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L'oratoria greca e romana, Sintesi del corso di Greco

L'origine e lo sviluppo dell'oratoria greca e romana, la sua importanza nella cultura antica e i generi di discorso presenti. Vengono inoltre presentati Isocrate e i suoi discorsi più importanti.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 14/09/2022

MartinaFusconii
MartinaFusconii 🇮🇹

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L’ORATORIA
Si sviluppa nel V secolo ed è l'espressione culturale che riassume nel modo più completo e
profondo l'essenza dello spirito greco.già l'uomo dell'Iliade doveva sia agire bene sia parlare bene
(uomo di fatti di parole), perciò nella cultura greca che poi romana il saper parlare era
fondamentale.l'arte del parlare è anche associata alla guida della città fino a diventare un avere
propria scienza studiata, nasce quindi nell'età classica (V secolo) l'oratoria. È un periodo
politicamente instabile E questa è la base per la nascita dell'oratoria, il parlare serve a portare
stabilità.parallelamente al mondo greco, i sofisti hanno come obiettivo la consapevolezza
dell'oratoria e quindi dando inizio allo sviluppo di questa. L'oratoria greca, romana e arcaica sono
collegate poiché la tradizione oratoria non si è mai fermata. Gli alessandrini fanno il "canone dei
10 più bravi oratori" come esempio da seguire e su questo si baserà anche il "canone dello stile”.
I 10 oratori di cui si parla erano ad esempio Antinonte, Lisia, Isocrate, Demostene…!
Ci sono tre generi dierenti di oratoria, secondo Aristotele, ognuno con un proprio contesto. !
Deliberativo o politico, utilizzato nelle assemblee per parlare di questioni politiche, militari e
amministrative.!
Epidittico o dimostrativo, utilizzato per feste e ricorrenze rivolte alla comunità; l'oratore
sollecitava approvazione o biasimo nei confronti di persone, popoli, eventi. Era utilizzato anche
per questioni teoriche a sostegno di tesi oppure veniva utilizzato per esercizi preparatori ai
generi più "seri" dell'oratoria politica e giudiziaria.!
Giudiziario e, più utilizzato da coloro che venivano accusati di qualche reato per difendersi,
poiché non esisteva un avere propria magistratura. Ci si faceva preparare quindi un discorso dai
cosiddetti logografi. !
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L’ORATORIA

Si sviluppa nel V secolo ed è l'espressione culturale che riassume nel modo più completo e profondo l'essenza dello spirito greco.già l'uomo dell'Iliade doveva sia agire bene sia parlare bene (uomo di fatti di parole), perciò nella cultura greca che poi romana il saper parlare era fondamentale.l'arte del parlare è anche associata alla guida della città fino a diventare un avere propria scienza studiata, nasce quindi nell'età classica (V secolo) l'oratoria. È un periodo politicamente instabile E questa è la base per la nascita dell'oratoria, il parlare serve a portare stabilità.parallelamente al mondo greco, i sofisti hanno come obiettivo la consapevolezza dell'oratoria e quindi dando inizio allo sviluppo di questa. L'oratoria greca, romana e arcaica sono collegate poiché la tradizione oratoria non si è mai fermata. Gli alessandrini fanno il "canone dei 10 più bravi oratori" come esempio da seguire e su questo si baserà anche il "canone dello stile”. I 10 oratori di cui si parla erano ad esempio Antinonte, Lisia, Isocrate, Demostene… Ci sono tre generi differenti di oratoria, secondo Aristotele, ognuno con un proprio contesto.

  • Deliberativo o politico, utilizzato nelle assemblee per parlare di questioni politiche, militari e amministrative.
  • Epidittico o dimostrativo, utilizzato per feste e ricorrenze rivolte alla comunità; l'oratore sollecitava approvazione o biasimo nei confronti di persone, popoli, eventi. Era utilizzato anche per questioni teoriche a sostegno di tesi oppure veniva utilizzato per esercizi preparatori ai generi più "seri" dell'oratoria politica e giudiziaria.
  • Giudiziario e, più utilizzato da coloro che venivano accusati di qualche reato per difendersi, poiché non esisteva un avere propria magistratura. Ci si faceva preparare quindi un discorso dai cosiddetti logografi.

ISOCRATE

VITA:

Isocrate dimostra come la retorica possa mescolarsi con la filosofia e diventare un criterio di interpretazione e rappresentazione della realtà (la retorica in questo periodo penetra anche in altri generi letterari). La retorica diventa anche termometro della situazione politica; in questo periodo le Poleis dovevano fare una scelta: se schierarsi con la macedonia intraprendere una crociata contro il barbaro persiano o se cercare un'intesa con esso per fermare l’espansionismo macedone. Isocrate svolge prima la professione di logografo e successivamente apre una scuola di retorica che sarà in conflitto con quella di Platone. Il modello di isocrate potrebbe essere definito umanistico, infatti è convinto che le verità assolute sono in attendibili e che la loro ricerca è uno spreco di energia, l'unico e utile oggetto di studio è l'uomo e il suo rapporto con il mondo. Insegnerà quindi ad "agire bene" e questo dipende dal "pensare bene" che a sua volta dipende dal "parlare bene”. La parola ornata (capace di dilettare) distingue infatti l'uomo dalle bestie, crea il giusto, trasmette principi etici, consente alla comunità di organizzarsi razionalmente e di perseguire scopi condivisi e insegna ai sovrani l'arte del governo. I Socrate considera questo modello come "filosofico" e non “retorico” poiché per lui il termine filosofia è un sapere operativo. OPERE: Isocrate restano 21 discorsi: epidittici e giudiziari.

  • CONTRO I SOFISTI: con sofisti si intende "coloro che spacciano una sapienza falso inutile", vengono esposti gli obiettivi della scuola Isocratea. IL MANIFESTO DELLA SCUOLA DI ISOCRATE (t1 pagina 680, libro 2): I Socrate si scaglia contro i sofisti e li definisce "dispensario di felicità" che pretendono di insegnare, a pagamento, l'arte della parola, ma in realtà non sono in grado né di dire né di consigliare nulla. Critica per primi i maestri di filosofia, poi quelli di retorica e infine gli autori di trattati. Nella parte centrale espone il proprio programma pedagogico dicendo che l'allievo può dedicarsi completamente alla filosofia solo migliorando attraverso l'esercizio esperienza e con l'aiuto di maestri che forniscono discorsi come esempi di studio e di pratica.
  • ANTIDOSI: nasce per un caso giudiziario. Un cittadino ateniese, obbligato a sostenere le spese di una liturgia, cerca di dimostrare che isocrate aveva sostanze maggiori delle sue. In questo caso la legge prevedeva che l'onere della liturgia spettasse al più ricco, meno che quest'ultimo non accettasse di scambiare il patrimonio con il suo accusatore. Sconfitto in tribunale, Isocrate reagì con l’ANTIDOSI: l'importante discorso che costituisce una autobiografia intellettuale in cui vengono riportati i programmi e gli ideali che ispirano la sua condotta politica. Sono discorsi fatti per essere letti e studiati.
  • PANEGIRICO: È rivolto a un immaginario assemblea di tutti i greci. Isocrate propone una alleanza panellenici a, mirata all'attacco del barbaro e alla sua sottomissione. Tale impresa sarà guidata da Atene e Sparta. Tra queste però il primato morale, civile e culturale spetterà ad Atene. È un elogio alla cultura greca e soprattutto ateniese. CHI SONO I GRECI, panegirico (t3 pagina 685, libro 2): Al pubblico pan ellenico riunitosi per la festa di Olimpia, dove isocrate immagina sia pronunciato il suo discorso, viene indirizzato un messaggio: occorre recuperare la coscienza comune di

DEMOSTENE

VITA:

Demostene nacque ad Atene nel 384 a.c, rimase orfano e per presto tutti i suoi averi. Nel 338 a.c Filippo di macedonia, oppositore di demostene, sconfisse a cheronea le poleis greche, le quali entrarono a far parte del regno macedone. Gli ateniesi si ribellarono ma vennero nuovamente sconfitti. Demostene fu considerato uno dei punti di riferimento di questa rivolta e fu quindi costretto a fuggire e successivamente a uccidersi (322) con il veleno per non cadere nelle mani dei nemici. Demostene fu un intellettuale e un uomo politico. OPERE:

  • “Contro androzione” e “sulle simmorie”: demostene esordisce con una serie di discorsi contro i suoi tutori.
  • “Prima filippica”: per Demostene comincia una fase di impegno politico: in quell'anno il re Filippo di macedonia scende in armi in Grecia centrale e Demostene, intuendo i suoi progetti espansionistici, li denuncia. In quest'opera sprona i suoi concittadini a reagire.
  • “Le olintiache”: gli ateniesi esitano a ribellarsi a Filippo di macedonia e lui ne approfitta per fare un nuovo attacco alla città di Olinto. Demostene fa quindi queste tre orazioni chiedendo che siano formati due corpi di spedizione. Nel frattempo l'isola dell'Eubea si ribella e gli ateniesi non sanno dove intervenire così perdono entrambe le città.
  • “Orazione sulla pace”: Filippo si mostra successivamente interessato a pattuire una tregua e quindi si giunge alla pace di filocroate. Non tutti sono soddisfatti delle condizioni offerte da Filippo e tra questi c'è anche Demostene, in questa orazione spiega le sue incertezze.
  • “Seconda filippica”: alcune città in conflitto con Sparta nel Peloponneso chiesero a Filippo di intervenire; demostene pronuncia la seconda filippica contro l'insaziabile volontà di dominio di Filippo e ribadisce l'urgente necessità di un intervento.
  • “Sulla corrotta ambasceria”: ritorna il sentimento AN the macedone ad Atene, ma ogni risoluzione rallentata dalle divisioni interne. È in questo periodo che Demostene pronuncia contro Eschine l'orazione, accusandolo di essere un agente di Filippo.
  • “Sui fatti del chersoneso” e “Terza e quarta filippica”: gli ateniesi mandano nel Chersoneso un esercito; È in questa occasione che Demostene pronunciò la prima orazione in cui esorta gli ateniesi a non mollare la presa; pronuncia anche le ultime due filippiche per ribadire l'insaziabilità di Filippo e la minaccia mortale che gli rappresenta per Atene.
  • “Orazione sulla corona”: la pace di filocroate viene rotta e Filippo conquista e Elatea: Atene e Tebe si scontrano con Filippo a Cheronea, Dove quest'ultimo vince. Nonostante Demostene sia stato sconfitto il popolo ateniese continua a proteggerlo e un cittadino propone di offrire a Demostene una corona; Eschine obiettò e Demostene difese il cittadino e se stesso in questa orazione con la quale ottenne la vittoria. Successivamente, durante la campagna di Alessandro magno in Asia, il cassiere imperiale Arpalo fugge da Babilonia con molto denaro e chiede rifugio ad Atene. Durante la permanenza ad Atene circa metà del denaro sparisce e Demostene viene accusato, condannato e imprigionato per il furto. Demostene riesce a fuggire ma quando Alessandro muore e gli ateniesi cercano di risollevarsi, vengono sconfitti; quindi Demostene per sfuggire al nemico si uccide col veleno.

LA SMANIA DI AGIRE DI FILIPPO E L’INERZIA DEGLI ATENIESI (prima filippica) Demostene dice che la situazione critica di Atene è causata dalla sua inerzia E non dalla smania di agire di Filippo. Quindi propone una serie di iniziative concrete (invio di forze militari per contrastare le incursioni di Filippo, esercito permanente). Compara il suoi concittadini ai pugili barbari poiché si ostinano a parare i colpi senza mai fare una strategia d’attacco. Nonostante ciò è convinto che il futuro sia nelle mani degli ateniesi e quindi l'unica soluzione sia agire. UNA PREZIOSA OCCASIONE PER CONTRASTARE FILIPPO (prima olintiaca) Demostene fa esempi per far comprendere il suo messaggio all'uditorio: gli ateniesi si comportano come chi prende in prestito denaro per poi ritrovarsi senza mezzi; viene criticata poi l'abitudine degli ateniesi di attribuire la responsabilità degli eventi al bersaglio polemico di quel momento, in questo caso gli oratori; infine fa proposte per prestare soccorso agli Olinti a seriate e per mettere in difficoltà Filippo. L’AUTODIFESA DI DEMOSTENE E LA MISSIONE STORICA DI ATENE: Filippo ha vinto a Cheronea: demostene attribuisce la responsabilità di questo risultato alla volontà divina e sostiene la correttezza del proprio ruolo nel guidare la città allo scontro. Facendo una metafora marinaresca: colui che guida la nave non è colpevole in caso di naufragio poiché la sorte a signora di ogni cosa così anche lui. Infatti se Eschine (Colui che l'accusato) fosse stato così abile a prevedere il futuro, avrebbe dovuto informare la città a tempo debito; viene quindi dipinto come un opportunista. In ogni caso anche se avesse previsto ogni cosa Atene non avrebbe potuto agire in modo diverso poiché se lo avesse fatto, avrebbe tradito tutti i greci e sconfessato un passato glorioso. Demostene rivendica quindi gli ideali di Atene (rifiuto della schiavitù, amore per la libertà e per la patria, onore, gloria) dicendo che sono scritte nel codice genetico della città.