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Comunicazione e linguaggio [scienze umane], Sintesi del corso di Scienze Umane

Sintesi sulla comunicazione e il linguaggio nelle scienze umane

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 26/01/2021

giulia_pozz
giulia_pozz 🇮🇹

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UNITA’ 8 – IL LINGUAGGIO
Uomini di parole
Ogni modalità di comunicazione, che sia umana o animale, è un linguaggio. Ma il linguaggio verbale,
ovvero la capacità di esprimersi e comunicare tramite parole, è una caratteristica dell’uomo. Infatti, la
parola è l’unica abilità che ci distingue dagli animali. L’uomo ha creato dei sistemi di comunicazione
linguistica per trasmettere messaggi. Oltre alle parole, però, l’uomo comunica anche a gesti, sguardi,
posizione del corpo e gestione dello spazio. Ognuna di queste modalità di comunicazione costituisce un
linguaggio.
Dal punto di vista del corpo umano, i due organi che permettono la comunicazione verbale nell’uomo sono
la laringe e il cervello:
- La laringe è posizionata più in basso nell’uomo rispetto agli animali e permette l’emissione di suoni
modulati
- Il cervello controlla la produzione linguistica e la comprensione dei significati attraverso due aree
specializzate: l’area di Broca (controlla la produzione linguistica) e l’area di Wernicke (controlla la
comprensione).
Il linguaggio verbale
Le unità minime del linguaggio parlato sono i FONEMI, ovvero semplici emissioni di suono prive di
significato che costituiscono l’unità minima del linguaggio verbale (NON sono le lettere dell’alfabeto!). I
MORFEMI, invece, sono le unità minime dotate di significato del linguaggio verbale e, combinati insieme,
costituiscono le PAROLE (=insieme di morfemi dotati di significato), le quali, a loro volta, formano delle
FRASI. Le frasi possono avere valore affermativo, negativo o interrogativo. L’insieme delle frasi costituisce il
DISCORSO o il TESTO.
FONEMI MORFEMI PAROLE FRASI DISCORSO/TESTO
All’interno del linguaggio verbale svolge una funzione molto importante il contesto extra-linguistico,
ovvero l’insieme degli eventi esterni alla conversazione che sono in rapporto con essa e la influenzano.
Il linguaggio è la base della vita sociale e ci permette di “tradurre” i nostri pensieri in formule comprensibili
e comunicabili. Rispetto all’uso del linguaggio verbale, però, ci sono grandi differenze tra le persone: alcune
possiedono solo una competenza linguistica di base; altri, invece, ne fanno un uso sapiente e più
complesso. Secondo il filosofo Austin e la sua teoria degli atti linguistici, ogni volta che parliamo compiamo
3 azioni contemporaneamente:
1. Atto locutorio = emissione sonora delle parole
2. Atto illocutorio = azione che si compie dicendo quelle determinate parole
3. Atto perlocutorio = effetto esercitato da quelle parole sull’interlocutore
Lo sviluppo e i disturbi del linguaggio
Come tutte le abilità umane, il linguaggio si sviluppa e si perfeziona col passare del tempo e, ovviamente,
ha i suoi disturbi e le sue anomalie.
Ci sono alcune tappe principali dello sviluppo linguistico:
a) Vocalizzazioni, ovvero emissioni sonore diverse dal pianto. A 2 mesi circa, il bambino attraversa la
fase del cooing sound (“verso del tubare”) in cui emette alcuni suoni consonantici.
b) Tra i 5/6 mesi si presenta la fase di lallazione, ovvero una ripetizione variata di sillabe (es: “ma ma
ma”)
c) Verso i 12/18 mesi, il bambino inizierà a pronunciare le prime parole: all’inizio si tratterà di olofrasi
(una sola parola per un’intera frase, es: “palla”)
d) Tra i 18/24 mesi, il bambino produrrà frasi binarie (es: “mamma pappa”)
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UNITA’ 8 – IL LINGUAGGIO

Uomini di parole

Ogni modalità di comunicazione, che sia umana o animale, è un linguaggio. Ma il linguaggio verbale , ovvero la capacità di esprimersi e comunicare tramite parole, è una caratteristica dell’uomo. Infatti, la parola è l’unica abilità che ci distingue dagli animali. L’uomo ha creato dei sistemi di comunicazione linguistica per trasmettere messaggi. Oltre alle parole, però, l’uomo comunica anche a gesti, sguardi, posizione del corpo e gestione dello spazio. Ognuna di queste modalità di comunicazione costituisce un linguaggio. Dal punto di vista del corpo umano, i due organi che permettono la comunicazione verbale nell’uomo sono la laringe e il cervello:

  • La laringe è posizionata più in basso nell’uomo rispetto agli animali e permette l’emissione di suoni modulati
  • Il cervello controlla la produzione linguistica e la comprensione dei significati attraverso due aree specializzate: l’area di Broca (controlla la produzione linguistica) e l’area di Wernicke (controlla la comprensione).

Il linguaggio verbale

Le unità minime del linguaggio parlato sono i FONEMI , ovvero semplici emissioni di suono prive di significato che costituiscono l’unità minima del linguaggio verbale (NON sono le lettere dell’alfabeto!). I MORFEMI , invece, sono le unità minime dotate di significato del linguaggio verbale e, combinati insieme, costituiscono le PAROLE (=insieme di morfemi dotati di significato), le quali, a loro volta, formano delle FRASI. Le frasi possono avere valore affermativo, negativo o interrogativo. L’insieme delle frasi costituisce il DISCORSO o il TESTO. FONEMI  MORFEMI  PAROLE  FRASI  DISCORSO/TESTO All’interno del linguaggio verbale svolge una funzione molto importante il contesto extra-linguistico , ovvero l’insieme degli eventi esterni alla conversazione che sono in rapporto con essa e la influenzano. Il linguaggio è la base della vita sociale e ci permette di “tradurre” i nostri pensieri in formule comprensibili e comunicabili. Rispetto all’uso del linguaggio verbale, però, ci sono grandi differenze tra le persone: alcune possiedono solo una competenza linguistica di base; altri, invece, ne fanno un uso sapiente e più complesso. Secondo il filosofo Austin e la sua teoria degli atti linguistici , ogni volta che parliamo compiamo 3 azioni contemporaneamente:

  1. Atto locutorio = emissione sonora delle parole
  2. Atto illocutorio = azione che si compie dicendo quelle determinate parole
  3. Atto perlocutorio = effetto esercitato da quelle parole sull’interlocutore

Lo sviluppo e i disturbi del linguaggio

Come tutte le abilità umane, il linguaggio si sviluppa e si perfeziona col passare del tempo e, ovviamente, ha i suoi disturbi e le sue anomalie. Ci sono alcune tappe principali dello sviluppo linguistico : a) Vocalizzazioni , ovvero emissioni sonore diverse dal pianto. A 2 mesi circa, il bambino attraversa la fase del cooing sound (“verso del tubare”) in cui emette alcuni suoni consonantici. b) Tra i 5/6 mesi si presenta la fase di lallazione , ovvero una ripetizione variata di sillabe (es: “ma ma ma”) c) Verso i 12/18 mesi, il bambino inizierà a pronunciare le prime parole: all’inizio si tratterà di olofrasi (una sola parola per un’intera frase, es: “palla”) d) Tra i 18/24 mesi, il bambino produrrà frasi binarie (es: “mamma pappa”)

e) Tra i 24/30 mesi, il bambino comporrà frasi di più parole, ma prive di connettivi, chiamate frasi telegrafiche f) Tra i 2 e i 6 anni, il bambino acquisisce competenze linguistiche notevoli, arricchendo il suo linguaggio. È importante, in questo periodo, il fenomeno dell’ iper-regolarizzazione , ovvero l’applicazione delle regole grammaticali anche in casi in cui ci sono eccezioni (es: “dita” al posto di “diti”). Gli studiosi individuano 3 livelli dello sviluppo linguistico :

1. Livello dello sviluppo fonetico  produzione dei suoni della lingua, entro i 3 anni 2. Livello dello sviluppo morfologico  apprendimento delle strutture grammaticali e sintattiche della lingua 3. Livello dello sviluppo semantico  apprendimento vocaboli e comprensione dei significati Le principali teorie sullo sviluppo linguistico sono quella comportamentista di Burrhus Skinner e quella generativista o innatista di Chomsky.  Secondo Burrhus Skinner i bambini imparano a parlare grazie a sollecitazioni provenienti dall’ambiente e, in particolare, dai genitori. In questa prospettiva, l’apprendimento del linguaggio è un aspetto della socializzazione in cui non servono componenti innate o biologiche  Secondo Chomsky e la sua teoria generativista o innatista , gli esseri umani possiedono fin dalla nascita di un “ programmaper l’acquisizione del linguaggio ( Language Acquisition Device , LED) che sarebbe come un software in grado di ricevere ed elaborare input esterni. I principali disturbi del linguaggio sono classificabili in 3 categorie principali: 1- Disturbi centrali causati da un danno cerebrale  AFASIE = lesioni di zone del cervello responsabili della produzione e comprensione del linguaggio [area di Broca e di Wernicke]. 2- Disturbi della sola produzione linguistica non dovuti a danni cerebrali  BALBUZIE = il soggetto si inceppa su alcune sillabe ripetendole involontariamente 3- Disturbi della sola comprensione di suoni e segni non dovuti a danni cerebrali  a) AGNOSIE UDITIVE = incapacità di riconoscere i suoni familiari; b) ASEMIE = incapacità di riconoscere lettere dell’alfabeto, simboli matematici. La deprivazione linguistica è la condizione di chi, per motivi sociali, è stato privato di elementi essenziali (es: attenzione dei genitori, disagio sociale, emarginazione, isolamento…) per lo sviluppo linguistico.

infatti, ha valore di messaggio ed è una forma di comunicazione. Noi comunichiamo sempre, anche quando non intendiamo farlo.

2. In ogni comunicazione c’è un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione  ogni messaggio possiede un contenuto e delle istruzioni sul modo in cui quel contenuto deve essere inteso dal ricevente. Due frasi che esprimono lo stesso contenuto possono avere una qualità differente di relazione (es: “adesso ti prendo, scappa”). Il segnale sul piano del contenuto e della relazione può essere di tipo congruente (in supporto alle parole) o incongruente (in disaccordo con le parole). In quest’ultimo caso, la comunicazione è distorta, ovvero porta a un fraintendimento. Un messaggio è incongruente quando le tre componenti (verbale, paraverbale, non verbale) sono incoerenti , cioè sono in conflitto tra loro nell’esprimerlo. Le cause della distorsione sono sia di carattere psicologico che fisiologico e sono attribuibili sia a chi parla sia a chi ascolta. 3. Il significato di una sequenza di informazioni è dato dalla punteggiatura, la comunicazione è un processo circolare  il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra persona. La punteggiatura è il tentativo di stabilire connessioni di causa effetto, ma non esiste una punteggiatura oggettiva, cioè valida in ogni caso. In realtà, ogni atto comunicativo rappresenta contemporaneamente uno stimolo, una risposta, un rinforzo. 4. Esistono relazioni simmetriche e relazioni complementari  uno scambio simmetrico avviene tra interlocutori che si considerano sullo stesso piano, svolgendo funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi. Uno scambio complementare fa incontrare persone che hanno una relazione ma non sono sullo stesso piano per potere, ruolo comunicativo, autorità sociale, interessi. 5. La comunicazione può essere verbale o non verbale  nella comunicazione verbale il linguaggio verbale (scritto o parlato) è definito numerico perché basato sulle parole; nella comunicazione non verbale il linguaggio è basato su tutto ciò che non è parola (gesti, movimenti, espressioni…) è definito analogico perché fa uso di immagini simili a quel che si vuole caratterizzare. Inoltre, c’è anche un linguaggio paraverbale : intonazioni e modulazioni della voce (volume, timbro), inflessioni, pause, ritmi, silenzi. La comunicazione non verbale: gran parte della comunicazione avviene non verbalmente, e la comunicazione non verbale ha un forte impatto sull'interlocutore. Un'analisi dei vari comportamenti non verbali può essere basata sul contatto visivo, sulle espressioni del volto, sul silenzio, sul tono, volume e inflessione della voce, sui gesti e sulle posture. Comunicazione non verbale Comunicazione verbale  inconsapevole, non intenzionale e non controllabile  fornisce informazioni sul soggetto che la esprime  è poco idonea ad esprimere concetti  è ambigua  ha grande efficacia nelle relazioni  per lo più consapevole e intenzionale  fornisce informazioni sugli argomenti espressi  è idonea a veicolare descrizioni, argomentazioni, narrazioni  è arbitraria (convenzionale)  è meno rilevante nelle relazioni I segnali della comunicazione non verbale possono essere raggruppati in otto gruppi principali: 1. segnali prosodici 2. segnali para - linguistici 3. aspetto esteriore  immagine, trucco, abbigliamento 4. segnali prossemici 5. segnali posturali 6. espressioni del viso 7. segnali gestuali  movimenti di mani e della testa

  1. contatti  stretta di mano, abbraccio, bacio di saluto, dare il 5… I SEGNALI PROSODICI e PARA-LINGUISTICI Si trasmettono con la voce e comprendono tutti gli elementi che creano la musicalità del parlato , ovvero la forza vocale, il ritmo, l’intonazione, la velocità nel parlare.  Il tono può esprimere apprezzamento o disappunto, entusiasmo o apatia, interesse o noia.  Il timbro è il colore della voce  Il volume corrisponde all’intensità sonora e serve a sottolineare i concetti o a ridestare l’attenzione  Il ritmo serve a dare più o meno incisività ai concetti espressi  La pausa , come il silenzio , può essere strategica o d’imbarazzo. Il silenzio, in particolare, è un modo strategico di comunicare e il suo significato varia con le situazioni, le relazioni e la cultura di riferimento. Tutte le qualità para-linguistiche dipendono da : a) Fattori biologici (sesso, età) b) Fattori sociali (cultura, regione di provenienza, posizione sociale) c) Fattori di personalità (temperamento ansioso, depresso, euforico ecc.) d) Fattori transitori (emotività, situazioni, contesto) Con la voce posso: mettere a disagio le persone (urlo vicino a loro), essere invadente oppure arrogante (parlo forte, aggressivo e cerco di parlare più forte di loro), comunicare tranquillità e calma (parlo normalmente), avvicinarmi alle persone lontane (parlo forte così mi sentono), allontanarmi dalle persone troppo vicine (parlo forte così le respingo) oppure creare una situazione di vicinanza (sussurro). LE ESPRESSIONI DEL VISO Tutti i tratti della mimica facciale, dal riso al sorriso, alle smorfie di disgusto, al broncio. Esse indicano: o caratteristiche della personalità (tipiche e costanti) o emozioni (entro 7 tipi principali: felicità, sorpresa, interesse, paura, tristezza, disgusto, collera) o reazioni di interattività (alla comunicazione altrui o al contesto) Secondo Ekman le espressioni facciali hanno valore emotivo in quanto sono l’emergenza immediata e spontanea delle emozioni: ad ogni emozione corrisponde un’espressione facciale. Inoltre, hanno una funzione comunicativa , perché manifestano le intenzioni del soggetto. In funzione del contesto si può sorridere di felicità ma anche di imbarazzo, di ansia, di incertezza. Si può piangere di gioia o di tristezza. Lo sguardo è un potente segnalatore a livello non verbale. Consente di cogliere informazioni sulla situazione in corso di svolgimento. Esso serve a gestire la regolazione dei turni. Nella conversazione ha la funzione di sincronizzare (evitare le sovrapposizioni e favorire l’avvicendamento dei turni), di monitoraggio (controllo dell’interazione) e di segnalazione (manifestazione delle proprie intenzioni). SGUARDO DIRETTO  Alla fine di un’espressione altrui = rinforzo  Durante espressioni proprie= enfatizzazione  Mentre si pongono domande = invito alla confidenza  Prolungato = gradimento , invito oppure minaccia SGUARDO INDIRETTO o SFUGGENTE  Segnala ansia, imbarazzo, insincerità, paura, sottomissione.