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appunti chiari e discorsivi sul filosofo Simone Corleo
Tipologia: Appunti
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La situazione economica era così precaria che all’età di undici anni SIMONE CORLEO per proseguire gli studi fu avviato al noviziato presso il seminario vescovile di Mazara del vallo. Per questo motivo indossò l’abito talare per 15 anni cioè dagli 11 non ancora compiuti ai 26 anni. Fu costretto a frequentare i seminari di Mazara del vallo e Palermo per garantirsi un’adeguata assistenza materiale e spirituale. Nel mese di maggio del 1848 CORLEO si laureò in medicina a Palermo sull’esempio del padre che aveva esercitato la professione di medico a Salemi e in altri comuni vicini. Ma non trascurò mai di coltivare l’interesse per la filosofia. Prima come studente e poi come precettore e docente privato. Il suo primo insegnamento risale al 1846, quando CORLEO aveva 23 anni, lo ebbe presso il seminario di Mazara del Vallo. In seguito, insegnò anche a Palermo nei convitti Stesicoro e Vittorino, ma nella sua città natale cioè a Salemi esercitò pure la professione di medico anche se si dedicò prevalentemente all’insegnamento. Si dedicò all’insegnamento soprattutto quando si trasferì a Palermo nel 1860. Nel frattempo, nel 1862 ha cominciato ad insegnare filosofia teoretica da libero docente nell’università di Palermo, l’anno dopo vinse i concorsi a cattedra di filosofia morale e di storia della filosofia. Questi due insegnamenti li tenne ininterrottamente presso l’università di Palermo dal 1864 sino al 1891. CORLEO non trascurò l’interesse per la psicologia sperimentale che si andava affermando nei vari paesi europei, tant’è che nel 1889 apri un laboratorio di psicologia sperimentale presso l’istituto di fisiologia della facoltà di medicina dell’università di Palermo. Questo laboratorio aperto da CORLEO, sul piano istituzionale rappresentava il primo laboratorio aperto in Italia. Qualche anno dopo sull’esempio di CORLEO , Francesco De Sarlo aprirà il suo laboratorio a Firenze (nel 1903). Bisogna ricordare della sua vita pubblica che fu preside della facoltà di lettere e filosofia di Palermo, direttore della scuola di Magistero che allora era annessa alla facoltà di lettere e filosofia e dal 1887 al 1889 fu rettore dell’ateneo di Palermo. Sempre in quel periodo fece parte del parlamento italiano, infatti era stato eletto alla Camera dei deputati nel 1861= proprio alla prima legislatura del nuovo stato unitario. Non appena si realizza l’unità di Italia CORLEO è stato eletto alla Camera dei deputati. Tra le opere giovanili di CORLEO non vanno trascurate le pubblicazioni dedicate alla psicologia sperimentale. A questa disciplina CORLEO si è dedicato con molta passione e molta competenza, forte anche dei suoi studi di medicina e di fisiologia compiuti da giovane. Due opere importanti giovanili: Le ricerche sulla vera natura dei creduti fluidi imponderabili pubblicate nel 1852 Le ricerche sulla vera natura dell’innervazione con applicazioni fisiologiche, patologiche e terapeutiche pubblicate nel 1857 Tra le opere filosofiche: La filosofia universale pubblicata a Palermo in due volumi IL sistema della filosofia universale ovvero la filosofia dell’identità Le lezioni di filosofia morale pubblicate a Palermo in due volumi Solitamente agli scritti di natura medico-scientifica si presta poca attenzione per cui si potrebbe dire che CORLEO nell’ambito della storia della scienza in genere e della psicologia in particolare rappresenta un personaggio poco conosciuto. Sono notevoli i risultati da lui conseguiti sulla base di un preciso metodo sperimentale, a proposito soprattutto dei concetti di stimolo e di ibernazione. Rimane centrale il ruolo svolto nell’ambito della filosofia italiana della metà del secolo diciannovesimo.
Sebbene la sua produzione non si possa collocare in un ambito specifico delle correnti di pensiero tradizionali, CORLEO pur avendo prestato molta attenzione al positivismo non si riconobbe in pieno nell’ambito del positivismo cioè di quella corrente di pensiero che era stata avviata da Roberto Ardigò. Però in lui si intravedono delle sfumature positiviste, infatti, fu considerato un positivista sui generis. Si deve alla sensibilità di alcuni studiosi di filosofia italiana contemporanea l’attenzione prestata all’opera di CORLEO. Va ricordato il contributo dato da Eugenio Garin. La figura di CORLEO è comparsa in alcune ricerche dove si sottolinea il rapporto che CORLEO ebbe tra filosofia teoretica e psicofisica. Nel corso del suo sessantaquattresimo anno di età, intorno al 1887 si trova nel pieno della sua maturità personale e professionale e proprio in quell’anno decise di iniziare a scrivere la sua autobiografia per sottolineare alcuni dettagli della sua esistenza. Dettagli che riguardano le varie fasi della sua vita, gli anni presi in esame vanno dalla fanciullezza all’adolescenza e dalla giovinezza alla maturità. Infatti, proprio ad apertura dell’autobiografia CORLEO dice: “mi sono determinato a mettere in carta e a lasciare questi appunti autobiografici ai posteri non perché io credo che la mia vita sia degna di essere conosciuta ma perché ai posteri vengono poi quelli che vogliono tessere le lodi e per tessere le lodi hanno bisogno di alcune notizie che il più delle volte sono inesatte. Allora io ho deciso di scrivere l’autobiografia perché se qualcuno volesse scrivere qualcosa su di me troverebbe degli appunti autobiografici. Quindi dalle notizie autobiografiche può attingere colui che vorrà dedicarsi alla mia opera.” Uno dei fattori che spinse CORLEO a scrivere l’autobiografia fu che proveniva da una famiglia di modeste condizioni economiche e pur potendo vantare nobili origini sia da parte del padre che dalla madre, CPRLEO fu costretto a vivere nella miseria. Nelle intenzioni di CORLEO le condizioni economiche non ottimali dal punto di vista materiale della famiglia hanno una funzione da pungolo per chi desidera affermarsi. CORLEO inoltre sostiene che c’è stata un’altra ragione definita da lui speciale per la quale si è convinto a scrivere questi appunti. CORLEO dice che ebbe la disgrazia di passare in misero stato la mia fanciullezza e la mia giovinezza anche se la mia famiglia era una delle famiglie più in vista del mio paese nativo e un tempo era anche agiata però la madre essendo rimasta vedova da giovane con cinque figli piccoli, per farli crescere si è dovuta attivare lavorando anche in condizioni dolorose. Corleo sostiene che queste notizie che lui dà sulla sua vita spera che possano essere da esempio a qualcuno. Per dimostrare che dalle condizioni precarie con la buona volontà e il buon lavoro si può uscire. Dell’esistenza dell’autobiografia per la prima volta dà notizia nella sua prolusione al corso di psicologia sperimentale UMBERTO SAFFIOTTI. La prolusione è stata letta da Saffiotti nel febbraio del 1920 nella facoltà di lettere e filosofia dell’università di Palermo. SAFFIOTTI aveva assunto la titolarità della cattedra di psicologia sperimentale presso la facoltà di lettere e nella prolusione ricordava che la tradizione della disciplina cioè della psicologia sperimentale nel contesto della cultura nazionale era legata al nome di tre siciliani. GIUSEPPE SERGI GRABIELE BUCCOLA SIMONE CORLEO Nel tratteggiare la figura di CORLEO, Saffiotti dice: Corleo ha iniziato in questa stessa università di Palermo alcune ricerche di psicofisiologia e di psicometria, inoltre, in questa stessa università ha avviato un piccolo laboratorio di psicologia sperimentale. Un altro autore che parla di Corleo è EUGENIO DI CARLO. Quest’ultimo in una sua opera del 1924 diceva che Simone Corleo aveva onorato la vita accademica e politica del nostro paese e dichiarava che aveva avuto l’opportunità di consultare l’autobiografia scritta da Corleo grazie alla disponibilità della signora Antonina Corleo Sirena (la figlia).
Mazzara, era riuscito a trovare un posto di precettore in un convitto. Corleo aveva appena compiuto 18 anni e su sollecitazione di uno zio paterno, riuscì con l’aiuto della chiesa, a lasciare il paese natio per trasferirsi nel capoluogo dell’isola, con lo scopo di iscriversi alla facoltà di medicina dove nel corso del secondo anno sarebbe stato particolarmente colpito dalle lezioni di fisiologia tenute dal prof Michele Foderà. Corleo ricorda che a maggio partì verso Palermo, con un mulattiere e un piccolo corredo, e arrivò l’indomani e grazie alla raccomandazione che aveva avuto fu alloggiato nel convitto Tulliano, in attesa di iscriversi al primo anno del corso di laurea in medicina. Nell’attesa proseguì i suoi studi di filosofia leggendo Cartesio, Locke, Kant, ma soprattutto Kant lo entusiasmò parecchio. A questo periodo risale la stesura delle sue meditazioni filosofiche, e in questa fase non mancarono altri interessi culturali come il teatro testimoniato dalla composizione di alcune tragedie come per esempio “Il Socrate”. Quello per il teatro non fu l’unico interesse manifestato da Corleo, in lui emerge anche l’interesse per la letteratura, infatti, si occupa di Macchiavelli, Alfieri, Foscolo, Monti e altri letterati. Qualche anno dopo decise, metà degli anni 40 dell’800, di rientrare in provincia di Trapani e accetta l’incarico di filosofia e di diritto naturale presso il seminario di Mazzara Del Vallo, quindi ritorna a Mazzara. Corleo aveva appena compiuto 23 anni, non aveva preso i voti ma non ha ancora abbandonato l’abito talare, che la chiesa continua ad offrirgli come mezzo di sostentamento e occasione per proseguire i suoi studi che si vanno allargando e approfondendo sempre di più. Capitolo III è composto da 4 paragrafi. In esso parla del suo primo insegnamento pubblico nel seminario di Mazzara, di alcune avventure che ebbe in quel paese, del passaggio a Palermo e del principio della causa di rivendica dei beni ereditari. Il periodo preso in esame è quello compreso tra il 1846 e il 1856, dai 23 anni ai 33. Si tratta di una fase al quanto intensa in cui è impegnato nelle scelte decisiva della sua esistenza. Abbiamo visto che da Palermo rientra a Mazzara per assumere l’insegnamento di filosofia nel seminario e questo insegnamento gli era stato offerto dal nuovo vescovo il Monsignor Antonio Salamone. Il vescovo Salamone in seguito gli fa una proposta che Corleo non può accettare cioè quella di lasciare l’università di Palermo. Intanto il giovane Corleo è ancora incerto se prendere i voti o meno, perché se prende i voti risolve tutti i suoi problemi di sostentamento materiale. Messi temporaneamente da parte gli studi di medicina, iniziati nell’ateneo di Palermo, a Mazzara comincia la sua attività di docente pubblico potendo essere anche più vicino alla sua famiglia. Ma a Palermo tornerà in occasione della rivoluzione scoppiata nel gennaio del 1848 contro i Borboni. Il 1848 doveva essere l’anno della sua prima candidatura politica, ma anche l’anno in cui doveva conseguire la laurea in medicina che di fatto conseguì ancora in abito talare. Conseguendo la laurea prestò giuramento al rettore, è così che l’anno dopo lascia l’abito ecclesiastico, aveva 26 anni, i fratelli erano cresciuti e il fratello Francesco aveva deciso di prendere i voti, a quel punto Corleo pensa che con la sua professione di medico poteva risolvere i suoi problemi economici. Era orgoglioso di essere medico perché riteneva di aver ereditato dal padre l’occhio clinico. Cominciava così ad uscire da uno stato di povertà in cui si era trovato sin dall’anno della dipartita del padre. Alla professione del medico aggiungeva anche l’attività didattica di professore di filosofia. Infine Corleo si dedicava al recupero di una proprietà ( Fondo Torello) di cui alcuni parenti si erano indebitamente impossessati. Nel 1852 torna a Palermo, tralasciando la professione di medico. Qui ha l’occasione di insegnare filosofia in un convitto gesuita e ha anche l’occasione di pubblicare il suo primo elaborato scientifico, basato sulla natura dei creduti fluidi imponderabili.