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Excursus retorico riguardo l'oratoria nell'antica Grecia
Tipologia: Appunti
Caricato il 30/06/2020
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L’oratoria ,in particolare quella greca e romana , rappresenta la coniugazione dell’anima e della mente esplicata attraverso la parola nell’intento di far assurgere il proprio pensiero a categorico e a discapito di quello altrui. D’altra parte occorre porre notevole attenzione al significato dell’oratoria stessa che differisce notevolmente da quello della retorica , che talvolta nella “communis opinio” vengono confusi. La retorica è una dottrina che si occupa della teorizzazione e analisi della struttura di un discorso, l' oratoria è invece l' applicazione dei principi della retorica stessa. L’ars oratoria è presente sin dagli antichi prodotti letterari della cultura greca, quali i poemi omerici , che contengono numerosi esempi che dimostrano quanto in quel contesto fosse ritenuta essenziale la capacità di eloquenza. Infatti nell’Iliade ( I,249) viene menzionata l’eloquenza di Nestore che ,pur non essendo nel fior della sua giovinezza, si distingue da eroe non nel combattimento , ma nell’uso della parola stessa impreziosita d’altra parte dalla sua saggezza e dall’esperienza assente in un giovane. Gli elementi che rendono valido un discorso sono la perspicuità dei termini utilizzati , la fluidità del periodare , la corretta sintassi , la capacità di individuare gli argomenti più convincenti , la loro disposizione e il tono della voce. Inoltre con l’avvento dei sofisti , definiti da Platone “le prostitute del sapere”, l’oratoria attua il passaggio dalla propria estemporaneità ad una disciplina costituita di regole e metodi di applicazione. L’abilità oratoria infatti era un requisito imprescindibile per farsi spazio nella vita politica della πόλις , connessa inoltre all’esercizio della giustizia , ed è proprio sullo sfondo giudiziario che si staglia la figura di Lisia. Un discorso giudiziario consta, in genere, di 4 parti distinte : exordium , esordio, tentativo di accattivarsi l'uditorio delectando e movendo con ornamenti; narratio , esposizione, esposizione dei fatti, per docere l'uditorio, in ordine cronologico o con una introduzione ad effetto in me d ias res; argumentatio ', argomentazione, dimostrazione delle prove a sostegno della tesi ( confirmatio ) e confutazione degli argomenti avversari (refut a tio); peroratio , epilogo, la conclusione del discorso, muovendo al massimo gli affetti dell'uditorio e sviluppando pathos e talvolta facendo uso “Captatio benevolentiae” La tradizione antica ha individuato in Lisia il massimo rappresentante dell’oratoria di tipo giudiziario , il “corpus Lysicum” è diviso in tre gruppi sulla base dell’argomento trattato: il primo gruppo comprende le orazioni che trattano problemi connessi alla vita politica; il secondo gruppo riguarda le cause patrimoniali; il terzo riguarda i delitti contro la persona. Dal punto di vista stilistico la sua prosa è misurata , pacata , fluida , la sua capacità di persuasione trova un’efficiente strumento nell’ἠθοποιΐα (rappresentazione dei caratteri ) , cioè la capacità del logografo di adottare perfettamente l’orazione ai connotati sociali, culturali e talvolta anche fisici.
Infatti è possibile paragonare la figura del logografo a quella del sarto , cosi come il sarto cuce su misura l’abito per il proprio cliente tenendo conto di tutte le sue caratteristiche fisiche , Lisia compone l’orazione in base al ceto sociale , alla cultura e credibilità dello stesso cliente. Lisia d’altra parte può essere paragonato ad Erodoto ,poiché entrambi caratterizzati dal gusto di raccontare storie e lasciarsi andare a digressioni che rendono l’andazzo dell’esposizione piacevole. L’opera di Lisia influenzò molto la produzione oratoria successiva; il suo stile, caratterizzato da proposizioni semplici nella struttura fu considerato il miglior esempio di eloquenza giudiziaria e venne preso a modello a Roma , dai seguaci dell’atticismo che si contrapponevano all’asianesimo (stile ampolloso ed esuberante, cercava la musicalità delle frasi con assonanze e parallelismi; l'abbondanza di artifici e di regole retoriche distraevano in parte gli ascoltatori dal contenuto). Isocrate è annoverato nella triade degli oratori più importanti della Grecia , essendo inoltre anche il campione dell’oratoria epidittica che caratterizza le sue orazioni. Egli rivolse il proprio impegno culturale in due direzioni: la propaganda politica e l’attività retorico-pedagogica. In campo politico rimase sostanzialmente fedele a un ideale in cui lo scarso realismo di una rivendicazione del primato di Atene o gli appelli all’unità delle poleis si coniugavano in scenari storici , che vedevano Filippo II di Macedonia assurgere a “princeps machiavellico” capace di attuare un progetto di unificazione dell’intera Grecia sotto un’unica corona e compiere la “santa” vendetta contro il secolare nemico persiano. Nella teoria isocratea non trova quindi spazio un’applicazione dell’eloquenza a scopi pratici , di tipo logografico , poiché ritenuta riduttiva e mortificante. Gran parte delle orazioni di Isocrate sono finalizzate a mettere in risalto la contrapposizione tra grecità e barbarie , dove il barbaro o lo straniero (ξένος ) è identificato quale nemico naturale del Greco , determinando un vagheggiamento di un ideale panellenico inteso come coalizione degli stati greci con l’obiettivo di far fronte comune contro il nemico Persiano; tale coalizione avrebbe trovato il suo elemento catalizzatore in una polis egemone capace di raccogliere intorno a se tutti i greci. Egli non riuscì a concettualizzare tale idea in modo inequivoco ma ne elaborò uno sviluppo teorico intriso di molte contraddizioni , ritenendo che la naturale superiorità culturale delle città greche rispetto a quelle non greche si traducesse di per se in impulso a indispensabile aggregazione. Isocrate definisce saggi , alludendo modestamente anche a se stesso, coloro che sono capaci di trovare in ogni circostanza la soluzione migliore delineando quindi una figura di oratore/filosofo. Isocrate sviluppa uno stile differente da quello degli altri oratori: egli non trasferisce sulla pagina lo stile “orale”, ma costruisce un stile “scritto” e in particolare un stile “periodico”: complesso, articolato, ampio, con molte subordinate, bilanciato in tutte le sue parti. Tuttavia esso rimane piano, senza inversioni nell’ordine naturale delle parole e senza coloriture poetiche (metonimie o metafore). Nell’oratoria di Isocrate il movimento dei periodi è così lento ed armonioso da dar quasi l’impressione dell’immobilità. Egli non vuole emozionare o scuotere, ma convincere. Per alcuni questo non fu una merito, ma un grave limite: ritengono che i periodi schematizzati e ripetitivi, senza imprevisto o novità, possa solo annoiare il lettore, molti, già nell’antichità, non avevano apprezzato la produzione di Isocrate considerandola senile e pedante. Se Lisia è la massima espressione di oratore/avvocato, invece Isocrate quella di oratore/filosofo, Demostene per ultimo è la massima espressione di oratore/politico che si pone a capo della comunità per guidarla. Alcuni aneddoti che riguardano la sua biografia , riportati da Plutarco nella sua opera “Vite Parallele”, parlano di un Demostene che , poichè affetto da balbettamento , soleva recarsi ogni giorno in montagna o in riva al mare per potenziare la voce, si esercitava declamando di fronte al mare in tempesta. abituandosi in questo modo a sopportare e sopraffare anche la voce del pubblico.