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Kirkegaard, file riassuntivo di vita e pensiero
Tipologia: Appunti
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La vita di Kierkegaard è di fondamentale importanza per comprendere il pensiero. Egli si sentiva diversissima dalla maggioranza degli uomini e perciò non si preoccupò minimamente della propria felicità terrena. Nacque a Copenhagen nel 1313 e visse un’infanzia è una giovinezza malinconiche a causa di una severa educazione religiosa e di numerosi lutti familiari. Tutto questo lo portò a ritenere che su di lui gravasse una profonda colpa da espiare. Anche il padre interpreta tutti gli eventi spiacevoli della vita di Kierkegaard come una punizione divina per un peccato da lui commesso tempo prima. Per Kierkegaard vivere e scrivere sono la stessa cosa. Quindi lui utilizza preferibilmente generi narrativi, come il diario o la lettera, dove il protagonista si espone in prima persona. Proprio perché lui vede la filosofia come un impegno personale, apprezza la figura di Socrate, che ha testimoniato il suo pensiero con la vita, e non ha mai preteso di avere raggiunto la verità. Kierkegaard si sofferma sul significato dell’ironia socratica quando appunto Socrate si finge ignorante per nascondere la propria sapienza che non consiste però nella convinzione di possedere un qualche contenuto di verità, ma nella consapevolezza della propria ignoranza. Ironia socratica assume quindi una funzione maieutica: cioè Socrate finge di non sapere per spingere l’interlocutore a esporre le proprie conoscenze e indurre anche lui ad ammettere la propria ignoranza. La filosofia infatti non può essere una dottrina universale, ma soltanto l’espressione della ricerca di un singolo. La comunicazione filosofica diventa una comunicazione d’esistenza, ossia un comunicare che ha tempo un agire in quanto agisce sull’interlocutore trasformandolo. Kierkegaard pubblica le sue opere filosofiche sotto pseudonimo: non perché lui vuole nascondersi dietro un’identità fasulla, ma il contrario poiché l’autore si immedesima nel protagonista assumendo di volta in volta una personalità è una prospettiva sul mondo ben precise, coerenti con i contenuti nell’opera. Kierkegaard contrappone al concetto di esistenza di Hegel il concetto nel singolo, un filtro grazie al quale è possibile interpretare la realtà. Possiamo dire che la filosofia di Kierkegaard è di tipo categorico. Infatti dobbiamo considerare il singolo come la categoria, non una qualsiasi, ma la categoria fondamentale per tutta la filosofia. Kierkegaard infatti rifiuta la filosofia come sistema, dove cioè non esiste conflitto fra il singolo il tutto, e dove l’esistenza del singolo si inserisce nello sviluppo razionale del tutto. Infatti il punto di partenza della filosofia per lui è il singolo, un concetto reale e unico oggetto possibile di riflessione filosofica. Possiamo dire che Kierkegaard appartiene alla filosofia esistenzialistica che prevede che l’unico oggetto possibile di riflessione filosofica e l’esistenza, ovvero l’insieme delle esperienze che l’uomo realizza nel mondo, nel periodo di tempo in cui è destinato a rimanerci. Qualsiasi concetto o realtà esterni al mondo non possono essere oggetto di riflessione da parte dell’intelletto. L’esistenza è l’insieme delle possibilità. La possibilità è la principale caratteristica dell’esistenza umana, nel senso che l’esistenza dell’uomo è un continuo realizzare delle possibilità. In ogni situazione della nostra esistenza, in effetti, noi facciamo qualcosa che è solo una delle possibilità di scelta che si dispiegano intorno a noi. L’esistenza consiste quindi nello scegliere tra i diversi possibili. Se non si arriva ad una scelta ci si fossilizza nel “punto Zero“, l’indecisione permanente. A livello emotivo, prevale però la preoccupazione che la nostra scelta possa essere sbagliata (concetto di possibile che no rispetto a possibile che sì). In particolare la possibilità di perdere tutto attraverso una scelta sbagliata. Il sentimento dell’angoscia dunque è quello caratteristico della condizione umana, proprio perché avverte l’incertezza e l’indeterminatezza del futuro. La filosofia di Kierkegaard è caratterizzata da tre stadi dell’esistenza. Quando parliamo di sentire l’esistenza intendiamo dei momenti cronologici nella vita di un singolo individuo che restano immutati per tutta la vita dell’essere umano. Kierkegaard esclude la possibilità del raggiungimento di una dialettica, questo perché ogni tipo di scelta porta ad un’affermazione e ad un’esclusione. E infatti il passaggio da uno stato all’altro non si configura come un progresso di carattere dialettico ma come lo stato assoluto, un’alternativa radicale. Questa dinamica viene definita la dinamica dell’out out. Le forme di esistenza che l’essere umano può adottare sono tre:
piaceri della vita e si disperde nelle esperienze. La vita estetica però finisce nella ripetizione e nella noia che a loro volta sfociano nella disperazione.