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Tratta della sessualità delle persone con handicap
Tipologia: Appunti
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Anche le persone con disabilità intellettiva diventano adulte e questo avviene solo adesso, per le rappresentazioni sociali della disabilità e ai cambiamenti che in questi anni stanno interessando il concetto stesso di età adulta.
Se facciamo riferimento alla persona con disabilità intellettiva, non si può non notare come il superamento di certi passaggi obbligati e ritualizzati rappresenti non solo un fatto positivo ma la condizione stessa per il loro accesso a ruoli sociali adulti. Il percorso di adultità per una persona con disabilità intellettiva può avviarsi affinché si verifichino, tra le altre, almeno tre condizioni essenziali e interdipendenti:
La pedagogia speciale, che si occupa dei processi inclusivi, pone particolare attenzione al contesto e alla persona nel suo sviluppo; il compito è quello di guardare alla globalità delle sfere educativa, sociale e politica; prendere in considerazione le persone nelle dimensioni esistenziali specifiche; intervenire prima sui contesti poi sulla persone, rendere oc-responsabile il contesto di appartenenza. Le azioni di accompagnamento, che una famiglia è chiamata a concretizzare nello sviluppo dei propri figli nel diventare adulti, richiedono la capacità di essere vicini e allo stesso tempo permettono di crescere, cioè di allontanarsi per essere autonomi, in una vita indipendente. L'educazione inclusiva ha come presupposto teorico il modello sociale della disabilità, che nasce negli anni Settanta, in opposizione con il modello biomedico, sottolinea la differenza tra condizione biologica (menomazione) e sociale (disabilità).
interno, cioè l'insieme delle relazioni di fiducia e di aiuto che possono essere percorribili pur nelle differenze individuali.
Le disabilità non sono il semplice effetto delle biologie ma delle biografie. Le storie di vita delle persone con disabilità si protendono oltre i limiti dati dai deficit o dalle malattie, in quanto
raccontano di esperienze il cui senso travalica il semplice dato biologico. Quando il percorso di vita di una persona con disabilità viene determinato dalla biologia del deficit, vuol dire che non ha funzionato tutto il resto come succede nel caso in cui la vita sessuale di una persona sia determinata dalle pulsioni istintive; anche in questo caso il quadro risulta impoverito. La sessualità infatti costituisce un'esperienza psichica a base corporea che favorisce lo sviluppo cognitivo attraverso processi graduali, che portano allo strutturarsi della funzione simbolica.
Se la famiglia sente che l'educatore è preparato a questo compito, disponibile al dialogo e al confronto, una persona che sa anche accogliere le ansie e le fatiche dei genitori e che sa indicare un cammino, allora abbiamo visto che si crea quella complicità educativa che facilita notevolmente l'indipendenza del figlio e che dà serenità alla famiglia stessa.
Oggi, la parola welfare è tuttora spesso richiamata, ma viene declinata con diverse connotazioni espresse attraverso molteplici aggettivazioni che si impongono perché l'idea originaria è venuta meno. Una serie di esperienze che viviamo ogni giorno ci dicono che realmente non si sta andando nella direzione di perseguire, ricercare un sistema assistenziale garantito per tutti. Nel momento in cui le esigenze di far fronte ai disagi aumentano, si riducono gli investimenti in quella direzione.
Il nostro ragionamento si ispira, ai principi del welfare generativo proposto dalla Fondazione Zancan e si spinge a ipotizzare un ruolo del Pua secondo una visione pragmatica e comunque in coerenza con la tendenza evolutiva che ha condotto alla nascita dello stato sociale, cioè dalla carità alla giustizia. In queste percorso evolutivo il Pua rappresenta uno snodo privilegiato e un interessante strumento per generare valore sociale.
La capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinché diventi valore da rendere ad altri, così come propone il modelli di welfare generativo, è un percorso che vede protagonista il Pua quale soggetto/funzione/organizzazione/ luogo in grado di accompagnare i processi di responsabilizzazione e di empowerment non solo dei portatori di bisogni e diritti, ma anche dei portatori di interesse a qualsiasi titolo entrino nel sistema di welfare. I processi di adultità dovranno riguardare in questi termini sia gli attori pubblici e privati coinvolti nei complessi processi di progettazione, di distribuzione e di erogazione dei servizi. Sviluppare l'empowerment nelle persone e nella famiglie verso l'autonomia, l'autodeterminazione e l'adultità e, insieme, l'empowerment nelle organizzazione nelle comunità permetterà a tutti di riconoscere se stessi, di capire meglio il proprio ruolo nel sistema nuovo di welfare. I servizi auto-generati potranno essere di vario tipo e svolgere differenti funzioni:
Questa modalità di mettere la persona al centro, che è più per la persona che con la persona,porta con sé un rischio fondamentale, quello di portare avanti un processo decisionale a prescindere da ciò che la persona vuole, da quelle che sono le sue aspettative,da quelli che sono i suoi desideri, con una modalità che, in letteratura, è definita come lavoro sociale disabilitante. L'esserci nel processo decisionale, ma sopratutto esserci da protagonista, sta sicuramente dentro un processo di presa di coscienza e di conoscenza dei propri diritti e anche delle proprie capacità/competenze potenzialità. L'ultimo stadio quello che garantisce veramente l'autodeterminazione e la partecipazione è legato al fatto che l'opinione della persona venga poi realmente presa in considerazione nell'ambito dei processi decisionali, attraverso un aspecifica fase rivolta alla spiegazione e condivisione del perché un certo indirizzo individuato può essere adottato oppure no, ovvero se ci ci sono le condizioni per portare avanti quanto richiesto e se no perché.
Percorsi di inserimento sociale e lavorativo, il fenomeno comportava un lavoro impegnativo. Riflessioni che nascono dal chiedersi perché, malgrado gran parte di noi ormai sappiano cosa significa e quali problemi e/o possibilità esistono nel momento di passaggio da una dimensione adolescenziale al confronto con la dimensione dell'adultità, queste difficoltà permangono. Nella pratica quotidiana, nei nostri servizi, accogliamo generalmente bambini molto piccoli poiché iniziare il più presto possibile comporta maggiori possibilità di recupero, eventualmente con trattamenti intensivi, secondo indicazioni generalmente condivise. I processi di riparazione diventano, in molti casi un elemento totalizzante, connesso con importanti meccanismi difensivi di negazione, con conseguenti rilevanti fenomeni, dall'accanimento riabilitativo, alle soluzioni organizzate con obiettivi compensativi, in alcuni casi totalmente irreali. Una riflessione critica, non può non indurci a riflettere sul fatto che si corre il rischio, anche nel nostro ambito, di dar maggior peso alla cura piuttosto che all'aver cura e di orientare il nostro intervento secondo una narrazione che privilegia l'agire e il contingente piuttosto che le rappresentazioni e le prospettive. Resto vero che i percorsi riabilitativi siano da sostenere, vada al contempo sviluppata una decisa riflessione rispetto alle modalità di accompagnamento della fase post- posturale,cdi quell'adolescenza anagrafica ma generalmente non sostanziale, di quella seconda separazione-individuazione decisamente poco agevole, considerato che già lo è stata la prima. L'ingresso in adolescenza prevede diversi elementi ma in particolare rafforzamento dell'Io e coerenza del Sè, indispensabili a gestire lo sviluppo pulsionale e raggiungere l'identità di genere