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riassunto pensiero di marco Dallari e introduzione alla fenomenologia e all'estetica
Tipologia: Appunti
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L’estetica è quella dottrina filosofica che indaga sull’aspetto conoscitivo e di apprendimento per mezzo dei sensi. Indaga anche sul fenomeno artistico. Estetica deriva dal termine greco “Aisthetis” e significa “sensazione” e indaga sull’intera dimensione del sensibile quali corpi, sensi e sensazioni.
scopo di creare un buon SETTING EDUCATIVO ( contesto spaziale,situazionale e temporale il più adatto possibile al processo di apprendimento), e di render consapevole l’educatore degli scambi emozionali che si creeranno durante il rapporto. Ogni educatore per esigenza di presentazione insegna attraverso i propri principi appresi attraverso la sua conoscenza estetica. Per marco dallari gli alunni durante l’apprendimento sviluppano METACONOSCENZE (per definizione conoscere la natura dello stesso conoscere) attivando così processi di autoformazione, di autonomia intellettuale
ed esistenziale (facoltà di scegliere, agire..). L’educazione estetica è possibile solo attraverso la
inserimento di metafore e simboli univochi. La narratività fa parte del buon setting educativo.
DIDATTICA ARTISTICA: Per Marco Dallari chi pratica arte è avvantaggiato in ambito educativo poiché sa porgere insegnamenti in maniera esteticamente efficace essendo estraneo o solo parzialmente vincolato dai tecnicismi scientifici. L’opera d’arte ha sempre avuto una valenza storica importante perché rappresenta non solo un frammento di vita di un singolo individuo nel quale ognuno di noi si può confrontare o rispecchiarsi ma rappresenta anche la testimonianza dei saperi e delle culture delle civiltà da cui essi sono state rappresentate. Per Dallari anche la lettura è un’attività essenziale per chi educa poiché non solo genera ottime capacità mediatiche ma permette l’attivazione di continue funzioni cognitive e metacognitive. Ogni pedagogo, come ogni individuo, lotta contro eros e ratio, valori e principi singolari scaturiti dal suo processo esistenziale radicato nel contesto storico, sociale, situazionale in cui l’individuo si è formato. Vi sono 2 tipologie di persone infatti per Dallari: persone di tipo canonico ossia conformi al loro ruolo sociale e con valori collaudati nella loro categoria di pertinenza; e persone di tipo estetico ergo uomini appagati dalla costante ricerca conoscitiva estetica e immuni dal ruolo sociale ad essi adibito.
La pedagogia è una disciplina teorica, pratica ed empirica che crea progetti finalizzati a sensibilizzare gli educatori sia su pratiche di educazione sia su un processo di autoeducazione. Il pedagogista è colui che stipula progetti educativi mentre il pedagogo e colui che li concretizza sugli educandi. Il termine pedagogia deriva dal greco “Paidagoghia” e significa “educazione del bambino” questo perché nell’antica Grecia vi era la concezione che l’educazione era un processo fondamentale per la formazione identitaria, civile e sociale del singolo individuo. Il filosofo- educatore Socrate creò la “TEORIA DELLA MAIEUTICA” ossia la capacità dell’educatore di consegnare ai singoli allievi la capacità di approcciarsi ad una determinata conoscenza stipulando un pensiero di rielaborazione personale. Tale teoria nacque poiché il filosofo entro in contatto con la maieutica ossia con l’arte dell’ostetricia praticata dalla sua stessa madre, la levatrice (ostetrica) di fatti non consegnava alle donne la capacità di partorire ma le aiutava a far fuoriuscire il bambino attraverso il dialogo e trovando il proprio metodo di parto. Oggi la pedagogia non è più adibita al processo di formazione primaria ma è estesa a tutto l’arco dell’esistenza poiché anche durante la fase adulta ogni uomo continua ad incontrare emozioni e conoscenze estetiche caratterizzate da fenomeni esterni ad esso. Nasce così la “long life learning ” ossia la pratica dell’educazione permanente. Esiste oggi una branca della pedagogia chiamata “pedagogia per adulti” dove l’educatore può essere l’educando. La disciplina pedagogica è prettamente empirica e pratica, ciò nonostante ha un lato anche teorico poiché un buon processo educativo deve analizzare ogni tipo di
problematica etica, sociale, filosofica e politica. Ricordiamo inoltre che le scienze ormai non sono più autosufficienti e si servono di altre discipline per potersi affermare a 360°. La pedagogia di fatti si affianca a tecnicismi scientifici, psicologici e artistici per generare nuove prospettive di conoscenza. Nel processo pedagogico fondamentale è la cultura generale poiché permette di attivare processi di comunicazione e di comprensione dei simboli universali. È impossibile circoscrivere la pedagogia a livello scientifico e umanistico poiché ogni educando come ogni educatore non si limita a conoscere ma rielabora personalmente ogni singolare forma di apprendimento. Una conoscenza non è mai uguale una volta appresa.
La Paideia (educazione come pratica e come pensiero) è un termine nato in Grecia per indicare sia l’espetto formativo che educativo del singolo. Nell’antica Grecia la Paideia aveva un ruolo fondamentale poiché formava l’individuo in varie discipline quali grammatica, musica, ginnastica e dal quinto secolo nacquero istituti adibiti ad una cultura superiore quali accademie e licei. L’educazione si basava sulla formazione del singolo individuo come uomo e cittadino, ora tale aspetto è subordinato alla formazione professionale. Oggi invece la formazione e l’educazione sono nettamente separate. L’ EDUCAZIONE è la trasmissione e rielaborazione delle conoscenze allo scopo di creare un apparato identitario del singolo, la FORMAZIONE oggi si rifà all’istruzione finalizzata ad una futura professionalità lavorativa. Nella società di fatti viene definito educatore chi si occupa del processo formativo di bambini mentre è considerato formatore chi si occupa di adolescenti e adulti. Proprio per questo molti formatori non hanno neanche una conoscenza pedagogica di base. Non è possibile insegnare senza trasmettere conoscenza e non è possibile pensare che i saperi appresi in età adulta non infieriscano sul processo di conoscenza esistenziale della singola persona. In oltre mancano di persuasione estetica.
La fenomenologia è la disciplina che studia i fenomeni che si manifestano a livello spaziale, temporale ed empirico. Tale disciplina è stata inventata dal filosofo tedesco EDMUND HUSSERL che affermò che ogni concetto formulato dalla psiche avviene dall’incontro del singolo individuo con un oggetto esterno ad esso. L’uomo definisce da tale incontro, attraverso le caratteristiche dell’oggetto stesso; forma e senso e poi rielabora personalmente ciò che da esso ha appreso. In fenomenologia la concezione dell’uomo si basa sulla conoscenza di sé stesso e del suo rapporto con il mondo esterno, poiché l’uomo apprendendo il mondo e le modalità con cui si relaziona con esso individua il suo io interno e il suo esserci contestuale arrivando a definire un’identità personale più autentica. La fenomenologia si basa su 3 concetti fondamentali: -VISSUTO: tale concetto è diverso dal termine esperienza poiché esso è la comprensione totale del fenomeno con cui ci siamo imbattuti. Il fenomeno una volta assimilato diventa parte integrante del percipiente. Ed è proprio così che il mondo esterno diventa parte della vita psichica sotto forma di vissuti. Ogni vissuto ci allontana da criteri e giudizi esterni e ci permette di rielaborare la vita in maniera soggettiva e autentica. Ogni vissuto ha un suo significato e può essere collegato e connesso con altri vissuti. – APPRENSIONE: nel linguaggio comune significa sensazione di pausa e ansia per un pericolo imminente ma nella concezione Husserliana, il termine viene ripreso da una concezione Kantiana dove avviene il processo di unificazione e classificazione psichica di più percezioni sensibili nello spazio-tempo. È quindi la rielaborazioni psichica di un esperienza correlata a esperienze o vissuti già appresi precedentemente così da renderla di senso compiuto e consapevole. –APPRESENTAZIONE: tale termine coniato dallo stesso Husserl si identifica in una presenza conoscitiva nata in assenza di stimoli esterni ma scaturita da una percezione che ci rimanda a unità di senso già appresa in precedenza. (Guardando il lato frontale di un edificio sappiamo dell’esistenza del lato posteriore pur non vedendolo o non entrandoci in contatto).
il tema dell’alterità è molto importante in fenomenologia e può essere inteso in 3 modi: 1- Secondo il MITO DELLLA SEPARAZIONE ORIGINARIA l’uomo cerca costantemente attraverso l’accoppiamento di poter riconquistare le qualità e le mancanze dell’altra sua metà. Questa separazione viene giustificata attraverso due fonti: le fonti bibliche secondo cui Eva è stata estratta dalla costola di Adamo; oppure secondo teorie filosofiche delineate da Platone secondo cui esisteva HYBRIS o BORIA essere ermafrodita che venne diviso in 2 parti da Zeus e mandato sulla terra dove Eros avrebbe condotto loro al ricongiungimento; 2- MODELLO LETTERARIO secondo cui l’altro è il nemico estraneo che vuole distruggere la nostra struttura identitaria; 3- L’altro viene visto come l’estraneo con la quale ci approcciamo pur non riuscendo ad avere una relazione autentica e a pieno significativa; Ognuno di noi può ritrovarsi in ogni momento in una o più di queste interpretazione poiché è sempre attaccato da manifestazioni contestuali e emozioni estetiche differenti. Per esempio per i cristiani l’io si realizza soltanto dall’incontro con il messia (l’altro), come nell’antica Grecia il pedagogo era colui che poteva realizzare l’altro. In altre culture l’io viene spesso come nel modello letterario ossia estraneo e nemico, ed è proprio per questo che via via molte correnti di pensiero sono poi scaturite nel nazionalismo radicale 900esco o nel razzismo. CARTESIO diceva che il “COGITO” era la consapevolezza della propria esistenza e che la dimensione soggettiva non poteva essere intaccata da alcuna alterità. Edmund Husserl polemizza tale pensiero poiché crede che esistenza e conoscenza siamo basate sulla coesistenza. Martin Heidegger, filosofo che credeva che l’interpretazione e la conoscenza di un individuo fossero causate da preconoscenze personali, crede che l’alterità sia fondamentale per rappresentare la nostra realtà qualora essa sia dipendente da elementi intersoggettivi. Nella fenomenologia l’alterità si manifesta in tutto. L’altro è il mondo, il contesto e ogni cosa diversa da noi; ogni volta che incontriamo un oggetto questo viene interpretato secondo la sua presentazione storica e contestuale e secondo preconcetti e giudizi instaurati nell’individuo. (Se un’opera è inserita in un museo a causa del contesto ambientale verrà vista come tale con più facilità). Per liberarsi dai pregiudizi vi sono due modi: sospensione totale di giudizio o trauma estetico= stupore improvviso e forte. La dimensione estetica insegna che ogni scoperta avviene dall’instaurazione di una relazione attraverso approcci sensibili con l’altro. L’uomo tende a cercare similitudine agevoli con l’altro ma dovrebbe cercare l’altro ossia il DIVERSO per poter conquistare altre dimensioni sensibili. Il conformista e conservatore viene definito in due modi: AN-EROTICO poiché non prova attrazione e piacere per il diverso e AN-ESTETICO perché non prova sensazioni e sentimento di stupore nell’approcciarsi con il nuovo.
Marting Heiddeger crede che l’arte non trova la sua essenza nel mostrare la realtà ma origina forme veritiere solo nella maniera che le è più propria. Nel “CAPOLAVORO SCONOSCIUTO” di Honorè De Balzac il pittore Frenhofer non appagato dal suo sviluppo artistico abbandona lo stile realistico per approciarsi con una corrente astratta a lui decisamente più appagante, l’artista viene poi identificato come l’artista incompreso capito solo 20 anni dopo. Questo artista fu poi apprezzato da grandi artisti quali picasso e cezanne. Vi sono molteplici teorie sull’essere stesso dell’arte: -il filosofo Dino Formaggi crede che l’arte sia tutto ciò che gli individui definiscono arte; -Edmund Husserl crede che l’arte oscilli fra mondo reale e interpretazioni personali; l’arte in sé deve essere prodotta e recepita proprio per questo il processo di interpretazione e sublimazione come ready- made duchampiano viene considerato arte.
–CONCEZIONE IDEALISTICO- SPIRITUALISTICA: benedetto croce nel 1950 affermo che l’arte è pura iontuizione data dalla nostra dimensione sensibile e pre-logica. –ogni atto del fare viene visto come arte poiché ogni azione che definisce il suo stesso operare viene vista come originalità creativa. Questo però non vale per tutto, ad esempio paryson crede che tra arte e fare vi sia un abisso poiché l’arte ha senso di per sé e non viene FATTA per necessita come le altre azioni. –Joseph beuys identifica la sua stessa esistenza con l’opera d’arte poiché un frammento della sua vita è un possibile scambio di opinioni. L’esperienza sentimentale di ogni incontro diventa vissuto, chi racconta e chi si fa raccontare, in ogni forma d’espressione, diventa educatore estetico. L’approccio estetico prevede che l’opera d’arte non sia compresa solo nella mente ma anche nel cuore. L’arte non va solo studiata dal punto di vista formale ma va guardata e praticata perché l’esperienza estetica non si basa su conoscenza astratta ma su quella empirica. O ci immergiamo nella dimensione estetica o per infelicità e insoddisfazione cercheremo di orientarsi verso un universo simbolico dato dalla dimensione del possesso e della cultura. Un mondo dove saremo caratterizzati da simboli non nostri ma stereotipati nella costante ricerca di cose utili ad uno scopo fisico e non identitario. Il mondo della pubblicità ha bisogno della nevrosi e dell’infelicità per alimentarsi, mentre il mondo rappresentato da un’esperienza artistica come l’igloo di Mario Merz è un mondo autosufficiente e gratificante poiché consapevole.
Estetica:
l’estetica è quella dottrina filosofica che indaga sull’aspetto conoscitivo e di apprendimento per mezzo dei sensi. Indaga anche sul fenomeno artistico. Estetica deriva dal termine greco “Aisthetis” e significa “sensazione” ossia riguardante l’intera dimensione del sensibile quali corpi, sensi e sensazioni. L’estetica come termine è disciplina nacque nel 1735 a opera del filosofo Alexander Baumgarden che la suddivideva in due modi di conoscere: -conoscenza estetica-sensoriale; -conoscenza razionale;
Baumgarten conia il termine “AESTHETICA” ossia “rapportarsi a qualcosa attraverso i sensi” ed è quella disciplina che cerca di delineare quei principi che sembrano creati da casualità e irrazionalità. La dimensione estetica è da un lato fisica ossia riferita ai sensi ea alle percezioni, dall’altro lato riguarda la sensibilità individuale e la capacità di dare rilievo alle sensazioni. all’inizio l’ideologia del filosofo fu ignorata e ripresa poi nell’800 da Benedetto Croce e da altri filosofi della scuola fenomenologica ermeneutica che ne delineò un’altra suddivisione: innanzitutto vi era la dimensione fisica data dai sensi e dalle percezioni che creava una dimensione sensibile data da una reazione emotiva e in grado di definire la nascita delle interpretazioni individuali.l’estetica formula e ha fomulato “TEORIE DELLA SENSIBILITà”cercando di descrivere come prendono forma le sensazioni con particolare riferimento ai processi della percezione, dell’immaginazione e della memoria; concentrandosi anche sulle cose sensibili e sui fenomeni che permettono la nascita si sensazioni. La nostra sensibilità deve essere alimentata da simboli appartenente agli ambiti umanistic i(arte, letteratura , musica..) attraverso un processo di alfabetizzazione ossia acquisire la capacità di partecipare ai processi culturali di appartenenza decifrando i linguaggi in maniera sufficientemente familiare da emozionarsi.(senza una cultura di base non potrai riconoscere cose sensibili,specialmente se altrui, e non comprenderle significa non potersi emozionare in maniera autentica). Le decisioni vengono soprattutto prese per fronteggiare un sentimento o un’esigenza emotiva e seguite poi da un ragionamento logico nato per agire nella maniera più corretta e agevole possibile. Spesso il perché delle nostre azioni viene elaborato per giustificare in maniera razionale le nostre intenzioni. La spinta viene generata sempre da un oggetto desiderante che più appagarci quanto deluderci ed è proprio per questo che si tende a pensare che le
mentale di trasferire quello che c’è all’esterno all’interno e viceversa, tale trasferimento genera immedesimazione.il nostro universo estetico e emozionale grazie alla capacità di trasferimento ci permette di partecipare ad una comunità culturale che si identifica in un apparato di simboli. ( es: cristo=pesce, falce e martello=mondo del lavoro). Vi sono 3 tipologie di simboli: -I simboli condivisibili o collettivi perché riconosciuti da un gruppo sociale omogeneo, esempio gli alfabeti (la cultura e la simbologia hanno molti elementi leganti); -Simboli personali o privati cioè relativi alle autorappresentazioni che attengono alla storia personale di ciascuno; -simboli convenzionali, cioè simboli che vengono quasi considerati segni poiché per convenzione denotano l’oggetto a cui si riferiscono. Questi simboli sono finalizzati ad un utilizzo. Jung affermò che il concetto è sempre superiore al segno, mentre il simbolo è qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato. Rimandandoci alla sua visione enigmatica del simbolo. Nell’arte il simbolo rimanda sempre al suo significato. vi sono casi, ad esempio nella metafisica, dove il simbolo artistico sembra autonomo e autoreferenziale ma nonostante ciò, vi è sempre una parvenza di significato perché pur non alludendo all’oggetto ci si collega a un dominio culturale.
PSICANALISI E SIMBOLI:
La psicanalisi all’inizi del 900 ha dato un contributo importante alla comprensione del simbolo, poiché dal punto di vista analitico i simboli attingono all’inconscio e derivano da emozioni e conflitti. FREUD: Sigmund Freud interessato ad interpretare i sogni approfondì il significato del simbolo. Lo psicanalista cercò creare una teoria scientifica fondata su ideali razionalistici compatibili con fenomeni che a quell’epoca erano viste come concezioni tradizionali irrazionali. Cercò di far corrispondere ogni simbolo onirico ad un significato uguale per tutti. Affrontando la tematica con atteggiamento scientifico arrivò poi a delineare l’inesistenza di un significato univoco dei simboli non negando però alcune similitudini fra contenuti psichici di tutti i sognatori. Per Freud l’INCONSCIO è quella costruzione involontaria dell’identità psichica formata da vicende soggettive accumulate dall’infanzia ossia ricordi significativi, traumi processi razionali che sfuggono dall’identità cosciente. JUNG: Carl Gustav Jung fu uno dei più fedeli allievi di freud che fondò una scuola di psicanalisi. Per Jung l’esistenza di simboli ricorrenti e persistenti nei millenni sono elementi psichici che sopravvivono nella mente umana da sempre. Questi elementi sono rappresentazioni collettive che fanno parte del patrimonio ereditario del genere umano. Jung arrivò a credere in un INCONSCIO COLLETTIVO dove l’inconscio soggettivo e storia univoca del genere umano si incontravano grazie agli archetipi. L’archetipo per jung è l’immagine primordiale che il soggetto eredita dalla specie. (archetipo deriva dalla parola arca. L’arca in molte culture e considerata colei che è capace di contenere l’essenza e la vita, es: arca di noè). Per Jung l’inconscio è l’insieme di quei processi psichici estranei a noi o nella quale non ci ritroviamo completamente. L’INCONSCIO COLLETTIVO invece trova terreno nel patrimonio culturale e non si manifesta solamente attraverso sogni e allucinazioni ma ovunque si possa ravvisare un simbolo (miti,opere letterarie e artistiche o riti religiosi). Tali simboli si manifestano in FORMA differente a seconda delle diverse manifestazioni ma rimangono riconoscibili nel loro significato. l’archetipo diventa per cui la sintesi fra conscio e inconscio e fra io individuale e storia ancestrale. La caratteristica principale dell’archetipo è la sua capacità di sovrastare qualsiasi luogo e tempo poiché assume FORME sempre comprensibili all’uomo indipendentemente dal contesto culturale e temporale in cui esso vive. –LACAN: Jacques Lacan è stato uno psichiatra e psicanalista francese del 900. Per lo studioso il simbolo è l’oggetto originario e in quanto tale non ha bisogno di avere nessun significato. La dimensione simbolica sovrasta sia quella del reale che quella immaginaria (intesa come sfera riguardante i desideri e le rappresentazioni che orientano la nostra vita. Per Lacan un significante non rimanda mai ad un significato ma a un sistema significante dove l’individuo non ha alcun ruolo nella creazione del simbolo, si trova solo all’interno di un ciclo storico e culturale. L’INCONSCIO invece, viene visto dallo psichiatra come un linguaggio di manifestazioni simboliche comprensibili solo se riconosciamo la loro origine sterna. Nulla è realmente creato da noi di fatti anche il nostro l’immaginario rappresenta una costruzione inautentica e fuorviante. Per LACAN un uomo può definirsi tale quando abbandona la dimensione immaginaria per
in psicologia dello sviluppo. Si afferma che nella fase gestazionale le necessità del bambino sono soddisfatte senza interruzione(fame,protezione..); con la nascita invece questo stato si interrompe e il bambino dovrà poi adattarsi alle varie casistiche a cui sarà sottoposto. lo STATO DI SODDISFACIMENTO primordiale si sedimenta nella memoria del bambino prima in maniera indistinta e poi, con l’avanzare dell’età, in maniera sempre più consapevole e perciò sarà capace di riprodurre sensazioni e immagini legate a quello stato di benessere primordiale. –Donald WINNICOTT, pediatra e psicoanalista britannico, analizzò il fenomeno in cui i bambini si legano ad un oggetto-giocattolo trovando in esso un potere rassicurante e stabilizzante ( ad esempio io con il mio cuscino gigante). Questo FENOMENO viene definito OGGETTO TRANSIZIONALE e segna anche un passaggio importante per lo sviluppo del bambino. Tale passaggio consiste nell’abbandonare la presenza fisica della madre e nella capacità di rappresentare immagini interne rassicuranti che coincidono con la CONSAPEVOLEZZA DELLA SEPARAZIONE.creare simboli corrisponde per cui ad un legame e ad una separazione. Lo SVILUPPO SIMBOLICO per winnicott corrisponde alla capacità di creare un qualcosa che sostituisca un’altra cosa. Con l’avanzamento dell’età tale fenomeno non cambia ma acquisiamo la capacità di creare e utilizzare simboli a seconda delle nostre esigenze (impariamo a dominarli). Ciò che accumuna l’oggetto- giocattolo infantile dall’opera d’arte non è la qualità dell’oggetto ma il riconoscimento del valore simbolico dato dalla capacità di suscitare emozione estetica. Esempio dripping di pollock o arte dada.
Reverie (sognare a occhi aperti) Gaston Bachelard, docente di filosofia e sostenitore della dottrina fenomenologica, studiò il rapporto tra pensiero filosofico e scienza. Credeva che l’evoluzione scientifica fosse fondata su approssimazioni poiché a monte delle scoperte scientifiche vi è la sfera dell’immaginario e della fantasia e che la ragione entri in atto solo al momento della formalizzazione. Si impegnò a conseguire ricerche sull’immaginario e elaborò saggi sull’inconscio individuale e collettivo dove creò una teoria di stimolazione dell’universo interiore basato sulla reverie, ossia la capacità di accogliere i contenuti delle fantasticherie e del sogno, soprattutto se generate da suggestioni estetiche.(arte,poesia..). la reverie è una condizione in cui lo spirito si abbandona a ricordi, immagini ed è possibile grazie all’incontro estetico con qualcosa. La reverie non ci porta al di fuori della realtà ma ci permette di approciarsi ad essa in maniera più libera. La nostra idea di realtà si perfeziona poiché non abbiamo una visione di essa solo razionale ma anche sentimentale ed emotiva. La reverie è riconducibile all’incanto e Dallari crede che praticarla permetta di autoformarsi in maniera più totale e ci permetta di avvicinarci alla nostra esteticità.
Diàstema Per concepire la Reverie o una qualsiasi Emozione estetica in maniera autentica e completa bisogna superare il limite di un rapporto funzionale, convenzionale e emotivamente impoverito con l’alterità. La possibilità di rapportarci con qualcosa attraverso i sensi e di trasformare l’apparenza di una cosa in una rappresentazione interiore capace di trovare un senso oltre il significato già acquisito. La dimensione estetica, per raggiungere questo scopo, ha bisogno del FATTORE DI DISTANZA/DISTANZA ESTETICA (termine coniato da Edward Bullough-estetista britannico dell’inizio 900) o del DIàSTEMA/INTERVALLO PERDUTO (Gillo Dorfles-filosofo e critico italiano). Questi termini coincidono con la necessità da parte dell’individuo di prendersi tutto il tempo e il silenzio necessario per contemplare la cosa è trovare in essa un senso più autentico e discostato da convenzioni. Il diastema o la distanza estetica dialogano strettamente con L’IDEA DI LENTEZZA di Duccio Demetrio. –Duccio Demetrio fu un saggista della fine seconda metà del 900 che studio il tema dell’educazione