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La mente in gioco cap.4, Appunti di Pedagogia Sperimentale

la mente in gioco cap.4

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 04/01/2016

roliberta
roliberta 🇮🇹

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CAPITOLO 4
IL GIOCO DEL TEATRO NELLA CLASSE BRAIN-BASED
4.1 Gioco e teatro a confronto nella prassi educativa
La normativa trova tra il mondo del teatro e il mondo educativo la sua giusta collaborazione.
Il primato dell'attività teatrale nel primo ciclo di scuola è diventata importante e questo ruolo è stato
conferito alle attività mimiche, recitazione,drammatizzazione utili per incrementare la lingua.
Frabboni--> “ la scuola dovrebbe disporre di tanti spazi diversamente denominati,tutti
riconducibile alla didattica dei laboratori” cioè gli ambienti relazionali e formativi consentono di
interagire negli altri spazi. La scuola dei laboratori è la scuola dell'autonomia essa deve essere per
forza aperta alla scuola-laboratorio del teatro dove l'attività teatrale contribuisce al benessere di ogni
alunno. Il laboratorio teatrale è un laboratorio di educazione di metodo per allineare il cervello
motorio al cervello linguistico.
Il Novecento teatrale ha sviluppato diverse ambizioni pedagogiche,attivando un processo di
formazione dell'attore che sfiora due aspetti : l'intimità nascosta dell'individuo( dimensione
intrapersonale) e il suo punto di vista esterno alla persona stessa ( dimensione extrapersonale).
Il teatro è luogo di scoperta e creatività. Si viene a conoscenza delle proprie risorse,sviluppando il
bagaglio emotivo e cognitivo. E' luogo di arte, di incontri e di trasformazioni.
Peter Brook-->Il tratto ludico-laboratoriale è comune allo spazio scenico e allo spazio scolastico ed
entrambe sono paragonabili ad officine delle conoscenza in cui sperimentare sul campo se stessi e il
mondo, in una sorta di gioco della finzione che rende possibile la messa in scena tanto quella di
apprendimento. Il teatro è gioco, si “ gioca” alla vita vera. Esiste una connessione tra gioco e
spettacolo. Il gioco, come il teatro , è spazio situato e simbolico. Gioco e teatro condividono la
dimensione del divertimento, gratificazione. Un altro elemento in termini di similarità è l'uso della
voce. Essa è separazione, traiettoria di caduta all'esterno verso una traiettoria. Ma c'è anche una
voce che orienta, dirige e poi c'è una voce che spiega come muoversi secondo le regole del teatro.
Sono voci che svolgono una funzione pedagogica di chi gestisce l'architettura della
rappresentazione e vocalizzata per muovere alla comunicazione.
Ma bisogna fare una serie di distinzioni tra gioco e teatro.
1.Apparato delle regole= sono un vincolo nel gioco perchè senza di loro l'attività ludica non è valida
mentre a teatro costituiscono solo le linee-guida entro le quali libertà creativa e l'espressività degli
attori trovano spazio.
2. Opposizione monologo/dialogo= il discorso monologico prevale nel gioco. Mentre dialogica è la
tipologia del discorso teatrale che si attua tra io/noi attoriale e un tu/voi spettatoriale .
Il teatro si racconta e mette a nudo la propria storia e i suoi meccanismi. All'interno dello spazio-
scuola il teatro mette l'allievo soggetto attivo del processo di formazione. Nel teatro,tramite il
dialogo, confronto, libero gioco della mimesi l'allievo esperisce il senso di un io multiplo e duttile.
Barzaghi--> l'azione teatrale rivitalizza l'insegnamento uscendo dalla logiche tra una sedentarietà
frontale docente/discenti , cattedra / banchi.
La distanza è annullata, l'insegnante gestisce la relazione formativa. Ma questo processo formativo
e trasformativo degli alunni grazie al consolidamento delle funzioni mentali e
linguistiche,relazionali ed emotive che il teatro fornisce.
Si scopre come viso e postura non sono neutri, l'alunno entra in contatto con il proprio vissuto
corporeo.
Un'altra valenza educativa del gioco del teatro a scuola riguarda la funzione sociale,affettiva ed
emozionale della personalità. Il teatro diventa forma comunicativa di gruppi, diventa anche una
forma di conoscenza,arricchimento del sapere trasmesso attraverso il sistema-scuola. La scuola dal
teatro impara la metodologia semplificata all'alunno mediante gli strumenti teatrali.
Il teatro privilegia la comunicazione, la parola detta,il corpo che comunica. Il gioco teatrale diventa
funzionale al processo formativo.
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CAPITOLO 4

IL GIOCO DEL TEATRO NELLA CLASSE BRAIN-BASED

4.1 Gioco e teatro a confronto nella prassi educativa La normativa trova tra il mondo del teatro e il mondo educativo la sua giusta collaborazione. Il primato dell'attività teatrale nel primo ciclo di scuola è diventata importante e questo ruolo è stato conferito alle attività mimiche, recitazione,drammatizzazione utili per incrementare la lingua. Frabboni--> “ la scuola dovrebbe disporre di tanti spazi diversamente denominati,tutti riconducibile alla didattica dei laboratori” cioè gli ambienti relazionali e formativi consentono di interagire negli altri spazi. La scuola dei laboratori è la scuola dell'autonomia essa deve essere per forza aperta alla scuola-laboratorio del teatro dove l'attività teatrale contribuisce al benessere di ogni alunno. Il laboratorio teatrale è un laboratorio di educazione di metodo per allineare il cervello motorio al cervello linguistico. Il Novecento teatrale ha sviluppato diverse ambizioni pedagogiche,attivando un processo di formazione dell'attore che sfiora due aspetti : l'intimità nascosta dell'individuo( dimensione intrapersonale) e il suo punto di vista esterno alla persona stessa ( dimensione extrapersonale). Il teatro è luogo di scoperta e creatività. Si viene a conoscenza delle proprie risorse,sviluppando il bagaglio emotivo e cognitivo. E' luogo di arte, di incontri e di trasformazioni. Peter Brook--> Il tratto ludico-laboratoriale è comune allo spazio scenico e allo spazio scolastico ed entrambe sono paragonabili ad officine delle conoscenza in cui sperimentare sul campo se stessi e il mondo, in una sorta di gioco della finzione che rende possibile la messa in scena tanto quella di apprendimento. Il teatro è gioco, si “ gioca” alla vita vera. Esiste una connessione tra gioco e spettacolo. Il gioco, come il teatro , è spazio situato e simbolico. Gioco e teatro condividono la dimensione del divertimento, gratificazione. Un altro elemento in termini di similarità è l'uso della voce. Essa è separazione, traiettoria di caduta all'esterno verso una traiettoria. Ma c'è anche una voce che orienta, dirige e poi c'è una voce che spiega come muoversi secondo le regole del teatro. Sono voci che svolgono una funzione pedagogica di chi gestisce l'architettura della rappresentazione e vocalizzata per muovere alla comunicazione. Ma bisogna fare una serie di distinzioni tra gioco e teatro. 1.Apparato delle regole= sono un vincolo nel gioco perchè senza di loro l'attività ludica non è valida mentre a teatro costituiscono solo le linee-guida entro le quali libertà creativa e l'espressività degli attori trovano spazio.

  1. Opposizione monologo/dialogo= il discorso monologico prevale nel gioco. Mentre dialogica è la tipologia del discorso teatrale che si attua tra io/noi attoriale e un tu/voi spettatoriale. Il teatro si racconta e mette a nudo la propria storia e i suoi meccanismi. All'interno dello spazio- scuola il teatro mette l'allievo soggetto attivo del processo di formazione. Nel teatro,tramite il dialogo, confronto, libero gioco della mimesi l'allievo esperisce il senso di un io multiplo e duttile. Barzaghi--> l'azione teatrale rivitalizza l'insegnamento uscendo dalla logiche tra una sedentarietà frontale docente/discenti , cattedra / banchi. La distanza è annullata, l'insegnante gestisce la relazione formativa. Ma questo processo formativo e trasformativo degli alunni grazie al consolidamento delle funzioni mentali e linguistiche,relazionali ed emotive che il teatro fornisce. Si scopre come viso e postura non sono neutri, l'alunno entra in contatto con il proprio vissuto corporeo. Un'altra valenza educativa del gioco del teatro a scuola riguarda la funzione sociale,affettiva ed emozionale della personalità. Il teatro diventa forma comunicativa di gruppi, diventa anche una forma di conoscenza,arricchimento del sapere trasmesso attraverso il sistema-scuola. La scuola dal teatro impara la metodologia semplificata all'alunno mediante gli strumenti teatrali. Il teatro privilegia la comunicazione, la parola detta,il corpo che comunica. Il gioco teatrale diventa funzionale al processo formativo.

4.2 La classe brain-based come spazio performativo L'azione didattica è una relazione dialogica. L'insegnante modula i saperi. L'alunno sta al gioco mentre il docente innesca il meccanismo della finzione entro il quale ogni alunno scopre significati multipli ed inaspettati. Questa correlazione tra gruppo-classe e lo spazio scenico è accentuata quando si tratta di una classe di tipo brain-based--> area applicativa di quella Neuroeducation che guarda ai meccanismi dell'insegnare e dell'apprendere in funzione cerebrale. Caine & Caine--> è possibile stilare un quadro di riferimento per ripensare la didattica in prospettiva neuroscientifica. Individuano 12 principi neuroeducativi dei quali insegnanti ed educatori devono tener contro nell'operazione in classe:

  1. Il cervello è un sistema adattivo complesso, è un sistema sociale, percepisce e crea simultaneamente la parte e il tutto. Ogni cervello è strutturata in modo unico. Dispone di due vie di riorganizzazione delle memoria.
  2. La ricerca di significato è innata, avviene mediante la costruzione di schemi.
  3. Le emozioni sono fondamentali nel processo di schematizzazione
  4. L'apprendimento coinvolge contemporaneamente processi consci e inconsci. E' dinamico e soggetto a cambiamenti. L'apprendimento complesso è stimolato dalla sfida e inibito della minaccia. Nella classe il cervello visuo-motorio degli apprendenti si misura con le frontiere sempre nuove dei saperi disciplinari con un discreto margine di protezione ( l'errore vale), al riparo delle “quinte” da vita a scenografie comunicative di un inatteso spazio emotivo-mimetico. La costruzione della metafora classe scolastica/ spazio teatrale acquista senso solo quando il processo di insegnamento/apprendimento è funzionale allo sviluppo del cervello motorio e del cervello emotivo-comunicativo. Gli apprendenti sono chiamata a sviluppare accanto alla conoscenza comunicativa quelle emotiva e sopratutto quella di azione. Ed ecco che sul palcoscenico prende vita lo scambio tra individui che si incontrano e scontrano, si specchiano e comunicano. Quello che li accomuna ( insegnanti e alunni) è la dimensione del dialogo, dello scambio. La forza interpretativa attoriale viene distribuita tra i piccoli attori del processo apprenditivo. Al professore è affidato il compito della regia, ovvero è colui che si fa garante del rispetto del testo teatrale nella messa in scena. Nella classe brain-based, la regia del docente è una sintesi delle azioni e funzioni del regista teatrale. Il docente-regista coopera con gli attori del processo di apprendimento in modo attivo e critico. Egli è dodato dell'abilità di riconoscere, discernere ed adottare le tecniche e strategie neurodidattiche più efficaci al fine di accompagnare gli allievi nella comprensione dei loro comportamenti di apprendimento. Harmer--> sono gli stessi insegnanti ad autodefinire il proprio ruolo in chiave performativa. L'ingresso nello spazio-classe indica gli apprendenti a slittare da un assetto interazionale naturale ed informale ad un asetto finzionale, performativo. Ogni parola del docente, supportata dal gesto e dalla mimica facciale pone davanti la classe come t eacher-performer,attore tra gli attori , performer among performers. L'interazione tra insegnanti e alunni presenta le caratteristiche di una equipe di rappresentazione. La discplina drammaturgica consiste nella giusta distanza che l'insegnante deve mantenere nel corso della performance didattica: egli deve essere concentrato sul ruolo di facilitatore e attento alla produzione degli studenti attori. I soggetti drammaturgici seguono una sorta di testo teatrale che non viene chiamato copione ma canovaccio. Il canovaccio ha l'aspetto di una semplice traccia della performance, senza dialoghi..contiene solo la

Il corpo imitante si traduce in presenza scenica quando l'attore sale sul palcoscenico portando con sé sentimenti,emozioni, esperienze di vita attraverso un codice visuo-motorio e gestuale che gli consente di costruire reti comunicative di azione e imitazione. Nel caso di teatro l'imitazione è finalizzata a produrre comportamenti-risposta sia a livello verbale sia a livello non verbale ed emotivo. Il corpo imitante coinvolge il cervello visuo-motorio nello sviluppo di tre livelli--->

  1. CINESTETICO, 2.PROSSEMICO 3.DEITTICO
  2. Cinestetico= competenza di sostituzione secondo la quale il cervello attiva movimenti, gesti o posture come supporto del discorso verbale o come vicariante rispetto agli altri enunciati.
  3. Prossemico= ogni singolo movimento eseguito sulla scena è collocato nello spazio con un'aggiunta di significato dato dalla sua relazione con il dove.
  4. Deittico = usa forme di deissi che coincidono con l'uso di indicatori ( pronomi,etc...) delle dimensioni personali,spaziali e testuali si aggiunge in ambito teatrale quella emotiva come il ricorso ad elementi di mimica facciale, posture e movimenti veicolanti. Le emozioni ci forniscono un orientamento immediato verso quello che può apparire piacevole o non piacevole. L'emozione è una catalizzatore degli interessi. Le nostre emozioni sono veicolate da una canale comunicativo non verbale che constituisce il mezzo privilegiato dello scambio emotivo. E' un processo complesso che coinvolge tanto le strutture del cervello quando la fisicità del corpo. Nel corpo teatrale trova pieno compimento l'integrazione delle tre componenti costitutive della competenza emotiva ovvero i tre livelli di funzionamento: fisiologico che modica l'attività del sistema nervoso con le emozioni, espressivo ovvero quello condotto alle espressioni verbali e non verbali.. infine quello cognitivi che riguarda il vissuto legato ad un esperienza. Con il teatro l'allievo esperisce l'integrazione tre emozioni, corporietà e movimento in un io multiplo. 4.5 La progettazione ludico-teatrale in prospettiva neurodidattica La Neurodidattica si sposa sul piano epistemologico con la linea educativa della personalizzazione e dell'individuazione dell'apprendimento. Compiti a carattere ludico-esplorativo coinvolgano le varie modalità sensi creando stimoli diversificati per le informazioni in entrata. Il movimento, la memoria e la percezione vengono stimolate determinando una rapida alterazione della forza delle connessioni sinaptiche. Il teatro esibisce un ciclicità che funge da piano d'esercizio per gli schemi neurali in fase di pro cessazione delle informazioni. Progettare un'attività teatrale in chiave neurodidattica implica l'attraversamento di tre fasi
  5. Pre-produzione = pianificazione del lavoro, ricerca di materiali sul teatro, individuazione del registro linguistico
  6. fase di azione= studio intensivo ed alla memorizzazione del copione
  7. fase di osservazione= valore valutativo,articolata nelle azioni di monitoraggio delle competenze e abilità progressivamente sviluppate durante la sperimentazione teatrale. Affinchè l'attività è impegnata in senso didattico l'insegnante deve piegarla in funzione di un doppio ordine di neurobiettivi: disciplinari e trasversali. I disciplinari riguardano le connessioni tra il gioco teatrale prescelto e i saperi disciplinari mentre quelli trasversali riguardano gli aspetti comuni a tutte le discipline desumibili dall'uso delle voce, dalla gestione del corpo.