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Industry Analysis 3 modulo - Prof. Malerba
19/11 Cos’è l’innovazione?
- Miglioramento dello status a1uale
- Nuova soluzione ad un problema
- Introduzione di un nuovo prodo1o
- Innovazione di un processo produ9vo
Innovazione è sempre legata al mercato, è diversa dall’invenzione (come può essere una teoria scien?fica).
- L’innovazione arriva sul mercato, è diverso dalla ricerca. La ricerca la faccio per trovare il nuovo prodo1o o nuovo processo produ9vo.
- Innovazione come evento: lo smartphone è un nuovo prodo1o. Oppure parliamo di innovazione come processo? quindi par?amo dall’idea. L’innovazione come evento è la nascita del computer, dello smartphone. Invece l’innovazione come processo richiama anche la creazione, i test pra?ci ecc, L’innovazione può essere vista in entrambi i modi.
- Innovazione legata ad un successo più o meno grande sul mercato.
- Innovazione tecnologica o commerciale (commercializzazione di nuovi prodo9). Innovazione in merca? esisten? o nuovi merca??
- Innovazione tecnologica o organizza?va? ci sono state tante innovazioni organizza?ve come la catena di montaggio di Ford negli anni ’20, o anche quello della Toyota.
- In mol? casi c’è l’innovatore e poi l’imitatore però quando l’imitatore, il follower, agisce in un contesto molto diverso, di paese, in molto casi, chi imita deve ada1are il prodo1o o processo al contesto in cui opera, e in mol? casi questa imitazione risata un’innovazione incrementale.
- è importante guarda solo l’impresa che innova o anche il contesto in cui viene creata l’innovazione? Impresa o sistema innova?vo? Esiste il sistema innova?vo americano che è diverso dal sistema innova?vo italiano. L’ambiente circostante può bloccare o sostenere l’innovazione. CaraAerisBche fondamentali delle innovazioni
- L’innovazione è un fa1ore fondamentale della crescita economica di un paese e della compe??vità delle
imprese.
- Gran parte delle innovazioni sono miglioramen?, pochissime sono le grandi innovazioni (innovazioni
radicali). In genere quindi si parla di queste modificazioni incrementali. son quelle che fanno la fortuna della grande maggioranza delle imprese.
- Parlando di innovazione parliamo di incertezza. L’innovatore in mol? casi affronta un dato incerto, non
conosce la risposta del mercato, o l’esito del processo produ9vo. Incertezza più elevata nel caso di innovazione radicale.
- L’innovazione ha anche una dimensione organizza?va e di mercato
- Innovazione pervasiva: diffusione dell’innovazione. L’innovazione avviene e si diffonde a vari livello
dell’economia e delle imprese, non è focalizzato alla piccola nicchia di mercato, ma si diffonde più o meno ampiamente nell’economia.
- Il processo innova?vo è spesso lungo. Dall’idea iniziale dell’innovatore al prodo1o lanciato sul mercato
possono passare anni. I processi innova?vi hanno diverse fasi.
- Forte relazione tra innovazione e diffusione (esiste la curva di diffusione sul mercato). E’ anali?camente
corre1o separare i due even?, ma ci sono un sacco di innovazioni incrementali che modificano il prodo1o: il processo di diffusione modifica l’innovazione stessa. Da dove nasce l’innovazione?
- U?lizzatore che ha un certo bisogno, o consumatore che per soddisfare questo bisogno innova. Ossia più
in generale l’innovazione può nascere dalla domanda.
- Apprendimento: Learning by doing.
- Intuizione crea?va: un produ1ore in modo crea?vo
- Idea tecnologia
- ((Casualità: può capire che il ricercatore o lo scienziato s?a cercando altre cose, poi però è necessario
capire com’è successo e andare fondo))
- (^) Ricerca e sviluppo: fonte principale (molto più organizza?vo rispe1o all’idea). L’impresa investe, assume ricercatori, per innovare.
- (^) Cooperazione tra contes? diversi (impresa e università ad esempio)
- (^) Contesto culturale
Ricerca e sviluppo
Ricerca di base = ricerca di natura teorica e sperimentale senza nessuna finalità applica?va, fisica o teorica. Scopo: ampliamento delle conoscenze (?pica a9vità che si fa in università) Ricerca applicata = ricerca originale svolta ad ampliare le conoscenze, ma anche e principalmente allo scopo di una pra?ca e specifica applicazione. Sviluppo = a9vità des?nata a sviluppare un prodo1o/processo produ9vo, è l’ul?ma fase. Si parte dalla ricerca di base a finalizzata, che insieme a certe tecnologie, sviluppo un certo prodo1o/ processo. La prima è legata alla scienza, la seconda è applicata alla tecnologia. Non tu1e le imprese fanno le tre fasi, tu1e fanno sviluppo. Poche fanno ricerca di base. La ricerca e sviluppo è enormemente cresciuta nel tempo perché da un lato la scienza e tecnologia sono diventa? importan? in tu9 i se1ori, dall’altro anche le stesse imprese hanno separato ricerca&sviluppo dalla produzione. Col tempo sono na? i ricercatori industriali, non solo universitari, quindi il tempo ha portato ad una professionalizzazione della ricerca. Ci può essere divisione del lavoro. Perché un’impresa privata che ha come scopo il profi5o, il prodo5o, deve bu5are via dei soldi per fare ricerca di base? che tanto viene fa1a dall’università.
- (^) La risposta è: una ques?one di immagine, ci sono ricadute su una ques?one di capitale umano. Esistono imprese specializzate che sviluppano idea e breve9 che poi li vendono a imprese che potrebbero averne bisogno.
- (^) In alcuni se1ori come biotecnologia questa situazione è comune. C’è un’altra ragione ancor più importante: la ricerca di base la fanno solo le grandi imprese, perché è molto dispendiosa, e solo loro dispongono di grandi risorse. Ma solo alcune grandi imprese fanno ricerca di base, mentre altre grandi imprese non la fanno: devono essere grandi imprese diversificate, devono cioè, operare su diversi campi. Quindi le imprese che fanno ricerca di base sono grandi e diversificate, inoltre l’immagine. L’impresa che fa ricerca di base dà l’immagine agli stakeholder (anche i consumatori) di produrre e vendere prodo innovatrici. Rapporto ricerca e sviluppo sul prodo1o interno lordo: la Corea vince su tu9 gli altri paesi. La ricerca e sviluppo può essere:
- (^) Finanziata= da dove vengono i fondi, com stato, imprese, università
- (^) Eseguita= chi esegue la ricerca Le imprese eseguono molta più ricerca di quanta ne finanziano, poiché ricevono molte risorse dallo stato. Il fondatore dell’economia dell’innovazione è Schumpeter (1883-1950). DEF= innovazione come distruzione crea@va. Da un lato distrugge i vecchi prodoC/processi, dall’altro introduce il nuovo. Eredità di Schumpeter - (^) Capita di applicare la novità tecnologica (invenzione) e sul mercato non ha successo: non tu1e le invenzioni sono innovazioni. Ma non tu1e le innovazioni sono invenzioni. - (^) Non focalizzassi solamente sull’innovazione tecnologica. Innovazione può essere nuovo processo produ9vo, apertura di nuovi merca? (nuovi consumatori), nuove forme organizza?ve. - (^) 2 sogge9 importan? nell’industria che introducono l’innovazione: o l’imprenditore, che ha l’idea e apre una nuova impresa introducendo l’innovazione, oppure l’impresa innovatrice che fa ricerca e sviluppo. è sbagliato dire che l’innovazione è solo imprenditorialità o solo grande impresa. - (^) Fasi dello sviluppo capitalis?co: ci sono grappoli di innovazione. L’innovazione è un fenomeno storico. Ci sono tecnologie che aprono lo spazio ad altre innovazioni. Treno a vapore, ferrovie, ele1ricità,
chi la introduce ma non viene diffusa; diffondendola, chi la introduce ne perde l’uso esclusivo. Vi è quindi un disincen?vo ad innovare. Soluzione: il breve1o, il quale protegge la tecnologia come informazione. Tecnologia come conoscenza Essa ha componen? tacita. Vi sono logiche interne di sviluppo: ogni se1ore ha le sue peculiarità. È importante per l’impresa comprendere le basi di conoscenza delle tecnologie, i processi di accumulazione di conoscenze e tenere presente che la tecnologia non si diffonde automa?camente perché le imprese devono essere capaci di assorbire ed usare la conoscenza. Non basta innovare, è fondamentale essere in grado di usare e assorbire la conoscenza e le tecnologie ad essa connesse. Passiamo al discorso sull’impresa innova?va. In par?colare: competenze, apprendimento delle competenze. Abbiamo varie forme di apprendimento. La forma più elementare e semplice da divulgare è l’apprendimento per esperienza, quello analizzato in microeconomia (Adam Smith). Esempio dell’industria dell’acciaieria, industria aerospaziale. Effe1o esperienza: aumenta la produzione cumulata nel tempo, diminuisce il costo medio di produzione nel tempo. Differenze con le economie di scala: innanzitu1o, con le economie di esperienza consideriamo la quan?tà cumulata. Le economie di scala sono un conce1o sta?co: uso tanto la mia capacità produ9va e i cos? lega? ad essa vengono spalma? su un output maggiore. Quindi la differenza fondamentale risiede nel fa1o che le economie di esperienza sono un conce1o dinamico, quelle di scala sono sta?che. Discussione in classe su learning by doing e strategie legate alla curva di esperienza. La curva di esperienza u?lizzata in modo strategico è nata nell’industria microele1ronica negli Sta? Uni? grazie allo studio della società di consulenza BCG (Boston consul?ng group). Rilevanzadell’apprendimento sui cos? e a livello strategico. La curva di esperienza può essere determinata maggiormente dall’esperienza guadagnata col passare del tempo oppure con l’aumento della produzione cumulata. (In soldoni: in un caso più passa il tempo, più ragiono, maggiore è l’efficienza; nell’altro caso a furia di fare la stessa cosa aumento l’efficienza nel farla). Se la maggiore determinante dell’esperienza è il tempo piu1osto che la quan?tà cumulata, il suggerimento strategico è quello di essere i primi ad operare in un nuovo mercato / introdurre un’innovazione. Nel caso in cui la quan?tà cumulata guidi l’effe1o esperienza bisogna puntare sulla quan?tà da produrre piu1osto che sul precedere i compe?tor: caso di IBM che non è entrato per primo ma è entrato grande, in modo da avere un vantaggio di esperienza legato alle quan?tà. Entrambe le strategie (entrare per primo ed entrare grande) necessitano di una condizione fondamentale: che i compe?tor non possano imitare facilmente l’effe1o esperienza del primo entrante / entrante grande. Se sono in grado di imitare la strategia allora potenzialmente posso appropriarmi dell’effe1o esperienza. Vi sono altre forme di apprendimento oltre al learning by doing appena visto. Vediamo l’apprendimento di u?lizzo: simile a quello di esperienza, più uso un macchinario, più divento efficiente. Apprendimento da ricerca, apprendimento da interazione (con le altre imprese). L’apprendimento è sempre qualcosa che cerca di risolvere dei problemi. Secondo questa prospe9va il progresso tecnico è locale e cumula?vo. Conce1o di isoquanto: rapporto sugli assi cartesiani fra lavoro L e capitale K. Non è una rappresentazione realis?ca: i cambiamen? da determina? livelli combina? di lavoro e capitale non sono immedia?, dunque in un’o9ca evolu?va non possiamo fare sal?. La conoscenza e l’esperienza accumulata in cer? ambi? organizza?vi e produ9vi? perme1ono di muover? in ambi? locali, non è possibile fare sal? sulla curva lavoro-capitale. Insomma, una volta raggiunto un livello di lavoro-capitale i cambiamen? sono graduali e non improvvisi. L’isoquanto assume invece che vi sia la possibilità di fare cambiamen? repen?ni fra i mix di capitale e lavoro. James March introduce una fondamentale disBnzione: sfruAamento ed esplorazione. Quando un’impresa vuole innovare può sfru1are le conoscenze che ha a disposizione ed a1uare un’innovazione incrementale; l’incertezza in questo caso è piu1osto rido1a. In alterna?va, si può decidere di innovare tramite l’esplorazione: la componente di incertezza è alta ma vi è il potenziale di realizzare al? profi9 in caso di successo. Le imprese possono decidere ovviamente di operare sia tramite lo sfru1amento che l’esplorazione; non vi è un rapporto ritenuto “ideale” fra le due, la priorità varia da se1ore a se1ore e da impresa a impresa.
Conoscenze Conoscenze tacite, conoscenze codificate In ogni ambito economico vi sono conoscenze tacite e conoscenze codificate. La dis?nzione fa1a è sta?ca. Vediamo ora la dinamica della conoscenza nelle imprese. Lo studioso Nonaka ha introdo1o nel 1994 l’intuizione riguardante la dinamica della conoscenza. Innanzitu1o, afferma che vi sia un processo di socializzazione, interazione, scambio di conoscenza all’interno dell’impresa che varia fra le varie imprese. È uno scambio di conoscenze tacite (T-T). Parliamo di cultura organizza?va. Si passa poi all’esternalizzazione, cioè il trasferimento delle conoscenze tacite in conoscenze esplicite (T-E). Questa fase è denominata metafore. Passiamo alla combinazione della conoscenza esplicita appena generata con le altre conoscenze esplicite presen? sul mercato (E-E). Fase denominata elaborazione dell’informazione. Ul?ma fase: internalizzazione / organisa?onal learning. L’impresa internalizza le conoscenze esplicite presen? sul mercato e le converte in conoscenze tacite (E-T), le quali vengono poi ri-immesse nel ciclo (T- T) / fase di cultura organizza?va. Competenze Competenze nella teoria economica
- L’impresa come insieme di risorse intangibili e risorse produ9ve. La prima a parlare di competenze è stata Penrose nel 1959, la quale affermò che la forza di un’impresa non è cos?tuita solo da risorse tangibili ed economiche, bensì anche da risorse intangibili, cioè la capacità di “orchestrare” le risorse.
- La resource based view: le risorse sono intese come input.
- La teoria evolu?va dell’impresa: l’a9vità dell’impresa è organizzata in rou?ne che si ripetono nel tempo. Le competenze sono specifiche delle imprese e difficili da imitare; esse, da un lato sono una forza, dall’altro lato delimitano il campo d’azione delle imprese in modo implicito. Se so fare qualcosa bene non sarò incline a fare sal? in altri campi sconosciu?. Introduciamo un paradosso: domanda provocatoria di Cohen e Levinthal: se la tecnologia è informazione, mi spiegate perché l’industria ele1ronica ha molte nuove tecnologie provenien? dalle università e deve fare molta ricerca e sviluppo mentre l’industria tessile non fa ricerca e sviluppo e non riceve risulta? di ricerche dalle università? Introduzione del conce1o di absorp?ve capabili?es: se l’impresa dispone di informazioni, essa deve essere in grado di assorbirle. Gli spillover di informazione che provengono dalle università non diventano automa?camente sfru1abili, bisogna fare ricerca interna per capire, integrare ed assorbire gli s?moli esterni. Le capacita di assorbimento quindi vengono date proprio dalla ricerca che io come impresa svolgo internamente. Le informazioni esterne sono la Lamborghini, le capacita di assorbimento sono la patente lol. 25/11 Inerzialità delle competenze le competenze sono un grande asset per le imprese, chi ha successo con certe competenze può però non dedicare abbastanza a1enzione alla ricerca di nuove tecnologie. Le capacità possono diventare delle rigidità. Soluzione= considerare le competenze dinamiche = come le imprese riescono a sopravvivere in ambien? di cambiamento e come ada1ano le rou?ne, competenze e risorse al cambiamento dell’ambiente (delle tecnologie, della domanda ecc). Il problema delle imprese in un ambiente sta?co è quello di accumulare le competenze, in un ambiente dinamico invece è quello di ada1arle. Per avere competenze dinamiche le imprese devono capire: - (^) capire che competenze hanno - (^) cambiare rispe1o al cambiamento - (^) rispondere strategicamente ai cambiamen? Teece è guru delle competenze dinamiche. Innovazione e competenze Innovazione distruCva di competenze e rafforza@va di competenze - (^) Le innovazioni possono da un alato distruggere le competenze esisten?, come le innovazioni radicali. Un ?po di tecnologia o di prodo1o che non si ada1a al prodo1o esistente, ques? nuovi prodo9 richiedono competenze molto diverse rispe1o a quelle esisten?. ES: valvola termoionica, poi nasce il transistor che richiede nuove competenze, apre nuovi merca? e poi il circuito integrato (arriva Intel). Sono re
innovazioni. Mentre il breve1o ci dice he chiunque breve9, che sia la piccolissima impresa o la mul?nazionale, basta che breve9 e lui è registrato. Con l’indicatore breve1o colgo sia la piccola sia la grande impresa. Purtroppo gli indicatori di R&S sono disponibili o per paese o industrie, o per grandissima impresa ma non c’è per la piccola e nuova impresa che fa R&S. Si tra1a quindi di un indicatore abbastanza incompleto sulla popolazione di tu1e le imprese. Esistono altri indicatori meno compleB
- (^) Pubblicazioni scien?fiche: sono online ma costano. Se le imprese pubblicano da un’idea della loro potenzialità innova?va, sono interessate allo sviluppo. Può essere associato alla ricerca di base. - (^) Altro indicatore parziale sono le esportazioni nei se1ori Hi-Tech. Se l’impresa esporta nel tessile o nelle calzature non necessariamente è innovatrice ma se esporta nel se1ore Hi-Tech alza le probabilità che questa sia innovatrice. E’ un indicatore parziale perché vale in ce? se1ori e non in altri, inoltre il fa1o che esistano esportazioni Hi-Tech non determina per forza l’esistenza di innovazioni. - (^) Licenze e bilancia tecnologica di pagamen?: se acquisto licenze sono dipendente da latri, se vendo licenze sono molto a9vo e innova?vo. Anche questo indicatore è disponibile online. CIS = Community Innova?on Survey con?ene una serie di informazioni non disponibili online ma molto u?li (anche queste aggregate per se1ori) Le spese di innovazione non sono solo legate al R&S, ma possono anche essere des?nate agli ingeneri, ai fornitori. Dai CIS è emerso che: - (^) A livello di se1ore c’è una grande similarità tra pesi - (^) Il numero delle imprese innova?ve è aumentato nel tempo - (^) La forma di spesa più rilevante per introdo1e innovazioni è l’acquisto di beni capitali - (^) La R&S interna conta 1/3 delle spese totali per l’innovazione - (^) Buona parte delle spese innova?ve sono finanziate internamente - (^) I fornitori e gli u?lizzatori sono la fonte principale della conoscenza esterna per l’innovazione (non la scienza) Cara1eris?che: - (^) Da? in gran parte qualita?vi (si chiede ai manager quanto sono importan? ecc) - (^) Imprese spesso limita? agli innovatori: rimangono fuori tu9 i non innovatori, da cui si possono trarre informazioni u?li sul perché NON si innova - (^) Risposte sogge9ve (quan? prodo9 per l’impresa ha introdo1o? quan? prodo9 nuovi per l’impresa ha introdo9?) - (^) Da? cross sec?on, ma non longitudinali - (^) Comparabilità tra paesi Esiste una differenza nel processo innova?vo tra se1ori? Da Schumpeter: i se1ori differiscono 1. Schumpeter Mark 1 : il ruolo dell’imprenditore è molto importante, la piccola impresa è molto importante, alta natalità delle nuove innovazioni, nuove imprese avevano e creano cambiamento, distruzione crea?va, le nuove imprese generano instabilità. ES: biotecnologia, sowware applica?on, criptovalute, sharing nel trasporto, online food delivery. Tante entrate e tante uscire 2. Schumpeter Mark 2 : la grande impresa è la protagonista dell’innovazione, poche imprese che entrano gli innovatori sono le grandi imprese, accumulazione crea?va, ossia le grandi imprese con?nuano a innovare. ES: smartphone, automobile, tessile, aeronau?ca (boing, airbuss) Ci sono se1ori che si trovano a metà. A livello di sta?s?che nella Mark 1 abbiamo bassa concentrazione, piccole imprese, bassa stabilità, alta natalità. Nel Mark 2 c’è un alta concentrazione, grandi imprese, alta stabilità, bassa natalità. Per misurare ques? livelli si usano i breve9: - (^) StaBci : concentrazione e dimensione (in termini di adde9) degli innovatori. Possiamo dire se il se1ore è molto concentrato i termini di breve9 o meno: Il C4 ci dà la quota di breve9 che hanno i primi 4 breve1ato: C4= 40% i primi 4 breve1ato hanno il 40% dei breve9. le quote di mercato non si trovano online ma il C4 dei breve9 si. Un altro indicatore di concentrazione è H che dà un’indicazione di tu1e le imprese (=1 se1ore fortemente concentrato, =0 se1ore simmetrico).
- (^) Dinamici : natalità (nuovi innovatori) e stabilità della gerarchia di innovatori. La natalità si riferisce a tu1e le imprese che innovano. Posso vedere quali imprese innovano nel 2019, e quali nel 2010: capisco quali imprese innovano da sempre, quali hanno iniziato a innovare di recente, infa9 è importante sapere quali nuovi innovatori sono entra? nel se1ore, possono cos?tuire nuovi concorren? (e quanto sono importan?). Ul?mo indicatore è la stabilità, ossia vedere la gerarchia delle prime 100 imprese innovatrici, e vedere come questa gerarchia sia cambiata. Questa gerarchia rimane costante o meno? Questo indicatore è moto u?le perché include tu1e le imprese. Nei se1ori estremamente dinamici ci sono mol? innovatori e la gerarchia cambia con?nuamente (i leader diventano follower e cosìvia) -> u?le a proposito è l’indice di correlazione di rango. Cosa determina se un indicatore è mark 1 o mark 2? - (^) Livello di appropriabilità dei risulta? dell’innovazione? Nel se1ore farmaceu?co è molto alta. In alcuni compar? del sowware è molto bassa, l’imitazione è con?nua. - (^) Opportunità scienBfiche e tecnologiche. Alte nell’ele1ronica, basse nel tessile, calzature, mobilio. - (^) CumulaBvità , ossia quanto l’innovazione di oggi è la base per l’innovazione di domani, quanto questa innovazione mi consente di essere innovatore domani. C’è quella cogni?va e organizza?va. I se1ori differenziano estremamente in termini di cumula?vità. Il se1ore più cumula?vo sono le memorie: con?nuo miglioramento su traie1orie ben definite, se sei innovatore oggi lo sarai probabilmente anche domani. Non lo è per niente la biotecnologia. - (^) Base conosciBva : i se1ori differiscono fortemente per la natura della conoscenza, campi scien?fic o tecnologici. Relazione tra regime tecnologico e pa1ern Schumpeteriano CONC = F (-OPP? (da un lato se c’è forte opportunità io innovo e posso fare un grande salto tecnologico e diventare leader ma allo stesso tempo l’opportunità può favorire gli entran?), +APP, +CUM, +KBA, -KAP) STAB = F (+APP, +CUM) ENTRY = F (+OPP, - CUM (le imprese presen? hanno vantaggio a innovare e quindi gli entran? sono spiazza?), -KBA (CONOSCENZA DI BASE), + KAP (CONOSCENZA APPLICATA) se la conoscenza è facilmente applicabile l’entrante può apprendere queste conoscenze e applicarla. 26/11 I vari strumenB di appropriabilità dell’innovazione 1. Lo strumento maggiore è l’ innovazione conBnua : introdurre un nuovo prodo1o e nuovo processo, cambio la curva di esperienza, ma poi lo modifichi, quindi l’imitatore è sempre indietro. L’impresa si appropria della sua innovazione se con?nua a innovare. è uno strumento molto diverso dal breve1o, poiché quest’ul?mo è uno strumento di appropriabilità sta@co , mentre questo è uno strumento di appropriabilità dinamico , bisogna sempre stare avan? al proprio concorrente. 2. La segretezza è uno degli strumento più u?lizza?: specie nelle innovazioni di processo e non in quelle di prodo1o.Il prodo1o va sul mercato mentre il processo produ9vo sta all’interno dell’impresa e quindi può rimanere segreto. La segretezza svela la doppia funzione del breve1o: grande strumento che da il monopolio legale dell’innovazione ma è online, da un lato protegge ma dall’altro diffonde. Il breve1o è il maggior strumento di diffusione delle innovazioni. L’impresa può decidere di non breve1are per non far conoscere agli altri. 3. Le licenze è un modo di appropriarsi dell’innovazione abbastanza simile al breve1o. Comprendono anche i contra9 in esclusiva, si tra1a sempre di strumen? legali. 4. Il breveAo non è considerato lo strumento principale, è sicuramente più efficace nella protezione dell’innovazione di prodo1o piu1osto che di processo. Bisogna sempre ricordare la duplice funzione del breve1o: essendo un documento pubblico da un lato protegge ma dall’altro diffonde, infa9 tu1e le imprese possono leggere i breve9 dell’impresa innovatrice. Come apprendere cosa fanno i concorren?? R&S, perché facendo ricerca l’impresa innova e impara e apprende cosa fanno i concorren?. Reverse eng. ossia smontare i prodo9, licenze, mobilità (capitale umano), pubblicazioni e infine breve9 (consente di capire se un’impresa fa ricerca) e conversazioni. 5. Il capitale umano legato alle conoscenze tacite, alle esperienze, che non sono in grado di imitare 6. Anche le risorse complementari rappresentano uno strumento di appropriabilità, legato alle conoscenze. Marke?ng, servizi di vario genere ecc. diventa molto più difficile imitare: servizi post-
Ruolo delle nuove imprese quando l’industria cambia Due visioni diverse ma complementari delle determinan? dell’entrata di nuove imprese in una industria
- (^) Approccio tradizionale : le nuove imprese entrano nel se1ore perché c’è margine di profi1o. Qualcosa fa si che le imprese del se1ore raggiungano degli extra-priw? (nuovi materiali, nuovi componen? ecc.) quindi i potenziali entran? vengono a9ra? da ques? profi9 ed entrano nel se1ore. L’entrata di nuove imprese comporta una maggiore concorrenza, quindi un abbassamento dei prezzi e quindi un abbassamento dei profi9 che ritornano al profi1o medio (iniziale). La funzione delle entrare è molto specifica: di riaggiustamento e ritorno all’equilibrio, si dice che riequilibra, gli entran? riportano l’equilibrio nell’industria. L’analisi mostra che in tu1e le industrie entrata e uscita coesistono nello stesso periodo, non ci sono periodi di massima entrata o massima uscita. Inoltre gli entran? sono diversi l’uno dall’altro, poi gli entran? entrano in una situazione sub-o9male, ossia piccoli ed escono grandi: mancanza di corrispondenza tra razionalità. Persistenza delle differenze nel tempo e turbolenza. In realtà l’entrata è comune in molte industrie: in ogni periodo in ogni anno entrano un sacco di imprese. L’entrata e l’uscita sono correlate , questo spiega il fa1o che se ci sono tan? entran? ci sono anche tante imprese che escono. Pensiamo di essere un’impresa che entra in una certa industria ma nella realtà le startup non conoscono bene il mercato, non hanno tante competenze manageriali o competenze tecnologiche e quindi tante di queste escono: la maggior parte di quelle che entrano sono le stesse che escono ( porta girevole ). Solo alcune imprese riescono a diventare persisten?: se entri hai una buona probabilità di uscita, ma se sopravvive ha una buona probabilità di crescere. Per molte nuove imprese l’uscita avviene subito. Chi entra come piccola impresa e con poca esperienza sono molto più comuni di chi entra con esperienza. Asimmetrie conosci?ve tra chi entra e chi è già dentro: visione diversa e nuova, gli entran? provocano cambiamento e forte dinamica nel mercato. Ruolo degli spin-off dell’innovazione Spin-off: comuni dappertu1o. Lo start-up è una nuova impresa, lo spin off è un’impresa che entra il cui imprenditore proviene da un’impresa già esistente nel se1ore. Sono nuove imprese fondate da ex- dipenden? o ex-manager provenien? dalla vecchia industria (es: Silicon Valley). Almeno 1/5 delle imprese presen? sul mercato sono spin-off. Ques? imprenditori hanno un vantaggio rispe1o alle startup che è l’esperienza, conosco l’industria, la tecnologia, il mercato e quindi sopravvivono di più e realizzano più profi9. Le imprese migliori generano migliori spin-off. Rappresentano una categoria di entran? che hanno un effe1o esperienza molto forte. ES: Fairchilde è la mamma e fairchildren sono gli spin-off (come Intel). Corporate spin-off : l’impresa finanzia (partecipazione dell’impresa) lo spin-off se no questo è indipendente dall’impresa da cui nasce e diventa un compe?tor. Cosa provoca uno spin-off?
- (^) Teoria dell’agenzia : Principale e agente dove l’agente ha un’idea innova?va, non la comunica al principale, esce dall’impresa e fonda lo spin-off.
- (^) Teoria della comunicazione : L’agente ha un’idea, la comunica al principale ma il principale non la sos?ene (è d’accordo) perché tale idea cannibalizzerebbe tu9 i processi produ9vi, le linee di business, quindi il cambiamento sarebbe troppo grosso. C’è comunicazione ma il capo dell’innovatore dice bell’idea ma troppo radicale, l’agente che ha fiducia nella sua teoria esce.
- (^) Teoria dell’apprendimento : io all’interno dell’impresa apprendo, nuove tencologie, idee ecc, e dopo un po’ esco dall’impresa
- (^) Teoria del disaccordo : io ho un’idea innova?va, la comunico al principale però lui la pensa diversamente. C’è comunicazione ma c’è disaccordo, come conseguenza del disaccordo l’agente lascia l’impresa. 27/11 Innovazione e ciclo di vita dell’industria Un’industria ha un’evoluzione nel tempo. Modello standard del ciclo di vita dell’industria è stato introdo1o da Stanbard(?):
- Un’industria nasce quando c’è un’innovazione radicale
- Questa innovazione genera un nuovo mercato
- Entrano diverse imprese innova?ve che introducono nuovi prodo
- Sono principalmente innovazioni di prodo1o
- Ad un certo momento un prodo1o diventa vincente, design dominante (nel caso dell’industria automobilis?ca è il modello a T della Ford)
- Chi ha il prodo1o vincente ha tu1o l’incen?vo a fare innovazioni di processo, così da poter abbassare i cos? su tante unità. Ma SOLO quando nasce il design dominante allora iniziano le innovazioni processo (da PD a PC)
- La scala diventa importante, quindi innovazioni incrementali
- Iniziano a uscire le imprese, shake-out
- L’industria si concentra e si ha un aumento della concentrazione
- Fino a che arrivano altre discon?nuità, come le innovazioni legate all’ele1ronica, o nuovi mercato come la Cina. Questo modello si replica in tante industrie. Ma ce ne sono altre che non seguono tale modello:
- (^) L’industria dei computer:grande impresa e design dominante, poi arriva la discon?nuità, ossia il PC. Ma qui la par?colarità è che le imprese iniziano grandi.
- (^) Se1ori regolamenta?, quasi monopolio, e anche qui grandi imprese, no compe?zione
- (^) Servizi
- (^) Fornitori specializza?: in mol? casi ci sono innovazioni di prodo1o, non di processo, quindi ci sono tante innovazioni di questo ?po e non nasce un design dominante ma c’è produzione di piccola scala. Innovazione di prodo1o con?nua, le imprese rimangono piccole o medie, non c’è design dominante e l’industria non si concentra.
- (^) Se1ori come quello della moda dove non emerge un design dominante
- (^) Farmaceu?ca: è un mercato segmentato, imprese diverse producono diversi
- (^) Petrolchimica: innovazioni di processo
- (^) Laser e strumentazione: bassa concentrazione e molto segmentato. Competenze e dinamica industriale Ogni volta che ci sono innovazioni radicali questo rappresenta un cambiamento distru1ore di competenze. ES: computer e personal computer, internet ecc. Le innovazioni radicali hanno cambiato il ?po di competenze che sono necessarie nell’industria. Innovazione e cambiamento implicito Siamo un’impresa che opera in un se1ore che produce sistemi di comunicazioni, informa?ci ecc, c’è un cambiamento. Questo è molto facilmente individuabile: noi produciamo una memoria o microprocessore che può essere valutata in modo più o meno performante. Rispe1o al nuovo microprocessore il mio componente è migliore o meno? A produce una memoria migliore a B: tu9 sono d0accordo sul fa1o che il nuovo processore sia migliore. In un sistema in cui ci sono tante componen? che si legano, archite1ura, legami ecc. Se ci sono due sistemi differen?, con archite1ura diversa: magari un’archite1ure più veloce m meno affidabile, più user friendly ma meno veloce. Le imprese esisten? non possono valutare in modo univoco se un’archite1ura sia migliore di un’altra. Quando un nuovo concorrente inserisce una nuova archite1ura noi non sappiamo come sarà. Innovazione architeAurale Prendiamo un’archite1ura, di un sistema ad esempio, e i componen? che questa archite1ura ha. I componen? possono essere: migliora? o nuovi. L’archite1ura può essere: innovata o cambiata Innovazione archite1urale: alcune imprese non reagiscono subito e nuove imprese entrano nel mercato. Le imprese esisten? non reagiscono subito.
3. Domanda come conoscenza: punto di svolta Fa1ori lega? al mercato sono fondamentali per l’innovazione nella loro impresa, interazioni con i consumatori ecc. la domanda non era così passiva, la domanda può influire molto sull’a9vità innova?va dell’impresa, la domanda ha conoscenze sulle applicazioni, sugli u?lizzi ecc, che possono essere molto u?li alle imprese. Grande riferimento Eric Von Hippel UBlizzatore innovaBvo : quali possono essere i sogge9?
- Consumatore , introduce piccole innovazioni incrementali, la nuova modifica incrementale riguarda modifiche complementari rispe1o a prodo9 esisten?. Inoltre i consumatori innova?vi non u?lizzano breve9 e innovano per sé stessi, ambito familiare o amici. Solo il 17% di tali innovazioni sono u?lizzate da altri consumatori. Negli sport estremi il 38% degli u?lizzatori sono innovatori: kayak ecc.
- Uten@ professionali , come medici, chirurghi, scienzia?, chirurghi che u?lizzano strumentazione tu9 i giorni. Se questa non fosse ada1a allora l’utente professionale potrebbe innovare. Gli uten? hanno conoscenze molto avanzate, in un certo senso hanno conoscenze che possono essere complementari. Il 20% dei breve9 di apparecchi mediali negli USA ha un medico tra gli inventori.
- Imprese u@lizzatrici. Il caso più ecclatante è l’industria dei semicondu1ori, hanno il 45% dei breve mondiali. Perché l’uBlizzatore può essere altamente innovaBvo?
- Il componente può essere strategico per il suo prodo1o e quindi se lo vuole lo idea lui
- Modo per differenziarsi: u?lizzi specifici che il produ1ore non più cogliere
- Vantaggio di conoscenza: ha delle conoscenze e applicazioni che il produ1ore non ha, lui sa come vengono u?lizza? i componen?. Conoscenze più profonde e de1agliate. 2/ Perché l’impresa uBlizzatrice con un’idea innovaBva intende svilupparla e produrla piuAosto che comunicare l’idea al fornitore? L’innovatore può innovare e decidere di produrre l’idea al suo interno. ES: Il sistemista lavora in un’azienda che fa sistemi e produce componen?. Il sistemista ha un’idea innova?va sul componente: non comunica l’idea al componen?sta ma decide di produrre il componente al suo interno. Quando l’impresa u?lizzatrice decide di u?lizzare/produrre i componen? internamente?
- L’idea nuova può essere venduta dal componen?sta anche ai concorren? del sistemista. Se il componente è strategico per il sistemista, deciderà di non cedere la produzione del componente. Cos? di transazione: quando c’è la possibilità di comportamento opportunis?co l’impresa u?lizzatrice decide di produrre internamente.
- Asimmetria informa?va: so esa1amente cosa serve al componente e la sua rilevanza. Il componen?sta potrebbe esprimere disaccordo. L’asimmetria informa?va: il sistemista sa le sue esigenze, il componen?sta lo vede dall’esterno, magari non ha interesse a inves?re in questa produzione.
- Il componen?sta se il sistemista chiede, comunicandolo, una piccola quan?tà prodo1a, per lui componente strategico, molto customizzata, non ha interesse a produrlo. Componente molto customizzato e prodo1o in quan?tà limitate che non spinge il componen?sta ad acce1are di produrlo. **I vari ruoli aXvi della domanda per l’innovazione
- Open innovaBon** L’innovazione di un’impresa dipende anche dai fornitori, u?lizzatori. Le imprese quando innovano si basano sulla ricerca interna ma sempre di più anche su fon? esterne ( open ). **2. Coinvolgimento dell’uBlizzatore
- Lead user** Ho l’industria, cara1erizzata da imprese che vendono sul mercato, a quando le imprese produ1rici devono decidere che prodo9 lanciare hanno bisogno di alcuni u?lizzatori che sono capaci di interpretare e predire i bisogni futuri del mercato, an?cipare le tendenze del mercato -> lead user. Imprese o consumatori che sperimentano oggi tendenze o preferenze che il resto degli u?lizzatori sperimentano nel futuro: effe1o informa?vo. Lead user non è necessariamente l’impresa più grande ma è quella più dinamica. Effe1o incen?vo: io, lead user, ho tu9 i vantaggi a entrare in comunicazione con il produ1ore perché o1errò tu9 i benefici dalla sua produzione, rimango soddisfa1o.
4. Co-invenzioni Innovazioni comuni tra aziende produ9ve e u?lizzatrici nell’ICT 5. Comunità innovaBve Innovare in comunità, insieme ad altri: l’innovazione ha bisogno di fa1ori complementari. L’innovatore decide di rilevare la sua innovazione, così che gli altri a1ori della comunità possano interagire. Velocizzano il processo di innovazione, urgenza nell’o1enere l’innovazione. Il meccanismo fondamentale è la reciprocità di comportamen?: se sono l’unico a rilevare e gli altri apprendono allora il meccanismo si blocca, ma se la comunità funziona, anche gli altri diffonderanno le loro innovazioni. ES: design ha diminuito di cos?, i sistemi sono diventa? molto più modulari, possibilità di innovare pezzi singoli del sistema. Domanda come blocco all’innovazione: i network di valore ed i lock-in La domanda è una fonte enorme di informazione, può innovare Ma in alcuni casi può essere un forte blocco all’innovazione e alla compe??vità.
- (^) ES: IBM e Personal Computer, IBM leader nei Mainframe, aveva una domanda di grand imprese e organizzazioni, era estremamente innova?va. Quando è nato il PC, IBM è rimasta ancorata nei primi anni alla domanda esistente perché aveva successo e o9mi feedback, non ha intuito la grande potenzialità dei PC, ha perso i primi anni, è entrata in ritardo. Il lock-in sulla domanda esistente da si che le imprese non riescano a muoversi subito sulle nuove tecnologie.
- (^) ES: Xerox innovava il mercato con grande fotocopiatrici, arriva Canon che produce piccole fotocopiatrici. Xerox non pensa sia un prodo1o valido, non entra nel mercato delle piccole fotocopiatrici.
- (^) ES: Disk drives per computer, leader hanno perso il treno quando sono sta? introdo9 i disk drives molto piccoli.
La diffusione delle innovazioni
Il ruolo della domanda
Meccanismo di accelerazione che porta i nuovi prodo9 a diffondersi sul mercato più velocemente. Un prodo1o comunque non si diffonde istantaneamente su tu1o il mercato ma segue una crescita. Alcune innovazioni si diffondono più velocemente altre meno. Fasi della diffusione
DeterminanB della velocità di diffusione
- (^) Semplicità del prodo1o, se il prodo1o non è complesso tende a diffondersi più velocemente.
- (^) Cos? di apprendimento e competenze di assorbimento basse.
- (^) Comunicazione e pubblicità
- (^) Prezzo
- (^) Innovazione incrementale
- (^) Rice9vità
- (^) Effe9 network
- (^) Fa1ori culturali
- (^) Regolamentazione
- (^) Poli?ca pubblica 1. Modello epidemico Meccanismo: in ogni momento il numero di persone che vengono contagiate dipende dal numero di persone già contagiate e da quante invece ancora no. Chi è già stato contagiato rende l’idea dell’effe1o informazione sulla popolazione, chi non lo è ancora indica la potenzialità dell’effe1o contagio. La possibilità che in un certo periodo ci sia un
Sistema innova?vo: a1ori e is?tuzioni che regolano, guidano e sostengono l’a9vità di un’impresa. Foto slide. Una serie di a1ori sostengono e interagiscono co l’impresa nel sistema innova?vo. Il tu1o è passato da norme, regole, standard ecc. La domanda (consumatori/u?lizzatori) ha diverse funzioni. Tre ?pologie di sistema:
1. Sistema nazionale : i paesi hanno sistemi diversi che sostengono l’innovazione. Quello americano è ben diverso da quello italiano. Ci sono tre pun? da iden?ficare:
- (^) Gli a1ori possono essere diversi: alcuni paesi hanno università più influen?, altre meno
- (^) Is?tuzioni diversi, regolamentazione diversa. Diverse relazioni tra a1ori: problema tra industria e università nel sistema innova?vo, in Italia è complicato, in Germania è più facile. ES: Università: ?po di ricerca, ?po di interazione tra uni e imprese, formazione di capitale umano. I paesi possono differire per mol? fa1ori.
- (^) Sistema finanziario: americani molto più pon? a finanziare degli italiani. Anche le fon? di finanziamento per le imprese possono cambiare
- (^) Governo e poli?ca pubblica per l’innovazione: esempi America, Corea, Italia (vedi slide e libro). Italia ci sono due so1oinsiemi, la grande impresa/università molto debole, invece molto forte dal punto di vista innova?vo è quello della piccola e media impresa/distre9 industriali. I paesi differiscono molto per quanto riguarda i sistemi nazionali. 2. Sistema locali (= distreX industriali esempio) forte relazione produ1ore/u?lizzatore, importante divisione del lavoro. Ci sono is?tuzioni locali e non nazionali. Il ruolo della banca locale, regionale è molto importante e is?tuzioni di formazione professionale (non università) che funzionano molto bene. Le banche locali finanziano le piccole imprese 3. Sistemi seAoriali: i se1ori differiscono molto come cara1eris?che (Pavit, Schumpeter 1 e 2), ma anche come ?po di a1ori, relazioni ecc. Pensiamo alla biotecnologia in cui c’è la grande impresa, forte ruolo dell’università, venture capital, breve9. Domande esame: Che cosa è un sistema innova?vo? Cosa è un sistema nazionale / locale / se1oriale? con esempi.
PoliBca Pubblica a sostegno dell’innovazione
QUALI SONO LE RAGIONI MICROECONOMICHE PER CUI LO STATO DOVREBBE INTERVENIRE NEL PROCESSO
INNOVATIVO?
1. Massimizzare il benessere
- Monopolio : se io incen?vo la concorrenza, incen?vo anche la compe?zione dell’innovazione
- Fallimento del mercato perché la tecnologia è uguale all’informazione. Tecnologia come informazione: io innovo però tu9 possono imitarmi, non ho appropriabilità. Qua a1uo una poli?ca di sistema breve1uale, poli?ca pubblica, è una norma?va. è lo stato che la protezione breve1uale. Le poli?che breve1uali sono le poli?che più vecchie, usate da tu9 gli sta?.
- Ricerca e sviluppo di base : le grandi imprese potrebbero fare la ricerca di base ma solo alcune. Ci sono i grandi centri pubblici di ricerca. Si finanzia la ricerca di base perché è un bene pubblico, usufruibile da tu9. Le imprese non si appropriano dei risulta? della ricerca di base.
- Alcuni progeX di ricerca e sviluppo sono indivisibili , cioè devono essere condo9 tu9 dalla stessa impresa. Se una piccola impresa ha un proge1o di ricerca indivisibile molto rischioso che un venture capital non finanzia, lo stato interviene e finanzia il proge1o. Gli sta? finanziano i proge9 altamente rischiosi delle piccole imprese. StrumenB
- (^) BreveAo , strumento che hanno tu9 i paesi
- (^) Sussidio alla ricerca e sviluppo : posso finanziare la ricerca delle piccole imprese. Problema: sussidio alla ricerca, rendimen? marginali decrescen?. La ricerca ha un costo: ho benefici in termini di profi9 e un costo, dato dai salari dei ricercatori. Se i salari sono costan?, la spesa è costante. Lo stato dice: voglio aumentare la spesa in ricerca del mio sistema e quindi do un sussidio alla ricerca, se la ricerca costa w lo stato paga una parte q, l’impresa quindi paga w/1+q, si abbassa e quindi l’impresa spende di più in
ricerca. Queste sono le poli?che di addizionalità, le imprese alla fine fanno più ricerca. In mol?ssimi paesi succede che l’impresa riduce an?cipatamente le spese in ricerca, così che quando riceve il finanziamento, va a spendere esa1amente quanto spendeva prima senza il sostegno pubblico: sos?tuzione di soldi pubblici a inves?mento privato. Ma nessuna poli?ca nazionale vuole un processo di sos?tuzione. Se l’impresa aveva intenzione di spendere un certo ammontare la poli?ca deve avere un obie9vo di addi9vità. Tu9 i paesi hanno team di econometria per vedere se le imprese riducono le spese in ricerca appena prima dell’intervento pubblico.
- (^) IncenBvi fiscali - (^) Sostegno alla collaborazione Una poli?ca può essere il breve1o come risoluzione al fallimento di mercato, l’altra poli?ca invece è, laddove nessuna impresa vuole innovare o fare ricerca perché la tecnologia di diffonde come informazione, c’è un problema di esternalità (io non faccio ricerca perché le altre beneficiano dalla mia ricerca), ma se lo stato riesce a internalizzare questa cosa, me1endo insieme queste imprese. Internazionalizzare tu1e quelle esternalità che indurrebbero l’impresa a non fare ricerca e sviluppo. Breve1o da un lato protegge, ma dall’altro è uno degli strumen? di maggior diffusione di informazione tecnologica perché è pubblico. Teoria evoluBva Ragioni della teoria neoclassica sono importan?, finanziamento ricerca e sviluppo, breve9 ecc ma ci sono anche altre ragioni.
- Apprendimento e competenze non buone. Lo stato interviene come? Formazione capitale umano; poli?che di ricerca di base, perché questa crea competenze; poli?che di diffusione, diffondendo l’innovazione diffondo anche le competenze.
- FallimenB nel processo innovaBvo. I sistemi innova?vi possono non funzionare pienamente. Poli?che dello stato: migliorare le connessioni tra a1ori o migliorare le competenze dei nodi (= sviluppare le conoscenze dell’università ad esempio).
- Trappole trade-off : le imprese possono essere ancorate su tecnologie vecchie, non avere le competenze per spostarsi da una tecnologia all’altra. La poli?ca fa si che gli a1ori facciano parte di programmi di esplorazioni di nuove tecnologie e quindi esplorare traie1orie diverse.
- Competenze del policy maker : questo può non avere competenze nel comprendere specifiche tecnologie o specifici merca?; oppure mancanza di ada1abilità e flessibilità (ES Giappone che negli anni ’70 rincorreva gli USA nei mainframe, poli?ca di finanziamento delle spese di ricerca delle grandi imprese giapponesi, li ha spin? a collaborare, dopo 10 anni il Giappone aveva raggiunto delle buone competenze, ma la poli?ca pubblica è stata molto inflessibile, non si era accorta che era nato un nuovo mercato, quello dei personal computer); incapacità di comprendere le specificità delle tecnologie; mancanza di visione di lungo periodo (miopia); incapacità di coordinare le complementarietà che esistono tra gli a1ori di un sistema innova?vo. Esempi La tassonomia di Henry Ergas Possiamo organizzare le poli?che in tre gruppi:
- PoliBche mission-oriented come Usa, Francia, Uk. Lancio poli?che pubbliche per essere primi in qualche se1ore, poli?che mission, inves?men? in qualche se1ore per essere leader. Poli?che centralizzate, c’è un operatore che ges?sce queste poli?che. Poli?che compe??ve, finanzio gare parte a diversi sogge9, compe?zione tra imprese, se vince l’impresa o9ene tan?ssimi finanziamen?. Usa se1ore militare e aerospaziale (successo), Francia se1ore ele1ronico, ICT (disastro).
- PoliBche diffusion-oriented : io poli?ci maker voglio che tu1e le piccole imprese abbiano una disponibilità di risorse di base, di capitale umano. Esa1amente l’opposto di prima: voglio che la popolazione delle piccole e medie imprese sia avanzata, competenze avanzate. Decisioni decentralizzate per essere vicine alle piccole imprese. Poli?che automa?che, aumento livello di capitale umano, aumento diffusione dell’informazione alle piccole imprese: successo strepitoso. Paesi: Germania, Svezia, Svizzera. Ora anche gli Usa e Francia hanno poli?che diffusion. 3. Il Giappone : ha avuto poli?che di diffusion dagli anni ’60 e ’70 ma anche poli?che mission di ?po diverso. Ha puntato sulla leadership nell’ele1ronica in un modo nuovo: spinge alla collaborazione tra
- (^) In mol? paesi la domanda è eterogenea e meno rea9va all’innovazione. Le imprese crescono meno, il venture capital non può intervenire in maniera efficace
- (^) R-S minore, ad eccezione di Svezia e Germania (?), e di RS/PIL
- (^) Regolamentazione disincen?va l’entrata di nuove imprese Domanda: quali sono stru5urali per le quali l’Europa non è allo stesso livello di Usa? Quali sono le regioni del catching up di Cina e India? Cina e India sono paesi emergen?. Corea negli anni ’70 e ’80 era in via di sviluppo, ora è paese leader. Bloomberg crea ogni anno indici di sviluppo per vedere quali siano i paesi in crescita. La Cina è passata dal 19 posto al 15.
- (^) Apprendimento e capitale umano: tu9 ques? paesi emergen? quando hanno fa1o la rincorsa ai paesi avanza? hanno puntato sul capitale umano, aumentato con?nua?vamente il livello di istruzione, educazione elementare, liceale, universitaria e do1orato.
- (^) Accesso a conoscenze internazionali:tu9 i paesi invece che chiudersi si sono aper? a conoscenze internazionali. La Corea di è aperta non alle mul?nazionali ma acquistando un sacco di licenze dagli Usa. La Cina invece ha invitato le mul?nazionali e ha fa1o tu1a una serie di Joint Venture. Catching up basato non solo sulle proprie forze.
- (^) Absorp?ve capabili?es: hanno puntato a fare sempre di più ricerca, cioè hanno aumentato la capacità di rilevare le tecnologie rilevan?, di modificarle ecc.
- (^) Accumulazione con?nua di conoscenze e competenze: il processo è molto con?nuo, il cathcing up avviene in decenni.
- (^) Ruolo a9vo della poli?ca pubblica: la poli?ca publica ha incen?vato le imprese a far ricerca, elevare il capitale umano. E’ intervenuta in modi diversi, Cina più digirista, Taiwan più liberista. Non è il mercato che ha avuto un ruolo fondamentale in questo sviluppo. Nuovi Bpi di innovazioni, rilevanB nei paesi emergenB
- Innovazione BOP : depuratori acqua Tata, frigorifero porta?le Godrej. Queste imprese innovano molto per prodo9 per consumatori che hanno pochissimo reddito, diversamente da Usa o Europa. In India o in Cina infa9 il bo5om of the pyramid (= persone più povere della società) rappresenta un mercato enorme. Ques? prodo9 vengono realizza? a bassissimo prezzo, che non hanno le stesse performance di quelli vendu? agli altri merca?.
- Reverse InnovaBon : anche in America e in Europa ci sono tan?ssimi consumatori a basso reddito, quindi queste innovazioni BOP vengono ado1ato in ques? paesi. Innovazioni che vanno dal pese emergenze al paese avanzato, si indirizzano alla fascia della popolazione più povera. Si tra1a di un fenomeno nuovo. Prodo9 di bassissima qualità, vendu? nei paesi avanza? alla fascia di popolazione più povera. Anche ques? paesi avanza? hanno, in misura minore, una fascia di popolazione estremamente povera.
- Tecnologie appropriate : sempre di più quando la tecnologia americana o europea viene venduta a un paese in via di sviluppo, ques? paesi devono ada1are queste tecnologie alla stru1ura del loro mercato.
- Upgrading nelle Global Value Chain : una grande impresa organizza la sua catena produ9va a livello mondiale, a livello di componen? del prodo1o, e nei paesi in via di sviluppo, entrano nella global value chain di un certo prodo1o ad un certo livello. Avviene che queste imprese hanno un meccanismo di apprendimento: col tempo si spostano a fasi più di valore aggiunto o più sofis?cate della global value chian. Samsung 20 anni fa faceva prodo9 di bassissima qualità, col tempo è salita, ha fa1o componen? sempre più sofis?ca? fino a diventare lui produ1ore. CINA: socialismo di mercato da una lato la poli?ca pubblica è molto dirigista, dall’altro ci sono interi se1ori lascia? completamente al mercato. Per ricapitolare: ragioni alla base del catching up
- (^) For?ssima apertura agli inves?men? dire
- (^) Poli?ca di inves?mento nel capitale umano
- (^) Aumento R&S
Problemi :
- (^) riforma delle imprese di stato, prote1e e non dinamiche
- (^) disuguaglianza nella distribuzione di reddito
- (^) dualismo ci1à e campagna
- (^) welfare: pensione e sanità
- (^) Ambiente: inquinamento INDIA
- (^) cresce anche indietro rispe1o alla cina
- (^) ha aumentato il livello di educazione, alcune università rilevan?
- (^) forte disuguaglianza tra se1ori leader, come farmaceu?ca e sowware
- (^) disuguaglianza nel sistema educa?vo
- (^) inquinamento
- (^) corruzione
- (^) poli?ca pubblica non sempre coerente Domanda: quali sono le ragioni del catching up dei paesi emergen@? fatemi un esempio.
Esame: 3 domande: rispondere a 2/3 (possono essere 2 di Ba1agion o 2 di Malerba)
Esporre in modo chiaro, sinte?co e completo. Domanda di Malerba divisai 3 so1odomande, magari collegate a temi diversi.
- Cos’è la ricerca e sviluppo? di base, applicata, cresciuta di importanza, ricerca di base fa1a anche dalle grandi imprese.
- Schumpeter: che contribu? ha dato, importanza per la comprensione dell’innovazione
- Comparare approccio neoclassico ed evolu?vo al tema dell’innovazione? quali sono le diverse prospe9ve/approccio di un approccio neoclassico(?)?
- Tre esempi di rappresentazione del processo innova?vo: Asher, lineare, a catena. Discutere e dire quali se1ori si applicano
- Dis?nzione tra tecnologia come informazione e tecnologia come conoscenza.
- Discutere le cara1eris?che dell’apprendimento nell’impresa, learning by doing, apprendimento da u?lizzo, ricerca, interazione. So1odomanda: relazione tra strategie legate alla curva di esperienza ed entrare prima/entrare grande ecc + differenza tra esplorazione e sfru1amento + come cara1erizzare la conoscenza dell’impresa + dinamica della conoscenza
- Cosa sono le competenze dell’impresa? intangibili, rsesource based. So1odomanda: cosa sono le abor?ve capabili?es: per u?lizzare nuove tecnologie le imprese devono fare ricerca…
- Fate alcuni esempi di cara1eris?che diverse delle competenze delle impresa: gerarchie di imprese competenze d interazione, competenze sono inerziali (miopia) ecc
- Cosa sono le competenze dinamiche: cosa sono, cara1eris?che, importanza
- Relazione tra innovazione e competenza: distruggere o rafforzare, innovazione distru9va
- Quali sono i principali indicatori di innovazioni e quali problemi hanno? Surveys
- Cosa sono i pa1ern Schumpeteriani di innovazione e i regimi tecnologici? sapere anche le relazioni tra regime e pa1ern (quelli con il più o il meno)
- Appropriabilità e che strumen? hanno le imprese: segretezza, breve1o (2 facce: appropria legalmente ma diffonde), tempi di vantaggio.
- Tassonomia di Pavit: rappresentarla e discutere.
- Cos’è la dinamica industriale: esame di entran?/uscen?, spin-off, come le imprese entrano, che ?po di startup ci sono.
- Come possiamo esaminare l’entrata da un punto di vista tradizionale/neoclassico e da uno evolu?vo? + cri?che
- SPIN-OFF: cosa sono, 3 o 4 teorie (agenzia, distru1rici di competenze, apprendimento del lavoratore, disaccordo).
- Ciclo di vita dell’industria visto in relazione all’innovazione (si vergogna a fare questa domanda). Il ciclo di vita dell’industria automobilis?ca è generalizza?le? NO ma eccezioni (3 esempi che non seguono il ciclo di vita).
- Che relazione c’è tra innovazione e dinamica industriale? innovazione che distrugge.