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Kirkegaard, filosofia, Appunti di Filosofia

Kirkegaard, file riassuntivo di vita e pensiero

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 10/06/2023

erikafranzone
erikafranzone 🇮🇹

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Kierkegaard
La vita di Kierkegaard è di fondamentale importanza per comprendere il pensiero. Egli si sentiva diversissima
dalla maggioranza degli uomini e perciò non si preoccupò minimamente della propria felicità terrena. Nacque a
Copenhagen nel 1313 e visse un’infanzia è una giovinezza malinconiche a causa di una severa educazione
religiosa e di numerosi lutti familiari. Tutto questo lo portò a ritenere che su di lui gravasse una profonda colpa da
espiare. Anche il padre interpreta tutti gli eventi spiacevoli della vita di Kierkegaard come una punizione divina
per un peccato da lui commesso tempo prima.
Per Kierkegaard vivere e scrivere sono la stessa cosa. Quindi lui utilizza preferibilmente generi narrativi, come il
diario o la lettera, dove il protagonista si espone in prima persona. Proprio perché lui vede la filosofia come un
impegno personale, apprezza la figura di Socrate, che ha testimoniato il suo pensiero con la vita, e non ha mai
preteso di avere raggiunto la verità. Kierkegaard si sofferma sul significato dell’ironia socratica quando appunto
Socrate si finge ignorante per nascondere la propria sapienza che non consiste però nella convinzione di
possedere un qualche contenuto di verità, ma nella consapevolezza della propria ignoranza. Ironia socratica
assume quindi una funzione maieutica: cioè Socrate finge di non sapere per spingere l’interlocutore a esporre le
proprie conoscenze e indurre anche lui ad ammettere la propria ignoranza. La filosofia infatti non può essere una
dottrina universale, ma soltanto l’espressione della ricerca di un singolo. La comunicazione filosofica diventa una
comunicazione d’esistenza, ossia un comunicare che ha tempo un agire in quanto agisce sull’interlocutore
trasformandolo. Kierkegaard pubblica le sue opere filosofiche sotto pseudonimo: non perché lui vuole
nascondersi dietro un’identità fasulla, ma il contrario poiché l’autore si immedesima nel protagonista assumendo
di volta in volta una personalità è una prospettiva sul mondo ben precise, coerenti con i contenuti nell’opera.
Kierkegaard contrappone al concetto di esistenza di Hegel il concetto nel singolo, un filtro grazie al quale è
possibile interpretare la realtà. Possiamo dire che la filosofia di Kierkegaard è di tipo categorico. Infatti dobbiamo
considerare il singolo come la categoria, non una qualsiasi, ma la categoria fondamentale per tutta la filosofia.
Kierkegaard infatti rifiuta la filosofia come sistema, dove cioè non esiste conflitto fra il singolo il tutto, e dove
l’esistenza del singolo si inserisce nello sviluppo razionale del tutto. Infatti il punto di partenza della filosofia per lui
è il singolo, un concetto reale e unico oggetto possibile di riflessione filosofica. Possiamo dire che Kierkegaard
appartiene alla filosofia esistenzialistica che prevede che l’unico oggetto possibile di riflessione filosofica e
l’esistenza, ovvero l’insieme delle esperienze che l’uomo realizza nel mondo, nel periodo di tempo in cui è
destinato a rimanerci. Qualsiasi concetto o realtà esterni al mondo non possono essere oggetto di riflessione da
parte dell’intelletto.
L’esistenza è l’insieme delle possibilità. La possibilità è la principale caratteristica dell’esistenza umana, nel senso
che l’esistenza dell’uomo è un continuo realizzare delle possibilità. In ogni situazione della nostra esistenza, in
effetti, noi facciamo qualcosa che è solo una delle possibilità di scelta che si dispiegano intorno a noi. L’esistenza
consiste quindi nello scegliere tra i diversi possibili. Se non si arriva ad una scelta ci si fossilizza nel “punto Zero“,
l’indecisione permanente. A livello emotivo, prevale però la preoccupazione che la nostra scelta possa essere
sbagliata (concetto di possibile che no rispetto a possibile che sì). In particolare la possibilità di perdere tutto
attraverso una scelta sbagliata. Il sentimento dell’angoscia dunque è quello caratteristico della condizione umana,
proprio perché avverte l’incertezza e l’indeterminatezza del futuro.
La filosofia di Kierkegaard è caratterizzata da tre stadi dell’esistenza. Quando parliamo di sentire l’esistenza
intendiamo dei momenti cronologici nella vita di un singolo individuo che restano immutati per tutta la vita
dell’essere umano. Kierkegaard esclude la possibilità del raggiungimento di una dialettica, questo perché ogni
tipo di scelta porta ad un’affermazione e ad un’esclusione. E infatti il passaggio da uno stato all’altro non si
configura come un progresso di carattere dialettico ma come lo stato assoluto, un’alternativa radicale. Questa
dinamica viene definita la dinamica dell’out out. Le forme di esistenza che l’essere umano può adottare sono tre:
- VITA ESTETICA: Qui troviamo la figura dell’esteta rappresentata dal dongiovanni. L’esteta secondo
Kierkegaard è colui che continua a non scegliere e che decide di non definirsi come identità stabile. Vive
nel qui ed ora e non presenta quella continuità che gli permette di costruirsi come persona, egli infatti dei
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Kierkegaard

La vita di Kierkegaard è di fondamentale importanza per comprendere il pensiero. Egli si sentiva diversissima dalla maggioranza degli uomini e perciò non si preoccupò minimamente della propria felicità terrena. Nacque a Copenhagen nel 1313 e visse un’infanzia è una giovinezza malinconiche a causa di una severa educazione religiosa e di numerosi lutti familiari. Tutto questo lo portò a ritenere che su di lui gravasse una profonda colpa da espiare. Anche il padre interpreta tutti gli eventi spiacevoli della vita di Kierkegaard come una punizione divina per un peccato da lui commesso tempo prima. Per Kierkegaard vivere e scrivere sono la stessa cosa. Quindi lui utilizza preferibilmente generi narrativi, come il diario o la lettera, dove il protagonista si espone in prima persona. Proprio perché lui vede la filosofia come un impegno personale, apprezza la figura di Socrate, che ha testimoniato il suo pensiero con la vita, e non ha mai preteso di avere raggiunto la verità. Kierkegaard si sofferma sul significato dell’ironia socratica quando appunto Socrate si finge ignorante per nascondere la propria sapienza che non consiste però nella convinzione di possedere un qualche contenuto di verità, ma nella consapevolezza della propria ignoranza. Ironia socratica assume quindi una funzione maieutica: cioè Socrate finge di non sapere per spingere l’interlocutore a esporre le proprie conoscenze e indurre anche lui ad ammettere la propria ignoranza. La filosofia infatti non può essere una dottrina universale, ma soltanto l’espressione della ricerca di un singolo. La comunicazione filosofica diventa una comunicazione d’esistenza, ossia un comunicare che ha tempo un agire in quanto agisce sull’interlocutore trasformandolo. Kierkegaard pubblica le sue opere filosofiche sotto pseudonimo: non perché lui vuole nascondersi dietro un’identità fasulla, ma il contrario poiché l’autore si immedesima nel protagonista assumendo di volta in volta una personalità è una prospettiva sul mondo ben precise, coerenti con i contenuti nell’opera. Kierkegaard contrappone al concetto di esistenza di Hegel il concetto nel singolo, un filtro grazie al quale è possibile interpretare la realtà. Possiamo dire che la filosofia di Kierkegaard è di tipo categorico. Infatti dobbiamo considerare il singolo come la categoria, non una qualsiasi, ma la categoria fondamentale per tutta la filosofia. Kierkegaard infatti rifiuta la filosofia come sistema, dove cioè non esiste conflitto fra il singolo il tutto, e dove l’esistenza del singolo si inserisce nello sviluppo razionale del tutto. Infatti il punto di partenza della filosofia per lui è il singolo, un concetto reale e unico oggetto possibile di riflessione filosofica. Possiamo dire che Kierkegaard appartiene alla filosofia esistenzialistica che prevede che l’unico oggetto possibile di riflessione filosofica e l’esistenza, ovvero l’insieme delle esperienze che l’uomo realizza nel mondo, nel periodo di tempo in cui è destinato a rimanerci. Qualsiasi concetto o realtà esterni al mondo non possono essere oggetto di riflessione da parte dell’intelletto. L’esistenza è l’insieme delle possibilità. La possibilità è la principale caratteristica dell’esistenza umana, nel senso che l’esistenza dell’uomo è un continuo realizzare delle possibilità. In ogni situazione della nostra esistenza, in effetti, noi facciamo qualcosa che è solo una delle possibilità di scelta che si dispiegano intorno a noi. L’esistenza consiste quindi nello scegliere tra i diversi possibili. Se non si arriva ad una scelta ci si fossilizza nel “punto Zero“, l’indecisione permanente. A livello emotivo, prevale però la preoccupazione che la nostra scelta possa essere sbagliata (concetto di possibile che no rispetto a possibile che sì). In particolare la possibilità di perdere tutto attraverso una scelta sbagliata. Il sentimento dell’angoscia dunque è quello caratteristico della condizione umana, proprio perché avverte l’incertezza e l’indeterminatezza del futuro. La filosofia di Kierkegaard è caratterizzata da tre stadi dell’esistenza. Quando parliamo di sentire l’esistenza intendiamo dei momenti cronologici nella vita di un singolo individuo che restano immutati per tutta la vita dell’essere umano. Kierkegaard esclude la possibilità del raggiungimento di una dialettica, questo perché ogni tipo di scelta porta ad un’affermazione e ad un’esclusione. E infatti il passaggio da uno stato all’altro non si configura come un progresso di carattere dialettico ma come lo stato assoluto, un’alternativa radicale. Questa dinamica viene definita la dinamica dell’out out. Le forme di esistenza che l’essere umano può adottare sono tre:

  • VITA ESTETICA: Qui troviamo la figura dell’esteta rappresentata dal dongiovanni. L’esteta secondo Kierkegaard è colui che continua a non scegliere e che decide di non definirsi come identità stabile. Vive nel qui ed ora e non presenta quella continuità che gli permette di costruirsi come persona, egli infatti dei

piaceri della vita e si disperde nelle esperienze. La vita estetica però finisce nella ripetizione e nella noia che a loro volta sfociano nella disperazione.

  • VITA ETICA: In questo caso il soggetto sceglie sì di soddisfare il piacere, però regolamentandolo; Questo stadio è rappresentato dal giudice Wilhelm e il matrimonio e il lavoro ne sono i simboli, ovvero la scelta di un solo oggetto di desiderio tra i molti possibili. La vita etica fornisce un ruolo identitario, in cui il soggetto può riconoscersi. Ci si costruisce un io, si assume un ruolo socialmente riconosciuto (in genere in linea con la mentalità borghese). Anche la vita etica finisce però nella disperazione perché il tentativo di rispettare la legge morale è la legge dello Stato mette il singolo di fronte ai propri limiti di creatura finita e alla tentazione del peccato.
  • VITA RELIGIOSA: La vita religiosa consiste nell’affidarsi totalmente a Dio, nella solitudine e senza il confronto della razionalità. La scelta religiosa è scandalo e paradosso, perché può richiedere azioni incompatibili con le leggi morali, come spiega bene la figura di Adamo, che obbedisce all’ordine divino di sacrificare il figlio Isacco. Abramo spiega perfettamente anche il sentimento dell’angoscia, che l’essere umano prova per le infinite possibilità offerte dal mondo. L’angoscia è quindi l’esito della libertà dell’uomo, il quale può scegliere la possibilità di peccare e di dannarsi. L’angoscia riguarda il rapporto con il mondo mentre la disperazione riguarda il rapporto dell'uomo con se stesso. L’angoscia secondo il filosofo è una condizione eterna dell’uomo che sorge nel momento in cui l’uomo diventa consapevole della sua infinita libertà. Il concetto dell’out out è strettamente collegata al concetto di angoscia, perché di fronte ad una scelta l’uomo dovrà assumersi la totale responsabilità delle sue scelte, o bianco nero, uno esclude l’altro e questo porta l’uomo a provare angoscia. La disperazione nasce invece quando individua si rapporta con se stesso e si dispera perché capisce di essere insufficiente S, ma anche perché non può andare oltre il suo essere ed è quindi costretto a vivere la morte dell’io.la disperazione umana è composta da due dilemmi principali, un primo problema che il non volere essere se stessi, in cui l’uomo si vede sbagliato diverso, è un secondo problema che è il voler essere se stessi, ma sapere che in quanto umano è limitato, non ci si può realizzare. Kierkegaard dice però che esiste una via di fuga da questo stato d’animo terribile e della fede. La religione viene vista da Kierkegaard come una scelta fondamentale per diventare consapevoli di sé