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la comunicazione, scienze umane, Appunti di Scienze Umane

appunti discorsivi e completi sulla comunicazione, scienze umane, quinta superiore

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 09/01/2026

noemitallariti
noemitallariti 🇮🇹

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LA COMUNICAZIONE
Primo significato:
La comunicazione è la trasmissione di un’informazione o di un messaggio
da un emittente a un ricevente, in vista di uno scopo.
Questo modo di intendere la comunicazione è stato formalizzato dal linguista Jakobson.
Secondo lo schema di Jakobson, una situazione comunicativa è caratterizzata
da un passaggio di informazioni da un emittente a un ricevente.
Il messaggio è codificato dall'emittente in un codice, cioè in un sistema di segni.
Ciò significa che i due interlocutori devono condividere la conoscenza di una lingua.
Inoltre è necessario un canale, cioè un mezzo per la trasmissione del messaggio;
nel caso della comunicazione orale è l’aria,
nel caso della comunicazione scritta è un foglio o un supporto elettronico.
I due possono comunicare se condividono un contesto, cioè una realtà finita, sociale
o culturale a cui il messaggio si riferisce.
Secondo significato:
La comunicazione può essere considerata anche a partire dal suo significato etimologico,
come “mettere in comune”. Comunicare significa svolgere una particolare attività,
al cui centro c’è una qualche forma di condivisione.
Secondo questa accezione, la comunicazione non deve essere considerata solo
un mezzo neutro per trasmettere messaggi o distribuire informazioni,
ma come una modalità utile per conservare e rafforzare i valori della società.
Comunicare è il modo in cui le persone costruiscono la realtà sociale ogni giorno,
mantenendo rapporti sociali e affermando i valori importanti.
Questo modo di intendere la comunicazione privilegia altre due funzioni,
diversa dalla sola funzione di descrivere la realtà utilizzando il linguaggio:
1. la funzione fisica o di contatto capacità del linguaggio di creare e mantenere
relazioni sociali. Spesso non si parla per chiedere o per ottenere informazioni,
ma solamente per il gusto di parlare. Gran parte delle nostre conversazioni sono
finalizzate a mantenere relazioni, a intrattenerci o a divertirci.
2. la funzione performativa capacità del linguaggio di agire sul mondo,
per trasformarlo. Con il linguaggio, infatti, si fanno cose molto più complesse
del semplice scambiarsi informazioni.
Si fanno promesse, dichiarazioni d’amore, si chiedono prestiti
Terzo significato:
Sotto un ulteriore punto di vista, la comunicazione è un elemento pervasivo
nella vita sociale. Chiunque si trovi in una situazione sociale è la sorgente di un
flusso comunicativo e, quindi, fornisce informazioni su di .
Non si può non comunicare.
L’intero comportamento degli individui in una situazione sociale ha valore di messaggio.
Come siamo vestiti, come camminiamo, l’espressione del nostro viso:
inviamo continuamente informazioni su di noi.
Viceversa, tutti noi siamo investiti da un flusso continuo di comunicazioni:
coloro che condividono i nostri spazi ci inviano continuamente messaggi,
ma anche la televisione, la radio, i manifesti pubblicitari…
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LA COMUNICAZIONE

Primo significato: La comunicazione è la trasmissione di un’informazione o di un messaggio da un emittente a un ricevente, in vista di uno scopo. Questo modo di intendere la comunicazione è stato formalizzato dal linguista Jakobson. Secondo lo schema di Jakobson, una situazione comunicativa è caratterizzata da un passaggio di informazioni da un emittente a un ricevente. Il messaggio è codificato dall'emittente in un codice , cioè in un sistema di segni. Ciò significa che i due interlocutori devono condividere la conoscenza di una lingua. Inoltre è necessario un canale , cioè un mezzo per la trasmissione del messaggio; nel caso della comunicazione orale è l’aria, nel caso della comunicazione scritta è un foglio o un supporto elettronico. I due possono comunicare se condividono un contesto , cioè una realtà finita, sociale o culturale a cui il messaggio si riferisce. Secondo significato: La comunicazione può essere considerata anche a partire dal suo significato etimologico, come “mettere in comune”. Comunicare significa svolgere una particolare attività, al cui centro c’è una qualche forma di condivisione. Secondo questa accezione, la comunicazione non deve essere considerata solo un mezzo neutro per trasmettere messaggi o distribuire informazioni, ma come una modalità utile per conservare e rafforzare i valori della società. Comunicare è il modo in cui le persone costruiscono la realtà sociale ogni giorno, mantenendo rapporti sociali e affermando i valori importanti. Questo modo di intendere la comunicazione privilegia altre due funzioni, diversa dalla sola funzione di descrivere la realtà utilizzando il linguaggio:

  1. la funzione fisica o di contatto → capacità del linguaggio di creare e mantenere relazioni sociali. Spesso non si parla per chiedere o per ottenere informazioni, ma solamente per il gusto di parlare. Gran parte delle nostre conversazioni sono finalizzate a mantenere relazioni, a intrattenerci o a divertirci.
  2. la funzione performativa → capacità del linguaggio di agire sul mondo, per trasformarlo. Con il linguaggio, infatti, si fanno cose molto più complesse del semplice scambiarsi informazioni. Si fanno promesse, dichiarazioni d’amore, si chiedono prestiti … Terzo significato: Sotto un ulteriore punto di vista, la comunicazione è un elemento pervasivo nella vita sociale. Chiunque si trovi in una situazione sociale è la sorgente di un flusso comunicativo e, quindi, fornisce informazioni su di sé. Non si può non comunicare. L’intero comportamento degli individui in una situazione sociale ha valore di messaggio. Come siamo vestiti, come camminiamo, l’espressione del nostro viso: inviamo continuamente informazioni su di noi. Viceversa, tutti noi siamo investiti da un flusso continuo di comunicazioni: coloro che condividono i nostri spazi ci inviano continuamente messaggi, ma anche la televisione, la radio, i manifesti pubblicitari…

LA COMUNICAZIONE FACCIA-FACCIA

La comunicazione faccia a faccia si realizza quando due o più persone parlano l’una in presenza dell’altra. Si tratta del tipo di comunicazione più frequente nel corso della nostra giornata: caratterizza la comunicazione in famiglia o tra amici, ma anche la lezione scolastica, l’interazione in un negozio o al mercato. Pur essendo il tipo di comunicazione più comune, è una forma estremamente complessa. L’interazione faccia a faccia è un flusso continuo e reversibile di informazioni. L’emittente invia una sequenza ininterrotta di messaggi al ricevente; il ricevente, a sua volta, non si limita ad ascoltare passivamente, ma invia continui feedback (informazioni di ritorno) all’emittente. Attraverso cenni del capo, espressioni del viso e gesti, il ricevente informa l’emittente sul suo grado di interesse, sulla comprensione del messaggio e sulla sua intenzione di prendere il turno di parola. Inoltre, i messaggi che si scambiano emittenti e riceventi viaggiano su più canali :

  1. il canale uditivo-vocale → utilizza il mezzo acustico (voce) e l’udito degli interlocutori;
  2. il canale visivo-cinetico → utilizza la luce, la vista degli interlocutori;
  3. il canale motorio-tattile → utilizza il contatto tra gli interlocutori;
  4. il canale chimico-olfattivo → utilizza l’odore personale degli interlocutori. I diversi canali sono attivati anche nella più comune delle interazioni quotidiane.
  • In alcune situazioni i diversi canali agiscono in sinergia, potenziandosi a vicenda: è il caso di quelle che chiamiamo “ comunicazioni ben riuscite ”. Lezione scolastica in cui il docente parla con un ritmo adeguato, scandendo bene le parole e ripetendo i passaggi logici più importanti (canale uditivo-vocale), scrivendo alla lavagna le parole-chiave e guardando gli studenti con un’espressione rassicurante e disponibile (canale visivo-cinetico).
  • In altre situazioni, i canali possono contraddirsi ed essere un ostacolo alla riuscita della comunicazione. Ragazzo che arrossisce o balbetta o si tocca nervosamente i capelli. Nonostante la complessità della comunicazione faccia-faccia, mediamente gli individui riescono a tenere sotto controllo tutti questi canali e la comunicazione procede. Le persone possiedono una competenza comunicativa tale da saper leggere, codificare e rispondere alle informazioni che ricevono quotidianamente. I gesti secondo la classificazione dello psicologo Michael Argyle Esistono diversi tipi di gesti attraverso cui avviene la comunicazione: ● gesti illustratori e segnali correlati all’eloquio: hanno la funzione di enfatizzare ciò che viene detto. ● gesti convenzionali: salutare. ● movimenti che esprimono stati emotivi: toccarsi i capelli, mangiarsi le unghie. ● movimenti che esprimono la personalità: peculiarità del singolo individuo. ● gesti usati nei rituali e nelle cerimonie.

Avere un approccio ai media secondo un’ottica sociologica significa porsi una serie di domande:

1. sugli emittenti (chi produce il messaggio? perché?), analizzando le motivazioni economiche, politiche e sociali che stanno alla base dei messaggi. 2. sui riceventi (come interpreta questo messaggio il ricevente?), analizzando gli effetti dei messaggi sul pubblico, la loro capacità di influenzare il destinatario, di divertirlo e di pilotare la sua attenzione. 3. sui canali (in che cosa si differenziano radio, giornali e televisione?), analizzando le diverse forme di organizzazione dei messaggi da parte dei diversi media. 4. sui messaggi (siamo liberi di comunicare o siamo condizionati dai messaggi che riceviamo?), studiando gli effetti dei media sul pensiero delle persone. Le influenze dei mass media I mass media si possono definire come un’ agenzia culturale , impegnata nella produzione, riproduzione e diffusione di conoscenze. Essi si rivolgono a un pubblico vasto ed eterogeneo , trattando conoscenze perlopiù generiche che allargano l’orizzonte delle nostre esperienze di vita, rendendo accessibili informazioni alle quali non avremmo avuto modo di accedere (sapere, ad esempio, cosa succede dall’altra parte del mondo). I mass media, però, ci permettono una conoscenza che non è diretta, ma selezionata. I mass media, infatti, producono una realtà mediata : la conoscenza che otteniamo attraverso di essi non è come quella che abbiamo degli eventi della nostra vita quotidiana, ma è sempre filtrata dall’interposizione del medium. Questa mediazione modifica sempre il fatto che ci viene presentato e, inoltre, produce una specie di allontanamento emotivo da esso, tale da anestetizzare anche gli aspetti più cruenti e drammatici della realtà. _Quando, ad esempio, al telegiornale vengono presentate le immagini di un attentato, questo viene mediato in due modi:

  • il fatto viene presentato attraverso l’interpretazione del giornalista, che sceglie in che modo presentarlo e quali informazioni fornirci;
  • il fatto appare distante e la distanza lo depura dai suoi aspetti più disumani_. I diversi media mostrano una diversa capacità di influenzare il nostro comportamento, sia relativamente al modo di utilizzarli sia relativamente agli effetti che hanno, per esempio sulle nostre opinioni o sul nostro modo di metterci in relazione reciproca. L’espressione “ politica spettacolo ” è un esempio del crescente ruolo della televisione nel dibattito politico , testimoniato anche dall’attenzione con cui gli uomini politici curano la propria immagine mediatica, quasi più importante delle idee e dei valori. In modo analogo, l’espressione “ demonizzazione ” fa riferimento al ruolo crescente dei media nella vita delle persone, quindi anche nella formazione del senso comune , e alla capacità che hanno di ridurre a un solo aspetto macroscopico la figura di un uomo politico o di una categoria (ad esempio musulmani = terroristi; immigrati = criminali).

La nostra quotidianità è ricca di strumenti per comunicare: telefono, chat, posta elettronica, reti internet, social. La frequenza con cui li usiamo tende a opacizzare il significato culturale, ovvero a farci dimenticare quali aspetti dell’esperienza enfatizzano e quali cancellano. Noi stessi tendiamo a percepire i media puramente come strumenti funzionali, utili a svolgere meglio compiti che esisterebbero indipendentemente da essi. Tuttavia, gran parte delle attività comunicative cui ci dedichiamo ogni giorno sono create proprio dallo strumento, che in questo senso esercita influenze anche sull’interazione sociale. La tecnologia offre molti supporti e consente di scegliere quanto mettere in gioco e quanto nascondere. Da qui deriva il principio della selettività di qualsiasi medium. Il mezzo di comunicazione scelto si fonde con il messaggio e contribuisce a modellarlo. In altri termini, quando utilizziamo un certo medium, non siamo sempre consapevoli di questa fusione: più siamo immersi in una pratica comunicativa, meno possiamo affermare scelte consapevoli rispetto a essa. Esempio: non sempre sappiamo che tipo di inquadramento diamo alla nostra comunicazione quando inviamo un messaggio. Esprimere le nostre condoglianze a un amico è una situazione sociale che impone un maggior grado di empatia umana e calore. I messaggi possono essere percepiti come “freddi” e non adatti alla situazione. In questi casi, la fusione del medium e del messaggio provoca un travisamento delle intenzioni: l’intenzione di partecipare al dolore dell’amico diventa una risoluzione fredda e formale, sbrigativa di obbligo sociale.

LA COMUNICAZIONE DEI NEW MEDIA

Per new media si intendono i mezzi di comunicazione di massa sviluppatasi dopo la nascita dell’informatica e in connessione con essa: siti web, blog, e-mail, chat, social network… Oltre a superare i problemi di labilità, distanza e numero di partecipanti, i new media si caratterizzano per essere:

  1. digitali , perché la rappresentazione delle informazioni avviene attraverso sequenze numeriche, cosa che ne permette quella che viene chiamata trasducibilità, cioè la rapida traduzione di linguaggi comunicativi.
  2. interattivi , perché si caratterizzano per la loro capacità di mettere in comunicazione simultanea un gran numero di individui. Con il web, la comunicazione che si stabilisce è al tempo stesso reciproca, interattiva e comunitaria. Si crea un contesto di discussione comune. Le nuove tecnologie basate sulla rete informativa aprono prospettive completamente nuove da un punto di vista sociale, culturale e politico in quanto permettono a persone distanti, che posseggono conoscenze ed esperienze diverse, non solo di incontrarsi nella rete, ma anche di metterle in comune. Questa situazione è chiamata da Pierre Lévy “ intelligenza collettiva ”, ovvero un’intelligenza virtuale in cui tutti gli individui mettono le loro qualità al servizio della comunità.

GEORGE H. MEAD

le origini dell’interazionismo simbolico George Herbert Mead (1863-1931) è stato uno dei padri fondatori della sociologia. Contemporaneo di Durkheim e di Weber, ha sviluppato un approccio teorico innovativo.

  1. Il primo elemento di novità sta nell’ approccio intersoggettivo. Mead non vede il singolo come il punto di partenza, ma come il punto di arrivo della sua teoria sociale. Per studiare la mente dell’uomo bisogna analizzare il modo in cui le interazioni sociali ne hanno influenzato la formazione.
  2. Il secondo contributo sta nel riconoscimento del ruolo fondamentale della comunicazione linguistica per comprendere la vita sociale. Sostiene che il linguaggio non si limita a consentire la trasmissione di informazioni tra soggetti parlanti, ma li costituisce come tali: solo con l’acquisizione del linguaggio l’uomo si è distinto nettamente dagli animali. La particolare caratteristica del linguaggio umano sta nel fatto che i suoni che noi emettiamo per indicare le cose sono simboli, ossia hanno un significato condiviso. Secondo Mead, l’uso di simboli linguistici condivisi ha comportato grandi vantaggi per gli uomini, come la capacità di sviluppare un’ autocoscienza riflessiva. Riflettere vuol dire riuscire a guardare se stessi con gli occhi degli altri, e quindi anticipare come gli altri reagiranno a ciò che diciamo o facciamo. L’uomo impara a sviluppare questa attitudine riflessiva perché usa un linguaggio simbolico , ossia dei simboli condivisi. Qual particolare simbolo (al lupo!) crea in me inquietudine e so che, usandolo in presenza di altri, otterrò la stessa reazione. Ciò implica che la nostra mente, con questa sua particolare capacità riflessiva, non è antecedente al processo sociale che ha creato il linguaggio simbolico, ma ne è la conseguenza. Secondo Mead, il pensiero è una conversazione interiorizzata. Da ciò segue un’altra conseguenza importante: poiché il pensiero è la conseguenza dell’uso di simboli linguistici prodotti nella prassi sociale, non ha senso cercare di comprenderne il funzionamento studiando il cervello. Il cervello costituisce la base fisica indispensabile per supportare i processi comunicativi, ma il pensiero ha a che fare con i simboli linguistici creati nella storia sociale dell’uomo, non con i neuroni. Per illustrare come i contenuti simbolici formino la nostra identità, Mead usa il termine sé. Il sé (Self) è composto da due elementi : l’io e il Me.
  • L’io è la risposta spontanea del nostro organismo a ciò che dicono o fanno gli altri;
  • il me è l’insieme interiorizzato delle attese di comportamento che gli altri hanno nei nostri confronti. Inoltre, le attese di comportamento degli altri non agiscono su di me solo quando gli altri sono presenti. Poiché si tratta di regole che vengono interiorizzate, esse agiscono anche quando sono da sola. Non ho bisogno dei miei genitori per sapere che devo aiutare una persona che sta male. Mead chiama questa spinta ad agire secondo regole socialmente interiorizzate “ altro generalizzato ”.

HERBERT BLUMER

Allievo di Mead, Blumer eredita la sua cattedra alla morte del maestro. Blumer utilizza due termini in particolare: interazionismo simbolico. Considera l’interazionismo simbolico un “neologismo barbaro”. Ma cos’è l’interazionismo simbolico?Interazionismo → perché la nuova prospettiva distoglie l’attenzione dalle grandi strutture sociali per occuparsi delle piccole interazioni che hanno luogo nella vita quotidiana delle persone. I grandi concetti della sociologia (Stato, economia, classi sociali) appaiono astrazioni che non esistono e non agiscono: solo gli individui esistono e agiscono, e la società esiste attraverso loro. La società viene creata e mantenuta in vita dall’agire quotidiano degli individui. ● Il nuovo interazionismo viene definito simbolico perché gran parte dell’interazione quotidiana si realizza tra gli individui attraverso i simboli. I membri della società vivono in un mondo simbolico oltre che fisico, attribuiscono un significato ai segni e ordinano la loro vita sulla base di questi significati. Il sociologo indaga sul modo in cui gli individui utilizzano e interpretano questi simboli nella vita quotidiana. Indaga, quindi, sui dettagli, sui particolari, sui meccanismi dell’interazione sociale. Immaginiamo che un uomo e una donna siano al loro primo appuntamento. Probabilmente ognuno passa buona parte del tempo a farsi un’idea dell’altro e a considerare quale evoluzione potrebbe avere il rapporto, ma nessuno dei due farebbe queste valutazioni in modo aperto. Ognuno cercherà di cogliere i dettagli del comportamento dell’altro che possono rivelare le intenzioni. L’interazione tra i due prende forma attraverso un processo di interpretazione simbolica. Secondo Blumer, i fenomeni sociali vanno studiati dall’interno , dal punto di vista di chi vi prende parte e cercando di comprendere il senso che gli individui attribuiscono alle loro pratiche di vita. Occorre liberarsi delle prospettive macrosociologiche, che considerano gli individui agiti dalle forze superiore delle strutture e dei processi sociali. Per questo, Blumer ritiene che le inchieste condotte attraverso i questionari e le elaborazioni statistiche allontanino il ricercatore dal mondo sociale che intende studiare. Attraverso l' osservazione diretta è possibile cogliere il punto di vista degli attori sociali, il modo in cui conferiscono significato e oggetti, situazioni ed eventi. ERVING GOFFMAN Uno sviluppo dell’interazionismo simbolico si ha con il sociologo canadese Goffman (1922-1982), che si è interessato ai giochi di ruolo nelle interazioni quotidiane paragonando la vita a una grande rappresentazione teatrale. Essere integrati nell’ordine sociale significa assumere dei ruoli e aderire alla propria parte.

TEORIE SULLA COMUNICAZIONE DI MASSA

Nel corso del Novecento l’avvento e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa hanno suscitato un grande interesse nei ricercatori delle scienze sociali. All’interno del periodo si evidenziano alcuni dei momenti principali della riflessione sociologica sulle funzioni dei mass media e sui loro usi.

1. LA BULLET THEORY O TEORIA IPODERMICA DELLA COMUNICAZIONE La teoria ipodermica della comunicazione è il primo tentativo di un approccio globale all’universo dei media. Si è affermata tra la prima e la seconda guerra mondiale con i lavori di Lund , Blumer e Lasswell. La teoria si propone di spiegare gli effetti sociali della propaganda dei nascenti regimi totalitari. Sostiene che esiste una connessione diretta tra esposizione ai messaggi dei media e comportamento degli individui: i messaggi sono come pallottole che soggiogano gli individui ai loro contenuti.

  • I media sono interpretati come strumenti di persuasione che agiscono automaticamente su riceventi passivi e inermi;
  • L’ opinione pubblica è vista come una massa: un aggregato di individui isolati. Se il messaggio li raggiunge, la persuasione si inserisce e la propaganda ha successo. ➔ In questo senso i media sono considerati direttamente responsabili dell’affermazione dei totalitarismi. Media → strumenti di persuasione della massa → affermazione regimi totalitari La teoria ipodermica si basa su un iperdeterminismo tale per cui il processo sembra automatico: esporsi al messaggio dei media significa automaticamente essere persuasi. Gli effetti sono dati per scontati. Questo modello è ormai superato nella riflessione sociologica contemporanea, eppure è quello che ancora oggi ha maggior presa. 2. L’APPROCCIO PSICO-SOCIOLOGICO SUL CAMPO Sulla scia della teoria ipodermica, si afferma, a partire dagli anni ‘40, l’approccio psico-sociologico sul campo che focalizza l’attenzione sull’ analisi empirica dell’efficacia persuasoria dei messaggi. Anziché dare per scontati gli effetti persuasivi dei media (come nella teoria ipodermica), ci si chiede quali sono le condizioni che permettono ai media di persuadere. Scuola di Yale A Yale, attorno allo psicologo Hovland , si forma un gruppo di ricerca noto come “scuola di Yale”, che si dedica alla sperimentazione di laboratorio sugli effetti persuasivi dei media, seguendo un protocollo. Vengono studiati atteggiamenti e opinioni dei soggetti dei gruppi sperimentali prima e dopo l'esposizione a comunicazione persuasive per verificare quali fattori li influenzano. Gli esperimenti dimostrano che la persuasione non è automatica ma dipende dalla credibilità della fonte (affidabilità) e dalla sua attrattiva (dal fatto che piaccia).

Scuola di Lazarsfeld Attorno al sociologo Lazarsfeld , alla Columbia University di New York, si forma la scuola di Lazarsfeld, che si interessa allo studio del consumo dei mass media da parte degli individui. Attraverso una serie di interviste, i ricercatori analizzano le influenze dei mass media su alcuni comportamenti, cercando di capire quanto questi comportamenti siano stati determinati dall’esposizione ai media e quanto da relazioni interpersonali. Lo scopo è ricostruire il quadro completo delle influenze cui sono sottoposti gli individui. I risultati portano i ricercatori a sostenere che il ricevente non è così passivo come sosteneva la teoria ipodermica, ma, al contrario, è un consumatore attivo , integrato in rete di rapporti sociali, che sceglie consapevolmente. I mass media rafforzano posizioni già presenti negli individui, ma difficilmente provocano cambiamenti. Secondo i dati raccolti gli amici e i conoscenti hanno più potere persuasivo dei media. Sono perlopiù le persone più influenti della comunità (persona stimate) che condizionano, con il loro comportamento, le scelte e i gusti di chi sta loro vicino. I mass media per essere efficaci devono riuscire in primo luogo a persuadere gli opinion leader. Questi, a loro volta, influenzeranno gli altri individui della comunità. Il processo è noto come two steps flow communication , due stadi di comunicazione persuasiva: i media persuadono gli opinion leader e questi persuadono, con il comportamento, la gente comune.

3. LA TEORIA STRUTTURAL-FUNZIONALISTA La teoria struttural-funzionalista può essere intesa come un tentativo di applicare all’analisi della comunicazione il modello teorico del funzionalismo sociologico di Talcott Parsons. Il tentativo più significativo è quello di Wright che si chiede quali funzioni assolvono i media nella società. Egli individua diversi tipi di funzioni : ● funzioni sociali → i media informano gli individui, per esempio, su situazioni di pericolo (come nel caso di un terremoto/guerra). ● funzioni individuali → i media possono essere utilizzati dagli individui per accrescere il proprio status o prestigio. ● funzione ricreativa → i media soddisfano l’esigenza di riposare, allentare la tensione e divertirsi. All’interno della teoria funzionalista si pone un filone di ricerca noto come “Usi e Gratificazioni”. Questa teoria sposta l’attenzione sul ricevente che, da soggetto passivo, diventa soggetto attivo e critico. Cosa fanno le persone dei media, come li usano, quali bisogni soddisfano? Secondo il modello fornito da Katz, Gurevitch e Haas, i riceventi sono considerati consumatori attivi e consapevoli, in base ai loro bisogni , suddivisi in 5 classi: ● cognitivi → acquisizione o rafforzamento delle conoscenze; ● affettivo-estetici → rafforzamento delle proprie esperienze emotive; ● integrativi a livello della personalità → rassicurazione e incremento dello status; ● integrativi a livello sociale → rafforzamento dei contatti interpersonali; ● di evasione → allentamento delle tensioni e dei conflitti. La teoria presuppone un ricevente razionale e critico, che seleziona in base alle esigenze.

5. TEORIA CULTUROLOGICA: McLuhan e de Kerchove Per la teoria culturologica, i mass media sono una componente della cultura contemporanea. I mass media vanno analizzati e compresi nel loro funzionamento e significato sociale. Nel filone di questa teoria si collocano due autori che hanno segnato la riflessione sulla comunicazione contemporanea: McLuhan e de Kerchove. Marshall McLuhan Si occupò delle comunicazioni di massa e dei loro effetti sul comportamento umano. Le sue opere, scritte con uno stile particolare (frasi brevi e incisive, capaci di suscitare interesse e coinvolgimento), hanno innovato l’approccio allo studio dei mezzi di comunicazione di massa, spostando l’attenzione dallo studio dei contenuti veicolati dai media, allo studio del ruolo dei media come organizzatori dell’esperienza quotidiana. L’interpretazione dello studioso canadese prende le mosse da alcune specificità tecnologiche della televisione, in particolare la bassa definizione dell’immagine elettronica, cioè il fatto che essa è assai meno dettagliata e precisa rispetto a quella della fotografia e del cinema. L’autore fa una distinzione tra media caldi e freddi: ● un medium freddo è quel tipo di modello di comunicazione a bassa definizione che invita l’ascoltatore a introdursi dentro l’informazione per completarla in modo da poterla metabolizzare come propria; ● un medium caldo è il mezzo che satura i nostri sensi e che quindi accettiamo come altro da noi, per esempio il cinema e la fotografia. La bassa definizione fa della televisione un medium che richiede non tanto partecipazione emotiva quanto partecipazione corporea e mentale, al fine di chiudere un messaggio altrimenti incompiuto. Le teorie sulla comunicazione di McLuhan si basano sulla convinzione che i media elettronici, in particolare la televisione, abbiano sull’individuo un impatto di portata maggiore rispetto a quello prodotto dal contenuto dei messaggi che trasmettono. Da qui deriva la sua affermazione “ il medium è il messaggio ”: le nostre strutture conoscitive vengono modificate non solo dai contenuti appresi, ma anche dalle tecniche con le quali l’informazione è trattata. Le tecniche formano e modificano l’esperienza. Come il medium televisione forma e modifica la nostra esperienza? Con la rapidità e uniformità nella diffusione delle informazioni, la nostra società sta assumendo la forma di villaggio globale. Nel villaggio globale l’uomo è completamente immerso nel flusso della comunicazione mediatizzata e può sentirsi partecipe del mondo in cui vive. Pur creati dall’uomo, i media si rivelano non pienamente padroneggiabili. Gli intellettuali hanno allora il compito di aiutarci a prendere consapevolezza del modo in cui le forme di comunicazione condizionano le nostre relazioni con gli altri e scandiscono la nostra vita quotidiana. La ricerca di McLuhan è rivolta alla ricerca delle possibilità che l’uomo ha di usare le tecnologie accettandone la profonda trasformazione, ma nello stesso tempo cercando di dominarle.

Derrick de Kerckhove Il canadese de Kerckhove è l’erede spirituale di McLuhan, del quale è stato assistente, traduttore e coautore. Fu professore in un centro di ricerca indirizzato alla comprensione dell’impatto sociale e politico delle nuove tecnologie. Nei suoi libri più importanti ha approfondito e sviluppato alcune delle intuizioni di McLuhan sugli effetti delle comunicazione e della tecnologia dei media. L’opera di de Kerckhove parte dall’indagine storico-antropologica degli effetti che le innovazioni tecnologiche hanno avuto sullo sviluppo delle facoltà percettive e cognitive degli esseri umani : in gran parte dei suoi studi si è occupato di studiare l’impatto e l’influenza della tecnologia sullo sviluppo della psiche e sulla costruzione dei modelli mentali che regolano percezione e apprendimento. L'utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione ha un’immediata ripercussione sullo sviluppo di modelli cognitivi che modificano il nostro modo di percepire la realtà ⥤ ne deriva l’importanza dello studio dell’interazione tra tecnologia e sistema nervoso. L’ analisi dell’interazione tra tecnologie e sistema nervoso è stata supportata da studi sperimentali sul rapporto tra cervello umano e nuove tecnologie. Ogni media, secondo l’autore, trasforma la strategia neutrale, predisponendola per l’apprendimento del messaggio e dà forma a un particolare tipo di esperienza: il medium regola le relazioni tra uomo e ambiente, contribuiscono a formare la nostra esperienza. L’utente, adeguandosi alla forma del medium che sta utilizzando, comprende il contenuto trasmesso. Quando ci sediamo di fronte alla Tv, organizziamo la mente e il corpo in maniera specifica. Le tecnologie sono un' estensione dei nostri sensi , ci fanno “vedere e sentire di più”. Cybercultura significa vedere attraverso la materia, lo spazio, il tempo. L’esito finale di questo processo è, per l’autore, la formazione di una mente collettiva , che andrà oltre le capacità di ogni singolo individuo e della quale internet rappresenta solo la fase embrionale. In questo contesto si colloca la convinzione dell’autore che la realtà virtuale stia per rivoluzionare il più trascurato dei nostri sensi, il tatto, trasformandolo in un’estensione cognitiva della nostra mente. Ciò che caratterizza il pensiero di de Kerckhove è l’attinenza a più discipline: neurologia, linguistica, economia, antropologia, sociologia e arte. In questo approccio interdisciplinare , la riflessione si allarga alla riflessione sui problemi della politica della comunicazione. Il mondo è sul punto di una svolta decisiva, determinata dall’accelerazione tecnologica. Solo imparando a operare sulle tecnologie, senza subirne l’azione, saremo in grado di evitarne gli effetti catastrofici.