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appunti sulla nascita della banca d'Italia
Tipologia: Appunti
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La nascita della banca d’italia avviene in un momento un po’ complicato all’indomani dell’unificazione, in una situazione di difficoltà economica. Il principale problema era la fragile stabilità del sistema monetario, che andava riorganizzato. L’ordinamento monetario era complesso perché prima dell’unificazione esistevano sei sistemi monetario (bimetallici, monometallici su base argentea/decimale) dovuti alla grande frammentazione del territorio. Subito dopo l’unificazione si prese come sistema ufficiale quello bimetallico di tipo decimale, seguendo quello piemontese. Esistevano due istituti di emissione (banca nazionale sarda e toscana) e due banchi pubblici (banco di napoli e di sicilia, che non battevano moneta ma erano accettati i loro crediti e le loro polizze). Venne unita la banca sarda a quella toscana perché Cavour voleva unificare l’istituto di emissione di moneta e creare il cosiddetto monopolio di emissione, per garantire maggiori controlli e stabilità. La prima proposta rimase inattuata per l’opposizione di forze di tipo intellettuale (accademici italiani che osteggiavano questa proposta) e da parte del mondo bancario (dalla banca toscana e dai banchi pubblici). Le motivazioni di tipo accademico è che l’accademia italiana era molto liberista, credeva che l’efficienza del mercato (equilibrio domanda-offerta) dovesse essere garantita dal meccanismo della concorrenza (si sosteneva che un monopolio d’emissione portasse a uno svantaggio per la domanda, una perdita di rendita dal lato del consumatore). L’opposizione da parte del mondo bancario era dovuto al fatto che queste banche (toscana, di napoli e di sicilia) avevano il terrore di essere fagocitate dalla banca sarda. L’italia post unitaria aveva dei mercati abituati a reggersi su monete che prima erano accettate, e si pensava di doverli conservare. Il sistema monetario italiano post unitario fu minato da problemi di carattere endogeno (politiche governative per avviare il processo di crescita) e esogeno (problemi vari che si potevano riscontrare). La bilancia dei pagamenti è data dalla bilancia commerciale e dalla variazione di capitale: è importante che non sia negativa. La bilancia commerciale è data dal valore delle esportazioni meno quello delle importazioni: se è negativo, per mantenere la bilancia dei pagamenti positiva o nulla bisogna aumentare le variazioni di capitale, ovvero importare capitale dall’estero e attrarre investimenti stranieri (nella peggiore delle ipotesi lo stato vende i titoli del debito pubblico). L’italia ha bisogno di denaro per promuovere il processo di crescita, e per questo motivo vende titoli di debito pubblico. Nel 1866 (immediatamente dopo l’unificazione del 65) scoppia una violenta crisi economica (dovuta anche alla fine della guerra austro- prussiana). Cause endogene per l’emissione del debito pubblico all’estero e cause esogene per fuoriuscita di oro dai paesi debitori (chi aveva comprato i titoli li rivendeva per recuperare i soldi) e per nuovo conflitto alleati con i prussiani contro francia. Si sarebbe dovuta impegnare per finanziare guerra, che causò il crollo dei titoli italiani per questa aspettativa negativa imminente. Ci fu un attacco speculativo perché i paesi esteri iniziarono a vendere i titoli e gli italiani volevano riacquistarli, perché essendosi abbassato il valore dei titoli potevano avere un rendimento crescente (acquistarli a prezzi bassi e rivenderli a prezzi maggiori). Il popolo italiano iniziò a prelevare per avere denaro liquido da investire: la banca, di fronte al ritiro dei depositi da parte dei propri clienti, dovette incrementare le proprie importazioni di oro e di argento. Lo stato non potette più finanziarsi con i titoli di debito pubblico per salvaguardare la spesa pubblica come faceva prima. Due effetti: comparsa dell’aggio sulla moneta (la moneta viene utilizzata con un valore reale ridotto rispetto a quello nominale del metallo prezioso). Rarefazione della moneta metallica rispetto a cartacea: i cittadini iniziarono ad abituarsi ad usare la cartamoneta che diventò un mezzo di pagamento. Nel 1870, con una legge promossa dal ministro delle finanze, lo stato italiano contrasse un nuovo debito con la banca nazionale (sarda?) ad un tasso molto favorevole. Banca dello stato pontificio diventa il sesto istituto di emissione con nome di banca romana. Eventi positivi: 69 apertura canale di suez che aprì vantaggi per il mercato, vittoria guerra franco-prussiana, che portò le banche ad avere un atteggiamento favorevole.
Nuova crisi economica dovuta a fallimento banca newyorkese e a troppa euforia per eventi positivi (banche super indebitate per nascente fiducia, bastò una piccola scintilla per far crollare tutto). Serviva un riequilibrio del sistema monetario, quindi gli accademici iniziarono ad essere favorevoli al monopolio di emissione pur se con alcune condizioni. La legge minghetti finale stabilì una scissione dell’emissione dei biglietti (biglietti con corso corsoso solamente per finanziare spese dello stato, non attività commerciale, e biglietti per scambi commerciali a corso legale); nuovi limiti anche per emissioni. Abolizione del corso corsoso nel 1881 grazie alla ripresa dell’economia: biglietti consorziali restituiti in cambio di monete metalliche o titoli di stato; l’aggio scompare (era la causa dell’uso della moneta a valore minore). Si ripristina un sentimento di euforia verso i mercati L’euforia ha creato le premesse per una nuova crisi. Errore: speculazione nell’edilizia. Si dava per scontato che le case si sarebbero sempre vendute, ma non è così. Nuova crisi verso la fine degli anni 80, dovuta all’eccesso di offerta delle abitazioni. Imprese si erano indebitate con le banche per la costruzione delle case non vennero vendute. La banca nazionale dovette intervenire più volte sotto sollecitazione del governo Crispi per ripristinare equilibrio. Alla crisi bancaria si somma crisi agraria provocata da sottoproduzione di grano dell’84, che portò politiche protezionistiche sui grani che provocarono battaglie doganali contro francia. Ricomparve la sottovalutazione della moneta e l’aggio. Si crea un problema molto grosso di liquidità verso le banche, che le spinse a emettere titoli oltre i limiti stabiliti dalla legge. L’effetto fu la corsa agli sportelli per recuperare i propri depositi. Il senatore albisi fece inchiesta a carico delle banche di emissione, soprattutto quella romana, e scoprì gravi irregolarità: attività illecita come emissioni crescenti non coperte dalla liquidità che spinse i cittadini a richiedere la convertibilità dei propri depositi. Crispi e Giolitti furono coinvolti in questo scandalo. I politici fecero l’errore di proporre Bernando Tallongo (direttore della banca romana) come senatore: la proposta fu infatti mossa da Giolitti. Vennero pubblicati i dettagli delle inchieste e scoppiò scandalo, che portò a nuove indagini e alla scoperta di attività illecite esagerate da parte di tutte le banche di emissione (solo le due banche toscane risultarono un po’ più pulite delle altre). Quelle toscane assieme alla banca nazionale del regno d’italia, si unirono per creare banca nazionale ufficiale d’italia. Nel 93 la banca d’italia concesse potere di emettere (per 10 anni?) a banco di napoli e di sicilia (creando triopolio di emissione). La banca romana scomparve e la banca d’italia si occupò di ciò che ne rimaneva. Dovevano avere copertura del 40% di metallo prezioso (quindi alta). Riforme per ristabilire equilibrio economico del mercato, processo che continua fino 1936 Fino 1990 non ci furono più riforme di questo genere.