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L'oratoria, Appunti di Greco

le origini dell'oratoria, le sue caratteristiche e i suoi massimi esponenti: Demostene, Lisia e Isocrate.

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 15/04/2016

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L’ORATORIA
Genere letterario che nasce nella Magna Grecia, in Sicilia nel IV sec.
a.C.
I due grandi padri e fondatori dell’oratoria sono: Corace e Tisia.
La parola nella civiltà greca aveva avuto da sempre un’importanza
rilevante; il saper parlare bene costituiva, infatti,un elemento
essenziale e determinante per l’aermazione dell’individuo. Era inoltre
la struttura stessa della polis che imponeva un esercizio costante della
parola ai propri membri, in quanto saper parlare bene in pubblico
costituiva la prima competenza di base per partecipare attivamente
alla vita politica. Le occasioni in cui questa abilità risultava
fondamentale erano quelle legate alla vita politica quotidiana e quelle
connesse all’esercizio della giustizia.
Il contesto in cui si svolge l’attività dell’oratoria è quello:
giudiziario, in cui durante il processo è il cittadino stesso ad
indicare il reato e a gestire l’accusa. Tuttavia, data la necessaria
conoscenza delle norme giuridiche e del codice civile e penale
che non era alla portata di tutti, e dato che la legge greca
obbligava chi era chiamato in giudizio o chi voleva citare
qualcuno in giudizio, a difendersi o ad accusare, nacque e si
diuse la gura del logografo, uno specialista che prestava la
propria competenza legale e la propria abilità oratoria per
comporre requisitorie o discorsi in difesa che poi il committente
imparava a memoria e recitava in tribunale. La persuasività del
discorso dipende in larga parte dall’aderenza alla personalità del
locutore.
Il logografo ore una consulenza legale, un insegnamento dei
procedimenti elementari retorici, la preparazione e la stesura del
discorso.
Abbiamo diversi tipi di tribunali:
il fratto era destinato a coloro che venivano accusati di omicidio una
seconda volta,
il delnio per l’omicidio avvenuto per difesa,
l’areopago per l’omicidio volontario,
il palladio per l’omicidio involontario.
In un tribunale ambo le parti, sia chi accusa sia chi si difende, hanno a
disposizione la stessa quantità di tempo per esporre il proprio discorso.
Discorso che era costituito da 4 parti: l’esordio (prooìmiov, exordium)
in cui l’imputato cercava di ottenere la benevolenza dei giudici e
anticipava le linee generali della propria difesa, la narrazione (diègesis,
narratio) degli eventi che vedevano protagonista l’imputato, la
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L’ORATORIA

Genere letterario che nasce nella Magna Grecia, in Sicilia nel IV sec. a.C. I due grandi padri e fondatori dell’oratoria sono: Corace e Tisia. La parola nella civiltà greca aveva avuto da sempre un’importanza rilevante; il saper parlare bene costituiva, infatti,un elemento essenziale e determinante per l’affermazione dell’individuo. Era inoltre la struttura stessa della polis che imponeva un esercizio costante della parola ai propri membri, in quanto saper parlare bene in pubblico costituiva la prima competenza di base per partecipare attivamente alla vita politica. Le occasioni in cui questa abilità risultava fondamentale erano quelle legate alla vita politica quotidiana e quelle connesse all’esercizio della giustizia.

Il contesto in cui si svolge l’attività dell’oratoria è quello: giudiziario , in cui durante il processo è il cittadino stesso ad indicare il reato e a gestire l’accusa. Tuttavia, data la necessaria conoscenza delle norme giuridiche e del codice civile e penale che non era alla portata di tutti, e dato che la legge greca obbligava chi era chiamato in giudizio o chi voleva citare qualcuno in giudizio, a difendersi o ad accusare, nacque e si diffuse la figura del logografo, uno specialista che prestava la propria competenza legale e la propria abilità oratoria per comporre requisitorie o discorsi in difesa che poi il committente imparava a memoria e recitava in tribunale. La persuasività del discorso dipende in larga parte dall’aderenza alla personalità del locutore. Il logografo offre una consulenza legale, un insegnamento dei procedimenti elementari retorici, la preparazione e la stesura del discorso.

Abbiamo diversi tipi di tribunali: il fratto era destinato a coloro che venivano accusati di omicidio una seconda volta, il delfinio per l’omicidio avvenuto per difesa, l’areopago per l’omicidio volontario, il palladio per l’omicidio involontario.

In un tribunale ambo le parti, sia chi accusa sia chi si difende, hanno a disposizione la stessa quantità di tempo per esporre il proprio discorso. Discorso che era costituito da 4 parti: l’esordio (prooìmiov, exordium) in cui l’imputato cercava di ottenere la benevolenza dei giudici e anticipava le linee generali della propria difesa, la narrazione (diègesis, narratio) degli eventi che vedevano protagonista l’imputato, la

dimostrazione (pìstis, demostratio) e la perorazione conclusiva (epìlogos, peroratio) ai giudici. Argomento inoltre della propria difesa è la propria moralità e la moralità delle persone che si frequentano.

L’esponente più celebre e noto in questo ambito è LISIA. 445/380 a.C. VITA: Nasce intorno alla metà del V secolo,^ figlio di Cefalo , originario della Sicilia e proprietario di una fabbrica di armi. Il padre fu invitato da Pericle a trasferirsi ad Atene, godeva quindi di grande prestigio anche se era un meteco, cioè non era cittadino di Atene. I 30 Tiranni, poiché le casse dello stato erano quasi vuote, decisero di accusare dieci meteci di aver cospirato contro lo stato, reato che prevedeva l’esilio o la morte e la confisca dei beni, in modo tale da riuscire ad incamerare una cospicua somma di denaro. Vennero accusati infatti 8 meteci ricchi e 2 poveri, tra cui anche Lisia e suo fratello. Polemarco venne fatto uccidere con la cicuta senza processo, Lisia, invece, riuscì ad aver salva la vita perdendo però tutto il suo patrimonio. Fu allora che si dedicò all’attività di logografo. OPERE: Di Lisia ci è pervenuto un corpus di 34 orazioni quasi tutto di argomento giudiziario, in cui si nota la sua straordinaria capacità di entrare nel personaggio per cui scrive così da scrivere un’orazione estremamente convincente. Egli riesce a cucire perfettamente l’orazione sulla persone per cui scrive (ethopoiìa). Estrema è anche la chiarezza e l’attenzione nei suoi discorsi,vivacissima la ricostruzione dei fatti, limpido il suo stile. La più famosa è “per l’uccisione di Eratostene” un discorso di difesa per l’accusa di omicidio, da ricordare anche “per l’invalido” che si occupa della truffa ai danni dello stato e in cui compare la legge, molto utilizzata in Grecia, dello scambio dei beni, antidosis. (Secondo questa legge il cittadino1 che sarebbe stato indicato dal cittadino2 come più idoneo a pagare la liturgia imposta dallo stato, avrebbe potuto, nel caso in cui lo avesse ritenuto opportuno, richiedere lo scambio dei beni.) importante anche “contro Eratostene”, un discorso di accusa contro uno degli oligarchi che costituirono il collegio dei 30 Tiranni.

  • politico , in cui nelle assemblee l’uomo politico utilizza la parola per convincere, incidere e persuadere. Il discorso giudiziario deve avere una potenza dimostrativa durevole ed è essenzialmente una concatenazione di ragionamenti. Il linguaggio è semplice e il lessico piuttosto povero. Il tono non è mai direttamente aggressivo, tende più ad una polemica.

DEMOSTENE 384/ VITA: nasce nel 384 ad Atene da una famiglia ricca, il padre infatti possedeva due fabbriche, una di armi e una di mobili. Tuttavia resta

apre la scuola è quello di preparare adeguatamente chi si dedicherà alla polis e si propone di insegnare a persone dotate di talento. “colui che non ha predisposizioni naturali non diventerà mai un ottimo oratore, al contrario chi ha talento anche senza la scuola otterrà buoni risultati”. OPERE: In seguito all’obbligo di pagare una liturgia (che era stata assegnata ad un altro cittadino che però lo aveva indicato come più ricco e quindi più idoneo a sostenere tale spesa) scrive l’Antidosis. Ultima sua opera è il Panatenaico, dove tesse un inno di lode alla propria patria e tenta di mettere all’erta gli ateniesi sull’arrivo di Filippo che era ormai prossimo. Isocrate (padre di tutto il panellenismo del quarto secolo) individua nel Barbaro il nemico naturale del Greco. E’ convinto che i Greci costituiscano una civiltà nettamente superiore alle altre popolazioni e che perciò non devono combattere tra di loro ma contro i barbari. Isocrate va cercando l’egemone dei Greci, che avrà il compito di comandare e di guidare la popolazione verso una maggiore prosperità. La sfiducia sopravvenutagli nella democrazia ateniese lo portava a guardare più a uomini singoli che alle città.

STORIE DI CORNA

Nell’Atene del V sec. A.C. le donne erano molto controllate dai loro padri, fratelli o mariti. Le stanze a loro riservate erano nella parte più remota o al piano superiore dell’abitazone. Le uniche occasioni in cui era concesso loro di uscire era in corrispondenza delle festività pubbliche e delle cerimonie sacre. In Atene chi aveva a che fare con la giustizia doveva perorare personalmente la propria causa. Spesso era compito del logografo stilare il testo adatto a persuadere una giuria o a commuoverla nella giusta direzione. Rientravano tra gli omicidi giustificabili: l’uccisione di un adultero o di un ladro scoperti entro le proprie mura a commettere il reato, l’uccisione di un commilitone in guerra o di qualcuno nei giochi atletici per errore. Il reato di sangue rientrava nell’ambito religioso in quanto rendeva impuro chi lo aveva commesso. La corte era costituita da 600 membri dell’Eliea, un corpo di 6mila cittadini sorteggiati ogni anno per fungere da giurie e assegnati, sempre per sorteggio, a tribunali diversi. I giurati dovevano solo esprimersi sulla colpevolezza con un si o con un no e non potevano dialogare tra loro onde evitare che si influenzassero. La citazione delle leggi era necessaria (e faceva carico a chi aveva interesse a evocarla) perché si non presupponeva che i giudici, dei

cittadini qualunque, la conoscessero; d’altra parte non avevano l’obbligo di conoscerla. La legge attica che consentiva l’uccisione dell’adultero, non prevedeva la pena di morte anche per la donna. Ma essa veniva comunque cacciata di casa: un marito indulgente che avesse continuato a vivere con la moglie traditrice perdeva i diritti civili. L’adultero è delineato come qualcuno che viola i legami sacri con mezzi bassi.

L’orazione “in difesa di Eufileto” è attribuita a Lisia. Il processo si svolse davanti al Delfinio, situato vicino al tempio di Zeus Olimpo, dove erano demandati i casi di omicidio, nei quali l’imputato negava la sua colpa, ma dichiarava di aver agito nell’abito della legge. Eratostene viene ucciso da Eufileto perché scoperto con la moglie in casa sua. Eufileto in apertura del discorso dà la propria versione della storia: la prima parte del discorso apologetico è costituita dunque da una narrazione capace di far breccia nell’animo della giuria. La forza dell’oratore poggia interamente sul ritratto di un ingenuo, di un innocente vittima di trame più forti di lui. La narrazione è ritmata velocemente, priva di divagazioni inutili. Contiene già in sé gli elementi di persuasione e di dissuasione. L’adulterio viene dipinto come uno dei reati più gravi in quanto si fonda sulla seduzione e quindi sull’inganno e dunque corrompe la persona che ne è vittima. Non conosciamo l’esito del processo. Da notare che tra i testimoni chiamati al processo non compare la schiava che sarebbe dovuta essere al corrente di tutto.

FURIE D’AMORE

Lisia sa dipanare abilmente le varie storie in cui sono implicati i suoi clienti e tratteggia con intelligenza i vari personaggi in gioco nelle sue orazioni. Il tribunale dove viene dibattuta la causa (il cliente e Simone sono innamorati dello stessa ragazzo:Teodoto. E se lo contengo a tal punto che scatta da parte di Simone l’accusa di omicidio.) era l’Areopago, “il più scrupoloso tribunale di Atene”. Esso era composto di ex-arconti. Si occupava di omicidio volontario, di tentato omicidio, di incendi dolosi, di veneficio. Il numero degli Areopaghi non superava di molto le 200 persone. Queste restavano in carica tutta la vita, arricchendo di continuo la loro esperienza giuridica. In Atene non esisteva una gerarchia di ruoli: il compito di istruire le cause e di prepararle per l’udienza spettava per lo più ai grandi magistrati (agli arconti e agli Undici).