Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La spending review - Simone, Dispense di Contabilità Pubblica

espansione semplificata Simone

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 28/12/2018

nicolaf86
nicolaf86 🇮🇹

4.3

(26)

52 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Espansione on line Vol. 346
E
S
IMON
EDIZIONI
Gruppo Editoriale Simone
1
La spending review
Per revisione della spesa s’intende il complesso di interventi tesi a migliorare l’efficienza
e l’efficacia del settore pubblico.
L’espressione spending review fu usata per la prima volta in Italia nel 2006 dall’allora Ministro
dell’economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, che promosse la redazione di un Libro
verde sulla spesa pubblica, pubblicato nel 2007.
Nell’introduzione al Libro si legge: «[…] Poiché la nostra popolazione è stabile o in calo, la
ripresa congiunturale in atto può trasformarsi in crescita solo se la produttività, che è in stallo
da anni, riprende a sua volta ad aumentare con continuità. Ciò deve avvenire nell’intera eco-
nomia, non soltanto nei settori esposti alla concorrenza estera; in particolare, la produttività
deve aumentare strutturalmente nel settore pubblico, che è circa la metà del totale e che
fornisce ai settori produttivi servizi essenziali quali sicurezza, istruzione, legalità, infrastrutture,
trasporto, innovazione. Nella nostra spesa pubblica ciò che lascia a desiderare non è tanto il
suo elevato livello (circa il 50 per cento del prodotto interno lordo, leggermente superiore alla
media europea), quanto la qualità insufficiente rispetto ai bisogni del Paese.
Riqualificare la spesa è perciò divenuto un imperativo urgente e ineludibile per lo Stato,
ma anche per Regioni, Province e Comuni. Solo attraverso una forte riqualificazione nell’uso
delle risorse che i contribuenti conferiscono alla collettività, governi e amministrazioni possono
sospingere la crescita, elevare il benessere, rinsaldare il loro rapporto di fiducia con la società,
offrire una prospettiva ai giovani. […]».
Dalla pubblicazione del Libro verde sulla spesa pubblica i governi che si sono succeduti hanno
varato numerosi provvedimenti diretti all’attività di revisione della spesa pubblica, che non hanno
però sortito gli effetti ricercati e sperati. È stato addirittura istituita la figura del Commissario
straordinario per la revisione della spesa, con il compito di elaborare piani, formulare proposte
per razionalizzare e ridurre la spesa pubblica in base alla valutazione dei costi e dei fabbisogni
standard e non linearmente come in genere si fa in situazioni di emergenza.
In realtà, dal 2013, anno in cui è stata istituita la suddetta figura, si sono succeduti più Com-
missari, i quali sebbene hanno presentato piani di razionalizzazione e revisione della spesa si
sono poi dimessi quando è apparso chiaro che la volontà del governo di tagliare la spesa im-
produttiva seguendo le loro indicazioni si era decisamente affievolita.
Dal punto di vista delle fonti normative la stagione della spending review nel nostro Paese è
iniziata con il D.L. 6-7-2011, n. 98, conv. in L. 111/2011, art. 9, contenente la manovra correttiva
dei conti pubblici 2011 resasi necessaria per tenere fede agli impegni assunti in sede UE dal
nostro Paese.
Allo scopo di razionalizzare la spesa e superare il criterio della spesa storica, il MEF-DRGS,
sulla base di un atto di indirizzo del Ministro dell’economia e delle finanze, a partire dall’anno
2012, d’intesa con i Ministeri interessati, ha inizio un ciclo di «spending review» mirata alla de-
finizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali
dello Stato. In particolare, per le amministrazioni periferiche dello Stato sono proposte specifi-
che metodologie per quantificare i relativi fabbisogni, anche ai fini dell’allocazione delle risorse
nell’ambito della loro complessiva dotazione. A tale scopo le amministrazioni centrali dello Stato
hanno dovuto fornire al DRGS i dati e le informazioni provenienti dalle banche dati, indagini e
sistemi informativi dell’amministrazione necessari; esse, inoltre, hanno trasmesso tali dati per
via telematica e facilitato l’accesso ad altri dati provenienti dal SISTAN (Sistema Statistico Na-
zionale), anche nella forma di dati elementari, nel rispetto della normativa vigente, senza oneri
a carico del bilancio dello Stato.
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica La spending review - Simone e più Dispense in PDF di Contabilità Pubblica solo su Docsity!

SIMONE Espansione on line Vol. 346

EDIZIONI

Gruppo Editoriale Simone

La spending review

Per revisione della spesa s’intende il complesso di interventi tesi a migliorare l’efficienza e l’efficacia del settore pubblico. L’espressione spending review fu usata per la prima volta in Italia nel 2006 dall’allora Ministro dell’economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, che promosse la redazione di un Libro verde sulla spesa pubblica, pubblicato nel 2007. Nell’introduzione al Libro si legge: «[…] Poiché la nostra popolazione è stabile o in calo, la ripresa congiunturale in atto può trasformarsi in crescita solo se la produttività, che è in stallo da anni, riprende a sua volta ad aumentare con continuità. Ciò deve avvenire nell’intera eco- nomia, non soltanto nei settori esposti alla concorrenza estera; in particolare, la produttività deve aumentare strutturalmente nel settore pubblico , che è circa la metà del totale e che fornisce ai settori produttivi servizi essenziali quali sicurezza, istruzione, legalità, infrastrutture, trasporto, innovazione. Nella nostra spesa pubblica ciò che lascia a desiderare non è tanto il suo elevato livello (circa il 50 per cento del prodotto interno lordo, leggermente superiore alla media europea), quanto la qualità insufficiente rispetto ai bisogni del Paese. Riqualificare la spesa è perciò divenuto un imperativo urgente e ineludibile per lo Stato, ma anche per Regioni, Province e Comuni. Solo attraverso una forte riqualificazione nell’uso delle risorse che i contribuenti conferiscono alla collettività, governi e amministrazioni possono sospingere la crescita, elevare il benessere, rinsaldare il loro rapporto di fiducia con la società, offrire una prospettiva ai giovani. […]». Dalla pubblicazione del Libro verde sulla spesa pubblica i governi che si sono succeduti hanno varato numerosi provvedimenti diretti all’attività di revisione della spesa pubblica, che non hanno però sortito gli effetti ricercati e sperati. È stato addirittura istituita la figura del Commissario straordinario per la revisione della spesa, con il compito di elaborare piani, formulare proposte per razionalizzare e ridurre la spesa pubblica in base alla valutazione dei costi e dei fabbisogni standard e non linearmente come in genere si fa in situazioni di emergenza. In realtà, dal 2013, anno in cui è stata istituita la suddetta figura, si sono succeduti più Com- missari, i quali sebbene hanno presentato piani di razionalizzazione e revisione della spesa si sono poi dimessi quando è apparso chiaro che la volontà del governo di tagliare la spesa im- produttiva seguendo le loro indicazioni si era decisamente affievolita. Dal punto di vista delle fonti normative la stagione della spending review nel nostro Paese è iniziata con il D.L. 6-7-2011, n. 98, conv. in L. 111/2011, art. 9, contenente la manovra correttiva dei conti pubblici 2011 resasi necessaria per tenere fede agli impegni assunti in sede UE dal nostro Paese. Allo scopo di razionalizzare la spesa e superare il criterio della spesa storica, il MEF-DRGS, sulla base di un atto di indirizzo del Ministro dell’economia e delle finanze, a partire dall’anno 2012, d’intesa con i Ministeri interessati, ha inizio un ciclo di «spending review» mirata alla de- finizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In particolare, per le amministrazioni periferiche dello Stato sono proposte specifi- che metodologie per quantificare i relativi fabbisogni, anche ai fini dell’allocazione delle risorse nell’ambito della loro complessiva dotazione. A tale scopo le amministrazioni centrali dello Stato hanno dovuto fornire al DRGS i dati e le informazioni provenienti dalle banche dati, indagini e sistemi informativi dell’amministrazione necessari; esse, inoltre, hanno trasmesso tali dati per via telematica e facilitato l’accesso ad altri dati provenienti dal SISTAN (Sistema Statistico Na- zionale), anche nella forma di dati elementari, nel rispetto della normativa vigente, senza oneri a carico del bilancio dello Stato.

SIMONE Espansione on line Vol. 346

EDIZIONI

Gruppo Editoriale Simone

A decorrere dal 2013, i risultati delle attività suddette, sono stati comunicati dal MEF alle amministrazioni centrali dello Stato. I Nuclei di analisi e valutazione della spesa , di cui all’art. 39, L. 196/2009, provvedono al monitoraggio dell’attuazione e dei risultati attesi dei provvedimenti di cui sopra e segnalano eventuali scostamenti al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro competente. Le disposizioni sin qui viste sono state ribadite e rafforzate dalla cosiddetta manovra di ferra- gosto (D.L. 138/2011, conv. dalla L. 148/2011), secondo la quale (art. 01) il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con i Ministri interessati, doveva presentare al Parlamento entro il 30 novembre 2011 un programma per la riorganizzazione della spesa pubblica. Inoltre, per consentire alle amministrazioni centrali di pervenire a una progressiva riduzione della spesa corrente primaria in rapporto al PIL, nel corso degli anni 2012 e 2013, nella misura delle risorse finanziarie resesi disponibili in base all’articolo 01 dello stesso decreto 138/2011, le spese di funzionamento relative alle missioni di spesa di ciascun Ministero dovevano essere ridotte, rispettivamente, fino all’1% per ciascun anno rispetto alle spese risultanti dal bilancio consuntivo relativo all’anno 2010 e le dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero, previste dalla legge di bilancio, relative agli interventi, ridotte fino all’1,5%. Nella me- desima misura prevista dal periodo precedente, per gli stessi anni le dotazioni finanziarie per le missioni di spesa per ciascun Ministero previste dalla legge di bilancio, relative agli oneri comuni di parte corrente e di conto capitale, dovevano essere sono ridotte fino allo 0,5% per ciascuno dei due anni e per gli anni 2014, 2015 e 2016 la spesa primaria del bilancio dello Stato poteva aumentare in termini nominali, in ciascun anno, rispetto alla spesa corrispondente registrata nel rendiconto dell’anno precedente, di una percentuale non superiore al 50% dell’incremento del PIL previsto dal DEF, come approvato nella apposita risoluzione parlamentare. Ancora, in tema di spending review, sono intervenuti il D.L. 7 maggio 2012, n. 52 (Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica, conv. dalla L. 94/2012) e il D.L. 6-7-2012, n. 95, conv. dalla L. 135/2012 recante «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini» (cd. Spending review 2), con i seguenti obiettivi: iscrivere il funzionamento dell’apparato statale, e le relative funzioni, entro un quadro razionale di valuta- zione e programmazione; ridurre la spesa in modo da non incidere in alcun modo sulla quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni a favore dei cittadini ma migliorarne la qualità e l’efficienza, stimolando, così, la crescita e la competitività del Paese; eliminare gli eccessi di spesa. Infine, il D.L. 69/2013, convertito in L. 98/2013, ha istituito un Comitato interministeriale al fine di coordinare l’azione del Governo e le politiche volte all’analisi e al riordino della spesa pubblica e migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti e disciplina la nomina di un Commissario per la razionalizzazione della spesa pubblica e il coordinamento della finanza pubblica (art. 49bis, di cui si è detto all’inizio di questo approfondimento).