






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto del libro di Marco Dallari, fedele e affidabile per l’esame
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 12
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







Marco Dallari
Marco Dallari apre il suo testo ricordando che ogni narrazione è, prima di tutto, una relazione. Quando un adulto legge una storia a un bambino, non gli trasmette solo parole o immagini, ma che narra diventa ponte tra mondo interiore e realtà esterna: la lettura è dunque un una forma di attenzione affettiva , un atto di cura e di mediazione. La voce incontro fra due menti che condividono emozioni, immaginazione e senso. La narrazione non serve solo a intrattenere, ma a costruire significato e identità : permette di rielaborare esperienze, dare ordine al caos e ricostruire la memoria. È la forma più antica di trasmissione culturale, e continua a essere oggi una pratica fondamentale per educare all’ascolto, alla riflessione e alla relazione. Dallari sottolinea che raccontare significa anche voce è ritmo e respiro, l’immagine è pensiero visivo, e la parola unisce entrambe in una integrare parola, gesto e immagine. La struttura simbolica. La pedagogia narrativa si fonda su questa unità di linguaggi, perché la mente umana è intrinsecamente multimodale: pensiamo per immagini, suoni, storie.
L’uomo, secondo Ernst Cassirer , non vive solo in un universo fisico, ma in un universo simbolico , fatto di linguaggio , mito e arte : sono questi i fili che tessono la trama della nostra esperienza. Per questo Cassirer definisce l’uomo come animal symbolicum , non più solo animal rationale : la nostra umanità si fonda sulla capacità di creare e comprendere simboli.
La competenza simbolica La filosofa Susanne Langer , ispirata da Cassirer e John Dewey , amplia il concetto sostenendo che:
L’inizio dell’avventura simbolica: la fase dello specchio Il percorso simbolico del bambino nasce molto presto. Per specchio Jacques Lacan : prima vive l’immagine riflessa come misteriosa, poi la riconosce come, già dal sesto mese il bambino comincia a riconoscersi nello sé stesso (verso l’anno e mezzo). Questa scoperta gli permette di:
Dall’immagine alla parola: l’Iconic Turn Nel mondo contemporaneo, come ricorda Gottfried Boehm , viviamo una “ svolta iconica ” ( le Iconic Turn immagini ): assumono un ruolo centrale nella costruzione della conoscenza e nella Visual Culture , integrandosi con le parole in tutti i media. Educare oggi significa dunque sviluppare nei bambini:
Lo stile narrativo (Pier Cesare Rivoltella) Secondo Pier Cesare Rivoltella , adottare uno stile narrativo nell’educazione significa:
Allarme trascuratezza emotiva (Alice Miller) L’uso eccessivo di schermi come surrogato relazionale può indebolire competenze simboliche a) scarsa attenzione e relazionali prolungata (debole. Segnali frequenti: pensiero sequenziale ); b) ipercinesia ; c) ricerca di autoaffermazione in forme “sbagliate” (bullismo, narcisismo). Antidoto: raccontare e giocare insieme (albi illustrati, parole, immagini, suoni).
Continuità gioco ↔ narrazione Crescendo, la narrazione conserva le funzioni del gioco: regola e alimenta l’immaginario • Risorsa .: storie, albi e media aprono all’ altrove (fantastico/magico/spaesante).
1️ Il racconto abitua il bambino a. La dimensione logico-sequenziale ordinare gli eventi in modo coerente, a riconoscere cause e conseguenze La struttura narrativa, che può essere, a capire cosa viene prima e dopo lineare (dall’inizio alla fine, come nelle fiabe) o. circolare (che ritorna su sé stessa), sviluppa una forma di impara a collegare gli avvenimenti e a ricostruirne il senso. pensiero logico e di inferenza : il bambino Questa capacità costruisce una metacognitiva : serve a riflettere sul proprio modo di pensare e di capire il mondo. mappa mentale coerente , che Dallari definisce una funzione Come sottolinea autobiografica , perché insegna a collegare Andrea Smorti , la forma narrativa è ciò che permette la nascita della passato, presente e futuro. coscienza
(^2) Le narrazioni aiutano a costruire la percezione di. La dimensione spazio-temporale spazio e tempo. Lo prossimità e distanza spazio si scopre attraverso il corpo e l’esperienza diretta: quando un bambino gattona, esplora, e impara a rapportarsi all’ambiente. Il nel tempo tempo , invece, è una costruzione mentale: il racconto gli dà forma, perché ogni storia si sviluppa. Secondo dando vita a un’ Paul Ricoeurintelligenza narrativa , il racconto organizza il tempo umano in che rende possibile la progettualità e la memoria. passato, presente e futuro , Attraverso le storie, il bambino comincia a percepire se stesso vive, ricorda e attende. nella durata , come soggetto che
3️ Le storie parlano sempre. La dimensione analogico-metaforica per immagini e metafore , e questo tipo di linguaggio apre alla conoscenza sensibile Come scrive Baumgarten e all’, l’estetica è “sapere attraverso i sensi”: grazie alla metafora, il bambino educazione estetica. può profondo. esprimere emozioni e vissuti difficili (come paura, rabbia o abbandono) in modo indiretto ma Ogni personaggio diventa Turchina è cura ma anche fragilità, il simbolo polivalente Gatto e la Volpe : il Grillo Parlante rappresentano il è coscienza e rigore, la principio di piacere Fata. La metafora, quindi, non è solo abbellimento, ma l’intuizione e la comprensione del sé e degli altri. strumento di pensiero che favorisce l’empatia,
(^4) Il racconto è come un. La dimensione rizomatica rizoma , una radice che cresce in orizzontale e si collega ad altre. Ogni storia genera ramificato e intertestuale collegamenti. , richiama altre storie, immagini o ricordi personali: è un pensiero Secondo musica, gesto) e costruisce conoscenza in modo Deleuze e Guattari , il pensiero rizomatico unisce linguaggi diversi (parola, immagine, non lineare ma reticolare. Dallari lo collega anche a associazioni e pensieri laterali, che non sono “distrazioni”, ma Bachtin, Kristeva e Calvino : leggere un racconto può far nascere forme di apprendimento creativo. Così il bambino impara che la conoscenza non è un percorso unico, ma una rete di connessioni. 5️ Ogni narrazione è anche un. La dimensione affettivo-emozionale luogo di emozioni. Ascoltare o raccontare una storia aiuta il bambino a sente. riconoscere, nominare e controllare ciò che Come spiega luce e crea relazione. Eugenio Borgna , le emozioni non devono restare nascoste: la parola le porta alla Attraverso le storie, le e consapevoli. emozioni immediate (come paura o gioia) diventano sentimenti più duraturi Si forma così la la capacità di esprimere la propria sensibilità in modo autentico. competenza emotiva , che è la base dell’ empatia e della poetica personale : cioè
Raccontare a un bambino è, prima di tutto, un atto di cura. Non significa “aggiustare” qualcosa che non va, ma prendersi carico dell’altro con attenzione e calore, accompagnandolo verso una maggiore autonomia. Come ricorda Luigina Mortari , la cura è un gesto che emancipa ; e con Heidegger potremmo dire che non è solo “procuro cose” ( di ritrovarsi ( Fürsorgen ). Besorgen ), ma apro all’altro la possibilità Questa forma di cura si fonda su una ragione narrativa , cioè un modo di pensare che intreccia emozione e cognizione e trasforma il racconto in uno stile relazionale. Dallari parla di “ pragmatica della narrazione ” per ricordare che raccontare non è semplicemente leggere ad alta voce, ma abitare la storia con il corpo, la voce e lo sguardo. Il racconto è un clima emotivo (^) che rende possibile l’ascolto e la comprensione. atto comunicativo situato e corporeo , in cui il narratore costruisce un L’educatore deve imparare a modulare la voce , usare il silenzio , valorizzare le pause e i gesti , creando un ritmo che accompagna l’attenzione del bambino. La voce si educa , non è un destino: contano la respirazione, il tono, le sfumature, la musicalità del discorso. Anche la gestualità e la piccola drammaturgia contribuiscono a rendere vivo il racconto. Secondo Bateson , la narrazione è la struttura che connette : unisce persone, eventi e significati, costruendo comunità. Per Bruner , invece, le storie sono “ un affare serio ” perché danno forma alle rappresentazioni del mondo e all’ identità personale : possiedono sequenzialità , concretezza , intenzionalità e una opacità referenziale che trasforma i personaggi in modelli simbolici. Quando un adulto racconta con cura, crea un impara ad aspettare , a seguire il filo della storia campo affettivo protetto , passando dal principio di piacere in cui il bambino al principio di realtà. La cura originaria si trasferisce così sul piano simbolico – nelle parole, immagini, voci e gesti – e il bambino, per imitazione, può diventare narratore a sua volta. Dallari ricorda che il racconto è un atto di cura perché risponde a un bisogno profondo: essere ascoltati e riconosciuti. Anche le sonori di Bussolati narrazioni non verbali , mostrano che raccontare significa anche, come la poesia metasemantica di Maraini giocare con i suoni, con il o gli albi ritmo e con la musicalità del linguaggio. La phoné , la voce viva di cui parla Cavarero , precede la parola scritta: ogni storia vive pienamente solo quando ha un fiato, un corpo e una relazione.
Per molto tempo, soprattutto durante il periodo del comportamentismo , l’immagine era considerata qualcosa di poco utile al pensiero: la mente era vista come una “macchina linguistica”, dove solo le parole contavano davvero. Autori come Watson arrivarono addirittura a dire che bisognava “fare piazza pulita dell’immaginazione”. Con il tempo però, grazie alla psicologia della Gestalt , alle scienze cognitive e agli studi di autori come Rudolph Arnheim , questa visione è cambiata. Arnheim dimostra che ogni percezione è anche pensiero , e che vedere significa già comprendere. Il linguaggio visivo, quindi, non è decorativo: è un vero strumento cognitivo , capace di tradurre concetti e relazioni che le parole da sole non riescono a rendere. Da qui nasce l’idea che parole e immagini non siano mondi separati , ma linguaggi che collaborano pensiero si costruisce attraverso l’incontro tra. È quello che Dallari spiega parlando dell’albo illustrato: un luogo dove il testo e immagine , che insieme producono un linguaggio nuovo, più ricco e più profondo. Anche Lyotard sottolinea il valore di questo incontro: la parola e la figura non servono solo a chiarirsi a vicenda, ma a creare uno scarto interpretativo , un piccolo cortocircuito che accende la curiosità e stimola il pensiero analogico , cioè quella forma di comprensione che unisce logica, emozione e immaginazione. In questo senso l’albo illustrato non serve a “spiegare meglio” una storia, ma a farla sentire , ad aprire spazi di senso che il bambino deve esplorare con la mente e con lo sguardo. Anche Antonio Faeti insiste su questo legame: “le parole si stringono alle immagini”. Saper vedere e dire ciò che si vede arricchisce il linguaggio e il pensiero. Quando l’immagine diventa parte del racconto, il bambino non si limita a riconoscere oggetti, ma interpreta esprimersi., immagina , rilegge : e così amplia anche il suo lessico e la sua capacità di
Per questo Dallari distingue il libro illustrato dall’ albo illustrato. Nel libro illustrato, il testo è completo e le immagini servono solo ad accompagnarlo; nell’albo illustrato, invece, parola e immagine si completano a vicenda , creano un linguaggio nuovo — quello che alcuni artisti chiamano verbovisuale — che coinvolge entrambi gli emisferi cerebrali e stimola moltissime aree cognitive. In fondo, l’albo illustrato mostra che intrecciano. Le parole danno ritmo, le immagini creano emozione e profondità; insieme vedere e leggere sono due gesti che si allenano la mente a pensare in modo più flessibile, creativo e sensibile. Per questo leggere un albo di qualità non è un semplice passatempo: è un’esperienza di educazione estetica e cognitiva , che aiuta bambini e bambine a costruire un linguaggio più ricco e una visione più piena del mondo.
Ma i silent “dicono” emozioni? Perry Nodelman è scettico: per lui mostrano azioni più che sentimenti. Terrusi ribatte: proprio il silenzio rallenta/accelera il tempo e fa emergere sfumature emotive , metamorfosi sentimenti e significati , sincronie —in sintonia con ilci sono eccome, solo che passano attraverso pensiero filosofico infantile ritmo,. In breve: inquadratura, luce, ripetizione, variazione, dettaglio. Perché è formativo
I e la burattini narrazione (e le marionette) sono l’anello più evidente tra il. Nel teatro di figura – l’ombrello che oggi raccoglie burattini a guanto e a gioco simbolico del bambino bastone, marionette a fili, pupazzi, oggetti, ombre, silhouette, teatro nero, fino al Bunraku giapponese – la storia prende corpo attraverso cose che diventano personaggi. Il linguaggio è altamente sensibile, estetico e corporeo : voce, ritmo, materiali, luci e gesti sono parte della trama. Negli anni ’70 in Italia il “ teatro ragazzi ” ha dato una spinta decisiva a queste forme. A Parma, il offre laboratori Castello dei Burattini – Museo Giordano Ferrari dove si impara davvero a costruire e animare (dal racconta la tradizione e buratto alla testa e agli accessori), formando insegnanti ed educatori: narrare qui significa progettare, costruire, dare voce e movimento. Sul piano storico, il teatro di figura affonda le radici nelle maschere antiche (tragedia/commedia greca, atellane romane), fino alla svolta dei pupazzi in gommapiuma a fine anni ’60 (pensiamo ai Muppet o al nostro Topo Gigio ): più espressività facciale , più spettacolo immediatezza dal vivo per i piccoli spettatori, senza perdere la dimensione artigianale dello – preziosa alternativa alla fruizione “a schermo”.
Perché usarli a scuola
Il Kamishibai è un piccolo teatro di legno ( il narratore legge il testo sul retro, fa butai ) in cui si sfogliano tavole illustrate : scorrere le immagini sul fronte e regola ritmo e intonazione. Nato come forma itinerante in Giappone (tra anni ’20 e ’50; antenati: e-toki , emakimono , lanterna magica , utsushi-e , tachi-e illustrato ), è un ibrido perfetto tra e spettacolo : immagini, voce, albo pausa, sguardo. Il suo valore didattico oggi è ampiamente riconosciuto anche nella ricerca. La professionale della Svizzera italiana SUPSI – Scuola universitaria (Dipartimento formazione e apprendimento) ha dedicato un Quaderno monografico all’uso del Kamishibai in tirocinio e ricerca, evidenziandone la forza in contesti plurilingui : la narrazione lenta e ritmata aiuta comprensione, anticipazioni, riconoscimento dei personaggi e apprendimento multimodale delle lingue (Kappler, 2022, DFA-SUPSI). In pratica: il Kamishibai fa spazio mentale ; il pubblico ha tempo per osservare, ipotizzare, collegare – insieme. Perché funziona (in classe e nei servizi 0– 6️ )