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Marco Dallari, il pensiero e le opere
Tipologia: Appunti
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Finalità per cui scrive il testo L’esperienza pedagogica dell’arte è convincerci tutti quanti che la pedagogia fenomenologica è la più adatta a far crescere ed educare le persone nel modo più ricco e all’interno di questa l’arte ha una funzione salvifica in quanto il confronto con l’arte è quello che da una ricchezza di stimoli dal punto di vista dell’estetica e pedagogia = premette alle persone di crescere, di elaborare un pensiero proprio e critico, di orientarsi e di produrre delle cose che diano un significato al mondo che li circonda. Filosofia e pedagogia: sono due discipline strettamente legate tra loro, in quanto non si può ipotizzare un percorso didattico educativo se non si ha un'idea di quali sono i valori da comunicare. Dietro al pensiero del pedagogista c'è la filosofia, c'è la politica, c'è il tempo di appartenenza e c'è la finalità di rivolgersi alle nuove generazioni, ai bambini e agli adulti. Con l'idea di comunicare determinati contenuti, ma ancora di più con l'idea di comunicare una metodologia che possa educare attraverso i contenuti e, nel perseguire degli obiettivi didattici, arrivare ad obiettivi educativi. Tutta la pratica educativa di Dallari ha come fondamento la fenomenologia. Husserl (1859-1938) (I) ha come obiettivo critico il positivismo = nell’800 come estensione degli ideali illuministi considera il mondo come esterno a noi, l’uomo riesce ad organizzare il mondo attraverso delle capacità razionali e logiche e di farlo progredire; distinzione tra oggetto da conoscere e soggetto che conosce + forma di conoscenza passa attraverso la ragione e la logica ; determinismo (verga e zola) (II) L'approccio fenomenologico sposta l'attenzione sui fenomeni : sono in continuo divenire, non sono fissi e rigidi quindi non posso conoscerli attraverso la logica. L'uomo, che conosce il mondo, è inserito egli stesso all'interno del continuo divenire di questi fenomeni che sono in continua trasformazione = oggetto e soggetto non sono distinti = siamo immersi all'interno di un mondo, non lo guardiamo dall'alto, interpretandolo attraverso delle leggi dedotte dall'osservazione della logica. (III) intenzionalità della coscienza : il mondo è inconoscibile nella sua interezza, noi conosciamo solo quello che, sollecitati da un moto interno, poniamo la nostra attenzione su una particolare situazione e gliene attribuiamo un significato che non è immutabile e uguale x tutti MA in relazione al soggetto e al contesto. (IV) conoscenza non oggettiva ma interpretativa implica una sospensione del giudizio: Epochè = produrre una conoscenza che sarà sempre e comunque un'interpretazione soggettiva della realtà oggettiva che ti circonda. La conoscenza del valore e del significato ella realtà oggettiva che mi circonda è soggettiva (ho un pc davanti a me = realtà oggettiva, ma ognuno lo conosce in modo diverso, la mia esperienza è diversa da quella degli altri) Le ragioni dell’estetica Ne parla subito nel primo capitolo. Nel campo dell’arte l’estetica è legata all’idea del bello. Dallari mette in discussione questa cosa dicendo che la parola estetica ha come radice etimologica la parola aistanomai = conoscere attraverso i sensi. Estetica = cognizione sensitiva NO cognizione logica, è soggettiva. Entra nel campo dell'arte e dell'interpretazione dell'arte nel 700, con Baumgarten. La cognizione sensitiva non ha necessariamente a che fare col bello, ha a che fare con l'individuo che, attraverso la percezione sensoriale di vario tipo e a diverso livello, entra in contatto con il mondo circostante. Se l'arte ha a che fare con la cognizione sensitiva, dovremo avvicinarci all'arte attraverso la nostra capacità di percepire attraverso i sensi determinate caratteristiche > Abbiamo visto come Munari per educare all'arte visiva, crea tutta una serie di macchine che sollecitano la percezione visiva. Abbiamo visto come Rodari sollecita la capacità sensoriale di sentire il suono attraverso le filastrocche delle parole.
I raccoglie attraverso i sensi della percezione sensoriale, la sensazione. Si passa al senso, attribuendo un senso a quella cosa. la cognizione sensitiva avviene attraverso l’osservazione, la sensazione minima, la percezione approfondita, un certo sentimento di interrelazione interpretativa che si mette in atto. Fino all’attribuzione di un significato di quella cosa, che sarà soggettivo ma che dovrà fare i conti con le caratteristiche oggettive di quello che ho davanti. (Leggo Ungaretti, posso interpretarlo in vari modi ma mai con un’interpretazione del tipo “mi sta dicendo di andare al mare”). Aistanhomai = Lavora dai sensi ma produce senso, significato. Lo spazio dell’insegnabilità dell’arte è quello dell’esercizio e della sollecitazione della dimensione estetica. Istituzioni = sistemi operativi mobili e plurivoci insieme di codici e regole dal carattere provvisorio, dinamico, storico, contestuale che si trasformano nel fare e nella riflessione sul fare diventano una trama di relazioni, il tessuto connettivo su cui l‘arte vive e a cui ciascuno partecipa. Accademia: sistema mobile operativo e plurivoci. Es terreno su cui arte vive è fatto da una serie di cose, il sistema dell’arte = elenco di ingredienti che contribuiscono a guardare l’arte, capirla.. critico, artista, fruitore, mercato.. Continuo divenire, ingredienti di un gran calderone nel quale ci siamo anche noi. Istituzioni: sistema connettivo su cui l’arte viene alimentata e in cui partecipiamo tutti. Il modo in cui ci confrontiamo con l’arte, secondo questa ottica fenomenologica, un modo simile a quello ch viene definito come critico militante = colui che combatte. combatte, è in prima linea accanto agli artisti e contribuisce con la sua critica a dare un senso alle opere e crea le opere. Es. Achille Bonito Oliva crea movimento della transavanguardia. Il significato è una nuova produzione di senso che nasce dalle caratteristiche oggettive di quello che a davanti e anche dalla capacità interpretativa di colui che guarda. Simile all’intenzionalità della coscienza di Husserl. Novalis (1772-1801) Arte è quella cosa che ci toglie dallo stato abituale della nostra quotidianità. Ci fa osservare le cose da un punto di vista diverso, quasi come un sogno. Nasce dalla realtà concreta ma che ci allontana dalla concretezza della quotidianità e grazie a questo ci mantiene vivi. Novalis poeta preromantico, citato anche con Rodari, grammatica della fantasia. Per mettere in atto questo processo dell’intenzionalità della coscienza (base della conoscenza da un punto di vista fenomenologico), c’è bisogno dello stupore. Stupore = emozione che ci slega dalla quotidianità, è una scossa che mette in atto il processo interpretativo, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di strano, di diverso, perturbante. Per educare all’arte secondo dallari bisogna scegliere opere che suscitano stupore. Questo processo interpretativo lui lo chiama trauma estetico = stupore comico. Non si riesce ad insegnare la risata, è una reazione spontanea MA non vivono nella spontaneità pura queste reazioni, dobbiamo essere educati a coglierle (comica = bisogna capirne i meccanismi per ridere). Qual è il modo di avvicinarci a questa capacità di osservazione/stupore? Abituarci, familiarizzare, rivivere > frequentazione e familiarità Educazione estetica Nel campo educativo, nell’educazione all’arte noi dobbiamo perseguire come obiettivo l’educazione estetica > lavorare sulle istituzioni, su tutto ciò che circonda l’opera. Non si può insegnare a ridere bene o a riconoscere il bello ma bisogna creare intorno all’oggetto meccanismi di seduzione e attrazione che permettano all’oggetto di essere “vissuto” e quindi l’educazione necessita di un fare attivo (laboratorio) di strategie didattiche basate sul fare attraverso i sensi, la sensazione, la cognizione sensitiva. EDUCAZIONE ESTETICA
soggetti e tra il confronto delle diverse interpretazioni (III) “ in situazioni ”, fenomenologia di Hussler Obiettivi: Rendere il bambino il ragazzo, l'adulto capace di scelte autonome. Critica – scelta – autonomia
(III) Umberto Eco: Arte come Fare Fare che mentre fa inventa il modo di fare (formatività) e ha senso di per sé (autarchia di senso senza perseguire fini esterni) è una forma di interpretazione della realtà (Weltanschauung personale) = l'arte è un qualcosa che si fa. Mentre faccio arte invento il modo di farlo, è un fare che mentre si fa si viene a configurare secondo le proprie regole > non risponde a delle regole esterne a sé > autarchia di senso. Ha una sua completezza, e per chi fa arte è un modo di interpretare la realtà (assomiglia un po’ all’oggetto espressivo di Dewey) (IV) Cassirer: l’arte è la creazione di forme simboliche e queste alludono ai sentimenti dell’uomo. L'arte non è mai qualche cosa che rappresenta un oggetto, es Morandi: dietro a quella bottiglia, nel modo del colore, nella luce, nell'osservazione, nel ripetere 2000 volte la stessa bottiglia, sempre con delle piccole diverse sfumature c'è la forma simbolica della percezione del sentimento di Morandi. L'arte non è altro che una forma simbolica, non rappresenta la realtà esterna anche nelle cose più figurative, perché presenta la forma simbolica di chi produce quella cosa lì (Morandi). (V) Panofsky: l’arte è sempre un’interpretazione ( prospettiva come forma simbolica: prospettiva non è solo una regola matematica per il Rinascimento, una cosa intuitiva o il valore delle gerarchie è lo specchio simbolico della mentalità del tempo.) (VI) Hauser: Arte come storia della società ’Le opere d’arte sono una forma di provocazione. Noi non le spieghiamo, ma ci misuriamo con esse. Le interpretiamo in conformità dei nostri fini e delle nostre aspirazioni, diamo loro un senso, la cui origine si trova nelle nostre forme di vita e nelle nostre abitudini, per dirla in breve, di ogni arte con la quale abbiamo un reale rapporto facciamo un’arte moderna…’’ Arte come specchio dei conflitti sociali: tardogotico è manifestazione della classe nobile in decadenza, il rinascimento sono la forma d’espressione di uno scontro con la classe nobiliare.. = arte come specchio delle rivoluzioni sociali, non come espressione della libera individualità. Nonostante Hauser sia molto lontano dalle teorie fenomenologiche, la frase che estrapola Dallari va a confermare il suo pensiero. Finchè le opere d’arte provocano qualcosa, noi le possiamo considerare tali; Non le possiamo mai spiegare in un modo chiaro, univoco, veritiero, ci possiamo misurare con esse. Le interpretiamo a seconda dei nostri fini e delle nostre ispirazioni, attribuiamo loro un senso che fa parte della nostra sensibilità. Laboratorio Dallari (I) Un laboratorio fenomenologico deve avere una tematica : nel libro fa l’esempio di un laboratorio surrealista. Tematica può riguardare una tecnica, un linguaggio dell’arte. (II) Deve essere un luogo dove si esercita la ricezione e la riproduzione : ricezione nel percepire e allenare le capacità percettive usando opere di artisti + si produrranno dei lavori per incrementare l’espressione e la produzione (III) attraverso il confronto, pratica del circolo ermeneutico, della intersoggettività si costruiscono piano piano come obiettivo educativo le identità dei protagonisti Quando si costruisce un laboratorio bisogna quindi: