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la riforma scuola secondaria, Sintesi del corso di Psicomotricità

la riforma nella scuola secondaria di secondo grado

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 09/03/2022

katia-furnari
katia-furnari 🇮🇹

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LA RIFORMA DELLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE
Dall’anno scolastico 2010/2011 è entrata in vigore la riforma del secondo
ciclo di istruzione.
E’ cambiato il volto della scuola secondaria superiore, completamente
riorganizzata per offrire un panorama più chiaro per le scelte delle
famiglie: 6 licei; istituti tecnici suddivisi in 2 settori con 11 indirizzi; istituti
professionali suddivisi in 2 settori e 6 indirizzi.
LICEI
Quattro dei sei diplomi liceali (classico, scientifico, linguistico, delle
scienze umane) si pongono in continuità per durata, numero e tipo di
materie e orari (allineati sulle 30 ore settimanali, 27 nel biennio iniziale,
ad eccezione del liceo classico che prevede 31 ore nel secondo biennio e
nel quinto anno) – con i tradizionali corsi di ordinamento. Ad essi si
affiancano il nuovissimo liceo musicale e coreutico (32 ore settimanali) e i
percorsi artistici che, da oltre quaranta, si riducono a sei, con un orario
settimanale di 34 ore al biennio iniziale e di 35 ore nei tre anni successivi.
Si segnala, inoltre, il debutto di due nuovi percorsi opzionali senza il latino
(scienze applicate ed economico-sociale), nei quali confluiscono alcune
delle più apprezzate sperimentazioni degli ultimi anni.
Tra le novità, lo studio per cinque anni di una lingua straniera in tutti i
licei, di una seconda lingua straniera nell’opzione economico-sociale del
liceo delle scienze umane e di 3 lingue straniere nel liceo linguistico.
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LA RIFORMA DELLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE

Dall’anno scolastico 2010/2011 è entrata in vigore la riforma del secondo ciclo di istruzione. E’ cambiato il volto della scuola secondaria superiore, completamente riorganizzata per offrire un panorama più chiaro per le scelte delle famiglie: 6 licei; istituti tecnici suddivisi in 2 settori con 11 indirizzi; istituti professionali suddivisi in 2 settori e 6 indirizzi. LICEI Quattro dei sei diplomi liceali (classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane) si pongono in continuità per durata, numero e tipo di materie e orari (allineati sulle 30 ore settimanali, 27 nel biennio iniziale, ad eccezione del liceo classico che prevede 31 ore nel secondo biennio e nel quinto anno) – con i tradizionali corsi di ordinamento. Ad essi si affiancano il nuovissimo liceo musicale e coreutico (32 ore settimanali) e i percorsi artistici che, da oltre quaranta, si riducono a sei, con un orario settimanale di 34 ore al biennio iniziale e di 35 ore nei tre anni successivi. Si segnala, inoltre, il debutto di due nuovi percorsi opzionali senza il latino (scienze applicate ed economico-sociale), nei quali confluiscono alcune delle più apprezzate sperimentazioni degli ultimi anni. Tra le novità, lo studio per cinque anni di una lingua straniera in tutti i licei, di una seconda lingua straniera nell’opzione economico-sociale del liceo delle scienze umane e di 3 lingue straniere nel liceo linguistico.

ISTITUTI TECNICI

Sono riordinati e rafforzati dalla riforma con una nuova identità fondata sull’asse scientifico-tecnologico, che ne esalta il ruolo come scuole dell’innovazione permanente. La precedente frammentazione dei percorsi (204 corsi, comprese le sperimentazioni) è superata con l’individuazione di 2 grandi settori e 11 indirizzi: il settore economico comprende 2 indirizzi, quello tecnologico 9. Il profilo educativo generale e i profili specifici degli indirizzi sono configurati in modo da rispondere efficacemente alle richieste del mondo del lavoro, anche delle libere professioni. Il titolo consente un rapido inserimento nel mondo del lavoro (il diploma indicherà l’indirizzo frequentato e le competenze acquisite) e/o la continuazione degli studi in qualunque facoltà universitaria, oltre che nei percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, soprattutto in quelli che puntano sulle specializzazioni più richieste nelle aree tecnologicamente avanzate, attivati presso i costituendi istituti tecnici superiori. Tra le novità, la centralità del laboratorio nel processo di apprendimento e lo sviluppo di stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro per apprendere in contesti applicativi. ISTITUTI PROFESSIONALI Con la riforma acquisiscono una nuova identità, fondata sulla cultura delle filiere economiche e produttive di rilevanza nazionale che caratterizzano i 2 settori fondamentali, Servizi e Industria e Artigianato, in cui sono compresi i 6 indirizzi. Tutti i percorsi formativi durano cinque anni e sono suddivisi in due bienni e in un quinto anno, al termine del quale gli studenti sostengono l’esame di Stato per il conseguimento del diploma di istruzione professionale. I nuovi istituti professionali hanno un

Aumenta l’offerta formativa per rispondere alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. Oltre ai corsi offerti dai licei, dagli istituti tecnici e dagli istituti professionali, i giovani potranno scegliere di iscriversi ad uno dei percorsi formativi proposti dal sistema dell’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, per il conseguimento di una qualifica triennale e di un diploma quadriennale riconosciuti a livello nazionale. La frequenza di tali corsi è utile ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e dell’esercizio del diritto-dovere a conseguire entro i 18 anni almeno una qualifica professionale triennale. Questi percorsi sono un’opportunità soprattutto per i giovani interessati ad una formazione che privilegi l’apprendimento in contesti applicativi e metodologie che valorizzino il saper fare, anche ai fini di un rapido inserimento nel mondo del lavoro. Chi fosse interessato a continuare gli studi, avrà la possibilità di rientrare nel sistema scolastico per il conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore, o di frequentare un apposito corso di preparazione organizzato d’intesa con le università. La stessa opportunità è offerta agli studenti della scuola secondaria superiore che intendano passare al sistema di IeFP per conseguire qualifiche e diplomi professionali. Ecco l’elenco delle 21 figure professionali condivise con le Regioni, dal Ministero dell’Istruzione con il Ministero del Lavoro.

  1. Operatore dell’abbigliamento
  2. Operatore delle calzature
  3. Operatore delle produzioni chimiche
  4. Operatore edile
  5. Operatore elettrico
  1. Operatore elettronico
  2. Operatore grafico
  3. Operatore di impianti termoidraulici
  4. Operatore delle lavorazioni artistiche
  5. Operatore del legno
  6. Operatore del montaggio e della manutenzione di imbarcazioni da diporto
  7. Operatore alla riparazione dei veicoli a motore
  8. Operatore meccanico
  9. Operatore del benessere
  10. Operatore della ristorazione
  11. Operatore ai servizi di promozione ed accoglienza
  12. Operatore amministrativo – segretariale
  13. Operatore ai servizi di vendita
  14. Operatore dei sistemi e dei servizi logistici
  15. Operatore della trasformazione agroalimentare
  16. Operatore agricolo La riforma riguarda anche altri aspetti:
  • la necessità di dare spazio all’approfondimento delle nozioni chiave: molti istituti, spinti anche da problemi legati agli orari dei mezzi pubblici, avevano ridotto le ore a 50 minuti, aumentando di conseguenza il numero

I NUOVI ISTITUTI PROFESSIONALI

Gli istituti professionali sono suddivisi in due settori: Settore SERVIZI (4 indirizzi)

  1. Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale
  2. Servizi socio-sanitari
  3. Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera
  4. Servizi commerciali Settore INDUSTRIA E ARTIGIANATO (2 indirizzi)
  5. Produzioni industriali e artigianali
  6. Manutenzione e assistenza tecnica Novità e caratteristiche

Gli istituti professionali fanno parte a pieno titolo del sistema di istruzione assieme ai licei e agli istituti tecnici e si distinguono nettamente da questi ultimi, perché caratterizzati dal riferimento a filiere produttive di rilevanza nazionale. Nel Regolamento dell’istruzione professionale si legge infatti: “L’identità degli istituti professionali si caratterizza per una solida base di istruzione generale e tecnico-professionale, che consente agli studenti di sviluppare, in una dimensione operativa, i saperi e le competenze necessari per rispondere alle esigenze formative del settore produttivo di riferimento, considerato nella sua dimensione sistemica”. Tutti gli istituti professionali hanno la durata di cinque anni e sono suddivisi in due bienni e in un quinto anno, al termine del quale gli studenti sostengono l’esame di Stato per il conseguimento del diploma di istruzione professionale, utile anche ai fini della continuazione degli studi in qualunque facoltà universitaria. Il quinto anno è inoltre finalizzato ad un migliore raccordo tra scuola e istruzione superiore e alla preparazione all’inserimento nella vita lavorativa. Anche per evitare confusioni e sovrapposizioni con l’istruzione tecnica e soprattutto con il sistema regionale dell’istruzione e della formazione professionale, gli indirizzi degli istituti professionali sono razionalizzati, passando da 28 a 6: due nel settore “Industria e Artigianato” e quattro in quello dei “Servizi”. I laboratori e le tecnologie applicate assumono un ruolo centrale nella didattica. L’orario, che in passato era di 40 ore settimanali (molto spesso di 50 minuti), poi ridotto a 36, sarà di 32 ore, ma di 60 minuti.

La specializzazione tecnica superiore Dopo il completamento degli studi secondari anche i diplomati degli istituti professionali avranno ulteriori opportunità oltre all’inserimento nel mondo del lavoro e all’iscrizione all’università:

  • iscrizione a percorsi brevi di 800/1000 ore per conseguire una specializzazione tecnica superiore (IFTS) per rispondere ai fabbisogni formativi del territorio;
  • iscrizione a percorsi biennali per conseguire un diploma di tecnico superiore nelle aree tecnologiche più avanzate presso gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), in via di costituzione. I nuovi licei Riforma L’area liceale dell’istruzione secondaria di secondo grado comprende sei percorsi, alcuni dei quali si articolano in indirizzi (il liceo artistico ne ha sei, che assorbono in parte anche la domanda che si rivolgeva in passato agli istituti d’arte), oppure prevedono un’opzione, cioè un piano di studi diverso, rispetto a quello principale: è il caso del liceo delle scienze applicate rispetto al liceo scientifico, e del liceo economico-sociale rispetto al liceo delle scienze umane.
  1. Liceo artistico
  2. Liceo classico
  3. Liceo linguistico
  4. Liceo musicale e coreutico
  5. Liceo scientifico
  • opzione scienze applicate
  1. Liceo delle scienze umane
  • opzione economico-sociale Il segno distintivo dei licei? Una formazione culturale di base per così dire a banda larga, propedeutica alla continuazione degli studi e idonea a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Le novità nei piani di studio Tutti i licei hanno la durata di cinque anni e sono suddivisi in due bienni e in un quinto anno, al termine del quale gli studenti sostengono l’esame di Stato, utile al proseguimento degli studi in qualunque facoltà universitaria. Il quinto anno è anche finalizzato ad un migliore raccordo tra la scuola e l’istruzione superiore e alla preparazione all’inserimento nella vita lavorativa. I cambiamenti rispetto ai licei tradizionali sono limitati per il liceo classico, un po’ più consistenti per lo scientifico. Nel liceo classico, il cui primo biennio mantiene la denominazione di ginnasio, le materie più importanti
  • italiano, latino, greco, storia e filosofia – non subiscono sostanziali variazioni di orario, salvo italiano nel biennio che si allinea all’orario degli altri licei. La storia dell’arte raddoppia l’orario in terza e quarta (da 1 a 2 ore) e guadagnano peso la lingua straniera e le scienze. Per il liceo scientifico ci sono novità di maggior rilievo: si studierà più matematica e più materie scientifiche. Nel nuovo assetto, tutto in equilibrio fra tradizione e innovazione, spiccano i nuovi licei musicale e coreutico e delle scienze umane, insieme

In entrambi i casi viene rafforzato il nucleo delle discipline caratterizzanti il liceo di riferimento: scienze e informatica per l’opzione scienze applicate, economia e diritto per l’opzione economico-sociale. Si è inteso così dare continuità e valorizzare due delle sperimentazioni di maggiore successo realizzate nella scuola secondaria superiore. Identità, qualità e tradizione nei nuovi licei L’obiettivo del nuovo ordinamento degli studi, come si ricava dalla normativa di attuazione dei nuovi licei, complessivamente considerata, è quello di rilanciarne la qualità, intesa come capacità di fornire allo studente “gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore all’inserimento nella vita. sociale e nel mondo del lavoro” (Regolamento, art. 2, comma 2). Il Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione per il sistema dei licei si ispira a questi principi generali ed è comune a tutti gli studenti liceali, mentre i profili dei licei specificano i risultati di apprendimento degli studenti al termine dei singoli percorsi liceali. Si è puntato, per tutte le discipline, sulla predisposizione di programmi più semplici e chiari.

Un confronto con l’Europa Il liceo italiano si caratterizza per la sua maggiore durata (5 anni, contro i 3-4 del resto d’Europa). L’anticipo dell’età d’iscrizione alla scuola primaria permette di compensare, per molti studenti, la differenza esistente con i ragazzi degli altri Paesi europei. Un ulteriore avvicinamento alle tendenze in atto in Europa, soprattutto nel centro-nord del continente, che puntano su una maggiore flessibilità e personalizzazione dei percorsi formativi, deriva dall’utilizzazione degli spazi di autonomia assegnati ai licei (20% nel biennio iniziale e nell’ultimo anno, 30% nel secondo biennio). Su questa base le scuole potranno potenziare gli insegnamenti obbligatori o attivare altri insegnamenti, secondo il proprio Piano dell’Offerta Formativa, nei limiti delle risorse di organico assegnate e nell’ambito di un elenco predisposto dal MIUR.