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Lepri, C., La persona al centro. Autodeterminazione, autonomia, adultità per le persone disabili, FrancoAngeli, Milano, 2016
Tipologia: Appunti
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Autodeterminazione, autonomia, adultità per le persone disabili
Due elementi per “un'adultità possibile”:
Oggi A partire dai '60 una nuova rappresentazione → ( NO modello biomedico) ma modello sociale della disabilità (Oliver e Finkelstein) → che separa la condizione biologica di menomazione dalla condizione sociale di disabilità. La disabilità non è un problema risiedente nella persona (dramma individuale) ma deriva dalle barriere fisiche e psicologiche che l'ambiente sociale presenta. Anche nella disabilità irrompe l'immagine della PERSONA, in due accezioni fondamentali e interconnesse:
L'adultità non è più un "dato" (anagrafico, caratterizzato da tappe precise) ma un "compito" (percorso soggettivo).
Cambiamenti dati da una modificazione della società (individualizzata, liquida, indeterminatezza che prolunga l'uscita familiare) che non è più fondata su un solido sistema di classi d'età (che fa corrispondere età biologiche con sociali) e i cui RITI DI PASSAGGIO (= momenti collettivi che indicano una cerimonia di transizione di un individuo da uno status a un altro. La difficoltà di accesso (o il divieto di accesso) a queste forme ritualizzate ha segnalato nel tempo una sorta di interdetto sociale verso il riconoscimento di un'adultità per le persone con disabilità intellettiva) hanno perso importanza (leva militare, matrimonio). Condizioni necessarie affinché le persone con disabilità intraprendano percorsi di adultità:
In particolare, in riferimento al punto 2, elementi che nella famiglia possono complicare le cose sono:
L'adultità del figlio disabile non è una perdita ma un modo per ritrovarsi → liberi dall'obbligo senza sensi di colpa, soddisfazioni per i progressi del figlio, idealizzazione dell'altro generato dalla distanza.
DIVENTARE GRANDI: LA FAMIGLIA E IL PERMESSO A CRESCERE
Il compito della Pedagogia Speciale è quello di:
L'educatore ha il compito di seguire e sollecitare il disabile verso l'autonomia personale e l'auto- affermazione. L'accompagnamento educativo prevede interventi studiati e valutati, che offrano una ripresa di attività scolastiche, lavorative e sociali e un miglioramento sul versante psicologico, fisiologico e sociale.
Gli interventi educativi:
Il compito educativo, che è anche compito relazionale, diviene continuo sforzo a evitare la scelta di modalità difettive nella natura educativa; è costante attenzione alla distinzione e all'individuazione delle modalità autentiche, facendo in modo di intravedere nell'altro quello che sarà in “divenire”
Problema circa l' inclusione della disabilità : tensione tra due polarità opposte ; come possono convivere la domanda del gruppo sociale di omogeneità e stabilità (a salvaguardia della propria
Per i servizi:
generatori di valore sociale
servizi:
arricchito il quadro delle azioni professionali e dei terreni pedagogici,
contrasto tra: stanchezza, disinvestimento e burn out degli operatori
non si lavora solo sulle capacità di apprendimento ma anche sulla loro applicazione
Per il contesto
lancia un messaggio: la realtà è migliorabile → possiamo incidere sulle nostre condizioni di vita)
povero di elementi (autonomia, efficienza ...); questi interventi contribuiscono ad allargarne la
concezione, la fragilità entra a far parte della normalità e della vita di tutti noi.
La sessualità non è un problema quando c'è una disabilità intellettiva ma quando viene:
quindi fatto oggetto di specifici interventi educativi, finisca per “estinguersi” e “scomparire”.
Questo è il ragionamento di quelli che ritengono che i bisogni sessuali siano solo pulsionali, di tipo
genitale. Secondo questa logica, il bisogno sessuale è espresso dal soggetto con disabilità
intellettiva sono quando mette in atto comportamenti di natura genitale (masturbazione,
palpeggiamenti, …). Laddove tutto ciò non accada → convinzione che per quel soggetto la
sessualità non esista. Alcune volte il bisogno sessuale fa capolino improvvisamente, talvolta in
forme aggressive e violente, interrompendo il lungo periodo di “pace dei sensi”. In questo caso è
necessario un attento monitoraggio onde evitare derive pericolose per il soggetto e/o per gli altri.
masturbatorio non rappresenta un problema ma può divenire tale quando la persona con disabilità
lo reitera compulsivamente e quando non riesce spontaneamente ad identificare le modalità e i
luoghi in cui effettuare la masturbazione. In queste circostanze, l'intervento educativo può
rappresentare la soluzione al problema sia per quanto riguarda la difficoltà della persona con
disabilità intellettiva nel comprendere come masturbarsi, sia per quanto riguarda le difficoltà nel
distinguere tra pubblico e privato e tra privato e intimo. La sessualità relegata nella genitalità risulta
esperienza limitata e deprimente, anche per la persona con disabilità intellettiva.
I codici affettivi presiedono alla sopravvivenza della specie: per vivere l'uomo ha la necessità di attribuire significati affettivi agli eventi della vita, formulando ipotesi affettive sulle situazioni. Ogni codice affettivo fa riferimento ad una particolare struttura dell'interiorità da cui dipende la capacità simbolica di significare in senso affettivo una specifica realtà.
La persona con disabilità intellettiva, in conseguenza ai limiti dati dal deficit, può incontrare nell'elaborazione simbolica dei differenti codici affettivi che caratterizzano la gamma delle proprie espressioni affettive.
L' educazione sessuale nel disabile è fondamentale (per mancanza scambio tra pari) ed è
innanzitutto educazione alla vita affettiva. Educa al riconoscimento dei diversi "codici
affettivi" (diversi modi di voler bene). L'educazione sessuale necessita di:
capacità.
il disabile è un percorso di co-costruzione: solo chi è stato pensato adulto, sessuato, può pensarsi
tale.
realtà).
Progetto "Casa al Sole" (Friuli Venezia Giulia) → finalizzato alla vita indipendente di persone
con disabilità intellettiva inserite o inseribili al lavoro, che già possiedono buoni livelli di
autonomia personale e capacità esecutive di base e che vogliono vivere in autonomia.
Modello di Welfare generativo → capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinchè diventi valore sociale da rendere agli altri. Nasce dalla considerazione che tutti hanno qualcosa da dare.
PUA : Punto Unico di Accesso → luogo fisico di collaborazione tra il sociale e il sanitario che cerca di individuare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini (portatori di bisogni e di diritti). La capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinchè diventi valore da rendere ad altri, così come il modello del welfare generativo, è un percorso che vede protagonista il PUA quale soggetti/funzione/organizzazione/luogo in grado di accompagnare i processi di responsabilizzazione e di empowerment non solo dei portatori di bisogni e diritti, ma anche dei portatori di interesse a qualsiasi titolo entrino nel welfare. Obiettivo del welfare → redenre adulti questi soggetti.
5 punti che qualificano il PUA:
Il Punto unico d'accesso come sistema PUA/UTV rappresenta bene il luogo- funzione di presa in carico globale della persona e della famiglia.
La presa in carico di un utente del PUA si articola in:
Questa presa in carico può essere generativa se:
Il PUA nelle 5R del welfare generativo:
Ci sono diversi modi di mettere la persona al centro:
Advocacy → processo teso a far sì che la voce delle persone possa e debba essere tenuta in considerazione negli ambiti decisionali. Compito dell'educatore di advocacy → aiutare la persona a portare la propria voce oppure, quando se ne riveli la necessità, sostituirsi ad essa garantendo che venga effettivamente ascoltata.
In Italia → mancanza di una integrazione tra le varie politiche, di cooperazione tra i servizi, di una sintesi unitaria dei progetti personalizzati di vita che guardi agli ambienti di vita e alla durata a lungo termine.
I rapporti con le famiglie inizialmente non presentarono significative difficoltà, salvo le preoccupazioni rispetto alla tutela. I problemi con le famiglie nacquero quando i giovani inseriti nel progetto cominciarono a proporre tematiche “adolescenziali”.
I processi di riparazione diventano un elemento totalizzante, connesso con importanti meccanismi difensivi di negoziazione, con conseguenti rilevanti fenomeni, dall'accanimento riabilitativo, alle soluzioni organizzate con obiettivi compensativi.
Se è vero che i percorsi riabilitativi sono da sostenere, va al contempo sviluppata una decisa riflessione rispetto alle modalità di accompagnamento alla fase post-puberale, di quell'adolescenza anagrafica ma generalmente non sostanziale, di quella seconda separazione-individuazione decisamente poco agevole.
Questo tipo di associazioni sollecitano i servizi e il legislatore rispetto alle