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La Commedia Greca: Genere, Autori e Temi, Dispense di Greco

Le origini della commedia greca. Aristofane: vita, opere, caratteri generali, caratteri stilistici e il panorama politico. Riassunti delle commedie: Acarnesi, Pace, Lisistrata, i Cavalieri, le Nuvole e le Rane.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 01/05/2023

emanuele.2003
emanuele.2003 🇮🇹

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EMANUELE DI BERARDINO
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LA COMMEDIA GRECA: genere di origine popolare
La commedia affonda le sue origini nella tradizione popolare, infatti il termine κομοδία deriva
o dal termine κώμη [villaggio/campagna] o dal termine κῶμος [momento che avveniva dopo
un simposio]. Particolari erano le processioni chiamate falloforie, nelle quali i figuranti
indossavano falli enormi e i cittadini si lanciavano battute per ridere: avevano una funzione
apotropaica, tenevano lontano il male.
Il passaggio da tradizione a letteratura avvenne con Aristofane, all’inizio della commedia
c’era uno scambio di battute tra gli attori e nella parabasi si rompeva la finzione scenica: gli
attori parlano con il pubblico, ma nel corso del tempo la parabasi perde la sua importanza e
svanisce.
La commedia entrerà a far parte delle Grandi Dionisie quando nel 486 a.C. fu aggiunto un
giorno dedicato alla commedia; invece, nelle Lenee venivano rappresentate solo commedie.
Gli attori indossavano costumi imbottiti sul fondoschiena e sulla pancia (simbolo di fertilità),
a volte indossavano anche dei grembiuli con dei falli.
La commedia è solitamente a lieto fine, propone temi leggeri, mette al centro i problemi e le
vicende della vita quotidiana, mettendo a nudo le debolezze e l’umanità dei suoi personaggi.
Generalmente i protagonisti sono persone comuni, del ceto medio-alto urbano, servi
compresi. La risata, elemento trainante della commedia, è il simbolo della complicità tra
pubblico e attore.
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LA COMMEDIA GRECA: genere di origine popolare La commedia affonda le sue origini nella tradizione popolare, infatti il termine κομοδία deriva o dal termine κώμη [villaggio/campagna] o dal termine κῶμος [momento che avveniva dopo un simposio]. Particolari erano le processioni chiamate falloforie, nelle quali i figuranti indossavano falli enormi e i cittadini si lanciavano battute per ridere: avevano una funzione apotropaica, tenevano lontano il male. Il passaggio da tradizione a letteratura avvenne con Aristofane, all’inizio della commedia c’era uno scambio di battute tra gli attori e nella parabasi si rompeva la finzione scenica: gli attori parlano con il pubblico, ma nel corso del tempo la parabasi perde la sua importanza e svanisce. La commedia entrerà a far parte delle Grandi Dionisie quando nel 486 a.C. fu aggiunto un giorno dedicato alla commedia; invece, nelle Lenee venivano rappresentate solo commedie. Gli attori indossavano costumi imbottiti sul fondoschiena e sulla pancia (simbolo di fertilità), a volte indossavano anche dei grembiuli con dei falli. La commedia è solitamente a lieto fine, propone temi leggeri, mette al centro i problemi e le vicende della vita quotidiana , mettendo a nudo le debolezze e l’umanità dei suoi personaggi. Generalmente i protagonisti sono persone comuni, del ceto medio-alto urbano, servi compresi. La risata , elemento trainante della commedia, è il simbolo della complicità tra pubblico e attore.

LA COMMEDIOGRAFIA: il genere della risata Aristofane (V secolo a.C.) Aristofane nacque nel 445/444 a.C. circa, la sua prima commedia, I Bacchettanti , fu rappresentata nel 427 a.C. quando era molto giovane → la rappresentò sotto uno pseudonimo. L’anno successivo rappresentò I Babilonesi durante le Grandi Dionisie, in questa tragedia critica fortemente Cleone descrivendolo come un guerrafondaio: Atene sfrutta i suoi alleati che Aristofane descrive come asini, allora Cleone intentò un processo. Nel 425 a.C. rappresentò gli Acarnesi , commedia nella quale è presente grande libertà di parola, dato che Cleone non vinse l’agone precedentemente avviato → ad Atene era presente una grande παρρησία: la commedia influenzava l’opinione pubblica. Nonostante ciò, Cleone continua ad essere eletto ad Atene e Aristofane continua la sua carriera da commediografo; nel 424 a.C. con la commedia I Cavalieri mette nettamente in ridicolo la figura di Cleone. L’ultima sua commedia fu rappresentata nel 388 e la commedia con Pluto e le Ecclesiazuse era già cambiata; probabilmente poco dopo morì. Il genere della commedia era fortemente legato alla vita politica, sociale ed economica della città, la commedia è uno specchio deformato dell’ironia della realtà ateniese e attraverso questo genere si conosce la vita quotidiana dell’Atene del V secolo a.C. Sicuramente lo spunto di partenza è il realismo, poiché si rappresenta la realtà, le questioni attuali, episodi precisi accaduti nella capitale greca; mentre il resto della trama è completamente surreale dato che è necessaria la fantasia per provocare la risata nel pubblico → nella commedia della pace Aristofane immagina uno scarabeo gigante che va sull’Olimpo, introduce degli antieroi umili che imbrogliano le carte in tavola. Nella commedia antica greca non c’era bisogno di un filo logico e coerente che univa le scene, ma quest’ultime sono giustapposte → la scena è sempre dominata dal protagonista e sono presenti dei personaggi stereotipati che seguono un proprio ruolo. Anche la commedia ha un fine didattico, tanto quanto la tragedia, ma lo fa in un modo più diretto e chiaro → Aristofane è un conservatore e tradizionalista come Eschilo, ma allo stesso tempo è pacifista e perplesso come Euripide, in quanto giunge la filosofia della sofistica che mette in discussione i valori tradizionali. Erano presenti dei meccanismi che suscitavano comicità immediata nel pubblico e che non presupponevano una riflessione; è una comicità di situazione attraverso dei litigi, delle percosse e delle cadute. A volte viene rovesciata la situazione attuale, infatti, la commedia di Aristofane a volte definita utopica → come dare il potere alle donne; inserisce battute immediate, giochi di parole e storpiamenti delle parole stesse, utilizza battute oscene e doppi sensi molto volgari, parole gergali. Asserisce anche dei passi in cui imita il tono delle tragedie, che era molto più colto, all’interno di un contesto volgare. “ACARNESI” Fu rappresentata nel 425 a.C. e tratta la tematica della guerra. Il protagonista è Diceopoli (colui che porta giustizia alla città), un contadino che vuole andare in assemblea per proporre la pace durante la guerra del Peloponneso, nonostante sia consapevole che ci sono degli oppositori tra cui i carbonai acarnesi che guadagnano con le guerre. Deve riuscire a farsi

padre decise di mandare il figlio nella scuola moderna di Socrate chiamata φροντιστέριον (pensatoio), nella quale potrà apprendere la nuova cultura, apprendere l’arte della parola che permette di sovvertire l’ordine e convincere i creditori che non debbano ricevere i soldi. Aristofane prende come capo della scuola Socrate, poiché egli rappresenta tutte le nuove correnti culturali che arrivarono ad Atene nel V secolo a.C. Il filosofo è rappresentato su una cesta posta in alto mentre guarda le nuvole, in questa scuola si studiano eventi insignificanti come il salto di una pulce o il ronzio della zanzara. Le nuvole assumono l’identità delle divinità, sono lontane dalla realtà e rappresentano un concetto vuoto; Filippide assiste all’agone tra il discorso giusto e quello ingiusto → i giovani devono sempre seguire i propri piaceri, infatti, Filippide riuscirà ad allontanare i creditori e, avendo imparato l’arte oratoria, picchia il padre poiché gli restituisce ciò che Filippide aveva ricevuto da piccolo → gli anziani sono due volte bambini e hanno meno diritto di compiere errori. Strepsiade, ormai adirato, decide di incendiare il pensatoio per estirpare il male alla radice. “RANE” Aristofane in questa tragedia elogia i tragediografi greci: immagina come protagonisti il dio Dioniso preso in giro e il servo burlone Xantia. Il dio ha paura di scendere nell’oltretomba e per spaventare gli spiriti si traveste con i panni di Eracle, il quale era già sceso nell’oltretomba, ma alcuni spiriti ce l’avevano con l’eroe, perciò, il servo e il dio si scambiano costantemente il costume. Superato l’Acheronte e le rane che gracidavano, i due arrivano alla casa di Plutone e incontrano Eschilo ed Euripide, mentre facevano una gara per decretare chi fosse il miglior tragediografo: entrambi espongono le caratteristiche dell’avversario criticandole; Eschilo ha uno stile incomprensibile, mentre Euripide ha uno stile molto più chiaro, il primo porta in scena personaggi eroici, mentre l’altro illustra la vita degli umili e insegna all’uomo a riflettere. Entrambi sono d’accordo sul fine pedagogico della letteratura. Euripide viene delineato come colui che ha causato la degenerazione dei costumi, poiché i suoi personaggi non erano tradizionali; Dioniso chiede cosa proporrebbero per risolvere la questione politica del tempo, ovvero la guerra. Euripide afferma che vince il dubbio e che nulla è certo, mentre Eschilo afferma che bisogna portare alla luce quei politici che sono stati amati dal popolo e che fino a quel momento erano stati isolati. Siccome Eschilo risulta più utile, vince l’agone e viene riportato in vita, il suo seggio andrà a Sofocle che diventerà il miglior poeta nell’oltretomba.