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la linguistica tedesca, Di meola
Tipologia: Sintesi del corso
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Il volume rappresenta un’introduzione alla ri essione scienti ca sulla lingua tedesca nei suoi principali livelli di analisi: fonetica/fonologia, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica, testo. Esso non presuppone approfondite conoscenze del tedesco né particolari nozioni di linguistica e contiene numerosi esercizi, un’ampia bibliogra a ragionata e una guida all’uso di internet per facilitare l’apprendimento e la ricerca. Il volume è destinato agli studenti universitari del tedesco (principianti e progrediti), ma anche a coloro che vogliono sapere come funziona la lingua tedesca.
Claudio Di Meola è professore ordinario di Linguistica tedesca presso la Facoltà di Lettere e Filoso a dell’Università degli Studi di ROma “La Sapienza”. I suoi interessi scienti ci riguardano la linguistica cognitiva, la sintassi del tedesco (congiunzioni, preposizioni), la semantica del tedesco (metafora, polisemia) nonché la linguistica contrastiva. Oltre a numerosi saggi su note riviste internazionali, ricordiamo le monosgra e “Kommen un gehen” (1994), “Der Ausdruck der Konzessivität in del deutschen Gegenwartsprache” (1997), “Die Grammatikaliesierung deutscher Präpositionen” (2000)
0.1. L’importanza della lingua per il parlante comune 0.2. La linguistica come studio scienti co della lingua
0.3. I campi della linguistica (tedesca)
1.1. La produzione dei suoni linguistici e il problema della loro trascrizione
1.1.1. Gli organi fonatori 1.1.2. Vocali, consonanti (e semivocali)
1.1.3. Il problema della trascrizione: foni e grafemi 1.2. Le vocali in italiano e in tedesco
1.2.1. Il triangolo (o trapezio) vocalico: le vocali italiane 1.2.2. Le vocali tedesche
1.2.3. Cenni di pratica articolatoria 1.3. Le consonanti in italiano e in tedesco
1.3.1. Le consonanti italiane 1.3.2. Le consonanti tedesche
1.4. I fonemi in tedesco 1.4.1. Due discipline vicine: fonetica e fonologia
1.4.2. La de nizione di “fonema” 1.4.3. Gli allofoni
1.4.4. I tratti fonologici 1.5. Processi fonologici e regole fonologiche
1.5.1. I principali processi fonologici 1.5.2. Le regole fonologiche
1.6. La struttura della sillaba 1.6.1. Struttura generale
1.6.2. Possibilità combinatorie tra segmenti
1.7. Aspetti dell’ortogra a tedesca 1.7.1. Il rapporto tra suono e grafema
1.7.2. I princìpi ortogra ci 1.7.3. L’ortogra a tedesca e la riforma del 1996
Tabella riassuntiva dei principali suoni in tedesco Glossario delle parole tedesche citate
Esercizi
2.1. La parola e la classi cazione delle parole 2.1.1. “Parola” nella lingua comune e “parola” come termine
tecnico 2.1.2. La classi cazione delle parole
2.2. Elementi costitutivi della parola: i morfemi 2.2.1. La segmentazione della parola e la nozione di morfema
2.2.2. Morfemi lessicali e grammaticali, morfemi liberi e legati 2.2.3. Radice, base e a ssi
2.3. Flessione e formazione delle parole 2.4. Aspetti della essione in tedesco
2.4.1. La essione nominale 2.4.2. La essione verbale
2.4.3. Metafonia, apofonia e “morfema zero” 2.5. Formazione delle parole: composizione
2.5.1. Composti occasionali e usuali 2.5.2. Composti determinativi e copulativi
2.5.3. Composti endocentrici ed esocentrici 2.5.4. Tipologia categoriale dei composti
2.5.5. Composti determinativi NN: il rapporto semantico tra testa e modi catore
2.5.6. Il morfema di raccordo (“Fugenmorphem “) 2.6. Formazione delle parole: derivazione
2.6.1. I principali su ssi del tedesco 2.6.2. I principali pre ssi del tedesco
2.6.3. Circon ssi
3.8.1. La distinzione tra frase principale e frase secondaria 3.8.2. Collegamento tra frasi: coordinazione e subordinazione
3.9. Tipologia delle frasi secondarie 3.9.1. Proposizioni soggettive e proposizioni oggettive
3.9.2. Proposizioni attributive 3.9.3. Proposizioni avverbiali
Esercizi Bibliogra a per approfondimenti
4.1.1. Il signi cato è qualcosa che fa parte della lingua 4.1.2. Il signi cato è un’entità relativa
4.1.3. Il signi cato è collegato all’uso delle parole 4.1.4. Esistono diversi tipi di signi cato
4.2. Relazioni semantiche tra parole 4.2.1. Sinonimia
4.2.2. Opposizione 4.2.3. Inclusione semantica: iponimia
4.2.4. Altri rapporti 4.3. Il campo semantico
4.4. I tratti semantici 4.4.1. Principali caratteristiche dei tratti semantici
4.4.2. Individuazione dei tratti all’interno del campo semantico 4.5.I signi cati “traslati”: metafora e metonimia
4.5.1. La metafora come gura retorica e come strumento cognitivo
4.5.2. La metonimia 4.6. La semantica dei prototipi
4.6.1. La categorizzazione del reale 4.6.2. Prototipi e tratti semantici
4.7. La polisemia 4.8. La semantica della frase
4.8.1. Rapporti tra parole nella frase
4.8.2. Rapporti tra frasi Esercizi
Bibliogra a per approfondimenti
5.1. Il contesto situazionale 5.2. Gli atti linguistici: caratteristiche e tipologia
5.3. Atti linguistici diretti e indiretti 5.4. Massime conversazionali e implicature conversazionali
5.5. Le presupposizioni 5.6. La deissi
5.7. L’analisi conversazionale Esercizi
Bibliogra a per approfondimenti
6.1. Verso una de nizione di “testo” 6.2. I sette requisiti del testo (1): coesione e coerenza
6.3. I sette requisiti del testo (2): intenzionalità, accettabilità, informatività, situazionalità, intertestualità
6.4. La struttura informazionale del testo: macrostruttura e microstruttura
6.4.1. La macrostruttura 6.4.2. La microstruttura: le nozioni di tema e rema
6.4.3. La microstruttura: la progressione tematica 6.5. La struttura referenziale del testo: tempi, luoghi,
persone/oggetti 6.5.1. Referenza temporale
6.5.2. Referenza spaziale 6.5.3. Referenza personale/oggettuale
6.6. La tipologia testuale 6.6.1. Classi cazione secondo la situazione comunicativa
generale 6.6.2. Classi cazione secondo la speci ca intenzione
comunicativa dell’emittente
1.4. I corpora dell’IDS-Mannheim-on-line 1.5. Siti di linguistica (selezione)
Esercizi:
2.1. Portali per il tedesco come lingua straniera 2.2. Placement tests
2.3. Siti per principianti con diverse tipologie di esercizi 2.4. Esercizi per diversi ambiti di competenza linguistica
2.4.1. Esercizi d’ascolto 2.4.2. Esercizi di lettura
2.4.3. Esercizi di grammatica per principianti e progrediti 2.4.4. Landeskunde
2.4.5. Esercizi di scrittura 2.4.6. Percorsi didattici in rete
2.4.7. Esercizi di lessico 2.5. Informazioni sull’ortogra a
2.6. Esercizi riferiti ai più di usi libri di testo 2.7. Corsi di lingua on-line
2.8. Radio, riviste e giornali GLOSSARIO ITALIANO-TEDESCO (TERMINI LINGUISTICI)
Il presente manuale di linguistica tedesca è concepito per l’insegnamento universitario a livello di laurea triennale e si basa sulle lezioni che ho tenuto negli ultimi anni presso la Facoltà di Lettere e Filoso a dell’Università di Roma “La Sapienza”. La recente riforma universitaria ha comportato un riordino dei settori scienti co-disciplinari nell’ambito della germanistica: se prima l’insegnamento della lingua tedesca era di pertinenza delle cattedre di Letteratura (esame di Lingua e letteratura tedesca ), ora è di competenza della Linguistica (che ha cambiato nome in Lingua e traduzione ). Ciò ha mutato profondamente il carattere della Linguistica tedesca come insegnamento universitario. Prima della riforma, infatti, essa era una materia a scelta destinata a studenti con un’ottima conoscenza della lingua e una solida preparazione teorico- linguistica. Ora, invece, è diventata materia obbligatoria per tutti gli studenti che vogliono imparare il tedesco all’università. La presente introduzione si rivolge pertanto a un vasto pubblico di studenti non presupponendo né approfondite conoscenze del tedesco né particolari nozioni linguistiche. Risulta adatta anche a principianti assoluti. I sei capitoli complessivi, concepiti per coprire l’intero arco del triennio, ripercorrono i quattro tradizionali settori-chiave della disciplina (fonetica/fonologia, morfologia, sintassi e semantica), a cui ho voluto aggiungere due importanti campi come la pragmatica e la linguistica testuale. In ogni semestre del triennio si potrebbe trattare rispettivamente un capitolo. I primi due capitoli, destinati a una prima annualità di tedesco,
Vorrei ringraziare gli amici e colleghi, primi fra tutti Hardarik Blühdorn e Heinz Vater, con cui ho potuto discutere vari aspetti del mio libro. Sono grato a Livio Gaeta e Marianne Hepp per aver rivisto singoli capitoli. Un grazie particolare va a Emmanuela Meiwes e Franca Ortu, che hanno letto un’intera precedente versione di questo manuale e mi hanno dato numerosi spunti e suggerimenti, sempre puntuali e preziosi.
Roma, 16 novembre 2003 Claudio Di Meola
La lingua è un fattore importantissimo nella vita quotidiana di tutti noi parlanti. Ciò si vede, in particolare, dall’attenzione che dedichiamo al comportamento linguistico sia degli altri sia di noi stessi. Consideriamo dapprima il comportamento degli altri parlanti. Sappiamo dalla nostra esperienza che non tutte le persone parlano alla stessa maniera. Pertanto, il modo di parlare di una persona ci rivela molte cose. Possiamo innanzitutto stabilire la provenienza regionale di un parlante. A volte è indicativa la scelta di parole (così ad es. anguria è tipico del Nord Italia, cocomero del Centro), altre volte lo è la costruzione della frase (il meridionale tenere famiglia al posto di avere famiglia ). Inconfondibile è quasi sempre la pronuncia. Anche quando si usa la lingua standard (nazionale) al posto del dialetto, vi sarà quasi sempre qualche elemento della pronuncia a “tradire” il parlante (ad es. la pronuncia di polso come polzo indica una provenienza laziale, di casa come hasa un’origine toscana ecc.). Dall’osservazione, neanche troppo approfondita, del nostro interlocutore emergono inoltre elementi che ci rivelano qualcosa sulla sua estrazione sociale, sul suo grado di istruzione, sulla sua cultura generale o addirittura sulla sua professione. Noi come parlanti non solo osserviamo l’interlocutore, ma controlliamo attentamente anche il nostro proprio
g g Q ‘deciso’ non mi piace» ), quando discute sull’opportunità di usare una parola in un determinato contesto ( «Non sarebbe meglio usare ‘energico’ al posto di ‘deciso’?» ), oppure quando, scrivendo o parlando, si so erma un attimo per cercare mentalmente un sinonimo della parola che originariamente aveva in mente. Il parlante comune esprime continuamente dei giudizi di merito riguardo ai fenomeni linguistici che incontra. Di frequente il parlante si pronuncia su ciò che ritiene “corretto” o “sbagliato” nella sua lingua: così ad es. un italiano può criticare costruzioni “sbagliate” come a me mi piace o spero che viene domani ed esplicitamente preferire le “corrette” alternative a me piace o spero che venga domani (salvo poi, senza accorgersene, usare magari lui stesso quelle “sbagliate”). Tra i parlanti sono di use alcune opinioni generali sulla lingua. Spesso si lamenta un decadimento dei costumi linguistici. Cambiamenti linguistici - come ad es. il regredire del congiuntivo a favore dell’indicativo o il di ondersi di prestiti inglesi - vengono considerati come un segno del “declino” della lingua stessa, minacciata nella sua “purezza” originaria. Vi è inoltre la tendenza a esprimere giudizi estetici sulle varie lingue (in genere, sono reputate “bella” la propria lingua e “brutte” le lingue degli altri). In ne, alcune varietà linguistiche come i dialetti vengono considerate inferiori alle lingue standard (nazionali), negando loro lo status di “lingua”. Vedremo ora che si tratta di pregiudizi senza alcun fondamento scienti co.
La linguistica, come studio scienti co della lingua, si pre gge di raggiungere una conoscenza sistematica della struttura e del funzionamento della lingua. La linguistica di erisce pertanto profondamente da ciò che il parlante comune “sa” intorno alla
lingua. La linguistica, innanzitutto, ha un carattere descrittivo e non prescrittivo: essa descrive come funziona la lingua, astenendosi da giudizi su come essa “dovrebbe” essere secondo i criteri di una (presunta) correttezza. La linguistica dimostra che la correttezza è un criterio estremamente soggettivo: non tutti i parlanti esprimono infatti gli stessi giudizi (così la costruzione a me mi piace, osteggiata da alcuni, va benissimo per altri); oppure, analizzando la storia della lingua, si può vedere che un fenomeno in passato considerato “sbagliato” ora è stimato “corretto” (e viceversa). La linguistica, inoltre, smentisce quasi tutti i luoghi comuni riguardo alla lingua. L’analisi scienti ca dimostra, ad esempio, che non vi è alcun “decadimento” della lingua. Tutte le lingue cambiano perennemente, ma la loro funzionalità complessiva e la loro e cienza comunicativa rimangono sempre inalterate. Se un aspetto della lingua si sempli ca (si pensi, per l’inglese, alla perdita dei “casi”), un altro aspetto si complica (per es. l’ordine delle parole nella frase che diventa più rigido). E, difatti, nessuno dei cosiddetti puristi è in grado di indicare un esempio di lingua e ettivamente corrotta. Risulta evidente che dietro questa erronea concezione si nasconde il mito della “età dell’oro”: un fenomeno viene giudicato negativamente soltanto perché è diverso da ciò che lo ha preceduto e a cui si era abituati. Anche la distinzione tra dialetto (considerato inferiore) e lingua (considerata superiore) si rivela essere puramente “politica”: funzionalmente, i dialetti sono lingue a tutti gli e etti con un complesso sistema grammaticale e lessicale. L’unica di erenza consiste nel fatto che i dialetti godono di minor prestigio in quanto spesso essi non hanno una letteratura u ciale e mancano grammatiche e dizionari che codi cano il loro uso. ü interessante notare, in ne, che il parlante comune sa usare la propria lingua ma non ha, in genere, un’idea precisa di come essa funzioni. A meno che non abbia ricevuto una formazione linguistica (anche attraverso la “grammatica”
Tutte le lingue - e quindi anche il tedesco - sono composte da vari livelli di analisi ampiamente indipendenti tra loro. Ogni livello segue infatti regole proprie. Tradizionalmente vengono distinti i seguenti ambiti della linguistica: 1) fonetica/fonologia, morfologia, sintassi e semantica, unanimemente de nite centrali per la linguistica; 2) pragmatica e linguistica testuale, in tempi recenti anch’esse spesso considerate centrali; 3) ai margini della linguistica, in ne, varie discipline applicate (come ad es. glottodidattica e logopedia) e vari campi di ricerca interdisciplinare (sociolinguistica, psicolinguistica, neurolinguistica, linguistica computazionale ecc.); tali tematiche non verranno prese in considerazione nel presente manuale. Vediamo ora invece di passare brevemente in rassegna i campi della linguistica che saranno approfonditi in seguito. La fonetica è l’analisi dei suoni di una lingua dal punto di vista della loro articolazione e delle loro caratteristiche acustiche. La fonologia , invece, studia i rapporti tra i suoni di una lingua in quanto inseriti nel sistema della lingua stessa. I concreti suoni vengono ricondotti a unità più astratte (fonemi). I fonemi sono unità minime distintive che hanno la funzione di di erenziare le parole (per es. nelle coppie it. pane/cane e ted. Ball/Fall ‘palla’/‘caduta’). La realizzazione fonetica dei fonemi varia a seconda del contesto (per es. /gl di Tag ‘giorno’ si pronuncia [k] in Tag, [g] nella forma plurale Tage ). La morfologia è lo studio della struttura interna delle parole. Per es. la parola Flughafen ‘aeroporto’ è costituita dagli elementi Flug ‘volo’ e Hafen ‘porto’, Freundschaft ‘amicizia’ da Freund ‘amico’ e -schaft ‘-izia’. L’unità minima della parola a livello morfologico è il morfema: può avere un signi cato pieno ( Freund ) o astratto-grammaticale ( -schaft ). Fanno parte della morfologia di una lingua la essione di verbi e sostantivi (modi cazione di una stessa parola: per es. singolare Freund, plurale Freunde ) nonché la formazione delle parole (creazione di nuove parole come nel caso di Flughafen a partire da Hafen e di Freundschaft a partire da Freund ).
f p La sintassi si occupa della combinazione di parole in costruzioni più ampie quali i sintagmi ( un bel cane / ein schöner Hund ) e le frasi ( io ho un bel cane / ich habe einen schönen Hund ). Particolare attenzione è dedicata all’ordine delle parole nei sintagmi e nella frase. La sintassi tratta anche la combinazione di frasi in periodi complessi (frasi coordinate e subordinate). La semantica studia il signi cato di singole parole e di intere frasi. Il signi cato è un’entità concettuale, un’astrazione da non confondere con il referente (l’oggetto esterno a cui una parola si riferisce): così, ad es., il signi cato di tavolo è un concetto generale e più astratto di un singolo concreto tavolo a cui mi posso riferire di volta in volta. Il signi cato di una parola si stabilisce nel rapporto con altre parole dal signi cato simile (ad es. bello in rapporto a carino, estetico, ameno ecc.) oppure opposto ( pace-guerra, amico-nemico ecc.). La pragmatica analizza il rapporto tra le espressioni della lingua e le loro situazioni d’uso. Vengono considerati a tal proposito: le intenzioni del parlante, le aspettative dell’ascoltatore, ciò che il parlante sa dell’ascoltatore, ciò che l’ascoltatore sa del parlante ecc. Fondamentale risulta l’analisi dei cosiddetti atti linguistici (le azioni che si compiono usando un’espressione linguistica). Ad esempio una frase come Mi può dire che ore sono?, presa alla lettera, è una domanda riguardo all’abilità dell’ascoltatore di comunicare sue conoscenze - ma come atto linguistico è una richiesta. Un’espressione come Qui fa proprio freddo in aula, presa alla lettera, è una semplice constatazione - in realtà può essere usata come richiesta cortese di chiudere la nestra. La linguistica testuale studia le relazioni formali e semantiche che vanno al di là della singola frase. Centrale risulta la nozione di testo. Il testo è un’unità comunicativa che tratta un determinato tema ed è legato a una determinata situazione. Il testo è un insieme coerente di frasi tra cui si stabiliscono precise relazioni logico-semantiche. Tali relazioni possono essere esplicitate (per es. tramite congiunzioni di tipo causale, temporale ecc.) oppure possono rimanere implicite