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Dall'Esclusione all'Inclusione: Un Percorso di Integrazione Sociale, Sintesi del corso di Pedagogia Sperimentale

La persona al centro - riassunto

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 27/04/2019

Gil.97
Gil.97 🇮🇹

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LA PERSONA AL CENTRO
Autodeterminazione, autonomia, adultità per le persone disabili
LA CONDIZIONE ADULTA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA
Due elementi per “un'adultità possibile”:
1. Evoluzione delle rappresentazioni sociali della disabilità
Passato
Mondi della disabilità e dell'adultità vissuti come separati, le
rappresen tazioni della
disabilità sono
principalmente quelle del
malato pericoloso
, dell'
eterno bambino
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errore della natura
(NON PERSONA)
=> Risposte istituzionali classiche (ospeda le psichiatrico,centro socioriabilitativo),
sterminio nazista.
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partire dai '60 una nuova rappresentazione → ( NO modello biomedico) ma
modello sociale della disabilità
(Oliver e
Finkelstein) → che separa l a co n d i z i one
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one soc i ale d i d i s a b il i tà. La
disabilità non è
un problema risiedente nella persona (dramma individuale) ma deriva dalle
barriere fisiche
e psicologiche che l'ambien te sociale presenta.
Anche nella disabilità irrompe l'immagine della PERSONA, in due accezioni
fondamentali e interconnesse :
- l'idea di persona viene intesa come la sintesi del rapporto tra l'individuo e
i suoi diritti. In questa accezione, ciascun essere umano è “persona” nel
senso che egli rappresenta il riepilogo tra la sua individualità e i suoi diritti
fondamentali. Hannah Arendt “l'individuo (l'essere umano) pi suoi
diritti”ogni essere umano, al di là della sua specifica condizione, è
“persona”;
- Definizione psico-sociale →
idea di persona intesa come → individuo in
relazione con l'altro attraverso la mediazione del ruolo sociale. È nella
reale possibilità di interpretare i ruoli sociali che lapersona” prende
forma attraverso la relazione.
=> Inclusione e accesso a ruoli sociali (lavoro, vita autonoma, uso del tempo libero,
diritto a sessualità,
cittadinanz a),
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quali hanno avvicinato nelle rappresentazioni i
mondi della disabilità e dell'adultità.
2.
Cambiamenti nel concetto di età adulta
L'adultità non è più un
"dato"
(anagrafico, caratterizzato da tappe precise) ma un
"compito"
(percorso soggettivo).
Cambiamenti dati da una modificazione della società (individualizzata, liquida,
indeterminatezza che
prolunga l'uscita familiare) che non è più fondata su un solido
sistema di classi d'età (che fa cor rispondere
età biologiche con sociali) e i cui
RITI DI
PASSAGGIO (=
momenti collettivi che indicano una cerimonia di transizione di un
individuo da uno status a un altro. La difficoltà di accesso (o il divieto di accesso) a
queste forme ritualizzate ha segnalato nel tempo una sorta di interdetto sociale verso
il riconoscimento di un'adultità per le persone con disabilità intellettiva) hanno perso
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LA PERSONA AL CENTRO

Autodeterminazione, autonomia, adultità per le persone disabili LA CONDIZIONE ADULTA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA Due elementi per “un'adultità possibile”:

  1. Evoluzione delle rappresentazioni sociali della disabilità Passato Mondi della disabilità e dell'adultità vissuti come separati, le rappresen tazioni della disabilità sono principalmente quelle del malato pericoloso , dell' eterno bambino , dell' errore della natura (NON PERSONA) => Risposte istituzionali classiche (ospedale psichiatrico,centro socioriabilitativo), sterminio nazista. Oggi A partire dai ' 60 una nuova rappresentazione → ( NO modello biomedico) ma modello sociale della disabilità (Oliver e Finkelstein) → che separa la condizione biologica di menomazione dalla condizione sociale di disabilità. La disabilità non è un problema risiedente nella persona (dramma individuale) ma deriva dalle barriere fisiche e psicologiche che l'ambiente sociale presenta. Anche nella disabilità irrompe l'immagine della PERSONA, in due accezioni fondamentali e interconnesse:
  • l'idea di persona viene intesa come la sintesi del rapporto tra l'individuo e i suoi diritti. In questa accezione, ciascun essere umano è “persona” nel senso che egli rappresenta il riepilogo tra la sua individualità e i suoi diritti fondamentali. Hannah Arendt → “l'individuo (l'essere umano) più i suoi diritti” → ogni essere umano, al di là della sua specifica condizione, è “persona”;
  • Definizione psico-sociale → idea di persona intesa come → individuo in relazione con l'altro attraverso la mediazione del ruolo sociale. È nella reale possibilità di interpretare i ruoli sociali che la “persona” prende forma attraverso la relazione. => Inclusione e accesso a ruoli sociali (lavoro, vita autonoma, uso del tempo libero, diritto a sessualità, cittadinanz a), i quali hanno avvicinato nelle rappresentazioni i mondi della disabilità e dell'adultità.
  1. Cambiamenti nel concetto di età adulta L'adultità non è più un "dato" (anagrafico, caratterizzato da tappe precise) ma un "compito" (percorso soggettivo). Cambiamenti dati da una modificazione della società (individualizzata, liquida, indeterminatezza che prolunga l'uscita familiare) che non è più fondata su un solido sistema di classi d'età (che fa corrispondere età biologiche con sociali) e i cui RITI DI PASSAGGIO (= momenti collettivi che indicano una cerimonia di transizione di un individuo da uno status a un altro. La difficoltà di accesso (o il divieto di accesso) a queste forme ritualizzate ha segnalato nel tempo una sorta di interdetto sociale verso il riconoscimento di un'adultità per le persone con disabilità intellettiva) hanno perso

importanza ( leva militare, matrimonio). Condizioni necessarie affinché le persone con disa bilità intraprendano percorsi di adultità:

  1. Accedere , anche se in forma limitata, ad alcuni dei ruoli che c aratterizzano la vita adulta
  2. Capacità della famiglia e delle agenzie educative di immaginare, elaborare e attuare un progetto di vita ( "permesso di diventare grandi" )
  3. Devono essere curati e potenziati i processi di:

o Individualizzaz ione (conoscenza di sé, futuro/passato,

limiti/possibilità)

o Autonomia (separazione/aiuto)

o Autodeterminazione (scelta incondizionata)

In particolare, in riferimento al punto 2 , elementi che nella famiglia possono complicare le cose sono:

  • Tendenza a pensarsi indispensabili per sempre come genitori -Immagine rassicurante del bambino
  • Fatica nell'accettare il confronto con i limiti che il processo di adultizzazione pone
  • Difficoltà a sperimentare un adeguato distanziamento educativo nei confronti del figlio che diventa grande L'adultità del figlio disabile non è una perdita ma un modo per ritrovarsi → liberi dall'obbligo senza sensi di colpa, soddisfazioni per i progressi del figlio, idealizzazione dell'altro generato dalla distanza. DIVENTARE GRANDI: LA FAMIGLIA E IL PERMESSO A C RESCERE Il compito della Pedagogia Speciale è quello di:  guardare alla globalità delle sfere educativa, sociale e politica;  prendere in considerazione le persone nelle dimensioni esistenziali specifiche;  intervenire prima sui contesti e poi sulla persona, rendendo co-responsabile il contesto di appartenenza;  trasformare la risposta specialistica in ordinaria, rifacendosi al costrutto di empowerment, il quale mette al centro di tutti i processi decisionali la persona considerata e i suoi familiarità L'educatore ha il compito di seguire e sollecitare il disabile verso l'autonomia personale e l'auto-affermazi one. L'accompagnamento educativo prevede interventi studiati e valutati, che offrano una ripresa di attività scolastiche, lavorative e sociali e un miglioramento sul versante psicologico, fisiologico e sociale. Gli interventi educativi:
    • Favoriscono un'ottica ordina ria della disabilità come com ponente usuale del nostro vivere sen za dimenticare che uguali diritti vuol dire trattamento ( ps ic olo gi c o, f i s i o lo gic o e s o c ia l e ) a d h o c , n o n u g u a l i t r a t t a m e n t i.
    • Sono di accompagnamento: essere insieme per separarsi. → No ad assistenzialismo e vittimis mo, no alla cura inautentica; sì al presupporre gli altri nel loro poter essere, agire per un futuro creduto prima ancora che visto

seguito del determinarsi di una serie di circostanze (dall'esplosione della soggettività alla mutazione della composizione sociale dei nostri territori a seguito dei processi migratori)

  1. Prendersi cura e far crescere il proprio capitale sociale, cioè l'insieme delle relazioni di fiducia e aiuto che possono essere percorribili pur nelle differenze individuali. La complementareità tra queste due coordinate ha a che vedere con la condizione di “adultità” dei nostri territori. Come realizzarlo nella pratica: GE NERARE VALORE SOCIALE (tutto ciò che migliora la vita in un territorio). Centrali per questa realizzazione sono i servizi, aree di confine, che possono dividere o connettere, producendo miglioramenti sociali più generali. I VA NTA GG I : Per il disabile:
  • Vivere de n tro la vita rea le (non edulcorata, con tempo non ciclico e ripetitivo)
  • Vivere relazioni interumane autentiche (superare situazioni nelle quali prevale una relazione centrata sula tecnica, sulla prestazionalità e con interlocutori che stanno in rapporto con la persona con disabilità attraverso un contratto di lavoro)
  • Vivere un'esistenza più piena, dov e affermarsi come persone → potendo contare su migliori opportunità di affermazione esistenziale che si determinano grazie a questa logica di lavoro (mettersi alla prova, entrare in ruoli sociali...) Per i servizi:
  • Ampliamento degli spazi di azione socio - pedagogica con le persone ospitate al proprio interno (nuovi percorsi, modalità educative, connessioni)
  • Miglioramento dell'immagine e del ruolo dei servizi; da luoghi sepa rati e periferici a edificatori e generatori di valore sociale
  • Arricchimento del mandato e del compito di lavoro degli operatori e delle equipe interne ai serviz i : a rricchito il quadro delle azioni professionali e dei terreni pedagogici, contrasto tra: stanc hezza, disinvestimento e burn out degli operatori non si lavora solo sulle ca pacità di apprendimento ma anche sulla loro ap plicazione Per il contesto
  • Espansione delle forme di corres ponsabilità e cittadinanza attiva c h e s i r e n d o n o perco rribili (si lancia un messaggio: la realtà è migliorabile → possiamo incidere sulle nostre condizioni di vita)
  • Estensione degli spazi di democrazia e vita civile per tut ti (compreso il valore della

differenziazione interna)

  • Contributo della disabilità alla costruzione della "normalità": il concetto di normalità è oggi povero di elementi (autonomia, efficienza ...); questi interventi contribuiscono ad allargarne la concezione, la fragilità entra a far parte della normalità e della vita di tutti noi. IL DIRITTO ALLA SESSUALITÀ DELLE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA È UNA GRANDE OPPORTUNITÀ DI UMANIZZAZI ONE. MA NON BISOGNA AVERE PAURA La sessualità non è un problema quando c'è una disabilità intellettiva ma quando viene:
  1. ignorata ( perché si ritiene che facendo così scompaia) → il bisogno sessuale, se ignorato e quindi fatto oggetto di specifici interventi educativi, finisca per “estinguersi” e “scomparire”. Questo è il ragionamento di quelli che ritengono che i bisogni sessuali siano solo pulsionali, di tipo genitale. Secondo questa logica, il bisogno sessuale è espresso dal soggetto con disabilità intellettiva sono quando mette in atto comportamenti di natura genitale (masturbazione, palpeggiamenti, …). Laddove tutto ciò non accada → convinzione che per quel soggetto la sessualità non esista. Alcune volte il bisogno sessuale fa capolino improvvisamente, talvolta in forme aggressive e violente, interrompendo il lungo periodo di “pace dei sensi”. In questo caso è necessario un attento monitoraggio onde evitare derive pericolose per il soggetto e/o per gli altri.
  2. relegata nella genitalità (perché si ritiene riguardi solo l'atto masturbatori o). L'atto masturbatorionon rappresenta un problema ma può divenire tale quando la persona con disabilità lo reitera compulsivamente e quando non riesce spontaneamente ad identificare le modalità e i luoghi in cui effettuare la masturbazione. In queste circostanze, l'intervento educativo può rappresentare la soluzione al problema sia per quanto riguarda la difficoltà della persona con disabilità intellettiva nel comprendere come masturbarsi, sia per quanto riguarda le difficoltà nel distinguere tra pubblico e privato e tra privato e intimo. La sessualità relegata nella genitalità risulta esperienza limitata e deprimente, anche per la persona con disabilità intellettiva.
  3. non mentalizzata (perché non si comprende che non è solo un'esperienza corpo rea ). La sessualità viene mentalizzata quando diviene parte integrante della propria identità personale. Mentalizzare → processo che consiste nel vivere ciò che avviene nel corpo non solo come qualcosa di fisico, ma anche di psichico. Quando la sessualità viene mentalizzata assume significati che la portano ben oltre il piano delle sensazioni provate attraverso la soddisfazione delle spinte pulsionali. La sessualità mentalizzata diviene così modo di pensare a se stessi come maschi o femmine, diviene racconto di sé, delle proprie emozioni, della propria vita interiore agli altri. Diviene comunicazione, scambio di sensazioni, intesa, complicità, intimità. L'educazione sessuale ha tra i suoi obiettivi fondamentali → promuovere lo sviluppo del processo di mentalizzazione della corporeità erotica nella persona con disabilità intellettiva e ciò comporta favorire nel soggetto

Risponde ai bisogni di: autonomia (del disabile), genitori e contenimento della spesa pubblica. Se la famiglia è l'elemento fondamentale nei processi di autonomia del figlio, l'altro elemento importante è l'educatore, che lo deve affiancare nel percorso verso l'autodeterminazione, favorendone l'evoluzione. L'educatore deve saper tenere la giusta distanza educativa in modo da venir percepito come un saldo punto di riferimento. L'educatore è una figura che entra nella famiglia, con la quale è necessario ci sia un contatto continuo. Si devono creare una collaborazione e una fiducia reciproche, che possono ottenersi solo con la conoscenza e la condivisione di obiettivi e modi per raggiungerli. EVOLUZ IONE DEI SERVIZI IN TEMPO DI CRISI La disabilità rappresen ta quegli aspetti dell'umanità che sfuggono al controllo razionale, evidenziando limiti e impotenze. In una società come quella attuale, si tende ancora di più a prende re le distanze da lla disabilità, vista come ulteriore carico di affanni e fatiche. Si preferisce distrarsi in pensieri evasivi e tranquilliz zare la propria coscienza delegando ai servizi la cura della disabilità. I servizi si sono sviluppati per ridurre le disuguaglianz e. Ad oggi ciò non sta accadendo: atteggiamenti "riparativi" (paradigma della beneficenza → fa sembrare che l’Occidente stia «sviluppando» il Sud del mondo quando in realtà sta avvenendo esattamente il contrario. Non sono i paesi ricchi a sviluppare i paesi poveri, ma i paesi poveri, di fatto, a sviluppare quelli ricchi. ), parità (non uguaglianza ), impostazione di lavoro di tipo sanitario (modo di intervenire per eliminare la patologia). È necessaria una nuova organizzazione dei servizi:  impostazione di lavoro non solo sanitaria ma anche “sociale” (al di là della cura, progetto all'interno della patologia stessa),  rapporti plurimi e caratterizzati da “trasgressioni” (personalizzazioni dei modus),  organizzazione di tipo verticale e orizzontale (cooperazione e decisioni con le famiglie/persone). LA PRESA IN CARICO GENERATIVA NEL PUNTO UNICO DI ACCESSO (PUA) Modello di Welfare generativo → capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinchè diventi valore sociale da rendere agli altri. Nasce dalla considerazione che tutti hanno qualcosa da dare. PUA : Punto Unico di Accesso → luogo fisico di collaborazione tra il sociale e il sanitario che cerca di individuare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini (portatori di bisogni e di diritti). La capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinchè diventi valore da rendere ad altri, così come il modello del welfare generativo, è un percorso che vede protagonista il PUA quale soggetti/funzione/organizzazione/luogo in grado di accompagnare i processi di

responsabilizzazione e di empowerment non solo dei portatori di bisogni e diritti, ma anche dei portatori di interesse a qualsiasi titolo entrino nel welfare. Obiettivo del welfare → redenre adulti questi soggetti. 5 punti che qualificano il PUA:

  1. essere porta unitaria d'accesso;
  2. creare opportunità di incontro tra domanda e bisogni;
  3. essere strumento di decodifica professionale di domande e bisogni;
  4. essere occasione di valutazione multidimensionale dei bisogni di persone e famiglie, tramite l'Unità di valutazione territoriale (UVT);
  5. essere luogo di progettazione personalizzata capace di chiamare in causa attivamente la persona in difficoltà, la sua famiglia e i portatori di interesse facendo diventare tutti protagonisti del percorso di riabilitazione sociale. Il Punto unico d'accesso come sistema PUA/UTV rappresenta bene il luogo-funzione di presa in carico globale della persona e della famiglia. La presa in carico di un utente del PUA si articola in:
  • accoglienza/decodifica;
  • valutazione con un'unità di valutazione territoriale (UVT);
  • progettazione;
  • azione;
  • verifica Questa presa in carico può essere generativa se:  la presa in carico delle persone e delle famiglie producano e diffondano valore;  le nuove forme di abitare dovranno rendere possibile auto-generare nuovi servizi al proprio interno attivando forme, luoghi e processi di reciprocità e condivisione, scambi di saperi e competenze. I servizi auto-generati potranno essere di vario tipo e svolgere differenti funzioni: servizi diretti in maniera specifica alla persona a beneficio della sua condizione psichica, fisica e sociale; servizi per la persona organizzati negli “abitare” di cui la persona può usufruire come offerta di vita socializzante; servizi con la persona il cui fruitore/utente contribuisce a creare il servizio stesso in quanto è soggetto attuatore del servizio. Il PUA nelle 5R del welfare generativo:  R accogliere;  R edistribuire;  R igenerare;  R endere;  R esponsabilizzare POLITICHE SOCIALI DI WELFARE GENERATIVO Ci sono diversi modi di mettere la persona al centro:  non è raro che la persona risulti al centro degli interessi e dell'attenzione di tutti i soggetti che le stanno attorno (famiglia, agenzie di socializzazione) → questa modalità porta con sé un rischio fondamentale: quello di portare avanti un processo decisionale a prescindere da ciò che la persona vuole. La

AUTODETERMINAZIONE, AUTO-RAPPRESENTANZA, INCLUSIONE NELLE SOCIETÀ: REALTÀ O

SOGNO PER LE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA?

Documenti importanti a cui fare riferimento:  ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) → sviluppata dall'OMS nel 2001 → che adotta il modello biopsicosociale della disabilità e pone al centro dell'attenzione l'interazione tra i fattori personali, ambientali e sociali nel determinare la condizione di disabilità.  CRPD (Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità) → strumento di livello internazionale emanato dalle Nazioni Unite nel 2006 → vero e proprio strumento per la tutela dei diritti umani che si prefigge di cambiare le visioni, gli atteggiamenti e gli approcci alle persone con disabilità, enfatizzando la loro dimensione di persone portatrici di diritti umani, dignità e libertà fondamentali → impone un modello di disabilità basato sui diritti umani, volto a rimuovere tutte le forme specifiche di discriminazione. Questa convenzione definisce persone con disabilità come “coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con altri”. Punto chiave per l'inversione del processo (adulti con disabilità no bambini) → è l' autodeterminazione =diritto di tutte le persone di fare scelte e prendere decisioni sulle proprie vite. È necessario sostenere lo sviluppo delle competenze di autodeterminazione delle persone con disabilità intellettuale e/o relazionale, fornendo loro le necessarie opportunità, esperienze e supporti per applicare e utilizzare pienamente tali competenze. L'autodeterminazione → deve essere un aspetto fondamentale nei programmi educativi. Per le persone con disabilità → il ruolo della famiglia è unico e spesso centrale durante tutto l'arco della vita. Anffas Onlus→ Associazione Nazionale Famiglie con persone con Disabilità Intellettiva e/o relazionale. È tra le più grandi associazioni italiane di famiglie di persone con disabilità e costruito la storia dell'approccio alla disabilità nel nostro Paese. Oggi l'associazione ripone i propri sforzi nell'affermazione di un nuovo modello di disabilità che mette al centro la persona con i suoi diritti umani, compresi quelli legati all'autodeterminazione e autoaffermazione, partecipazione e inclusione nella comunità in condizioni di eguaglianza e pari opportunità con tutti gli altri. L'Associazione è pienamente convinta del fatto che autodeterminazione, auto- rappresentanza, inclusione sociale delle persone con disabilità sono responsabilità di tutti noi per la costruzione di un mondo giusto, che non discrimina e che consente a ogni persona di dare il proprio contributo.