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cosmologia dantesca e confronto con autori, Dispense di Italiano

Tema realizzato all'istituto Archimede, scientifico tradizionale

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 07/10/2022

giulio-de-meo
giulio-de-meo 🇮🇹

3.8

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Già gli antichi usavano trattare gli argomenti che oggi
chiamiamo scientifici, e che sono oggetto di particolari
discipline (chimica, fisica, biologia, ecc.), nel quadro di
dottrine filosofiche. Era stato scienziato e insieme filosofo
Aristotele, i cui scritti ebbero nell’Occidente medievale la
massima autorità. Nel mondo greco e latino gli studiosi
elaboravano spiegazioni del mondo naturale basandosi su
ipotesi filosofiche o religiose e sulla <<osservazione
ingenua>> (l’espressione è di A. C. Crombie, uno
specialista di storia della scienza). Nella cultura cristiana
dei primi secoli del Medioevo non c’era stata l’elaborazione
di una cosmologia, cioè di una costruzione concettuale
coerente che descrivesse l’universo nella sua totalità.
Modificazioni sostanziali si ebbero nel secolo XII.* L’evento
fondamentale fu l’assimilazione della filosofia aristotelica.
L’adattamento al cristianesimo del pensiero aristotelico fu
un’operazione culturale grandiosa, condotta principalmente
da Tommaso D’Aquino, ed ebbe risultati di lunga durata. Si
fissò infine una immagine cristiana del cosmo che derivava
dalla fisica e dalla astronomia di Aristotele: queste ultime
furono accettate a lungo, proprio perché facevano parte di
una sintesi che raccoglieva l’intero scibile, giustificava
molti fenomeni quotidiani terrestri e celesti e trovava
inoltre rispondenza anche nel senso comune. Ciò fu vero
soprattutto per il concetto di stabilità e centralità della
Terra, elemento base della cosmologia cristiana fino alla
<<rivoluzione>> di Copernico e di Galileo.* Inoltre
Tommaso e i suoi contemporanei dimostrarono che la fede
cristiana era compatibile con buona parte dell’antica
cultura. Riducendo Aristotele nell’ambito dell’ortodossia,
essi permisero alla sua cosmologia di diventare un
elemento vitale del pensiero cristiano.* Per i cristiani, il
nuovo universo aveva un significato simbolico oltre a quello
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Già gli antichi usavano trattare gli argomenti che oggi chiamiamo scientifici, e che sono oggetto di particolari discipline (chimica, fisica, biologia, ecc.), nel quadro di dottrine filosofiche. Era stato scienziato e insieme filosofo Aristotele, i cui scritti ebbero nell’Occidente medievale la massima autorità. Nel mondo greco e latino gli studiosi elaboravano spiegazioni del mondo naturale basandosi su ipotesi filosofiche o religiose e sulla <> (l’espressione è di A. C. Crombie, uno specialista di storia della scienza). Nella cultura cristiana dei primi secoli del Medioevo non c’era stata l’elaborazione di una cosmologia, cioè di una costruzione concettuale coerente che descrivesse l’universo nella sua totalità. Modificazioni sostanziali si ebbero nel secolo XII. L’evento fondamentale fu l’assimilazione della filosofia aristotelica. L’adattamento al cristianesimo del pensiero aristotelico fu un’operazione culturale grandiosa, condotta principalmente da Tommaso D’Aquino, ed ebbe risultati di lunga durata. Si fissò infine una immagine cristiana del cosmo che derivava dalla fisica e dalla astronomia di Aristotele: queste ultime furono accettate a lungo, proprio perché facevano parte di una sintesi che raccoglieva l’intero scibile, giustificava molti fenomeni quotidiani terrestri e celesti e trovava inoltre rispondenza anche nel senso comune. Ciò fu vero soprattutto per il concetto di stabilità e centralità della Terra, elemento base della cosmologia cristiana fino alla <> di Copernico e di Galileo. Inoltre Tommaso e i suoi contemporanei dimostrarono che la fede cristiana era compatibile con buona parte dell’antica cultura. Riducendo Aristotele nell’ambito dell’ortodossia, essi permisero alla sua cosmologia di diventare un elemento vitale del pensiero cristiano. Per i cristiani, il nuovo universo aveva un significato simbolico oltre a quello

letterale, ed era questo simbolismo cristiano che Dante voleva soprattutto esprimere. Attraverso l’allegoria la sua Divina Commedia mostrò che l’universo medievale non poteva avere altra struttura che quella aristotelico- tolemaica. Come egli lo descrive, l’universo a sfere riflette sia la speranza che il destino dell’uomo. Tanto dal punto di vista fisico quanto da quello spirituale, l’uomo occupa una posizione cruciale intermedia in questo universo, che è riempito da una catena gerarchica di sostanze che va dalla creta inerte del centro al puro spirito dell’Empireo. L’uomo è composto da un corpo materiale e da un’anima spirituale: tutte le altre sostanze sono o materia o spirito. La cosmologia dantesca è fortemente impregnata anche da Dionigi l’Aeropagita (con la sua gerarchia degli angeli) e da Pitagora. Infatti Dante è influenzato dalla filosofia pitagorica attraverso il <>; ovvero l’interesse nei confronti di numeri considerati magici, in particolare il numero 3 (numero fondante nella sua filosofia). Dante era basato molto sulla fede e poco sulla sperimentazione, al centro c’era il sommo e attorno il cerchio. Con la rivoluzione scientifica, la struttura non è più centrale ma periferica. In questo periodo, tutto ciò che era fede e, quindi, riscontrabile in Dante, viene messo in discussione. Quando si arriva a Cartesio, con la geometria analitica, l’astronomia subisce un’influenza importante. Da Tolomeo continua la costruzione cosmologica greca. Quando, invece, entra in scena Copernico, si riprende ad abbracciare la struttura tolemaica, sostenendo che il sistema fosse eliocentrico. Per questo motivo, cominciano a crollare le teorie aristoteliche e tolemaiche. Da qui inizia la costruzione di un nuovo sistema astronomico per cui, con Bacone, si afferma che qualunque teoria deve essere osservata e sperimentata. Così egli diventa antitetico con il