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La consegna educativa, Appunti di Pedagogia

Capitolo del libro "Pedagogia generale"

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 20/10/2021

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563547__73 🇮🇹

4.3

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La consegna educativa
Abbiamo detto che bisogno educativo e bisogno di
riconoscimento coincidono e anche che il il bisogno educativo
è composto da bisogno di intimità e di dignità. Ora facciamo
riferimento al processo educativo, nel quale emerge una
massima valorizzazione della persona, la quale avviene
attraverso un’introduzione nel reale.
Quindi dobbiamo soffermarci sul bisogno di riconoscimento
all’interno dei mondi dell’educare. Possiamo notare come
all’interno della comunità storica di appartenenza ci è stata
fornita una prima risposta a questo bisogno personale, in
quanto la persona si riconosce nella realtà a partire da una
comprensione originaria, trasmessa dai mondi della sua vita.
Quindi possiamo dire che educare significa riconoscere
l’ethos; quanto, però, ci poniamo delle domande sulle nostre
certezze originarie, entra in gioco l’azione educativa, la quale
implica un lavoro riflessivo su di sé: facendo un inventario di
ciò che si è, ovvero si tratta di un riconoscimento dell'io
personale”, ed esplorando ciò che potrebbe essere, ovvero un
riconoscimento del sé autentico.
Dal momento in cui, un soggetto si interroga sulle convinzioni
che ha assunto dalla comunità di appartenenza, egli va oltre il
piano della sua comprensione: tende a distaccarsi dall’esserci,
aprendosi ad un valore di senso e di essere ulteriore a quello a
cui è consegnato.
In tal senso, scegliere di vivere una vita buona, piuttosto che
lasciarsi vivere.
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La consegna educativa

Abbiamo detto che bisogno educativo e bisogno di riconoscimento coincidono e anche che il il bisogno educativo è composto da bisogno di intimità e di dignità. Ora facciamo riferimento al processo educativo, nel quale emerge una massima valorizzazione della persona, la quale avviene attraverso un’introduzione nel reale. Quindi dobbiamo soffermarci sul bisogno di riconoscimento all’interno dei mondi dell’educare. Possiamo notare come all’interno della comunità storica di appartenenza ci è stata fornita una prima risposta a questo bisogno personale, in quanto la persona si riconosce nella realtà a partire da una comprensione originaria, trasmessa dai mondi della sua vita. Quindi possiamo dire che educare significa riconoscere l’ethos; quanto, però, ci poniamo delle domande sulle nostre certezze originarie, entra in gioco l’azione educativa, la quale implica un lavoro riflessivo su di sé: facendo un inventario di ciò che si è, ovvero si tratta di un riconoscimento dell'io personale”, ed esplorando ciò che potrebbe essere, ovvero un riconoscimento del sé autentico. Dal momento in cui, un soggetto si interroga sulle convinzioni che ha assunto dalla comunità di appartenenza, egli va oltre il piano della sua comprensione: tende a distaccarsi dall’esserci, aprendosi ad un valore di senso e di essere ulteriore a quello a cui è consegnato. In tal senso, scegliere di vivere una vita buona, piuttosto che lasciarsi vivere.

L’azione, qui, entra in gioco attraverso la figura dell’educatore, il quale consegna, al soggetto in questione, un ideale etico di vita buona, al fine di migliorarne la qualità di vita. Questa consegnata è caratterizzata da una relazione di reciprocità che deve essere biunivoca e bidirezionale, dove da una parte è presente il consegnante, quale educatore, e dall’altra parte il consegnatario, quale l’educando. L’educatore deve essere il testimone di una personalità morale autentica, presente in colui che sceglie di dedicare la propria vita alla trasmissione del valore di essere e di senso che lo segna. La consegna da parte dell’educatore diventa educativamente significativa ed efficace quando porta la premessa di una felicità, in quanto l’educando sente il bisogno di vivere in pienezza, e ricerca qualcosa o qualcuno che possa colmare la propria percezione di una mancanza intollerabile. Quindi, va alla ricerca di qualcuno che possa modellare eticamente la propria vita. Per far avvenire al meglio la consegna educativa, l’educatore non deve imporre il personale modo di agire, di pensare, ma deve proporsi come una personalità ontocentrica e autorevole, ovvero deve porre le esigenze dell’educando intorno alla sua persona. Oltre a ciò, è molto importante che anche l’educando contribuisca alla consegna educativa, agendo responsabilmente ad essa, deve vedersi all’interno di essa e soprattutto deve identificarsi con l’educatore. In tal senso,