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Descrizione dell’opera di Sandro Botticelli
Tipologia: Appunti
Caricato il 25/01/2020
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Considerato il dipinto più famoso conservato agli Uffizi, la Primavera mostra il carattere intellettuale e raffinato della pittura di Botticelli. È probabile che l’artista realizzò la tavola nel 1482, dopo il suo soggiorno romano in occasione della nozze tra Lorenzo di Pier Francesco de Medici, cugino del Magnifico e Semiramide Appiani. L’opera di soggetto mitologico è un inno alla perenne rinascita della natura nell’amore. Nella complessa allegoria, Botticelli traspone in pittura le idee del filosofo neoplatonico Marsiglio Ficino e i versi del poeta Agnolo Poliziano. Altre fonti letterarie sono i testi di Ovidio e di Lucrezio. Osserviamo a destra Zefiro, il vento primaverile che afferra là ninfe Clori che fugge impaurita mentre dalla su bocca fuoriescono fiori. In seguito alla loro unione Clori si trasforma in Flora, personificazione della primavera che avanza spargendo petali ornata con ghirlande e avvolta in una veste fiorita. Al centro Venere, dea della bellezza e della fecondità, è posta dinanzi un Mirto, pianta a lei sacra. In alto vola Cupido, dio bendati dell’amore, intento a scagliare una freccia verso una delle tre Grazie. Le ancelle di Venere che danzano in cerchio intrecciando le mani, alludono al rapporto fra l’elemento divino e quello umano. Sulla sinistra Mercurio, il messaggero degli dei, allontana le nubi con il suo caduceo, simbolo di prosperità e di pace. Tutta la scena è ambientata in un giardino rigoglioso. Botticelli ha riprodotto con grande precisione piante e fiori che in primavera colorano le colline fiorentine e in particolare i prati vicino alla villa medicea di Castello, dove quel dipinto era conservato. Il tappeto erboso e gli aranci in fiore creano un effetto fortemente decorativo che toglie profondità spaziale. Le figure non sono disposte su diversi livelli secondo le regole della prospettiva, ma vengono presentate su un piano molto ravvicinato rispetto lo spettatore. Per sottolineare l’importanza di Venere, l’artista la colloca al centro dell’opera, leggermente sollevata rispetto agli altri personaggi. Le figure sinuose ed aggraziate scandiscono la composizione con un ritmo morbido, quasi musicale. In Botticelli la linea di contorno assume poi maggiore importanza rispetto il volume, reso con un leggero chiaroscuro. I volti ovali, dai tratti delicati sono velati di leggera malinconia. Botticelli inserisce nell’opera anche dei richiami ad artisti a lui contemporanei. Il braccio piegato di Mercurio ricorda la posa del David di Verrocchio. I veli trasparenti e leggerissimi che avvolgono i corpi delle danzatrici, esaltandone i corpi sensuali, ricordano quelli dipinti da Filippo Lippi. Botticelli rappresenta il Bello Ideale in accordo con la filosofia neoplatonica, secondo la quale l’uomo può ricongiungersi a Dio attraverso la Bellezza e l’Amore.