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Sviluppo economico d'italia, Appunti di Storia Economica

Sviluppo economico d'italia anni 50-60

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 01/10/2023

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2 Maggio ’18
Storia dell’economia Lezione 22
Sviluppo dell’Italia (1950-1963, costituendo la prima battuta d’arresto di uno sviluppo di crescita
intenso verificatosi nel Dopoguerra)
È una crisi congiunturale e una crisi strutturale; la successiva battuta d’arresto sarà nel 1973,
quando il processo di crescita e di sviluppo dell’economia italiana si interrompe (punto d’arrivo),
con una fase di rallentamento, che arriva fino agli inizi degli anni ’90 e che altri versi ci portiamo
appresso.
Due parti: breve introduzione su questo periodo e approfondimenti sul cosiddetto miracolo
economico (che può coprire gli anni 50-60, ma con il 1963 il miracolo economico è terminato);
possiamo dare una lettura economica che riguarda 5 anni in particolare, dal 1958 fino al 1963,
quando si riscontrano delle decise accelerazioni (periodo condensato e stretto); tutto ciò che ne
segue, invece, non è soggetto del miracolo economico.
L’espressione “miracolo economico” non appartiene solo all’Italia, ma anche ad altri paesi
(esempio si dice anche in tedesco per far riferimento sempre a questo periodo storico).
Cosa succede dal 1950 al 1963?
In questo periodo il tasso di crescita medio annuo si insidia sul valore del 6%, tassi di crescita
particolarmente alti (oggi è tra l’1 e il 2%); cos’è che traina questa crescita? Sono principalmente
due elementi:
1) una è la domanda interna, tra il ’50 e ’57, in cui si gettano le basi del miracolo economico;
2) la seconda è dal ’57 al ’63, il traino della crescita è la domanda estera, firmando il Trattato
di Roma, aprendosi alle offerte del mercato comune.
In entrambi i periodi sono gli investimenti la componente decisiva dello sviluppo (quelli fissi, del
territorio, rappresentando nel ‘57 il 20% del PIL e tra il ’57 e il ’58 il 26% del PIL); tali
investimenti provengono sia da enti pubblici, come l’IRI, ENI (ente nazionale idrocarburi, ancora
oggi una delle più grandi imprese che ci sono in Italia) e enti privati; accanto agli enti pubblici
svolgono un ruolo importante anche le imprese private (FIAT, Pirelli, Olivetti, Piaggio), un ceppo
nuovo di industrie del bianco, elettrodomestici, frigoriferi, lavatrici, cucine, (con la Ignis, la
Indesit), in sostanza un complesso di industrie che trasformano le case degli italiani.
Accanto alle industrie private italiane, negli anni ‘60 si affiancano anche imprese multinazionali,
americane, con l’Italia che diventa una meta di investimenti diretti esteri, soprattutto per le aziende
americane. Alla fine degli anni ‘60, su 100 grandi imprese, 40 sono straniere e la metà di queste 40
sono aziende americane (IPM, General Electric, etc). In misura minore i consumi appartengono al
miracolo economico, che segnano la diffusione del benessere. L’aumento dei consumi nel 1963
(picco dell’aumento dei consumi) è dell’8%.
Il miracolo economico corrisponde ad una fase di grande industrializzazione, collocandosi in un
contesto geopolitico, quello della guerra fredda, con prezzi delle materie prime bassi, e della
liberalizzazione dei mercati (prima ancora della nascita del mercato comune), c’è contesto
internazionale positivo (contesto dei cosiddetti 30 anni gloriosi, dal 1945 al 1973); questo spiega
anche perché lo sviluppo italiano è trainato dalle esportazioni (export-led growth), un’economia che
cresce per il fatto di essere un’economia aperta, con una liberalizzazione degli scambi; per quale
ragione le esportazioni italiane sono competitive? Proprio per la competitività di costo; solo una
delle ragioni che spiega il miracolo economico è l’esistenza di quello che Marx avrebbe chiamato
“un esercito industriale di riserva”, ovvero a tutte quelle persone disoccupate, oppure che sono
occupate nel settore primario, ma sono disponibili a spostarsi nel settore secondario. Le migrazioni
interne, dal Mezzogiorno verso Nord, verso il triangolo industriale è uno degli aspetti che
caratterizza il miracolo economico (bassi salari, competitività di costo, modello trainato dalle
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2 Maggio ’

Storia dell’economia Lezione 22

Sviluppo dell’Italia (1950-1963, costituendo la prima battuta d’arresto di uno sviluppo di crescita intenso verificatosi nel Dopoguerra) È una crisi congiunturale e una crisi strutturale; la successiva battuta d’arresto sarà nel 1973, quando il processo di crescita e di sviluppo dell’economia italiana si interrompe (punto d’arrivo), con una fase di rallentamento, che arriva fino agli inizi degli anni ’90 e che altri versi ci portiamo appresso. Due parti: breve introduzione su questo periodo e approfondimenti sul cosiddetto miracolo economico (che può coprire gli anni 50-60, ma con il 1963 il miracolo economico è terminato); possiamo dare una lettura economica che riguarda 5 anni in particolare, dal 1958 fino al 1963, quando si riscontrano delle decise accelerazioni (periodo condensato e stretto); tutto ciò che ne segue, invece, non è soggetto del miracolo economico. L’espressione “miracolo economico” non appartiene solo all’Italia, ma anche ad altri paesi (esempio si dice anche in tedesco per far riferimento sempre a questo periodo storico). Cosa succede dal 1950 al 1963? In questo periodo il tasso di crescita medio annuo si insidia sul valore del 6%, tassi di crescita particolarmente alti (oggi è tra l’1 e il 2%); cos’è che traina questa crescita? Sono principalmente due elementi:

  1. una è la domanda interna, tra il ’50 e ’57, in cui si gettano le basi del miracolo economico;
  2. la seconda è dal ’57 al ’63, il traino della crescita è la domanda estera, firmando il Trattato di Roma, aprendosi alle offerte del mercato comune. In entrambi i periodi sono gli investimenti la componente decisiva dello sviluppo (quelli fissi, del territorio, rappresentando nel ‘57 il 20% del PIL e tra il ’57 e il ’58 il 26% del PIL); tali investimenti provengono sia da enti pubblici, come l’IRI, ENI (ente nazionale idrocarburi, ancora oggi una delle più grandi imprese che ci sono in Italia) e enti privati; accanto agli enti pubblici svolgono un ruolo importante anche le imprese private (FIAT, Pirelli, Olivetti, Piaggio), un ceppo nuovo di industrie del bianco, elettrodomestici, frigoriferi, lavatrici, cucine, (con la Ignis, la Indesit), in sostanza un complesso di industrie che trasformano le case degli italiani. Accanto alle industrie private italiane, negli anni ‘60 si affiancano anche imprese multinazionali, americane, con l’Italia che diventa una meta di investimenti diretti esteri, soprattutto per le aziende americane. Alla fine degli anni ‘60, su 100 grandi imprese, 40 sono straniere e la metà di queste 40 sono aziende americane (IPM, General Electric, etc). In misura minore i consumi appartengono al miracolo economico, che segnano la diffusione del benessere. L’aumento dei consumi nel 1963 (picco dell’aumento dei consumi) è dell’8%. Il miracolo economico corrisponde ad una fase di grande industrializzazione, collocandosi in un contesto geopolitico, quello della guerra fredda, con prezzi delle materie prime bassi, e della liberalizzazione dei mercati (prima ancora della nascita del mercato comune), c’è contesto internazionale positivo (contesto dei cosiddetti 30 anni gloriosi, dal 1945 al 1973); questo spiega anche perché lo sviluppo italiano è trainato dalle esportazioni (export-led growth), un’economia che cresce per il fatto di essere un’economia aperta, con una liberalizzazione degli scambi; per quale ragione le esportazioni italiane sono competitive? Proprio per la competitività di costo; solo una delle ragioni che spiega il miracolo economico è l’esistenza di quello che Marx avrebbe chiamato “un esercito industriale di riserva”, ovvero a tutte quelle persone disoccupate, oppure che sono occupate nel settore primario, ma sono disponibili a spostarsi nel settore secondario. Le migrazioni interne, dal Mezzogiorno verso Nord, verso il triangolo industriale è uno degli aspetti che caratterizza il miracolo economico (bassi salari, competitività di costo, modello trainato dalle

esportazioni); possiamo quindi prendere anche l’espressione di Gershenkron de “i vantaggi dell’arretratezza”, ovvero che con brevetti, con metodi sviluppati altrove, l’Italia, essendo un paese più arretrato, trova sul mercato le tecnologie senza dover spendere in ricerca e sviluppo; all’aspetto delle esportazioni (fattore più importante), possiamo associare una nuova forma di dualismo che si va a instaurare in quegli anni: un dualismo le imprese che esportano, che guardano ai mercati esteri, all’economia internazionale e che si sforzano ad essere competitive per competere nel settore internazionale, contrapposte alle imprese che operano sul mercato interno, meno esposto alla concorrenza, stagnante, per via dei bassi salari, con meno competitività; in questo dualismo si afferma anche un dualismo delle dimensioni, ed è nelle grandi imprese in cui i sindacati sono più forti. Quando parliamo delle esportazioni, dobbiamo mettere in luce un'altra ombra, ovvero quella della “distorsione dei consumi”: con il miracolo economico vi è anche quest’espressione, significa che la domanda che viene dall’estero è una domanda di beni di consumo durevoli; sono questi i beni che le grandi imprese italiane esportano e riescono ad affermare nei mercati esteri; proprio perché bisogna essere competitivi sui mercati esteri, questi beni i cui prezzi calano relativamente di più, anche sul mercato interno, raggiungendo delle economia di scala; sicché può ritenersi conveniente anche per chi ha bassi salari acquistare questi beni durevoli. In questo periodo Ugo La Malfa dirà: “Gli italiani hanno acquistato prima il soprammobili (superfluo) e poi l’immobile”, per intendere che per la necessità di affermare sui mercati esteri alcuni beni, i prezzi di quei beni sulle economie di scala, fa sì che questi beni diminuiscono relativamente di più, portando al consumatore di acquistare un bene non di prima necessità. Un altro aspetto molto importante è lo sviluppo della stabilità monetaria: questo lo abbiamo già anticipato quando, parlando di Donato Menichella, governatore della Banca d’Italia, quando abbiamo detto che alla fine di questo periodo nel 1969 l’Italia viene riconosciuta dal Financial Times il premio per la valuta più stabile nel 1959; questo obiettivo si deve all’azione di Donato Menichella, il quale riesce ad accompagnare questa fase dello sviluppo, facendolo senza dar luogo a focolai inflazionistici (movimenti di tasso d’interesse), accompagnando questa fase tassi d’interesse intorno al 4%, ma sostanzialmente stabili, senza particolari scosse, e consentendo quella stabilità che consentono agli investitori di fare programmi e piani di investimento. L’aumento degli investimenti avrebbe dovuto portare anche ad un aumento della domanda globale, ad un corrispettivo aumento dei consumi; per quale ragione avviene questo? Per i bassi salari. La distribuzione del reddito favorisce più il reddito di impresa che il reddito di lavoro, il che fa si che l’aumento degli investimenti si molto significativo, gettando le basi affinché si verifichi un surriscaldamento dell’economia, quindi l’aumento degli investimenti non è bilanciato ad un aumento dei consumi; ESISTE UN PROBLEMA DI DISTRIBUZIONE DEL REDDITO, CHE NEL TEMPO Può GENERARE UN PROBLEMA ALLA DOMANDA; il problema è proprio la disuguale distribuzione del reddito. Terzo aspetto di cui dobbiamo parlare è il ruolo dello Stato, della mano pubblica: anche qui ci sono delle ombre: c’è anche una certa carenza dei servizi pubblici, così come iniziano a manifestarsi fenomeni di congestione urbana, soprattutto in grandi città che aggravano la carenza dei servizi pubblici; quando parliamo di ruolo dello Stato, dobbiamo parlare dell’ENI, nata nel 1953. Si parla di un ente pubblico economico che ha il monopolio nella ricerca e nella valorizzazione degli idrocarburi; nasce inglobando un precedente ente coinvolto nel periodo fascista che è l’AGIP (ci si domandava di che cosa fare con l’Agip, alla fine degli anni ’40 decidendo poi di liquidarla, grazie a Enrico Mattei, il liquidatore, e nel Dopoguerra uno dei maggiori industriali); l’AGIP è oggi una controllata dell’Eni; Mattei, attivo, attivo nella resistenza bianca negli anni ’40 è presidente nell’associazione dell’ANPI (associazione nazionale degli partigiani italiani), a lui viene affidato il compito di liquidare l’Agip, rendendosi conto che è un settore importante e che forse vale la pena

Le ombre di questo periodo sono diverse. La prima l’emigrazione: nonostante la diffusione del benessere dagli anni ’50 agli anni ’60, 2 milioni di persone lasciano le loro case, sia per le emigrazioni esterne, sia fuori dall’Italia; vi è un flusso molto importante di emigrazione verso paesi della Comunità Europea, in modo particolare verso il Belgio (spesso per lavorare in miniere di carbone) e in Germania, ma anche la Svizzera. Del resto nel 1953 viene svolta la prima indagine sulla miseria in Italia, prima del miracolo economico; esce fuori che il 10% della popolazione vive in condizioni pessime, per il reddito basso o per la mancanza di reddito. Con il 1963, questa breve ma intensa “Età dell’Oro” giunge al termine.