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L'essere come problema e domanda, Sintesi del corso di Psicologia Generale

Ilconcetto di essere come problema e domanda nella filosofia di Heidegger e Deleuze. Si parla della differenza ontologica, della metafisica come dominio della rappresentazione e della resistenza filosofica al dominio della ragione. Si approfondiscono anche concetti come la differenziazione, il negativo, l'immaginazione e la finitezza. Il testo è complesso e richiede una conoscenza pregressa della filosofia contemporanea.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 11/01/2022

perlapepa
perlapepa 🇮🇹

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CAPITOLO 1ESSERE: PROBLEMA

Problema: sporgenza, rupe, impedimento. E poi: questione, problema, quesito punto problema nel senso filosofico e ciò che ci ha dettato davanti, che ci ha proposto e ci interpella e resta come domanda. L’ontologia è appunto il problema dell’essere, o l’essere come problema e domanda. L’essere è in se stesso problematico. Differenza e ripetizione di Gilles Deleuze si riferisce al pensiero di Martin Heidegger che per la riflessione filosofica francese di quegli anni è Indiscutibilmente un punto di passaggio fondamentale. La nota di Deleuze riguarda l’essere, comincia osservando che in Heidegger c’è un no. Questo no viene frainteso quando viene interpretato come negazione: non si tratta di una negazione, ma dell’essere come differenza. Differenza ontologica significa che questa differenza è la piega costitutiva dell'essere. Struttural’anno prima delle use aveva scritto per un manuale di storia della filosofia contemporanea un breve saggio, Da che cosa si riconosce lo strutturalismo? Mostra in opera la decisiva nozione deleuziana di virtuale. Tre criteri di riconoscimento dello strutturalismo viene indicato il differenziante, La differenziazione. La struttura è un virtuale-reale, reale senza essere attuali, ideale senza essere astratta. Ora Il virtuale della struttura si attualizza seguendo direzioni esclusive in lingue diverse in cui ciascuna incarna certi rapporti, certi valori dei rapporti e certe singolarità. La struttura Ah quindi due stati: nel suo stato virtuale è differentiée Ma quando le strutture si incarnano in questa o in quella forma attuale dovremmo dire che si differenziano, e che per attualizzare si equivale precisamente a differenziarsi.

Come la differenza e la differenziazione non sono negoziazione, così il no di Heidegger riletto da Deleuze non esprime in negativo. La domanda è l’essere problematico, si riferisce al reale come campo problematico. La parola problema fa riferimento al campo positivo punto con la questione della differenza ontologica, Heidegger e sia posto sulla strada per uscire dalla metafisica. Ma che cos’è qui per Deleuze la metafisica? È il dominio della rappresentazione, che subordina la differenza all’identità punto Si tratta di cercare una via d’uscita dalla costruzione dell’identità e della rappresentazione. L’orientamento sempre più deciso di Heidegger verso una filosofia della differenza ontologica è uno dei segni che spingono delle use alla sua ricerca. Inconscio, linguaggio, arte: sono tre terreni di sperimentazione della differenza nel presente. Si tratta di liberare la differenza dalla soggezione, dalla dipendenza rispetto all’identità, quindi dal negativo punto se la differenziazione non è negativo dell’essere ma il carattere dell’essere stesso, in questa configurazione essa smette di essere un oggetto, l’oggetto della rappresentazione.

Negativoun modo posto che salvaguardare la divergenza entro il pensiero passa invece proprio attraverso il negativo con la nozione adorniana di non identico. Adorno assegna al negativo ruolo è il valore di unica via di resistenza filosofica rispetto ad un mondo nel quale La ragione si è totalizzata in dominio. Per Deleuze si tratta di uscirne, mentre per Adorno la traccia del non identico va cercata al suo interno, per questo scrive che il pensiero filosofico solidarizza con la metafisica proprio nel momento del suo declino. Mentre per Heidegger metafisica e tecnica si può appartengono punto per delle use, ciò che la filosofia chiama oggetto è ancora il risultato dell’operazione kantiana di costituzione, per Adorno la faccia che l’oggetto oppone al pensiero sistematico è l’unico ed estremo residuo di un esterno al pensiero che il pensiero stesso deve ritrovare entro di sé per spezzare l’apparenza d’identità totale in modo immanente. Si può riscontrare una risonanza inaspettata con Deleuze: soltanto i pensieri che giungono all’estremo resistono all’imponenza ogni potente del sicuro consenso.

La differenza per Deleuze non può essere immediata, rappresentata, Insomma superata o riconciliata. C’è un essere del problematico, indocile, che non si subordina l’identità e che si presenta come tessuto in Manente di pieghe, di processi continui di differenziazione punto delle use fa esplicito riferimento a due saggi heideggeriani che sono: identità e differenza e poeticamente abita l’uomo: la differenza non si lascia

dell’essere. Con Nietzsche la metafisica si compie Perché l’essere non fa più un problema, ora l’eticità è tutto. Per Deleuze, la differenza ontologica è l’essere come tessuto di differenze. Per Heidegger è il mantenimento della faglia traente essere. Lo stesso Kant ancora mantenuto traccia di questa differenza, ha resistito all’impulso della soggettività incondizionata. Nietzsche, invece, ha rinchiuso la faglia enticizando l’essere sotto forma di volontà di potenza.

MetafisicaDeleuze nella sua teoria dell’immanenza, le sente solo un simulacro, un effetto di superficie dell’uno tutto virtuale. La sua sarebbe una metafisica dell’uno. Gli assenti sarebbero svalutati come semplici effetti di superficie di dispiegamento dell’uno. Il virtuale avrebbe ancora la posizione trascendente del fondamento, Mentre una vera filosofia dell’immanenza deve poter pensare una molteplicità generale senza alcun virtuale soggiacente. La filosofia e la teoria delle molteplicità. Niente permette Dunque di trarre la conclusione di un primato dell’uno. Costruire una metafisica resta l’ideale della filosofia.

Gill Deleuze di differenza e ripetizione, fa riferimento allo Heidegger della svolta nel suo orientamento sempre più deciso verso una filosofia della differenza ontologica. Heidegger prima della Svolta, a ridosso di essere tempo del 1929, pubblica Kant e il problema della metafisica. Heidigger e Deleuze a proposito di Kant appaiono molto vicini, in particolare su una questione rilevanti, quella dello schematismo. Lo schematismo è uno dei punti chiavi, anche se non ha la stessa rilevanza. Kant avrebbe dovuto spingere più lontano e concetto di schema e non tenerlo indebitamente subordinato alle categorie che lo riducono allo stato di semplice meditazione nel mondo della rappresentazione.

CAPITOLO 2LA VEDUTA

A Kant si rimprovera spesso una sorta di incertezza, di pavidità o di paura trarre tutte le conseguenze delle sue stesse innovazioni filosofiche. Una mancanza di radicalità. Secondo Heidegger, lì in conseguenza o la pavidità si riferisce invece al rapporto tra le facoltà nella Critica Della Ragion pura: l’immaginazione trascendentale presenta la possibilità di una ricettività ontologica originaria, di una paradossale ragion pura sensibile. Questa apertura originaria sconvolgerebbe la gerarchia kantiana dei rapporti tra intelletto e sensibilità, e porterebbe a concludere che l’intelletto è assegnato all’intuizione. Il punto originario diventa Allora l’abisso di un sentire, di un essere esposto. Ci sarebbero Dunque due abissi in Kant e due e ritirate: la bisbetico dell’identificazione del puro agire formale secondo il dovere con il male diabolico, e l’abisso ontologico del sentire come apertura estatica alla trascendenza, che detronizza l’autorità del Logos: categorie, intelletto. La teoria del Sublime che appare nella terza critica in questa prospettiva potrebbe essere il modo per presentare un terzo abgrund, lo sprofondamento delle forme e il disastro della capacità di mettere in forma di fronte ad un eccesso che pure si presenta come sentito davanti a noi. Il sublime è un sentire, un sentimento spirituale. Secondo Heidegger si può trovare in Kant la traccia di un'ontologia radicale, che privilegiano un Kant epistemologico, teorico della conoscenza e addirittura precursore delle evoluzioni novecentesche delle Scienze teoriche della natura. della lettura di Heidegger: un sentire che si apre all’orizzonte indeterminato delle essenze in generale, e non una produzione di concetti governata dall’intelletto che si autolimita al fenomeno. L’abisso, E appunto la prospettiva di un sentire più originario dell’intelletto e, l’inizio della soggettività come un essere esposto. Argomentazioni di Heidegger:

 La Critica della ragion pura non è una teoria della conoscenza ma un'ontologia, e più precisamente un'ontologia della finitudine, in linea con la ricerca di essere e tempo  La gerarchia dei rapporti tra intelletto intuizione va Intesa così: l'intelletto è assegnato all'intuizione  Se rileggiamo il progetto Cantiano in modo più originario, a costo di una violenza troviamo che la vera origine trascendentale è la condizione di apertura di un essere finito alla trascendenza.

 L’immaginazione è il luogo, l’operatore o lo strumento della sintesi pura: essa non è solo la terza facoltà, la facoltà Mediatrice tra intuizione intelletto e, Ma la vera radice, in quanto offre la veduta preliminare  Dunque il vero cardine Edo schematismo, riduzione alla sensibilità, opera nella direzione di un riferimento o di una riduzione nel concetto all’immagine o meglio all’immagine schema  La radice della soggettività è l’affezione, l’apertura.  Ragione pura sensibile, il cardine del tempo. Il tempo come autoaffezione ricezione pura punto un essere esposta la trascendenza da parte di un ente finito, l'origine di questa trascendenza è un'affezione del se da parte di se stesso, attraverso il tempo  La risposta alla domanda kantiana che cos’è l’uomo? Consiste nell’elaborazione del problema della finitezza.  Il tempo assume la funzione metafisica centrale Nel corso della sua discussione Heidegger usa l’espressione conoscenza ontologica. Questa entità è il soggetto trascendentale, entità astratta o funzione che deve poter accompagnare tutte le rappresentazioni, l’essere è circoscritto al conoscibile, il fenomeno. Se l’intelletto è assegnato all’intuizione, la conoscenza sarà pure al proprio perché priva o precedente rispetto all’impianto rassicurante delle categorie, Sara conoscenza sotto forma di predisposizione. Il soggetto si forma come apertura all’essere, emerge tenendo aperto l’orizzonte preliminare, la possibilità della veduta. In questa versione il trascendentale è qualcosa come una cornice pura, vuota, una pura disponibilità ad accogliere. Heidegger use termini veduta e Orizzonte. La veduta apre l’orizzonte, ma veduta e Orizzonte cambiano il tono del termine puro: puro non significa più solo precedente rispetto a, che fonda la condizione di possibilità di una conoscenza strutturalmente limitata al fenomeno. Puro pare indicare qualcosa che non è destinato necessariamente riferirsi al fenomeno, e alla costituzione di oggetti. La veduta è e resta pura ovvero: non tematica, non desti necessariamente essere riempita dal fenomeno, costituire lo strumento per conoscere il fenomeno. Questa conoscenza ontologica è una forma di pensiero. Che la conoscenza abbia origine con il sensibile è l’affermazione esplicita di Kant, con cui comincia la prima critica. Ma se portiamo al limite la assegnazione pare che non ci sia solo un enfatizzazione del rovesciamento della gerarchia, ma qualcosa di più. Il pensiero non pensa oggetti fenomeni, ma pensa Alla Veduta. Veduta vada pensata come un orizzonte non solo vuoto ma destinato a restare vuoto. Cioè in Heidegger un esplicita contrapposizione ai neokantiani, che si mostra in modo esemplare nella discussione con Cassirer. La questione si può sintetizzare così: se quella di Kant è una teoria della conoscenza allora il primato ricade dalla parte dell’intelletto: facoltà dei concetti organo principale del logos. L’intelletto governa il processo cognitivo, elaborando i materiali che l’intuizione di porge e così arriva a costituire gli oggetti fenomeni. Se invece la parola metafisica a incanta il peso che aveva nella tradizione di riferimento Allora si tratta di una vera Antologia: non più un’ontologia sistematica ma un’ontologia della finitudine che presenta il soggetto come puro apertura.

HalosLa strana figura dell’alone somiglia a questo spazio Orizzonte: qualcosa come il luogo perfettamente vuoto nel quale soltanto immagine, fiato, parola potevano Avvenire.

Per Cassirer l’uomo è il soggetto cognitivo che elabora una molteplicità di forme simboliche al centro delle quali sta il linguaggio come supremo mediatore. Per Heidegger L’uomo ha un carattere eccentrico, è un ente che è trascendente ossia aperto alla totalità dell’ente a se stesso. La conoscenza ontologica sarebbe apertura allo spazio indeterminato dove ogni rapporto di essere o non essere a luogo. Lo strumento di questa conoscenza ontologica è la enigmatica nozione kantiana di schema punto lo schema non ha bisogno dell’intelletto perché non serve a conoscere i fenomeni ma solo a mettere al centro del pensiero la veduta pura. La fondazione kantiana della metafisica fa capo all’immaginazione trascendentale. Quest’ultima è la radice dei due ceppi: sensibilità e intelletto. Heidegger dichiara che la conoscenza ontologica forma la

procedere. La prestazione apparentemente autonoma dell’intelletto puro nel pensare lei vita è un atto fondamentale puro della immaginazione trascendentale. Il nucleo della ragion pura e sensibile. Se il volgersi, come affezione pura, essere affetti da - in modo indipendente dall’esperienza, Allora l’auto affezione è la più intima essenza della trascendenza. Il sich ( si impersonale)è una veduta. Sentire: Deleuze riprende questo tema, je aspetto attive formale dell’ego moi materiale e passivo.

Tutto il lessico kantiano riformulato da Heidegger ha una tonalità o un impronta ottica: immagine, veduta, Orizzonte. Ma più in profondità, il soggetto che giunge a se stesso nel tempo non è un intuire, un sentire, non sentirsi sdoppiato dal tempo attraverso l’auto affezione? L’immagine schema nei suoi esempi kantiani ha sempre un carattere spaziale, addirittura grafico. Il sentire intuire vedere, che secondo la potente e tendenziosa ricostruzione heideggeriana sta alla base della conoscenza ontologica, si sdoppia in due lati. Finché resta nella sua dimensione trascendentale radicale si tratta della soggettività come puro è vuoto esporsi a. L’immaginazione è trascendentale non nel senso consueto Ma perché Apri lente alla trascendenza. Lente è aperto ad altro da sé, trascende verso. Attraverso l’immaginazione si produce la veduta preliminare pura. Pura vuol dire non finalizzata alla conoscenza del fenomeno. Ciò che lente fa con l’immaginazione, e aprire e tenere aperto davanti all’orizzonte. Ma il nucleo più profondo di questo fuori è soggetto stesso punto Al centro della veduta c’è il tempo punto è il tempo è un sentiero originario attraverso cui mi arriva un messo altro. Heidegger lascia intendere che è la vera estetica trascendentale. Forse l’esergo ideale dell’ultimo scritto pubblicato di Deleuze potrebbe essere costituito dalle parole pronunciate da Heidegger durante il dibattito con Cassirer a Davos: la formula Suprema dell’esistenza dell’esserci si può ricondurre a pochissimi rari istanti di quella durata dell’esserci che intercorre tra la vita e la morte, soltanto in pochissimi istanti Infatti l’uomo vive al culmine della sua propria possibilità.

CAPITOLO 3 UN’ESPERIENZA SENZA COSCIENZA NE SOGGETTO

In apparenza, nell’ultimo Deleuze c’è ben poco di kantiano. Deleuze riprendi il giudizio di Heidegger: Kant ha tradito il trascendentale quando l’ha messa a servizio della conoscenza del fenomeno punto di pensiero di Kant e gioca un ruolo fondamentale nell’approdo del filosofo francese alla nozione ultima di campo trascendentale o piano di immanenza. Utilizza la parola pathos come qualcosa che culmina nella beatitudine dell’ultimo scritto. La complessiva trasfigurazione del kantismo sia complementare alle ultime radicali proposizioni sul immanenza. Il debito delle usano nei confronti di Kant e probabilmente molto più significativo di quanto Deleuze non ammetta. Si può dire che differenza e ripetizione non sia solo il punto di confluenza tra l’ontologia del molteplice e le tensioni politiche del tempo, ma anche l’opera snodo tra un prima è un dopo nel percorso di Deleuze. Indifferenza e ripetizione c'è già tutto, compreso Heidegger, Come si è visto: l'eredità degli anni cinquanta e sessanta e la fonte degli sviluppi successivi. Se Certamente Kant, con una posizione di assoluto rilievo che ricorrerà sinteticamente Nel saggio del 1986 chiamato quattro formule poetiche. A differenza di Heidegger, Deleuze traccia un percorso il cui Vertice è costituito dalla critica della capacità di giudizio, che diventerebbe così la più radicale teoria del pensiero Come sentire, l’opera torta di un soggetto alla passione del pensiero in ognuna delle tre critiche il saggio sulle quattro formule poetiche Individua un punto di rottura: nella prima critica al punto di rottura e la scissione del soggetto attraverso il tempo, nella seconda è la legge vuota, e infine nella critica della capacità di giudizio e l’armonia dissonante è libera tra le facoltà. Il piano di immanenza è l’estinzione del soggetto. Alcune ipotesi:

 Ciò che Heidegger Chiama trascendenza è per Deleuze l’entrata nel campo trascendentale che de soggettiva il soggetto, lo immerge nel piano di immanenza trasformandoli in Puro e Semplice evento.

 Il tempo allo stato puro già presente nel saggio su Proust del 1964 corrisponde alla dimensione trascendentale del tempo in Heidegger  C’è un passaggio dalla trascendenza al immanenza del campo. La differenza non è tra essere e ente ma corrisponde al differire, al differenziale della nota critica su Heidegger del 1968  C'è un antologia del sentire, il cui segnò il passaggio alla nozione di anima, ma a questa conclusione delle use arriva anche seguendo la deriva evolutiva del pensiero kantiano, guidato dalla chiave deluso trascendentale della facoltà  Si pone infine la questione di come passare dal piano ontologico a un attualizzazione nel presente. In questa dimensione il pensiero di Foucault che accompagna deleuze Soprattutto negli anni 80 gioca un ruolo decisivo Rimanenza: una vita è un breve testo che si sviluppa in 7 proposizioni principali

  1. Un campo trascendentale si distingue dall' esperienza e si presenta come pura corrente di coscienza a soggettiva per riflessiva impersonale, coscienza senza io
  2. Tra campo e coscienza c’è solo un rapporto di diritto
  3. Traduzione tra campo e piano: in mancanza di coscienza Il campo si caratterizza come un puro piano di immanenza, un in se, un assoluto
  4. La pure immanenza corrisponde a una vita completa beatitudine, coscienza immediata e assoluta
  5. Il racconto di Dickens il nostro comune amico presenta un caso di entrata del soggetto nel campo, nel modo del indeterminativo: dove l’articolo indeterminativo è un indice del trascendentale ed esprime un po’ l’evento affrancato dagli Accidenti della vita interiore ed esteriore
  6. Una vita è un cuore e porta in sé gli eventi e le singolarità. Il suo tempo è il frattempo che non sopraggiunge ne Succede. Questo coincide con il momento eliminare tra la vita e la morte
  7. Gli eventi appartengono al virtuali e una vita contiene soltanto virtuali. Il piano di immanenza si attualizza in oggetto e soggetto. si tratta di sottrarre immanenza a qualsiasi relazione con le nozioni tradizionali: soggetto, oggetto, fenomeno, conoscenza. Pare che si possa dire che a volte Campopiano diventino sinonimi, mentre altre volte affiorano differenza. Un’altra coppia caratteristica è quella virtuale attuale, riprende la questione del piano e del campo: l’evento immanente si attualizza in uno stato di cose in uno stato vissuto, mentre il piano di immanenza si attualizza in un soggetto e in un oggetto. Heidegger aveva provato a pensare all’oggettività come una sorta di campo ma in questo modo, se riprendiamo la critica di Deleuze nella nota di differenza e ripetizione, restava pur sempre una faglia, che appunto il nome di trascendenza. Sono il soggetto è l’oggetto che risultano esterni al campo, non loro essere trascendenti o fuori campo. In Kant e il trascendentale è una posizione che precede e rende possibile la conoscenza, un attributo necessario del soggetto. Indica la funzione soggetto, il rapporto con ogni rappresentazione possibile. In Deleuze il trascendentale diventa invece l’attributo di un luogo, un campo di esperienza separato separabile dalle empirico, non finalizzato alla conoscenza del fenomeno. Una zona nella quale soggetto diventa puro evento nella molteplicità impersonale di una vita, e che sta al di qua o retrocede rispetta la regione mediana della conoscenza. Al trascendentale corrisponde un’anima, non più un soggetto, capace di pure a frizione.

Homo tantumha un precedente che compare nel saggio di Bartleby lo scrivano, collegamento tra il piano ontologico è quello storico-politico. L’immanenza assoluta e la prospettiva politica della comunità dei fratelli senza padre sembrano percorrere fino all’ultimo strade complementari.

Possiamo ora allineare le affermazioni delle quattro formule come indici di questa scansione:

  1. Il tempo e la forma immobile del cambiamento. Non si muove, siamo noi soggetti al tempo
  2. E quella relazione formale secondo cui lo spirito è affetto da se stesso, la possibilità formale di essere affetti da se
  3. E la linea retta inesorabile incessante, sulla quale restiamo in contatto con la legge, la strada infinita del giudizio di ferito e del debito infinito
  4. Ma è solo nel quarto passo che il tempo viene afferrato nella sua origine nella sua vertigini e, in un pathos assoluto, in cui sensibile vale per sé stesso. Indifferenza e ripetizione Deleuze aveva spiegato la funzione dell' accesso, in particolare la sua differenza in sé. Vissutoil discorso astratto Forse può essere accostato alla passività radicale di un soggetto che si sente attraverso il tempo vuoto. Il piano di immanenza che sta dietro tutti i piani come sfondo, la sua terra, fare L'ultima figura filosofica di questo sfondo punto e tuttavia, nel idea estetica che emerge alla superficie del sensibile dallo sfondo, resterebbe un residuo di trascendenza: il tema di una presentazione delle idee nella natura sensibile è in Kant è un tema fondamentale.

Deleuze si appropria del pensiero kantiano egli riconosce alcuni meriti essenziali: In primo luogo il merito di aver identificato l’idea è la sua proprietà sul concetto e, come ribadisce più avanti 2 punti la sua profonda teoria dell’idea come problematizzante e problematica. Inoltre Kant ha individuato il rapporto tra tempo vuoto e io scisso. È riuscita a toccare, con la teoria del Sublime, la possibilità di esercizio trascendente della facoltà. C’è una forma superiore del sentire che non si confonde con la sensazione è la sensibilità, anche se tutto muove dalla sensibilità. C’è una pulsione originata dal sentire e che si trasmette al pensiero. Il pensiero non è concettuale è pulsionale essere portata cogliere il proprio cogitandum solo all’estremo limite della miccia di violenza che, da un’idea all’altra, mette prima di tutto il movimento la sensibilità e il sentire. I sentieri delle use è il prodotto di una sensibilità liberata dall’esercizio in piedi co.he.sa risultato dell’esercizio di una facoltà, la sensibilità, portata oltre il suo limite istituzionale. In Heidegger e in Deleuze il ruolo di Kant è fondamentale per una teoria eccentrica del sentire. Si tratta in entrambi i casi di una dinamica che coinvolge il soggetto, e che ha la forma di un uscire da sé: ekstasis in Heidegger, beatitudine in Deleuze. In questo senso c’è una certa somiglianza tra l’orizzonte della veduta hegeliana è il campo o piano trascendentale di Deleuze. Immanuel Kant non è un teorico della conoscenza ma un pensatore dell’ontologia: su questo concordano sia Heidegger che delle use punto e l’ontologia che si può trovare in Kant delinea il piano del sensibile puro e della affettibilità.

CAPITOLO 4BEATITUDINE: BIO-POTERE

Il sistema capitalistico di produzione analizzate da Marx è un esempio di come rapporto tra virtuale attuale può investire il campo sociale. Il piano di immanenza si attualizza in soggetti, oggetti stati di cose. Il capitale, nei suoi concreti rapporti di produzione, realizza ciò che Deleuze definiva l’idea sociale. Tra la strada formula economica e la sua realizzazione c’è lo stesso rapporto che c’è tra il virtuale l’attuale. I concreti rapporti che viviamo nella società capitalistica ne sono appunto l’attualizzazione. Il sistema capitalistico, il cui funzionamento è descritta da Marx, produce il capitalista come funzione derivata Dal capitale e il lavoratore Come funzione derivata dalla forza lavoro. Le persone individuali sono Innanzitutto persone sociali, cioè funzioni derivate dalla quantità astratta. In ciò che Marx Chiama lavoro astratto, si fa astrazione dei prodotti qualificati del Lavoro e della qualificazione dei Lavoratori, ma non delle condizioni di produzione, dalla forza lavoro e dai mezzi di lavoro di una società. L'economico è costituito da una siffatta molteplicità sociale, ossia dalle varietà di questi rapporti differenziali. È tale varietà di rapporti si incarna nei lavori concreti differenziati che caratterizzano una determinata società. Deleuze poggia su due logiche

consistenti: La prima è che il senso è l’evento come divenire il materiale, effetto di processi cause corporeo materiali, la seconda logica del divenire come produzione di esseri, è un processo in cui uno spazio-tempo virtuale continuo Si differenzia progressivamente nelle strutture spazio-temporali continue reali. La vita immanente si attualizza in uno stato di cose in uno stato vissuto che la fanno accadere, il piano di immanenza si attualizza in un soggetto in un oggetto e quali attribuito. Agamben Individua La beatitudine come uno stato di affettività pura, semplice capacità organica di affezione senza personalità Che coincide con la scintilla di vita impersonale di cui parla Dickens nel suo racconto. Un aspetto problematico è l’entrata nel piano di immanenza di una vita che viene comparata allo scenario concreto individuato negli stessi anni da Foucault, lo scenario del bio-potere. Entrambe sono declinazioni complementari di un attenzione condivisa verso la nozione di vita. Nozione di vita in termini di critica dell’economia politica: la vita, e sentire, sono saggio di una lotta concreta tra potere e resistenza perché il sentire come campo è investito dall’economia e dalla politica. Il diagramma di Foucault è un grafico che presenta una sorta di occhiello prodotto da una linea ripiegata su se stessa. Questo occhiello rende visibile la posizione del soggetto. Il soggetto è un prodotto della linea del fuori, cioè delle forze che animano il piano campo.it due movimenti sono versioni complementari della stessa dinamica: occorre che le linee del fuori per entrino nel soggetto, occorre che il soggetto si produca come piega del fuori, delle linee del Campo. Bisogna ricorrere l’immagine di una superficie per visualizzare la piega. Le linee di soggettivazione e le linee di resistenza solcano il medesimo piano di immanenza così come potere Resistenza per Foucault sono reciprocamente embricati. I flussi di desiderio si possono pensare, entro lo scenario ontologico, come linee di forza entro il campo di immanenza, che si addensano, diventano operanti o si attualizzano, nella matassa dei dispositivi.

StileDeleuze sia propria del testo foucaultiano attraverso una sorta di stile indiretto libero dove le affermazioni dei due autori diventano indistinguibili.

Agamben interpreta rimanenza come una dinamica singolare che definisce emanazione, il suo indice nel corpo del significante, nella struttura, sarebbe costituito dai due punti del titolo, che indicherebbero la dislocazione dell’immanenza in se stessa, Dov’è l’apertura a un altro resta però assolutamente immanente. Per mantenere assoluta rimanenza occorre restare sul piano del virtuale dove le differenze sono tutte in Manenti al campo e il sentire è sottratta la coscienza personale di un soggetto. Vita pare avere Allora due figure distinte e complementari. La prima coincide come una con il piano, la seconda esiste concretamente, attualizzare nella coppia tra assoggettamento e resistenza e nelle stesse parole di Deleuze deve diventare Resistenza, quando il potere sia proprio della vita deve. Il rapporto tra attuale virtuale nel piano di immanenza è il problema che sta al centro dell’ insistenza dell’ultimo Deleuze. È il problema su cui il pensiero si rompe la testa come diceva Lacan parlando del reale della psicoanalisi. Il pensiero insiste nel problema. Le parole-chiave dell’ultimo Deleuze si ripetono con insistenza nei suoi ultimi due scritti. Ci sono varie versioni del problema. Troviamo l’affermazione che piano di immanenza e dietro, nascosto dietro tutti i piani: dunque c’è una molteplicità di piani. D’altra parte il piano di immanenza virtuale si declina in una molteplicità di piani, perché la filosofia e la teoria delle molteplicità che smentisce l’uno tutto unico. I piani, nello stesso tempo, formano un piano solo punto e poi, il piano di immanenza comprende contemporaneamente Il virtuale e la sua attualizzazione e l’attualizzazione del virtuale è la singolarità. Secondo una delle definizioni che precedono l’ultimo scritto deleuziano , il piano di immanenza stessa sarebbe una macchina punto della macchina si dice anche che è attiva su differenti piani, piano astratto, piano sociale e piano politico. La macchina astratta è un diagramma, c’è qualcosa di descrivibile o scrivibile, sulla carta, come un grafico e dunque per mezzo di una visualizzazione. Il diagramma È un modo per visualizzare la macchina è suo funzionamento.

precedono di un decennio il capitale contengono non solo l’anticipazione della macchina produttiva che nel 900 si dispiegherà pienamente, ma anche tracce di una teoria innovativa della soggettività e della cognizione che risuona con il nostro tempo. Il punto di partenza è la discontinuità tra lo stadio artigianale, preindustriale e la grande industria. La macchina/automa di Marx attualizza l’idea sociale o l’astratto/virtuale della struttura e l’operaio nel sistema di macchine marxiano e parte di una working- machine, una componente della powerful effectiveness o della potenza degli agenti. L’operaio entrando a far parte dell’ automa perde qualcosa del suo stato precedente. L’operatore non padroneggia la macchina, perché non ne Controlla l’insieme, e soprattutto perché la macchina stessa ha smesso di essere il suo strumento. Si può dire che scompare qui l’ultimo residuo della techne antica. Il vivente entra a far parte del dispositivo, ma In compenso partecipa alla costruzione del sapere sociale generale, del General intellect. Il rapporto tra il singolo operatore e sistema di macchine e dialettico: implica una penetrazione più sottile, più invasiva, del potere dei corpi fisici.

Cognitariatola teoria del capitalismo cognitivo e-o dell’economia della conoscenza sembra avere due versanti, visibili già nella differente denominazione: uno critico, l’altro descrittivo quando non apparentemente apologetico punto sul primo versante l’affermazione della figura del General intellect corrisponde una crisi strutturale dello stesso capitalismo industriale. Si tratta di una crisi di mutazione che rimette in discussione le tendenze che leggono la divisione del lavoro e l’accumulazione del capitale a partire dalla prima rivoluzione industriale punto sull’altro versante invece l’economia della conoscenza viene neutralizzata e integrata nelle strategie di impresa. Si afferma chieste guidata da alcuni drivers e che vanno individuati e progettati per convertire la conoscenza in valore economico. La novità dell’economia della conoscenza consiste nel fatto che oggi cerchiamo, per la prima volta, di rappresentare questo processo di guidarlo.

Powerful effectiveness: potenza di produzione capace di effetti nel reale. Ma le forze messo in moto Dal capitale indicano anche una prospettiva direttamente politica. Marx non è un economista, per lui l'economia politica è una posta in gioco, non l'oggetto di un'analisi neutrale. Il punto chiave il tempo: il tempo astrattamente misurato e uniforme regola il lavoro rendendolo omogeneo, a sua volta astratto, di contro al tempo diversificato, qualificativo, mutevole del lavoro artigiano. Due lati: dal lato oggettivo, il capitale tende a diventare inutile, obsoleto e, come forma di produzione. Dal lato soggettivo, emerge una nuova potenza, non ho effectiveness, interna a l’automa. Una soggettività distribuita, come successivamente notano gli studiosi che si richiamano ai testi del grande commentatore di Aristotele Averroé. Con l’avvento della macchina sistema, lo stesso valore di scambio smette di essere onnipotenti misura che rende tutte le cose commensurabili.

Certo il prodotto della macchina nello scenario dei rapporti di produzione capitalistici e pur sempre merce. La merce sta all’altro estremo, all’altro Polo, al punto finale del processo. Qualche decennio dopo l’800 la critica dell’economia politica ricomincia a partire da questo secondo polo.

La merce duplice: e ciò che appare, il modo in cui il mondo capitalistico ci si presenta e insieme racchiude un elemento tangibile che rimanda all’uso. Abbiamo dunque tre elementi: il valore d’uso che la traccia del contatto con la materia, l'apparenza del prodotto come merce cioè il valore di scambio e l'astrazione reale del tempo di lavoro indifferenziato, che è la verità dietro questa apparenza.

Che cos’è un mito? È un racconto di cose passate, di dei virgola di eroi, di entità soprannaturali. Per elaborare la critica, Marx deve ricostruire a sua volta un mito, quello della merce, dello scambio, del denaro e del lavoro. Così l’inizio del capitale sviluppa una variegata Tessitura mitologica, cui non è estranea una certa ironia. La ricostruzione marxiana e le sue tappe che portano al denaro:

  1. Scambio diretto di bene fisico contro bene fisico
  2. Lo scambio si estende in orizzontale all’infinito
  3. Un solo prodotto viene eletto a equivalente
  4. Invenzioni o selezione di un singolo è universale prodotto come equivalente generale e perciò stesso escluse Dal circuito: ogni prodotto può scambiarsi con loro.

Idealmente questa è la genesi del denaro.

Nomismala moneta che in certo qual modo funge da termine medio: essa infatti misura tutto, per conseguenza anche l’eccesso e difetto di valori, Quindi anche quante scarpe equivalgono a una casa una determinata quantità di viveri.

Da un lato lo scambio di equivalenza non bastano a decifrare il concetto di valori, dall’altro il carattere sociale, collettivo, della produzione, è mascherato, adulterato, proprio nel punto finale del processo. La distinzione fondamentale è quella tra valore d’uso e valore 2 punti finché è valore d’uso, non c’è nulla di misterioso nella merce ma appena si presenta come merce si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile punto feticismo: i caratteri sociali del lavoro trasferiti sull’oggetto sono occultati, trasfigurati. In versione: il rapporto sociale appare come rapporto tra le cose, assume la forma fantasmagorica di un rapporto tra cosi, mentre le merci diventano ora non cose, cose sensibilmente sovrasensibili. Il feticismo è il modo in cui stanno le cose secondo il senso che l’apparenza si dà punto in modo, falso ma efficace, in cui la merce si racconta noi: la merce ha anche essa, come il lavoro astratto, il suo mythos. La merce come feticcio opera una trasfigurazione. Tra le pieghe del feticismo, è già possibile intravedere la presenza Futura di un secondo dispositivo, di una seconda macchina. La prima lavora sulla struttura produttiva, la seconda investe l'apparenza, prende in carico proprio la fascinazione dell'oggetto merce. Le merci sembrano scambiarsi l'una con l'altra, attraverso la mediazione del nomisma, così come, nel feticismo, sembrano animarsi e dotarsi di vita propria. Le merci proclamerebbero la loro verità, loro innocenza: noi come merce abbiamo solo valore di scambio, non ci riferiamo reciprocamente l’uno all’altra soltanto come valore di scambio.

Robinsonataun mondo senza altri punto il valore d’uso ha valore solo per l’uso e si attua soltanto nel processo di consumo punto Il virtuale del valore d’uso deve attualizzarsi nel consumo. Questa si può dunque rovesciare, abbasserà introdurre il rapporto sociale, mantenendo il valore d’uso, il suo ancoraggio alla materia e al bisogno.

Il legame strutturale di natura antropologica tra l'uso, il bisogno e la materia-natura resta uno dei punti problematici della critica marxiana. L'intero modello si basa sulla contrapposizione tra verità e parvenza, e così quest'anno sfugge al suo carattere fondamentale di falsità, inganno, superficie.

CAPITOLO 6LA MACCHINA

 La macchina del sentire è dispositivo operativo dell'economia dell'immaginario.  L'economia dell'immaginario è uno specifico campo dove agiscono forze di duplice natura.  Tutti i prodotti o le merci prodotte dall'economia dell'immaginario rispondono in qualche misura la nozione di beni simbolici, eredi contemporanei del feticismo marxiano  L’economia dell’immaginario risponde però ha un regime differente da quello del moderno, che congiura la finzione e l’economia

carattere universale, per essere sicuri che la singolarità del feeling individuale potesse trovare corrispondenza e condivisione in ciascun altro soggetto Senziente punto ora la macchina attuale del sentire pare una risposta storica alla domanda kantiana: in quale modo fornisce una regola, un apriori, Addirittura una morale ben differente da quella kantiana. La sua efficacia consiste nel conseguire le coordinate che formano il gusto ho i gusti, il feeling, e di conseguenza la capacità di operare scelte che coinvolgono gli atteggiamenti pratici. Si può anche dire che la merce simbolica ha un carattere morale Nel senso che suggerisce indici elementi di ethos.

  1. L’economia dell’immaginario è uno specifico campo dove agiscono forze di duplice natura il campo del feeling o del sentire è un campo di forze: sono forze economiche che producono processi di valorizzazione: la seconda forma di Plusvalore. La parola campo ricorre sia in Deleuze sia nelle ricerche di Bourdieu. Per Deleuze come si è visto il campo o piano è uno spazio trascendentale virtuale che si attualizza in soggetti, oggetti, stati di cose. Per Bourdieu il campo è uno spazio di gioco che impone regole o codici, un sistema storicamente datato è situato di schemi di percezione, di valutazione di espressione. Un campo Può essere definito come una rete è una configurazione di relazioni oggettive tra posizioni. Il campo in relazione alla Beatles determina lo spazio di possibili che si impone come una sorta di trascendentale storico, un sistema di categorie di percezione e di valutazione e che impone una grammaticalità. Grammaticalità: la relazione tra campo e habitus Stabilisci e contorni dell’essere del vero cioè dell’accettabilità del singolo contributo rispetto al campo e agli habitus stabiliti.
  2. I prodotti dell’economia dell’immaginario rispondono in qualche misura alla nozione di beni simbolici, eredi contemporanei del feticismo marxianola nozione di beni simbolici elaborata da Bourdieu a partire dalle sue ricerche presso i cani dell'Africa. La parola simbolico in questo contesto indica in senso generale l'attributo di tutto ciò che si contrappone al piano esplicitamente economico, fino alla dis economia delle depense e del dono punto Dunque, simbolico Non può essere compreso se non sia una relazione dialettica è strettamente completamente con il piano economico. Ma i caratteri dei beni simbolici cambiano quando si passa dalle società arcaica alla modernità sviluppata. Nelle società chiamate ora arcaiche e arcaiche, il piano delle pratiche simboliche secondo Bourdieu dissimula il piano degli scambi economici: possiamo dire che in queste situazioni un immaginario simbolico a fare connesso indissolubilmente a comportamenti e pratiche che hanno un dissimulato nucleo economico. Solo nel moderno, come egli mostra, il campo dei beni simbolici per eccellenza si definisce come campo dell'arte, con le sue regole che rendono esplicita la separazione e la contrapposizione rispetto all'economico. I due piani possono separarsi perché l'economico non ha più bisogno della dissimulazione, come egli mostra, il campo dei beni simbolici per eccellenza si definisce come campo dell'arte, con le sue regole che rendono esplicita la separazione e la contrapposizione rispetto all'economico. I due piani possono separarsi perché l'economico non ha più bisogno della dissimulazione. Oggi ciò che in senso lato Medita l’attribuzione di simbolico secondo l’accezione di Bourdieu partecipa pienamente in modo esplicito e non più dissimulate i processi di valorizzazione. Che il design e la moda e la stessa arte si occupino di merce, e accettato dal senso comune. anche le pratiche simboliche tendono alla massimizzazione del profitto, Ma la stessa separazione tra materiale e simbolico è insieme enfatizza gli abolita: il piano economico, esplicitamente legittimato e, sia proprio esplicitamente dell’altro piano che il moderno teneva separato. Il simbolico così trasfigurato diventa perle dell’economia dell’immaginario. I beni simbolici sono ben immaginari, merci prodotti in regime di economia dell’immaginario governata dalla seconda macchina. L’economico e dissimulato dal simbolico. Nelle società moderne il simbolico viene separata dall’economico che non ne ha più bisogno.
  1. L’economia dell’immaginario risponde a un regime differente da quello del moderno, che Integra la finzione e l’economiala funzione è un racconto letterario soggettivo Dunque una forma pienamente corrispondente al regime moderno, dove è apparso il soggetto. La funzione non sarebbe soltanto un genere letterario ma un regime di funzionamento psichico socialmente regolato o anche un regime di percezione che si studio istituzionalizza. La nozione di regimi di finzione può essere interpretata in un rapporto alla controversa nozione di immaginario. Dalla parola immaginario corrisponderebbe il sistema che tiene insieme e regola, volta per volta, il rapporto fra tre poli: la creazione finzionale coscienti, l’immaginario collettivo, le imagery psichica. Il nuovo regime di finzione corrisponde al passaggio da fiction a Fantasy. Quando il regime in equilibrio, possiamo chiamare fiction lo strato di apparenza reale che collabora alla stabilizzazione del nostro senso di realtà, Anzi può anticipare li l'instaurazione di nuovo ordine, è il caso degli immaginari sociali moderni. Quando l'efficienza simbolica viene meno, l'immaginario da un lato si emancipa, assume uno stato Selvaggio, dall'altro precipita nel reale, prende il nome di Fantasy.
  2. I beni simbolici incorporano una forma di livido sociale che genera Plusvalore e insieme Plus godereil desiderio è una forma di libido specificamente sociale. Nell'economia attuale e anche uno specifico motore economico. C'è una potente è rilevante dimensione economica dell'immaginario, che possiamo anche chiamare economia libidinale. Essa produce, incentiva, sfrutta la libido: desiderio, godimento. L’economia libidinale può funzionare in modo efficace solo se ciò che hai condiviso è il precetto morale della prescrizione del godimento. Libido è una parola della psicoanalisi, importata nel dispositivo teorico dell’antropologia e della sociologia di Bourdieu. Libido È un termine desunto dalla teoria della affettività, l’energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che può essere incluse nella parola amore. Il termine libido significa in latino desiderio. La dinamica psichica del desiderio E della mancanza e omologa alla dinamica economica dell'approvazione messa in luce da Marx: una risorsa viene sottratta, non retribuita, un fantomatico godimento viene sottratto e sostituito dall'oggetto a, nelle sue infinite e variabili configurazioni. Libido e pulsione, spinta psichica inappagata, dinamica Senza Fine. Il gadget, e del feticcio Marxiano, sta in questo posto vuoto, perennemente riempito da una quantità di Plus.
  3. I cosiddetti beni simbolici operano attraverso forme di fiction o fantasy definibili come miti si possono individuare almeno tre aspetti del mito: Innanzitutto il mito e linguaggio, In secondo luogo il senso di questa operazione, suo prodotto e a sua volta definito, perde determinatezza. Inoltre il mito non è il residuo di un rimpianto passato arcaico, ma è presente e anzi la nostra società è campo privilegiato delle significazioni mitiche. La macchina del sentire anche una macchina mitologica, che trasferisce il suo operare nelle narrazioni alle merci. La dimensione mitologica è istanziata in un set informale di frammenti e di aggregazione linguistiche e figurali o narrativi, capaci di produrre riforme condivise di feeling.
  4. L’economia dell’immaginario distribuisce diversamente il poterei flussi di desiderio hanno anche il carattere di flussi di poteri: attraversano il corpo sociale. Von count osserva allora che la trasposizione in discorso del sesso mostra non tanto una restrizione ma al contempo Una disseminazione, e promuove l'insegnamento di sessualità polimorfe. Interni differenti si potrebbe dire che, il potere attraverso i corpi, induce piacere e produce discorso, la stessa pulsione ele.co nel corpo del fatto che ci sia un dire punto nella libido e nella sua duplice economia, psichica e politica, individuale e pubblica, corpo e discorso si fondono.

Sintesi: