che da questa può derivare. Per governare c’è bisogno di un programma. Il criterio è agire secondo medietà, giusto medio in rapporto a noi poiché la medietà non può essere universale in quanto siamo esseri diversi con scopi e obiettivi diversi nella vita. Medietà non significa essere mediocri ma raggiungere il giusto rapporto tra eccesso e difetto. La medietà va decisa come lo farebbe un saggio. La saggezza è la virtù della ragione. La virtù ci porta ad agire in modo armonico ed equilibrato sotto la guida della ragione. Il vizio è disequilibrio e disarmonia. Le virtù sono sempre in accordo e armonia tra di loro il vizio no. L’armonia costituita dalle virtù costituisce la vita buona ossia la realizzazione della persona. Le virtù intellettuali sono degli habitus della ragione mediante le quali tendiamo verso il nostro oggetto che è la verità. San Tommaso parla di virtù dell’intelletto speculativo orientate alla contemplazione della verità e sono ad esempio scienza ed intelligenze e virtù dell’intelletto pratico come l’arte che orientano alla conoscenza dei principi idonei per guidare l’azione. La saggezza è una virtù dell’intelletto pratico. Esistono vari tipi di virtù. Quelle cardinali corrispondono alla saggezza, giustizia, forza o coraggio e temperanza. Le facoltà che ci fanno agire i modo razionale sono 4 : ragione, volontà, sensibilità o appetito sensitivo. L’appetito sensitivo di distingue in irascibile e concupiscibile. Il primo ci spinge a resistere a ciò che ci contrasta e che potrebbe privarci di cose che ci piacciono, tendenza verso i beni difficili da raggiungere. L’appetito concupiscibile tende verso i beni facilmente accessibili che ci appaiono convenienti ai nostri sensi. L’armonia tra queste quattro funzioni fa realizzare l’agire virtuoso.
sociali; ceti produttivi dove prevale l’aspetto concupiscibile, i custodi, dove prevale la forza irascibile e devono essere guidati da fortezza e coraggio, governanti che devono operare secondo saggezza. Secondo Platone la società è buona se ognuno opera secondo la virtù che gli è propria. Aristotele dice che la giustizia corrisponde alla conformità della legge. Una legge è buona se proibisce i vizi e vuole proporre le virtù. Nella giustizia è compresa ogni virtù. Tutte le altre virtù sono fini a se stesse ma la giustizia da uno sguardo anche agli altri. Regola la ripartizione dei beni e il loro pacifico scambio tra gli uomini. Nel mondo latino la giustizia per Cicerone è un’attitudine in forza della quale con volontà costante e duratura a ognuno si riconosce il suo diritto. Il diritto è un concetto originario del quale è impossibile dare una definizione. Esprime un rapporto particolare tra una persona e una cosa che costituisce l’oggetto del diritto. Solo le persone possono essere titolari di diritto. Il bene comune è una rete di condizioni in forza delle quali ognuno se vuole può raggiungere il suo fine. Il singolo può rinunciare al suo bene ma non può ridurre i diritti degli altri. Se un soggetto ha diritto di una cosa corrisponde un altro soggetto un dovere. L’uomo giusto è chi ha un dovere e lo adempie. Costituisce l’apertura all’alterità. A volte la giustizia consiste semplicemente nel dare a ciascuno ciò che si merita altre volte il bene da dare a qualcun altro è lo stesso che anche io posso ricevere in quanto membro di una comunità. La giustizia può essere generale che assume tutte le virtù morali e le dirige al bene comune. Le giustizia particolare da all’altro ciò che gli spetta tenendo in considerazione il bene comune. Ogni giustizia ha un dovere morale ma quella particolare quel dovere assume un’altra specificità; debito giuridico. Si può rivendicare qualcosa. La materia della giustizia sono le cose o le azioni stesse. La forma della giustizia è il rispetto per la persona altrui. Le parti che costituiscono la giustizia particolare sono 3 :
pensava fosse stata inventata per descrivere le grandi gesta. Il benessere realizzato dalle grandi società ci ha portato ad essere una società molle, debole fatta di piaceri con il tabù della sofferenza anche se vengono sponsorizzati tatuaggi e piercing. Si ricerca il piacere immediato. Dovremmo essere più coraggiosi e cambiare i nostri comportamenti guardando alla natura e all’aspetto ecologico. Avere il coraggio di affrontare le responsabilità future. Forte è colui che sopporta la ferita sia morale sia fisica. il forte non disprezza la vita ma anzi la ama profondamente. Accettare le ferite per la realizzazione del bene. Consapevole della sua vulnerabilità il forte è prudente e decide e riflette saggiamente. l’uomo forte sopporta la tristezza aggredendo con la giusta misura di colera. Ricerca la giusta misura di tristezza. Sopportazione è l’atto principale. Non si limita a sopportare il male ma egli lo aggredisce con tutta l’energia possibile nella speranza di riuscire. Capitolo 8 : la temperanza Temperanza ormai è un termine fuori moda inteso come regolatezza, misura e moderazione. Appare come un freno un’inibizione , repressione dei desideri. A volte può prendere il significato di tiepido, colui che non è in grado di grandi passioni e quindi non può godervi. Un’altra radice è quella di temprare, che si dice ad un materiale che è stato reso indeformabile. Nell’ambito semantico temperamento indica le disposizioni connaturate non modificabili che formano le basi del carattere e indicano una particolare energia personale. La temperanza non esclude l’inclinazione con la natura anzi si accorda con essa. È detta virtù solo nella misura in cui procede dalla regola della saggezza. È moderazione razionale della azioni e passioni umane. Si può capire bene se confrontata con la fortezza e i meccanismi di repulsione e attrazione. La repulsione sorge davanti a qualcosa che è visto come spregevole. Il coraggio fa si che non si scappi davanti alla paura per arrivare al vero bene. L’attrazione ha per oggetto tutto ciò che è percepito come gradevole e la temperanza consente di gestire razionalmente le dimensioni e di respingere ciò che attrae i sensi in direzione contraria. San Tommaso afferma che il corpo arriva al proprio fine anche servendosi dei beni sensibili e corporali giustamente guidati. La temperanza avrà il suo campo principale nella continenza nel mangiare, la sobrietà nel bere e la castità sessuale. La temperanza è richiesta in tutte le azioni virtuose. Il fine della temperanza è la tranquillitas animi come dice sant’Ambrogio. Consente di conservare se stessi per potersi donare in modo libero e altruistico. Il vizio è l’intemperanza ed è un’atteggiamento egoistico che sfocia nell’autodistruzione del soggetto. Le inclinazioni naturali hanno il compito di conservare l’esistenza e sono le stesse che in modo disorientato causano la distruzione. Excursus: monismo materialista e dualismo spiritualista. La tesi monista materialista afferma che esiste solo un corpo materiale. Nell’esistenzialismo di Sartre si afferma che il corpo e l’uomo sono la stessa medesima cosa. Ogni cosa è puramente corporea. Il dualismo spiritualista invece afferma che nell’uomo ci sono attività di ordine materiale ma anche di ordine superiore come la conoscenza delle idee universali. Per via banale si concepisce la componente materiale e quella spirituale dell’uomo come due sostanze accanto concepite in modo dualistico. L’unione tra anima e corpo è vista in modo accidentale come una caduta accidentale e il corpo è prigione dell’anima. Descartes sostiene che l’uomo è res cogitans ovvero spirito pensante e res extensa ovvero corpo e quindi l’uomo è una macchina dove vive un angelo. Il contatto tra le due è difficile e avviene nella ghiandola pineale ma non si capisce come avvenga. Malebranche afferma che è Dio che interviene ogni volta per comunicare all’anima l’idea corrispondente alla sensazione corporea. Leibniz crede in un’armonia prestabilita da Dio. Per san Tommaso l’uomo è una sostanza unitaria e l’anima è forma del corpo. Nell’azione corporea si coinvolge l’anima dell’uomo e quindi tutto l’uomo in quanto tale.
Quando viene scisso il legame tra corpo e persona tra fisico e spirito si cade in diversi errori. Quello gnostico e puritano che tollera il sesso solo in vista della procreazione. E la visione tipica di Freud che trova delle analogie tra le manifestazioni fisiche della sessualità ed altre sfere della persona. Questa visione è tipicamente monista materiale e l’altra dualistica spirituale. Nella visione della totalità unificata l’anima è necessaria al corpo quanto quest’ultimo ad essa. Il linguaggio del corpo consente la comunicazione tra le persone ma la corporeità non può essere ricondotta a pura funzione di segno e strumento linguistico.
L’uso del linguaggio morale è di fatto emotivistico. Uno dei risvolti sociali più pericolosi è l’estrema tendenza a manipolare le persone. Dialogare sulla base di argomentazioni razionali significa accattare la bilateralità del discorso cosa che nella manipolazione è assente. Condizionare è un processo unilaterale. Lo storicismo è la più classica teoria relativistica. Ogni tesi e scelta morale si giustifica solo grazie all’espressione di una determinata epoca storica. La forma sociale più diffusa dello storicismo è il sociologismo, inquadrare ogni scelta e giudizio morale in dipendenza dalla struttura sociologica in cui si sviluppa. Non cosa venga scelto ma come venga giustificata nel motivo storico sociale. Questo lo ritroviamo nella mente psicologista contemporanea preoccupa la connessione tra scelte e vissuti psicologici del soggetto, ma disinteressandosi alla verità e bontà. Distaccarsi non dalla storia ma non trovare in lei delle risposte i grandi uomini hanno dimostrato la loro grandezza proprio nel rendersi liberi dall’atmosfera della moralità media. Il relativismo etico contemporaneo va inquadrato nel passaggio tra modernità e post modernità. Fino al XIX secolo vi era un centro attorno cui la vita gravitava. Ciò portava con se un quadro di diritti e doveri. La modernità invece si è sviluppata secondo un movimento di differenziazione e di individualizzazione. Si sono venuti a dimostrare tanti sistemi parziali. La nostra società è acentrica caratterizzata da legami deboli. Vi è una dissoluzione della totalità etica e non vi sono più sistemi di riferimento comuni. Lo stesso individuo ha differenti comportamenti in base a dove va. Politeismo dei valori. Si vive in forma ipotetica. Oggi si vive così domani non lo so. Kierkegaard l’infinita possibilità genera angoscia, crisi di identità e spaesamento. Questo senso di angoscia sta trovando riscontri nell’etica della responsabilità verso l’ambiente; la svolta ecologica. Ci si sta accorgendo che la natura è oggetto di sfruttamento e si sta ribellando alle azioni dell’uomo con gravi conseguenze. Le nostre azioni hanno effetti irreversibili. non si può più andare avanti con la leggerezza delle ipotesi. La fonte dei valori è fuori di me, trascendente. Il valore non lo creo ma lo trovo e sono nella verità quando penso così come esso è nella realtà.
Qual è il vero bene a cui le nostre azioni tendono? Una persona agisce in modo degno della propria umanità quando le sue passioni sono controllate dalla volontà e la volontà è retta quando aderisce al bene indicato dall’intelligenza. Questo bene è scoperto dalla ragione. Il bene è radicato nell’umanità dell’uomo. L’uomo si scopre imperfetto e questo gli serve per cercare la direzione per la perfezione. Legge di Hume: impossibilità di derivare giudizi morali dai giudizi di fatto. L’uomo è un essere , un animale razionale. Nell’uomo si riconoscono tre gruppi i tendenze : alcune comuni a tutti gli esseri, altri solo agli animali e altre solo specificamente umane. Negli esseri inanimati l0inclinazione è statica ovvero una tendenza passiva. Nell’animale vive un’istinto di sopravvivenza. L’uomo invece partecipa alle inclinazioni ed è perfettamente umano in quanto razionale. Il compito insito nella nostra umanità è dunque di perseguire i beni ai quali la nostra umanità stessa ci inclina. Lo stato in cui non si desidera più nulla ma si fruisce appieno del bene conseguito è la piena felicità. Noi non fondiamo il bene sulla felicità ma il contrario, fondiamo la felicità autentica sul bene. Se non ci fosse in noi la felicità non ci sarebbero neanche le azioni e non potremmo dire se sono buone o cattive. La felicità è la motivazione formale ultima delle scelte e per questo non può essere essa stessa criterio di scelta. È lo scopo formale della condotta. La ragione coglie come beni umani gli oggetti delle inclinazioni iscritte nella natura umana. Vivere bene significa vivere secondo ragione. Un rapporto di consonanza tra un bene e la persona si chiama giusto. È giusto che alla persona venga consentito di ottenere un determinato bene, la persona ha diritto a quel bene. Esso si chiama diritto naturale. Per descrivere l’azione a livello minimale abbiamo bisogno di tre elementi: la struttura oggettiva, la motivazione e le circostanze. Sono chiamati fonti della moralità perchè consentono di individuare l’atto morale nella sua essenza. La struttura oggettiva per cosa vien fatto. L’atto umano è guidato dalla ragione ed è sempre intenzionale. La struttura oggettiva dell’atto la intendiamo come intenzionalità di base che è denominata FINIS OPERIS: le azioni così descritte possono essere dette azioni base intenzionali. Mezzi per raggiungere un fine. Il movente è detto FINIS OPERANTIS che indica gli atteggiamenti interiori o finalità personali che portano il soggetto a compiere una determinata azioni piuttosto che un’altra e determinano quella finalità ulteriore che consente di qualificare l’azione base intenzionale come un mezzo per ottenere
qualcosa. Buone sono le intenzioni che tendono al conseguimento del fine dell’uomo. Se agisco per costrizione imposta da altri faccio un’azione oggettivamente buona. Se invece è la mia intenzione l’azione è soggettivamente buona. Il fine non giustifica i mezzi. Le circostanze sono gli elementi che stanno intorno all’atto. identità dei soggetti in gioco, il luogo dell’azione, l’aiuto di un terzo, il perchè, la modalità dell’azione, il tempo. Il bene procede da cause interne. Il male da qualsiasi difetto. L’atto umano è buono se tutti e tre gli elementi che lo caratterizzano tendono al bene e che l’intenzionalità sia buona. Capitolo 10 : la legge morale Esiste un criterio per distinguere il bene dal male ma dobbiamo capire come questo criterio divenga legge. Prima si trovavano dello contestazioni nell’associazioni legge e legalità. L’etica della situazioni era un piano di teoria morale che toglie valore alle norme universali per fare del soggetto e della situazione gli unici criterio del retto agire. Il rapporto tra legge e libertà non è stato visto nel modo giusto. Il volontarismo ha portato a ragionare secondo la volontà del principe, quel che pare e piace a lui. E questo è anche il pensiero del positivismo giuridico. In realtà la vera libertà è la capacità di tendere al bene senza costrizioni. La legge deve essere un servizio alla vera libertà e quindi alla virtù delle persone. Si deve recuperare il concetto di legalità ma non deve essere ricercato nel volontarismo e nel pensiero del positivismo giuridico. La morale si occupa di atti umani e quindi anche la legge riguarda gli atti umani. Si intende per legge morale la regola e misura degli atti umani la legge morale deve trattarsi di un ordine della ragione, deve essere un ordine finalizzato al bene comune, deve essere stata promulgata e procedere dalla legittima autorità che guida la comunità. Gli atti morali portano con se la specifica dell’umanità quindi la razionalità. La regola degli atti umani è la razionalità. San Tommaso è un qualcosa che appartiene alla ragione, una proposizione universale della ragione pratica atta a dirigere l’azione. La ragione riesce a stimolare l’azione per mezzo della volontà. La ragione senza volontà è paralitica e la volontà senza ragione cieca. Il compito della ragione è quello di formulare una proposizione universale che serva da regola per l’azione. Il compito della legge è quello di indicare il retto rapporto tra le azioni umani e i fini della vita virtuosa. Il soggetto però è inserito in un contesto dinamico e plurale quindi il proprio bene è unito anche al bene della comunità e impegnandosi per esso e per il proprio. Il bene comune non è solo unione di beni individuali ma ciò a cui tutti i beni individuali ordinatamente tendono. La legge deve essere sempre data dalla comunità o da qualcuno predisposto ad esercitare la funzione di guida. La legge deve essere promulgata perché non si può obbligare prima che sia stato fatto conoscere. L’obbligazione giuridica scatta in seguito ad un atto formale di promulgazione. L’obbligazione morale è legata alla complessa dinamica della coscienza. La legge deve essere interiorizzata tra le conoscenze morali del soggetto. L’effetto della legge morale è quello di rendere gli uomini buoni e quindi virtuosi. L’individuo è virtuoso quando le sue facoltà tendono armonicamente al bene guidato dalla ragione legislatrice. La società è virtuosa quando le sue componenti tendono armonicamente al bene guidate da un legislatore. La ragione non crea a suo piacimento la legge morale. La nostra ragione scopre il bene come fine delle inclinazioni della natura stessa e formula la legge in base a questo fine. La legge è formulazione razionale del diritto. Questo diritto è posto dalla natura ( legge naturale ) se invece è posto dagli uomini sulla base di una convenzione ( legge umana). L’ordine dei precetti della legge naturale segue l’ordine delle inclinazioni naturali. L’uomo non è un corpo in cui abita uno spirito ma è unità sostanziale di un principio spirituale e principio materiale ed è spirituale che da unità al composto e fa di esso un essere umano. L’anima razionale spirituale è portatrice delle inclinazioni della natura specifica dell’uomo. L’ordine dei precetti della legge naturale segue l’ordine delle inclinazioni naturali. Il bene dell’uomo sta nell’essere secondo ragione. La ragione ha un senso gnoseologico in base al quale l’uomo deduce in modo razionale i precetti della legge naturale e ontologico ciò che differenzia l’uomo da altro. Esiste una natura umana in forza della quale possiamo chiamare essere umano chiunque manifesta determinate caratteristiche proprietà. La natura umana stessa sia mutevole e non esiste nulla di stabile e fisso. Quindi anche la legge morale. Questo è assurdo perché l’uomo è capace di storia proprio perchè ha la capacità di cambiare. Alcune capacità dell’uomo sono immutabili attraverso tutti i cambiamenti. L’uomo è cambiato dal paleolitico a oggi
La coscienza può giudicare un atto a priori quindi in modo antecedente all’azione, concomitante all’azione o conseguente. È meglio antecedente. Il giudizio di coscienza può essere: