Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La Persona al Centro: Autodeterminazione e Adultità, Appunti di Pedagogia

Tratta della sessualità delle persone con handicap

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 17/01/2019

A_Matt09
A_Matt09 🇮🇹

4.1

(34)

11 documenti

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LA PERSONA AL CENTRO Autodeterminazione,
autostima, adultità per le persone disabili
CAPITOLO 1 La condizione adulta delle persone con disabilità intellettiva
Anche le persone con disabilità intellettiva diventano adulte e questo avviene solo adesso, per
le rappresentazioni sociali della disabilità e ai cambiamenti che in questi anni stanno
interessando il concetto stesso di età adulta.
- MALATI, BAMBINI O PERSONE ?
Negli ultimi due secoli della nostra storia abbiamo assistito alla produzione di differenti
rappresentazioni sociale della disabilità intellettiva ma due di esse in particolare si sono tradotte
in immagini durature e particolarmente significative per il loro potere evocativo e prescrittivo: il
malato pericoloso e l'eterno bambino. Cura, riabilitazione e protezione sono ancora parti
importanti di molti dei programmi che i diversi “centri” che si occupano di disabili in età adulta
utilizzano, a volte con convinzione, a volte solo per adeguarsi a standard imposti dall'esterno. Si
tratta di un vero e proprio cambio di paradigmi all'interno del quale viene superata l'idea del
“dramma individuale”. Secondo questa nuova rappresentazione del problema non risiede nella
persona ma deriva dalle barriere fisiche e psicologiche che l'ambiente sociale presenta
impedendo così la piena partecipazione alla vita sociale.
Persona, idea di persona intesa come la sintesi del rapporto tra l'individuo e i suoi diritti.
Egli rappresenta il riepilogo tra la sua individualità e i suoi diritti fondamentali.
Persona dal punto di vista psico-sociale, l'idea di persona intesa come individuo in
relazione con l'altro attraverso la mediazione del ruolo sociale.
Ciò che ha contribuito a rendere collettivamente accettata l'idea che anche una persona con
disabilità intellettiva può diventare adulta è sicuramente il ruolo lavorativo. Negli ultimi decenni,
accanto al lavoro si sono aperte altre possibilità di ingresso nei ruoli sociali tipici dell'età adulta:
pensiamo solo alle occasioni di vita autonoma con le ormai numerose esperienze d uscita dalla
famiglia e a tutte quelle attività regolate dai ruoli sociali presenti nella vita degli adulti ( dai ruoli
legati all'uso del tempo a quelli relativi al diritto all'affettività e alla sessualità fino ai ruoli
collegato più in generale con i diritti di cittadinanza.
- ADULTITÀ: DAL DATO AL COMPITO
Fino all'inizio del secolo scorso l'adulto era essenzialmente un dato biografico e sociale,
all'adulto veniva chiesto di abbandonare il suo mondo infantile per incamminarsi verso le sue
responsabilità socialmente definite. La visione così concepita dell'adultità ci riporta ai compiti
sociali che le diverse culture hanno creato affinché quest'età potesse mostrarsi come
depositaria di garanzie vitali. Dal XIX in poi cambia la visione di adultità anche per un
cambiamento della società, l'adultità considerata non più e non tanto come un dato rigidamente
prestabilito a cui conformarsi anche in base alla variante anagrafica, ma piuttosto un compito,
una trama da interpretare all'interno di un contesto sociale più aperto a rappresentazioni
inclusive o semplicemente più disinteressato a stabilire norme e condizioni di accesso. Questa
rappresentazione dell'adultità intesa come continuo sviluppo di un compito più che come
adesione puntuale a degli obblighi predefiniti apre nuove prospettive anche per le persone con
disabilità intellettiva. In questo scenario si parla di tante adultità possibili.
- DAI RITI DI PASSAGGIO AL PASSAGGIO DEI RITI
Riti di passaggio momenti collettivi che indicano una cerimonia di transizione di un individuo da
uno status a un altro. Cambiamenti nei rapporti generazionali e metterà in evidenza come
questi mutamenti saranno la premessa per una diversa rappresentazione dell'adultità e una
ridefinizione dei suoi compiti. All'età adulta non si accede più, come accadeva una volta, a una
scadenza fissa. Il passaggio si prolunga indefinitamente, senza che si possa stabilire con
chiarezza un prima e un dopo. Il passaggio verso l'adultità non è più una linea d'ombra da
saltare velocemente ma una terra di mezzo da attraversare e sulla cui ampiezza non si hanno
notizie certe.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica La Persona al Centro: Autodeterminazione e Adultità e più Appunti in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

LA PERSONA AL CENTRO Autodeterminazione,

autostima, adultità per le persone disabili

CAPITOLO 1 La condizione adulta delle persone con disabilità intellettiva

Anche le persone con disabilità intellettiva diventano adulte e questo avviene solo adesso, per le rappresentazioni sociali della disabilità e ai cambiamenti che in questi anni stanno interessando il concetto stesso di età adulta.

  • MALATI, BAMBINI O PERSONE? Negli ultimi due secoli della nostra storia abbiamo assistito alla produzione di differenti rappresentazioni sociale della disabilità intellettiva ma due di esse in particolare si sono tradotte in immagini durature e particolarmente significative per il loro potere evocativo e prescrittivo: il malato pericoloso e l'eterno bambino. Cura, riabilitazione e protezione sono ancora parti importanti di molti dei programmi che i diversi “centri” che si occupano di disabili in età adulta utilizzano, a volte con convinzione, a volte solo per adeguarsi a standard imposti dall'esterno. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigmi all'interno del quale viene superata l'idea del “dramma individuale”. Secondo questa nuova rappresentazione del problema non risiede nella persona ma deriva dalle barriere fisiche e psicologiche che l'ambiente sociale presenta impedendo così la piena partecipazione alla vita sociale.
    • Persona, idea di persona intesa come la sintesi del rapporto tra l'individuo e i suoi diritti. Egli rappresenta il riepilogo tra la sua individualità e i suoi diritti fondamentali.
    • Persona dal punto di vista psico-sociale, l'idea di persona intesa come individuo in relazione con l'altro attraverso la mediazione del ruolo sociale. Ciò che ha contribuito a rendere collettivamente accettata l'idea che anche una persona con disabilità intellettiva può diventare adulta è sicuramente il ruolo lavorativo. Negli ultimi decenni, accanto al lavoro si sono aperte altre possibilità di ingresso nei ruoli sociali tipici dell'età adulta: pensiamo solo alle occasioni di vita autonoma con le ormai numerose esperienze d uscita dalla famiglia e a tutte quelle attività regolate dai ruoli sociali presenti nella vita degli adulti ( dai ruoli legati all'uso del tempo a quelli relativi al diritto all'affettività e alla sessualità fino ai ruoli collegato più in generale con i diritti di cittadinanza.
  • ADULTITÀ: DAL DATO AL COMPITO Fino all'inizio del secolo scorso l'adulto era essenzialmente un dato biografico e sociale, all'adulto veniva chiesto di abbandonare il suo mondo infantile per incamminarsi verso le sue responsabilità socialmente definite. La visione così concepita dell'adultità ci riporta ai compiti sociali che le diverse culture hanno creato affinché quest'età potesse mostrarsi come depositaria di garanzie vitali. Dal XIX in poi cambia la visione di adultità anche per un cambiamento della società, l'adultità considerata non più e non tanto come un dato rigidamente prestabilito a cui conformarsi anche in base alla variante anagrafica, ma piuttosto un compito, una trama da interpretare all'interno di un contesto sociale più aperto a rappresentazioni inclusive o semplicemente più disinteressato a stabilire norme e condizioni di accesso. Questa rappresentazione dell'adultità intesa come continuo sviluppo di un compito più che come adesione puntuale a degli obblighi predefiniti apre nuove prospettive anche per le persone con disabilità intellettiva. In questo scenario si parla di tante adultità possibili.
  • DAI RITI DI PASSAGGIO AL PASSAGGIO DEI RITI Riti di passaggio momenti collettivi che indicano una cerimonia di transizione di un individuo da uno status a un altro. Cambiamenti nei rapporti generazionali e metterà in evidenza come questi mutamenti saranno la premessa per una diversa rappresentazione dell'adultità e una ridefinizione dei suoi compiti. All'età adulta non si accede più, come accadeva una volta, a una scadenza fissa. Il passaggio si prolunga indefinitamente, senza che si possa stabilire con chiarezza un prima e un dopo. Il passaggio verso l'adultità non è più una linea d'ombra da saltare velocemente ma una terra di mezzo da attraversare e sulla cui ampiezza non si hanno notizie certe.

Se facciamo riferimento alla persona con disabilità intellettiva, non si può non notare come il superamento di certi passaggi obbligati e ritualizzati rappresenti non solo un fatto positivo ma la condizione stessa per il loro accesso a ruoli sociali adulti. Il percorso di adultità per una persona con disabilità intellettiva può avviarsi affinché si verifichino, tra le altre, almeno tre condizioni essenziali e interdipendenti:

  • possibilità di accedere anche se in forma limitata, ad alcuni ruoli che caratterizzano questa età della vita,
  • possibilità di diventare gradi;
  • dimensione psicologica individuale (individuazione, autonomia, autodeterminazione)
  • L'ADULTITÀ: UNA SFIDA PER LE FAMIGLIE Per le persone con disabilità intellettiva il “permesso a crescere” passa sempre da un contesto della famiglia e quando questo consenso non c'è le cose diventano piuttosto complicate. Un figlio che diventa grande costringe in qualche modo a disimparare di fare i genitori. In questo senso una persona con disabilità intellettiva che diventa grande diventa una sfida anche per l'adultità dei suoi genitori. Ma non ci sono solo ostacoli e fatiche per la famiglia ad aiutare un figlio con disabilità intellettiva a diventare adulto. I genitori possono godersi la loro vita dedicandola ad altro senza sentirsi in colpa e possono essere fieri per il figlio con disabilità che è diventato adulto.

CAPITOLO 2 Diventare grandi: la famiglia e il permesso a crescere

- INTRODUZIONE

La pedagogia speciale, che si occupa dei processi inclusivi, pone particolare attenzione al contesto e alla persona nel suo sviluppo; il compito è quello di guardare alla globalità delle sfere educativa, sociale e politica; prendere in considerazione le persone nelle dimensioni esistenziali specifiche; intervenire prima sui contesti poi sulla persone, rendere oc-responsabile il contesto di appartenenza. Le azioni di accompagnamento, che una famiglia è chiamata a concretizzare nello sviluppo dei propri figli nel diventare adulti, richiedono la capacità di essere vicini e allo stesso tempo permettono di crescere, cioè di allontanarsi per essere autonomi, in una vita indipendente. L'educazione inclusiva ha come presupposto teorico il modello sociale della disabilità, che nasce negli anni Settanta, in opposizione con il modello biomedico, sottolinea la differenza tra condizione biologica (menomazione) e sociale (disabilità).

  • I GENITORI TRA VECCHIE FATICHE E NUOVE SFIDE Una rilevante sfida educativa è quello di lavorare al superamento dell'assistenzialismo e del vittimismo, ovvero di due dei mali più insinuosi e pervasivi che stiamo alimentando, in una società della de-responsabilizzazione individualistica e del disprezzo tante volte espresso per la dimensione politica. In questo momento storico, siamo di fronte a un evidente scollamento tra la realtà concreta e quotidiana egli obiettivi che l'educazione è chiamata a raggiungere, possiamo affermare che chi educa, lo fa contro corrente. La fatica dell'educare oggi è davvero molto elevata e riguarda, insegnati, educatori, operatori, genitori ecc. Adulti hanno la responsabilità della generazione futura bisogna considerarli tutti figli. Un'altra area di impegno educativo, sulla quale riflettere e attivare nuovi percorsi di autonomia e di vita indipendente, riguarda la configurazione delle realtà famigliari.
  • ADULTITÀ COME RESPONSABILITÀ DA AGIRE, IN UN CONTESTO COMPLESSO L'educatore ha il compito di seguire il disabile sotto diversi aspetti e lo sollecita verso il raggiungimento dell'autonomia personale. In tutti i processi educativi hanno grande importanza i diversi protagonisti che intervengono con i propri ruoli, con risorse e con vincoli peculiari a ciascuno. Anni 80' i genitori e educatori si sono concentrati sulla protezione , il soddisfacimento dei bisogni e interdipendenza delle relazioni dei minori ma hanno tralasciato la dimensione emancipativa, che invece risulta indispensabile nel processo educativo. Nel mondo occidentale, spesso, l'emarginazione segue le regole della competizione e del profitto; in conseguenza di ciò la società occidentale si presenta oggi come società distratta, particolarmente nei riguardi dei suoi componenti più svantaggiati e/o più in difficoltà. Tre principali compiti educativi degli adulti verso le nuove generazioni:

interno, cioè l'insieme delle relazioni di fiducia e di aiuto che possono essere percorribili pur nelle differenze individuali.

  • UNA PROPOSTA PER TRADURRE IN PRATICA QUESTA IPOTESI: DARSI DA FARE PER GENERARE VALORE SOCIALE C'è un mondo che circonda le persone con disabilità, le loro famiglie e le realtà che a titolo volontario e/o professionale se ne occupano. Generare valore sociale può essere allora un buon modo per arricchire il capitolo sociale, e quindi esprimere rassicurazione, in maniera evolutiva, attraverso cioè azioni che rendono migliore la vita del gruppo sociale stesso all'interno di quel determinato territorio.
  • MA COME SI TRADUCE IN PRATICA TUTTO QUESTO? QUALCHE ESEMPIO Vari esempi di associazioni, cooperative e servizi per persone con disabilità, ad esempio gestioni di negozi, bar, rifugi, spazi per trovarsi, eventi culturali… sono tutti esperimenti vano fuori dal comune, dai soliti servizi e permettono alle persone con disabilità di vivere una vita reale.
  • ALCUNI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ FRUTTO DI QUESTA LOGICA DI LAVORO Esperimenti come quelli descritti nelle pagine precedenti possono essere considerati come dei varchi interessanti per consentire a una persona con disabilità di entrare in contatto con la vita reale, di sentirla sulla propria pelle, e di prendere la misura con essa. La vita interna ai servizi rischia di essere segnata dalla circolarità, da un tempo che torna su se stesso e si ripete uguale. Il confronto con l'esterno e l'intreccio delle attività interne con i processi sociali del contesto mi pare costituiscano un buon antidoto a questo rischio. La strada del valore sociale apre a delle possibilità di incontro e di relazione impensabili all'interno del chiuso dei servizi dedicati. È il “mondo” dei “normali” che entra in relazione, incontra e si intreccia con il “mondo” dei “disabili” attorno a esigenze comuni, ad attese di miglioramenti che valgono per la vita tutti, e che danno vita a esperienze di incontro. Possibilità di vivere un'esistenza più piena, di poter contare cioè su migliori opportunità di affermazione esistenziale che si determinano grazie a questa logica di lavoro. Un'autostima basata su dati di realtà su prove di realtà, quindi in grado di alimentare un'immagine di sé che diventa più articolata, più sfaccettata, più varia.
  • ALCUNE CONSEGUENZE POSITIVE DEI SERVIZI Un primo aspetto riguarda l'ampliamento degli spazi di azione socio-pedagogica con le persone ospitate al proprio interno. Come sanno bene genitori e operatori i servizi non sempre riescono a trasmettere l'immagine di realtà vive, dinamiche,aperte, anzi a volte la percezione è di spazi chiusi e separati. Luoghi inoltre, che entrano in relazione con l'esterno per chiedere una mano, più che offrirla, per ricevere aiuto, più che per darlo ad altri; una modalità relazionale giustificata dal fatto di prendersi cura di una parte fragile della società, e per conto di tutta la società. Un terzo elemento riguarda l'arricchimento del mandato e del compito di lavoro degli operatori e delle equipe interne ai servizi. Per tanto tempo gli operatori si sono occupati della capacità di apprendimento delle persone con disabilità. Adesso, forse, possono occuparsi anche di come vengono messe a frutto queste capacità, del loro utilizzo nella vita quotidiana. Infine un ultimo aspetto riguarda il ruolo dei servizi nel contesto.
  • ALCUNE CONSEGUENZE PER IL CONTESTO Un primo aspetto riguarda l'espansione delle forme di corresponsabilità e di cittadinanza attiva che si rendono percorribili. Un altro elemento riguarda l'espansione degli spazi di democrazia e di vita civile per tutti. E questo non solo per perché migliora la vita delle persone con disabilità può avere ricadute positive per tutti noi, ma sopratutto perché anche ciò che è percepito come limitazione, debolezza, mancanza, fa parte integrante della vita e può essere a pieno titolo interno al gruppo sociale e parte attiva del suo sviluppo. Un altro elemento è il contributo della disabilità alla costruzione della normalità.

CAPITOLO 4 Il diritto alla sessualità delle persone con disabilità intellettiva è

una grande opportunità di umanizzazione. Ma non bisogna avere paura

- DALLE BIOLOGIE ALLE BIOGRAFIE

Le disabilità non sono il semplice effetto delle biologie ma delle biografie. Le storie di vita delle persone con disabilità si protendono oltre i limiti dati dai deficit o dalle malattie, in quanto

raccontano di esperienze il cui senso travalica il semplice dato biologico. Quando il percorso di vita di una persona con disabilità viene determinato dalla biologia del deficit, vuol dire che non ha funzionato tutto il resto come succede nel caso in cui la vita sessuale di una persona sia determinata dalle pulsioni istintive; anche in questo caso il quadro risulta impoverito. La sessualità infatti costituisce un'esperienza psichica a base corporea che favorisce lo sviluppo cognitivo attraverso processi graduali, che portano allo strutturarsi della funzione simbolica.

  • QUANDO LA SESSUALITÀ DELLA PERSONA CON DISABILITÀ INTELLETTIVA è PROBLEMA? La sessualità è problema non tanto quando c'è una disabilità intellettiva ma quando viene ignorata. Tre grandi problemi:
    • La sessualità ignorata, tale errore viene fatto da genitori e educatori, nel momento in cui la persona con disabilità intellettiva non manifesta la sessualità, non è il caso di occuparsi della sua educazione sessuale. Ciò che viene drammaticamente ignorato in questi casi è proprio la portata del significato dello sviluppo sessuale nel processo di costruzione dell'identità personale. Se non viene presa in considerazione, non sparisce il bisogno ma anzi magari si ripresenta in modo violento.
    • La sessualità relegata nella genitalità, avviene questo perché in genere è così che manifesta la sessualità la persona con disabilità. Può presentarsi il problema della masturbazione quando la persona con deficit non riesce a completarla oppure non riesce a distinguere il pubblico fra il privato e l'intimo, quindi un percorso educativo lo può aiutare a capire. Però tante volte la persona con deficit si accanisce sul masturbamento perché in un certo senso le viene tolto tutto quello che fa parte della sfera sessuale, il corpo intero, il parlare con le persone dell'argomento, il piacersi, il prendersi cura.
    • La sessualità non mentalizzata, quando questo non succede diviene esperienza che il soggetto attribuisce inappropriatamente solo alla dimensione corporea. Ciò può succedere a tutti, ma per la persona con disabilità intellettiva il rischio è maggiore a causa delle difficoltà di rielaborazione mentale dei vissuti. La sessualità viene mentalizzata quando diviene parte integrante dell'identità personale. L'educazione sessuale ha tra i sui obiettivi fondamentali promuovere lo sviluppo del processo di mentalizzazione della corporeità erotica nelle persone con disabilità intellettiva e ciò comporta favorire nel soggetto capacità che spesso non sono presenti senza l'azione educativa.
  • LA VITA AFFETTIVA DELLA PERSONA CON DISABILITÀ INTELLETTIVA La persona con disabilità intellettiva, in conseguenza dei limiti dati dal deficit, può incontrare difficoltà nell'elaborazione simbolica dei differenti codici affettivi che caratterizzano la gamma delle proprie espressioni affettive. La persona con disabilità intellettiva va aiutata a comprendere che la sessualità è fatta di tanti linguaggi e che imparare come voler bene, è la base fondamentale per imparare il linguaggio della sessualità. Gli adolescenti imparano e apprendono informazioni sulla sessualità nel gruppo dei pari, tale cose per le persone con disabilità non avviene, per questo bisogno fare ricorso all'educazione sessuale.
  • NON È POSSIBILE PENSARSI ADULTI SENZA PENSARSI ANCHE SESSUATI Come si fa a far diventare una persona con disabilità adulta, innanzitutto tutto ci vuole qualcuno che la pensi adulta fin dall'infanzia. Se ripercorriamo il processo che porta una persona verso la vita adulta possiamo individuare alcuni passaggi fondamentali: lavoro, indipendenza economica, autonomia, cittadinanza attiva, sessualità. Lo sviluppo sessuale rappresenta il “link” (collegamento, preparazione) più potente nella direzione della costruzione di un percorso di adultità. La sessualità inoltre, diviene potente mezzo di identificazione.
  • ABBIAMO BISOGNO DI FUTURO PER AGIRE SUL PRESENTE Anche il diritto alla vita affettiva e sessuale delle persone con disabilità intellettiva può trovare risposte creative, intelligenti e rispettose delle persone, nonostante le difficoltà date dal deficit intellettivo.
  • QUANDO LA FAMIGLIA NON VUOLE L'AUTONOMIA NON ARRIVA Ci sono ragazzi con disabilità che hanno le competenze per divenire autonomi, ma non lo

Se la famiglia sente che l'educatore è preparato a questo compito, disponibile al dialogo e al confronto, una persona che sa anche accogliere le ansie e le fatiche dei genitori e che sa indicare un cammino, allora abbiamo visto che si crea quella complicità educativa che facilita notevolmente l'indipendenza del figlio e che dà serenità alla famiglia stessa.

CAPITOLO 6 Evoluzione dei servizi in tempo di crisi

- “EVOLUZIONE” DEI SERVIZI E WELFARE

Oggi, la parola welfare è tuttora spesso richiamata, ma viene declinata con diverse connotazioni espresse attraverso molteplici aggettivazioni che si impongono perché l'idea originaria è venuta meno. Una serie di esperienze che viviamo ogni giorno ci dicono che realmente non si sta andando nella direzione di perseguire, ricercare un sistema assistenziale garantito per tutti. Nel momento in cui le esigenze di far fronte ai disagi aumentano, si riducono gli investimenti in quella direzione.

  • AFFRONTARE I PROBLEMI SOCIALI IMPLICA SVILUPPARE PIÙ ATTENTE COMPRENSIONI
  • RICONOSCERE I CAMBIAMENTI DEL CONTESTO: FRAMMENTAZIONI E PAURE Per ciascuno di noi le attese di poter contare su un ambiente sicuro sono alte e lo diventano ancor più in condizioni generali perturbate. Paradossalmente aspettative insistenti di sicurezza crescono, pur a fronte di continue constatazioni che è impossibile godere di certezze e garanzie. La paura oggi è un sentimento diffusissimo un po' ovunque, nei confronti dei ladri ma anche degli immigrati, anche nei confronti delle persone disabili.
  • PAURA E FRAMMENTAZIONI CHE COSA HANNO A CHE FARE CON LA DISABILITÀ La cultura dominante, la cultura più diffusa nella nostra società non ha atteggiamenti accoglienti nei confronti della disabilità. Cerca di tenerla lontano, di tenerla separata, isolarla, escluderla, perché sostanzialmente rappresenta quegli aspetti della nostra umanità che sfuggono al controllo razionale, che rendono visibili limiti e impotenze e si collegano a sofferenze e penosità. Oggi si sta scivolando verso una società in cui crescono le disuguaglianze e diminuisce la tutela dei diritti soggettivi. I servizi per anni hanno lavorato con l'idea di dare delle risposte ai bisogni, ma questo non implica che automaticamente si abbia oggi una tutela dei diritti soggettivi.
  • ASSUMERE NUOVI ORIENTAMENTI NEI SERVIZI I ragazzi disabili devono essere considerati soggetti di diritti anche sul piano dell'esercizio della propria sessualità e quindi creare le condizioni perché questi diritti possano essere esercitati. L'attività con le persone che vivono situazioni di disagio è emotivamente faticosa, perché la relazione è implicante, perché non si sa se si fa bene o male, fino a che punto ci si può esporre. Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando la distinzione tra curare e prendersi cura, per sottolineare che di fronte a certi disturbi esiste un modo di intervenire che non è rivolto a eliminare la patologia ma che porta giovamento.
  • UN ALTRO MODO DI LAVORARE NEI SERVIZI, UN'ALTRA ORGANIZZAZIONE Nei rapporti che i destinatati hanno con i servizi è cruciale che siano acquisite interazioni differenziate e plurime, anche posizioni non convergenti. Si tratta infatti di tendere a una costruzione organizzativa che non è edificio verticale, stabile, dai confini segnati, protettivi per chi è all'interno, ma un insieme di connessioni tra soggetti individuali e collettivi, tra istanze e competenze diverse, tra opportunità e vincoli, connessioni indispensabili per realizzare servizi efficaci.

CAPITOLO 7 La presa in carico generativa nel Punto unico di accesso

- PRENDERSI CURA DELLA PERSONA IN UNA LOGICA “GENERATIVA”

Il nostro ragionamento si ispira, ai principi del welfare generativo proposto dalla Fondazione Zancan e si spinge a ipotizzare un ruolo del Pua secondo una visione pragmatica e comunque in coerenza con la tendenza evolutiva che ha condotto alla nascita dello stato sociale, cioè dalla carità alla giustizia. In queste percorso evolutivo il Pua rappresenta uno snodo privilegiato e un interessante strumento per generare valore sociale.

La capacità di rigenerare l'aiuto ricevuto affinché diventi valore da rendere ad altri, così come propone il modelli di welfare generativo, è un percorso che vede protagonista il Pua quale soggetto/funzione/organizzazione/ luogo in grado di accompagnare i processi di responsabilizzazione e di empowerment non solo dei portatori di bisogni e diritti, ma anche dei portatori di interesse a qualsiasi titolo entrino nel sistema di welfare. I processi di adultità dovranno riguardare in questi termini sia gli attori pubblici e privati coinvolti nei complessi processi di progettazione, di distribuzione e di erogazione dei servizi. Sviluppare l'empowerment nelle persone e nella famiglie verso l'autonomia, l'autodeterminazione e l'adultità e, insieme, l'empowerment nelle organizzazione nelle comunità permetterà a tutti di riconoscere se stessi, di capire meglio il proprio ruolo nel sistema nuovo di welfare. I servizi auto-generati potranno essere di vario tipo e svolgere differenti funzioni:

  • servizi diretti in maniera specifica alla persona a beneficio della sua condizione psichica, fisica e sociale (tutela sociale, sanitaria e socio-sanitaria, valutazione, formulazione ed esecuzione del progetto personalizzato, di inclusione sociale e lavorativa);
  • servizi per la persona organizzati negli “abitare” di cui la persona può usufruire come offerta di vita socializzante;
  • servizi con la persona in cui il fruitore/utente contribuisce a creare il servizio stesso in quanto è soggetto attuatore del servizio.

CAPITOLO 8 Politiche sociale di welfare generativo

Questa modalità di mettere la persona al centro, che è più per la persona che con la persona,porta con sé un rischio fondamentale, quello di portare avanti un processo decisionale a prescindere da ciò che la persona vuole, da quelle che sono le sue aspettative,da quelli che sono i suoi desideri, con una modalità che, in letteratura, è definita come lavoro sociale disabilitante. L'esserci nel processo decisionale, ma sopratutto esserci da protagonista, sta sicuramente dentro un processo di presa di coscienza e di conoscenza dei propri diritti e anche delle proprie capacità/competenze potenzialità. L'ultimo stadio quello che garantisce veramente l'autodeterminazione e la partecipazione è legato al fatto che l'opinione della persona venga poi realmente presa in considerazione nell'ambito dei processi decisionali, attraverso un aspecifica fase rivolta alla spiegazione e condivisione del perché un certo indirizzo individuato può essere adottato oppure no, ovvero se ci ci sono le condizioni per portare avanti quanto richiesto e se no perché.

CAPITOLO 9 Diventare grandi: il ruolo dei servizi per l'età evolutiva

Percorsi di inserimento sociale e lavorativo, il fenomeno comportava un lavoro impegnativo. Riflessioni che nascono dal chiedersi perché, malgrado gran parte di noi ormai sappiano cosa significa e quali problemi e/o possibilità esistono nel momento di passaggio da una dimensione adolescenziale al confronto con la dimensione dell'adultità, queste difficoltà permangono. Nella pratica quotidiana, nei nostri servizi, accogliamo generalmente bambini molto piccoli poiché iniziare il più presto possibile comporta maggiori possibilità di recupero, eventualmente con trattamenti intensivi, secondo indicazioni generalmente condivise. I processi di riparazione diventano, in molti casi un elemento totalizzante, connesso con importanti meccanismi difensivi di negazione, con conseguenti rilevanti fenomeni, dall'accanimento riabilitativo, alle soluzioni organizzate con obiettivi compensativi, in alcuni casi totalmente irreali. Una riflessione critica, non può non indurci a riflettere sul fatto che si corre il rischio, anche nel nostro ambito, di dar maggior peso alla cura piuttosto che all'aver cura e di orientare il nostro intervento secondo una narrazione che privilegia l'agire e il contingente piuttosto che le rappresentazioni e le prospettive. Resto vero che i percorsi riabilitativi siano da sostenere, vada al contempo sviluppata una decisa riflessione rispetto alle modalità di accompagnamento della fase post- posturale,cdi quell'adolescenza anagrafica ma generalmente non sostanziale, di quella seconda separazione-individuazione decisamente poco agevole, considerato che già lo è stata la prima. L'ingresso in adolescenza prevede diversi elementi ma in particolare rafforzamento dell'Io e coerenza del Sè, indispensabili a gestire lo sviluppo pulsionale e raggiungere l'identità di genere