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il riassunto, tratta le tematiche affrontate durante le lezioni e nei progetti assegnati e si riferisce al testo assegnato per l'esame
Tipologia: Sintesi del corso
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Facebook, piattaforma fondata da Mark Zuckerberg, possiede più di 35 milioni di utenti. L’ONG PLAN INTERNATIONAL, ha censito un campione di 14.000 ragazze sotto i 25 e il 40% di loro è stato minacciato o molestato sulla piattaforma. Il secondo dato preoccupante riguarda le giovani nere, brown, le queer che sono risultate doppiamente a rischio , ragazze disabili, ebree e musulmane a prescindere dall’età. Dopo Facebook anche altri social come Instagram e Whatsapp non mostrano dati positivi. Su questi social girano volumi di pornografia, stessa cosa su Twitter, meno popolare in Italia ma molto diffuso all’estero. La rivoluzione digitale ha aperto scenari nuovi e inquietanti, ha fornito ulteriori strumenti a chi desidera colpire donne con profilo pubblico o interesse politico, aumentando le aggressioni online. Il The Economist sostiene che tre quarti delle vittime di violenza digitale, sono arrivate a temere per la loro incolumità fisica. Le principali piattaforme sono state costrette a correre ai ripari. Si sono decise di adottare delle linee guida per vietare minacce, molestie e discorsi d’odio al loro interno, è stato sottoscritto con la Commissione Europea un codice di condotta contro l’incitamento all’odio illegale in rete che al momento coinvolge Facebook, Meta, Twitter, Tiktok, YouTube. Alcune aziende hanno introdotto la figura di “moderatrice di contenuti” (storia di Isabella Plunkett). Questo incarico può essere affidato in parte a software di moderazione automatica ancora incapaci di prendere con accuratezza decisioni per valutare resti e immagini sofisticati , l’intervento umano è obbligatori e perciò tutte le piattaforme hanno assunto questa nuova figura. La moderazione dei contenuti è un’attività necessaria ed importantissima nell’azienda. Dalla composizione di genere della moderazione digitale si hanno notizie scarse, ma ciò che è stato rilevato, ha mostrato che le donne sono esposte a ingiustizie gravi e specifiche , il fatto che la maggior parte della violenza in rete sia di genere pare servire ad intensificare lo stress emotivo provato dalle lavoratrici. È un paradosso che le lavatrici a cui vinee affidata la responsabilità di bonificare i social da odio e e abusi sviluppino le stesse identiche patologie di cui soffrono le donne colpite da attacchi online. Quando la storia di isabella ha fatto scalpore a livello internazionale, la sua azienda Covalen, ha annunciato di essersi dotata di un programma di supporto psicologico H24 , senza però reclutare psicologi o psichiatri. Si possono trarre due lezioni: la prima èp che la rivoluzione digitale ha spinato la strada a forme di abuso nuove e diverse e con marcati aspetti di genere, la seconda è che quando le donne si ribellano a questo status, piattaforme miliardarie tendono spesso a reagire mettendo una pezza momentanea anche a costo di causare ulteriori sofferenze e violare ulteriori diritti. Per secoli l’economia globale si è fondata sul lavoro di cura non retribuito alle donne , quando loro hanno combattuto per la loro indipendenza, si sono trovate degli escamotage trovando delle soluzioni per recuperare l’immagine e nuocendo altre donne (es. Meta ha investito nel nord del globo in termini di prevenzione ma non nel sud ). CAPITOLO 2 INGIUSTIZIE ALGORITMICHE Nei software come Uber, app utilizzata come ride-sharing, donne trans incontrano spesso enormi difficoltà ad ottenere impieghi stabili e equamente retribuiti, spesso si trovano perciò a lavorare da precarie nell’economia GIG (lavoretto) cioè quel settore in cui si è pagati per la singola prestazione. Diversi studi pioneristici dimostrano come gli algoritmi di identificazione facciale commettano errori ricorrenti nell’analisi di donne nere e brown (che scambiano per uomini) e in quella di persone transgender e non binarie ce spesso vengono associate al genere sbagliato. La transizione al digitale ha portato con sé anche ingiustizie più sottili e l’incostante malfunzionamento di molte tecnologie. i software di identificazione facciale e sono controversi anche aldilà del loro funzionare meno bene con donne queer, trans ecc. è oggi concepibile programmare una macchina per dedurre il genere e altre caratteristiche a partire da un’immagine. I Dataset su cui vengono programmati tanti meccanismi di Intelligenza Artificiale oggi in uso, contengono distorsioni che riflettono la nostra società. Alcuni algoritmi di Google, ad esempio, se viene cliccato “donna deve” esce: obbedire, servire l’uomo, mentre con uomo: essere forte ecc. queste associazioni sessiste e razziste continuano a venire fuori in ricerche ed esperienze quotidiane degli utenti. la tecnologia algoritmica non solo registra i cliché più cliccati, ma li diffonde e rafforza. Nonostante gli algoritmi non siano progettati al fine di distorcere ed emarginare, spesso non ci si prende cura della possibilità che questo avvenga.
Amazon è tra i primi produttori di sistemi di riconoscimento facciale e di altre forme di AI , al momento è alle prese con numerose richieste di risarcimento per mobbing e molestie sessuali sul lavoro , Amazon dichiara di star investigando sulla faccenda. Le donne di Google il 1° novembre 2018 si stavano ribellando contro l’insabbiamento di una serie di episodi di molestie sessuali all’interno dell’impresa. Nei mesi successici la protesta ebbe supporto in ambienti internazionali spingendo l’azienda a discutere alcune loro richieste. L’ex co-fondatore di Uber, a seguito di una denuncia della sua ex ingegnera Susan Fowler, è stato costretto a dimettersi. Il blog pubblicato da Susan è diventato virale e ha scosso l’inchiesta su Uber e molti altri uomini sono stati costretti a dare le loro dimissioni. Susan è stata celebrata come iniziatrice del “MeeToo del tech”. Nel report THINK TANK WOMEN WHO TECH, c’è un dato interessante dal 2017 al 2021 le cifre delle donne colpite da offese verbali sul lavoro, e aggressioni violente non sono cambiate. In ambienti accademici dove si studia la dimensione etica e sociale dell’innovazione, si dice spesso che nessuna tecnologia è di per se opprimente e al tempo stesso nessuna tecnologia è neutrale. Qualunque dispositivo porta dei malfunzionamenti, gli scopi non sempre sono nobili e gli errori esistono proprio perché derivanti dalla natura umana. La rivoluzione digitale ha allargato a dismisura le aggressioni contro le donne e ragazze. Da un lato le donne sono di partenza sottorappresentate negli organi decisionali del settore tech, dall’altro quando professioniste di talento provano a invertire questa tendenza, il settore le svaluta o manda via. CAPITOLO 3 I CORPI DIETRO ALLO SCHERMO Pornhub è uno di siti porno più visitati del pianeta. È stato fondato nel 2007 in Canada e da allora è cresciuto a seguito di ritmi impressionanti. Nel 2019 Pornhub ha accumulato 115 milioni di visualizzazioni giornaliere. Ha devoluto fondi a cause ambientaliste e a fondazioni per la ricerca sulla cura del cancro al seno e ha offerto un mese gratuito durante il lockdown. Pornhub però è di proprietà di una corporation del marketing MindGeek, questa ne possiede un’altra decina, parecchi dei suoi servizi funzionano da YT del porno e permettono di caricare materiale. Ha stabilito un semi monopolio sull’offerta mondiale di pornografia online, ha enormi responsabilità nei confronti di donne perché tutte le piattaforme della corporation vietano ogni genere dui immagine non consensuale oltre alla pedo-pornografica. Nel 2019 il Sunday Times individuò su Pornhub centinaia di video non consensuali. un noto processo che coinvolge MindGeek è quello dato da una serie di donne che una compagnia chiamata Girls Do Porn aveva adescato con la scusa di farle posare per un servizio di moda e poi obbligate a girare scene di sesso, alcuni di quei contenuti sono rimasti nella piattaforma. Sempre su pornhub sono finite diverse registrazioni sottratte a cam girl e performer adulti. negli anni 2000-2010 sono spuntati siti web che incoraggiavano i visitatori a condividere materiali. il più famoso di questi spazi era Anyone Up fondato nel 2010 da Hunter Moore , l’uomo più odiato dal web. Va notato che i tube ospitano al loro interno un volume di video da rendere semi impossibile una loro ispezione accurata, questi siti hanno in dotazione tecniche algoritmiche sofisticate di cui si servono per estrarre dagli utenti informazioni. rielaborando questi dati MindGeek può predisporre un’offerta targettizzata e basata sulle preferenze personali tenendo i visitatori online il più possibile e incrementando i propri profitti. La circolazione di immagini su siti come Pornhub ne ha fatto impennare la domanda e al tempo stesso la produzione si è adattata a tale richiesta. Pornhub a seguito della vicenda di Rose Kalemba (vittima di stupro il cui video è stato condiviso milioni di volte), ha dovuto eliminare migliaia di filmati e MindGeek è stato costretto a chiudere e i proprietari si sono dati le dimissioni a vicenda. Molte aziende tech nonostante le nuove legislazioni , non sono in grado di dimostrare di non usare nelle loro catene di approvvigionamento minerali la cui estrazione è legata a gruppi armati o altri abusi nella RDC, sia i minerali che la rivoluzione digitale ha causato tante sofferenze che molte donne nella zona preferirebbero essere nate in una nazione con meno risorse. A seguito della transizione al digitale il premio Nobel per la pace Denis Mukwege sostenne che la grande macchina capitalista si è inventata diverse maniere di mettere a profitto la violenza sessuale , prendendo gli stupri e postandoli online e la speculazione sì fondata sull’abuso sessuale. I tentativi di regolamentare l’utilizzo dei minerali provenienti dalla RDC da parte di grandi imprese tech hanno avuto risultati paradossali; le recenti riforme hanno imposto alle imprese occidentali di condurre controlli che verifichino che dalle loro forniture non beneficino fazioni armate. Questi controlli hanno arrestato le operazioni di estrazione spengendo molti minatori alla fame e perciò si sono uniti alle milizie. La regolamentazione, inoltre, resta sotto il controllo dei militare legati all’esercito congolese e nel frattempo l’ONU continuava a registrare violenze sessuali su larga scala alle donne che partecipano alle estrazioni.
occupazionali, si presenta all’interno dell’economia di piattaforma producendo conseguenze negative. Da un lato abbiamo una minoranza di donne che opera in mercati gig a predominanza maschile come le fattorine che possono causare problemi alle donne e basse remunerazioni. Nell’Asia e nel Nord America nel settore della cura, il boom delle app di servizi casalinghi ha messo in difficoltà le donne più anziane e quelle prive di accesso a internet che hanno poca dimestichezza con gli smartphone, inoltre tante app le obbligano a curare profili con tanto di foto e dettagli personali tanto che “ le care platform” con le loro gallerie foto e il loro marketing digitale rafforzano le associazioni mentali razziste già esistenti. Sull’attività di influencer si specula un mercato vastissimo che si stime supererà i 15 miliardi di dollari, include in sé una valanga di brand che commissionano campagne pubblicitarie sia le piattaforme social dove vengono pubblicati i post promozionali. Quest’industria è tenuta in piedi dal loro femminile più dell’80% dei contenuti promozionali sono stati realizzati da donne. Per questo donne come Nicole Ocran nel Regno Unito ( Creator union) e Quianna Smith Breneteau ( American influencer council) hanno fondato organizzazioni che si battono per una maggiore trasparenza ed equità delle condizioni di impiego di chi si mantiene producendo video, immagini e testi su internet, entrambe partono dall’idea che questo lavoro favorisca l’isolamento e un’estrema competizione tra la forza lavoro. Diversi economisti definiscono il termine inglese Prosumption che in italiano suona come consumo-produzione. L’idea dietro a questo concetto è che a tenere in piedi il capitalismo di piattaforma si non solo il lavoro di chi posta contenuti sponsorizzati o servizi online. Una parte di quel lavoro la svolgiamo anche noi. A partire dal secondo dopoguerra, attiviste e ricercatrici femministe come Silvia Federici hanno guidato, lotte per il riconoscimento w la giusta remunerazione del lavoro di cura svolto da mogli, compagne ecc. negli ultimi tempi si è data attenzione al lavoro emotivo ossia l’insieme di attività rivolte a supportare psicologicamente persone e comunità. CAPITOLO 6 LA PANDEMIA DELLE RAGAZZE Il Financial Times ha stilato una lista di compagnie che si sono arricchite a causa del coronavirus. Al primo e al secondo posto della classifica troviamo Amazon e Microsoft e subito dopo Apple. Insieme agli incassi si sono moltiplicate anche le forme di abuso e sfruttamento veicolate dalla tecnologia digitale che nessuna azienda è parsa capace di prendere sul serio. Sono tre le condizioni da esaminare: l’aumento della misoginia online, le problematiche legate all’estrazione di dati e la metamorfosi in lavoratori di piattaforma e la situazione delle donne in smartworking. Durante la pandemia si è assistito ad un incremento della pornografia non consensuale , degli approcci indesiderati via web e aggressione sessista come il cyber flashing (invio di foto esplicite non richieste). Negli ultimi due anni le donne della rete non hanno dovuto vedersela solo con i comportamenti problematici degli utenti maschi ma sono state sfruttate da piattaforme che le trattano da produttrici di dati. Le madri in telelavoro hanno quasi tutte trascorso i lockdown con il laptop in una mano e i bambini con le loro esigenze dall’altro. Molte donne durante la pandemia hanno dovuto prendere la decisione di abbandonare il proprio lavoro anche se non potevano permetterselo per aiutare i bimbi con la DAD. Date le convivenze forzate, anche gli abusi domestici si sono moltiplicati a livello globale. sono nate app e servizi digitali che hanno permesso alle donne di denunciare gli abusi oppure di informarsi sugli aiuti disponibili. Il Gap digitale “ digital gender gap” si è evoluto nel tempo e tutt’oggi varia a seconda degli studi. Generalmente si parla di un indice che cattura le disuguaglianze tra uomini e donne nelle opportunità ad accedere alla rete e alle tecnologie digitali, tra cui gli indicatori c’è il differenziale di genere nel possesso di uno smartphone. A seguito del corona virus molti uomini abbiano ritenuto di investire in un cellulare di ultima generazione al fine di cercare nuove opportunità mentre le loro compagne o sorelle non hanno goduto della stessa possibilità. Secondo il network Allience for Affordable Internet A4AI, in tutto il mondo uomini continuano ad avere una probabilità di usare internet più alta di quella delle donne di circa il 21% e questa percentuale sale nel Sud Globale. Sempre a detta dell’A4AI l’esclusione delle donne dal digitale ha avuto degli immensi costi
complessivi pari a una perdita netta di 126 miliardi di dollari in PIL mondiale nel 2020. Dall’esplosione della pandemia il coronavirus ha affrettato una serie di trasformazioni economiche ,, sociali e culturali già in corso in cui le nuove tecnologie la fanno da protagoniste. la sempre maggiore dipendenza dal digitale ha esposto le donne a maggiori rischi di molestie ed esperienze spiacevoli , ha permesso ad aziende tech e datori di lavoro di sfruttarle in modi nuovi. L’iper-digitalizzazione forzata degli ultimi anni ci ha esposto a diverse tipologie di oppressione e di ingiustizia. Gli strumenti digitali hanno da tempo smesso di essere un lusso e sono diventati indispensabili nella vita moderna e lo sono stati soprattutto durante una crisi sanitaria mondiale che ci ha costretto a casa per settimane. CAPITOLO 7 LA POLITICA DELLA MISOGINIA ONLINE Alcuni dei più potenti leader mondiali hanno fatto della misoginia online una delle loro armi principali e sicuramente non si mettono a trovare delle soluzioni di fronte questo fenomeno. Né in Italia, né negli Stati Uniti a seguito dell’insediamento del nuovo governo si è corsi a regolamentare il capitalismo digitale o i suoi aspetti patriarcali. Negli anni 2010 l’aspetto giovanile dei guro digitali e delle aziende facevano leva sulle strategie comunicative di tanti politivi, questi legami hanno reso le classi politiche molto vulnerabili al lobbying del settore tech e controversi nel legiferare sui processi connessi al capitalismo digitale a prescindere dalla geografia e dal posizionamento di chi è al potere. Servirebbero approcci più coraggiosi alla politica e alla legislazione : regolamentazioni più serrate e misure contro la politica patriarcale e le dinamiche di sfruttamento su cui si fonda il capitalismo digitale ; il problema è che i parlamenti che dovrebbero emanare questi provvedimenti sono composti da ¾ da uomini. molte delle donne che portavano avanti lotte sulla violenza di genere e sui diritti delle lavoratrici sul piano nazionale o europeo cercava di mantenere un rapporto solido e trasparente con attiviste e esperte del settore. queste però si trovavano in situazioni spiacevoli. Negli ultimi 40 anni le ideologie neoliberiste , le istituzioni democratiche sono entrate in crisi. Si è iniziato con la deregolamentazione e privatizzazione che hanno diffuso una cultura ostile a qualunque intervento statale nell’economia , i continui shock finanziari e le recessioni hanno ridotto la rappresentatività e la legittimità di chi governa. la politica ha allora cercato di creare rapporti più forti con i leader dell’economia globale. La logica capitalista e quella patriarcale sono strettamente intersecate insieme al DNA sessista che vive nei sistemi politici e giuridici. CAPITOLO 8 RUBARE GLI STRUMENTI AL PADRONE La prima a formulare l’idea di re-impadronirsi della tecnologia per far saltare le disuguaglianze e ingiusticie è stata Shulamith Firestone una scrittrice che negli anni 60’ e 70’ di domandava se gli sviluppi digitalu bon potessero in futuro attenuare le disparità di genere. Il pensiero fu poi ripreso 20 anni dopo da Donna Haraway grazie alla pubblicazione saggio intitolato Manifesto Cyborg considerato la pietra fondante di una tradizione di pensiero detta cyber femminismo. Il manifesto ruotava intorno a un’argomentazione principale : la tecnologia poteva diventare il mezzo digitale per rendere le differenze tra uomo e donna più fluide e meno divisive. È possibile usare le tecnologie digitali per emancipare e per incoraggiare a resistere e i dispositivi siano riappropriati vengano convertiti alla loro funzione originaria. Questi tentativi di occupare fette più ampie della rete sono da condursi con una dose di creatività e leggerezza. Nei primi anni 200 World Pulse era una rivista specializzata in storie esclusivamente femminili. La sua fondatrice, Jensine Larsen, l’aveva lanciata dopo aver viaggiato in svariati continenti per raccogliere testimonianze di donne, documentando i loro problemi e le loro battaglie. l’autrice si era convinta che servissero nuovi spazi digitali dove le donne potessero raccontarsi autonomamente. La piattaforma ha deciso di non conformarsi ai modelli tecnici, organizzativi ed economici del capitalismo digitale, impiega i dati delle visite solo per migliorare i suoi servizi e si finanzia con pubblicità targettizzate algoritmicamente e tramite donazioni. I movimenti per i diritti delle persone con disabilità e le lotte per i diritti delle donne hanno dei punti in comune : la creazione di un prodotto a scopo commerciale, l’aspirazione a mettere dei procedimenti di progettazione partecipatori che assicurino il costante coinvolgimento di qualunque gruppo benefici di una determinata tecnologia nei vari momenti della sua produzione. Sono stati realizzati un paio di progetti al riguardo. Il primo vede la collaborazione tra Charlotte Webb e l’artista programmatrice Josie Young: hanno messo insieme un catalogo di criteri, domande e procedure che chi intende realizzare un
algoritmi stessi rimangono dele scatole nere. non mancano idee di policy intelligenti e realizzabili alcune delle quali avanzate da donne. Varie opzioni sarebbero semplici da implementare: una riguarda la creazione di appositi enti pubblici indipendenti dagli esecutivi nazionali che ogni Paese adibirebbe al controllo degli algoritmi in uso presso governi e imprese private. Una seconda idea è quella di una moratoria internazionale sull’uso di alcune forme di intelligenza artificiale in aree sensibili come le operazioni militari e di polizia.
iniziative ci sta anche una battaglia femminista per le impiegate di Netflix e una petizione internazionale che chiede a Uber, Lyft e driving app di modificare le proprie politiche di disattivazione.