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Visione del cosmo di Dante Alighieri
Tipologia: Appunti
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Cosmologia Dantesca Non c’è un punto preciso della Commedia in cui Dante spiega la sua visione del cosmo, ma per descriverla ci si basa su ricostruzioni. Esiste un’operetta utile per ricostruire questo paradigma cosmologico che risale al 1320: si tratta di una serie di appunti di una conferenza tenutasi a Verona, che sono raccolti in un volume intitolato “De situ et forma acque et terre” oppure “Quaestio de acqua et terra”. Si può dire che la visione dantesca rientrasse nel paradigma aristotelico- tolemaico. Il termine “paradigma” viene solitamente utilizzato dai filosofi della scienza (ad esempio Thomas Khun “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”) e sta ad indicare un modello di pensiero che può perdurare nel tempo, mutando attraverso modifiche e integrazioni apportate dagli studiosi. In questo caso infatti il modello iniziale di Aristotele poi incrementato da Tolomeo, viene riaggiustato in Arabia e successivamente curvato in chiave cristiana. Nel ‘600 poi verrà demolito da Copernico grazie alle nuove conoscenze e ai progressi della scienza. Questa visione prevedeva: la terra come una sfera immobile al centro dell’universo; una sfera dell’acqua situata attorno alla Terra; la presenza di un influsso lunare che determina una gibbosità nella superficie terrestre che porta quindi all’emersione delle terre che altrimenti resterebbero sommerse; una sfera dell’aria e una del fuoco; la presenza 9 sfere omocentriche celesti destinate a ruotare per l’eternità:
creatura più vicina a Dio secondo la cosmologia dantesca è il Primum Mobile che per avvicinarsi ancor di più al Padre inizia a ruotare con lo scopo di ricongiungersi ad esso; questo movimento si trasmette di cielo in cielo attraverso gli angeli che sono organizzati in 9 schiere (chiamate cori angelici poiché cantano le lodi di Dio), ciascuna delle quali è associata ad un cielo. Gli angeli vengono chiamati anche intelligenze e possiedono una gerarchia specifica: